martedì, gennaio 02, 2018

Taurus at zenith


It is a truth universally aknowleged, that truth is not a valuable currency in these first year of the millennia. Our worst posts are praised, our best forgotten; everything in the middle, for a matter of fact, is useless.

To resist change is forbidden, to make it happen is impossible: those who get on the same pirogue, have the same aspirations.

For too long we have gazed the stars, waiting for horoscopes to align with our ideals. I remember borrowed memories, splinters of far lands and alien fauna. Such was the experience of television: an homologated moment in time for those who haven't lived it. The Internet has given us freedom to live these memories endlessly and in various formats. If it is true that the same mind has different thoughts depending on the language it uses, we should have stopped talking TV long ago to start talking Internet.

To resist change is forbidden, to make it happen is impossible: those who get on the same pirogue, have the same aspirations.

More precisely, we should start talking the language of our time. Not for a matter of grammar, but for the sake of syntax. In fact, I believe Internet is outdated: however, this new media we are using is yet to be named. We had to be lobomized to see past our eyes, to see the future we live in: we've burned personal interaction on the altar of social networking, traded our specific roots and heritages for generical company benefits, polluted our waters to clean ourselves. Frightened by unpredictable alternatives, we let means win over method. This is history, whatever horrible we had to do is now past our shoulders: next is future, we need new horrors to break our souls in a shinier glitter.

To resist change is forbidden, to make it happen is impossible: those who get on the same pirogue, have the same aspirations.

Probably, vegetarianism will be the next step in our quest for group evolution. Still, we know today's world has too much social disparity to turn vegetariansm into a priority without harm. I see a return to slavery, yet unintended: we force poors over the chariot of progress, choosing species' ethics over individual's. The first form of poverty is lack of choices: slavery is taking decisions for someone else.

To resist change is forbidden, to make it happen is impossible: those who get on the same pirogue, have the same aspirations.

Our social structure overlapped nature's, so that rich is a synonym for fit. Survival of the fittest is still paradigm, yet richness is well beyond the amount a single human can handle in his life: today, rich is an adjective suitable for legacies, corporations, states; tomorrow, it will define new species: I am honored and terrified to introduce you homo sapiens dives.

giovedì, dicembre 21, 2017

Il cantico delle congetture


Divergono lentamente, accompagnando la deriva con grandi cenni delle braccia.
Si salutano.
Ci sono delle creature a quattro zampe che li seguono incerti, incapaci di comprendere la separazione fino a che non si sarà realizzata. Allora, sarà tutto ciò che possono conoscere: vera.
Molte culture hanno identificato Sirio col cane. Una secondo sole, solo meno vicino.

Il mercante si gira per richiamare il suo compagno: né fischi né parole, soltanto lo sguardo teso come una corda nello spazio siderale. Si stira, emettendo getti di plasma invisibile, scacciando le pulci e la cattiva sorte. Rotolandosi nella polvere, vecchia amica.

Che c'è, non vieni? Il mercante ricorda spesso la filastrocca secondo cui ai cani fu insegnata la canzone con cui venne creato il mondo. I cani, potendo conoscere solo la verità, l'avevano presto dimenticata. Quindi oggi ne usano solo brandelli, ciascuno quello che conosce. Quando incontrano un altro cane declamano la loro versione: se coincidono, la ripetono fino alla stanchezza. Se no, cercano di correggersi l'un l'altro fino allo sfinimento. Per questo i cani abbaiano.

Il mercante guarda dentro la sua bisaccia: c'è pane per tre giorni ed acqua per due. È la luce di Sirio ad illuminarne i contorni, a definirne l'essenza.

La coppa continua a riempirsi e presto il contenuto straborda: il cane non sa cosa contenga, ma raccoglie ogni goccia.

sabato, dicembre 16, 2017

Una carenza in un pugno ✊


Torna da me, anzi: ritorna.
Tanto mi sei mancato pugno mio, anzi: frattanto mi sei mancato. Non sei mai stato bravo ad andare a segno, ti chiamavano il fulmine sull'autobus.
Vi ho mai parlato della gabbia di Faraday?

Sono storie che interessano ormai solo ai complottisti, con i loro forni a microonde e i loro cappelli di alluminio.

Come sempre, ci ritroviamo d'un tratto nel punto di fuga di ogni testo non professionale: la cloaca del pensiero. Tutto è molle, informe, di vaga forma ruffiana e di certo contenuto pietoso. Di cos'altro possono sapere queste parole, se non dello stesso sapore che hanno gli altri prodotti di scarto del mio corpo?

Di recente mi sono reso conto che il vero colore del tramonto è il rosa. Prima odiavo il cioccolato al latte, ora lo adoro. Ci sarebbe da fare una riflessione sul fatto che la standardizzazione dei prodotti possa portare a derive delle sensazioni che gli stessi ci suscitano. Venderemmo sicuramente più latte di soia, se solo il vecchio latte facesse un po' più schifo. Chi potrebbe accorgersene?
Soltanto gli uomini che abitano sulla luna: quei barbari che non hanno mai contemplato un tramonto, foss'anche uno arancione. La luna, essendo fatta di formaggio, costituisce infatti un benchmark fondamentale per la definizione della qualità del latte, come lo sono i topi per lo stato di salute dei denti. Pensandoci bene, dovremmo regolamentare il divieto di portare topi sulla luna, al fine di preservare il satellite ed evitare costose perizie odontoiatriche.

È inutile aspettare di avere buoni pensieri per scriverli: dobbiamo affrontare innumerevoli prove di Cooper per sudare tutti i nostri congiuntivi sbagliati, tutti i nostri anglicismi e tutte le consecutio senza né kamut né Conan.

venerdì, ottobre 06, 2017

Vostradamus


Era sempre stat* affascinat* dalle grandi band degli anni 20 e 30. La sua infatuazione era tale da fargli omettere immancabilmente il secolo a cui si riferiva. Come biasimarl*? Praticamente solo il novecento è esistito davvero.

Trovava ogni appiglio per parlare di quella roba. Ogni tanto, senza apparente motivo, accennava le battute iniziali di Night and day o di Beguin the beguine facendo degli strani cenni con la testa. Il suo era un pessimo inglese, ma non faticava ad ammetterlo. Era davvero la sua ossessione, come dissero quella sera di mezza estate, l'anno del tramonto: una brutta storia, che nessuno aveva ancora dimenticato.

Si vedevano di rado, salutandosi con la fretta di chi sà che una bella stretta di mano lascia trapelare più segreti di un diario gelosamente custodito. Dei segreti, davvero, non avrebbe saputo proprio cosa farsene. Cosa se ne fa di un segreto un* che vede il futuro?

A dire il vero, aveva sempre detto di vedere solo il futuro dei sogni. Per tutti gli altri non era una differenza da tenere tanto in considerazione. Il tempo passava ed insieme stavano diventando vecchi, come libri solo sfogliati da qualcuno che ammazza il tempo aspettando il treno. Quanti erano? Quanti erano stati?
Non vecchi, maturi. Poi ridevano e così la vita andava avanti ancora un po', a spinte.


martedì, settembre 19, 2017

A quattro piazze



La banda continua a suonare, mentre la chiglia si impunta nel mare e le eliche svettano nel cielo notturno, di fronte alle scialuppe di salvataggio della prima classe stracolme di occhi estasiati.

Che spettacolo.

I giubbotti di salvataggio sfilano sul pelo dell'acqua, seguendo coreografie lente e confuse, trascinando con sé i corpi immobili della terza classe.

Che spettacolo.

L'iceberg lascia languidamente la scena come un amante soddisfatto, mentre coppie di facoltosi vivono in prima persona la vicenda di Jack e Rose, se mai sono esistiti.

Che spettacolo, pensa Stan, mentre un'esplosione scuote la scena, aumentandone il ritmo, ricordando ai "superstiti" l'ineluttabilità del destino.
Che spettacolo, nonostante siano degli altoparlanti a trasmettere l'ultimo valzer di bordo invece di una vera orchestra.
Che spettacolo, benché non si sappia con certezza quali siano i manichini, quali le comparse, quali i morti veri e propri, se ce ne sono.
Che spettacolo, anche se la scena è tanto illuminata da far quasi dimenticare la vastità della notte atlantica.

Stan sorride ai suoi compagni di naufragio: è stato un bellissimo disastro a cui seguirà un ancor più fantastico approdo sull'isola vulcanica in cui favolose creature indigene attenteranno alla loro vita.

Che spettacolo la Storia; che storia lo Spettacolo.

martedì, agosto 29, 2017

Collegato dentro


Tefario segue il maniscalco nell'oscurità, incespicando.
Guarda con apprensione le colline, arse dalla sete ma inondate di luce lunare.
Il maniscalco preme con forza uno, due, tre mattoni: con circospezione, si introducono nel cunicolo che si apre di fronte ai loro occhi.
Mentre si richiude, Tefario guarda meravigliato il muro: non una singola fuga lascerebbe supporre che il movimento sia merito di un intricato ma comprensibile avvolgersi di cavi, tubi e ingranaggi. Era tutto molto più facile quando la magia dava corpo ai misteri.

La prima sala è piena di fumo: ci sono Honius lo stalliere ed il maresciallo Perla. Parlano dell'ipervia settentrionale, un lavoro a cui lo stalliere ha dato il suo contributo, prima di raggiungere lo Scenario Abazia in rovina.
Nella seconda sala ci sono la vedova Kippers ed il ciambellano. Questi lo saluta con grandi cenni della mano: si autodefinisce un filantropo. È stato lui a pagare per l'Attinenza di Tefario, cosicché potesse avere una visione più serena del mondo e smettere così di preoccuparsi per il raccolto. Lo stomaco di Tefario si contorce, ricordandogli quanto poco gradevole gli appaia adesso la filantropia del ciambellano. La vedova Kippers non è davvero una vedova ma Tefario rifiuta, per il momento, di approfondire le ragioni per cui il signor Kippers non dovrebbe essere morto: aveva persino partecipato al suo funerale.

Il maniscalco intanto è arrivato alla quinta sala: Tefario lo trova seduto su un divano con una donna dalla strana acconciatura. Parlano tra loro a bassa voce, guardando uno sceneggiato in televisione. Ci sono altri divani nella sala, occupati da altrettante coppiette: tutti parlano piano e molto lentamente, come ipnotizzati dalla luce soffusa.

"Osserva la bene Tefario, quella è la Controbadessa. Dicono che lo Scenario fu istituito dal padre apposta per lei. Nulla accade che la Controbadessa non voglia!"
Tefario osserva la donna sul divano, ripensando alla sua giovinezza: troppo povera per censirlo, per permettergli un'istruzione, per levargli la zappa dalle mani, per dargli una visione del mondo comprensiva dell'Attinenza. Ancora oggi, a due mesi dalla rivelazione, fatica a capirne la portata.

Perché esiste ancora il lavoro manuale e la fatica sotto al sole, in un mondo in cui muri segreti si muovono da soli? Gli sembra di vedere il maniscalco sorridere, ma è una suggestione indotta dalle luci della televisione. Tefario raccoglie un bicchiere che qualcuno gli sta porgendo: la Controbadessa non ha comunque il potere di far piovere.


giovedì, agosto 24, 2017

Un meme di me


Eccolo laggiù, in fondo al corridoio. Sta leggendo un foglio, attento. E' un uomo alto e vigoroso, suo padre. Ricorda che qualcuno, quando era bambina, era solito descriverlo come un'uomo d'altri tempi. Probabilmente si tratta della perizia psicologica che la scuola ha inviato a tutti i genitori, dopo aver finalmente introdotto i loro figli all'Attinenza, in seguito ad una gita propedeutica di due settimane.

La vede, abbassando le braccia per allargarle subito dopo; esclamando: "la mia bambina!".
Sorride piegando il foglio in quattro e riponendolo nella tasca posteriore dei pantaloni prima di abbracciarla. Candidi pantaloni di quest'altra epoca, che si piegano mentre raccoglie la sua valigia.
Fatica a trovare altre parole, ma neanche lei sa bene cosa dire.
"Quindi è andata bene?" azzarda mentre escono dalla scuola, diretti verso la New Yorker blu nuova fiammante.
Lui scoppia in una risata fragorosa: "Dovresti dirmelo tu piccola: come ti senti? Il tuo mondo è sottosopra?"
"Abbastanza...è tutto molto...normale, in realtà".
Annuisce, mentre le tiene aperta la portiera.
"Capisco benissimo! Provai la stessa cosa, alla tua età. Che ricordi!"
Amanda si tira la cintura sul petto, incerta. Vorrebbe fare una battuta, chiedere se anche quando lui aveva la sua età fosse il 1955, ma si accorge che lo scherzo sortirebbe l'effetto opposto. Lasciano il parcheggio della scuola con un frusciare di gomme sulle foglie secche.

Si domanda se la psicologa abbia capito che sapeva già tutto dell'Attinenza, degli Scenari, dei mille mondi paralleli inventati dall'uomo per giustificare nuove forme di crescita e di consumo. A giudicare dalla conversazione in corso, si direbbe di no: il padre di Amanda parla e guida sereno, come sempre, sporgendosi premurosamente ad ogni incrocio sul sedile per esaminare il traffico in arrivo.
Praticamente, tutti i ragazzi giusti a scuola sapevano dell'Attinenza da tempo.
Suzanne, una sua compagna di classe, le aveva mostrato tutto su un tablet l'estate prima. Aveva accettato con calma e naturalezza ogni sorpresa, tablet compreso. Durante la spiegazione finale, la mattina, si era resa conto che "gli adulti" fossero molto, troppo preoccupati delle conseguenze di quelle rivelazioni. Certo, il loro Scenario era particolarmente chiuso e protettivo, ma le sembravano comunque inutili premure. Parevano essere parte di una formalità, come attori di una recita, ossequiosi officianti di un rito dimenticato e mai completamente compreso.

Con queste novità, nonostante le persistenti incertezze, molte stranezze e molti concetti nebulosi della vita di tutti i giorni avevano finalmente trovato un significato nuovo e adatto a tutto. O meglio, una conferma in cui aveva - da sempre - segretamente ed inconsapevolmente sperato: il mondo che abitava non era veramente reale. Aveva comunque scelto di non parlarne, specialmente con suo padre, lasciandosi cullare dal morbido scorrere del tempo del suo universo di vicinato. Ora, compiuto il rito di passaggio, non c'era più bisogno di tacere, eppure le parole faticavano ad uscire.
Apparentemente, esistevano Scenari con approcci più aperti e meno attenti alla possibilità che un ragazzo potesse restare turbato, confondendo la realtà con la fantasia: avrebbe voluto visitarli, oppure no? Avrebbe avuto un altro anno per ragionare sul da farsi ed affacciarsi al nuovo mondo reale, nato stancamente ai confini di quelle vie così familiari, portandola a diventare grande due volte.

"Andiamo a mangiare la pizza, d'accordo?"
L'automobile svolta per imboccare Happy Days Drive.

giovedì, agosto 10, 2017

Un grammo in un istante


La dottoressa si sistema la gonna con un gesto fluido, come un colpo di falce.
Non ci sono spighe o rovi o piante sul suo tragitto, solo pieghe da ravvivare.
L'uomo alto si schiarisce la voce, ma è lei a parlare:

"Sa perché si trova qui?"
L'uomo alto annuisce e la donna scarabocchia malamente "non verbale" sul taccuino elettronico; le lettere si raddrizzano da sole, digitalizzandosi, per richiamare con il loro significato vecchie diagnosi e nuove medicine.
"Stress post-traumatico da mancanza di Attinenza. Le è già capitato in passato?"
Sanno entrambi che la risposta è "no": l'uomo alto si limita ad un cenno di diniego con la testa.
"Ha mai valutato la possibilità di acquistare l'opzione Attinenza partecipando ad uno Scenario più in linea con le sue disponibilità economiche?"
La risposta è un flebile "sì": la dottoressa, in questo momento, non reputa necessario approfondire la facce da.

"Mi parli di lei: dove è cresciuto?"
"Smallville, Scenario Uomo d'Acciaio. Mio padre era un perito agrario, abitavamo in una grande casa tra i campi."
"Conosco lo Scenario: Aliphotes Mirinakis è stato un grande uomo ed un grande filantropo."
L'uomo alto annuisce debolmente: "Per noi era solamente il Signor Kent."
Il taccuino elettronico si riempe rapidamente di nuove considerazioni, di appunti, di rimandi a possibili approfondimenti che digerirà con tutta calma nei giorni a venire.
"Mi descriva l'episodio, l'evento per cui si è generato lo stress."
"Posso cominciare da dove voglio?"
"Da dove vuole."

"Avevamo appena cominciato l'assalto al castello del Principe Lucertola e sono stato colpito. Mi hanno subito evacuato con un trasferimento sub-orbitale ed ho perso conoscenza. Ricordo di aver visto la curva della terra dall'oblò."
"E quella, per lei, era veramente la terra?"
L'uomo alto esita, tenendo le labbra semichiuse.
"Non importa, vada avanti."
Deglutisce.
"Tornato alla base, ho deciso di perdere tempo con qualcosa di secondario. Gli assalti ti danno una scarica di adrenalina e portano tanti soldi, ma non si può fare solo quello. E poi, l'ultimo assalto mi aveva lasciato un po' frastornato. Così ho trovato un lavoro di consegna ed un passaggio su un vascello Coroniano. I Coroniani sono il popolo cuscinetto dello Scenario: mercenari, trafficanti. Offrono diversivi."
"Così si è imbarcato sulla...Blue Erdbeben, giusto?"

I propulsori ronzano nell'oscurità della notte, spingendo la nave tra strati di aria rarefatta.
La Blue Erdbeben è un vascello di media taglia, una dimensione che si percepisce anche da dentro la sua cuccetta. La prostituta Coroniana sdraiata al suo fianco lo guarda stringendo gli occhi nell'oscurità.
Le chiede di parlare del suo paese, del suo pianeta. Lei comincia a raccontare, mentre annaspando tra le sue parole, cerca qualcosa a cui avvinghiarsi per non pensare al resto delle sensazioni che bussano incessantemente alle porte della sua mente.
Per la prima volta, dopo anni di assuefazione, ritorna con i ricordi alla spiegazione che da bambino gli avevano dato della realtà, della società, prima che l'Attinenza al mondo reale diventasse la stessa degli adulti: un lusso da pagare con il frutto del lavoro.
Non ci sono più propulsori nell'oscurità interplanetaria, ma altoparlanti dentro ad un grande capannone senza forma, che danno voce al toro meccanico che scuote la sua e chissà quante altre cuccette. Un messaggio chiaro e preciso rimbalza nella sua coscienza: la Blue Erdbeben non esiste. Si trova all'interno di una cosa che non esiste. Cerca disperatamente un oblò: fuori, lo ammirano uno stuolo di stelle fasulle, di nubi disegnate, di continenti in scala.
La prostituta Coroniana lo fissa, attenta e dubbiosa.

"Tu hai combattuto troppo a lungo, mio signore. L'oppressione del Principe Lucertola è entrata nel tuo spirito, impregnando ogni cosa. Per guarire dovresti ridurre il cuore ad un punto, un punto che permetta soltanto a ciò che è essenziale di rimanere. Ma attento: non si vive con un simile cuore; accetta l'accatastarsi delle cose. Le cose buone e le cose cattive si impilano l'una sull'altra: mischiandosi, confondendosi. Noi Coroniani abbiamo un detto: non si piange da morti."
L'uomo alto la guarda, incerto se crederle, se credere a ciò a cui lei crede, se credere al fatto che creda in ciò che gli sta dicendo.
Sembra davvero che la finzione di un mondo si sia mischiata con la realtà di un'altro.

La dottoressa si sistema ancora la gonna, lentamente.
"Lei sa cosa fosse, la prepromozione?"

martedì, agosto 08, 2017

Un tubo di te


Imbraccia la carabina sicuro, senza la minima esitazione: il cervo continua a mostrargli il fianco, incurante e placido come quello stesso pomeriggio d'estate.
Lo sparo è vicino, talmente vicino da sembrargli già accaduto e passato; ogni muscolo si raccorda all'indice, un fulmine deciso a svolgere la sua parte di destino. L'acqua: le sue allenate orecchie da elfo raccolgono immediatamente l'informazione che qualcuno stia per approdare alla spiaggia. È la canoa che stava aspettando, ma nel tempo di quel solo pensiero il cervo si tuffa nel fitto del bosco e scompare.

"Hai spaventato la nostra cena"
"Non mi sembra che questi pesci abbiano l'aria molto preoccupata!"
L'umano sorride, sbottonandosi l'uniforme con una mano e alzando tre salmoni nell'altra. Si abbracciano, contenti di rivedersi ancora una volta.
In poco tempo, un fuoco di bivacco illumina la punta della penisola con crepitante serenità.

"Spero tu abbia pagato la tua quota per l'Attinenza questa volta, che novità porti da sud?"
Ride, gettando altra legna tra le fiamme.
"Stanno costruendo un'altra ipervia, per raggiungere il nord. Ci sono voci discordanti: qualcuno dice che quest'anno il Laboratorio di Papà Natale cambierà location, ma metterlo così vicino al nostro Scenario sarebbe una follia. Le altre voci parlano dell'Atto Terzo de I Confederati degli Anelli. Dolendil ha assicurato che lo schiavismo finirà al solstizio, ma la verità è che non ci sono anticipazioni concrete di nuovi aggiornamenti."
"Si parla di sciogliere lo Scenario?"
Annuisce gravemente, masticando un boccone troppo grande.
L'elfo guarda lontano, cercando di non pensare al fastidio che il fumo porta ai suoi occhi, già irritati dalle lenti a contatto. Non possono esistere elfi con gli occhi marroni.

"Non sarei pronto ad uno scioglimento; mi piace qui."
"Ti sei rifugiato in questo angolo di paradiso, ma alla Città Bianca le cose non vanno altrettanto bene. C'è il sospetto che la direzione dello Scenario sia stata commissariata e che ci siano dei contenziosi per alcune contravvenzioni al PEQ."
L'elfo sbuffa, sfogliando un pamphlet degli orchi nordisti.
"Burocrazia: gli Scenari sono stati creati per scappare da questo genere di cose, non per cascarci dentro. Finiranno le chiacchiere, arriverà l'Atto Terzo e vedremo la conclusione di questa grande saga. Lo sai che I Confederati degli Anelli è il più grande Scenario per estensione? L'unico in cui oltre il novanta per cento dei partecipanti parli correntemente la lingua tematica ed il più longevo della sua Iterazione."
L'altro punzecchia il salmone rimasto sul fuoco con la punta della sciabola, saggiandone la cottura.
"Dici così ma stai distante cinquanta leghe dall'avamposto più vicino e parli soltanto con me, quando capita, una volta al mese. Volendo dirla tutta non contribuisci neanche troppo attivamente al successo di questa roba: le tue sono solo parole mentre ti godi la vista. Faresti meglio a pensare a dove andare quando chiuderà la baracca."
"Ah, ma io ci penso: ci penso molto spesso. Proprio ieri ho raggiunto i cento milioni di crediti..."

venerdì, agosto 04, 2017

Il cinguettio che accoltella


Quando l'ascensore arriva al quattordicesimo piano si sente il calore farsi più opprimente.
Le ghiandole si gonfiano spasmodiche, richiamando altri liquidi alle ascelle.
La prepromozione è un ricordo lontano, qualcosa di appartenente ad un benessere dimenticato, di cui non si riescono più a tracciare i contorni. Nonostante l'appagazione data dalla pre-soddisfazione dei bisogni, i nostri corpi hanno continuato comunque ad anelare nuove forme di vita, nuovi metodi di realizzazione. 
Da tempo ormai, il reale non è più sufficiente e l'immaginario si è troppo perfezionato per essere vero.
L'aria è densa di odore di focaccia alla cipolla.

"Congratulazioni! 
Sei stato selezionato per l'Iterazione #1000390810.

Lo Scenario sviluppato per Te, Stormy blessing, prevede la tua partecipazione come atletico brigante letterato [vedere video-allegato A] di una distopica società pre-industriale [1] ispirata ai romanzi di Jane Austen [2].
La durata dello Scenario è stimata in 150 giorni, con possibilità di proroga fino al triplo della durata [3].
Questo Scenario non accetta cheat-codes [3.1], negazionismo post-prepromozionale [4] e riferimenti all'Attinenza. 
Proseguendo nella lettura acconsenti al rispetto dei vincoli dello Scenario, pena l'espulsione e la perdita di tutti i crediti accumulati nel periodo.
L'attinenza allo Scenario prevede 150 crediti/giorno, con bonus per: coerenza [1-bis], patriottismo, trasporto sentimentale [5]. Il valore in crediti dei bonus è pesato in funzione dei KPI dello Scenario [1, video-allegato C].

Potrai accedere in qualsiasi momento a questa comunicazione ed al manuale dello Scenario cliccando QUI.
Questo Scenario e l'Iterazione che lo prevede sono parte del PEQ: in quanto tale, i prodotti ed i proventi dell'economia interna allo Scenario saranno utilizzati a vantaggio della società, per la creazione di nuovi Scenari e nell'interesse del genere umano secondo l'accordo interculturale D.Co.P.P.99.

Il tuo ruolo, atletico brigante letterato, prevede le seguenti opzioni: 
  • ateismo critico: 15 crediti/settimana;
  • immunità allo scorbuto: 1300 crediti una tantum;
  • autocoscienza: 20 crediti/giorno;
  • pseudo-Attinenza: 1500 crediti.
Attenzione [3.2], le opzioni non saranno più disponibili a Scenario iniziato.
CLICCA QUI se intendi partecipare a Stormy blessing oppure prosegui per consultare gli altri Scenari a tua disposizione per la presente Iterazione.

Ti ricordiamo che, per accedere alle funzionalità di creazione del Tuo Scenario, sono necessari ancora 99.500.000 crediti."

Ascolto i cavalli robot nitrire in lontananza mentre il vento scompiglia i miei lunghi capelli unti da brigante. Domani arriverà una tempesta: oltre le montagne, altri Scenari stanno confezionando fulmini artificiali per il nostro diletto e la nostra frustrazione. La valle sotto di me brulica di pensieri e persone, che sciamano meticolosi e guardinghi da un capannone all'altro. Stanno lavorando al contempo per il successo di due nazioni, di due gruppi sociali, di due verità inscatolate l'una nell'altra: nel gioco dello Scenario, la vita vissuta e quella al di fuori di essa si mescolano senza mischiarsi.

venerdì, giugno 16, 2017

con leggero ritardo


Soltanto in due luoghi si può definire arbitrariamente un significato diverso dall'essenza: l'arte ed il gioco.

Non è un caso, quindi, che il tangram sia spesso considerato un gioco. La descrizione e l'interpretazione della realtà sono attività umane che illuminano la nostra schizofrenia tra il mondo vissuto e quello percepito. Intravedo la ragione di questa dissociazione nella nostra grande ed affinata capacità di interagire con gli altri. Probabilmente, due cani si scambiano soltanto incontrovertibili verità, anche se all'occorrenza possono dubitare della loro grandezza o della loro esistenza. Ma si tratta sempre di dubbi interni, personali, che si infrangono di fronte alle ondate dei fatti.

Siamo l'animale che ride del doppio senso, che costruisce universi di fantasia, che crede a ciò che crede. Ma perché siamo così? Perché dobbiamo difendere la nostra libertà da quella degli altri, anche se possiamo percepirla?

L'illusione ottica del coniglio che è anche un papero, anche se è soltanto un pezzo di carta con una certa forma. Il cigno sveglio ed il cigno addormentato, costruiti con gli stessi elementi del tangram. Non è un caso, forse, che prima della morte più importante della cultura occidentale, dei soldati si giocassero ai dadi una veste stracciata. 

Il gioco, così come l'arte che rappresenta la scena senza essere la scena - e che può quindi permettersi di utilizzare vestiti di un altro periodo storico e paesaggi di un altro luogo, senza per questo negare o distorcere la realtà - è la rappresentazione della possibilità, intesa come intenzione, di modificare la realtà. 
E' una promessa, una promessa ripetuta a noi stessi, una promessa per accordarci tra noi e forse, un giorno, sovvertire la seria immutabilità del reale.

giovedì, maggio 25, 2017

Terzo tempo


Vieni qui spesso?
Le suole si appiccicano al pavimento, ma il ritmo le stacca facilmente.
Mi piace come balli, mi piace come ti muovi.
Vieni spesso a visitare questo corpo? Credi sia veramente esistito qualcosa prima di te? Io non credo che il mondo continui ad esistere mentre dormo, eppure mi chiedo ancora: "come sta Annie?".
Credo esistano i mondi che sogno, le frange di futuro che attraverso nel mio incespicare sonnambulo, come perline di una gastronomia.
Assaggio una cucchiaiata di insalata russa, mentre il crescendo mi lambisce le caviglie immerse nella sabbia.
Me ne dai un sorso?
Prima, prima di questa sera, c'erano dei bambini sulla spiaggia che facevano castelli di ipotesi, usando eventi futuri e passati come innocui mattoncini.
Il bordo del bicchiere, il grande mare salato, la piccola rotonda sul male, gli inconcludenti elenchi con cui la nostra vita lineare cerca di descrivere quell'altra.
Sì, perché esiste anche una vita non lineare. Una vita in cui siamo già morti, già tristi e già ricchi come siamo stati e come saremo. Una vita di sogno, sospesa tra la premonizione e il dubbio.
Che ore si sono fatte? Lo scorrere del tempo non è meno arbitrario di un fuso orario.

venerdì, agosto 19, 2016

Tiger trader


"Ce le hai? Dove stanno, fammele vedere"
"Tiggers" dice il mercante, facendo tintinnare la sua bandoliera di cellulari. "Lulz, tiny tigger. Piccolini."

Deposita sul bancone una malconcia scatola della UPS: il coperchio si muove, scostato da una zampetta di pelo.
"Ah, fantastiche. Meravigliose. Queste sono le tigri della Falesia".
"Sì, sì. Matau-matau. Ben contento, 6 milioni di like."
Inspira profondamente prima di aprire la scatola ed ammirare i tre gattini che si muovono confusi nella penombra del ponte. Mette le mani a riquadro, anticipando le foto che scatterà.
Piove; ah, la luce è magnifica, ripete tra sé, assuefatto.
Consegnato il compenso, resta da solo ad ammirare i micetti nella bruma.

"Come sono belle queste tigri" pensa, senza riuscire a distogliere lo sguardo.
Belle già, bellissime.
La smania di elencare tutto quello che evocano in lui ha il sopravvento. Posa la macchina fotografica ed attacca a spolliciare impaziente: vomita una sequela di aggettivi sul foglio digitale, valutando accuratamente l'ordine in cui metterli, la frase ad effetto con cui concludere.

Si dispiace della stessa passione che prova: vorrei potermi accontentare di meno, lamenta, sbuffando fuori i complessi di fronte a cui la gioia lo pone. Sono eccessivamente ricercato, eccessivamente solerte nel descrivere il bello: dovrei accontentarmi di meno. Ritornare alla semplicità, sarebbe questa la soluzione? Sono troppo poco confuso. La chiarezza con cui esprimo la parabola della vita è un limite?

Il verbo che cerca per esprimere il concetto seguente è "sublimare", ma non lo trova. Desiste.

Rimane ad osservare le tigri. Come sono belle pensa, si muovono bene, facendo cose belle, giocando in modo bello.


lunedì, maggio 23, 2016

Il ritorno delle mezze stagioni


Una moneta.
Perché non due?
Forse troppo, forse troppo poco. Comprami un chilo di pane, che si fa sera.
Riparte la carovana mentre sorge il sole del mattino: alla fine stringo due monete nella mano, ma sono soldi bucati. Bene: le mie mani non sono da meno.

Una volta ho incontrato un uomo che veniva dal passato. Non ricordo precisamente da che anno, però parlava di Alberto Tomba, delle targhe alterne, del pendolare disattento della guerra nel golfo. Una persona insopportabile coinvolta in un'irresistibile vicenda. Potevo forse mandare a cagare qualcuno che aveva viaggiato nel tempo?

Sembrava uno di quei film di Woody Allen, solo che entrambi eravamo impersonati da lui. Se ci fate caso, tutti si identificano molto bene in Woody Allen, come se il considerarsi sfigati e un po' cervellotici fosse il minimo comun denominatore della nostra fragile psiche. Un modo per restare in equilibrio.

Insomma, questo non vuole sapere niente di tutto il resto se non di Alberto Tomba, così gli cerco qualcosa su internet per blandirlo e poco ci manca che non chieda di rivedere per la settima volta il trailer di Alex l'ariete. A questo punto, il lampo di genio: decido di cercarlo su facebook. I nostri smartphone non lo interessano, tantomeno può attirarlo un' altra guerra nel golfo se paragonata alla morte di Moana, a "Beppe, andiamo a Berlino", alla scomparsa dei tossici, cui successero i drogati, che si avvicendarono ai fattoni, che si scontrarono con i rimastoni, che si opposero ai vandali, che diventarono emo, discendenti tanto dei punk quanto dei truzzi, ossia coloro che riportarono ordine nella forza di non averne.

Stringiamo amicizia, ci scambiamo il numero e posso finalmente metterlo in contatto con sé stesso: dove stai, che combini? Pescara? Famiglia o lavoro? Capisco, capisco. La Svezia? Curioso, chi l'avrebbe mai detto. E le bimbe? Va bene, va bene, alla settima curva prendo la destra. Ma certo che ci vado, dal dentista. Ah, senti già meno male? Ma bene, ma bene, una bella strigliata. Quella casa in provincia, a che pro? Per blandirla, eh certo, l'Alberto, Tomba, il grande. Che gambe, gambe da stambecco. Una lepre, una lince, la neve che cade sottile. A Montreal, in giugno? Perché no. Sì, il Canada come esperienza di vita. Lo apprezzo, ne faccio tesoro, ti faccio sapere.

Lo guardo divorare il mio credito residuo con vivo interesse. A che titolo lo avevo giudicato sventurato, questo incontro? Mi pappo un'altra pizzetta, che la sabbia deve ancora scaldarsi prima che venga l'estate. Se tornerà la pioggia potremmo dire che si tratta soltanto di un altro viaggio nel tempo.

Facciamo una cosa, prima che parta. Prendi questi soldi ormai vecchi, tienili per ricordo del nostro incontro. Se mi perdo, mi perdo con gusto. Lo vedi? Hanno un delfino stampato sul retro. Erano belle e per me lo sono ancora. Ridacchia giulivo. Ma sì, lo prendo per certo il tuo euro: facciamo uno scambio alla pari. Ti dono anche questa che è bella, la bicolore che val 500. Lo vedi, è una buona novella: se ridi la lira si impenna.

martedì, marzo 29, 2016

Due o tremila cose che so di lei


C'è una teoria secondo cui l'universo è così grande per darci ragione di credere che non siamo soli: per ora, pensate soltanto al fatto che si espande.

Una volta scrivevo con la speranza di scrivere qualcosa di grande, perché credevo che soltanto le cose grandi sarebbero rimaste. Oggi cerco di scrivere qualcosa di piccolo, delle cose più infime che conosco, perché è di questo che si preoccupa la gente. Del perché nessuno commenti il tuo link, del come mai la tua fila al casello sia sempre la più lenta, del motovo per cui i tuoi capelli non siano lisci come quelli di tua sorella.

Diciamo che ci preoccupano le cose grandi per non sentirci soli nelle nostre piccole ugge, benché siano le uniche che abbiamo, le sole a farci davvero compagnia.

Questo ci ha fatto il benessere: ha messo a nudo la pochezza dell'essere umano, anche se tutte le disparità e le ingiustizie ci permetteranno di specchiarci ancora a lungo nelle parti più povere di noi e trovare così un senso, un conforto alla nostra  malinconia: sapere di non essere il prossimo del branco a morire.

L'universo continua ad espandersi: incontreremo gli alieni solo quando saremo liberi e avremo liberato il nostro mondo dalle malattie e dalla povertà: li troveremo sofferenti e bisognosi del nostro aiuto, pronti a dare un senso alle nostre anime di angeli vanitosi.

sabato, gennaio 23, 2016

Oroscopone 2016

Quest'anno tocca a Te. Per cortesia.
Con l'espressione compita del prete di campagna che raccomanda la moderazione quando si sfonda, nel segreto della sagrestia, di kinderpinguìpippevodkcatonikvinodamessamangaalcioccolato, l'ingegnere di Voghera mi informa che sarà mio il dispiacere di interpretare le stelle per il fantomatico oroscopone di fineannoinizioannofinegennaio2016.
Adoro le scadenze, mi ricordano il rientro a scuola del pomeriggio, una digestione stentata, il torpore, il fastidio, il ciclo mestruale (??), un qualcosa in tivù di cui non puoi vedere il finale.
Adoro essere costretto a fare i conti con un genere letterario, il bilanciofinalismo, perché le previsioni per il 2016 non possono prescindere dalla considerazione critica dell'anno trascorso...e dall'etimologia della parola OROSCOPONE.

Oroscopone. Oro, come il noto metallo. Oro come bocca in latino. Boccadoro (lat. orooro). Scopone come il noto gioco di carte. Scopo come sinonimo di obiettivo. Scopo come prima persona presente del verbo scopare. Scoposcopo.
Mantra del 2016; segnate: scoposcopoorooro. Da ripetere una decina die o più al bisogno.

Ultimaoccasioneprimavoltaincittà. Bella golosanal cerca Uomo in età dollariana educatocomunitariopulito per divertirci insieme a giocare al monopoli; massaggio coreano con vermidapesca, abbocca vicolo Corto.
Dovelealtresifermanoiocontinuo. Dovelealtrecontinuanoiomifermo.
Ecco il mio completo menù per l'annualità 2016. Visto il parere del mio pappone roumeno:

Per i nati sotto il segno delle puttane: anno carico di sorprese; non si sa mai cosa entrerà da quella porta.

Per i già nati sotto il segno dei figli di puttana: non vi preoccuperete troppo delle conseguenze delle vostre azioni.

Per i non ancora nati figli di puttana: correte il rischio di essere abortiti.

Per i mancini: prendete in considerazione il gaytrimonio.

Per i partner commerciali: sarete traditi dal vostro partner commerciale.

Per i partner sentimentali: sarete traditi dal vostro partner sentimentale.

Per coloro che credono agli oroscopi/hanno messo qualcosa di rosso la sera di capodanno/hanno l'orchite siete ragazzi meravigliosi.

Per gli stomachi deboli carne bianca e infuso di malva alla sera.

Per i non meglio categorizzati, mandare una mail a stephen.hawking@virgilio.it

Buon anno!

lunedì, novembre 30, 2015

Con due mezzi deca

"Dovrebbe esserci una caffettiera, guarda sopra al lavandino"
Gli altri entrarono dietro di loro, caracollando sotto al peso dei bagagli.
"Non c'è fuoco, vado ad attaccare la bombola nuova. I miei dovrebbero averne lasciata una dall'estate scorsa."
Posate le borse termiche, uscì per fumare una sigaretta, ma sull'uscio gli furono consegnati altri pacchi da portare in cucina.
"Lascia perdere: i furgoni sono vuoti."
Finalmente poté innescare l'accendino sotto alla tettoia: la nebbia del mattino impediva di vedere la cima, ma facendo attenzione si poteva sentire la cascata dietro alla casa, attutita dalla sospensione di attesa per l'inizio del giorno.
"Noi cominciamo a mettere in ordine, gli altri dovrebbero essere qui per mezzogiorno. Vuoi iniziare a pelare le patate?"
"Senti, non è che potresti imprestarmi il tuo accendino? A questo punto, credo che il problema sia mio."
L'accendino volò dalla tettoia alle mani di...come aveva detto di chiamarsi?
I coltelli si irrigidirono sotto al gelo dell'acqua montana: sembravano arrivati direttamente dalla fucina di un fabbro glaciale.
Tutti continuavano ad entrare ed uscire dalle stanze, dandogli un senso di vertigine: sembrava che le gite di anni passati e futuri si fondessero, mettendo in contatto persone mai viste, vestiti fuori moda e nuovi modi di dire.
"Di chi è questo cane?" Nessuno rispose e così, per qualche minuto, ci furono soltanto carezze e guaiti. Il collare coperto dai graffi e dal fango, lasciava scoperta solo qualche lettera. Alzò il muso attirato da un suono lontano e rimase fermo in quella posizione, alzando ed abbassando lentamente il largo velluto del torace sdraiato, prima di galoppare verso gli alberi e sparire tra le rocce.
"E' uno dei cani della casa che abbiamo passato, deve chiamarsi Tamburo o qualcosa di simile."

La casa ora quietava, mentre tutti completavano le loro attività. Con il diradarsi della nebbia, arrivò anche il caffè. Soffiando sulla tazza, Marco consultò il telefono e annunciò: "Sara e Alberto sono pariti da poco, arriveranno dopo pranzo."
"Oh no! Chi mangerà tutto il mio hummus adesso?"
Tutti risero fragorosamente, battendo i pugni contro il tavolo e ricordando la vecchia storia dei bigodini. Dalla porta semiaperta, si intuì che nell'altra stanza si parlava di politica e Giada la reputò una buona scusa per andare in camera e finire di mettere a posto le sue cose.
"Ho lasciato il portafogli in macchina, chi mi accompagna?"
Marco alzò lo sguardo: "Se è quello rosso, potrebbe averlo portato dentro Camilla, non abbiamo lasciato niente nelle auto."
La porta del bagno si aprì e si sentì che Giada chiedeva qualcosa: tutti tornarono a concentrarsi sui rispettivi caffè.
"Anche io devo ancora dare la mia quota, ma ho soltanto due da cinque."
Era un momento di grande tranquillità, in preparazione del giorno seguente.

Eppure, sapeva che qualcosa mancava. Qualcuno se ne era andato in quel momento in cui il sipario si apriva ed i nomi ancora non c'erano. Chi era ad essersi perso? Contò due volte le persone, i posti delle macchine. Dopo aver sbirciato fuori dalla finestra senza guardare veramente, uscì dalla porta sul retro. C'era un maglione che ormai esisteva solo nella sua memoria, perché nessuno lo stava indossando.Vide un'impronta nel fango, sul sentiero che portava al paese, ma sarebbe potuta essere di chiunque. Fece un paio di passi e vide che le impronte non continuavano. Anche la sensazione di star perdendo qualcosa, andava svanendosi. Aprì il telefono per appuntare una nota, ma uno stormo d'uccelli catturò la sua attenzione. Avevano un volo spigoloso e turbato, tutti insieme lì nel cielo, e la mente scherzosamente gli suggerì che fossero loro quelli che stava cercando. 

sabato, marzo 21, 2015

Settimo cerchio, parte prima

C'è stato un periodo in cui le città si svegliavano tardi e negli arei si poteva ancora fumare: Gelida non ricorda bene, ma confonde quello a cui il suo interlocutore si riferisce per non interrompere la musicale inflessione straniera delle sue parole.
Tutto procede come previsto: è una donna dal nome singolare ed ombroso, in carriera, il cui fisico perfetto è celato da un tailleur rosa di chanel, replica 1961.
Armand ride, raccogliendo il suo Seven and Seven dal bancone:
- ...tuttavia, non credo che Jacqueline Kennedy facesse pilates.
Lei sorride: è esattamente l'uomo di cui ha bisogno, uno che sappia distinguere un bicchiere per highball da un old fashioned, che pronunci correttamente "collier"; qualcuno che sappia stare al mondo.

Armand salda il conto mentre Gelida si specchia, notando quanto la porta delle toilettes assomigli alla sua. Possibile che si tratti della stessa? Troppi chilometri le separano, eppure...sopraggiunge il suo accompagnatore. In pochi minuti sono nelle rispettive camere, in capo ad una settimana sono di nuovo allo stesso tavolo, poi nello stesso letto; infine, dopo due mesi, nella stessa casa: Gelida ripensa alla porta con un brivido.

Passano due anni nell'est, prima che si decida a fare casualmente riferimento alla casa dei genitori, in Piemonte, dove la porta l'aspetta inquieta. Uno chalet moderno, anni '70, originariamente acquistato per le vacanze invernali e poi eletto a residenza ufficiale dopo il ritiro dalle scene della madre di Gelida. E' Natale, ed Armand non riesce ad anteporre i suoi impegni lavorativi al desiderio della compagna: rimarranno nello chalet da gennaio fino al disgelo.

- E questa, dove conduce?
Chiede Armand, sollevando lo stesso Seven and Seven di quando si sono conosciuti verso lo scuro legno della porta, mentre il clarinetto di Henghel Gualdi sembra di volerli condurre da un'altra parte.
- E' il vero motivo per cui sei qui, Armand: quella è una porta per l'Inferno. Devi aiutarmi a riportare mio fratello Giovanni da questa parte.

giovedì, gennaio 15, 2015

Sul perchè Dio fece l' uomo mortale (e anche la donna)


A Dio, qui c' è sta un problema:
lo serpentello mio che sta de sotto,
der lavorio de mano s' è stancato;

Amor che move il sole e l'altre stelle,
creatore! te chiedo,
famme 'n essere compagno.

fragore di acque
Adà, creatura mia, senti a papà:
l' assolo ben suonato
è mejo de 'n orchestra ar gran completo;

ma visto che te insisti
a dì che voi 'na donna,
te faccio sto regalo sciagurato.

fragore di acque
Adà, me sembri triste, ch' è successo?
Sò mesi che nun te vedo,
sei sempre appresso a quell' Eva che ti feci.

Oh Dio,
pe 'na bottarella
me so' fumato er paradiso.
Ma visto che oramai è mi moje,
famme 'na grazia, a te tutto è concesso:
l' immortalità mia buttala al cesso.

mercoledì, gennaio 07, 2015

L'oro Scopone

Madison Square Garden, New York, 2014 dicembre 31 .

Ricordo perfettamente il momento in cui diramarono l'allarme bomba.
Io rimasi sulla mia panchina a leggere il mio giornale - un tabloid comprato poco prima da un ragazzino di colore - mentre quelli con i lampeggianti arrivavano da tutte le parti, le bancarelle degli hot dogs chiudevano in fretta e furia, il disk jockey non smetteva di gridare frasi come "ILLUMINA! ILLUMINA! ILLUMINA!" o "Tenera è la notte".
O così sembrava. Da fuori sembrava che non avesse intenzione di smettere. Che non gliene fregasse niente di morire.

Ricordo di essermi chiesto chi avesse potuto fare la soffiata: forse uno steward all'interno che aveva notato qualcosa di sospetto?
Quindicimila persone in un solo posto la notte dell'ultimo dell'anno: ci sarà stato anche più di Qualcosa di sospetto.
Il ricordo delle sigarette del mio paese alzò una cortina di nostalgia insopportabile, così insopportabile che stavo per alzarmi e andarmene, ma mi feci forza e rimasi seduto, in attesa del momento.
Ora che è tutto finito, non mi sento di escludere che possano essere stati gli addetti alla sicurezza di quel duo olandese che mandava techno pesantemente.
Pesantemente significa che io la potessi sentire da fuori.
Dentro c'erano violentatori, padri di famiglia e zitelle, preti in borghese e borghesi violentati da altri preti e da altri padri di famiglia.
Cazzo era pieno di adolescenti.
Non avevo paura, fu la tensione a giocarmi un tiro mancino: vomitai gli spaghetti sulla pagina della cronaca locale.
Poi, ad un tratto, il rumore degli elicotteri e nient'altro.

TENERAAAAAAA E' LA NOTTEEEEEEEE.
Fare fuori quindicimila persone l'ultimo dell'anno al Madison Square Garden non è cosa da principianti.
Rigirai tra le mani gli unici fogli rimasti illesi dal conato: l'oroscopo di fine anno.
Le prime persone, i più fortunati o quelli che spingevano più forte, cominciarono ad uscire fuori dal palazzetto.
Palazzetto un cazzo: quello è uno stadio, non devo essere modesto. Ora posso dirlo.
Gridavano, gridavano, si divincolavano, ma le pale degli elicotteri gridavano più forte di loro.
Ricordo che alcuni scivolarono sulle bottiglie di birra e furono calpestati da altri.
Segno del Cotechino: "Un tenero 2015 per i nati sotto il segno del suino."
Cazzo, non mi davo pace. Tenera è la notte era una frase che avevo già sentito da qualche parte.

Pensai che quel ragazzino mi avesse venduto un giornaletto da sfigati liceali. Chissà quanti degli adolescenti dentro al Madison lo avevano letto prima dell'arrivo degli olandesi.
Insomma, me ne stavo sulla mia panchina a leggere l'oroscopo del mio giornale imbrattato di spaghetti pepperoni and pizza quando arrivarono i primi colpi di pistola - sparati in cielo - e gli artificieri si fecero largo tra la folla imbizzarrita.
Gli olandesi non smettevano: techno pesante, ILLUMINA!, pesante, pensante, pesante.
Il segno della Platessa, il mio preferito: "Un 2015 platinato da contessa". Cazzo, un genio l'autore: la combinazione platinato e contessa a formare la parola platessa non era cosa da principianti.
Dovevano essere in più di una persona. Sicuro.
Pensai che sarei dovuto entrare lì dentro a suggerire agli olandesi di mandare techno e urlare: PLATINATO! PLATINATO! PLATINATO!

Il fascio di luce di un elicottero mi rese cieco: era ora di andare.
Voi non avete idea di quanto faccia freddo, a New York, su una panchina, la notte dell'ultimo dell'anno.
PLATINATOOOOOOOOOOO
Adocchiai senza attenzione i segni del Fotografo, della Fotografa, del Predestinato, del Calabrone, del Diurno, del Piroga, della Montagna, delle Forbici, del Pentolone, , dell'Alternativa Estiva, del Rockerduck, dello Zio Peperone, di Deborah e le sue amiche (c'era scritto proprio così: Deborah e le sue amiche. E di seguito un numero di telefono), della Pentolaccia, del Deserto Rispettabile, del Dizionario di Tedesco, di Mac Turtle.
C'erano più segni che mesi dell'anno: se ora non fossi così morto lo comprerei più spesso quel feuilleton.
No, non avevo paura. Avevo solo freddo.
Mi alzai dalla panchina e lentamente sollevai i lembi del mio impermeabile mentre mi avvicinavo allo stadio: nessuno fece caso all'esplosivo.
Illuminata è la notte.