domenica, novembre 18, 2007

Intermezzo (aspettando parte quarta) - Vita da novelas

Se ne dicono tante sulla vita,la vita è questo la vita è quell'altro blabla godersi la vita blabla i bisex blablabla Fumagalli...
Ma la vita spesso non è mai niente di quello che si dice oppure è tutto,per molti non è mai quello che si vuole,non è mai quella giusta al posto giusto.Torta di riso finita,ad esempio.
Eppure qualche volta accade.Del resto anche le Spice sono tornate insieme.
Un novelieres* ne ha viste di cotte e di crude e ne ha portate in scena di peggio,gli iPiroga sono dei bastardi e sul loro blog postano le cose peggiori di queto mondo,ma anche le più bramate,le più sognate.Ma un novelieres - e Baro Rodrizio e Irreprensibile lo sono - non può mai assaggiare la parte migliore delle storie che racconta: il dialogo capace di farti riflettere,quello che si conclude sempre con una battuta finale toccante che il personaggio pronuncia prima di girarsi e andarsene,quello che fa rimanere l'altro personaggio di sasso,che interrompe lo show eterno di Teo Mammuccari del suo cervello e lo porterà due scene dopo a smuovere le sue convinzioni,ormai radicate sotto tonnellate di cacche di terracotta.
Già perchè ogni giorno sentiamo troppe puttanate che non ci fanno ne caldo ne freddo e quelle che non sono puttanate ce le facciamo diventare,ce le facciamo perchè a noi piace parlare come munnezze.
Ebbene stasera qualcuno è riuscito a far riflettere un'altra persona interrompendo,almeno per un attimo, il rumore della risacca.Senza bisogno di battuta finale toccante.
E non c'era nessuno schermo,non c'era nessuna novelas* ,soltanto novelieres.
Ci vediamo tra due scene.



* i termini novelieres e novelas sono protetti da copyright iPiroga.iPiroga TM 2007

venerdì, novembre 16, 2007

Contrabbasso blues

"Ora come ora l'ultima cosa che vorrei fare sarebbe scrivere un post."
Come lo penso lo faccio...non è orribile?
Aspetto e spero.
Anzi, spero bene.Spero che tutto vada bene.
Poi con una contorsione celebrale mi ritrovo sul ponte della mia nave, che mi porta lontano, verso la Patagonia. I ricordi del personaggio che impersono mi invadono come il tartaro sui denti dei tartari del deserto dei tartari; una porcheria immonda.
Il personaggio che sto impersonando ricorda un tempo lontano in cui possedeva un bar, ormai da anni fermo in attesa della ristrutturazione, mentre io di me ricordo solo che nei miei incubi vedevo convergere il seno, ma non era nemmeno la metà del sogno erotico che state pensando. Era peggio.
Un'onda spazza il ponte che mi è costato tante fatiche. Fatiche della schiena, fatiche vere, anni e anni in una miniera di zolfo, credo.
Il mozzo mi guarda come se fossi un'altra persona.
In effetti è difficile recitare bene quando si ha in mente qualcos'altro, per esempio se stessi.
Chi ero quella volta che un tipo mi raccontava che nel futuro gli erasmus si fanno nel passato?
Mi ricordo di quella volta che aspettavo e speravo.
Vi chiedete cosa aspettassi?
Che ristrutturassero il mio Mocambo, ovviamente.

sabato, novembre 10, 2007

Multa paucis

tutte le immagini citate sono di proprietà dei rispettivi autori

giovedì, novembre 01, 2007

Arrivano i nastri

Ci giocavi coi soldatini da piccolo?
Che sballo i soldatini da piccolo!
Ci giocavo per ore ed ore fino a quando il sonno si mescolava alla veglia, ed in questi magici momenti di malcelato torpore inventavo le storie più belle e più bizzarre.
Queste storie, in cui per la verità i soldatini erano più avventurieri che combattenti, tanto che non spararono mai un colpo, penetravano cosi' a fondo nella mia mente che anche adesso, quando mangio pesante, rivivo alcune delle mie stesse storie...

"Rompiamo i ranghi ragazzi: cè un ponte."
Che avventure magnifiche! Solo un bambino potrebbe sognare dei soldatini di plastica che si premurano di non rompere un ponte.

lunedì, ottobre 29, 2007

un po' meno delle 6 a.m. sveglia

Penso pensando. Mi soffio il naso. Ti soffio il portagioie. Chissà perchè il portagioie. Le asparagine sono difficili da trovare dal verduraio. Ti soffio le asparagine. Guarda, la donzelletta vien dalla campagna e reca in mano un mazzo di asparagine. Le soffio il naso. Se solo si fosse messa in tasca la castagna contro il raffreddore. Pazienza. Ma che cos' è questa merda? Pazienza. Penso pensando: google earth. Cerco Fandango. Niente.

domenica, ottobre 28, 2007

Crea nuovo post. Waiting for Fandango

Come faccio ad essere sicuro di non riscrivere cose già scritte? Già, sull' orlo della pazzia e con la confusione mentale serpeggiante è questo il dubbio che mi attanaglia; fa male, il dubbio. Non è tanto per i lettori, fantomatici, inesistenti, silenziosi, fragorosi e via dicendo. E' per me: io non voglio riscrivere cose già scritte. Ma non tanto dagli altri, si sa che ormai è già stato scritto quasi tutto, ma da me: il rischio di ripetermi. E si, perchè se mi ripeto c'è qualcosa che non funziona: vuol dire che non si va verso niente, che si aspetta soltanto...
Ma allora che senso ha cercarlo? Condizione di assoluta passività: aspettando il Fandango.

Parte terza: Beautiful

Erano le sette e Ridge era già in piedi da un'ora.Era finalmente arrivata la domenica tanto attesa.Ridge si guardava allo specchio da ormai molti minuti:alto,di bell'aspetto,mascellone.Era in gran forma,già pronto per quella che sarebbe stata una sera molto molto speciale.Continuava a mirarsi e rimirarsi ammaliato dalla sua stessa bellezza,non riusciva a trovare nella sua persona un solo difetto.Ah si,uno si.
QUEL NOME.
Non aveva mai perdonato la madre per quello che gli aveva fatto.Avrebbe potuto chiamarlo in qualsiasi modo,anche Mario,Gustavo o persino Rodrizio.Avrebbe accettato anche Vasco.Ma Ridge no.Maledetti anni 80.Maledetta sua madre che era risucita a farsi mettere in cinta con un piede già nella fossa.Maledetto suo padre,e più che un padre sembrava un fratello maggiore,che si era invaghito di una donna di trent anni più vecchia ma ricca sfondata.
Sfondata e anche ricca sfondata:come resistere in effetti?
Ma lui era bello.E anche ricco.Cosa importava il resto?
Accarezzandosi la faccia scacciò via i cattivi pensieri.Mancava ormai poco alla sera.
"La domenica del villaggio faceva cacare e Leopardi era un feccioso",pensò posando lo specchio.
...

venerdì, ottobre 26, 2007

Chuve

Piove. Se non piove pioverà. Hai già toccato il fondo? Il fondo non ha fondo. Per l'ennesima volta hai chiesto la cocacola e ti hanno portato la pepsicola: e non hai il coraggio di dire niente. Bevi, senza poter dimenticare; lo smacco del cameriere? No, che ogni giorno è un giorno perso.

Pillar of Autumn

E' autunno : la stagione in cui i bambini scrivono meglio i loro temi.
Forse complice il ritardo del treno o forse complice la pioggia velata che bagnava le spalle di noi, gli adoratori di settimane enigmistiche, oggi ho quasi apprezzato Paolo Conte.
O sbaglio?
Forse era Harvey Dent o Gabry Ponte, non ricordo.
La cosa terribile della realtà è che tutto è collegato.Panta-rei mi dite? panta-loni rispondo, e di lana mi vesto, come un errabondo pastore asiatico. Cosi' almeno il cerchio si chiude, o per lo meno il giro...vita.
Chi ha detto "freddure"?Lo sanno tutti che questa è una stagione balzana, quindi già che si salta, tanto vale farlo di palo in frasca.
Chi ha detto "Frasca"?
D'altronde è difficile distinguere tra era multimediale ed era multimedioevale, ma forse la differenza sta proprio nella ceralacca.
Eh già: bei tempi quando c'era l'acca...quando era impossibile confondere il pittore di Vespignano col titolo comunemente affisso ai peccatori di gola.
Ora tutti pensano solo ai fatti loro però, tutti li' pronti a farti le scarpe, però questa volta le gola non c'entrano...si parla di scarpe fittizie, scarpe cerebrali, scarpe metafisiche, come quelle che indossavamo alla scuola materna...ti ricordi? eccome se mi ricordo:
ci mettevano seduti e si facevano le prove per la recita
che stile!
che tempi!
che piove!
...che roba quei tempi, che roba!

mercoledì, ottobre 24, 2007

Il mondo visto da un economista

Unti rabbini in stato di insolvenza mi cercano, sono ovunque, mi cercano; tutto un mondo intorno: di rabbini in stato di insolvenza. Mi cercano, sono ovunque: tutto un mondo intorno. Stanchi rabbini in stato di insolvenza cosa volete da me? Cos' ho che non va? Cosa non ho? Cos' ho? O lasciatemi, lasciatemi in pace. Oggi uno di voi ha tentato di parlarmi, l'altro mi ha toccato di nascosto, l'altro ancora mi ha guardato; spergiuro: l' ho visto, tentava di fissarmi. Non ho più pace, è un inseguimento senza fine, senza senso, senza. Senza. Senza senza senza. Senza orribili rabbini in stato di insolvenza.

venerdì, ottobre 19, 2007

Biancaneve e i sette samurai

Il cast è sparpagliato sul set, in attesa delle direttive del regista.
"Sarà un film memorabile", dicevano.
"L'unione di due classici genera un altro classico", dicevano i finanziatori del film.
Solo lo sceneggiatore, in disparte, sembrava dubbioso, mentre osservava senza interesse sfilare i vassalli in kimono della strega cattiva.
Ripensava alla sua giovinezza artistica, ai tempi in cui ancora lavorava sul testo che lo aveva reso famoso: "I classici del videogioco come metafora della vita: da tetris a pacman attraverso i sentimenti umani".
E ora, mentre l'ultima delle sue fatiche veniva finalmente messa davanti alla cinepresa, si vedeva pallido, obsoleto.
"Il classico offusca l'artista", dicevano.

lunedì, ottobre 15, 2007

Naif

Questo sito mi fa cagare
vorrei vederlo bruciare
funestato da un grande incendio
come una mazza di legno

mentre arde gli sussurrerei
brucia iPiroga brucia


quante seghe che mi farei

venerdì, ottobre 12, 2007

Salve, sono Bender. Prego, inserire "floppino"!

La fisica spiegata al calabrone

Scooby guarda avanti, nell'oscurità.
Intorno sente solo un forte sbattere di catene: il solito derelitto che tenta invano di spaventare qualche vecchia ereditiera per ereditare il castello.
E' sempre cosi'.
Di solito.
Scooby non può fare a meno di pensare che finora la sua vita da cane sia sempre stata una vita fortunata: i soliti misteri troppo facili da risolvere, le infinite scorpacciate di scooby snack, le ore passare a rollare cannoni con Shaggy sul sedile dietro della Mistery Machine.
Ma Scooby è un cane e in quanto tale ha un certo intuito: sa bene che se ci si abitua, anche le cose più terrificanti dopo un pò non fanno più paura, e allora, come nella favola di Pierino, quando vale veramente la pena di scappare, non se ne è più capaci.
E se un giorno trovassero davvero qualche divinità proveniente dallo spazio molto molto antica e molto molto incazzata nelle cantine della solita cara vecchia magione? Come reagirebbe al loro tentativo di toglierne la maschera?
La vera paura di Scooby è che un bel giorno a forza di svelare falsi misteri se ne trovi uno vero. Uno di quelli grossi e paurosi. Hai voglia quante canne servirebbero per dimenticare dei corpi squartati veri? Hai voglia quanto serenamente faresti la doccia se incontrassi un mostro della palude in carne ossa artigli e squame?
Scooby è solo un cane, ma come tale vuole vivere a lungo e tutto intero; cosi', quando ha paura, quando nascondersi dietro la sagoma da fattone di Shaggy non basta, si culla nei suoi ricordi, tornando alla sua infanzia di cucciolo in cui ancora si poteva tentare di spiegare le leggi della fisica ad un calabrone.

martedì, ottobre 09, 2007

Parte seconda - Vivere

Sfogliava il libro Cuore la bella Fiammetta.Immobile nella stanza da letto.
Origine ispaniche,in corpo un ardore perenne che non si placava mai,procace e sinuosa.
L'uomo che aveva conosciuto poche ore prima giaceva affianco a lei silenzioso.Nudo.
Lo aveva trovato cosi irresistibile,cosi irreprensibile,con quella faccia da malato da monitor,quelle mani secche,sottili,abituate a maneggiare piccoli oggetti,ad attaccare fili,ad inserire chiavette usb.Quest'ultimo pensiero era riuscito poi a farle perderle il senno del tutto.Chiavette.Fiammetta finse di interessarsi prima ad un nuovo modello di stampanti molto silenziose,poi esaminò con cura una serie infinita di telefoni cellulari,ma la sua mente oramai divagava tra le più complicate fantasie.
Non era li per tutto quel bel armamentario tecnologico.Era li per trovarsi un uomo.E vi era riuscita.Se lo era portato su in casa,in fondo abitava ad un tiro di sputo,duecento passi dalla fiera,e già nel portone il perito informatico si era ritrovato senza mutande.
In cortile aveva incrociato lo sguardo ammonitore che proveniva dalla finestra di una di quelle pettegole delle sue vicine,dall'altezza del piano doveva essere la terrona.
Ma a Fiammetta non importava di quella donna,ora l'unica cosa importante era lei,era poter essere felice.
Sfogliava il libro Cuore Fiammetta,immobile nella stanza da letto.
Anche quella volta,anche quella domenica si era spinta troppo oltre.Aveva varcato di nuovo la soglia.L'uomo che aveva conosciuto poche ore prima giaceva accanto a lei silenzioso.Nudo.
Nudo ed ormai privo di vita.L'anima era scivolata via silenziosa,il cuscino premuto sul volto.
Vita.Un giorno senza amore è un giorno perso,pensò.
...

sabato, ottobre 06, 2007

venerdì, ottobre 05, 2007

Chi ha spos(t)ato le indicazioni

L' Arizona è un apostrofo rosa fra le parole diritto e privato. L' apostrofo è una pausa carica d' enfasi, densa come la polenta Valsugana: buona, bella, sana; santa polenta, santa Claus, santa clausola. Santo cielo. Cosa ci sta succedendo; io non lo so cosa ci sta succedendo. So che ieri sera eravamo tutti a giocare a calcetto; il calcetto ha una funzione catartica. Il calcetto è, non è. E saliamo sulla macchina grigia che dovrebbe portarci sulla via del Fandango ma che invece ci porta a casa; tutti: a dormire. C' è qualcosa che ci sta frenando. Qualcosa che ci sta abbruttendo più del necessario. Qualcosa che tu vuoi da me qualcosa, sempre.
Credendo nella metempsicosi delle sardine ovvero la trasmigrazione dei salmoni mi inquino e vi saluto. Cartago delenda est.

Erano barbare quelle del Carducci

Odi?
Il vento ai margini del bosco s'azzarda ancora in acrobazie radenti per sfoltirne le chiome canute:
è autunno.
Nella mia immaginazione di bimbo questo era il periodo dei ricci, delle castagne, dei cieli notturni senza nuvole e delle serate intorno al camino.
Ora invece non importa più quale sia la stagione corrente, perchè tanto esistono i viaggi nel tempo.
Ognuno di noi, nel corso della propria esistenza, viaggia nel tempo almeno in due modi: il primo esistendo ed assecondando lo scorrere del tempo, il secondo andando a dormire di notte e svegliandosi il mattino seguente. Certo, se a cena cè la peperonata il viaggio non è dei più tranquilli, ma penso che la perdita di coscienza notturna simboleggi di fatto l'esistenza di un viaggio nel tempo.
Riuscire a viaggiare nel tempo in modi diversi da quelli descritti qui sopra è molto difficile, ed ogni crononauta possiede in realtà una tecnica personale diversa da qualunque altro.
Tuttavia, mi offro di dividere con voi il mio sapere, la mia tecnica: portate in bagno con voi sempre un libro e, seduti sull'asse, dilettatevi nella lettura. Leggete questo libro solo ed esclusivamente in bagno mentre fate la cacca, e la trama del racconto contribuirà a legare tra loro periodi più o meno lontani.
Ovviamente ognuno userà la sua variante di questa tecnica: cè chi usa i libri e chi i fumetti, ma io soprattutto preferisco usare le parole crociate... sette verticale: "famoso viaggiatore nel tempo"....Charlton Heston?

martedì, ottobre 02, 2007

Parte prima: terra nostra

Era domenica e quel giorno il vento strideva forte fuori.
Ma non riusciva comunque a coprire le grida della folla:"Baro ha postato,lo ha fatto ancora!" e "a Baro è piaciuto il mio blog" e addirittura "Come è sexy di profilo".
Con quel naso poi.Un vero e proprio azzardo.
Clarissa chiuse la finestra.Non le andava di sentire gli schiamazzi di tutta quella gente che si era riunita quella domenica in città alla fiera"si vive di sola tastiera",appuntamento fisso del milanese per gli amanti dell'hi tech da ormai parecchi anni.
"Malati di mente che c'avran cinquantanni quelli li e non sanno fare altro che ridere di uno stupido giuoco elettronico e ciarlare di robe blasfeme:plogs Baro bost piroghe storie malate di tastiere che ti fan venire solo calli alle mani te lo dico io.E quante donne ci sono-dando un altra sbirciata da dietro il vetro-malefemmine che invece di sfornare nu paio di picciriddi alimentano il demonio mannaggia."
Clarissa era una donna all'antica.
Ed era meridionale,campana per la precisione.Tutta casa,chiesa,le domeniche in cui non si cucinava il capitone,e soap.Si era dovuta trasferire al Nord quando la buon anima di Francuzzo suo se ne era andato,lasciandola sola senza una lira.
Era scappato in America.
...

domenica, settembre 23, 2007

Murder, she wrote

Angela Lansbury è Dama dell'Ordine dell'Impero Britannico.
Ci sono cose che ti lasciano di stucco.
Come quando realizzi che il treno per Genova in realtà è una diligenza, con i messicani, i saludos amigos e tutto il resto che di solito uno si aspetta di trovare in una diligenza che si rispetti: il medico sbronzo, the Ringo Kid, i giocatori d'azzardo e poi, ovviamente, i padroni indiscussi del bisonte di ferro: i bigliettai indiani.
Ma ci sono anche altre cose che ti lasciano di stucco.
Come quando realizzi che in realtà non cambi mai veramente argomento, ma scivoli solo inconsapevolmente verso le cose di cui parli, immancabilmente collegate all'argomento precedente.
Lo sapevate che nel paesino della signora in giallo, Cabot Cove, un tempo abitavano degli indiani pellerossa?
Ma continuiamo con le domande: vi sembra giusto chiamare un documentario, seppur farsesco, Aves Raras (uccelli rari)?
Le cose che ti lasciano di stucco, comunque, non finiscono mai:
Lo sapevate che esiste veramente, nella California del Nord, un paesino chiamato Cabot Cove, vicino al luogo dove Alfred Hitchcock girò "Gli uccelli"?
Murder, she wrote...

venerdì, settembre 21, 2007

Moscardini western

Quello che amava spararle, Perry, l' inutile Loca, la vecchia troia dai bianchi capelli, il saggio, la donna che amava l'arte, la tartarugosa insegnante di inglese, l' assente insegnante di religione, la pazza Rosacroce, Pezzapezzaglia
ovvero
Il Bonfa dal grilletto facile, lo sceriffo sputacchioso, la signorina degli orfanelli, la vecchia troia dai bianchi capelli, il medico del villaggio, la signora delle galline, la maestrina di inglese, il fantasma, la pazza, il commesso viaggiatore; tutti riuniti in una prodigiosa e novella serie tesa a rimembrare quel mondo dove tutto era possibile, fatto di cactus e di polvere, di insufficienze renali e di greco, di pessimi maestri di vita e di pessimi studenti:

IL FAR WEST
cronache di cinque anni

sulla via del fandango

martedì, settembre 18, 2007

Alternativa estiva

Larry alzò lo sguardo e vide la Strada ronzare sopra di lui.
La luce intermittente gli mostrava le figure più strane, incidendo macchie di buio nella grande fascia che ormai riempiva completamente il suo orizzonte.
"Forse anche i grandi sistemi adottano questa struttura..." pensò, mentre percorreva a ritroso il percorso del suo pellegrinaggio "...e forse ogni singolo evento, ogni singolo ente, si trova immerso in un numero indefinito di se stessi, che vagano accendendosi e spegnendosi, scontrandosi e tentando di prevalere l'uno sull'altro. Forse, se non fossi venuto a vedere questa meraviglia, sarei stato solamente un me stesso poco lontano da questo che ora sono.
D'altronde, se questo ragionamento fosse vero, più progredisco nel tempo concessomi e più mi allontano dalle possibilità che non scelgo più riduco le possibilità di progredire in futuro. Che sia questo il motivo per cui tutti siamo destinati a morire? Di certo, solo un essere immobile e senza pensiero potrebbe essere la perfezione di se stesso ma anche io, che sono solo un entomologo, so che questo è del tutto impossibile.
Sarebbe comunque stato bello conoscere tutti i possibili altri me stesso sparsi per la mia Strada; tutte le altre lucciole che pulsano nel cielo senza vita...ma certo sono cose, e questo lo so anche io che sono solo un entomologo, che sarebbero possibili solo ad un dio o ad un oracolo..."

Acacia Audace spalancò i suoi nuovi occhi di oracolo pellerossa sulla valle accecata dal sole di mezzogiorno. Tutto intorno a lui si srotolavano come il delta di un fiume le possibilità del presente. Acacia sorrise: era ancora seduto su quella cacca di bufalo.

FINE

lunedì, settembre 10, 2007

venerdì, settembre 07, 2007

Alternativa estiva

L'infanzia di Larry era stata piuttosto gioiosa: aveva avuto le merendine e le litigate, il calcietto d'estate e il gamebòy d'inverno, la pipi' e la pupù e tutte le altre cose in cui generalmente i bambini eccellono senza sforzo.
Poi era arrivata la scuola: la prima elementare che effettivamente, a ripensarci, tanto male non era.
Fino a quando, un brutto giorno, la maestra aveva voluto farli riflettere.
Aveva infatti portato a scuola un libro sgualcito e unto, e da quel libro aveva tirato fuori una lunga storia pedante e pesante, che voleva far riflettere (e non pensare) i bambini.
Nella suddetta storia, in un piccolo paesino di semplici contadini veniva indetta una gara per eleggere a vincitore chi tra gli sfidanti avrebbe trovato il numero più grande di tutti.
Cosi' la tenzone incalzava, mentre i contadini, alzandosi in piedi, declamavano numeri sempre più grandi: "Dodici!" "Diciotto!" "Seicento!" "Un miglione!" e avanti cosi', fino a che nel paesino non era scesa la sera.
A mezzanotte, il più scaltro dei contadini decise di giocare la carta che si era tenuto in serbo per tutta la competizione e, alzatosi, disse il suo numero all'assemblea: infinito.
Tutti stavano ormai per dichiararlo vincitore quando ecco spiccare tra la folla il protagonista, deciso a dire il suo numero per vincere la gara.
E qui cè da fare una piccola parentesi sul protagonista, che ovviamente non è un bruto assetato del premio in denaro che passa giorno e notte bestemmiando e cinghiando i figli nella disperata ricerca di un numero che lo faccia vincere, ma è invece un timido pastore, che sorride anche quando perde il gregge nella nebbia, che pensa per prima cosa alla gioia degli altri e che ovviamente dividerà il lauto premio in denaro con tutti i presenti tornando poi alla sua semplice vita e al suo semplice lavoro di pastore.
I bambini, come i protagonisti del racconto, restavano mezzi preoccupati e mezzi pronti a sbellicarsi dalle risate aspettando di sentire quale folle numero potesse attaccare l'indiscussa forza dell' "infinito".
Ovviamente il numero in questione era "infinito + 1" e la favola si chiudeva come da copione, felice di aver insegnato i bambini a riflettere.
Solo ora, a distanza di anni, Larry Sicomoro, l'entomologo Larry Sicomoro, capiva che quella storia dell'infinito + 1 era una cagata pazzesca.
Davanti a lui si stendeva la Strada: una lingua incandescente di luce intermittente che tagliava il suo campo visivo inabissandosi negli orizzonti, formata da miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di lucciole, l'animale che più era proliferato dopo la peste.
La Strada era composta da un numero di lucciole cosi grande da non avere nemmeno un nome, da non avere nemmeno un pensiero per esprimere la sua vastità.
La Strada era composta da un numero di lucciole cosi' grande da far sembrare l'infinito + 1 un insetto sotto le sue suola...

martedì, settembre 04, 2007

Alternativa estiva

Larry camminò a lungo nel bosco, deciso a spingersi oltre le sue precedenti esplorazioni, lontano dalla cittadella.
Già, la cittadella.
Il tempo in cui credeva che non avrebbe mai più rivisto un essere umano libero dalla peste gli sembrava distante anni luce. Aveva vagato per mesi e mesi nel pericolo, raccogliendo dati su dati sui suoi amati insetti, ed infine, praticamente per caso, era arrivato alla cittadella, alla rocca, e con lui erano arrivati altri umani, ed altri ancora, ognuno portando la sua piccola casa sulle spalle, ognuno arroccandola all'interno delle mura fortificate. Tutti uniti nella creazione di un gigantesco formicaio.
Scese la notte ma Larry non se ne accorse, immerso nel cammino.
Fu solo dopo alcune ore di marcia nel buio che l'entomologo si trovò davanti a ciò per cui aveva camminato cosi' a lungo.
La notte precedente infatti un vecchio, appena arrivato alla cittadella, gli aveva parlato di qualcosa di veramente prodigioroso, qualcosa che non aveva neanche saputo acquisire una dimensione nelle fantasie dell'entomologo.
Un nome però lo aveva: era la Strada.

lunedì, settembre 03, 2007

Alternativa estiva

Larry Sicomoro non era mai stato un buon cacciatore.
Infatti era un entomologo; e nemmeno tanto bravo.
Era uscito dalla cittadella fortificata in fretta e furia, preso dalla smania irresistibile di trovare, catturare e catalogare tutte quelle bestiole di cui nessuno, tranne Larry ovviamente, si sarebbe mai curato in un periodo cosi' particolare per il genere umano.
Tuttavia qualcosa di interessante negli insetti che Larry studiava con tanta passione, indossando giorno dopo giorno la sua tuta anti contagio, c'era veramente: essi sembravano non curarsi minimamente della peste che aveva falciato all'improvviso la maggior parte degli esseri viventi del pianeta.
Anzi, sembrava addirittura che, posti improvvisamente sotto i riflettori dell'universo, gli insetti avessero deciso di comune accordo di proliferare e conseguentemente partorire specie mai viste prima, come se Madre Natura, persa ogni speranza riguardo ai mammiferi e agli altri appestati, si fosse rivolta agli unici piccoli esseri immuni in grado di soddisfare la sua creatività.
Graziati dal terribile morbo, gli enti più minuti avevano ottenuto un posto in prima fila ed era forse per questo motivo che Larry Sicomoro sentiva il proprio destino cosi' legato a quello dei nuovi protagonisti: essendo infatti deceduti tutti gli altri egli rimaneva il miglior entomologo su scala mondiale o, per lo meno, l'unico.

sabato, settembre 01, 2007

Alternativa estiva

Non furono i timidi raggi del sole mattutino a svegliare Acacia, e nemmeno il tenue cinguettio dei passeri che, festanti, salutavano la notte, bensi' un peto sonoro e secco come il rombo di un F14. Veniva da una rana toro, una rana toro gigantesca.
Acacia osservò attonito il gigantesco rappresentante della famiglia delle ranidae, la cui mole superava abbondantemente quella di un pony di media stazza.
Il suo nome era Seduto.
Acacia aveva sentito parlare mille volte di Seduto, nella penombra della tenda paterna. La leggendaria Rana Catesbeiana era stata il primo animale da compagnia di Regina Addolorata, quando quest'ultimo era ancora un piccolo indiano. I due avevano trascorso insieme la giovinezza e la leggenda, tramandata ad Acacia dal padre, si concludeva nel racconto della struggente separazione dei due, il giorno in cui Seduto era partito per la vecchia europa nella speranza di diventare un coreografo di fama.
Ora, dopo anni e anni e anni e anni di assenza, la rana era tornata.
Seduto apri' la bocca millenaria e Acacia con lui: era noto agli oracoli pellerossa che le rane catesbeiane potessero parlare solo una volta ogni cento anni, ed era loro proibito dire cazzate.
"Tu cerchi di essere un oracolo giovane Acacia Audace, ma non lo sei. La tua natura è differente: lontana dalla curiosità casuale. Se lo desideri, se veramente lo desideri, ti rivelerò lo stratagemma che permise al tuo patriarca Regina Addolorata, nonostante in gioventù fosse negato quanto te nell'arte oracolare, di divenire il migliore tra tutti gli oracoli pellerossa.
Esiste un luogo in fondo al tuo cuore; un'isola misteriosa comune a tutte le coscienze dove ti è concesso di rivivere tutto il percorso evolutivo che ti ha portato fino al tuo stato presente, e di andare oltre, ed oltre ancora. Ripercorrerai tutte le tappe dell'evoluzione, da atomo di idrogeno a uomo, conservando in te ogni più piccola esperienza...diventando infine il re degli oracoli pellerossa...perchè solo chi conosce tutto può conosce tutti i possibili futuri.
Vai Acacia Audace, fondi le realtà dentro di te, fondile e guarda le casualità del mondo, perchè per ogni storia che vivrai, mille domande sorgeranno dentro di te, e a tutte dovrai rispondere.
Ora và! Il tuo nome d'ora in avanti è Larry, e per tutta la durata del viaggio cosi' sarà..."
...

giovedì, agosto 30, 2007

Alternativa estiva

Acacia Audace aveva cavalcato a lungo nella prateria, fermandosi infine sul picco che dominava tutta la valle. Sedutosi, aveva cercato la risposta alle sue domande nelle stelle, chiedendo consiglio ai suoi illustri antenati. Si era seduto su una cacca di bufalo.
Essere un oracolo pellerossa non era facile. Bisognava trovare qualcosa da dire e poi riuscire ad essere pubblicati. Tutti gli dicevano che una volta trovato il proprio tema guida, tutto il resto era in discesa. C'era per esempio suo Pro-zio Nichele che si era specializzato negli oracoli riguardanti i meteorismi o la vecchia Dentiera Cadente che ormai pubblicava esclusivamente oracoli sulle serie tv della Fox. Tutti avevano trovato la loro nicchia editoriale, parlando sempre di cose che raramente poi succedevano ed evitando sempre di criticare od indagare la reltà, nella speranza (o nella convinzione) che le cose che sarebbero potute succedere sarebbero comunque state più interessanti delle cose che effettivamente sarebbero poi successe, o per lo meno più divertenti.
Lo stile giornalistico di Acacia non solo non era apprezzato nella comunità pellerossa, ma non aveva effettivamente senso al suo interno. Da qualche altra parte sarebbe forse stato un critico rispettato ed un pungente osservatore ma nella terra in cui era cresciuto, la sua terra, era impossibile riuscire a sfondare parlando delle cose che già la gente viveva ogni giorno. I pellerossa avevano bisogno di una finestra per guardare tutti i futuri possibili e Acacia Audace non sapeva fare altro che metterli davanti ad uno specchio e fargli notare quanto malmessi si fossero svegliati e quanto normale sarebbe stata la loro giornata.
Avvolgendosi in simili tristi pensieri, Acacia passò la notte seduto su quella cacca di bufalo, attendento una risposta che, come immancabilmente succede quando si racconta una storia, sarebbe arrivata il mattino seguente.

mercoledì, agosto 29, 2007

Alchimia

Ma che cos'è questo blocco che ci sta affondando l' iPiroga, cos' è, una falla nello scafo? Una farfalla nei boxer? Dell' olio di ricino nella marmellata di prugne? Dell' olio di fegato di..struzzo? Ma che cos'era quella misteriosa forza che ci spingeva a creare un mondo non certo migliore e che ora ci viene a mancare? Dov' era, perchè, perchè? Perchè non ne abbiamo approfittato abbastanza? Perchè non abbiamo trascritto in formula quello che ci ispirava, perchè non abbiamo mai cercato di scoprire nel profondo cosa fosse, cosa fosse,
cosa fosse cosa?
Il Fandango.
Ma il Fandango c' è ancora. Io lo so che c'è.

Non molliamo, come nelle celebri parole del censore: Fandangum cercaatus esse;
il fandango deve essere cercato, è la nostra unica non-cazzata.
Basta una volta e non lo dimentichi più.

Alternativa estiva

INIZIO DELLA TERZA PARTE
sottotitolo alla terza parte: la peste, l'audacia e toro seduto

"Benvenuti amici e amiche , oggi si parla di scrittori.
Quando penso ad uno scrittore, di solito mi immagino un acculturato fumatore di sigarette strette, dai raffinati gusti etilici e dalla scarsa capacità di trovare il bello nella ricerca di un partner.Mi immagino una persona generalmente definita: "abbastanza acculturata da potersi permettere di indossare copricapi orrendi" e "sufficentemente magnianimo da mettersi al livello del lettore". Mi immagino uno che vede lo scrivere una parolaccia come un'atto provocatorio e soprattutto non riesco a togliermi dalla testa l'idea che gli scrittori siano quel genere di persone che imbottigliano le propie flatulenze per poi goderne in privato..."

L'articolo continuava cosi', con troppe, troppe cose vere e false insieme.
Regina Addolorata era un giovane editore, o almeno lo era stato.
Ora, alla veneranda età di centotrè anni non dichiarati, aveva accumulato abbastanza esperienza da incarnare l'abilità di sei o sette giovani editori ed aveva finalmente accettato l'idea di essere un vecchio.
Però non aveva lasciato il suo lavoro.
C'era addirittura la voce che sarebbe morta prima la professione di editore di oracoli pellerossa che il vecchio Regina Addolorata.
Regina abbassò il foglio tornando a guardare il pronipote, autore della merdata in questione.
"Non posso pubblicare questa roba, Acacia"
"Oh nonno!Non è vero che non puoi, tu non vuoi!Non vuoi perchè tutto questo è..." strappò il frutto delle proprie fatiche sula macchina da scrivere dalle mani di Regina ".. tutto questo è provocatorio!" ed usci' sbattendo la porta della tenda.
Regina Addolorata era molto, molto stanco ed il filo dei suoi pensieri veleggiava indeciso sulla natura del pronipote: tu non scrivi cose provocatorie Acacia Audace, e forse non scrivi neppure cose, ma fatti...chissà se potrai mai essere un buon oracolo pellerossa?
D'altronde, quale nome fu più azzeccato di quello scelto per te nipote mio?...quanta audacia può dimostrare un albero?

lunedì, agosto 27, 2007

Alternativa estiva

Completamente nudo, immerso nel fosforescente liquido di stasi, Larry Sicomoro apri' gli occhi stanchi e subito si accorse che qualcosa non andava. Si trovava al centro di un male illuminato salone, che gli ricordava fin troppo una vecchia palestra trasformata in fretta e furia in laboratorio. Dei festoni adornavano le pareti piene di schermi e pannelli e tutto intorno a sè Larry vide gruppi più o meno densi di persone in camice che, ubriache e commosse fino alle lacrime, cantavano a squarciagola l'inno dell'Unione Sovietica.
Larry si guardò intorno divertito: era il suo sogno migliore da lungo, lunghissimo tempo. O forse non era un sogno? Fu allora che si guardò le mani e capi' che qualcosa non andava per davvero: al posto delle sue dieci, familiari dita trovò due minacciosi zoccoli cromati; spaventato dalla realtà di questa nuova forma Larry abbassò lo sguardo sul resto del corpo e finalmentè comprese ciò che era diventato: un centauro di metallo a sei zoccoli, una macchina di morte equina guidata dal cranio umano di Larry Sicomoro.
Mr. Bombolone sorrise nell'oscurità: tutto andava secondo i piani.

FINE DELLA SECONDA PARTE

sabato, agosto 25, 2007

Alternativa estiva

La farmacia non era proprio come Larry se l'aspettava: era un cencioso tugurio sporco e malaticcio, drappegiato con pulciosi tendaggi adorniati di stemmi e macchie di sugo e l'aria era prepotentemente viziata da un forte odore di cinnamomo.
"Sei sicuro che qui troverò quello che mi serve?"
Joyce alzò le spalle: questo potevano permettersi e questo si sarebbero fatti andare bene.
Nonostante l'iniziale coinvolgimento che aveva rapito Joyce, trapelava già nei suoi modi una certa noia per l'intera situazione come se ormai, compiuta la follia, il suo unico interesse fosse tornare a casa e sedersi con una vaschetta di gelato allo zabaione davanti alla spregiuticata sit-com "Ugly Pisto" che puntualmente lo faceva sbellicare dalle risate.
Sembrava sbellicarsi dalle risate anche il giovane commesso baffuto dietro al bancone che, evidentemente troppo divertito, non aveva neanche alzato gli occhi dal libro all'entrare dei due clienti.
Larry si avvicinò al bancone, inebriato di potere da quella provvisoria fuga.
"Avete del pandolix in"
"Io non puarlo tuoa liinegua"
Larry si ammutoli', mente il commesso continuava a ghignare di gusto senza staccare gli occhi dalla sua copia de "I Malavoglia".
"Ma se stai anche leggendo un"
"Nuo nuo. Io guardo figure."
E proruppe in una sonora risata.
E fu cosi' che, per fare lunga una storia breve, Larry e Joyce furono costretti a disegnare su un piccolo pezzo di carta igenica usata il farmaco di cui avevano bisogno ed il commesso, cordiale come una golata di cianuro, li servi' portando loro anche un goloso bicchiere di aranciata che subito Joyce rifiutò mentre Larry beveva beato il sapore amarognolo della vittoria e della prevaricazione sui commessi scortesi.
E fu cosi' che infine tornarono a casa, ogniuno nella sua parte di prigione...ma c'era un problema: Larry l'aranciata non l'aveva pagata...

giovedì, agosto 23, 2007

Alternativa estiva

"Anche perchè, forse è meglio se lo sai, se non prendo le mie medicine entro tre giorni mi trasformo nella scimmia Bubù..."
"E cosa sarebbe?Cos'è che fa una scimmia Bubù?"
"Sostanzialmente si tratta di una palla di pelo coprofaga del peso di seicento libbre e dalla forza ciclopica che tenta disperatamente di copulare con qualunque cosa si pari sul suo cammino e"
"Dobbiamo assolutamente aiutarti!"

Cinque minuti dopo Larry sfrecciava bendato sul sedile posteriore di una vecchia DeLorean magenta modificata. Noodles non sembrava molto convinto della situazione e tramortirlo e lasciare un messaggio di chiarimento sulla segreteria di Mr. Bombolone , il nome in codice del mandante, era sembrata a Joyce la migliore scelta possibile. Sarebbero stati via solo un paio d'ore, comprando il necessario per scongiurare l'arrivo della terribile scimmia, e poi prigioniero e carceriere sarebbero tornati ognuno dalla propria parte del vetro...

mercoledì, agosto 22, 2007

Alternativa estiva

Joyce aveva dormito male quella notte e non si lamentò nel dare a Noodles il cambio per controllare il prigioniero.
Arrivò nella piccola stanza grigia senza fretta, percorrendo un piccolo corridoio pieno delle immagini votive di Elvis. La stanza era semplicemente arredata: una sedia, una macchina per il caffè, un poster de "Lo sceriffo scalzo" e un paio di gatti siamesi in ceramica, strabici, che facevano la guardia alla porta.
Un'intera parete era costituita da uno spesso vetro trasparente, e oltre questo vetro si trovava un'altra stanza, altrettanto grande, in cui era prigioniero Larry Sicomoro; oltre questa stanza ce n'erano poi altre, e altre ancora, e oltre a queste c'era la strada, e oltre la strada altre strade, e palazzi, che tutti insieme formavano San Francisco, e oltre San Francisco c'erano autostrade, e praterie; e oltre ancora c'erano fiumi e laghi e foreste, ed oltre ancora...Gorgon.
Tornando a Larry, ora si trovava semisteso sul letto, con le gambe penzoloni, e guardava il soffitto con la pazienza di una vacca indiana: si era abituato presto alla prigionia.
Joyce schiacciò un bottone seminascosto nella parete e parlò a voce alta:
"Come ti senti oggi, detective?"
Larry percepi' il cambio di turno tra i carcerieri nella nuova intonazione della voce, e decise di dimostrarsi più mansueto all'uomo attualmente dietro al vetro, che credeva rispondesse al nome di Noodles.
"Bene, benissimo grazie."
"Finalmente!Sono sette giorni che sei qui dentro, lo sai?"
"Si lo so...ho tenuto il conto...cosa mi sono perso?"
"Hanno commemorato la scomparsa di Elvis giù a Vegas...e Gotenks è al terzo livello di super sayan..."
Larry scrutò il vetro, che dalla sua parte perdeva ogni trasparenza rassomigliando in tutto e per tutto ad uno specchio...Noodles aveva detto "giù a Vegas"...Non potevano più essere nella grande mela...ma perchè portarlo via dalla città solo per aver fatto una domanda sbagliata in quella vecchia bettola del Valium?Qualcosa non quadrava...
"Ti serve qualcosa?"
"Se sono veramente passati sette giorni, si: ho bisogno delle mie medicine...ho ancora tre giorni di tempo per prenderle..."

sabato, agosto 11, 2007

Alternativa estiva

Indipendentemente dal compito che gli veniva assegnato, le indagini di Larry cominciavano sempre li': al Valium, la regina di tutte le bettole.
Facce sempre nuove lo guardavano storto ogni volta che entrava, ma d'altronde il Valium era un locale per stitici, e quelle facce corrucciate non significavano necessariamente che Larry non fosse il benvenuto.
E comunque non lo era.
Il barista si chiamava Petò, era alto due metri e aveva due spalle da bisonte coperte di cicatrici e insulti ma comunque, tolta la benda sull'occhio e la gamba di legno era un bell'uomo, grande e grosso come un armadio ma morbido come un pezzo di pane. Azzimo.
Indipendentemente dal compito che gli veniva assegnato, ogni volta che Larry entrava al Valium si sentiva un pò come un docile cartone animato francese entrato per caso in qualche violentissimo cortometraggio per adulti giapponese.
Si avvicinò al bancone con la sicurezza con cui un automobilista vissuto prende il telepass per la prima volta.
"Hola Petò.Hai visto un certo Larry di recente?"
Petò lo guardò disgustato con il suo unico, ciclopico, occhio.
"Per chi mi hai preso?Per un' ufficio informazioni?"
La sbarra non si era alzata. Il pugno di Petò invece si', e per Larry Sicomoro la notte calò mezz'ora prima del tramonto.
...

Arte di mezza estate


mercoledì, agosto 08, 2007

Alternativa estiva

INIZIO DELLA SECONDA PARTE
sottotitolo alla seconda parte: Il grande fresco

Quando Larry Sicomoro si svegliò nel suo studio al quindicesimo piano affacciato sull' Atreides Boulevard ci mise qualche secondo per accorgersi che il suo risveglio repentino era stato causato dall'entrata poco furtiva di una piccola figura femminile, ora seduta sulla poltrona davanti a lui.
Il sogno da cui si era appena destato non era dei migliori: si trovava in una piccola camera da letto tappezzata di un verde-sala-operatoria, ed un bambino, a cui presumibilmente lo stesso Larry stava raccontando una favola, continuava ostinatamente a ripetere, seminascosto dalle coperte lilla del suo lettino: "Nove, bove. Fa rima e cè!"
Ma che cosa voleva quel bambino da lui?
Finalmente la donna lo squadrò, apparentemente più preoccupata dell'investigatore che aveva scelto per risolvere il suo problema che del problema stesso.
"Ho un problema: mio figlio Larry è stato rapito."
Un altro caso per Larry Sicomoro...

lunedì, agosto 06, 2007

Alternativa estiva

Larry si voltò, rendendosi improvvisamente conto che la paura lo aveva imperturbabilmente reso stitico.
A pronunciare le parole era stato il bigliettaio di quel bus a due piani che tanti anni prima Larry aveva rubato aspettando di essere recuperato dagli elicotteri che, festanti, lo avevano infine riportato a bordo della U.S.S Ticonderoga.
Larry subito non capi' come aveva fatto a riconoscere quel bigliettaio: la divisa lisa ed il grosso tema di italiano (risalente a prima che Larry imparasse a scrivere per corrispondenza) stretto nella mano di quel magro bigliettaio nervoso erano inconfondibili...ma era passato cosi' tanto tempo!Non poteva più esistere niente di simile ad un compito o ad un bigliettaio sull'isola ormai, doveva essere una visione, uno spettro o addirittura...
Larry tremò.
"Sei...sei la mia coscienza?"
Il bigliettaio espresse la sua risposta scatarrandosi con disappunto sulle scarpette lucide di grasso, ceffando goffamente un gesto da vero duro.
"Si, in un certo senso, io sono il tuo senso artistico: la tua verve creativa"
Larry ritrovò coraggio scrutando sopra la spalla destra del bigliettaio, cercando invano di svelare una messinscena poco divertente.
"E se tu sei il mio senso artistico, cosa te ne fai di quel mio vecchio compito?"
Il bigliettaio questa volta non si scompose.
"Io non devo farci niente: sei tu che ne hai bisogno...da questo tuo primo seme, questo compito, germoglierà il tuo personalissimo capolavoro cresciuto e sfamato dalla tua instancabile necessità creativa!"
Larry ormai era rapito da quelle parole cariche di epica cavalleresca e di maldestri tentativi di apparire macho.
"E questa stitichezza?Quale freno inibitore rappresenta dentro di me questa mancanza corporea...diciamo pure fisica?"
"Fatti tuoi.Per me è solo stitichezza, sono un senso artistico mica uno stiticologo!"
E preso il tema iniziò a cantarne le prime righe, cosicchè Larry potesse ricominciare un lavoro nuovo e creare cosi', partendo da quel vecchio tema, il suo personalissimo capolavoro.

"C'era una volta, in una terra lontana lontana, un regno grosso più o meno cosi' in cui abitavano sette tipi di Grappa: Rugginosa, Flatula, Pizzichina, Rosicona, Malmostosa, Ossida e Felpata. Esse erano le principesse del regno di Borbottosa, figlie del Re Rebus, ed ogniuna di esse possedeva una grande dote che scopriremo nel proseguire questa favola..."

Il bigliettaio alzò gli occhi e scrutò intensamente Larry, commentando: "Sarà una settimana lunghissima..."

FINE DELLA PRIMA PARTE

domenica, agosto 05, 2007

Alternativa estiva

...la storia continuava, e cosi' la scimmia, il cui nome era Larry, si avventurava sempre più profondamente nel corposo romanzo di formazione.
Infine, dopo aver conosciuto e amato i personaggi di Blastoise e A. Malamute, dopo aver odiato e dopo aver finalmente visto cadere l'infame Visconte Cromato, Larry raggiunse quella frase finale che tanti anni prima il vecchio non era riuscito a completare; ed essa recitava cosi':
"L'esodo estivo: è cosi' che partono gli eroi? Foss'anche per viltà non abbandonerò quest'agognato stilo, chè se del calamaio e della felpa son servitore, per onor, tanto èvvero, s'ha da far..."
Il romanzo era finito, la pietra incisa era finita.
Larry ebbe un tuffo al cuore, risvegliandosi al presente. Molto tempo era passato da quando per la prima volta aveva posato gli occhi incuriositi sul grosso masso pentagonale e la barba gli lambiva teneramente i piccoli piedini prensili invitandolo a riflettere sul quel lungo ed intenso attimo di lettura che fino a quel momento gli aveva impedito di curare qualunque altra cosa...ma una voce, proveniente da dietro le sue gracili spalle, lo invitò con pertinenza a rinfoderare la spada del pensiero; diceva: "...è tuo questo compito Larry?"
Larry tremò di paura: ma la scuola non era finita?

martedì, luglio 31, 2007

martedì, luglio 17, 2007

Alternativa estiva

La scimmia divorava avida i caratteri pietrificati, inevitabilmente attratta dalla mole titanica del romanzo di formazione.
"Questa è letteratura!" pensò, ricordando le lunghe ore passate sul cesso a sfogliare Topolino.
Intanto, mentre la scimmia accendeva con nonchalance un piccolo fuoco di feci secche per leggere meglio, le ombre incominciavano cautamente a distendersi alle sue spalle e dal freddo della foresta sacra mille occhi pieni di cupidigia la scrutarono perplessi...la lettura continuava...

7 giorni dopo; palazzo reale.
"Oltraggio!Tradimento!Sacrilegio!Ciliegio!Bottarga!" Urla Kabuto, entrando nelle cucine del palazzo sovrastando il fragore generale.
Mandy Ludicolo, aiuto cuoca di seconda classe, spavantata dal clamore e dal cozzare delle armi proveniente dagli appartimenti superiori, affida il figliolo di pochi mesi ad Oscar il robò ed imbarca i due su una piccola nave a rèmi, affidandoli alla provvidenza...

Alternativa estiva

Tante volte la scimmia aveva pensato di scrivere un romanzo,ma poi,ogni volta,si stupiva cosi tanto di essere riuscita a pensare che finiva per rimandarne la stesura.
Ma qual rimando fu mai più dolce?La scimmia lo sapeva...tutti i capolavori nascono solo dopo un'attenta fase preparatoria e di consultazione delle fonti.
La sua fonte era proprio li...su quello scoglio...

L'etica Bisbetica
Un romanzo di formazione in Tre Atti per palati forti, spigolatrici di Sapri e mangiatori di Loto.

Atto Primo
Entrano i personaggi:il Kingler reale per primo,subito dopo il suo primogenito,Krabby II,con la promessa sposa Cloyster,a seguire il cognato Kabuto,i paggetti il giullare le baccanti,ultimo ma non ultimo Tiresia,l'indovino di corte.Un Kangaskhan fa vibrare la tromba,il sovrano prende parola:"O indovino mostraci tu la via della verità,perchè dunque ormai le nostre fresche acque non possono scorrer sanza sospiri?Un terribile male ci affligge,perchè siamo cosi in odio agli dei per meritare tutto ciò?Giorni e giorni passano ormai sanza che la pestilenza dei Koffing si plachi.Dimmi Tiresia che cosa si debba fare,e io,eseguirò come suddito fedele esegue."Il re gli porge la chela da baciare.Tiresia,che non ci vedeva una sega,bacia le chiappe di Kabuto,che un po' disgustato un po' compiaciuto,lascia la sala.
...

sabato, luglio 14, 2007

Alternativa estiva

Consigliato ai deboli, agli accaldati e ai mangiatori di loto

Il vecchio scrutava l'orizzonte immobile, come un saggio dei tempi antichi, come un vecchio re sul suo vecchio trono scavato nell'arenaria, come l'ultimo dei dinosauri che guarda sornione l'asteroide che si avvicina. Era immerso per metà nell'acqua bassa e calda.
Bassa perchè la riva distava appena un paio di metri, con i suoi granchi rincoglioniti e le sue alghe decomposte; calda perchè da quando era arrivato sull'isola aveva sempre considerato la creazione di una latrina la più formidabile perdita di tempo.
Asciugatosi con alcune foglie di banano, si avviò lungo un sentiero erto ed polveroso, su per una collina adorniata da sicomori, immobili come sicomori che adorinano una collina.
Il vecchio era pensieroso e non faceva altro che guardare ogni momento qualcosa che teneva in mano; uno scalpello di ferro, ormai consunto dall' uso.
Era preoccupato perchè non riusciva a concludere il lavoro che per tanti anni era stato il suo unico compagno su quell'isola deserta: la stesura di un grande romanzo di formazione dal titolo " L'Etica Bisbetica".
Si avvicinò alla grande pietra su cui pazientemente, per anni e anni, aveva inciso ogni lettera del suo mistico romanzo.
Il vecchio si lisciò la barba è sputò.
Si lisciò ancora la barba, sputò ancora ed improvvisamente si accorse che sarebbe dovuto tornare alla spiaggia per guardare il tramonto come un saggio dei tempi antichi, o come un vecchio re sul suo vecchio trono scavato nell'arenaria, o come l'ultimo dei dinosauri che guarda sornione l'asteroide che si avvicina.
Ma il vecchio non sapeva che non sarebbe più tornato per completare la sua opera.
Dieci anni dopo, una scimmia imparò a leggere per corrispondenza e si mise pazientemente a decifrare le iscrizioni sulla grande roccia; esse recitavano cosi':

L'Etica Bisbetica
Un romanzo di formazione in Tre Atti per palati forti, spigolatrici di Sapri e mangiatori di Loto.

La scimmia cercò una sistemazione più comoda sedendosi e continuando a leggere: la lettura di preannunciava interessante, si preannunciava una lettura estiva...

...continua

martedì, luglio 03, 2007

La fiesta oltre la siepe

Finita l'era degli autoscontri, finita la guerra, finita l'epopea del pappagatto, finiti gli appunti su Nietzsche, finite le domande tranello sulla chioma di Berenice, cosa li aspetta?
Qualcuno andrà a vivere col guardiano del faro, scrutando orizzonti sempre più chiari, fino all'alba?
Qualcuno ascolterà "figli di Pitagora" accarezzando la foto del guardiano della tomba dello sceicco, o tramando congiure vudù?
Figli di Casadei, di Dario Fo, di Dario Argento, del pappagatto e del grande assente, ascoltate: qualunque cosa facciate del vostro futuro per voi ci sarà sempre una fiesta oltre la siepe.

giovedì, giugno 28, 2007

Perchè tutte lo preferiscono orale

Ugo Dighero vs Commissario Esterno di Matematica&Fisica.
Pupazzo Gnappo fammi fare un grande esamee cosiii

If winter comes can spring be far behind?

mercoledì, giugno 27, 2007

La soscietà dei magnaccioni

Non ho niente di meglio da fare che fare; e per fare intendo sproloquiare a tre giorni dall'esame. Mangiare? Si. Studiare? Noooooo. Tanto il mio voto è già scritto, come il tuo e il suo; e anche di quell'altro. Il miserabile e il ricco dormono tutti sulla collina; dopo un rave party: le poliziotte sono arrivate tardi. La plebe nell' erba, i nobili sul palco, gli immobili, per definizione, sono rimasti a casa loro, i mobili negli immobili. A ognuno il suo.

Quercia e Fulmine

E se la realtà fosse dubbio?
Ogni cosa che è, esiste, ma il contenuto che quella cosa esprime può anche non esistere affatto, o sbaglio?
E se la realtà fosse scomposta in querce e in fulmini, se fosse divisa tra ciò che è immanente e ciò che invece è improvviso?
Se davvero il mondo fosse diviso a questo modo che io dico, non sarebbe illecito per me scrivere quanto segue:

...Tokugawa Ieyasu non era più stato lo stesso dopo il triste avvenimento di Halifax e la sua teoria unificante delle metamorfosi metaempiriche faticava a trovare uno sbocco coerente.La visione del catoblepa aveva scatenato sentimenti contrastanti nel vincitore, che adesso non era più tanto sicuro delle sue precedenti manifestazioni cosmiche.O forse no?Se Erza Pound fosse arrivato in tempo alle pianure di Garidos, recando con sè il dispaccio che gli era stato affidato, forse un'ultima speranza di salvezza avrebbe completato la missione dell'imperatore millenario.
Tuttavia, le somme del calcolatore organico andavano via via riducendosi, e sembrava ormai chiaro per tutti a coorte, che Erza e il suo seguito li avessero abbandonati, perpetrando la maledizione di Hero Quest.
Il tempo andava via lento, compiendo passi più o meno lunghi a seconda degli stati d'animo dei suoi possessori, lontani distanze ciclopiche dal pianeta dell'imperatore.
Forse colui che in quel momento portava la fiaccola del tempo apparteneva ad un' altra epoca e ad un' altro spazio, e forse perfino era all'oscuro delle avventure dell'imperatore millenario e del suo seguito.
Ieyasu guardò nel pozzo dei desideri ancora una volta, alla ricerca di nuovi pedagoghi.
Ma sapeva che ormai il suo tempo era giunto: nel dischiudersi delle prossime possibilità metafisiche l'imperatore fu illuminato, e prima di ritornare nella corrente temporale ebbe tempo di scrivere un'ultima legge nel firmamento della realtà:

Ah, il sublime: bello è ciò che non ha fine.

Meditazioni di carattere generale sulla vite

Mendel era un monaco segaiolo che giocava coi piselli; si guardava intorno, si toccava il mento con aria perplessa e pensieroso coltivava l'orticello. Come li scrutava quei piselli, con quanta cupidigia! E ha scoperto che i caratteri si trasmettono di nonno in nipote, o qualcosa del genere; l'ha scoperto coi piselli. Cioè, per noi uomini valgono le regole degli ortaggi: siamo solo dei cazzi, dei mediocri cazzi che sfidano la forza di gravità. Il nonno di Rocco Siffredi era un allevatore di tori.

lunedì, giugno 25, 2007

Quello che a scuola non ci hanno detto



è del poeta il fin la meraviglia, parlo dell'eccellente e non del goffo, chi non sa far stupir, vada alla striglia!


Cinque anni di musse.

sabato, giugno 23, 2007

Neo-sofismo d'avan-guardia-svizzera e non novi-sofismo

L'avanguardia della lirica, il dico quello che voglio e come lo voglio: manifestazione di una realtà che si muove, del soggetto che si muove, della mancanza di certezze, di riferimenti; coloro che cercano il punto di gravità permanente e non lo trovano, coloro che, nell' euforia del non riconoscersi in nulla, si concedono qualsiasi cosa per realizzare la più assolutà disidentizzazione, o che piuttosto manifestano i primi sintomi di demenza senile(n.d.r. la demenza senile non è relazionabile con la perdità della verginità in età avanzata), ebbene questi esseri dal periodale così lungo, così irreprensibilmente in cerca di libertà, da oggi possono trovare un solo punto di riferimento: Wikipedia, strumento ultimo di sofisticazione della cultura e della libera espressione degli imbecilli.

venerdì, giugno 22, 2007

L'amore al tempo delle automobili

Era sera, la scintillante andava. Andava alla grande, come al solito. Io ero con lei, lei con me, forse non ci amavamo ma ci tenevamo compagnia: no, ci amavamo. Io e la scintillante, le scrivevo sull'asfalto parole d'amore, cesellavo le curve, le sue curve, e ammiravo il suo sorriso, e ascoltavo le sue parole, le profonde parole di un diesel.
Mi sembra passato un sacco di tempo da quando ti conosco, scintillante, e il tempo non ha mai cambiato quello che provo per te. Perchè qualunque cosa succeda so che sei li, ad aspettarmi, scintillante come sempre. Come potrei tradirti? Vederti piangere dagli spruzzini dei tergivetro, vedere i tergicristallo che oscillano su e giù...ho il magone a pensarci...su e giù come noi due, io sopra, tu sotto.
Scintillante sei grande.
-No, non ti faccio stare sopra!

giovedì, giugno 21, 2007

Arbre magique

Amaro scherzo da dizionario: il mango, frutto da me amato al pari di tutti gli altri, significa in lingua latina "mercante che cammuffa i difetti della sua merce" e "imbroglione".
Com'è possibile che la dolcezza della frutta cammini a braccetto con cotanta disgraziata umanità?
Meglio pensare a cose lontane da queste, meglio pensare ad una futura trasposizione a fumetti delle opere di Verdi...

mercoledì, giugno 20, 2007

Epustola ai ipiroga

Ho riflettuto a lungo. Le mie conclusioni si limitano a questa semplice affermazione, così vera: siamo solo delle puttane; all'occorrenza anche clienti. Siamo vermi, siamo merda e quest'iPiroga è la tipica merdata che finirà dopo l'esame.

domenica, giugno 17, 2007

Il bacchino malato secondo me

I film francesi sono noiosi o ambigui. Più spesso entrambi.
I film italiani parlano di persone giunte al limite che si spaccano di seghe.
Quelli americani parlano di persone giunte al limite che spaccano tutto.O di alieni.
I film del terzo mondo o dei paesi usciti dalla guerra sono pieni di "voglia di vivere" anche se la fanno perdere allo spettatore.
I film nordici sono silenziosi, quelli orientali anche, ma gli attori hanno gli occhi a mandorla.

Luoghi comuni?Opinioni?
Il bacchino malato secondo me:

sabato, giugno 16, 2007

Essere è tempo

Almeno in ultima analisi è proprio così: essere è tempo. E' tempo di-fare un post, è tempo di-fare chiarezza, è tempo di-ribasso?, è tempo di-rialzo?, è tempo di-Rialto?, è tempo di-cambiare?, è tempo di-ciliegie?, è tempo di parlare del tempo: è tempo di morire; eh si, per poi accorgersi, proprio quando ormai non serve più, di aver capito? Tutto ciò dimostra che essere è tempo, almeno in ultima analisi. Ma brutti filosofacci, ma voi ragionate proprio così, senza consequenzialità logica (esemplificata dal sillogismo del trombeur: se ho voglia, trombo).Ma ricordatevi infingardi: c'è un tempo per farle ed un tempo per doverne rispondere; c'è un tempo per far-se-le e un tempo per far-se-le-fare: non per tutti, ovvio, infatti voi, i "filosofi", avete dimenticato questa regola e proprio per questo, stufi di infierire sulle vostre membra, avevate infatti all'epoca assunto il titolo poco nobilitante di filocazzi (vostri), consumati dal fai da te, avete cominciato a consumarvi il cervello: e con cattive conseguenze anche per noi. Ai filosofi, mi duole dirlo preferisco, i Francesi, praticanti: tanto fumo e aspettiamo l'arrosto.
Ma ora è tempo di non perdere tempo, devo andare, a letto, che ho lasciato i preliminari con il mio esserci già iniziati. Se fossi stato impegnato in quanto essere con gli altri non mi sarei neancche alzato. Rimando a domani la decisione anticipatrice della morte.

giovedì, giugno 14, 2007

L'eroe vola sull'Olimpo a cavallo di uno scarabeo stercorario gigante

Il possedere un blog porta spesso e volentieri ad un cosciente approccio entomologico con la realtà.
Le uniche entità in grado di avere uno sguardo cosi curioso e tentatore senza necessariamente possedere un blog sono gli entomologi stessi o i professori di storia e filosofia.
Avere una visione di questo tipo significa vedersi come una brulicante massa di insettini determinati e scavezzacollo e vedere tutti i problemi, i fatti, gli accidenti dell'universo come pezzetti di legno, pietruzze, fili d'erba mossi dal vento.
Se avessi la visione di me stesso come di una sciamante comunità di formiche, vi farei la similitudine del formicaio, metafora della vita, che deve essere costruito con questi pezzi di legno, con queste pietruzze e con questi fili d'erba mossi dal vento che rappresentano le cose da imparare e gli ostacoli da superare.
Ma una visione di questo tipo si confà maggiormente ad un aspirante vincitore di premi Andersen, non ad un caballero!
Infatti preferisco paragonarmi ad un grosso scarabeo stercorario, un Sisifo incazzato ma ottimista, che spinge la sua palla di sterco su e giù per il deserto raccogliendo al suo passaggio solo le cose che reputa valgano la pena di essere portate nonostante il loro peso.
E tu?Cosa porti nella tua palla di sterco o lettore?
Raccogli Hegel?Raccogli Roswell, Roosvelt e le operette morali del Leopardi?Cosa raccogli?Per cosa farai la fatica di spingere la tua sempre più pesante piccola palla di cacca?

venerdì, giugno 08, 2007

Bacco Tabacco e Venere

Per non morire l'arte

martedì, giugno 05, 2007

Push the bottom

Sciacca u pumellu
Se ti dicono di farlo: fallo.
Avevamo già riflettuto sui doppisensi, ma certe volte la proprietà umana di comunicare stupisce per l'incapacità di esprimersi senza utilizzare perifrasi.
Non cè una parola, un suono (se non il suono del citofono stesso) o un fonema (sempre che sia appropriato l'utilizzo di questo termine) che possa rappresentare l'atto di sciaccare il pomello: di premere il bottone.
E lo stesso è per tutte le altre frasi.
Una scappatoia a volte è il mimo:
"vai a cacare"
"chi lo dice lo è"
sono tutte frasi facili da spiegarsi a gesti ma se si dovesse dire:
"se ti dicono di farlo: fallo"
come fareste a spiegarvi senza offendere lo spettatore con falliche visioni?
Ma cè una soluzione: non sentite il barrito degli elefanti?Esatto amici miei; la soluzione non è Moira, bensi' l'India.
All'India infatti spetta l'onore (e l'onere) di avere nel proprio linguaggio una parola che, nella massima brevità, esprime un grande significato...e quella parola significa infatti qualcosa tipo : lo sguardo che due persone impaurite si scambiano sapendo che cè da andare ad ammazzare una tigre ma contemporaneamente sapendo che nessuno dei due è intenzionato a farlo.
...più chiaro di cosi'.

Patria y Libertad

Se mi viene voglia, per distrarmi, di leggere qualche cosa di stupido e leggero, scrivo un post su iPiroga, poi lo leggo. Questa mia consuetudine mi ha portato però a trascurare la vera storia di Fulgencio Batista y Zaldívar, più volte presidente legittimo di Cuba, fino alla sovversione nel 1959.

-invocazione a Fulgencio Batista y Zaldívar
o Fulgencio, tu, tu che fosti violentato da secoli di propaganda comunista,
venuta prima della stesso comunismo,
tu, il tuo ricordo, i tuoi capelli...o Fulgencio io ti ricordo così, scarpe da tennis bianche e blu, la giacca a vento e labbra rosse...tu!
Narraci la tua vera storia, facci inebriare del profumo delle cose immortali, ricorda la tua vita!

Nonostante fossi un sanguemisto, un brodo di sputo filippino africano e spagnolo (oltre che amerindio), ero dotato di alti principi morali ed di un totale disinteresse per il potere. Sotto i miei governi il turismo di lusso prosperò enormemente: i casinò, i postriboli, i clubs e i bar illuminavano l'isola. E non erano solo nordamericani ad investire a Cuba, ma c'erano anche famiglie italiane, tutti erano amici e si volevano bene, la corruzione non esisteva perchè era la regola. Sembrava non dovesse finire mai.
Avvenne che, un bieco personaggio, spinto dall'invidia che nutriva nei miei confronti e dalla povertà, e forse anche da un senso della morale distorta che lo spingeva a sentirsi padrone della sua terra, si ritirasse a fare orge e casino sulle alture della Sierra Maestra; il suo nome era Fidel, che in seguito assunse anche il soprannome di Castro, per via delle sue strane abitudini nel rapportarsi ai giovani. Sulla Sierra Maestra era sempre una fiesta, un continuo cercare di buttarselo nell'ano, così, come se fosse un gioco; là, cocacola è siempre e ogne è frutto, tutti erano grassi perchè mangiavano tanti hamburger e ogni anno si teneva una gara fra spogliarellisti di tutto il Sud America per aggiudicarsi il premio di primo bevitore dell'isola. A quell' importante competizione era andato per distinguersi Ernesto Guevara de la Serna, da allora soprannominato "Che cazzo" dallo stesso Castro che lo fece vincere falsando i risultati della gara. Da allora Cuba perse credibilità internazionale e il presidente Batista, io, dovetti dimettermi per l'imbarazzo. Ne approfittò Castro, che dotato più di fortuna che di lucidità politica si insediò sul cesso del potere e vi rimase; fino ad ora, fino alla vittoria, siempre!

lunedì, giugno 04, 2007

Paso Adelante

Sorseggiando un ultimo drink Fandango esce.
Lentamente si allontana dal locale lo spettro degli anni che furono.
Non ti voltare mai.E' la prima regola.
Eppure Fandango lo fa.Si gira e fissa l'insegna luminosa per l'ultima volta.
Lucciole che girano inebetite intorno alla scritta Cafè.
Lucciole che camminano ai bordi della strada.
Revolucion gli sussurra una di loro.
Una seconda gli infila una maschera.
Le porte delle case di spalancano.
Gamberoni ballano festosi.
La grigliata celeste li attende.
Protuberanze elefantine riempono i cuori.
Una di quelle dolci creature prende Fandango per mano,le parole scorron come note:

...frate mio,guarda e ascolta

Ed ecco un lustro subito trascorse da tutte le parti per la gran foresta
e una melodia dolce correva
per l'aere luminoso

Anche Fandango canta,come se conoscesse questa melodia da sempre

Genti vid'io allor,come a lor duci
venire appresso
e vidi le fiammelle andar davante,
lasciando dietro a sè l'aere dipinto
Lo spazio contenne un carro
triunfale
ch'al collo di un grifon tirato venne
Le membra d'oro avea quant'era eccello e bianche l'altr di vermiglio miste
Tre donne venian danzando
da la sinistra quattro facean festa,
in porpore vestite,dietro al modo d'una di lor c'avea tre occhi in testa
Poi vidi quattro in umile paruta
e di retro a tutti un vecchio solo
venir dormendo,con la faccia arguta



Revolucion,ora,tutti cantano alla luna

El paso ovvero Il passo più lungo della gamba

Aria di revolucion, aria di fiesta latina;
scheletri fandango escono dagli armadi: fucilano in piazza grassocci residui del passato, tutto sulle note di ritmi caraibici...
Fratelli iPiroga, voi non lo sapete dove siamo, non sapete cosa stiamo facendo.
Stavamo cercando le sorgenti del Nilo, la grande fica dalla quale nasce il Grande Fiume; si, non sapevamo se esistessero o meno, sulla nostra iPiroga risalivamo controcorrente, l'iPiroga sulle nostre spalle; ci faceva da guida Rommel, un cammello dall'aria alquanto irriverente, anzi un dromedario, com' era solito ribadire lui (infatti i cammelli sono notoriamente stupidi mentre i dromedari sono stupidi e basta) che si attirò le nostre simpatie con alcune battute salaci sul conto di Rodrizio.
Eravamo stanchi di tutto, l'iPiroga coi suoi capricci ci aveva ormai definitivamente offesi; sembrava non ci fosse più nulla da fare: poi, là, in lontananza una strada, in mezzo al deserto; e una macchina: iPiroga on the road.
Aria di revolucion, aria di fiesta latina;
scheletri fandango escono dagli armadi: fucilano in piazza grassocci residui del passato, tutto sulle note di ritmi caraibici...

martedì, maggio 29, 2007

Légion étrangère

Si spalanca la finestra sulla via poco trafficata: più che una via, un vicolo.
Peste e sangue: la tana de Ipiroga.
Sta per schiacciare sul bottone crociato quando qualcosa lo ferma.
Il suono di un kazoo, il richiamo di tetris.
Si, se non fosse per il tetris saremmo ancora nel 1987, con i suoi calesse ed i suoi gusti classici: niente puffo e niente cioccolato al cioccolato...chissà cosa avrebbe detto Pupo.
Ed è sul teatro dei pupi che si spalanca la finestra ora, su trasformer mutogeni drogati di grammelot e sui grammelot golosi di trasformers...trasformer siciliani s'intende.
"l'isola mi ha parlato" pensa ad alta voce, parafrasando John Locke, e con un peto mette a tacere tutti quelli che quel bottone crociato intendono premere per davvero.
Ipiroga non si chiude, perchè non si chiude qualcosa che è già chiuso in partenza.
Ma si rinnova, si modifica, proprio come ci hanno insegnato i transformers.
E ci ricordiamo che a volte è necessario che ci girino i "tasselli" per raggiungere la vittoria, proprio come ci ha insegnato tetris.
E ci ricordiamo dei Pog, della nutella, della seconda infanzia che iPiroga ci permette di vivere.
Di vivere con gaudio.

"Ricorda le piramidi,
ricorda l'alluvione del Reno,
ricorda i grandi del passato,
ma soprattutto:
ricorda Ipiroga"

CHIUDIAMO STA PAGLIACCIATA

martedì, maggio 22, 2007

Solo se gli arabi sapessero suonare la cornamusa

Fiumi di salsa, salsa di pensieri, prima o poi ci portano via, lungo sentieri misteriosi, pieni di suoni strani, di occhi nel buio, di strani rumori, rumori di tamburi, o forse è il cuore che batte, meno male, forse è la pioggia che balla il tip tap sulle foglie degli alberi, la danza della pioggia, e le gocce si mischiano alla salsa, la diluiscono, ne cambiano la composizione: osserva il primo bagliore dell'alba, guarda l'argento del fiume, ascolta un cantante gitano, una ferrovia sferragliante che ti conduce al sole, saziati con una cascata di mercurio, col fumo cybernetico di una sigaretta epilettica,
un fuoco d'artificio, una pioggia di coltelli, infine un botto di cannone buca nuvole di zucchero filato viola
fermo immagine
sotto
un rapper arabo-francese parla di libertà: trema la giungla, ballano gli spiriti immortali, ballano gli ipiroga, pronti a tuffarsi nell'oceano, ballano, satiri e satirelle partecipano all'orgia a base di marsala, porto e terribili bottiglie di Frontera, là, nell'oceano sarà tutto diverso, celebriamo, appendiamo manifesti che annuncino la morte dell'ipiroga, la sua morte, e la sua nascita sotto altre forme, come il fiume che si separa nelle correnti marine, torniamo a galla per farci accarezzare dal vento, per godere del tepore del sole, poi impazziamo nella tempesta, come flutti in estasi, cerchiamo di bagnare il cielo, di frangerci contro i monti della luna, poi di nuovo giù, nel mondo dei pesci, delle meduse, nel mondo delle profondità marine, sperando che esista almeno un postribolo sotto il mare. Per ora buio.

venerdì, maggio 18, 2007

I vincitori e i vinti

Se mi fosse per caso concessa l'occasione di aprire un dibattito a cui prendesse parte l'intera umanità il tema di cui vorrei discorrere sarebbe:
I vincitori e i vinti della vita.
"Perchè l'intera umanità? -inquit- Perchè pochi uomini non possono fare al caso tuo?"
E rispondo citando:
Nessun uomo è un'isola, intero per se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra. Se una zolla viene portata dall'onda del mare, l'Europa ne è diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica, o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io partecipo dell'umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.
John Donne
Se muore un uomo manca; e se manca un uomo muore.
(e ciò che manca a manca...non manca a destra!)
Ma se manca anche un solo uomo a questo appello, l'intera umanità non basta a sopperire questo vuoto. Si superano i pregiudizi dell'opinione solo se si hanno tutte le opinioni; e io, in questo fantomatico esempio, vorrei avere tutte le opinioni.
Vorrei sapere cosa risponde il coro dell'umanità, ogni sua singola voce o grido o sussurro, alla domanda: CHI, solo e solamente CHI, è il vincitore della vita?
Colui che vive lavorando con un occhio il proprio campo e spiando geloso con l'altro quello del vicino?
Colui che prova piacere nel fare il torto?Nel restituirlo?
Nel professarsi innocente?
Colui che non si ascolta?
Vince la vita l'accidioso, il rancoroso, l'altruista o il perverso?
Vince la vita il sicofante?Il goffo l'offeso o l'idiota?
Ma più profondamente, cos è il vincitore della vita?
E' un singolo uomo?
Sono vincitori tutti coloro incarnati da un medesimo aggettivo?
Sono gruppi?
Sono bestie?
Oppure, tornando a citare John Donne, sono solo e sempre tutti quanti, nessuno escluso?
Nessuno escluso.



mercoledì, maggio 16, 2007

terz'ultima sigaretta

Fumo.
Tanto fumo arcobaleno. Una nebbia densa, nel pieno stile milanese; Milano: città della moda. Gli fa concorrenza Torino; DICO, l'avete visto Lapo? Con quel suo fare da rabbino capo della moschea evangelica di Ceva: città santa per cosacchi, moscoviti e prostitute ginevrine. Il popolo dice che il mondo è bello perchè è vario; il popolo la cui mente merita più vergate di uno schiavo indolente; il popolo che soffre in silenzio, mentre dovrebbe gridare di piacere, per il nostro piacere.
Le cose brutte, il dolore, la sofferenza, insomma, tutte le cose che non desideriamo per le cose a cui teniamo sono come un variegato, hanno un sacco di sfumature. Mica come la felicità che è una sola. Eppure tutte queste piaghe preferiamo che si abbattano su chi disprezziamo, odiamo, consideriamo inferiore: certo credo che, se si provasse piacere nel dolore, il piacere diventerebbe troppo a buon mercato, si svaluterebbe, si ricercherebbero le sofferenze più raffinate, e il peccato non sarebbe più considerato nei termini attuali, forse non esisterebbe, più probabilmente sarebbe un peccato non soffrire. Ci sarebbero meno ipocrisie, perchè la guerra è bella anche e soprattutto se fa male, le bombe atomiche: un lusso da sceicchi, per non parlare delle armi batterioloiche: un piatto per palati fini, per veri gourmet, come un bel pollastrello coll' aviaria. Se il dolore fosse piacevole e meno dichiaratamente sbagliato lo si potrebbe scegliere solo dopo un' attenta meditazione.

Chissà che influsso potrebbe avere tutto ciò sulla quantità di visitatori di iPiroga.
Le contorsioni mentali fanno male.

domenica, maggio 13, 2007

5 volte 5 - quinto giorno

A me piaceva Raffaello, a quell'altro Donatello, ai più il grande Michelangelo.
Ma nessuno amava Leonardo.

Perchè tutti odiano il leader.

Tutti odiano Topolino, le sue soluzioni geniali, la sua saccenza.
Tutti odiano Jack Shepard, Sherlock Holmes, D'Artagnan.
Tutti odiano chi mette l'ultima firma, chi aveva proposto di andare per alzate di mano se il risultato infine non è quello sperato.
Tutti odiano il responsabile designato dalla maestra, che sulla lavagna distingue i buoni dai cattivi.
Ma è anche vero che tutti odiano la maestra,
e allora intravedo un raggio di speranza...

Cosi' si conclude 5 volte 5, con il brio di un peto di grillo, sperando nella postera fortuna

sabato, maggio 12, 2007

5 volte 5 - quarto giorno

Che cos'è la vena poetica?In cosa differisce da un'arteria artistica?Quante domande risposte senza domande, quanti grattacapi che non merito ora; quanti meriti che non grattacapo!

Si alza di scatto nella notte e le ripete: rosa rosae rosae rosam rosa rosa, lupus lupi lupo lupum lupe lupo.Si sente sollevato ma ancora non basta: corpus corporis corpori corpus corpus corpora.Ecco si: ora si che gode, ora si che si sente pronto per l'esame.
Perchè lui è uno di loro: un assuefatto alle lingue morte, un drogato di latino...

venerdì, maggio 11, 2007

5 volte 5 - terzo giorno

La settimana dello studente.

Lunedi': sciagura.
Martedi': più spesso detto "il giorno dopo lunedi". nè carne nè pesce.
Mercoledi': pianto e stridore di denti.
Giovedi': le anticipazioni di One Piece, Lost e Naruto gratificano lo studente.i più sprovveduti pianificano la serata di sabato sperando nel bel tempo.
Venerdi': più spesso detto "il giorno prima di sabato". incredibilmente lento.
Sabato: piove.
Domenica: si dorme fino a tardi per poi lamentarsi di aver perso del tempo che poteva essere impiegato nello studio. panico indiscriminato.

giovedì, maggio 10, 2007

5 volte 5 - secondo giorno

Non cè due senza tre, ma se abbiamo la certezza che il tre prima o poi verrà a seguito del due tale certezza non sussiste tra il due e l'uno, tra il secondo e il primo.
Trovandomi quindi in difficoltà per questa seconda parte di 5 volte 5 stavo già per rassegnarmi ad un post rabbioso capitanato da una sfrenata indignatio quando, improvvisamente, un libro creduto scomparso ruppe il velo di Maya della mia infanzia...

Amo e Remo sono pescatori, e dal caso son pescati
le loro avventure hanno qualcosa di epico,
qualcosa che ricorda le gesta erotiche di Mike Bongiorno,

ma lesto arriva il porcello Gavitello sul suo fuoribordo: sciagura!
Si richiede l'intervento del pompiere Manichetta.

mercoledì, maggio 09, 2007

5 volte 5 - primo giorno

Una domanda mi spinge a postare: "Cosa lasciano i tre caballeros ai posteri?"Un'ardua sentenza?Un trattato sulla clemenza del princeps?
Risponderò con 5 giorni, 5 appuntamenti, 5 perle di saggezza in poche righe che lascino un solco pronto per essere seminato.E ricordate: 5 son le note, 5 i continenti, 5 i sette nani; 5 volte 5: la nuova rubrica firmata Invisibile Baro.

Quando ero piccolo c'era una barzelletta su un capo indiano che faceva morire dalle risate...
...poi a un certo punto incominciò a non far ridere più come prima: avevano inventato l'imodium.

martedì, maggio 08, 2007

Ammazza il vegio ammazza il vegio ammazza il vegio.
Questo sarebbe maggio. Maggio di seghe, di non fare un cazzo, perchè siamo solo degli sconvolti, siamo merde travestite da vermi, siamo ebrei travestiti da marocchini, valiamo meno di un caffè; espresso, corretto branca: brancaleone. Ma che cos'è questo disprezzo, cos'è quest'indignatio, donde ne viene.
Ammazza il vegio.
Questo sarebbe maggio. Remigio, Re magio, l'assorbente interno mai. Mai. Uomini travestiti da donne, io vi riconosco dall'odore, loro vi cercano, loro vi bramano: lupo lupetto lupanare; parola di boy scout: morto di seghe nel bosco del balsco. Brasa c'è.
Questo sarebbe maggio: un unica certezza: Brasa c'è; se mai questa scuola dovesse finire chissà che ne sarà di noi. Ma Brasa ci sarà.

domenica, maggio 06, 2007

Prima di partire...

Accarezzo la tastiera impolverata.Chissà iPiroga come sta,penso.E pensando non mi accorgo di pensare a tutt altro.Penzo a Renzo.Renzo Tramaglino l'idraulico di famiglia dove sarà sotto questa pioggia?Penzo a domani:inglese.E a dopodomani:latino.Ma mercoledi...mercoledi si parte.E penso che prima di partire forse un post potrei anche farlo.
Il pensiero mi accarezza,e la cosa mi fa sentire desiderato.

Partiti:oceani di parmigiana,la Third B solca le onde di sugo,Draperi in barca a remi,Fumagalli col berretto da marinaio,un'isola.E' l'isola dei baffetti.Manzotin viene colpito per primo:bersaglio facile.Cetta corre sulla spiaggia vestito da finanziere,é la Guerra che lo attira.I baffetti sembrano cadere sotto i colpi delle cerbottane di Sergiomaria.Ed è a questo punto che il baffetto mercenario sale a bordo.E chiede pietà.E anche un pesca lemon.Intanto il nostro uomo migliore,Capitan Eduardino,vuole chiudere la questione in fretta,tra un paio di giorni deve partire per la terronia:ormai rimane piu solo un baffetto.Il baffetto del castello:Eduardino è vicinissimo,non può sfuggirgli stavolta.
E invece,ancora una volta,il baffo la spegne.
The baffo spent the light again.

Ma cosa ho mangiato stasera?

martedì, maggio 01, 2007

Cosi impariamo

quando nessuno scrive il blog viene a cercare me, mi scuote dalle faccende di ogni giorno e mi pone innanzi all'annoso problema con parole perentorie ed incalzanti: "Due dei tre caballeros sono persone che si credono sacerdoti di Cibele che si credono attori: non hanno tempo.Tu sei sempre qui che pencoli con gli occhi arsi dal monitor: fai qualcosa!"
e io fortunatamente sono ancora abbastanza insubordinato da rispondere:
"Tuttavia anche essi pencolano con gli occhi arsi ed arrossati davanti al monitor: che lo facciano loro!"
essa però mi risponde ancora col monotono epiteto formulare:
"Essi sono persone che si credono sacerdoti di Cibele che si credono attori: non hanno tempo."
e allora mi piego, ma non mi spezzo, prendo il tema suggeritomi in sogno da cachi troppo maturi e decido di farlo a modo mio: di farlo kilometrico.


Il dato cromatico nella canzone italiana.
E' inutile farsi odiare dal lettore dilungandosi in discussioni filologiche sul perchè e sul percome la nostra cultura si basi anche e soprattutto sul pregiudizio costantemente instillato dall'oratore ai suoi ascoltatori (o lettori): l'aggettivo.Bello buono brutto magro idilliaco borioso eclettico retorico: in ogni caso l'opinione viene letta e presa per buona da altri invece di essere vissuta e maturata in noi.Ma parliamo d'altro.Parliamo della canzone italiana ed adduciamo pratici esempio noti alla maggioranza del gran pubblico in modo da non risultare noiosi, ma solo tediosi: se De Andrè avesse cantato :

a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.
C'era un cartello giallo
con una scritta gialla
diceva...

e la canzone si sarebbe sicuramente fermata li', per l'impossibilità dell'autore di cantare qualcosa di cui l'autore non si sarebbe potuto in ogni caso fare un idea essendo il cartello illeggibile, e quindi non contenendo scritte di sorta che potessero essere intese o capite.Mi capite?Spero di si, perchè qui ne cartello nè scritta sono gialle, ma troviamo solo quello stesso nero che fu del mare di Battisti.Già, mare nero: che ossimoro, che verve artistica, che confusione.Cosi tanta confusione che quegli stessi uomini che a quel tempo furon giovani oggi ammettono di non averne mai colto pienamente il significato.Che senso aveva parlare del nero di un mare o del rosso di delle banali scarpette?Tanto quanto quello di fare un post che non comprenda nella sua critica la possibilità della metafora e del senso interpretativo dell'ascoltatore, che vede la purezza nelle banali scarpette di un certo colore o l'ingordigia in quelle di un certo altro.

Che sia un motivo di rime a spingere i cantautori a lancarsi nel mondo freqenziale dei colori quando le stesse frequenze della musica non potranno comunque mai raggiungere le tonalità del rosso o del viola?Forse si', e non solo nella musica nostrana:

For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet earth is blue
And theres nothing I can do

Lo sappiamo tutti che il pianeta pekopon su cui viviamo è blu (e in parte verde) no?E allora che bisogno cè di dirlo?Ho anche sbagliato carattere tre o quattro volte ma tutto questo non importa: planet earth is blue
and theres nothing I can do

Cosi imparate.

giovedì, aprile 19, 2007

Misdirection

Quando sei costretto ad imparare qualcosa per cui non hai alcun interesse spontaneo l'unica cosa di veramente attivo che puoi fare è creare dei collegamenti, anche (e soprattutto) forzati, verso ciò che realmente cattura la tua attenzione.è cosi che scrivo i miei temi.l'unico rimedio alla costrizione ed alla prigionia è il misdirection o direzione dell'attenzione.

Apri il libro di geografia astronomica rimpiangendo di non avere cartografia nautica in terza prova e sotto gli occhi stanchi del maturando passano indenni le galassie e gli errori di ortografia.
E allora ti perdi e tra una riga e l'altra, ti perdi nelle considerazioni che sei solito fare dopo aver letto l'ultimo avvincente capitolo di Naruto, ti perdi nei pensieri felici di un dopopranzo scandito da morsi al sapore di cioccolata.

Viriginia Woolf forse chiamerebbe tutto questo prolisso elenco uno stream of consciousness, ma per me è puro misdirection.Puro specchio per le allodole dell'attenzione.

Mentre non guardavi o non badavi l'attenzione ha continuato a leggere il metodo della parallasse, lo spettro di emissione e la reazione protone-protone, e ti ha sintetizzato i concetti più noiosi nell'unica cosa interessante che sia riuscita a cogliere e che pensa possa essere degna di nota.L'attenzione ha capito che forse il pensiero che anche le stelle abbiano un colore e che magari emettano anche suoni può veramente interessarti.

E infatti ti desti dal tuo torpore e surclassando il duro lavoro fatto dalla parte più attenta di te ti autocelebri sostenendo di aver avuto un'intuizione.Sono palle: tutto questo altro non è che una misdirection, non vuoi ammettere di aver letto l'idea brillante che hai avuto.

Però l'idea è davvero brillante, e non solo perchè si parla di stelle: la distanza distorce, distrae, e tutto quello che da vicino ha un colore una forma e un suono nell'infinità dello spazio rimane solo un punto luminoso.

E allora questa legge bizzarra non può forse applicarsi anche nel nostro mondo?Come vedremmo David Bowie a milioni anni luce di distanza se, mettendogli dei baffi finti, lo mascherassimo da Nikola Tesla?A quella distanza si vedrebbero i baffi finti?
Forse se l'unità di misura fosse l'infinito la differenza non sarebbe tanto nella forma delle cose quanto nel contenuto che ad esse attribuiamo...

E se la stella polare fosse a forma di cacca?

mercoledì, aprile 18, 2007

Rito pagano

O grande Tolomeo Soter (salvatore) salvaci dalle ire funeste del coniglio bianco
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter dicci la nascita latente di questi dolori
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter forse non siamo degni di sapere
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter che ci importa di sapere
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter solo uno spider nero ci può salvare
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter: via diritti verso il sole d'estate! che ormai è giunta, e in questi giorni ci ha regalato superbe giornate di sole passate a studiare
e
tieni lontane, almeno per i prossimi giorni le
Nuvola nuvole Nuvolari

martedì, aprile 17, 2007

Il gran complotto

I professori:insetti.Meschini gli insegnanti,arrapate le maestre,brizzolati i docenti.Stanno tessendo la tela da ormai moltio giorni.La tarantola bianca è stata la più brava:se state bravi vi do un aiutino.Con una mano ci fa vedere la carota con l'altra la banconota a Marino e Rusca per fare casino.
...I bambini dell'asilo...
Vestricht e Spyzziazza si erano ritrovate un compito facile.Stare zitte.Occuparsi delle loro cose,tessere la ragantela strizzando l'occhiolino agli svedesi e a quel cazzo di Canova.
...Stanno facendo casino...
Ancora meglio la Bargia.Non venire neanche fulvia pensiamo a tutto noi.
Manco il nome sapevano.
...Ci vuole un dolcino...
E poi c'erano loro:i mosconi intrappolati.Obbligati a tessere la ragnatela che avrebbe inchiappettato altri insettini.Sono io il moscone che vi fa latino?
No veramente è la Ric....shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh.
Non nominate la Mantide Religiosa bambini.
Ma chi la Torelli?mi chiesi io pensando che il giorno dopo avrei avuto filosofia scienza latino greco e matematica.Ma non era la Torelli.
E nemmeno Domenico Russo.O la Cassandra Callandrone destinata a non essere mai creduta.
Educazionefisica Italiano Arte Inglese Fisica.
...Ci vuole uno spino...

lunedì, aprile 16, 2007

Sex Willer e la ricerca della pietra filosofale

Lui è Tex Willer: alto dalla mira infallibile non fuma non bestemmia e ricorda Christian Troy della serie Nip/Tuck.
L'altro è Kit Carson: generalmente ricordato tra i pards di Tex divide questo trono con un indiano dalle dubbie abiutudini igeniche (Tiger Jack) e il figlio segaiolo di Tex (Kit Willer).
Di solito nei blog ci si sbrodola con lungaggini riguardanti le illazioni e le glorificazioni di Tex, ma parliamo dell'altro: parliamo di Kit Carson.
Kit Carson sotto sotto altro non è che un ex postino che viene considerato un donnaiolo solo perchè girando con uno che si fa chiamare Piccolo Falco e uno che si chiama Tiger proprio come i formaggini è facile sembrare dei gran fighi.
Quindi anche Kit Carson è uno sfigato eppure, a differenza della totalità degli sfigati del mondo del fumetto, non ha doti nascoste o sogni nel cassetto che possano provvedere ad una maturazione del personaggio.Per come è stato pensato, Kit Carson altri non sarà che se stesso per tutta la vita dell'albo edito Bonelli.
Ma sarà davvero cosi'?
Ovviamente no, ed ecco che vado ad esporvi le ultime, segretissime, notizie...
Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera.
Come tutti sappiamo Kit Carson è chiamato Capelli d'Argento, un chiaro riferimento al suo essere "fascinosamente" brizzolato.Partendo da questo aspetto poco sviluppato del personaggio pare che la Bonelli sia intenzionata a produrre uno speciale erotico di milleottocento pagine chiamato "Sex Willer e la ricerca della pietra filosofale" in cui si spiega il vero motivo per cui Kit segue Tex attraverso l'intero west.
Si mormora inoltre che una delle prime rivelazioni sarà questa: i capelli di Carson non sono d'argento come tutti abbiamo sempre creduto bensi' di ferro a causa di una maledizione aliena.Il pard di Tex è infatti alla ricerca della pietra alchemica per ritornare all'antico splendore dei suoi capelli, un tempo cosi biondi da essere dorati.
Stringiamoci tutti quindi, e attendiamo con impazienza nuove rivelazioni su: "Sex Willer e la ricerca della pietra filosofale"!!!