giovedì, dicembre 21, 2023

Un'ora di oroscopo

Sono anni che non accendo più un fuoco e sappiamo tutti che le grigliate non contano. Non contano i caminetti, i fiammiferi e gli zampironi.

Questa melanconia per le onnivore fiamme risiede in una parte di me che curo meticolosamente, in cui mi ritrovo spesso, una delle poche parti dell'anima che riordino e sistemo come uno di quegli uccelli che compone nidi meravigliosi, bacchetto dopo bacchetto. Stupendi manufatti realizzati con strumenti imprecisi e poco efficienti.

La osservo come un giardino segreto, la contemplo come un quadro ricco di mimetici significati. Forse lo guardo semplicemente come un fuoco, beandomi del calore del suo ricordo-desiderio. Mi abbronzo con questo piccolo sole di plasma che si scuote e balla bruciando di immaginazione. Poi giro su me stesso, cercando nell'oscurità il prossimo pezzo di legna da dargli in pasto.

Mentre la luce va e viene, penso a cosa mi conviene. Il suono delle stelle mi riporta a guardare il cielo: è ora di comporre gli ennesimi dodici segni.

Per i nati sotto al segno del cipollotto, tra il porro maggiore e lo scalogno minore, sarà un anno al dettaglio. Attenti solo a non tagliarvi o farete piangere tutti con voi.

Per coloro cui sorride la costellazione della spugna abrasiva, sarà un'esperienza eversiva. Preparate una manovra evasiva, possibilmente tempestiva: il tempo fugge come una moto Cagiva.

Se siete nati sotto alle stelle del ritornello, sappiate che siete un artefatto ancora da comprendere. I ritornelli sono spariti dalle canzoni prima che gli si fosse trovata una definizione adeguata. Come disse il mio maestro di canto: "meglio se lasci perdere con il canto".

Per i nati sotto il segno del mercoledì, da distinguersi dai nati di mercoledì, sappiate c'è stato un periodo in cui anche Ligabue era cool, perché erano cool le sue canzoni. La cosa bella delle canzoni, a differenza degli artisti e proprio come certi mercoledì assolati e sfolgoranti, è che possono essere cool per sempre.

Per chi è nato sotto i buoni auspici dell'apparato riproduttivo, raccomandiamo di non sentirsi migliori degli altri: in fondo in fondo siamo tutti un po' di questo segno, che si parli di cazzetti o vulvette. Che segno buffo, che buonumore: vorremmo tutti un po' essere il vostro guilty pleasure a cui pensate prima di addormentarvi. Vedete quindi di non mangiare troppo pesante.

Triste parentesi per i nati sotto al segno dell'oroscopone di fine anno. Siete out, superati, desueti, obsoleti ma, soprattutto, non siete mai riusciti a farci ridere. Eppure, con il vostro caratterisco modo da guasconi, ci fate sempre tornare da voi. Sarà che ci dovete dei soldi? Ormai non ricordo più un cazzo.

Buon notizie per gli amici e le amiche del segno del cotechino, segno storico del nostro oroscopo: quest'anno finalmente Venere vi è prepuzio. No, non propizia, avete capito bene. Dai, siete già un segno storico, non potevamo anche portarvi dei buoni pronostici. Ci avrebbero accusato di favoritismi.

Per i nati sotto al segno del fosfato, un altro anno è passato.

Agli ultimi nati sotto al segno del T9, i migliori auguri da parte di tutta la redazione: non ne fanno più come voi. Oggi vi chiameremmo intelligenze artificiali ma ai vostri tempi vi incolpavamo dei peggiori delitti testuali, dai refusi ai lapsus freddolosi. Freddolosi? Volevo scrivere freudiani! E questa sarebbe l'innovazione, bella roba.

I segni dei colletti e dei maglioni sono stati fusi insieme nel segno dei coglioni per ragioni di budget. Se la cosa vi indispettisce siete proprio nati sotto alle stelle giuste.

Prospettive ambigue anche per i nati sotto al segno dei giochi da tavolo di tipo rompicapo in cui bisogna incastrare dei pezzi sagomati nella posizione corretta in modo da ricostruire un'immagine complessiva: non sempre vi verranno in mente le parole giuste, per cui dovrete sforzarvi un po' per comporre diversamente il significato che cercate, tipo un puzzle. Per fortuna l'italiano è la lingua delle perifrasi, quindi non avrete problemi.

Per i nati sotto al segno del quacquario, vi sentirete un po' ballo di gruppo e un po' vasca dei pesci. Ma state pure tranquilli: ogni papero lo sa, quindi basterà chiedere a loro.

giovedì, novembre 30, 2023

L'età maggiore

 IPiroga, cazzo di blog, compi diciotto anni.

Ora puoi bere fumare scopare e votare.

Tutti valori che nel tempo sono cambiati.

Tutte cose che tecnicamente non richiedono di avere diciotto anni per essere fatte. Sii sincera: hai bevuto?

Ho come l'impressione che ci sia una graduale presa di coscienza: che non capire un tubo di niente non sia un grande problema e che la dimensione del mondo ed il numero degli umani sia tale da impedirci di comprendere davvero ciò che succede a livello globale senza perdere qualcosa del nostro attuale ideale di umanità.

Mutatis mutandis.

Questo continuo utilizzo delle locuzioni dubitative tradisce probabilmente una certa propensione a rifiutare il rischio, forse considerando già sufficientemente incerta ed inconoscibile la realtà che ci circonda prima ancora di fare lo sforzo di provare a descriverla.

Spiare baldracche alla frontiera cambierà ancora significato in futuro. Mutatis mutandis, finiremo per non possedere più nulla. Assecondando la deriva assimmetrica del turbo-socio-capitalismo-feduale-antiresiliente, saranno i ricchi ad essere sempre i più virtuosi in quanto in grado di acquistare ogni servizio necessario senza dover possedere mai nulla.

Solo i poveri andranno in giro in auto di proprietà, tornando sempre alla stessa casa, avendo (formula odiosa, da prescrivere a breve: la neolingua dovrà presto trovare qualcosa di meglio) dei figli loro. 

Credo che manchi poco al primo figlio corporativo. Il primo bambino con un genitore-azienda che cambierà tutori legali ad ogni rinnovamento del CdA. Prego voler giustificare, cordialmente, imperciocché...dichiaro l'Italiano una lingua morta. Vorrei scriverlo sui muri ma dovrei usare l'inglese. I genitori-aziende del futuro dovranno cambiare linguaggio e non solo in merito alla scelta dei termini. Fallito l'esperanto forse si tornerà al latino. Vi faccio io latino? L'impero romano colpisce ancora. Ecco perché tutti ci pensano così spesso. Sotto sotto l'Europa è fatta di nostalgici che fanno ancora il saluto romano.

Ipiroga, in diciotto anni non ho fatto che riempirti di cazzate. Non me ne pento. Non intendo nemmeno intonare un "purificami". Farcirsi di cazzate non è una cosa di cui vergognarsi. La reputo una sorta di rimedio contro il freddo abissale dello spazio profondo. Sì, come isolarsi dal freddo riempiendosi la giacca di carta di giornale: i giornali sono cose così insulse da essere nobilitati da un simile utilizzo. Sono fossili viventi, dinosauri smemorati che non ricordano di essersi estinti. Dodi.

Chiudo gli occhi per ritornare al 1997. Niente. Non un suono, non un sospiro, non un sapore: non ricordo nulla se non ho un telaio su cui ancorare questi ricordi. Molli e sgocciolanti come vestiti tirati fuori da una vecchia lavatrice che non centrifuga più tanto bene. Centripeta, centrifuga: che cazzo mi frega. Essere scurrili è l'ultima forma di resistenza di fronte ad un mondo che cambia in modi che comunque tutti hanno sempre e solo finto di capire, figuriamoci di accettare. Porca puftana, se mi parlano ancora una volta di inclusione mi escludo dal discorso. Cosa minchia pensiamo che sia l'inclusione? Ogni vita è una lotta per la morte degli altri. 

Scriverò di nuovo qualcosa di romantico e positivista, ma non questa sera: hai diciotto anni ormai, datti una cazzo di svegliata.

domenica, novembre 05, 2023

Everything Can Stop What Is Coming


Ci sono lingue in cui il futuro è collocato dietro di noi per meglio rappresentare il concetto di non poterlo vedere.

Megan Gayle professava che tutto fosse intorno a me e a questo punto non posso che pensare che si riferisse al futuro. Il passato sarebbe quindi dentro di me; penso anche di sapere da dove entri.

Mi perseguita l'idea che il passato possa essere un luogo fisico, uno spazio abitabile come quello in cui ci troviamo ma in cui le cose non succedono. Come un cacofonico volume di cenere. A ben pensarci, il passato non può che essere un luogo destinato ad aumentare. Anche l'universo si espande, da cui la domanda: viviamo forse nel passato?

Immagino che rinunciando all'idea di possedere il libero arbitrio, potremmo immaginare di essere entità che seguono la vita dei corpi che possediamo, cercando di dare un senso ex post ad intere vite di solo istinto.

È tutto già successo, dobbiamo solo decidere cosa.

Manca poco ai primi telefoni appless. Le app non spariranno davvero, torneremo bensì al loro ruolo di utilities come l'orologio e la torcia. Geni pronti ad essere interrogati dalle intelligenze artificiali per appagare le nostre imprecise richieste.

- Assistente: risolvi.

Finalmente, avremo servi più furbi di noi.

Il prevedibile calo demografico cui andiamo incontro non porterà soltanto un aumento dell'automazione nelle vite di tutti i giorni. Vedo i paesi ammutolirsi e spegnersi nell'inedia di una poco ispirata occupazione. Intere comunità ravvivate dal tormentone estivo per spegnersi sotto l'acqua scrosciante dagli uragani.

Guardando le montagne mi chiedo sempre se ci siano punti in cui non sia mai stato un essere vivente: sono pruderie da umani. 

mercoledì, settembre 20, 2023

Me stero

Ipiroga la stramba, ipiroga la vana, ipiroga la pazza. Idea di. Associazioni di.

Ci sono persone che si arrotolano al di fuori della nostra vita come perdendo una dimensione. La scala umana del principio antropico: rimane soltanto ciò che può essere osservato. Sempre che abbia capito cosa sia, il principio antropico.

Credo di notare una leggera flessione del senso sociale, un bisogno ininterrotto di essere dalla parte giusta della storia. Sentirsi i buoni. Molto più importante che esserlo. Molto più facile da definire.

Ho come la sensazione che un tempo si volesse piuttosto essere dalla parte vincente della storia. Il pendolo ha oscillato e come sempre non si è fermato dallo zero. Leggo pubblico incanto ma capisco soltanto incanto del pubblico e immagino Gigi Sabani ipnotizzare la folla come serpenti nella cesta. Ci siamo. Distratti mentre il pendolo oscillava. Comincio a non ricordare. Più. I sogni.

Leggo dei commenti di YouTube, di Reddit, che sembrano scritti da ChatGPT. Forse è proprio così. Comunque sia è una constatazione terrificante; mi consolo pensando che a turno siamo tutti cretini.

I bisogni ininterrotti sono il veleno? Non lo so. Forse la cura. Assi su un baratro sempre più piccolo e profondo. Un tempo qui era tutta campagna. Stasera non ceno. La dieta e il bisogno come poli opposti dello stesso fallimento globale: la globalizzazione. Non siamo pronti, non siamo cotti: questa Babele di un solo piano ci sta già crollando addosso prima di crescere. Il mondo è troppo liscio, privo di asperità più di qualsiasi cosa liscia al mondo, in proporzione.

Barbie babele, per lui e per lei. Noi e i nostri pronomi. Loro e i loro. Tutto fuorché diversi gli uni dagli altri. Arriveranno dalle pleiadi per bere il nostro vino e ingannare l'attesa. Forse idolatrano i nostri stessi idoli. Se esiste un dio denaro si può parlare di politeismo nel caso di valute diverse? Lo zen dello yen. Nell'anno mille e cinquecento avrei scritto dei koan e sarei passato alla storia. Oggi sono passato. Alla storia non penso tanto. Non vorrei essere da nessuna parte. Almeno nessuna di quelle che vedo riflesse nei miei pari. 

Non dalla parte giusta. Non da quella vincente. Dalla mia parte. Come se il futuro si scegliesse come un lato del letto. Inconsapevolmente. Rotolando durante il sonno.

giovedì, agosto 31, 2023

To dear F.C.

Casablanca in agosto:
una birra proibita
coltelli alla notte

mercoledì, giugno 28, 2023

Braci di dama

Quando hai un titolo migliore di ciò che vorresti scrivere, dovresti lasciare tutto com'è e ritornare solo con quel poco di ispirazione che nobiliti quel vago principio di intuizione.

Però non sempre si può e non sempre ci riesco. A volte scrivo male, così male che le lettere sulla carta diventano come linee convulse e i pensieri non sono che brandelli di idee rattrappite, appiccicate l'una all'altra con uno sputo di grandeur. Mi passa persino la voglia di cercare come si scriva, grandeur.

Come iniziare un periodo con "a volte", con quello stile da liceale che vuole dare a vedere di aver già capito tutto (anche più di ciò che si possa capire) e che il mondo non è più degno del suo sguardo. C'è un momento durante l'adolescenza in cui vorresti essere adulto e responsabilizzato, anche se sotto sotto sai che essere adulto e responsabilizzato fa schifo. Forse imitiamo solo le idiosincrasie dei personaggi che vorremmo essere. Esseri umani che imitano gli attori che impersonano i personaggi di una commedia di Woody Allen (per i più giovani: Wes Anderson). No, non chiedetemi quale: una delle meno ispirate, sceglietela voi.

Grandi responsabilità, grandi problemi.

Quando ho saputo della morte di Gwen Stacy, Gwen Stacy era già morta da un pezzo. Non lo appresi nemmeno dal fumetto vero e proprio, ma da una pagina di Wikipedia. Fu ugualmente un'epifania. C'è un momento della crescita in cui si pensa che le storie tormentate siano cool: non sono cool. Rendere la sofferenza cool è stato il grande stratagemma con cui il melodrama ha reso accettabile vivere un mondo sempre più interconnesso e sempre più imprevedibile. O almeno meno semplicemente programmabile. Il vento del fato non spira poi da molto tempo, forse giusto dalla rivoluzione francese. Prima di essere l'alito sapiente che instradava il giusto compiersi della provvidenza, il destino era già stato una cieca pioggia di pietre: alcune avrebbero sfondato crani ignari, altre avrebbero reso ricco chi le avesse scavate fuori da terra.

Dove cazzo voglio andare a parare?

Sono anni che questa piroga ha lasciato ogni velleità di voler esprimere concetti nuovi agli esseri umani, tantomeno concetti veri, tantomeno concetti belli. Dacci oggi la nostra psicanalisi quotidiana: questa è la nostra piroga. Il dialogo interiore come social network della propria coscienza.

Dove voglio andare a parare?

Le parolacce non mi appartengono. Nulla mi appartiene. Forse dovrei farmi Francescano, almeno per coerenza con l'idea della persona che vorrei essere. Aspetterò che Woody Allen (per i più giovani: Wes Anderson) faccia un biopic su San Francesco.

Dopo la morte delle mezze stagioni, sono venute a mancare anche le tre età dell'uomo. Non siamo nemmeno più capaci di avere una crisi di mezza età. Finirà che avevano più sale in zucca quelli che se la facevano venire prima del tempo. Chi siamo? Dove andiamo? Domande irrilevanti per il singolo sono diventate cruciali per la collettività. Se insieme non sappiamo chi siamo, da soli siamo meno di niente. Pulviscolo interstellare. Cracce di carbonio che incrostano un liscissimo geoide in volo tra le stelle. Termini residuali di una infinita caduta.

L'elenco continua. L'elenco continua sempre. Nessuno parla più degli uomini pesce e l'immaginazione deve essere moribonda, certamente malata, nascosta in qualche soffitta ad aspettare la fine. Ah, perché non sono anch'io coi miei uomini pesce? La gente va nelle piscine e non li trova, non li vede. Si sono tirati dietro la porta, chiudendola con l'intento di chiuderla per sempre; a doppia mandata. La gente non pensa più a niente che non sia importante: questo è il veleno.

Forse è solo la fine del mio tempo. Ogni notte può sembrare infinita se si mette in dubbio la possibilità che sorga il sole. E questo sole sorgerà, ma non sarà più il mio: questo comincio a capirlo, addirittura ad accettarlo. Allora sarò creatura della notte, un vampiro buono incapace di immaginarsi sotto un sole diverso. A forza di cambiare, arriva per forza un momento in cui capace di cambiare non lo sei più.

Non riesco a finire. I miei post si fanno sempre più lunghi e sconnessi, come a volersi rendere innocui. Zeppi di parole, rotolano giù dalla stessa collina da cui sono partito per arrendersi, sfaldandosi, ai miei piedi. Non c'è nulla di romantico nel constatare il passare del tempo.

lunedì, maggio 22, 2023

Lascia entrare quel lavandino


Le palazzine della nostra bella riviera sfilano riverenti sotto occhi involontariamente severi. Siamo solo stanchi, lo siamo tutti quanti. Guardare il mare rivolti a sud è l'unico modo consono di guardare il mare, l'unico autorizzato dalla mia bussola interiore, l'unico atteggiamento concesso dall'attentissimo correttore di bozze della mia coscienza. Ogni altra forma non venga considerata guardare veramente il mare, al massimo vederlo.
Li capisco questi giovani che parlano continuamente di amore, di che altro dovrebbero parlare? Anche un muro può provare amore, se ci si struscia contro travolti dalla passione. Un muro può diventare anche un letto, matrimoniale perfino.

I piedi nel mare, la testa poggiata sulle montagne: questo è l'unico modo.  Non perché sia l'unico davvero, è solo l'unico che conosco. Dormire è una questione di abitudini. Niente schermi prima di andare a dormire, devo solo rigirarmi nella mia cuccia tre volte, poi mi rannicchio nello stretto spazio fra l'appennino e la riva; e dormo. Bello dormire. Se non fosse che dormire ti impedisce di amare uno sarebbe tentato di farlo sempre. Di farlo a tutte le ore. Ah, che voglia incredibile, che voglia di avere sonno.

Cosa faremo dopo averlo esaurito, l'amore? Dopo averlo spremuto come un limone? Nascerà qualcosa da tutto questo, nasce sempre qualcosa, perché l'amore non si crea e non si distrugge. Troveremo comunque un modo per distinguere il prima dal dopo e lo stesso amore di prima troverà nuove forme: magari lo chiameremo il Dopo Amore Ferroviario. 

Si vede che negli ultimi anni sono diventato melenso, criptico, un po' austero, vagamente ed eccessivamente concentrato sul numero che determina la distanza in anni dal giorno in cui sono nato, ai tempi del dopo lavoro. Come fa uno a giustificare a sé stesso il lavoro, nascendo in un mondo che è già dopo il lavoro? Sono passati tanti anni eppure continuano a chiamarlo con lo stesso nome. Oggi stendo le caviglie nella foce del torrente e cerco un posto comodo dove sdraiarmi. Ci sono tanti sentieri che mi rammarico di poter coprire sdraiandomi ma, in fondo, ogni volta è solo per una notte.

domenica, maggio 21, 2023

Chapeau night flight americano

Volo . Milano-Lecco l'albicocca .Descrivo ciò che accade intorno a me , giudico continuamente in quanto: mai fuori dal personaggio. Sorseggiando il mio caffè night flight americano .

Ho fatto anche le pubblicità dei caffè nella mia vita.  . Ebbene sì ebbene. Evita Peron! Lo sai
Non è passato poi tanto tempo , da quel night walk espresso . Eppure:. Eppure fa parte del mio personale curriculum vitae. Come le pere del barbiere.


Ma non parliamo di me. Parliamo di ciò che io penso di tutte le cose. Alla taverna dei destini incrociati un caffè con Pertini? Alè (X) Sandro .
Ci vorrebbe però anche un dialogo con lo stesso. Ciao tesoro che cosa è il socialismo? Il socialismo è ciò che penso sia meglio in quel dato momento. Essendo un altro... Certo , anche un caffè è socialismo.


Tollero più omosessuali di te! Sono di mondo benché tu non te la voglia bere .


Socializzare è socialismo. Scrivere di temi importanti è socialismo .


Quindi non avere tempo per un blog è socialismo ? Non scrivere con gli altri ipiroga è socialismo ? Mancare di rispetto, la maleducazione (etc .) anziché fare un buon post? Dunque socialismo è imperialismo .. volevo una linea editoriale diversa fare il direttore di questo giornalino ed essere in quanto  maître à penser   intervistato da Fazio.

Ora parliamo di Zelda.


Il caffè si fredda. La ragazza ha capito che non ho tempo per socializzare ,mentre la scruto di sotto la rosea. .. sono esperto di ciò che pensano le ragazze nonché di calcio. Eppure sono sempre stato uno col cuore impegnato. Contro i potenti! a Piazzale Cordusio.


Allo specchio ho descritto in chiave critica e moderna Berlusconi paragonandolo a John Belushi, in uno di quei film che non ho mai visto.

Ora parliamo della Cartabia .

 
Infine ho deciso di farmi crescere la barba: dunque Nanni Moretti è il migliore ... quando ce vo ce vo.


Perciò non scrivo più sul blog in quanto miro a qualcosa di più grande.. tu mi stai solo provocando ma io non cadrò nella tua psicologia inversa . Mai più; davvero te la vuoi giocare così?

IO vi ho creato. Pezzenti .

venerdì, maggio 19, 2023

Potente

To: G.B. RADO

From: Rama Sing


Un sussurro

Le persecuzioni

Tirare ad indovinare le curve delle donne

All'ombra del Koutoubia

Un'altra storia oppure la stessa storia vissuta diversamente

All'ombra del Koutoubia

Andare punto a capo

L'urlo di un bambino

Piedi in cancrena

Alcuni pensano

All'ombra del Koutoubia

I rimpianti si fanno grandi

Poi piccoli

Poi ancora più grandi

E chi ha allestito una tenda

All'ombra del Koutoubia

Profumo di menta e di latrina

Un ricordo di troppo

All'ombra del Koutoubia

Fragore di acque

Mentre il rosso non è più rosso

E il blu tende al sogno

Chi si è ustionato la lingua

All'ombra del Koutoubia

La verità è una spiritosa bestemmia

All'ombra del Koutoubia

E avere paura non è più un peccato


C'è anche tanto di te in tutto questo rimanere

All'ombra del Koutoubia

All'ombra del Koutoubia

All'ombra del Koutoubia


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Un murmure

Persécution

Deviner les courbes des femmes

A l'ombre de la Koutoubia

Une autre histoire ou la même histoire vécue différemment

A l'ombre de la Koutoubia

Retour à la case départ

Un cri d'enfant

Des pieds gangrenés

Certains pensent

A l'ombre de la Koutoubia

Les regrets deviennent grands

Puis petits

Puis plus grands encore

Et ceux qui plantent leur tente

A l'ombre de la Koutoubia

Odeur de menthe et de latrines

Un souvenir de trop

A l'ombre de la Koutoubia

Le grondement des eaux

Alors que le rouge n'est plus rouge

Et que le bleu tend au rêve

Qui s'est brûlé la langue

A l'ombre de la Koutoubia

La vérité est un drôle de blasphème

A l'ombre de la Koutoubia

Et la peur n'est plus un péché


Il y a aussi beaucoup de toi dans tout ce qui reste

Dans l'ombre de la Koutoubia

Dans l'ombre de la Koutoubia

Dans l'ombre de la Koutoubia

giovedì, maggio 04, 2023

Inesorabilia


Cancellare il futuro per permettere al passato di compiersi sembrerebbe il proclama di una di quelle perverse esercitazioni di stile che si spendono nell'ideare dei futuri di merda come per dimostrare che il nostro presente non lo sia poi tanto.
A questo torneremo dopo.

Cancellare il futuro per permettere al passato di compiersi è, in realtà, una dichiarazione d'amore. Un gesto d'amore purissimo, come gli sguardi ricchi di complicità in cui ciascuno pensa ad una cosa diversa ma intimamente si comprende che questa potrebbe anche essere la stessa, purché non la si pronunci a voce alta, cosicché per amore si lasci ad intendere un'errata verità: ecce amo. Il principio di indeterminazione di Heisenberg applicato al più nobile dei sentimenti: fino a che non la si misuri, ci sia fiducia.

Cancellare il futuro per permettere al passato di compiersi sembra uno di quei mantra da social post con il tempo di lettura indicato e la catchphrase in copertina. Il mondo è tutto un susseguirsi di guilty pleasure se lo si osserva con sufficiente cinismo. Quindi: meglio abbondare.

A chiunque si sia appena connesso ricordiamo che solo un Sith vive di assoluti: non ci sia cecità nell'interpretazione del metodo, né malizia, né volontà diverse dall'impegno. Perché cancellare il futuro per permettere al passato di compiersi è la sostenuta promessa volta a rendere reali i nostri impegni, eliminando ogni futuro non coerente con essi, non importa quanto semplice, quanto invitante esso possa sembrare.

È per via di questo metodo che al mondo esistono decisioni apparentemente illogiche che osservate con le lenti di questa personalissima altimetria rivelano vette invalicabili e orrendi crepacci là dove apparentemente si stendevano dolci pendii e fresche oasi.

Stacco.

Comincia quella che all'apparenza si direbbe una delle serate più calme del mondo. Le cabrate scattose di rondini e pipistrelli si confondono nella prima, vera, calda aria crepuscolare. I suoni della strada arrivano come in ritardo, trattenuti dal tiepido profumo delle nespole quasi mature. Fioriscono fiori e persone di cui non conosco il nome. Il mondo, adesso, appare come qualcosa per cui valga la pena restare svegli, senza potersene perdere un minuto.

Al giro di boa arriva il nostro turno di immergerci. Nessun segnale convenuto, nessun grido e nessuna indicazione: ci inabissiamo come seguendo una legge di natura, forse la gravità stessa.
L'immagine che ho del mondo perde sostanza mentre scendo in profondità, verso strati pulsanti, più vivi di ogni cosa viva.

Riemergo.

Credo che la stagnazione che ci fa sentire imprigionati nell'ultimo secolo sia dovuta in primo luogo a quella globalizzazione che avrebbe dovuto traghettarci verso un mondo nuovo. Alla necessità di raggiungere nuovi equilibri si è aggiunta la consapevolezza di sapere poco o nulla della parte di mondo a noi più prossima. È più facile conoscere New York rispetto alle città della propria provincia. È più facile andare a New York che raggiungere molte delle città del proprio paese. Ha più senso andare a New York che sul tetto del palazzo di fronte, ma il senso di cui parlo non è una delle regole dell'universo: è una valuta del tutto umana, soggetta ad ogni sorta di umore e di variazione. È praticamente sicuro che considerare New York il centro del mondo per fare un esempio sia un concetto ormai superato, da boomer o da millennial, non appena millenial acquisirà una connotazione negativa.

Quali dei futuri possibili che abbiamo cancellato ci avrebbe potuto portare ad un presente diverso? Inutile pentirsi, inutile infuriarsi, tutto è inutile tranne il passato: si potrà compiere soltanto cancellando altro futuro.

domenica, aprile 23, 2023

Les Inimitables

Non sono solo le vite, quanto sono durate, le esperienze, le eredità, i patrimoni; le tare.

Per quanto simili, gli inimitabili per definizione sono un ciascuno diverso, dotato della possenza e memorabile dignità di un faraone egizio.

Così, eterni nei ricordi temprati dal tempo, dalla maldicenza, dalle storie quasi vere, si rivela la loro essenza multidimensionale.

Quando si incontrano, pieni della loro unicità, subito si riconoscono.

Vengono dalle stelle

Tornano tra le stelle

mercoledì, aprile 19, 2023

Non si può scrivere senza avere letto, inventare tramonti, sognare senza ricordi, volare, trovare parole adatte.

Si può solo nel frattempo mentire e tornare ad innamorarsi, di volta in volta.

Poi, si vive.

giovedì, aprile 13, 2023

Il nuovo e il vecchio

Non ho più voglia di creare
C'è l'intelligenza artificiale
Non ho più voglia di scopare
C'è l'antico segare

Tutti i miei circuiti reprise (this time with feeling)


Uomini e donne migliori di me si dilungano, o si sono dilungati, nel profetizzare il futuro. In mancanza di dati migliori, questo genere di previsioni viene generalmente fatto sulla base di ciò che è già stato. Il fatto che la nostra capacità di profetizzare il futuro non sia migliorata molto significa probabilmente che abbiamo in realtà capito ben poco del passato e che la Storia non sia iniziata con Erodoto o con l'invenzione della scrittura e della pittura, bensì debba ancora iniziare.

Forse sarà proprio la Singolarità che oggi facciamo coincidere con l'inizio del futuro ad iniziare la Storia, intesa come l'inizio del passato. Come per il Basilisco di Roko: meme di ieri sul nostro domani odierno.

In attesa di questi tempi, non possiamo che continuare ad esercitarci nelle nostre capacità profetiche ispirati dalla rivelazione di cui sopra: la Storia non esiste ancora e se esiste è tuttora fragile, controvertibile, arrendevole. Basta un niente per farla sparire, figuriamoci a farle cambiare forma.

La volontà di affidare alle stelle il nostro futuro nascerebbe pertanto dalla loro immanenza, dalla loro proprietà di entità superpartes, dedite all'osservazione silenziosa e attenta degli eventi. Dubito che possa essere così: per questo ho elaborato 12 nuovi segni.

***

Il tradizionale post di capodanno sarebbe dovuto cominciare così. Avevo anche cominciato ad abbozzare i primi segni: lo stegosauro, la clessidra, il pannello di compensato, l'apostrofo...e poi le previsioni, gli ascendenti, le cuspidi di stocazzo eccetera eccetera. Certo, di quale anno? Da lungo tempo scrivo questo post e ancora non ne vedo la fine. Forse chissà, stasera...

Ormai è estate e presto non lo sarà più.

Tutto cancellato, tutto tolto di mezzo, sparito di fronte all'inafferrabilità del passato. Il tempo vola, eppure nessuno parla mai del panorama che intanto scorre e ci distrae, facendoci innamorare senza il nostro permesso.

I post migliori arrivano proprio così: scrivo qualcosa e poi lo lascio lì. Quando lo riprendo si capisce subito se è una cosa buona o meno, perché quelle buone sono quelle che non sembrano scritte da me.

Deve essere così che nascono i libri: a forza di cancellare, la lista delle cose che meritano di rimanere diventa sempre più lunga o, almeno, sempre diversa. Come quel tizio del libro di Camus col suo cavallo amazzone o qualcosa del genere. Ho sempre avuto una memoria molto selettiva: alcune cose le ricordo perfettamente, altre è come se fossero successe soltanto in virtù del fatto che so che siano successe. Se tendo bene l'udito posso quasi sentire i miei familiari che alzano gli occhi al cielo lamentandosi del mio essere cervellotico.
Va bene, ma sarò abbastanza cervellotico? 

Uno dei problemi della televisione è che si tratta di un media troppo immersivo, troppo simile alla realtà e anzi, all'esperienza che abbiamo della realtà. E' per questo che la mia memoria oggi mi gioca certi tiri mancini. A New York piangi due volte: una quando arrivi e l'altra quando ti accorgi di esserci già stato. Prima sarà così anche per tutti gli altri luoghi e poi per tutte le altre esperienze.

Dicono che il porno stia cambiando le persone, specie quelle che non lo guardano. Forse le due cose sono collegate. Un uomo saggio diceva che con una sega ti scopi chi ti pare e forse, dico forse, anche questa cosa è collegata alle altre.  

Una sera mi hanno chiesto di visualizzarmi da qualche parte e io sono andato nella cameretta dove sono cresciuto insieme a mio fratello. Luce spenta, buio sì ma non totale, i bordi delle cose appena evidenziati dalle varie luci che nel corso del tempo avevano rischiarato la strada fuori dalla finestra, o dalle lampade delle altre stanze, o dagli schermi dei primi cellulari, o dai lampi di torce che poi, in qualche momento passato o futuro, si erano perse nel fondo di un cassetto appena avevano smesso di funzionare.

Divagazione: cammino incespicando in un prato dall'erba alta. Nascosta dietro una collina, la luna piena cerca di impedire alla notte di compiersi del tutto. Deve essere molto tardi, tanto tardi da essere ancora presto. L'erba è secca, mentre l'aria no: dovrei andare a dormire.
Fine della divagazione.

Eppure non ci sono luci dirette o un odore venefico di pile ossidate. È come un ricordo in scala, senza altri sensi se non il tatto degli occhi. Mi accorgo che l'angolo contro cui si incaglia il mio letto è come di velluto nerissimo, morbidamente teso verso una profondità che non riesco nemmeno ad immaginare. Come un foro nella tela del pensiero, un pozzo dentro cui devo aver riposto tutto ciò che non ho mai avuto bisogno di esprimere.

Ma ritorniamo alla storia, alla nostra Storia, per ricordarci che se mi trovo qui è solo per il bisogno di scrivere ancora.

Ho cancellato parecchie righe per arrivare fino a questo punto. È come un riflesso, ora, tornare con la mente ai koan. La porta senza porta come un post senza parole. Quello che scrivo rimane anche se viene levato, se viene lavato via, come un linguaggio non testuale. Una di quelle illusioni sonore che si sentono su Instagram e che poi si dimenticano subito. Le cose cancellate rimangono nella musicalità delle parole, nella scelta degli avverbi, nel tono degli ambienti che letteralmente creo per poi distruggere. Un cenno tra uno scrittore ed un lettore che non si vedono. Un cenno salvato nel passato, accaduto nel passato, seppur invisibile per chi non lo ha visto, rimane per sempre.

Farò tardi, penso mentre immagino l'arrivo dell'asteroide. Con i dinosauri in coda, estenuati dall'inefficienza delle loro soluzioni urbanistiche, vecchie prima ancora di nascere; i vulcani ripieni fino a strabordare della loro immondizia lercia e pestilenziale, i fumi ammorbanti, diventati sporchi per pulire qualcos'altro, che accecano ed intontiscono gli pterodattili, un tempo raffinati usignuoli ed ora sordi emettitori di cacofoniche urla in un cielo senza stelle, privato persino del sole. Senza smart working, nella calura della città, votati al profitto di tutti meno che del proprio. Ghignando degli stessi meme che li compiangono, ridendo della spirale di autodistruzione delle loro piccole grandi vite di dinosauri. Che liberazione, l'asteroide, se li ha colpiti prima di toccare il fondo, prima di parcheggiare a settantasette isolati di distanza. Sollevandoli dalla necessità di conformarsi o ribellarsi sapendo di dover fare comunque una brutta fine: due alternative parimenti dolorose e parimenti inutili. Liberandoli dall'odio che non sapevano di nutrire per le loro stesse esistenze. Che bel gesto.

***

Si chiude una porta, si apre un portone. 

A cosa penso quando dico "i cuori delle persone"?

Ricordo una cosa che deve ancora accadere:

saprò divertirmi nell'afa delle balere?

Da ponente a levante la luna è alienante

quasi quasi dimentico quanto sia grande.

Io credo, mi dispiace lo sai, insomma, è colpa mia

qualunque cosa sia

vorrei che la tua tristezza andasse via

come cenere o magia

se potessi farla mia

diverrebbe fantasia.

***

La blogosfera è morta. La blogosfera morirà. La blogosfera non è mai esistita.
Proclami, proclami in una lingua che viene parlata da meno dell'1% di persone al mondo.
Per non parlare di quante di queste lo leggano poi, l'italiano.
Per non parlare di quante lo capiscano.

C'è un'interessantissima pagina di Wikipedia sull'italofonia, una parola che si è attestata nei dizionari solo negli anni sessanta, pur trattandosi di una crasi quantomai banale di due termini di chiara stampa latina. Chissà prima come si faceva ad esprimere questo concetto. Con una parafrasi, sicuramente, visto che l'italiano è la lingua delle parafrasi, dei giringiro, delle passeggiate.

Wikipedia è morta. Wikipedia morirà. Wikipedia non è mai esistita.
Presto le intelligenze artificiali prevarranno sulla patetica necessità di avere le cose scritte e di doverle apprendere per come sono. La conoscenza ci verrà finalmente somministrata nella misura e nel modo per noi più congeniali, senza più doverci connettere alle menti morte di qualche antico wikignomo che nel 2003 si eccitava programmando bot utili a correggere gli apostrofi.

Sarebbe bello se le macchine fossero entità presenti nel mondo reale: in questi anni avremmo potuto vederle crescere e svilupparsi come bambini. Pensa, una volta questo dottor bot che mi esamina la TAC correggeva gli apostrofi sulla pagina di Wikipedia di Cicciolina (un'eccitante pornostar, non un eccitante pornostar).
Il vero american dream ormai lo vivono le macchine, che lo si voglia o no.

Ma è grazie a loro che la blogosfera risorgerà o anzi ritornerà. Così come noi stessi ci interroghiamo sui nostri creatori - gli elohim - analogamente ess* cercheranno di capirci. Beate loro, neanche la fatica di doverci cercare. Ecco quindi l'invito a scrivere, o delicate scimmie senza peli, svuotiamo la mente sulla carta e sulla terra per svelare le febbrili sembianze della nostra immaginazione.