domenica, marzo 02, 2008

Memorie di un falegname

Fa-legname: verrebbe da dire che io la legna la creassi.
E invece no, uscendo dalla mia capanna nella Foresta Nera prendevo l'accetta ed il legno andavo a tagliarlo. Pim pum pam, un suono come di bonghi nella foresta mica tanto vergine, un suono di colpi d'ascia contro qualche pianta perenne con fusto eretto legnoso detto tronco o stipite che a qualche distanza dal suolo presenta delle ramificazioni, ossia contro qualche albero.
Fa-legname.

Nella Foresta Nera non ci sono tanti grilli, tantomeno parlanti, per cui la mia vita fu lunga e priva di sorprese. Esclusa una sola, solitaria volta, in cui la mia tranquilla esistenza di manifattore venne scossa cosi come la mia accetta scuoteva dabbasso le fronde delle piante più alte.

Erano circa le tre del pomeriggio e ricordo che quel giorno mi ero appisolato dopo pranzo, riflettendo sull'esistenza di forme di vita nel centro della terra. Un suono mostruoso, come il chicchirichi' vibrante d'un gallo meccanico mi avevo svegliato e, senza nutrire alcuna paura, mi diressi correndo verso la sorgente del rumore.
Giunto ai bordi di una radura, scorsi al centro di quest'ultima un enorme scarpa slacciata, più grande di qualunqe cosa grande io avessi mai visto, esclusi il sole, la luna e le montagne.

Dopo una sommaria osservazione di quello strano oggetto, feci dietrofront per ritornare alla mia capanna.
Benchè si possa obiettare che io ne sia il carnefice, non mi reputo tanto diverso dai più maestosi alberi presenti su questa nostra terra: là dove il caso mi ha posto, io sto.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

meno male che almeno tu posti ancora...

rodrigo ha detto...

chi non posta è scemo.quindi io sono