Chapeau...
Diversi individui, nella storia, hanno sentito il bisogno di tradurre ti amo in altre lingue; tralasciando l'elencazione degli scopi che hanno suscitato in molti questo desiderio, esprimo una sola considerazione di carattere generale: cretini. O porci missionari spagnuoli in vacanza nelle Indie.
In realtà l' idea della traduzione, di per sè infantile, cela degli spunti interessanti: questo soprattutto nel caso in cui la parola in questione sia intraducibile. In questi casi potremmo trovarci di fronte ad una di quelle parole speciali che sono la diretta emanazione dello spirito del popolo considerato, che ne so: Führer, colf o badante, carcadè, coca-cola, sorbetto (specialità della Tailandia).
Oppure nevermore.
Mai più. Quante volte abbiamo dovuto giurare da piccoli di non farlo più?
Con una bassa percentuale di possibilità di essere contestato (i lettori che omaggiamo con la nostra raffinata scrittura sono un esiguo manipolo), o smentito, posso affermare che l' idea del mai più, da intendersi nei termini della puerile lagnanza non lo faccio più, è un orrible componente dello spirito dei popoli che nel tempo si sono affidati alla morale della Chiesa.
Critica e embarrassment di Gauguin
In Polinesia no, non esisteva il mai più, e allora bisognava portarcelo, bisognava portare l' ipocrisia del pentimento a giustificare il peccato. Bisognava portare il peccato. Perchè senza il peccato non potevano esistere le prostitute, e senza il mai più, i peccatori. Ed ecco che il nostro grande Gauguin, ammiratore ed esperto dell' esotico, si rivela incapace di rinunciare al suo bagaglio inconscio di Europa e scrive "mai più" sulla tela che lo ritrae mentre salda il debito contratto con una polinesiana a pagamento.
Ora mi sorge un dubbio, alla luce di recenti avvenimenti, e se quel mai più si fosse riferito non all' atto di andare a puttane nel suo insieme, ma al mero pagamento?
L' etichetta ci impone di non parlare di Berlusconi.
martedì, luglio 07, 2009
sabato, luglio 04, 2009
primum, deinde
Fece un passo innanzi e tutto il corpo lo segui' nel centro della stanza.
"Io so il tuo nome, ed il tuo, ed anche il tuo!"
I tre, immobili ed improvvisamente vergognatisi di quello che stavano facendo rispettivamente si misero a tacere, si alzarono in piedi e si slacciarono le bretelle con un unico, perfetto, colpo di pollice.
Zio Peperone riprese il suo discorso: "So il vostro nome, e dunque vi posseggo. Perchè di vero in voi è soltanto il nome, e possedendolo posseggo voi e l'anima vostra."
Baro gridò "Un attimo! Un attimo soltanto!" e cosi' dicendo caracollava tra le selle inumidite dalla schiuma delle cavalcature e le stoffe di lana di lama che con i bauli riempivano il poco spazio tra i quattro lettini. La telecamera inquadra dall'alto le mani di Baro che adagiano febbrili un quarantacinque giri sul giradischi...in un attimo la stanza si riempie di Give Me The Night.
"Ma non voglio rendervi martiri o schiavi o soldati, benchè sia in mio potere, voglio soltanto conoscere e conoscere soltanto: in segno di buonafede, per augurarci ogni bene in questa avventura, voglio donarvi il mio nome, sicchè voi possiate disporne"
"E noi ti chiameremo Zio Peperone" risposero i tre all'unisono, mentre nella sierra maturavano i fichi.
Vol. I n°2. Notturno, in attesa delle riflessioni sul never more
Nella nostra passeggiata, per i sentieri della pornografia che conducono all' arte, ci siamo imbattuti in Guido Ceronetti, nella sua "la pornodiva".
LA PORNODIVA
Sono una pornodiva,
Pagata in pornolire
lavoro otto pornore
In piedi o a pornoletto
Per divertirmi suono
La pornopiva.
In una pornomansarda
vicino al pornoduomo
Ho due pornostanzette
Dove mi faccio al porno
Due pornocrocchette.
Apprezzo la pornocucina
Mi piacciono le pornoletture
Amo la pornogente
Scivo a mano le pornolettere
Ho una bella pornobambina
che sta con la pornonna
E' brava alla pornoscuola
Si prepara alla pornocresima
Nella parrocchia di Santa Pornina.
Oggi ho la pornocrania
Già ho preso una pornopirina
Nessuna voglia ho di pornare
Sul solito pornoset
Ma con una pornofonata
Mi hanno pornovocata
D' urgenza per le set.
Passo dal pornobar
Fumo due pornoboro
Salgo sul pornobus
Fino a Porta Pornobaldi.
Giro una pornoscena
Con la Pornuccia e la Pornella
Una gita in Pornogallo
Da farsi a San Pornestro
Ci fa tutti un po' sognare
Noi del club di via Pornova
Mentre mangiamo pornopizza
In una pornozzeria...
Aiuto! Presto, una pornoambulanza!
Ho preso troppi pornoturici!
Quattro o cinque Pornutal...
Ma non è poi gran male
Andrò su tutti i pornali!
Dì, fa notizia una pornodiva
Qui sola e triste, più morta che viva?
LA PORNODIVA
Sono una pornodiva,
Pagata in pornolire
lavoro otto pornore
In piedi o a pornoletto
Per divertirmi suono
La pornopiva.
In una pornomansarda
vicino al pornoduomo
Ho due pornostanzette
Dove mi faccio al porno
Due pornocrocchette.
Apprezzo la pornocucina
Mi piacciono le pornoletture
Amo la pornogente
Scivo a mano le pornolettere
Ho una bella pornobambina
che sta con la pornonna
E' brava alla pornoscuola
Si prepara alla pornocresima
Nella parrocchia di Santa Pornina.
Oggi ho la pornocrania
Già ho preso una pornopirina
Nessuna voglia ho di pornare
Sul solito pornoset
Ma con una pornofonata
Mi hanno pornovocata
D' urgenza per le set.
Passo dal pornobar
Fumo due pornoboro
Salgo sul pornobus
Fino a Porta Pornobaldi.
Giro una pornoscena
Con la Pornuccia e la Pornella
Una gita in Pornogallo
Da farsi a San Pornestro
Ci fa tutti un po' sognare
Noi del club di via Pornova
Mentre mangiamo pornopizza
In una pornozzeria...
Aiuto! Presto, una pornoambulanza!
Ho preso troppi pornoturici!
Quattro o cinque Pornutal...
Ma non è poi gran male
Andrò su tutti i pornali!
Dì, fa notizia una pornodiva
Qui sola e triste, più morta che viva?
venerdì, luglio 03, 2009
sono ottime con la maionese
E la città era grande, e grandi erano le sue porte e le luci che l'addobbavano di multicolore giovinezza. Era ovunque grande grandezza tanto che quella degli uomini sembrava introvabile, come se per contrasto i grandi animi le grandi virtù ed i grandi cuori non se la fossero sentita di proliferare. Entrò nel quartiere che dava sul porto e di qui entrò in una via parallela, sconosciuta ai turisti, su cui si affacciava la taverna in cui aveva deciso di trascorrere la notte, il suo nome era "La Proroga Della Piroga". Arrivato nella sua stanza la trovò occupata da altri tre avventori, due di loro stavano discutendo.
"Io, capisci quello che ho pensato? Un albero maestro. Con la lavagnetta ed il gesso e magari una bacchetta ricavata da uno studente somaro. Si! Che goduria, magari un melo sarebbe lui si, eccolo, quasi lo vedo, come velato d'ottone e saliva: l'Albero Professore, il maestro di frondose fronde!le fresche frasche di"
"Irreprensibile calmati, mangia una prugna...le prugne sono buone...ti piacciono...ti fanno cagare..."
Mentre il più sgambato, che si chiamava Rodrizio, cercava di far inghiottire alcune prugne all'illuminato oratore, giunse sonora e nasale la voce del terzo, che fingeva di parlare nel sonno:
"O ti piacciono o ti fanno cagare, o ti piacciono o ti fanno cagare, o ti piacciono o ti fanno cagare o ti..."
e tra le coperte lercie si agitava come un ossesso continuando la sua cantilena sempre più forte: "O TI PIACCIONO O TI FANNO CAGARE!"
Il suo nome era Baro.
E Zio Peperone, che ancora per pochi minuti non si chiamava ancora cosi', capi' che in quella stanza avrebbe preso forma il suo avvenire...
sabato, giugno 20, 2009
l'accumulazione come figura retorica
...e lui, che aveva capito male, restò sulla montagna per tre anni.
Fu cosi' che per la prima volta, l'Incertezza approdò sulle sponde granitiche ed opache del suo pensiero adolescente e chiese: quale è stata la tua colpa per tutto questo?
Zio Peperone osservò il freddo della montagna e l'infertilità della roccia e disse "della mia colpa sa il guanto toccato senza permesso"
Comparve allora l'Irrequietezza, tingendo di miraggi gli orizzonti della sincerità del suo pensiero e domandò: tu espii già la tua pena nella lontananza da casa e guardati, sei solo un bambino, prendi questi tuoi piedi e monda le tue colpe là dove il tempo è più mite e la terra reca frutto.
Egli scrutò ancora una volta l'impenetrabilità della montagna e l'incomunicabile alienità della roccia e rispose all'Irrequietezza: "fui imputato e non giudice, accetto la pena in tutte le sue forme cosi' come accetto la legge di natura"
E l'Incertezza e l'Irrequietezza ritornarono da dove erano venute, contente soltanto del fatto che le loro domande avevano generato una risposta.
Ma venne un terzo visitatore che pose a Zio Peperone una terza domanda, a cui questo non seppe dare risposta diversa dallo scendere a valle quella stessa sera...
Fu cosi' che per la prima volta, l'Incertezza approdò sulle sponde granitiche ed opache del suo pensiero adolescente e chiese: quale è stata la tua colpa per tutto questo?
Zio Peperone osservò il freddo della montagna e l'infertilità della roccia e disse "della mia colpa sa il guanto toccato senza permesso"
Comparve allora l'Irrequietezza, tingendo di miraggi gli orizzonti della sincerità del suo pensiero e domandò: tu espii già la tua pena nella lontananza da casa e guardati, sei solo un bambino, prendi questi tuoi piedi e monda le tue colpe là dove il tempo è più mite e la terra reca frutto.
Egli scrutò ancora una volta l'impenetrabilità della montagna e l'incomunicabile alienità della roccia e rispose all'Irrequietezza: "fui imputato e non giudice, accetto la pena in tutte le sue forme cosi' come accetto la legge di natura"
E l'Incertezza e l'Irrequietezza ritornarono da dove erano venute, contente soltanto del fatto che le loro domande avevano generato una risposta.
Ma venne un terzo visitatore che pose a Zio Peperone una terza domanda, a cui questo non seppe dare risposta diversa dallo scendere a valle quella stessa sera...
mercoledì, giugno 17, 2009
Vol. I n°1. L'inizio del percorso
Ridare un tocco di stile a iPiroga, ricominciare come promesso la sagra dell' arte, rinomato appuntamendo editoriale, solo questo mi preme.
In medias res...
Sulla pornografia molto è stato scritto, molto poco, per lo meno da me, è stato letto. Non mi è difficile tuttavia relazionare la pornografia all' arte. Una relazione evidente. Ancora una volta trovo confermata quella deliziosa massima, il noto ci è sconosciuto, sicuramente frutto di un pensatore di cultura francese: dunque se mi interrogo sul motivo di tale scontata associazione non posso far altro che perdermi in un flusso di pensieri.
Prima di tutto penso alla mia formazione, alle prime forme d' arte colle quali io sia venuto in contatto: l' arte sacra, senza alcun dubbio. E quando si parla di sacro nello stesso post in cui si parla di pornografia si evoca un tabù. Sicuramente non vi stupirà sapere che la parola tabù deriva dall' inglese taboo che a sua volta deriva da un vocabolo polinesiano: tapu; più interessante invece sarà la considerazione del fatto che tapu, in polinesiano, vuol dire sacro. Tabù mi fa pensare a Freud. Freud mi fa pensare al Novecento. Il Novecento alle vignette satiriche pornografiche. Ecco trovato il nesso!
Il Novecento, il secolo del sesso, l' osceno che si fa arte per nascondere i pudori di un qualche ipocrita, sicuramente omosessuale. Le cause, i sintomi, gli effetti: non sapremo mai se sia stato Freud, con le sue banalità, a riportare gli individui che si riproducono a parlare di sesso, o se si sia trattato di un' esplosione carnevalesca dopo secoli di chiesa. E possiamo intrattenerci a lungo con quesiti di tal sorta, salvo modificare il significato che siamo soliti attribuire alla parola intrattenimento, o in alternativa passare dal mondo delle idee al mondo dell' arte.
Ritorniamo ai polinesiani. Ci imbattiamo necessariamente in Paul Gauguin.

Le notazioni sul colore le lasciamo volentieri a coloro che, nel descriverci un quadro, ritengono di essere i soli dotati del dono della vista, e spiegando, come si spiega ad un cieco, quanto sia bello quel giallo o spessa quella pennellata, si fermano alla superficie del dipinto (forse la prospettiva avrebbe dovuto giocare un ruolo maggiore nel turbare le menti di questi Caran d' Ache). Noi invece dimostreremo come dietro ogni dipinto vi sia una storia, e non un lieto fine. E partiremo dalla Polinesia, forse per arrivare a Egon Schiele, se non sbagliamo Reeperbahn.
In medias res...
Sulla pornografia molto è stato scritto, molto poco, per lo meno da me, è stato letto. Non mi è difficile tuttavia relazionare la pornografia all' arte. Una relazione evidente. Ancora una volta trovo confermata quella deliziosa massima, il noto ci è sconosciuto, sicuramente frutto di un pensatore di cultura francese: dunque se mi interrogo sul motivo di tale scontata associazione non posso far altro che perdermi in un flusso di pensieri.
Prima di tutto penso alla mia formazione, alle prime forme d' arte colle quali io sia venuto in contatto: l' arte sacra, senza alcun dubbio. E quando si parla di sacro nello stesso post in cui si parla di pornografia si evoca un tabù. Sicuramente non vi stupirà sapere che la parola tabù deriva dall' inglese taboo che a sua volta deriva da un vocabolo polinesiano: tapu; più interessante invece sarà la considerazione del fatto che tapu, in polinesiano, vuol dire sacro. Tabù mi fa pensare a Freud. Freud mi fa pensare al Novecento. Il Novecento alle vignette satiriche pornografiche. Ecco trovato il nesso!
Il Novecento, il secolo del sesso, l' osceno che si fa arte per nascondere i pudori di un qualche ipocrita, sicuramente omosessuale. Le cause, i sintomi, gli effetti: non sapremo mai se sia stato Freud, con le sue banalità, a riportare gli individui che si riproducono a parlare di sesso, o se si sia trattato di un' esplosione carnevalesca dopo secoli di chiesa. E possiamo intrattenerci a lungo con quesiti di tal sorta, salvo modificare il significato che siamo soliti attribuire alla parola intrattenimento, o in alternativa passare dal mondo delle idee al mondo dell' arte.
Ritorniamo ai polinesiani. Ci imbattiamo necessariamente in Paul Gauguin.

Le notazioni sul colore le lasciamo volentieri a coloro che, nel descriverci un quadro, ritengono di essere i soli dotati del dono della vista, e spiegando, come si spiega ad un cieco, quanto sia bello quel giallo o spessa quella pennellata, si fermano alla superficie del dipinto (forse la prospettiva avrebbe dovuto giocare un ruolo maggiore nel turbare le menti di questi Caran d' Ache). Noi invece dimostreremo come dietro ogni dipinto vi sia una storia, e non un lieto fine. E partiremo dalla Polinesia, forse per arrivare a Egon Schiele, se non sbagliamo Reeperbahn.
domenica, giugno 14, 2009
sabato, giugno 13, 2009
mi sono ricordato che ognuno si scrive senza i
C'era una volta, ieri, un uomo del cui nome non sapreste che farvene, perchè tanto non lo conoscete, e comunque non è importante. Quest'uomo aveva tre figli, ognuno dei tre aveva due figlie, tutte maritate, e tutte avevano avuto un figlio. Da questo si deduce che tutti i figli avevano cognomi diversi. Uno di loro abitava in una casa nè troppo grande nè troppo piccola, dove la pulizia e la modestia erano le uniche cose veramente ostentate. Un grande silenzio riempiva la casa, troppo grande per il bambino e troppo piccola per il padre, che per motivi che non ci sono dati conoscere, stava sempre in giro e tornava solo il giorno di santa Liberata.
Uno di questi giorni, entrando in casa, trovò il bambino che giocava con i suoi guanti e per questo gli diede uno sganassone, dicendo: "vai sul monte e pensa tre giorni a quello che hai fatto, quando tornerai troverai una ricompensa ad aspettarti"
Fu cosi' che Zio Peperone, che ancora non si chiamava cosi', si incamminò nell'imbrunire verso la cima...
Uno di questi giorni, entrando in casa, trovò il bambino che giocava con i suoi guanti e per questo gli diede uno sganassone, dicendo: "vai sul monte e pensa tre giorni a quello che hai fatto, quando tornerai troverai una ricompensa ad aspettarti"
Fu cosi' che Zio Peperone, che ancora non si chiamava cosi', si incamminò nell'imbrunire verso la cima...
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