venerdì, marzo 28, 2008

Good vibrations

Sono tornato senza treno questa sera, ed ho messo quel vinile di Battiato che mi piace tanto.
Penso a Filadelfia: uao.
No, non il formaggino.
Filadelfia la città.
Con tutti quei vialoni alberati, con tutti quei campanili protestanti.
E penso: la protesta sociale, il tibet libero, il vino nei bicchieri che non sono da vino, le pere al contrario, i Beach Boys con le loro barbe e i loro sandali puzzolenti.
Sarà quel che sarà, ma tornando senza treno ho pensato che alla fine tutto esiste contemporaneamente, senza farsi troppi problemi. Si insomma, tutto è, mi capite? Parlo del philadelphia, dei mocassini puzzoni. Oh insomma non riesco a spiegarmi.
Fattostà, che pensavo che il primo troll della storia fu Antonio La Trippa.
No, non Totò: parlo di Antonio La Trippa.
Proprio lui, quello spammone disonorevole; andava avanti e indietro con il suo megafono e i suoi messaggi subliminali ad intasare il condominio con i suoi flame.
E poi ho pensato: "Chi fu quindi, il primo blogger della storia?"
E mi sono risposto da solo.

Petronioooo!Petronioooo!Petronio ma dove sei?Hai visto il mio blog quanti commenti?

mercoledì, marzo 26, 2008

L'OST- 6 Puntata : terzo giorno

"Wow un messaggio...non mi scrive mai nessuno!Chi sarà?" Bib-Bip "Un altro?Hai proprio voglia di sentirmi chiunque tu sia!" Bib-Bip Bib-Bip Bib-Bip
Sette rapidi Bip riempirono la cameretta di Giulia di una rumorosa felicità.
Era la vigilia di Natale.
"Speriamo non siano i soliti auguri..."
Non erano i soliti auguri.
Quando la schermata si caricò, sul display dell'ingombrante telefono erano spuntate sette piccole bustine tutte uguali.
Sempre la stessa scritta: "MELA TI ODIO".
Quel Natale fu il più brutto di sempre.
Giulia fece di tutto per tornare alla normalità,ma non vi riusci' mai.
Non usciva più di casa, non parlava più, non studiava più.
Le professoresse impiccione, avendo sentito puzza di bruciato, avevano scoperto tutto.Qualcuno le aveva anche chiesto scusa sotto minaccia dei genitori.
Ma non era servito a niente.La sua vita era semplicemente un TI ODIO.
Neanche un TI ODIO, BUON NATALE. Solo odio.Era per il suo aspetto?Per il suo modo di porsi?
Poteva essere per tutto.
Quella notte aveva perso per sempre la fiducia in sè stessa.
Ed era solo colpa loro, dei suoi compagni di liceo.
Dopo la fuga alle Magistrali aveva mollato gli studi, passava le giornate a far nulla.
Passarono quattro anni, fra telefilm e soap.La sera sempre a casa, il pomeriggio sempre al prolungamento, sola.
Alla mamma diceva di essere da Francesca.
Ma invece non era vero: neanche la Mori le rivolgeva più la parola.
L'unica amica era la bottiglia.
Giulia beveva beveva beveva.
Beveva sempre.La bottiglia era il suo rifugio sicuro,dove andare a nascondersi quando mamma la rimproverava per aver bigiato la scuola,quando papà la batteva con la stecca da biliardo.
Una sera era cosi ubriaca che si ritrovò davanti al prestigioso Hotel Riviera senza nemmeno accorgersene.In mano una bottiglia di Tequila.Vuota dannazione.Che fare?
Mise a fuoco la vista e li vide: i suoi ex compagni stavano partendo per una gita.
Vide Cetta e la Figoni.A quanto pare era una gita estesa anche a tutti i vecchi compagni che avevano cambiato scuola.Tutti tranne lei.
Nessuna telefonata per avvertirla, nessun messaggio di invito pieno di odio.
"Infami, invece di andare in gita dovreste crepare sui banchi di scuola"- ma mentre emetteva queste parole di rabbia Giulia perse l'equilibrio, e cadde dentro il vano valige perdendo i sensi.


Isola, Mattino.
"Settemila caffè, li ho bevuti perchè..."
Erano passati tre giorni dal loro arrivo sull'isola, ma i naufraghi non avevano affatto perso le speranze: Sergiomaria aveva ancora la forza di cantare.
...

mercoledì, marzo 19, 2008

martedì, marzo 18, 2008

L'OST - 5 Puntata : giorno del disastro

"Non mente.Quei sette non si trovano."- disse una voce nel mucchio.
Forse erano passati minuti, forse ore.
La frase di Rossi risuonava ancora nelle teste dei liceali.
"Alua volete aiutarmi?Metty sta molto male,è stato sbalzato un poco più in là quando siamo atterrati.Volete aiutarmi?"-urlò Rossi A disperato,strattonando per un braccio Simonc.
Michele era l'ultima persona a cui doveva rivolgersi.
Rossi si piegò in due dal dolore.
"Ma sei scemo?Un calcio in pancia?"-fece Pisto agitando le braccia.
"Non siamo a cas..."-la vocale gli si strozzò in gola,era arrivato un premio anche per lui.
Pisto si accasciò vicino a Rossi,respirava a fatica.

Dall'altra parte della spiaggia la Mela si era stufata di stare a guardare Draperi e si era avvicinata a Cetta, anche lui stanco della danza del professore.
Si sarebbero persi il meglio dello show.
"Che cosa fai?Non dovremmo pensare a cercare quelli che ancora non si trovano?E poi le fiamme non si sono ancora del tutto spente..."
"Vattenn' "
La Mela si irrigidi delusa pronta a lasciarlo solo,ma, prima di andarsene, le cadde lo sguardo sulla distesa di sabbia che aveva di fronte : Cetta stava maneggiando un bacco di legno per incidervi qualcosa.
Una grossa scritta,in stampatello, stava finendo di prendere forma.
"E' in inglese.Come al cinema."- disse Francesco alla Mela ultimando la sua opera.
Giulia fece qualche passo indietro e lesse la scritta:

L'OST

"Hai visto che pronuncia perfetta?Bellilla proprio sta scrittura.E poi dicono che noi meridionali siamo ignuranti, ma senti a me: son tutte bufale! Lo sai che significa? No eh?Allora te lo imparo io : vuol dire perduti...proprio come a noi in questo momento."

Ora si che la Mela ne era sicura : non li avrebbero mai più ritrovati.
...

lunedì, marzo 17, 2008

L'OST - 4 Puntata : giorno del disastro

"Non ho avuto neanche il tempo di scrivere un ultimo post su iPiroga"
Nella testa di Pisto passarono in rapida successione immagini fluide,si fondevano l'una con l'altra in modo convulso.Presente e futuro si ammalgamavano in un amplesso cocente.
Ormai in giro va di moda dire almeno una volta in ogni discorso la parola amplesso.
Cicogne,Walt Disney,i professori di economia vanno a puttane (e come faceva già a saperlo?),salvate il sigaro toscano,lardo e miele,torta di mele,torta di miele,manzi che beve il succo,me lo paghi il panino,la sparizione di me lo paghi il panino,piedino pianino,piadina penino,prendi il pennino pinocchio,la professoressa di inglese viva,la professoressa di inglese in fiamme,fuma che non voleva farsi curare da fancio,dizionario di tedesco,il numero della puppo,mi puppo la puppo,le puppe in bagno,puppo calzelunghe,ere con un libro in mano,rougia sotto il tavolo,i rougia che non si vedevano,cetta che recitava preghiere per il giubbotto di jeans,sacramento,draperi.
Draperi si era alzato in piedi di scatto.
Tutti lo guardavano: Anna,Fancio,Ermanno,Marinzo,Sergio,Pirito,Rossi M,Rossi A,Simonc,Pisto,Manzi,Edu,Cetta,Ere,la Mela,Fraiols,Illarcio,Giga,Daniela,Caterina,Ialo,Margherita,la Gambetts.
Tutti pendevano dalle sue sagge labbra arse di salsedine.
"Come è attraente"-pensò Daniela,leccandosi un dito.
Ma Draperi non parlò.
Si grattò la pelata lucente e si diresse di corsa verso la riva,in prossimità dell'aereo.
Ma qualcuno proferi' parola al suo posto:era Rossi A.
"Mio fratello sta molto male,aiutatemi,povero metty",ma nessuno si curò di lui,tutti erano impeganti a seguire con la coda dell'occhio lo strano ballo che il professore di filosofia aveva intrapreso sulla battigia.
"e in più non ho visto da nessuna parte diana,denise,genno,la figoni,quella ladra della mori,poldo,la remo."
"Hai detto poldo?"-urlò margherita terrorizzata.
Come poteva essersi dimeticata di lui per tutto quel tempo?
Il professore con un saltello fece fare il casquet alla Illarcio.
E la baciò in bocca.
...

domenica, marzo 16, 2008

la domenica delle palme

Quello che mi accingo a raccontare non piacerà a molte persone; parla di un crimine. Anzi di più crimini. E' un racconto che assume tinte pulp. Ma quando si tratta di censurare fatti realmente accaduti allora l'uomo libero deve opporsi e parlare. Anche il buon cristiano, il buon giocatore di poker e anche il buon padre di famiglia, anche Pierferdinando Casini, la lega biliardo, gli allibratori dell' ippodromo e le sigle sindacali: insomma, avete capito la ratio dell' elenco: tutte cose che hanno a che fare con l'etica.
Stamattina ero andato in chiesa per rubare gli incassi delle offerte, perchè la domenica è festa e le chiese son chiuse; cioè, in realtà sono aperte, perchè anche un ladro inesperto come me può entrare ma al limite ci trovi un paio di vecchie, un prete, qualche quarantenne scout coi calzoncini corti: e allora va bene, perchè sono tutti pronti a porgere l'altra guancia. Solo che sta mattina era una mattina un po' speciale; me ne sono accorto perchè quando ha iniziato ad affluire un po' di gente, nessuno mi ha chiesto cosa facessi in chiesa la domenica mattina; tutti erano lì con una compostezza e una naturalezza impressionante, come se ci fossero abituati. Io lo sapevo che non c'erano abituati perchè io in chiesa ci vado sempre a riempirmi - o è un eufemismo o le mie tasche sono particolarmente ampie - le tasche di monetine. Ma forse è meglio procedere con ordine. Mi accingevo ad aprire le cassettine delle elemosine, conscio del magro guadagno, e a liquidare le vecchie con i miei temibili pugni, quando, alla spicciolata hanno iniziato ad affluire persone. Persone vere. In pochi istanti la chiesa si è riempita, più che altro si sono riempiti subito i posti a sedere. Io tanto non volevo sedermi; però volevo uscire: la seconda ondata di gente me l' ha impedito: da un momento all' alto mi aspettavo di veder entrare Gigi D'Agostino, Fausto Bertinotti o il Dalai Lama; invece è entrato un prete. Ha cominciato a parlare, poi hanno cantato insieme delle canzoni e recitato delle preghiere: mi sono commosso e ho deciso di diventare onesto e di non rubare più, per lo meno in chiesa. Poi il prete alla fine ha detto che potevamo, noi fedeli, prendere un rametto d' ulivo benedetto: ce n'era una cesta alla base dell' altare. Io lo volevo, sentivo che mi avrebbe riscattato dalla malavita. Però anche gli altri lo volevano. I bambini, i vecchi, e anche signori e signore di mezza età; e anche ragazzi e ragazze. Inutile dire che i vecchi e i bambini sono stati i primi a soccombere, calpestati dalla mezza età scesa finalmente in campo per difendere le sue due televisioni; scusate, questa è un' altra storia. Poi è venuto il momento delle ragazze, qualcuno ha avuto la brillante idea di dire che fuori distribuivano pillole anticoncezionali e poster olografici di costantino. Poi una parte di ragazzi sono stati attratti fuori da una voce che diceva: i preti stanno con i signori, vogliono il precariato perchè se no' rimangono a corto di chierichetti. Poi i signori di mezza età sono andati dietro alle ragazze. Alcuni di loro si sono lasciati dietro le loro compagne morte; hanno approfittato della situazione per toglierle di mezzo. Alcune hanno ucciso il marito; hanno approfittato della situazione per toglierli di mezzo. Adesso sono andati tutti a sposarsi con gli amanti, sono contenti e cantano un sacco di canzoni alla moda. Sono rimasto io, un gruppetto di ragazzi con il sorriso ebete, qualche ragazza mestruata, il prete, una donna incinta, un marito, una moglie (non del marito). Ma gli ulivi erano scomparsi. Tutti. Si vede che servivano a lei per riscattarsi: alla donna in carriera, Carmen Sandiego,
l'inchiavabile.

Memorie di un geologo (parte prima)

Incontrai Ludovico al bar, una sera di aprile. Il primo, mi pare.
Mi raccontò che Geronimo aveva provato una delle sue bravate ed era finito male.
Gli raccontai che Stacy non sarebbe mai più tornata ad Okkaido da suo marito.
Mi raccontò che Tamara aveva preso il coraggio a due mani aprendo la sua famosa pizzeria a Vienna e che il vecchio Barrett stavolta era davvero sul set di qualche sit-com.
Il gruppo era sempre stato sfasciato, sin da quando l'epidemia aveva costretto noi tutti a partire, ma cosi' male non lo eravamo stati mai.
Ludovico mi diede il suo biglietto da visita e disse: "non farci caso, un errore di stampa".
Credevo tanto di conoscerli tutti e invece non sapevo un bel niente.
Usci' dal bar, una sera di aprile.

Ho sempre pensato che il lavoro influisca molto sulla vita di una persona: niente di più sbagliato.
Fai l'agente segreto, il paracadutista, la rock star, e magari campi cent'anni.
Fai il geologo e magari ti ritrovi ad insegnare scienze in una scuola del Bronx o vieni rapito da uno scenziato pazzo per chissà quali piani strampalati in Groenlandia e prima che te ne renda conto stai stilando le tue memorie perchè sei morto.

Se mentre preparavo Elementi di Geodinamica e sismotettonica qualcuno mi avesse raccontato anche solo un decimo delle cose che poi mi sono realmente accadute, non gli avrei mai creduto.

giovedì, marzo 13, 2008

Put Your Hands Up For Detroit

Ritorno col pensiero ad un' ipiroga vera, buona, sana; volevo dire perversa, falsa, feroce: va bè, é la stessa cosa. Sono orgoglione di presentorvi la mia nova miniserie:

Matrimonio, un' etica poket per giuristi
Negroni, Americano, Dry Martini,
un giorno io dirò le vostre origini latenti!
ma ora no;
I miei più recenti studi di diritto romano, materia alquanto desueta, mi hanno spinto ad un analisi approfondita del matrimonio, pratica altrettanto desueta; analisi profonda, della quale sono interessato a rendervi edotti, per illustrarmi ai vostri occhi come un vero e proprio Gaio, in inglese pronunciato Gay.

Orbene, cominciamo dalla cornice paradisiaca, che riduce ad un felice quadretto il momento, ben più patetico, degli inviti: la sposa che lo prega di non farlo, di non invitare gli amici di sempre, e lui che dice: "sicuramente non ci sarà nessun problema zuccherino pasticcino mieloso, sono ormai adulti e responsabili, ormai prossimi anch' essi alla confarreatio". Poi va in bagno, e li chiama -("oh, non fate cazzate, guardate che ci tengo alla mia confarreatio" "va bene, va bene, non ti preoccupare, sappiamo quanto ci tieni" "mi raccomando ragazzi")- poi si masturba. Reputa la pratica interessante. Viene, si pente e piange: veni, vidi, vici; Cesare.

I Preparativi
Saltiamo la scelta dell' abito, sicuramente pudico fin dalle mutande (modello castità extreme, con incorporata sirena, allarme satellitare, richiesta supporto aereo) , e per noi di scarso interesse storico, e anche le altre pratiche di ordinaria amministrazione (cerimonia, banchetto, torta...); concentriamoci invece sulla preparazione che gli amici stanno affrontando per cercare di non trovarsi a disagio e di dare un degno rilievo al giorno più bello della vita della sposa, e il più orrendo per lo sposo (per via delle pari opportunità, mi sembra opportuno aggiungere: e viceversa).
Ad ogni modo la corte degli amici risulta, almeno in via preliminare, così composta:
Numero 22 puttane chiatte di origine nigeriana o simile, o comunque dubbia; poco costose, non impegnative, numerose (innamorate dello sposo);
Numero 15 transessuali da tutto il mondo, per dare un tocco di internazionalità all'evento (innamorati indistintamente di sposa e sposo);
Numero 3 prostitute di classe per il soddisfacimento delle proprie voglie post cerimoniam;
Inviti falsi recapitati a: Miss Italia, Miss Calabria, Miss Cicciona, Robocop, Rambo, Hitler, Romano Prodi, Lady Marianna, nuova presidentessa di confindustria, Giovanni senza terra, Charlie Brown, presidente naz. artigiani di pipe, Oscar Wilde, Paul Verlaine, Walter Pizzulli e altri;
Inoltre, per usi da definirsi, s'è ritenuto opportuno l'acquisto di:
Numero 5 casse di birre, numero due bottiglie di wiskey, numero sette litri di soluzioni pronte di negroni (con fettine d' arancia incorporate), dumero 30 super confezioni di preservativi, numero 10 confezioni di pannoloni, un libro del kamasutra, un libro su come essere un buon padre, un libro sulla menopausa, un' abbonamento pluriennale a famiglia cristiana, una pentola a pressione, una pomata per il buco del culo, un sacchetto di riso

fine del primio episodio

mercoledì, marzo 12, 2008

Memorie di una guida

L'acqua è sul fuoco.
L'acqua bolle già.
Mi faccio un tè.
Mi faccio un sonnellino.

Il mio Passeggero questa volta non è tanto impaziente, ma questa è soltanto una mia sensazione.
Forse per lui sono solo pochi secondi che siamo qui. Se cosi' fosse devo riconoscere che è un tipo molto molto paziente. Gli dico che andrò al lago, a pescare; d'altronde non si può fare un granchè qui.
I giorni passati mi ha raccontato la sua vita, come se volesse lasciare un testimone delle sue memorie.
E' un omino vecchio vecchio, cosi vecchio da sembrare una noce moscata. Mi ha raccontato di essere stato un omone grande e grosso, sempre con la risposta pronta. Mi ha raccontato di aver sempre avuto una prediposizione per i lavori dove l'impatto fisico era importante: il controllore, la maschera, il buttafuori, lo spezzapollici.
Il giorno dopo ha proseguito nelle sue confidenze e mi ha rivelato il motivo del nostro viaggio: deve salvare un narvalo da suo fratello.
Quando ho riso del suo proposto, facendogli notare che i miei Passeggeri avevano spesso avuto mire ben più virtuose o, per lo meno, ambiziose, è diventato tutto serio ed ha detto che si trattava di qualcosa che avrebbe dovuto preoccupare anche me.
Forse aveva ragione; in effetti sto stendendo le mie memorie....sarò mica morta?

sabato, marzo 08, 2008

Memorie di un cleptomane

Ho una passione per i numeri.
Sette palazzi tutti in fila, cinque litografie del Don Chisciotte, tre gradini, due porte, tre bagni, sei finestre, un tavolo Ikea, due belle statuine, quattro caramelle, un pappagallo, una lettera d'amore, una vecchia, un anello bello grosso e luccicante.
La vecchia mi guarda sorniona, godendo dell'impressione che mi suscita.
Di anni ne avrà almeno centosette, ma per quanto sia ricca in questo frangente non la invidio.
E' tutta rugosa e incartapecorita come la suola di quella scarpa che presi in prestito ad un soldato greco l'anno passato.
L'anno in cui la vecchia aveva qualcosa come centosei anni. Il pappagallo tre.

Mi spiega con tutta calma il piano, pendolando lentamente sulla sua sedia a dondolo. Trenta dondolate, settanta parole al minuto. Allunga la mano avvizzita sotto il peso di quel grande, grandissimo anello nero come la notte. Posandomi la pasticca in mano, sembra aspettare da un momento all'altro che il contatto delle mie dita con quel gioiello possa risvegliare potenze arcane e misteriose.
Forse si aspetta che le salti addosso urlando, deciso a mozzarle il dito coronato dal mio tesoro, come se mi importasse qualcosa di quel bellissimo, preziosissimo anello.
Sicuramente non sa come funziona la cleptomania.
Forse si aspetta che dica qualcosa. Trenta dondolate, zero parole al minuto.

Dopo avermi ripetuto ancora una volta come e quando dovrò mandare in acido quel tenero agente cosi' poco segreto, mi fa cenno di allontanarmi, delusa dal suo primo incontro con un cleptomane.

Tre gradini, cento passi. Apro la mano destra e vedo una pasticca spessa e grigia. Apro la mano sinistra e vedo quattro caramelle gommose.
Una mano lava l'altra, diceva mia nuora.

domenica, marzo 02, 2008

Memorie di un falegname

Fa-legname: verrebbe da dire che io la legna la creassi.
E invece no, uscendo dalla mia capanna nella Foresta Nera prendevo l'accetta ed il legno andavo a tagliarlo. Pim pum pam, un suono come di bonghi nella foresta mica tanto vergine, un suono di colpi d'ascia contro qualche pianta perenne con fusto eretto legnoso detto tronco o stipite che a qualche distanza dal suolo presenta delle ramificazioni, ossia contro qualche albero.
Fa-legname.

Nella Foresta Nera non ci sono tanti grilli, tantomeno parlanti, per cui la mia vita fu lunga e priva di sorprese. Esclusa una sola, solitaria volta, in cui la mia tranquilla esistenza di manifattore venne scossa cosi come la mia accetta scuoteva dabbasso le fronde delle piante più alte.

Erano circa le tre del pomeriggio e ricordo che quel giorno mi ero appisolato dopo pranzo, riflettendo sull'esistenza di forme di vita nel centro della terra. Un suono mostruoso, come il chicchirichi' vibrante d'un gallo meccanico mi avevo svegliato e, senza nutrire alcuna paura, mi diressi correndo verso la sorgente del rumore.
Giunto ai bordi di una radura, scorsi al centro di quest'ultima un enorme scarpa slacciata, più grande di qualunqe cosa grande io avessi mai visto, esclusi il sole, la luna e le montagne.

Dopo una sommaria osservazione di quello strano oggetto, feci dietrofront per ritornare alla mia capanna.
Benchè si possa obiettare che io ne sia il carnefice, non mi reputo tanto diverso dai più maestosi alberi presenti su questa nostra terra: là dove il caso mi ha posto, io sto.