martedì, giugno 05, 2007

Patria y Libertad

Se mi viene voglia, per distrarmi, di leggere qualche cosa di stupido e leggero, scrivo un post su iPiroga, poi lo leggo. Questa mia consuetudine mi ha portato però a trascurare la vera storia di Fulgencio Batista y Zaldívar, più volte presidente legittimo di Cuba, fino alla sovversione nel 1959.

-invocazione a Fulgencio Batista y Zaldívar
o Fulgencio, tu, tu che fosti violentato da secoli di propaganda comunista,
venuta prima della stesso comunismo,
tu, il tuo ricordo, i tuoi capelli...o Fulgencio io ti ricordo così, scarpe da tennis bianche e blu, la giacca a vento e labbra rosse...tu!
Narraci la tua vera storia, facci inebriare del profumo delle cose immortali, ricorda la tua vita!

Nonostante fossi un sanguemisto, un brodo di sputo filippino africano e spagnolo (oltre che amerindio), ero dotato di alti principi morali ed di un totale disinteresse per il potere. Sotto i miei governi il turismo di lusso prosperò enormemente: i casinò, i postriboli, i clubs e i bar illuminavano l'isola. E non erano solo nordamericani ad investire a Cuba, ma c'erano anche famiglie italiane, tutti erano amici e si volevano bene, la corruzione non esisteva perchè era la regola. Sembrava non dovesse finire mai.
Avvenne che, un bieco personaggio, spinto dall'invidia che nutriva nei miei confronti e dalla povertà, e forse anche da un senso della morale distorta che lo spingeva a sentirsi padrone della sua terra, si ritirasse a fare orge e casino sulle alture della Sierra Maestra; il suo nome era Fidel, che in seguito assunse anche il soprannome di Castro, per via delle sue strane abitudini nel rapportarsi ai giovani. Sulla Sierra Maestra era sempre una fiesta, un continuo cercare di buttarselo nell'ano, così, come se fosse un gioco; là, cocacola è siempre e ogne è frutto, tutti erano grassi perchè mangiavano tanti hamburger e ogni anno si teneva una gara fra spogliarellisti di tutto il Sud America per aggiudicarsi il premio di primo bevitore dell'isola. A quell' importante competizione era andato per distinguersi Ernesto Guevara de la Serna, da allora soprannominato "Che cazzo" dallo stesso Castro che lo fece vincere falsando i risultati della gara. Da allora Cuba perse credibilità internazionale e il presidente Batista, io, dovetti dimettermi per l'imbarazzo. Ne approfittò Castro, che dotato più di fortuna che di lucidità politica si insediò sul cesso del potere e vi rimase; fino ad ora, fino alla vittoria, siempre!

2 commenti:

il peggiore bar di caracas ha detto...

è una historia vera

un mimo gaio ha detto...

com'è vero presidente!