lunedì, agosto 27, 2007

Alternativa estiva

Completamente nudo, immerso nel fosforescente liquido di stasi, Larry Sicomoro apri' gli occhi stanchi e subito si accorse che qualcosa non andava. Si trovava al centro di un male illuminato salone, che gli ricordava fin troppo una vecchia palestra trasformata in fretta e furia in laboratorio. Dei festoni adornavano le pareti piene di schermi e pannelli e tutto intorno a sè Larry vide gruppi più o meno densi di persone in camice che, ubriache e commosse fino alle lacrime, cantavano a squarciagola l'inno dell'Unione Sovietica.
Larry si guardò intorno divertito: era il suo sogno migliore da lungo, lunghissimo tempo. O forse non era un sogno? Fu allora che si guardò le mani e capi' che qualcosa non andava per davvero: al posto delle sue dieci, familiari dita trovò due minacciosi zoccoli cromati; spaventato dalla realtà di questa nuova forma Larry abbassò lo sguardo sul resto del corpo e finalmentè comprese ciò che era diventato: un centauro di metallo a sei zoccoli, una macchina di morte equina guidata dal cranio umano di Larry Sicomoro.
Mr. Bombolone sorrise nell'oscurità: tutto andava secondo i piani.

FINE DELLA SECONDA PARTE

sabato, agosto 25, 2007

Alternativa estiva

La farmacia non era proprio come Larry se l'aspettava: era un cencioso tugurio sporco e malaticcio, drappegiato con pulciosi tendaggi adorniati di stemmi e macchie di sugo e l'aria era prepotentemente viziata da un forte odore di cinnamomo.
"Sei sicuro che qui troverò quello che mi serve?"
Joyce alzò le spalle: questo potevano permettersi e questo si sarebbero fatti andare bene.
Nonostante l'iniziale coinvolgimento che aveva rapito Joyce, trapelava già nei suoi modi una certa noia per l'intera situazione come se ormai, compiuta la follia, il suo unico interesse fosse tornare a casa e sedersi con una vaschetta di gelato allo zabaione davanti alla spregiuticata sit-com "Ugly Pisto" che puntualmente lo faceva sbellicare dalle risate.
Sembrava sbellicarsi dalle risate anche il giovane commesso baffuto dietro al bancone che, evidentemente troppo divertito, non aveva neanche alzato gli occhi dal libro all'entrare dei due clienti.
Larry si avvicinò al bancone, inebriato di potere da quella provvisoria fuga.
"Avete del pandolix in"
"Io non puarlo tuoa liinegua"
Larry si ammutoli', mente il commesso continuava a ghignare di gusto senza staccare gli occhi dalla sua copia de "I Malavoglia".
"Ma se stai anche leggendo un"
"Nuo nuo. Io guardo figure."
E proruppe in una sonora risata.
E fu cosi' che, per fare lunga una storia breve, Larry e Joyce furono costretti a disegnare su un piccolo pezzo di carta igenica usata il farmaco di cui avevano bisogno ed il commesso, cordiale come una golata di cianuro, li servi' portando loro anche un goloso bicchiere di aranciata che subito Joyce rifiutò mentre Larry beveva beato il sapore amarognolo della vittoria e della prevaricazione sui commessi scortesi.
E fu cosi' che infine tornarono a casa, ogniuno nella sua parte di prigione...ma c'era un problema: Larry l'aranciata non l'aveva pagata...

giovedì, agosto 23, 2007

Alternativa estiva

"Anche perchè, forse è meglio se lo sai, se non prendo le mie medicine entro tre giorni mi trasformo nella scimmia Bubù..."
"E cosa sarebbe?Cos'è che fa una scimmia Bubù?"
"Sostanzialmente si tratta di una palla di pelo coprofaga del peso di seicento libbre e dalla forza ciclopica che tenta disperatamente di copulare con qualunque cosa si pari sul suo cammino e"
"Dobbiamo assolutamente aiutarti!"

Cinque minuti dopo Larry sfrecciava bendato sul sedile posteriore di una vecchia DeLorean magenta modificata. Noodles non sembrava molto convinto della situazione e tramortirlo e lasciare un messaggio di chiarimento sulla segreteria di Mr. Bombolone , il nome in codice del mandante, era sembrata a Joyce la migliore scelta possibile. Sarebbero stati via solo un paio d'ore, comprando il necessario per scongiurare l'arrivo della terribile scimmia, e poi prigioniero e carceriere sarebbero tornati ognuno dalla propria parte del vetro...

mercoledì, agosto 22, 2007

Alternativa estiva

Joyce aveva dormito male quella notte e non si lamentò nel dare a Noodles il cambio per controllare il prigioniero.
Arrivò nella piccola stanza grigia senza fretta, percorrendo un piccolo corridoio pieno delle immagini votive di Elvis. La stanza era semplicemente arredata: una sedia, una macchina per il caffè, un poster de "Lo sceriffo scalzo" e un paio di gatti siamesi in ceramica, strabici, che facevano la guardia alla porta.
Un'intera parete era costituita da uno spesso vetro trasparente, e oltre questo vetro si trovava un'altra stanza, altrettanto grande, in cui era prigioniero Larry Sicomoro; oltre questa stanza ce n'erano poi altre, e altre ancora, e oltre a queste c'era la strada, e oltre la strada altre strade, e palazzi, che tutti insieme formavano San Francisco, e oltre San Francisco c'erano autostrade, e praterie; e oltre ancora c'erano fiumi e laghi e foreste, ed oltre ancora...Gorgon.
Tornando a Larry, ora si trovava semisteso sul letto, con le gambe penzoloni, e guardava il soffitto con la pazienza di una vacca indiana: si era abituato presto alla prigionia.
Joyce schiacciò un bottone seminascosto nella parete e parlò a voce alta:
"Come ti senti oggi, detective?"
Larry percepi' il cambio di turno tra i carcerieri nella nuova intonazione della voce, e decise di dimostrarsi più mansueto all'uomo attualmente dietro al vetro, che credeva rispondesse al nome di Noodles.
"Bene, benissimo grazie."
"Finalmente!Sono sette giorni che sei qui dentro, lo sai?"
"Si lo so...ho tenuto il conto...cosa mi sono perso?"
"Hanno commemorato la scomparsa di Elvis giù a Vegas...e Gotenks è al terzo livello di super sayan..."
Larry scrutò il vetro, che dalla sua parte perdeva ogni trasparenza rassomigliando in tutto e per tutto ad uno specchio...Noodles aveva detto "giù a Vegas"...Non potevano più essere nella grande mela...ma perchè portarlo via dalla città solo per aver fatto una domanda sbagliata in quella vecchia bettola del Valium?Qualcosa non quadrava...
"Ti serve qualcosa?"
"Se sono veramente passati sette giorni, si: ho bisogno delle mie medicine...ho ancora tre giorni di tempo per prenderle..."

sabato, agosto 11, 2007

Alternativa estiva

Indipendentemente dal compito che gli veniva assegnato, le indagini di Larry cominciavano sempre li': al Valium, la regina di tutte le bettole.
Facce sempre nuove lo guardavano storto ogni volta che entrava, ma d'altronde il Valium era un locale per stitici, e quelle facce corrucciate non significavano necessariamente che Larry non fosse il benvenuto.
E comunque non lo era.
Il barista si chiamava Petò, era alto due metri e aveva due spalle da bisonte coperte di cicatrici e insulti ma comunque, tolta la benda sull'occhio e la gamba di legno era un bell'uomo, grande e grosso come un armadio ma morbido come un pezzo di pane. Azzimo.
Indipendentemente dal compito che gli veniva assegnato, ogni volta che Larry entrava al Valium si sentiva un pò come un docile cartone animato francese entrato per caso in qualche violentissimo cortometraggio per adulti giapponese.
Si avvicinò al bancone con la sicurezza con cui un automobilista vissuto prende il telepass per la prima volta.
"Hola Petò.Hai visto un certo Larry di recente?"
Petò lo guardò disgustato con il suo unico, ciclopico, occhio.
"Per chi mi hai preso?Per un' ufficio informazioni?"
La sbarra non si era alzata. Il pugno di Petò invece si', e per Larry Sicomoro la notte calò mezz'ora prima del tramonto.
...

Arte di mezza estate


mercoledì, agosto 08, 2007

Alternativa estiva

INIZIO DELLA SECONDA PARTE
sottotitolo alla seconda parte: Il grande fresco

Quando Larry Sicomoro si svegliò nel suo studio al quindicesimo piano affacciato sull' Atreides Boulevard ci mise qualche secondo per accorgersi che il suo risveglio repentino era stato causato dall'entrata poco furtiva di una piccola figura femminile, ora seduta sulla poltrona davanti a lui.
Il sogno da cui si era appena destato non era dei migliori: si trovava in una piccola camera da letto tappezzata di un verde-sala-operatoria, ed un bambino, a cui presumibilmente lo stesso Larry stava raccontando una favola, continuava ostinatamente a ripetere, seminascosto dalle coperte lilla del suo lettino: "Nove, bove. Fa rima e cè!"
Ma che cosa voleva quel bambino da lui?
Finalmente la donna lo squadrò, apparentemente più preoccupata dell'investigatore che aveva scelto per risolvere il suo problema che del problema stesso.
"Ho un problema: mio figlio Larry è stato rapito."
Un altro caso per Larry Sicomoro...

lunedì, agosto 06, 2007

Alternativa estiva

Larry si voltò, rendendosi improvvisamente conto che la paura lo aveva imperturbabilmente reso stitico.
A pronunciare le parole era stato il bigliettaio di quel bus a due piani che tanti anni prima Larry aveva rubato aspettando di essere recuperato dagli elicotteri che, festanti, lo avevano infine riportato a bordo della U.S.S Ticonderoga.
Larry subito non capi' come aveva fatto a riconoscere quel bigliettaio: la divisa lisa ed il grosso tema di italiano (risalente a prima che Larry imparasse a scrivere per corrispondenza) stretto nella mano di quel magro bigliettaio nervoso erano inconfondibili...ma era passato cosi' tanto tempo!Non poteva più esistere niente di simile ad un compito o ad un bigliettaio sull'isola ormai, doveva essere una visione, uno spettro o addirittura...
Larry tremò.
"Sei...sei la mia coscienza?"
Il bigliettaio espresse la sua risposta scatarrandosi con disappunto sulle scarpette lucide di grasso, ceffando goffamente un gesto da vero duro.
"Si, in un certo senso, io sono il tuo senso artistico: la tua verve creativa"
Larry ritrovò coraggio scrutando sopra la spalla destra del bigliettaio, cercando invano di svelare una messinscena poco divertente.
"E se tu sei il mio senso artistico, cosa te ne fai di quel mio vecchio compito?"
Il bigliettaio questa volta non si scompose.
"Io non devo farci niente: sei tu che ne hai bisogno...da questo tuo primo seme, questo compito, germoglierà il tuo personalissimo capolavoro cresciuto e sfamato dalla tua instancabile necessità creativa!"
Larry ormai era rapito da quelle parole cariche di epica cavalleresca e di maldestri tentativi di apparire macho.
"E questa stitichezza?Quale freno inibitore rappresenta dentro di me questa mancanza corporea...diciamo pure fisica?"
"Fatti tuoi.Per me è solo stitichezza, sono un senso artistico mica uno stiticologo!"
E preso il tema iniziò a cantarne le prime righe, cosicchè Larry potesse ricominciare un lavoro nuovo e creare cosi', partendo da quel vecchio tema, il suo personalissimo capolavoro.

"C'era una volta, in una terra lontana lontana, un regno grosso più o meno cosi' in cui abitavano sette tipi di Grappa: Rugginosa, Flatula, Pizzichina, Rosicona, Malmostosa, Ossida e Felpata. Esse erano le principesse del regno di Borbottosa, figlie del Re Rebus, ed ogniuna di esse possedeva una grande dote che scopriremo nel proseguire questa favola..."

Il bigliettaio alzò gli occhi e scrutò intensamente Larry, commentando: "Sarà una settimana lunghissima..."

FINE DELLA PRIMA PARTE

domenica, agosto 05, 2007

Alternativa estiva

...la storia continuava, e cosi' la scimmia, il cui nome era Larry, si avventurava sempre più profondamente nel corposo romanzo di formazione.
Infine, dopo aver conosciuto e amato i personaggi di Blastoise e A. Malamute, dopo aver odiato e dopo aver finalmente visto cadere l'infame Visconte Cromato, Larry raggiunse quella frase finale che tanti anni prima il vecchio non era riuscito a completare; ed essa recitava cosi':
"L'esodo estivo: è cosi' che partono gli eroi? Foss'anche per viltà non abbandonerò quest'agognato stilo, chè se del calamaio e della felpa son servitore, per onor, tanto èvvero, s'ha da far..."
Il romanzo era finito, la pietra incisa era finita.
Larry ebbe un tuffo al cuore, risvegliandosi al presente. Molto tempo era passato da quando per la prima volta aveva posato gli occhi incuriositi sul grosso masso pentagonale e la barba gli lambiva teneramente i piccoli piedini prensili invitandolo a riflettere sul quel lungo ed intenso attimo di lettura che fino a quel momento gli aveva impedito di curare qualunque altra cosa...ma una voce, proveniente da dietro le sue gracili spalle, lo invitò con pertinenza a rinfoderare la spada del pensiero; diceva: "...è tuo questo compito Larry?"
Larry tremò di paura: ma la scuola non era finita?

martedì, luglio 31, 2007

martedì, luglio 17, 2007

Alternativa estiva

La scimmia divorava avida i caratteri pietrificati, inevitabilmente attratta dalla mole titanica del romanzo di formazione.
"Questa è letteratura!" pensò, ricordando le lunghe ore passate sul cesso a sfogliare Topolino.
Intanto, mentre la scimmia accendeva con nonchalance un piccolo fuoco di feci secche per leggere meglio, le ombre incominciavano cautamente a distendersi alle sue spalle e dal freddo della foresta sacra mille occhi pieni di cupidigia la scrutarono perplessi...la lettura continuava...

7 giorni dopo; palazzo reale.
"Oltraggio!Tradimento!Sacrilegio!Ciliegio!Bottarga!" Urla Kabuto, entrando nelle cucine del palazzo sovrastando il fragore generale.
Mandy Ludicolo, aiuto cuoca di seconda classe, spavantata dal clamore e dal cozzare delle armi proveniente dagli appartimenti superiori, affida il figliolo di pochi mesi ad Oscar il robò ed imbarca i due su una piccola nave a rèmi, affidandoli alla provvidenza...

Alternativa estiva

Tante volte la scimmia aveva pensato di scrivere un romanzo,ma poi,ogni volta,si stupiva cosi tanto di essere riuscita a pensare che finiva per rimandarne la stesura.
Ma qual rimando fu mai più dolce?La scimmia lo sapeva...tutti i capolavori nascono solo dopo un'attenta fase preparatoria e di consultazione delle fonti.
La sua fonte era proprio li...su quello scoglio...

L'etica Bisbetica
Un romanzo di formazione in Tre Atti per palati forti, spigolatrici di Sapri e mangiatori di Loto.

Atto Primo
Entrano i personaggi:il Kingler reale per primo,subito dopo il suo primogenito,Krabby II,con la promessa sposa Cloyster,a seguire il cognato Kabuto,i paggetti il giullare le baccanti,ultimo ma non ultimo Tiresia,l'indovino di corte.Un Kangaskhan fa vibrare la tromba,il sovrano prende parola:"O indovino mostraci tu la via della verità,perchè dunque ormai le nostre fresche acque non possono scorrer sanza sospiri?Un terribile male ci affligge,perchè siamo cosi in odio agli dei per meritare tutto ciò?Giorni e giorni passano ormai sanza che la pestilenza dei Koffing si plachi.Dimmi Tiresia che cosa si debba fare,e io,eseguirò come suddito fedele esegue."Il re gli porge la chela da baciare.Tiresia,che non ci vedeva una sega,bacia le chiappe di Kabuto,che un po' disgustato un po' compiaciuto,lascia la sala.
...

sabato, luglio 14, 2007

Alternativa estiva

Consigliato ai deboli, agli accaldati e ai mangiatori di loto

Il vecchio scrutava l'orizzonte immobile, come un saggio dei tempi antichi, come un vecchio re sul suo vecchio trono scavato nell'arenaria, come l'ultimo dei dinosauri che guarda sornione l'asteroide che si avvicina. Era immerso per metà nell'acqua bassa e calda.
Bassa perchè la riva distava appena un paio di metri, con i suoi granchi rincoglioniti e le sue alghe decomposte; calda perchè da quando era arrivato sull'isola aveva sempre considerato la creazione di una latrina la più formidabile perdita di tempo.
Asciugatosi con alcune foglie di banano, si avviò lungo un sentiero erto ed polveroso, su per una collina adorniata da sicomori, immobili come sicomori che adorinano una collina.
Il vecchio era pensieroso e non faceva altro che guardare ogni momento qualcosa che teneva in mano; uno scalpello di ferro, ormai consunto dall' uso.
Era preoccupato perchè non riusciva a concludere il lavoro che per tanti anni era stato il suo unico compagno su quell'isola deserta: la stesura di un grande romanzo di formazione dal titolo " L'Etica Bisbetica".
Si avvicinò alla grande pietra su cui pazientemente, per anni e anni, aveva inciso ogni lettera del suo mistico romanzo.
Il vecchio si lisciò la barba è sputò.
Si lisciò ancora la barba, sputò ancora ed improvvisamente si accorse che sarebbe dovuto tornare alla spiaggia per guardare il tramonto come un saggio dei tempi antichi, o come un vecchio re sul suo vecchio trono scavato nell'arenaria, o come l'ultimo dei dinosauri che guarda sornione l'asteroide che si avvicina.
Ma il vecchio non sapeva che non sarebbe più tornato per completare la sua opera.
Dieci anni dopo, una scimmia imparò a leggere per corrispondenza e si mise pazientemente a decifrare le iscrizioni sulla grande roccia; esse recitavano cosi':

L'Etica Bisbetica
Un romanzo di formazione in Tre Atti per palati forti, spigolatrici di Sapri e mangiatori di Loto.

La scimmia cercò una sistemazione più comoda sedendosi e continuando a leggere: la lettura di preannunciava interessante, si preannunciava una lettura estiva...

...continua

martedì, luglio 03, 2007

La fiesta oltre la siepe

Finita l'era degli autoscontri, finita la guerra, finita l'epopea del pappagatto, finiti gli appunti su Nietzsche, finite le domande tranello sulla chioma di Berenice, cosa li aspetta?
Qualcuno andrà a vivere col guardiano del faro, scrutando orizzonti sempre più chiari, fino all'alba?
Qualcuno ascolterà "figli di Pitagora" accarezzando la foto del guardiano della tomba dello sceicco, o tramando congiure vudù?
Figli di Casadei, di Dario Fo, di Dario Argento, del pappagatto e del grande assente, ascoltate: qualunque cosa facciate del vostro futuro per voi ci sarà sempre una fiesta oltre la siepe.

giovedì, giugno 28, 2007

Perchè tutte lo preferiscono orale

Ugo Dighero vs Commissario Esterno di Matematica&Fisica.
Pupazzo Gnappo fammi fare un grande esamee cosiii

If winter comes can spring be far behind?

mercoledì, giugno 27, 2007

La soscietà dei magnaccioni

Non ho niente di meglio da fare che fare; e per fare intendo sproloquiare a tre giorni dall'esame. Mangiare? Si. Studiare? Noooooo. Tanto il mio voto è già scritto, come il tuo e il suo; e anche di quell'altro. Il miserabile e il ricco dormono tutti sulla collina; dopo un rave party: le poliziotte sono arrivate tardi. La plebe nell' erba, i nobili sul palco, gli immobili, per definizione, sono rimasti a casa loro, i mobili negli immobili. A ognuno il suo.

Quercia e Fulmine

E se la realtà fosse dubbio?
Ogni cosa che è, esiste, ma il contenuto che quella cosa esprime può anche non esistere affatto, o sbaglio?
E se la realtà fosse scomposta in querce e in fulmini, se fosse divisa tra ciò che è immanente e ciò che invece è improvviso?
Se davvero il mondo fosse diviso a questo modo che io dico, non sarebbe illecito per me scrivere quanto segue:

...Tokugawa Ieyasu non era più stato lo stesso dopo il triste avvenimento di Halifax e la sua teoria unificante delle metamorfosi metaempiriche faticava a trovare uno sbocco coerente.La visione del catoblepa aveva scatenato sentimenti contrastanti nel vincitore, che adesso non era più tanto sicuro delle sue precedenti manifestazioni cosmiche.O forse no?Se Erza Pound fosse arrivato in tempo alle pianure di Garidos, recando con sè il dispaccio che gli era stato affidato, forse un'ultima speranza di salvezza avrebbe completato la missione dell'imperatore millenario.
Tuttavia, le somme del calcolatore organico andavano via via riducendosi, e sembrava ormai chiaro per tutti a coorte, che Erza e il suo seguito li avessero abbandonati, perpetrando la maledizione di Hero Quest.
Il tempo andava via lento, compiendo passi più o meno lunghi a seconda degli stati d'animo dei suoi possessori, lontani distanze ciclopiche dal pianeta dell'imperatore.
Forse colui che in quel momento portava la fiaccola del tempo apparteneva ad un' altra epoca e ad un' altro spazio, e forse perfino era all'oscuro delle avventure dell'imperatore millenario e del suo seguito.
Ieyasu guardò nel pozzo dei desideri ancora una volta, alla ricerca di nuovi pedagoghi.
Ma sapeva che ormai il suo tempo era giunto: nel dischiudersi delle prossime possibilità metafisiche l'imperatore fu illuminato, e prima di ritornare nella corrente temporale ebbe tempo di scrivere un'ultima legge nel firmamento della realtà:

Ah, il sublime: bello è ciò che non ha fine.

Meditazioni di carattere generale sulla vite

Mendel era un monaco segaiolo che giocava coi piselli; si guardava intorno, si toccava il mento con aria perplessa e pensieroso coltivava l'orticello. Come li scrutava quei piselli, con quanta cupidigia! E ha scoperto che i caratteri si trasmettono di nonno in nipote, o qualcosa del genere; l'ha scoperto coi piselli. Cioè, per noi uomini valgono le regole degli ortaggi: siamo solo dei cazzi, dei mediocri cazzi che sfidano la forza di gravità. Il nonno di Rocco Siffredi era un allevatore di tori.

lunedì, giugno 25, 2007

Quello che a scuola non ci hanno detto



è del poeta il fin la meraviglia, parlo dell'eccellente e non del goffo, chi non sa far stupir, vada alla striglia!


Cinque anni di musse.

sabato, giugno 23, 2007

Neo-sofismo d'avan-guardia-svizzera e non novi-sofismo

L'avanguardia della lirica, il dico quello che voglio e come lo voglio: manifestazione di una realtà che si muove, del soggetto che si muove, della mancanza di certezze, di riferimenti; coloro che cercano il punto di gravità permanente e non lo trovano, coloro che, nell' euforia del non riconoscersi in nulla, si concedono qualsiasi cosa per realizzare la più assolutà disidentizzazione, o che piuttosto manifestano i primi sintomi di demenza senile(n.d.r. la demenza senile non è relazionabile con la perdità della verginità in età avanzata), ebbene questi esseri dal periodale così lungo, così irreprensibilmente in cerca di libertà, da oggi possono trovare un solo punto di riferimento: Wikipedia, strumento ultimo di sofisticazione della cultura e della libera espressione degli imbecilli.

venerdì, giugno 22, 2007

L'amore al tempo delle automobili

Era sera, la scintillante andava. Andava alla grande, come al solito. Io ero con lei, lei con me, forse non ci amavamo ma ci tenevamo compagnia: no, ci amavamo. Io e la scintillante, le scrivevo sull'asfalto parole d'amore, cesellavo le curve, le sue curve, e ammiravo il suo sorriso, e ascoltavo le sue parole, le profonde parole di un diesel.
Mi sembra passato un sacco di tempo da quando ti conosco, scintillante, e il tempo non ha mai cambiato quello che provo per te. Perchè qualunque cosa succeda so che sei li, ad aspettarmi, scintillante come sempre. Come potrei tradirti? Vederti piangere dagli spruzzini dei tergivetro, vedere i tergicristallo che oscillano su e giù...ho il magone a pensarci...su e giù come noi due, io sopra, tu sotto.
Scintillante sei grande.
-No, non ti faccio stare sopra!

giovedì, giugno 21, 2007

Arbre magique

Amaro scherzo da dizionario: il mango, frutto da me amato al pari di tutti gli altri, significa in lingua latina "mercante che cammuffa i difetti della sua merce" e "imbroglione".
Com'è possibile che la dolcezza della frutta cammini a braccetto con cotanta disgraziata umanità?
Meglio pensare a cose lontane da queste, meglio pensare ad una futura trasposizione a fumetti delle opere di Verdi...

mercoledì, giugno 20, 2007

Epustola ai ipiroga

Ho riflettuto a lungo. Le mie conclusioni si limitano a questa semplice affermazione, così vera: siamo solo delle puttane; all'occorrenza anche clienti. Siamo vermi, siamo merda e quest'iPiroga è la tipica merdata che finirà dopo l'esame.

domenica, giugno 17, 2007

Il bacchino malato secondo me

I film francesi sono noiosi o ambigui. Più spesso entrambi.
I film italiani parlano di persone giunte al limite che si spaccano di seghe.
Quelli americani parlano di persone giunte al limite che spaccano tutto.O di alieni.
I film del terzo mondo o dei paesi usciti dalla guerra sono pieni di "voglia di vivere" anche se la fanno perdere allo spettatore.
I film nordici sono silenziosi, quelli orientali anche, ma gli attori hanno gli occhi a mandorla.

Luoghi comuni?Opinioni?
Il bacchino malato secondo me:

sabato, giugno 16, 2007

Essere è tempo

Almeno in ultima analisi è proprio così: essere è tempo. E' tempo di-fare un post, è tempo di-fare chiarezza, è tempo di-ribasso?, è tempo di-rialzo?, è tempo di-Rialto?, è tempo di-cambiare?, è tempo di-ciliegie?, è tempo di parlare del tempo: è tempo di morire; eh si, per poi accorgersi, proprio quando ormai non serve più, di aver capito? Tutto ciò dimostra che essere è tempo, almeno in ultima analisi. Ma brutti filosofacci, ma voi ragionate proprio così, senza consequenzialità logica (esemplificata dal sillogismo del trombeur: se ho voglia, trombo).Ma ricordatevi infingardi: c'è un tempo per farle ed un tempo per doverne rispondere; c'è un tempo per far-se-le e un tempo per far-se-le-fare: non per tutti, ovvio, infatti voi, i "filosofi", avete dimenticato questa regola e proprio per questo, stufi di infierire sulle vostre membra, avevate infatti all'epoca assunto il titolo poco nobilitante di filocazzi (vostri), consumati dal fai da te, avete cominciato a consumarvi il cervello: e con cattive conseguenze anche per noi. Ai filosofi, mi duole dirlo preferisco, i Francesi, praticanti: tanto fumo e aspettiamo l'arrosto.
Ma ora è tempo di non perdere tempo, devo andare, a letto, che ho lasciato i preliminari con il mio esserci già iniziati. Se fossi stato impegnato in quanto essere con gli altri non mi sarei neancche alzato. Rimando a domani la decisione anticipatrice della morte.

giovedì, giugno 14, 2007

L'eroe vola sull'Olimpo a cavallo di uno scarabeo stercorario gigante

Il possedere un blog porta spesso e volentieri ad un cosciente approccio entomologico con la realtà.
Le uniche entità in grado di avere uno sguardo cosi curioso e tentatore senza necessariamente possedere un blog sono gli entomologi stessi o i professori di storia e filosofia.
Avere una visione di questo tipo significa vedersi come una brulicante massa di insettini determinati e scavezzacollo e vedere tutti i problemi, i fatti, gli accidenti dell'universo come pezzetti di legno, pietruzze, fili d'erba mossi dal vento.
Se avessi la visione di me stesso come di una sciamante comunità di formiche, vi farei la similitudine del formicaio, metafora della vita, che deve essere costruito con questi pezzi di legno, con queste pietruzze e con questi fili d'erba mossi dal vento che rappresentano le cose da imparare e gli ostacoli da superare.
Ma una visione di questo tipo si confà maggiormente ad un aspirante vincitore di premi Andersen, non ad un caballero!
Infatti preferisco paragonarmi ad un grosso scarabeo stercorario, un Sisifo incazzato ma ottimista, che spinge la sua palla di sterco su e giù per il deserto raccogliendo al suo passaggio solo le cose che reputa valgano la pena di essere portate nonostante il loro peso.
E tu?Cosa porti nella tua palla di sterco o lettore?
Raccogli Hegel?Raccogli Roswell, Roosvelt e le operette morali del Leopardi?Cosa raccogli?Per cosa farai la fatica di spingere la tua sempre più pesante piccola palla di cacca?

venerdì, giugno 08, 2007

Bacco Tabacco e Venere

Per non morire l'arte

martedì, giugno 05, 2007

Push the bottom

Sciacca u pumellu
Se ti dicono di farlo: fallo.
Avevamo già riflettuto sui doppisensi, ma certe volte la proprietà umana di comunicare stupisce per l'incapacità di esprimersi senza utilizzare perifrasi.
Non cè una parola, un suono (se non il suono del citofono stesso) o un fonema (sempre che sia appropriato l'utilizzo di questo termine) che possa rappresentare l'atto di sciaccare il pomello: di premere il bottone.
E lo stesso è per tutte le altre frasi.
Una scappatoia a volte è il mimo:
"vai a cacare"
"chi lo dice lo è"
sono tutte frasi facili da spiegarsi a gesti ma se si dovesse dire:
"se ti dicono di farlo: fallo"
come fareste a spiegarvi senza offendere lo spettatore con falliche visioni?
Ma cè una soluzione: non sentite il barrito degli elefanti?Esatto amici miei; la soluzione non è Moira, bensi' l'India.
All'India infatti spetta l'onore (e l'onere) di avere nel proprio linguaggio una parola che, nella massima brevità, esprime un grande significato...e quella parola significa infatti qualcosa tipo : lo sguardo che due persone impaurite si scambiano sapendo che cè da andare ad ammazzare una tigre ma contemporaneamente sapendo che nessuno dei due è intenzionato a farlo.
...più chiaro di cosi'.

Patria y Libertad

Se mi viene voglia, per distrarmi, di leggere qualche cosa di stupido e leggero, scrivo un post su iPiroga, poi lo leggo. Questa mia consuetudine mi ha portato però a trascurare la vera storia di Fulgencio Batista y Zaldívar, più volte presidente legittimo di Cuba, fino alla sovversione nel 1959.

-invocazione a Fulgencio Batista y Zaldívar
o Fulgencio, tu, tu che fosti violentato da secoli di propaganda comunista,
venuta prima della stesso comunismo,
tu, il tuo ricordo, i tuoi capelli...o Fulgencio io ti ricordo così, scarpe da tennis bianche e blu, la giacca a vento e labbra rosse...tu!
Narraci la tua vera storia, facci inebriare del profumo delle cose immortali, ricorda la tua vita!

Nonostante fossi un sanguemisto, un brodo di sputo filippino africano e spagnolo (oltre che amerindio), ero dotato di alti principi morali ed di un totale disinteresse per il potere. Sotto i miei governi il turismo di lusso prosperò enormemente: i casinò, i postriboli, i clubs e i bar illuminavano l'isola. E non erano solo nordamericani ad investire a Cuba, ma c'erano anche famiglie italiane, tutti erano amici e si volevano bene, la corruzione non esisteva perchè era la regola. Sembrava non dovesse finire mai.
Avvenne che, un bieco personaggio, spinto dall'invidia che nutriva nei miei confronti e dalla povertà, e forse anche da un senso della morale distorta che lo spingeva a sentirsi padrone della sua terra, si ritirasse a fare orge e casino sulle alture della Sierra Maestra; il suo nome era Fidel, che in seguito assunse anche il soprannome di Castro, per via delle sue strane abitudini nel rapportarsi ai giovani. Sulla Sierra Maestra era sempre una fiesta, un continuo cercare di buttarselo nell'ano, così, come se fosse un gioco; là, cocacola è siempre e ogne è frutto, tutti erano grassi perchè mangiavano tanti hamburger e ogni anno si teneva una gara fra spogliarellisti di tutto il Sud America per aggiudicarsi il premio di primo bevitore dell'isola. A quell' importante competizione era andato per distinguersi Ernesto Guevara de la Serna, da allora soprannominato "Che cazzo" dallo stesso Castro che lo fece vincere falsando i risultati della gara. Da allora Cuba perse credibilità internazionale e il presidente Batista, io, dovetti dimettermi per l'imbarazzo. Ne approfittò Castro, che dotato più di fortuna che di lucidità politica si insediò sul cesso del potere e vi rimase; fino ad ora, fino alla vittoria, siempre!

lunedì, giugno 04, 2007

Paso Adelante

Sorseggiando un ultimo drink Fandango esce.
Lentamente si allontana dal locale lo spettro degli anni che furono.
Non ti voltare mai.E' la prima regola.
Eppure Fandango lo fa.Si gira e fissa l'insegna luminosa per l'ultima volta.
Lucciole che girano inebetite intorno alla scritta Cafè.
Lucciole che camminano ai bordi della strada.
Revolucion gli sussurra una di loro.
Una seconda gli infila una maschera.
Le porte delle case di spalancano.
Gamberoni ballano festosi.
La grigliata celeste li attende.
Protuberanze elefantine riempono i cuori.
Una di quelle dolci creature prende Fandango per mano,le parole scorron come note:

...frate mio,guarda e ascolta

Ed ecco un lustro subito trascorse da tutte le parti per la gran foresta
e una melodia dolce correva
per l'aere luminoso

Anche Fandango canta,come se conoscesse questa melodia da sempre

Genti vid'io allor,come a lor duci
venire appresso
e vidi le fiammelle andar davante,
lasciando dietro a sè l'aere dipinto
Lo spazio contenne un carro
triunfale
ch'al collo di un grifon tirato venne
Le membra d'oro avea quant'era eccello e bianche l'altr di vermiglio miste
Tre donne venian danzando
da la sinistra quattro facean festa,
in porpore vestite,dietro al modo d'una di lor c'avea tre occhi in testa
Poi vidi quattro in umile paruta
e di retro a tutti un vecchio solo
venir dormendo,con la faccia arguta



Revolucion,ora,tutti cantano alla luna

El paso ovvero Il passo più lungo della gamba

Aria di revolucion, aria di fiesta latina;
scheletri fandango escono dagli armadi: fucilano in piazza grassocci residui del passato, tutto sulle note di ritmi caraibici...
Fratelli iPiroga, voi non lo sapete dove siamo, non sapete cosa stiamo facendo.
Stavamo cercando le sorgenti del Nilo, la grande fica dalla quale nasce il Grande Fiume; si, non sapevamo se esistessero o meno, sulla nostra iPiroga risalivamo controcorrente, l'iPiroga sulle nostre spalle; ci faceva da guida Rommel, un cammello dall'aria alquanto irriverente, anzi un dromedario, com' era solito ribadire lui (infatti i cammelli sono notoriamente stupidi mentre i dromedari sono stupidi e basta) che si attirò le nostre simpatie con alcune battute salaci sul conto di Rodrizio.
Eravamo stanchi di tutto, l'iPiroga coi suoi capricci ci aveva ormai definitivamente offesi; sembrava non ci fosse più nulla da fare: poi, là, in lontananza una strada, in mezzo al deserto; e una macchina: iPiroga on the road.
Aria di revolucion, aria di fiesta latina;
scheletri fandango escono dagli armadi: fucilano in piazza grassocci residui del passato, tutto sulle note di ritmi caraibici...

martedì, maggio 29, 2007

Légion étrangère

Si spalanca la finestra sulla via poco trafficata: più che una via, un vicolo.
Peste e sangue: la tana de Ipiroga.
Sta per schiacciare sul bottone crociato quando qualcosa lo ferma.
Il suono di un kazoo, il richiamo di tetris.
Si, se non fosse per il tetris saremmo ancora nel 1987, con i suoi calesse ed i suoi gusti classici: niente puffo e niente cioccolato al cioccolato...chissà cosa avrebbe detto Pupo.
Ed è sul teatro dei pupi che si spalanca la finestra ora, su trasformer mutogeni drogati di grammelot e sui grammelot golosi di trasformers...trasformer siciliani s'intende.
"l'isola mi ha parlato" pensa ad alta voce, parafrasando John Locke, e con un peto mette a tacere tutti quelli che quel bottone crociato intendono premere per davvero.
Ipiroga non si chiude, perchè non si chiude qualcosa che è già chiuso in partenza.
Ma si rinnova, si modifica, proprio come ci hanno insegnato i transformers.
E ci ricordiamo che a volte è necessario che ci girino i "tasselli" per raggiungere la vittoria, proprio come ci ha insegnato tetris.
E ci ricordiamo dei Pog, della nutella, della seconda infanzia che iPiroga ci permette di vivere.
Di vivere con gaudio.

"Ricorda le piramidi,
ricorda l'alluvione del Reno,
ricorda i grandi del passato,
ma soprattutto:
ricorda Ipiroga"

CHIUDIAMO STA PAGLIACCIATA

martedì, maggio 22, 2007

Solo se gli arabi sapessero suonare la cornamusa

Fiumi di salsa, salsa di pensieri, prima o poi ci portano via, lungo sentieri misteriosi, pieni di suoni strani, di occhi nel buio, di strani rumori, rumori di tamburi, o forse è il cuore che batte, meno male, forse è la pioggia che balla il tip tap sulle foglie degli alberi, la danza della pioggia, e le gocce si mischiano alla salsa, la diluiscono, ne cambiano la composizione: osserva il primo bagliore dell'alba, guarda l'argento del fiume, ascolta un cantante gitano, una ferrovia sferragliante che ti conduce al sole, saziati con una cascata di mercurio, col fumo cybernetico di una sigaretta epilettica,
un fuoco d'artificio, una pioggia di coltelli, infine un botto di cannone buca nuvole di zucchero filato viola
fermo immagine
sotto
un rapper arabo-francese parla di libertà: trema la giungla, ballano gli spiriti immortali, ballano gli ipiroga, pronti a tuffarsi nell'oceano, ballano, satiri e satirelle partecipano all'orgia a base di marsala, porto e terribili bottiglie di Frontera, là, nell'oceano sarà tutto diverso, celebriamo, appendiamo manifesti che annuncino la morte dell'ipiroga, la sua morte, e la sua nascita sotto altre forme, come il fiume che si separa nelle correnti marine, torniamo a galla per farci accarezzare dal vento, per godere del tepore del sole, poi impazziamo nella tempesta, come flutti in estasi, cerchiamo di bagnare il cielo, di frangerci contro i monti della luna, poi di nuovo giù, nel mondo dei pesci, delle meduse, nel mondo delle profondità marine, sperando che esista almeno un postribolo sotto il mare. Per ora buio.

venerdì, maggio 18, 2007

I vincitori e i vinti

Se mi fosse per caso concessa l'occasione di aprire un dibattito a cui prendesse parte l'intera umanità il tema di cui vorrei discorrere sarebbe:
I vincitori e i vinti della vita.
"Perchè l'intera umanità? -inquit- Perchè pochi uomini non possono fare al caso tuo?"
E rispondo citando:
Nessun uomo è un'isola, intero per se stesso. Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra. Se una zolla viene portata dall'onda del mare, l'Europa ne è diminuita, come se un promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica, o la tua stessa casa. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché io partecipo dell'umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.
John Donne
Se muore un uomo manca; e se manca un uomo muore.
(e ciò che manca a manca...non manca a destra!)
Ma se manca anche un solo uomo a questo appello, l'intera umanità non basta a sopperire questo vuoto. Si superano i pregiudizi dell'opinione solo se si hanno tutte le opinioni; e io, in questo fantomatico esempio, vorrei avere tutte le opinioni.
Vorrei sapere cosa risponde il coro dell'umanità, ogni sua singola voce o grido o sussurro, alla domanda: CHI, solo e solamente CHI, è il vincitore della vita?
Colui che vive lavorando con un occhio il proprio campo e spiando geloso con l'altro quello del vicino?
Colui che prova piacere nel fare il torto?Nel restituirlo?
Nel professarsi innocente?
Colui che non si ascolta?
Vince la vita l'accidioso, il rancoroso, l'altruista o il perverso?
Vince la vita il sicofante?Il goffo l'offeso o l'idiota?
Ma più profondamente, cos è il vincitore della vita?
E' un singolo uomo?
Sono vincitori tutti coloro incarnati da un medesimo aggettivo?
Sono gruppi?
Sono bestie?
Oppure, tornando a citare John Donne, sono solo e sempre tutti quanti, nessuno escluso?
Nessuno escluso.



mercoledì, maggio 16, 2007

terz'ultima sigaretta

Fumo.
Tanto fumo arcobaleno. Una nebbia densa, nel pieno stile milanese; Milano: città della moda. Gli fa concorrenza Torino; DICO, l'avete visto Lapo? Con quel suo fare da rabbino capo della moschea evangelica di Ceva: città santa per cosacchi, moscoviti e prostitute ginevrine. Il popolo dice che il mondo è bello perchè è vario; il popolo la cui mente merita più vergate di uno schiavo indolente; il popolo che soffre in silenzio, mentre dovrebbe gridare di piacere, per il nostro piacere.
Le cose brutte, il dolore, la sofferenza, insomma, tutte le cose che non desideriamo per le cose a cui teniamo sono come un variegato, hanno un sacco di sfumature. Mica come la felicità che è una sola. Eppure tutte queste piaghe preferiamo che si abbattano su chi disprezziamo, odiamo, consideriamo inferiore: certo credo che, se si provasse piacere nel dolore, il piacere diventerebbe troppo a buon mercato, si svaluterebbe, si ricercherebbero le sofferenze più raffinate, e il peccato non sarebbe più considerato nei termini attuali, forse non esisterebbe, più probabilmente sarebbe un peccato non soffrire. Ci sarebbero meno ipocrisie, perchè la guerra è bella anche e soprattutto se fa male, le bombe atomiche: un lusso da sceicchi, per non parlare delle armi batterioloiche: un piatto per palati fini, per veri gourmet, come un bel pollastrello coll' aviaria. Se il dolore fosse piacevole e meno dichiaratamente sbagliato lo si potrebbe scegliere solo dopo un' attenta meditazione.

Chissà che influsso potrebbe avere tutto ciò sulla quantità di visitatori di iPiroga.
Le contorsioni mentali fanno male.

domenica, maggio 13, 2007

5 volte 5 - quinto giorno

A me piaceva Raffaello, a quell'altro Donatello, ai più il grande Michelangelo.
Ma nessuno amava Leonardo.

Perchè tutti odiano il leader.

Tutti odiano Topolino, le sue soluzioni geniali, la sua saccenza.
Tutti odiano Jack Shepard, Sherlock Holmes, D'Artagnan.
Tutti odiano chi mette l'ultima firma, chi aveva proposto di andare per alzate di mano se il risultato infine non è quello sperato.
Tutti odiano il responsabile designato dalla maestra, che sulla lavagna distingue i buoni dai cattivi.
Ma è anche vero che tutti odiano la maestra,
e allora intravedo un raggio di speranza...

Cosi' si conclude 5 volte 5, con il brio di un peto di grillo, sperando nella postera fortuna

sabato, maggio 12, 2007

5 volte 5 - quarto giorno

Che cos'è la vena poetica?In cosa differisce da un'arteria artistica?Quante domande risposte senza domande, quanti grattacapi che non merito ora; quanti meriti che non grattacapo!

Si alza di scatto nella notte e le ripete: rosa rosae rosae rosam rosa rosa, lupus lupi lupo lupum lupe lupo.Si sente sollevato ma ancora non basta: corpus corporis corpori corpus corpus corpora.Ecco si: ora si che gode, ora si che si sente pronto per l'esame.
Perchè lui è uno di loro: un assuefatto alle lingue morte, un drogato di latino...

venerdì, maggio 11, 2007

5 volte 5 - terzo giorno

La settimana dello studente.

Lunedi': sciagura.
Martedi': più spesso detto "il giorno dopo lunedi". nè carne nè pesce.
Mercoledi': pianto e stridore di denti.
Giovedi': le anticipazioni di One Piece, Lost e Naruto gratificano lo studente.i più sprovveduti pianificano la serata di sabato sperando nel bel tempo.
Venerdi': più spesso detto "il giorno prima di sabato". incredibilmente lento.
Sabato: piove.
Domenica: si dorme fino a tardi per poi lamentarsi di aver perso del tempo che poteva essere impiegato nello studio. panico indiscriminato.

giovedì, maggio 10, 2007

5 volte 5 - secondo giorno

Non cè due senza tre, ma se abbiamo la certezza che il tre prima o poi verrà a seguito del due tale certezza non sussiste tra il due e l'uno, tra il secondo e il primo.
Trovandomi quindi in difficoltà per questa seconda parte di 5 volte 5 stavo già per rassegnarmi ad un post rabbioso capitanato da una sfrenata indignatio quando, improvvisamente, un libro creduto scomparso ruppe il velo di Maya della mia infanzia...

Amo e Remo sono pescatori, e dal caso son pescati
le loro avventure hanno qualcosa di epico,
qualcosa che ricorda le gesta erotiche di Mike Bongiorno,

ma lesto arriva il porcello Gavitello sul suo fuoribordo: sciagura!
Si richiede l'intervento del pompiere Manichetta.

mercoledì, maggio 09, 2007

5 volte 5 - primo giorno

Una domanda mi spinge a postare: "Cosa lasciano i tre caballeros ai posteri?"Un'ardua sentenza?Un trattato sulla clemenza del princeps?
Risponderò con 5 giorni, 5 appuntamenti, 5 perle di saggezza in poche righe che lascino un solco pronto per essere seminato.E ricordate: 5 son le note, 5 i continenti, 5 i sette nani; 5 volte 5: la nuova rubrica firmata Invisibile Baro.

Quando ero piccolo c'era una barzelletta su un capo indiano che faceva morire dalle risate...
...poi a un certo punto incominciò a non far ridere più come prima: avevano inventato l'imodium.

martedì, maggio 08, 2007

Ammazza il vegio ammazza il vegio ammazza il vegio.
Questo sarebbe maggio. Maggio di seghe, di non fare un cazzo, perchè siamo solo degli sconvolti, siamo merde travestite da vermi, siamo ebrei travestiti da marocchini, valiamo meno di un caffè; espresso, corretto branca: brancaleone. Ma che cos'è questo disprezzo, cos'è quest'indignatio, donde ne viene.
Ammazza il vegio.
Questo sarebbe maggio. Remigio, Re magio, l'assorbente interno mai. Mai. Uomini travestiti da donne, io vi riconosco dall'odore, loro vi cercano, loro vi bramano: lupo lupetto lupanare; parola di boy scout: morto di seghe nel bosco del balsco. Brasa c'è.
Questo sarebbe maggio: un unica certezza: Brasa c'è; se mai questa scuola dovesse finire chissà che ne sarà di noi. Ma Brasa ci sarà.

domenica, maggio 06, 2007

Prima di partire...

Accarezzo la tastiera impolverata.Chissà iPiroga come sta,penso.E pensando non mi accorgo di pensare a tutt altro.Penzo a Renzo.Renzo Tramaglino l'idraulico di famiglia dove sarà sotto questa pioggia?Penzo a domani:inglese.E a dopodomani:latino.Ma mercoledi...mercoledi si parte.E penso che prima di partire forse un post potrei anche farlo.
Il pensiero mi accarezza,e la cosa mi fa sentire desiderato.

Partiti:oceani di parmigiana,la Third B solca le onde di sugo,Draperi in barca a remi,Fumagalli col berretto da marinaio,un'isola.E' l'isola dei baffetti.Manzotin viene colpito per primo:bersaglio facile.Cetta corre sulla spiaggia vestito da finanziere,é la Guerra che lo attira.I baffetti sembrano cadere sotto i colpi delle cerbottane di Sergiomaria.Ed è a questo punto che il baffetto mercenario sale a bordo.E chiede pietà.E anche un pesca lemon.Intanto il nostro uomo migliore,Capitan Eduardino,vuole chiudere la questione in fretta,tra un paio di giorni deve partire per la terronia:ormai rimane piu solo un baffetto.Il baffetto del castello:Eduardino è vicinissimo,non può sfuggirgli stavolta.
E invece,ancora una volta,il baffo la spegne.
The baffo spent the light again.

Ma cosa ho mangiato stasera?

martedì, maggio 01, 2007

Cosi impariamo

quando nessuno scrive il blog viene a cercare me, mi scuote dalle faccende di ogni giorno e mi pone innanzi all'annoso problema con parole perentorie ed incalzanti: "Due dei tre caballeros sono persone che si credono sacerdoti di Cibele che si credono attori: non hanno tempo.Tu sei sempre qui che pencoli con gli occhi arsi dal monitor: fai qualcosa!"
e io fortunatamente sono ancora abbastanza insubordinato da rispondere:
"Tuttavia anche essi pencolano con gli occhi arsi ed arrossati davanti al monitor: che lo facciano loro!"
essa però mi risponde ancora col monotono epiteto formulare:
"Essi sono persone che si credono sacerdoti di Cibele che si credono attori: non hanno tempo."
e allora mi piego, ma non mi spezzo, prendo il tema suggeritomi in sogno da cachi troppo maturi e decido di farlo a modo mio: di farlo kilometrico.


Il dato cromatico nella canzone italiana.
E' inutile farsi odiare dal lettore dilungandosi in discussioni filologiche sul perchè e sul percome la nostra cultura si basi anche e soprattutto sul pregiudizio costantemente instillato dall'oratore ai suoi ascoltatori (o lettori): l'aggettivo.Bello buono brutto magro idilliaco borioso eclettico retorico: in ogni caso l'opinione viene letta e presa per buona da altri invece di essere vissuta e maturata in noi.Ma parliamo d'altro.Parliamo della canzone italiana ed adduciamo pratici esempio noti alla maggioranza del gran pubblico in modo da non risultare noiosi, ma solo tediosi: se De Andrè avesse cantato :

a salutare chi per un poco
senza pretese, senza pretese,
a salutare chi per un poco
portò l'amore nel paese.
C'era un cartello giallo
con una scritta gialla
diceva...

e la canzone si sarebbe sicuramente fermata li', per l'impossibilità dell'autore di cantare qualcosa di cui l'autore non si sarebbe potuto in ogni caso fare un idea essendo il cartello illeggibile, e quindi non contenendo scritte di sorta che potessero essere intese o capite.Mi capite?Spero di si, perchè qui ne cartello nè scritta sono gialle, ma troviamo solo quello stesso nero che fu del mare di Battisti.Già, mare nero: che ossimoro, che verve artistica, che confusione.Cosi tanta confusione che quegli stessi uomini che a quel tempo furon giovani oggi ammettono di non averne mai colto pienamente il significato.Che senso aveva parlare del nero di un mare o del rosso di delle banali scarpette?Tanto quanto quello di fare un post che non comprenda nella sua critica la possibilità della metafora e del senso interpretativo dell'ascoltatore, che vede la purezza nelle banali scarpette di un certo colore o l'ingordigia in quelle di un certo altro.

Che sia un motivo di rime a spingere i cantautori a lancarsi nel mondo freqenziale dei colori quando le stesse frequenze della musica non potranno comunque mai raggiungere le tonalità del rosso o del viola?Forse si', e non solo nella musica nostrana:

For here
Am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet earth is blue
And theres nothing I can do

Lo sappiamo tutti che il pianeta pekopon su cui viviamo è blu (e in parte verde) no?E allora che bisogno cè di dirlo?Ho anche sbagliato carattere tre o quattro volte ma tutto questo non importa: planet earth is blue
and theres nothing I can do

Cosi imparate.

giovedì, aprile 19, 2007

Misdirection

Quando sei costretto ad imparare qualcosa per cui non hai alcun interesse spontaneo l'unica cosa di veramente attivo che puoi fare è creare dei collegamenti, anche (e soprattutto) forzati, verso ciò che realmente cattura la tua attenzione.è cosi che scrivo i miei temi.l'unico rimedio alla costrizione ed alla prigionia è il misdirection o direzione dell'attenzione.

Apri il libro di geografia astronomica rimpiangendo di non avere cartografia nautica in terza prova e sotto gli occhi stanchi del maturando passano indenni le galassie e gli errori di ortografia.
E allora ti perdi e tra una riga e l'altra, ti perdi nelle considerazioni che sei solito fare dopo aver letto l'ultimo avvincente capitolo di Naruto, ti perdi nei pensieri felici di un dopopranzo scandito da morsi al sapore di cioccolata.

Viriginia Woolf forse chiamerebbe tutto questo prolisso elenco uno stream of consciousness, ma per me è puro misdirection.Puro specchio per le allodole dell'attenzione.

Mentre non guardavi o non badavi l'attenzione ha continuato a leggere il metodo della parallasse, lo spettro di emissione e la reazione protone-protone, e ti ha sintetizzato i concetti più noiosi nell'unica cosa interessante che sia riuscita a cogliere e che pensa possa essere degna di nota.L'attenzione ha capito che forse il pensiero che anche le stelle abbiano un colore e che magari emettano anche suoni può veramente interessarti.

E infatti ti desti dal tuo torpore e surclassando il duro lavoro fatto dalla parte più attenta di te ti autocelebri sostenendo di aver avuto un'intuizione.Sono palle: tutto questo altro non è che una misdirection, non vuoi ammettere di aver letto l'idea brillante che hai avuto.

Però l'idea è davvero brillante, e non solo perchè si parla di stelle: la distanza distorce, distrae, e tutto quello che da vicino ha un colore una forma e un suono nell'infinità dello spazio rimane solo un punto luminoso.

E allora questa legge bizzarra non può forse applicarsi anche nel nostro mondo?Come vedremmo David Bowie a milioni anni luce di distanza se, mettendogli dei baffi finti, lo mascherassimo da Nikola Tesla?A quella distanza si vedrebbero i baffi finti?
Forse se l'unità di misura fosse l'infinito la differenza non sarebbe tanto nella forma delle cose quanto nel contenuto che ad esse attribuiamo...

E se la stella polare fosse a forma di cacca?

mercoledì, aprile 18, 2007

Rito pagano

O grande Tolomeo Soter (salvatore) salvaci dalle ire funeste del coniglio bianco
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter dicci la nascita latente di questi dolori
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter forse non siamo degni di sapere
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter che ci importa di sapere
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter solo uno spider nero ci può salvare
Nuvola nuvole Nuvolari
O grande Tolomeo Soter: via diritti verso il sole d'estate! che ormai è giunta, e in questi giorni ci ha regalato superbe giornate di sole passate a studiare
e
tieni lontane, almeno per i prossimi giorni le
Nuvola nuvole Nuvolari

martedì, aprile 17, 2007

Il gran complotto

I professori:insetti.Meschini gli insegnanti,arrapate le maestre,brizzolati i docenti.Stanno tessendo la tela da ormai moltio giorni.La tarantola bianca è stata la più brava:se state bravi vi do un aiutino.Con una mano ci fa vedere la carota con l'altra la banconota a Marino e Rusca per fare casino.
...I bambini dell'asilo...
Vestricht e Spyzziazza si erano ritrovate un compito facile.Stare zitte.Occuparsi delle loro cose,tessere la ragantela strizzando l'occhiolino agli svedesi e a quel cazzo di Canova.
...Stanno facendo casino...
Ancora meglio la Bargia.Non venire neanche fulvia pensiamo a tutto noi.
Manco il nome sapevano.
...Ci vuole un dolcino...
E poi c'erano loro:i mosconi intrappolati.Obbligati a tessere la ragnatela che avrebbe inchiappettato altri insettini.Sono io il moscone che vi fa latino?
No veramente è la Ric....shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh.
Non nominate la Mantide Religiosa bambini.
Ma chi la Torelli?mi chiesi io pensando che il giorno dopo avrei avuto filosofia scienza latino greco e matematica.Ma non era la Torelli.
E nemmeno Domenico Russo.O la Cassandra Callandrone destinata a non essere mai creduta.
Educazionefisica Italiano Arte Inglese Fisica.
...Ci vuole uno spino...

lunedì, aprile 16, 2007

Sex Willer e la ricerca della pietra filosofale

Lui è Tex Willer: alto dalla mira infallibile non fuma non bestemmia e ricorda Christian Troy della serie Nip/Tuck.
L'altro è Kit Carson: generalmente ricordato tra i pards di Tex divide questo trono con un indiano dalle dubbie abiutudini igeniche (Tiger Jack) e il figlio segaiolo di Tex (Kit Willer).
Di solito nei blog ci si sbrodola con lungaggini riguardanti le illazioni e le glorificazioni di Tex, ma parliamo dell'altro: parliamo di Kit Carson.
Kit Carson sotto sotto altro non è che un ex postino che viene considerato un donnaiolo solo perchè girando con uno che si fa chiamare Piccolo Falco e uno che si chiama Tiger proprio come i formaggini è facile sembrare dei gran fighi.
Quindi anche Kit Carson è uno sfigato eppure, a differenza della totalità degli sfigati del mondo del fumetto, non ha doti nascoste o sogni nel cassetto che possano provvedere ad una maturazione del personaggio.Per come è stato pensato, Kit Carson altri non sarà che se stesso per tutta la vita dell'albo edito Bonelli.
Ma sarà davvero cosi'?
Ovviamente no, ed ecco che vado ad esporvi le ultime, segretissime, notizie...
Attenzione: di seguito viene rivelata, del tutto o in parte, la trama dell'opera.
Come tutti sappiamo Kit Carson è chiamato Capelli d'Argento, un chiaro riferimento al suo essere "fascinosamente" brizzolato.Partendo da questo aspetto poco sviluppato del personaggio pare che la Bonelli sia intenzionata a produrre uno speciale erotico di milleottocento pagine chiamato "Sex Willer e la ricerca della pietra filosofale" in cui si spiega il vero motivo per cui Kit segue Tex attraverso l'intero west.
Si mormora inoltre che una delle prime rivelazioni sarà questa: i capelli di Carson non sono d'argento come tutti abbiamo sempre creduto bensi' di ferro a causa di una maledizione aliena.Il pard di Tex è infatti alla ricerca della pietra alchemica per ritornare all'antico splendore dei suoi capelli, un tempo cosi biondi da essere dorati.
Stringiamoci tutti quindi, e attendiamo con impazienza nuove rivelazioni su: "Sex Willer e la ricerca della pietra filosofale"!!!

venerdì, aprile 13, 2007

lunghi cortelli

Impermeabile, cappello e occhiali da sole: un investigatore privato è sempre disposto a far saltare la propria copertura pur di non rinunciare ai mores della sua nobile categoria. Caffè in macchina, occhiali da sole, fuori è notte. Sta per succedere qualcosa; la luce alla finestra è ancora accesa.

L' investigatore privato pensa come la voce narrante dei film americani.
Stava per succedere qualcosa, pensava. Fuori era notte, e lui era giunto quasi all'ultimo sorso di caffè che, pensava, da caldo stava diventando freddo. Era il momento giusto per una sigaretta, che da spenta, pensava, stava per essere accesa. Pensava alla vita, alle sigarette, al fatto che stava cominciando a piovere e che il suo fiuto da pastore bernese ne avrebbe risentito; pensava al suo maestro di yoga, alla vita snella che avrebbe tanto voluto, pensava che avrebbe voluto essere donna; pensava alla vecchia zingara che gli aveva chiesto l'elemosina e che l'aveva irrimediabilmente maledetto: troia pensava, baldracca e mentre assorto in questi pensieri desiderava che finalmente gli concedessero il porto d'armi, mentre ricambiava le maledizioni di quell'escremento, di quel parassita della società, proprio allora successe qualcosa.
Fuori era notte. La luce alla finestra. Si era spenta.
Il baffo ha spento la luce, pensò.

giovedì, aprile 12, 2007

Il libro degli iPiroga - 30(e ultima) puntata

...Merdino vide scivolargli di fianco il corpo senza vita di Cigliegina Hawkeye; Pitone continuava a strisciare, ma gli altri erano ormai sempre più vicini.
Fermò un istante lo sguardo per poterli osservare: sull'altare violato i tre superstiti erano immobili, come sospesi nel vuoto; per terra i corpi di Rodrizio e i due cyborg, Harpo e Baro.
Irreprensibile era in uno stato di semiincoscienza, quasi stesse sognando; guardava fisso, lontano, verso il deserto.
Mister Cane, di soppiatto, ogni tanto, faceva segno a Pitone di avvicinarsi, con chissà quali intenzioni. Il serpente gli aveva intimato di non scendere dal suo dorso : il bambinetto poteva ancora essere utile. Ed infine Max Carpone, gli occhi bassi, piegato su sè stesso.

Il serpente si fermò.
Merdino vide davanti a loro lo shotgun del cacciatore di taglie; lo shotgun che si era portato via l'anima di Rodrizio. Pitone non aveva braccia: con quei moncherini uno shotgun non si poteva usare facilmente. Fu allora che il bimbo comprese. Il pitoncello l'avrebbe di nuovo ipnotizzato, ma questa volta non per raggiungere un pozzo, ma per uccidere.
Per la prima volta nella sua vita Merdino giocò di anticipo, chiamò a gran voce Mr.Cane e gli urlò:
"il serpente vuole tradirti, mi ipnotizzerà per farmi usare lo shotgun e sparare. Ma non al cuoco. I proiettili saranno per te, me lo ha rivelato , l'ho sentito con queste orecchie."
Spifferare può salvarti la vita.

La reazione a quelle parole non tardò ad arrivare. Ma non fu Mr.Cane ad usare il fucile : fu L'irreprensibile. Ma con il manico, perchè i proiettili sono il male del mondo.
Mentre Mr.Cane rovinava a terra, Merdino si allontanò dal serpente, che dalla rabbia si era tutto gonfiato, fino a scoppiare: avrebbe rincorso il moccioso e lo avrebbe stritolato.
Merdino fece l'errore di sentirsi in salvo e smise di correre, fermandosi appena superato il corpo di Rodrizio: fu allora che Pitone lo agguantò. Era finita.

E invece no. Pitone si senti afferrare da dietro. Esatto. Proprio da dietro.
...



...
Era Il brasileiro.
Irreprenibile sbuffò, agitandosi sul sedile, quando notò che nemmeno in sogno riusciva davvero a liberarsi di lui.
Rodrizio afferrò il serpente con le ultime forze che gli erano rimaste in corpo e se lo cacciò tutto in gola, masticandone il più possibile.
Merdino era salvo. Ma non poteva fare più nulla per evitare che il suo salvatore morisse soffocato, invece che per la ferita sanguinolenta.
Nello stesso tempo, Carpone si rese conto che non poteva più rimanere in quel luogo : aveva svolto il suo compito ed estraendo un bottiglino di curry cominciò a spargerlo intorno a lui.
Fece l'occhiolino all'Irreprensibile e spari in una nuvola di curry, portando con sè Mister Cane, ancora stordito dalla botta in testa.
Il cuoco che tanto tempo fa era entrato nelle loro vite ne era finalmente uscito, lasciando dietro di sè morti e inquietanti segreti, chissà quanti non ancora svelati. Merdino e Irreprensibile si guardarono : erano rimasti da soli, e anche il rombare delle moto era cessato. Della venuta dei centauri rimaneva solo il fumo nero della cadillac di Mr.Cane, bruciata.

L'irreprensibile pensò che avrebbe ucciso tutti quei maledetti finocchi come Max Carpone in un futuro non lontano, perchè l'omosessualità è una malattia. Non rivolse parola al bambinetto che aveva sventato il piano di quei due strani tipi, perchè gli ricordava molto il bambino del ping pong. (Quale bambino del ping pong? Corri a leggere episodio 11)

Si caricò in spalla i corpi di Baro e Rodrizio, col serpente che ancora mezzo spuntava dalla bocca, e se ne andò da quel tempio di quel materiale del cazzo.

Merdino rimase da solo con la carcassa del cacciatore di taglie e quella di Harpo. Era solo, spaventato, sporco, ma soprattutto si sentiva sporco dentro.
Ma era vivo, e soltanto quello contava. Lo sceriffo si sarebbe smerdato nelle mutande a sentire la sua storia: non vedeva l'ora di tornare a casa.

Irreprensibile, avviandosi verso l'aereoplano e sentendo riaprirsi la cicatrice nel culo, si domandava che cosa avrebbe potuto scrivere nel libro degli iPiroga. Avrebbe parlato bene dei suoi due amici che non c'erano più, avrebbe infangato per sempre il nome di quel cuoco finocchio, avrebbe raccontato con interesse di quegli strani individui che avevano cercato di ucciderli vendicando antiche offese subite; non avrebbe neppure menzionato il bambino. O forse si, magari dandogli un nome spregevole, come Merdino, e se ne sarebbe burlato. E, giunto alla fine, avrebbe scritto queste testuali parole, imitando Esopo che nelle sue fiabe dispensava pillole di moralità:

LETTORE, NON DARE MAI CONFIDENZA AD UN CUOCO GAY, MA NEPPURE AD UN CUOCO ETERO, PERCHè I CUOCHI NON SONO SOLO CUOCHI, SONO ARTISTI, ARTEFICI, CREATORI, SCIENZIATI...PADRI.

L'irreprensibile si svegliò urtando con la mano qualcosa di duro: era il cambio.
Era la terza sera che dormiva in macchina e che prima di coricarsi sul suo sedile pasteggiava con peperonata ai quattro formaggi. Si svegliò nella puzza di orina secca. Nel delirio del sogno, aveva scambiato il sedile di fianco per il cesso. Stordito, si domandò soltanto perchè era stato proprio il suo personaggio a sopravvivere. Ma aveva fame e rispedi' la domanda da dove era uscita, liquidandola con un "il sogno è mio e decido io chi muore e chi no". Ora doveva solo aspettare che venisse mattina, e avrebbe potuto assaporare di nuovo quella prelibatezza.

L'insegna del piccolo ristorante d'un tratto riprese a lampeggiare: Irreprensibile era il loro miglior cliente; specialità tortini di melanzane e peperonata ai quattro formaggi.

Il cuoco era ancora in cucina, a finire di pulire, ma non era solo: in un angolo il fido cane stava mordicchiando una vecchia tuba.

La scritta illuminava lo spiazzo dove Irreprensibile aveva lasciato la macchina la sera prima, e ci si era ficcato dentro.

"Chez Max"

mercoledì, aprile 11, 2007

Il libro degli iPiroga - 29 puntata

...Harpo e Baro erano l'uno di fronte all'altro; per la prima volta gli occhi verdi dei due cyborg si riflettevano gli uni negli altri. Gli stessi Mr.Cane e Irrprensibile, poco più in là, avevano smesso di tirarsi i capelli, allertati dallo scontro imminente. Le ciocche bionde di Irreprensibile spuntavano qua e là calpestate: "dio mio che orrore" - urlò uno dei cacciatori di taglie sulla cresta rocciosa.

Intanto i suoi compari stavano dando fuoco alla cadillac lilla, abbandonata poco prima. Cattivi quasi quanto i bulli del ponte. Ma proprio prima che i due duellanti potessero iniziare lo scontro, Max Carpone smise di leccare le ferite del due volte traditore Rodrizio e si frappose fra di loro.

"Harpo. . .
. . . Non ti ho creato per uccidere tuo fratello.
. . .
Deponi le armi. Ti si può definire umano in tutto e per tutto; mangi, dormi, cavalchi, ti ecciti sfogliando riviste, ma non ti ho progettato per essere sporco come noi umani, per essere un traditore come Rodrizio, un visionario come L'irreprensibile, un essere imperfetto come Baro.
Tu non ucciderai Abele , Caino."

Baro non dimeticò mai quell'istante.
L'istante in cui si rese conto di essere la prima creazione di un cuoco-scienziato, in cui capi' che se non aveva mai potuto provare davvero delle emozioni autentiche, questo era solo a causa di Max Carpone; un uomo che i caballeros non avevano incontrato per caso, e che lo aveva creato guasto, difettoso, imperfetto.
Lui, come Harpo, non si era mai chiesto da dove venisse davvero; sapeva solo di essere speciale: lui aveva la Bezzy, anche se non la faceva vedere mai a nessuno; voleva che gli altri non avessero paura di lui. Voleva avere degli amici, come Rodrizio e Irreprensibile.

Harpo non voleva credere di avere tentato di uccidere quello che non era niente di meno che il proprio padre. Lui non aveva armi nascoste nelle braccia, non era imperfetto come Baro. Ma era Caino,non Abele. E dopo, il padre avrebbe ucciso anche il fratello.

Mr.Cane capi' che Max Carpone avrebbe avuto sempre qualche segreto da svelare, rubandogli cosi la scena per sempre; e, facendo segno al serpente di avvicinarsi, pensò che forse non era troppo tardi per salire sul carro dei vincitori.

Irreprensibile aveva la lingua felpata.
Cuoco, scienziato, e pure finocchio.
Sarebbe stato meglio che Max Carpone fosse morto e che quel sogno stravolto fosse finito subito.

Dopo questi attimi eterni di silenzio il cuoco riprese parola:
"Non me ne vogliate figli miei" - e con un balzo felino spinse con forza indietro il pomo di adamo di Harpo.
Il cyborg cadde a terra.

Merdino ebbe un sussulto quando vide cadere il tuareg al suolo, ma Pitone non interruppe la sua marcia silenziosa fra la sabbia.

Baro aveva provato per la prima volta un'emozione tutta sua, che avrebbe custodito per sempre: era odio. Ma era ignaro che sarebbe stata la prima e l'ultima.
La vista gli si annebbiò, le gambe gli cedettero, il cordone che lo legava a suo fratello ed alla stessa vita si era spezzato. Max Carpone aveva spezzato il filo invisibile che univa gli uomini alle macchine, che egli stesso fra una Charlotte e l'altra aveva creato.

Merdino pensò sollevato che forse non ci sarebbe più stato il bisogno di combattere, e che tra poco avrebbe potuto tornare a casa, a Matelhuala. A fare la spia. E sorridere di nuovo.
...

Il libro degli iPiroga - 28 puntata

...Dall'alto della cresta rocciosa un bambino guardava la vallata.
Più precisamente guardava un'abbazia.
Un'abbazia fatta di un materiale molto simile ad un calcare (quindi prevalentemente composto da calcite) che si presentava in aggregati concrezionati, zonati o fibroso-raggiati, che pareva essere stato deposto principalmente in ambienti sotterranei da acque particolarmente dure.
Si presentava maggiormente in colore giallo-bruno grazie alla presenza di ossidi di ferro. Trattandosi comunque di calcite, era una pietra piuttosto tenera e facile a rigarsi.
Lo chiamavano Alabastro?Possibile, era un bel nome.
Da lassù tutti i problemi di Merdino si riassumevano in una piccola chiesetta in fondo alla valle piena di piombo.
Il super udito di mister Cane lo aveva allertato l'aveva costretto a scendere in groppa allo squamoso compare verso l'abbazia.Perchè chi sa non può fare a meno di sapere.
Merdino capi' che era quello il problema di mister Cane: sapere che se non avesse perso la mano sotto il carretto di Ramonevic sarebbe stato un grande pianista.
Ma se non lo avesse saputo?
Se Pitone non avesse saputo di essere il più fortunato scommettitore del mondo?
Se Harpo non avesse saputo di essere il Harpo Carpone?
Da lassù tutta quella calcite poteva riassumersi in un accidentale incontro di sogni infranti, di robot stipati di tritolo e di cuochi scoreggioni.Sembrava un sogno, e forse lo era davvero.
Se non avesse saputo di essere il personaggio più odiato delle precedenti ventisette puntate Merdino avrebbe quasi potuto credere di essere un sognatore.Un sognatore che da distante osservava le convinzioni altrui infrangersi le une con le altre.
Avrebbe quasi potuto credere di essre un uomo insensibile alle altrui sventure.
...

Il libro degli iPiroga - 27 puntata

...Questa volta a tingere la felpa non fu il sugo, ma il sangue.
Rodrizio cadde come una goccia di cera sull'alabastro.

"Fuoco agli indiani!" urlò Irreprensibile nelle orecchie di Baro, tirandosi fuori la rivoltella dalle mutande, ma in un attimo la navata centrale era già piena di piombo.
La vecchia Bezzy, il fucile-mitragliatore che Baro teneva nell'avambraccio destro, faceva ancora il suo dovere. E anche Baro faceva il suo dovere: era progettato per questo.
Perchè Baro era un cyborg.Lo shotgun di Hawkeye non poteva più nuocere a nessuno adesso.
Rodrizio sollevò lo sguardo insanguinato verso Irreprensibile e Max, ora vicini.
"Sapevo già da molto tempo che Baro non era un bambino come tutti gli altri.Per questo li ho attirati qui, scoprendo il nostro rifugio: per finirla una volta per tutte.Per vincere le nostre paure.Gli errori che uomini senza speranza sanno solo chiamare irrimediabili. -altri cacciatori di taglie intanto, sciamando come cammionisti stanchi sulle piazzuole, riempivano l'entrata dell'edificio con un brusio di caricatori. -Le persone di tutti i giorni non solo sono persone, le persone di tutti i giorni devono anche essere cuochi se vogliono mangiare, se vogliono vivere.Ma anche i cuochi non sono solo cuochi Irreprensibile: sono artisti, artefici, creatori..."
La vetrata centrale alle spalle di Rodrizio esplose.
"...padri!" Harpo atterrò nel centro della scena in un turbinio di cocci multicolore.
Il volto di Harpo e di Baro era lo stesso, ma ora solo uno dei due provava la paura...

Il libro degli iPiroga - 26 puntata

...Irreprensibile si staccò dall'abbraccio di Max lentamente, covando qualcosa, forse risentimento.
Baro e Rodrizio erano troppo occupati a rattoppare la felpa prifirita del cuoco per accorgersi della lieve punta di amarezza sul volto irreprensibile dell'amico.La felpa era molto bella: tutta nera con scritto suite iears e un grosso cuore di sugo sgocciolato sul davanti, la felpa attraverso cui un Baro falso aveva sparato al proprio maestro.

Fuori dal sogno fumoso, al di là della sierra arsa ed immobile, Irreprensibile si lanciava nei commenti più turpi: sogno di merda, catastrofe mentale, grande bozza malscritta impeciata di orina erano sicuramente i suoi preferiti, o perlomeno, quelli che usava più spesso.Il sogno era ormai sfuggito ad ogni suo tentativo di controllo: aveva sperato nella morte di Merdino eppure niente era successo, aveva scoperto l'incapacità del suo subconscio di creare trame solide e plausibili.Eppure, anche se forse non voleva riconoscerlo, Irreprensibile aveva cambiato qualcosa, aveva aumentato il ritmo di quella storia che ora sfrecciava veloce sotto le ruote chiodate della sua noia.La trama ci sarebbe stata, si sarebbe svolta, avrebbe vissuto: ma rapida, indolore, incolore, impalpabile come il peto di un grillo sotto il sole cocente d'agosto.
Agosto...deserto...la facoltà di libera associazione del cervello sognante dell'Irreprensibile incominciò a lavorare sodo, l'audience richiedeva la pugna, e la pugna avrebbe avuto.
Le recenti rivelazioni dovevano esplodere in un altisonante assolo di banjo.
Duello.

Gli speroni scivolavano sull'alabastro come il grasso di balena sul ponte del Pequod.Duello.Un indiano."La giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa : giustizia e malinconia." fucile a canne mozze.mozzarella.cherry. piume di struzzo.indiano.duello.Tutti nell'abbazia si girarono verso la voce.Una figura imponente: si ergeva dominando la navata centrale.Bombetta e piume, ma non un alpino: un indiano.
"Chiedo venia per essermi intromesso senza garbo nella vostra rimpatriata: il mio nome è Cigliegina Hawkeye; cacciatore di taglie."
Lo shotgun vibrò nel colonnato pieno di stelle.
...

martedì, aprile 10, 2007

Il libro degli iPiroga - 25 puntata

... Max Carpone era vivo.
Baro e Rodrizio tirarono fuori dalle tasche dei piatti, e prontamente si tuffarono ai suoi piedi richiedendo tortini di melanzane: il cuoco era mancato a tutti.

L'irreprensibile per una volta chiese spiegazioni e non si fidò di un morto tornato vivo. Non si fidò neppure dell'ipotesi che fosse una magia del tempio di alabastro: voleva sapere.
E Max Carpone lo soddisfò, come aveva sempre voluto fare. Gli parlò del proiettile di Harpo, della sua faccia uguale a quella di Baro, della partita di ramino mai terminata, della pietà suscitata a tal punto da non avergli scaricato addosso il caricatore, del suo essersi finto morto e della sua trovata geniale di scoppiarsi un testicolo per riempire la stanza di sangue, del libro di ricette che portava sempre sul cuore, e che gli aveva salvato la vita, del suo svenimento successivo veritiero, del suo risveglio nella capanna in fiamme, della fuga atroce con una mano sull'inguine, delle cure ricevute a Matelhuala, del suo rinnovato rapporto di fede con qualcuno più grande di noi lassù, della sua tristezza per averli perso per sempre, del suo arrivo al tempio per pregare, dello stupore e della gioia che lo avevano colto quando aveva sentito le loro voci, ed infine della decisone di abbandonare il mestiere di cuoco per prendere i voti.

Baro e Rodrizio avevano le lacrime agli occhi a sentire queste parole.
L'irreprensibile abbracciò quel cuoco finocchio come non aveva mai fatto. Ora che non c'era più il morto, si poteva tornare a casa, a Matelhuala; e indagare su chi un morto sul terreno lo voleva lasciare...

Il libro degli iPiroga - 24 puntata

...Irreprensibile aveva preso da parte Baro e gli stava sussurrando qualcosa :

"Sono felice qui, i merovingi sono sempre felici in mezzo all'alabastro; ma stai attento all'arenaria, mentre si sta nell'arenaria gli altri escono, e tu non lo sai mica dove vanno Baro. Lo sai mica? No."

Baro pensò che Rodrizio avrebbe dovuto dare un occhiata anche al cervello del loro amico, oltre che ricucirgli le chiappe. Non colse il senso di quelle parole, se mai ve ne era uno, ma fu ugualmente felice perchè la parola arenaria gli faceva venire in mente il Pensatoio, e gli faceva tornare voglia di cagare. Perchè Baro amava cagare in mezzo all'arenaria.

Erano arrivati al tempio che avevano scorto in volo. Dell'interno non rimaneva nulla e all'esterno vi era di fatto soltanto un ampissimo altare tutto di alabastro. L'irreprensibile si inginocchiò dinnanzi alla statua mutilata di un qualche dio.
Un raggio di luce illuminò il tempio. Un prodigio: la figura di Max Carpone emerse da dietro la statua.



Intanto, al di là della cresta rocciosa, la Cadillac di Mr.Cane era arrivata a destinazione...

Il libro degli iPiroga - 23 puntata

...Erano passate ormai molte ore da quando Merdino aveva ripreso coscienza nel pozzo. Era passato anche il pozzo. Ora erano in viaggio.
Pitone e gli altri non lo avevano fatto fuori soltanto per la sua giovane età: "io i bambinetti non li ammazzo, semmai li violento" - aveva gracchiato Mr.Cane.
Ma tuttavia non lo avevano lasciato libero. Era un testimone, l'unico.

Merdino aveva capito che ad uccidere Max Carpone non era stato Baro, ma Harpo, quello strano figuro che se ne stava sempre silenzioso in disparte. Merdino aveva spifferato male.
Baro era un fuggitivo ma era un baro innocente. Prima che il senso di colpa lo logorasse, avrebbe dovuto avvertire lo sceriffo, ma le mani ed i piedi legati al momento glielo impedivano.
Sapeva dove erano diretti, però. Aveva sentito Mr.Cane parlare cosi:
"E' una vera fortuna che uno dei caballeros sia un traditore. Senza Rodrizio non avremmo mai potuto trovare il luogo dove quello psicopatico dell'Irreprensibile li aveva costretti ad atterrare.
Alabastro...Puah."
...

martedì, aprile 03, 2007

Il libro degli iPiroga - 22 puntata

Fine primo tempo.
Finalmente venne la pubblicità.
Irreprensibile era conscio di essere sempre all'interno del sogno ma almeno nelle pause pubblicitarie sapeva di potersi alzare tranquillamente , poteva andare a pisciare e commentare ad alta voce quella pellicola scadente che il sogno gli costringeva a guardare.
Forse essere cosi goloso di peperonata ai quattro formaggi non era un pregio come aveva sempre pensato.
Non faceva sogni cosi' strani dalla terza media, quando la febbre dei pokèmon lo aveva costretto a sognare cose che non voleva.
Ma quale febbre lo costringeva a fare questo sogno in cui, seduto davanti al monitor piatto e senza vita, era costretto a guardare il film su un libro che lui stesso era sicuro non aver mai scritto?Forse la febbre del sabato sera?Eppure era mercoledi'...forse si trattava dei famosi mercoledi di Pippo, in cui l'allampanato beone invitava Topolino per leggergli le sue ultime creazioni?Anche quella tesi era impossibile: Topolino lo leggeva solo dal dentista.
Irreprensibile senti' che la pausa stava per finire: "Che palle" pensò "il mio personaggio ha perso le chiappe e ci sono un sacco di cose che vorrei cambiare, cose che vorrei dire. Ma questo sogno mi costringe alla visione: mi tarpa le ali."
Comparve l'ignobile scritta: inizio secondo tempo.

lunedì, aprile 02, 2007

Il libro degli iPiroga - 21 puntata

...Rodrizio e Baro, presi da un sentimento di pietà scaturito dal timido sorriso del loro amico, con uno sguardo complice, decisero che sarebbero scesi colà dove il fato, o forse il vaneggiamento di un uomo, li aveva condotti. Chi erano loro per negare questo all'Irreprensibile? Chi erano loro per farglielo annusare e poi non concederglielo? Sarebbero scesi.
Gli occhi dell'Irreprensibile scintillarono.


Una scintilla risvegliò Merdino dallo stato di incoscienza in cui era piombato. Pitone gli aveva permesso di riappropiarsi del proprio corpo ora che li aveva raggiunti, e il serpentello, guardandolo toccarsi il viso, sogghignava. Merdino strabuzzò gli occhi, e si guardò intorno: davanti a lui un essere basso vestito da maggiordomo, un uomo che per l'aspetto gli ricordava un tuareg ed un serpente in una cesta troppo piccola per contenerlo tutto. Pitone lo fissava con i suoi occhietti rossi: respirava la sua paura. Ma Merdino non aveva paura.
Ora aveva il controllo del suo corpo, almeno. Mr.Cane dall'angolo buio del pozzo dove si trovava, ruppe il silenzio: "grazioso bimbo, ti trovi qui perchè questa notte hai visto quest'uomo ucciderne un altro, e a quest ora avrai spifferato già tutto a papàsceriffo. E tutto questo non va bene, spifferino."


La notte di Matelhuala stava per finire; il sole tra poco avrebbe di nuovo illuminato la Sierra Orientale.
...

Il libro degli iPiroga - 20 puntata

Il Messerschmitt filava liscio sopra la sierra ormai da molte ore.
Le nuvole sembravano aprirsi davanti a loro come una corte eterna ed immacolata.
Un vero splendore.Per un attimo il ricordo delle ultime ventiquattrore sfuggi' lasciando spazio alla meraviglia del volo.
Poi irreprensibile cominciò a dare i numeri: erano coordinate.
Spinti più dalla curiosità che dalla speranza gli altri due individuarono lo spoglio punto di mappa che l'amico in delirio stava indicando.Baro e Rodrizio pensarono che raggiungere quel luogo avrebbe comunque avuto più senso che girare alla cieca guidati dal caso.
Ma il brusco virare dell'aereo aveva reso più foschi i pensieri di tutti come se l'idea di avere una meta da raggiungere li opprimesse e gli rendesse sgradevole il costante rombare del Messerschmitt Bf 109.Tutti ora si accorgevano di essere stanchi, sporchi, affamati.
Tuttavia, come si sa, tutte le fatiche del viaggio vengono accantonate in favore della gioia più pura quando si profila la vista della meta.
La mappa sbagliava: quel piccolo lembo di terra non era deserto: vi sorgeva un'abbazia, un'abbazia di puro alabastro.
Irreprensibile sorrise...

venerdì, marzo 30, 2007

Il libro degli iPiroga - 19 puntata

...Harpo osservava con occhi curiosi il bambino che si era trovato di fronte. Merdino era immobile, sembrava che, sotto quel corpo che non lasciava trapelare nessuna emozione, l'anima di un bimbo spaventato stesse spingendo disperatamente per liberarsi.
Spione bastardo, ma pur sempre un bambino.

La storia di Pitone aveva lasciato Harpo inquieto. Non a caso, era lui quello che più lo aveva convinto ad abbandonarli. E non Mr.Cane. Lui. Con le sue paroline sussurrate, le sue frasi sibilline, quel fare strisciante e ambiguo. Però, non era triste che lo avessero ritrovato. Ora potevano, persino loro, trovare un modo di recargli conforto.

Harpo stava male. Non solo da quando aveva ucciso quell'uomo, da molto prima. Dal maledetto giorno del Gran Torneo di Timesplitters. Harpo era uno sbandato, viveva in macchina, mangiava arachidi tutto il giorno, passava le sue giornate dentro gli internet cafè a fare amicizia. Ma non con le altre persone, con Wikipedia, l'unico che non si stufava mai di lui ,l'unico che sapeva sempre di cosa aveva bisogno, l'unico che quando aveva voglia di cercare le paroline sporche gliele faceva trovare, e subito.

Non ricordava perchè si fosse iscritto a quel torneo; ricordava soltanto che laggiù, in mezzo a tanti svitati, aveva trovato l'amore vero: si chiamava Wendy.
Mora, fumava il sigaro, un tocco di barba sulle guance paffute: bella come un cherubino.
Sparando, si erano potuti conoscere meglio, lei gli aveva raccontato che partecipava per vincere il primo premio in denaro; si era allenata molto per non fallire. Solo dopo un'ora di gioco Harpo notò il ratto che Wendy aveva appollaiato sulla spalla, immobile.
Per amore avrebbe chiuso un occhio anche su quello: quando Wendy fu eliminata, arrivò a prometterle che avrebbe vinto per lei, solo per lei. Non avrebbe dovuto fallire.

Ma non aveva calcolato i Caballeros.L'irreprensibile e Rodrizio giocavano bendati. Baro invece, che non era un granchè, era rimasto in macchina, a studiare come arrivare in quei paesi dell'est di cui L'irreprensibile sotto oppiacei sempre parlava. Harpo fece il miracolo, eliminò Rodrizio, a cui per la rabbia venne voglia di partorire con dolore, ma non bastò. E si sa, due miracoli vicini sono rari. L'irreprensibile lo umiliò tenendo con una mano il controller, e modellando la creta con l'altra. Aveva tradito la fiducia di Wendy. Era un perdente.

Un perdente non ha successo con le donne.Neanche con quelle baffute.

Harpo aveva ancora vivo il ricordo della sua fuga urlante, delle lacrime, dei rutti di disperazione della bella. Ma soprattutto dello strano incontro che aveva fatto, appena arrivato fuori.
Pitone, per farlo salire in macchina, lo aveva dovuto ipnotizzare, proprio come ora aveva fatto con questo ragazzino.
Ma lui e Mr.Cane erano le uniche carte che Harpo poteva giocare per attuare la sua vendetta.
...

giovedì, marzo 29, 2007

Il libro degli Ipiroga - 18 puntata

...Harpo sentiva uno strano suono scendere dalla superfice, sembrava una voce di bimbo ma nel suo cadere giù verso il fondo del pozzo rimbalzava tra le pietre umide e lisce distorcendosi ed amplificandosi:
"Questa è la danza del serpente..."
"Caro Harpo, un tempo anche io ero un bambino, uno di quelli belli e buoni, uso ad una sola e grande passione: l'azzardo.Vivevo in un piccolo villaggio di frontiera, dove mi guadagnavo da vivere vivendo sulle scommesse più impensabili.Conoscevo solo un risultato: la vittoria..."
"...che vien giù dal monte..."
"...un giorno una macchina dai vetri oscurati giunse al piccolo villaggio dove vivevo, nulla si sapeva dei suoi occupanti se non che fossero in tre: c'erano le condizioni ideali per una scommessa.
Chiamai il bambino più povero del paese e gli proposi una scommessa, una scommessa da vero spaccone: mi giocai la cascina che il primo a scendere da quella macchina misteriosa sarebbe stato un centauro viola. Se avessi sbagliato -ed ero ben sicuro di non sbagliare- il bimbo avrebbe avuto la mia cascina altrimenti non avrei ottenuto niente da lui se non la fama e la gloria.Una scommessa da vero spaccone.
La portiera si apri' e ne usci un uomo che, per quanto brutto, era ben lontano dall'essere paragonabile ad un centauro viola. Persi la cascina ma non la voglia di scommettere.
Chiamai quindi il secondo bambino più povero del paese e gli proposi una scommessa: mi giocai l'intera collezione dei francobolli del papa buono in cambio di nulla.Putroppo il secondo ad uscire, per quanto cercassi, non aveva una coda fiammeggiante.Persi tutti i francobolli ma non la voglia di scommettere.
Erano le prime volte che perdevo: chi potevano essere quegli esseri misteriosi che avevano smentito i miei vaticini?"
"...per ritrovare la sua coda..."
"Fu allora che per rifarmi scommisi che l'ultimo a scendere sarebbe stato un porco dai lunghissimi capelli biondi, giurando che se avessi sbagliato avrei perso per sempre la mia dignità e avrei strisciato sul ventre mangiando polvere e cenere per il resto dei miei giorni.
Sul porco ci avevo quasi visto giusto, ma non aveva lunghissimi capelli biondi.
Quei tre uomini della macchina dai vetri oscurati, che in seguito seppi chiamarsi "i tre caballeros", avevano distrutto la mia vita, avevano oscurato e sconfitto il mito del grande maestro della scommessa.Dovevano pagare."
"..che ha perso un di' !"
...

mercoledì, marzo 28, 2007

Il libro degli iPiroga - 17 puntata

...Merdino stava camminando da una buona mezzora, solo.
Aveva salutato lo sceriffo di fretta, senza la consueta reverenza: strano.
Perchè lo sceriffo era il padre che Merdino non aveva mai avuto.
Le sue gambe andavano da sole; era in uno stato di completa inscoscienza. Si rendeva conto di non aver più il controllo del proprio corpo. L'ultimo ricordo che aveva, era ancora legato alla moneta che lo sceriffo gli aveva donato. Aveva ancora il desiderio di lucidarla, di farla brillare come se fosse stata davvero d'oro, e invece, ora che il suo corpo non rispondeva più ai suoi comandi, il cioccolato si sarebbe certamente sciolto, macchiando tutto il panciotto.

Non avrebbe neppure potuto gustarsi il premio del suo lavoro. Quando gli sembrava che fossero passate già ore dal momento in cui il suo corpo lo aveva abbandonato, si ricordò della squama.
Era una delle ultime cose che ricordava. Quella squama lucente, che si era ritrovato nel panciotto in chissà quale modo, doveva essere la causa di questo suo stato che non sapeva neanche ben definire.
Ma intanto il corpo ormai privo di volontà di Merdino era lontano dalle porte della città.
Merdino era arrivato al pozzo.
...

lunedì, marzo 26, 2007

Il libro degli Ipiroga - 16 puntata

...dopo la soffiata, Merdino si sentiva decisamente meglio: più libero, come se insieme ai segreti altrui avesse anche spifferato una gravosa flatulenza.Si appoggiò alla balaustra del balcone rosso del Teatro di Giustizia.
Matheuala si stendeva sotto di lui, caotica e vergognosa come le scritte che coronano i numeri di telefono nei bagni degli autogrill.
"Ottimo lavoro" pensò Merdino cercando nelle tasche del suo panciotto unto qualcosa per lustrare il soldo che lo Sceriffo gli aveva dato come ricompensa, ma la sua ricerca all'improvviso si interruppe: "cos'ho qui?".
Una squama.
Una squama di serpente...

Pitone arrivò con i rinfreschi che Mr Cane stava ancora piangendo, gli diede baci sulla testa scoperta dalla tuba per tranquillizzarlo e gli strinse l'uncino nella coda.
Aveva bisogno d'affetto - diceva.
Harpo intanto si chiese dove si trovassero, non ricordava come fossero arrivati in quel pozzo umido e scuro, illuminato debolmente solo da alcune lava lamp e, per quello che poteva vedere, arredato ispirandosi ad un posacenere pieno.
Si accorse che Pitone gli stava parlando solo qualche minuto dopo: "...e sono contento che tu me l'abbia chiesto Harpo, perchè nonostante le avversità e le sorprese che ogni giorno la vita ci riserva, sono sempre felice di raccontare la mia triste triste storia..."
...

domenica, marzo 25, 2007

Il libro degli iPiroga - 15 puntata

...ecco Mr.Cane apparire dalla notte, con la consueta eleganza, avvolto in un mantello di stelle; il cielo della Sierra è la sua livrea. Monocolo, tuba, bastone; due passi di tip tap, un rapido inchino e un accenno di baciamano alle signore presenti. Harpo non le vedeva, ma lui sapeva che c'erano e stavano aspettando solo lui.

Mr.Cane possedeva un passato importante, molto più stimolante di tutto quello che la vita poteva ancora offrirgli. A quattro anni non sapeva nuotare, ma accarezzava quei tasti come se fossero cuscini; a sei conosceva ogni singola nota delle sinfonie di Ludovico Van; a otto esordiva in concerto a Mosca; a dodici era il più grande pianista che il mondo avesse mai conosciuto.
Non fosse stato per L'incidente.

Era una mattina tremendamente fredda; Mosca era li, immobile nel suo candore; i bambini normali quel giorno se ne sarebbero stati a casa, niente scuola, almeno una domenica ogni tanto: troppa neve.
Ma Mr.Cane non era un bambino normale.
Non si poteva dire nemmeno che fosse un bambino, sebbene le primavere fossero ancora soltanto tredici. Tredici anni appena compiuti.
La sera prima non aveva prestato ascolto ai consigli della signora madre: aveva letto iPiroga fino a tardi, troppo tardi; fino alla mattina successiva.
La pupa e il pochefanatico era troppo avvincente.
E lui aveva scoperto quel sito rovina-giornate solo quel giorno stesso. Non poteva andare a dormire senza sapere.
Fatta mattina, la luce del sole che filtrava dalle finestre, e i rumori della città appena sveglia, non gli permettevano di prendere sonno, ora che voleva. Allora, infilato il cappotto, cautamente usci', all'insaputa della signora madre.
Non avrebbe mai potuto sapere che, una volta uscito, il destino lo avrebbe pugnalato alle spalle.

Troppo monitor. Si sentiva gli occhi gonfissimi. E, quando vide per strada un sombrero, non ci fece caso: non pensò ad un'allucinazione, ad uno scherzo che la vista affaticata gli stava tirando. Pensò che quello fosse un invito per lui da parte dei caballeros.
Visto che hai letto tanto, ti premiamo: sarai il quarto caballeros.

Quando irruppe sulla strada di corsa per raccogliere quel sombrero, il carretto dei pony di Ramonevic non poteva più frenare la sua folle corsa, determinata dal pianto dei bambini che volevano tornare a casa, determinato a sua volta dalla puzza di merda.

Quel giorno Mr.Cane perse la mano destra sotto le ruote di un carretto impazzito, trainato da pony russi puzzoni. E non potè mai più suonare il piano.
La colpa era solo loro: i maledetti iPiroga.
...

venerdì, marzo 23, 2007

Il libro degli Ipiroga - 14 puntata

...E l'alba salutò il decollo dei tre caballeros: ormai, senza più legami con il mondo, volavano verso un imperscrutabile destino.
Intanto poco lontano, un bambino, unico testimone dell'omicidio di Max Carpone, corre verso il Teatro Giudiziario Di Matehuala, il suo nome è Merdino.
Benchè la sua sia un infanzia travagliata, fatta di gradassi padroni di spiagge e di forconate nel pancino, Merdino è riuscito, col tempo, a trovare la sua vocazione: fare la spia.
Ha fatto la strada per raggiungere il Teatro Giudiziario Di Matheuala tante di quelle volte che la conosce a memoria, tuttavia il piccolo resta sempre incantato alla sua vista: le pistole, gli elefanti, le piume di struzzo, le chincaglierie esotiche, i riflettori, i prigionieri bendati e con le natiche al vento, le raffiche di mitra in lontananza, le scenate isteriche dei sergenti ai loro commilitoni, la banda vestita d'oro e d'argento, il profumo di patchuli tutto intorno, i grossi sacchi di caramelle ammucchiati presso gli stipiti delle porte a disposizione dei visitatori...
Entra nella sala dello Sceriffo senza neanche bussare: è un vecchio amico.
"Max Carpone è morto.Assassinato.E'stato Baro: l'ho visto con questi occhi."
...

giovedì, marzo 22, 2007

Il libro degli Ipiroga - 13 puntata

L'Irreprensibile non delirava quando parlava della fiesta latina. No, diceva soltanto che se avessero preso il volo e fossero fuggiti, i caballeri si sarebbero persi la fiesta latina: sifilide assicurata. Non delirava quando raccontava i suoi sogni ai suoi compagni attoniti e addolorati: lo credevano pazzo, malato, ebreo; l'Irreprensibile mentre dormiva li aveva perfino sentiti ipotizzare il suo abbandono.
L'Irreprensibile era ormai deciso a condividere senza discutere: forse fuggire era l'unica speranza, e Versailles non era poi così lontana. Si propose dunque di tacere a tempo indeterminato.

Il libro degli Ipiroga - 12 puntata

...Rodrizio fu l'unico a rimanere lucido: "Sono mesi che Lo Sceriffo cerca un motivo per incastrarci, se ci becca con un cadavere tra le mani siamo fregati!"
"Non siamo fregati: siamo merovingi!" urlò l' Irreprensibile nel delirio delle febbri.
Consumata la fagiolada il cervellino di Baro aveva ripreso a funzionare, stava elaborando un piano e per farlo gli serviva tutta la tranquillità del Pensatoio: il cesso che lui e Max Carpone avevano scavato insieme nell'arenaria.
Uscito alleggerito dal Pensatoio Baro iniziò a mettere in pratica la sua strategia: raccolse le poche cose di cui avrebbero avuto bisogno e, realizzata una lettiga per l'Irreprensibile ferito, appiccò fuoco alle capanne con l'aiuto di Rodrizio per cancellare eventuali indizi utili ai loro inseguitori.
La pira funebre di Max Carpone illuminò a giorno tutta la sierra.
Incominciava ora la seconda parte del piano di Baro; trasportando per ore nella notte la barella i tre giunsero presso una lugubre caverna nella quale il vento rincorrendosi tesseva i suoni più cupi.
Ma nonostante la paura per l'oscurità incombente Baro e Rodrizio portarono l'amico ferito dentro la spelonca, solo la loro tenacia sovrumana li spingeva sempre più dentro la terra: un'ancora di salvezza li stava chiamando.
Acceso infatti un lumino i tre furono ricompensati dalla vista di un Messerschmitt Bf 109 custodito in splendide condizioni dal freddo della caverna e dalla segretezza del cuoco per quel piccolo tesoro.
L'eredità di Max Carpone era un caccia monoposto del 1938, ed era la loro unica speranza.
...