mercoledì, settembre 11, 2024
Il singhiozzo delle montagne
venerdì, agosto 16, 2024
Du haut de son canapé, il contemple le monde,
Rempli d'envie, la colère l'inonde.Dépression et rancœur sont ses alliées,
Appris dans les années, moqueries et tromperies mêlées.
Il se plaît à penser comment tout berner,
Le monde entier, pour enfin triompher.
Puis il se blesse, vexé et confus,
Cherche un appui, son cœur l’a déchu,
Et sa dignité,
Mon ami, quelle fatalité !
giovedì, dicembre 21, 2023
Un'ora di oroscopo
Sono anni che non accendo più un fuoco e sappiamo tutti che le grigliate non contano. Non contano i caminetti, i fiammiferi e gli zampironi.
Questa melanconia per le onnivore fiamme risiede in una parte di me che curo meticolosamente, in cui mi ritrovo spesso, una delle poche parti dell'anima che riordino e sistemo come uno di quegli uccelli che compone nidi meravigliosi, bacchetto dopo bacchetto. Stupendi manufatti realizzati con strumenti imprecisi e poco efficienti.
La osservo come un giardino segreto, la contemplo come un quadro ricco di mimetici significati. Forse lo guardo semplicemente come un fuoco, beandomi del calore del suo ricordo-desiderio. Mi abbronzo con questo piccolo sole di plasma che si scuote e balla bruciando di immaginazione. Poi giro su me stesso, cercando nell'oscurità il prossimo pezzo di legna da dargli in pasto.
Mentre la luce va e viene, penso a cosa mi conviene. Il suono delle stelle mi riporta a guardare il cielo: è ora di comporre gli ennesimi dodici segni.
Per i nati sotto al segno del cipollotto, tra il porro maggiore e lo scalogno minore, sarà un anno al dettaglio. Attenti solo a non tagliarvi o farete piangere tutti con voi.
Per coloro cui sorride la costellazione della spugna abrasiva, sarà un'esperienza eversiva. Preparate una manovra evasiva, possibilmente tempestiva: il tempo fugge come una moto Cagiva.
Se siete nati sotto alle stelle del ritornello, sappiate che siete un artefatto ancora da comprendere. I ritornelli sono spariti dalle canzoni prima che gli si fosse trovata una definizione adeguata. Come disse il mio maestro di canto: "meglio se lasci perdere con il canto".
Per i nati sotto il segno del mercoledì, da distinguersi dai nati di mercoledì, sappiate c'è stato un periodo in cui anche Ligabue era cool, perché erano cool le sue canzoni. La cosa bella delle canzoni, a differenza degli artisti e proprio come certi mercoledì assolati e sfolgoranti, è che possono essere cool per sempre.
Per chi è nato sotto i buoni auspici dell'apparato riproduttivo, raccomandiamo di non sentirsi migliori degli altri: in fondo in fondo siamo tutti un po' di questo segno, che si parli di cazzetti o vulvette. Che segno buffo, che buonumore: vorremmo tutti un po' essere il vostro guilty pleasure a cui pensate prima di addormentarvi. Vedete quindi di non mangiare troppo pesante.
Triste parentesi per i nati sotto al segno dell'oroscopone di fine anno. Siete out, superati, desueti, obsoleti ma, soprattutto, non siete mai riusciti a farci ridere. Eppure, con il vostro caratterisco modo da guasconi, ci fate sempre tornare da voi. Sarà che ci dovete dei soldi? Ormai non ricordo più un cazzo.
Buon notizie per gli amici e le amiche del segno del cotechino, segno storico del nostro oroscopo: quest'anno finalmente Venere vi è prepuzio. No, non propizia, avete capito bene. Dai, siete già un segno storico, non potevamo anche portarvi dei buoni pronostici. Ci avrebbero accusato di favoritismi.
Per i nati sotto al segno del fosfato, un altro anno è passato.
Agli ultimi nati sotto al segno del T9, i migliori auguri da parte di tutta la redazione: non ne fanno più come voi. Oggi vi chiameremmo intelligenze artificiali ma ai vostri tempi vi incolpavamo dei peggiori delitti testuali, dai refusi ai lapsus freddolosi. Freddolosi? Volevo scrivere freudiani! E questa sarebbe l'innovazione, bella roba.
I segni dei colletti e dei maglioni sono stati fusi insieme nel segno dei coglioni per ragioni di budget. Se la cosa vi indispettisce siete proprio nati sotto alle stelle giuste.
Prospettive ambigue anche per i nati sotto al segno dei giochi da tavolo di tipo rompicapo in cui bisogna incastrare dei pezzi sagomati nella posizione corretta in modo da ricostruire un'immagine complessiva: non sempre vi verranno in mente le parole giuste, per cui dovrete sforzarvi un po' per comporre diversamente il significato che cercate, tipo un puzzle. Per fortuna l'italiano è la lingua delle perifrasi, quindi non avrete problemi.
Per i nati sotto al segno del quacquario, vi sentirete un po' ballo di gruppo e un po' vasca dei pesci. Ma state pure tranquilli: ogni papero lo sa, quindi basterà chiedere a loro.
giovedì, novembre 30, 2023
L'età maggiore
IPiroga, cazzo di blog, compi diciotto anni.
Ora puoi bere fumare scopare e votare.
Tutti valori che nel tempo sono cambiati.
Tutte cose che tecnicamente non richiedono di avere diciotto anni per essere fatte. Sii sincera: hai bevuto?
Ho come l'impressione che ci sia una graduale presa di coscienza: che non capire un tubo di niente non sia un grande problema e che la dimensione del mondo ed il numero degli umani sia tale da impedirci di comprendere davvero ciò che succede a livello globale senza perdere qualcosa del nostro attuale ideale di umanità.
Mutatis mutandis.
Questo continuo utilizzo delle locuzioni dubitative tradisce probabilmente una certa propensione a rifiutare il rischio, forse considerando già sufficientemente incerta ed inconoscibile la realtà che ci circonda prima ancora di fare lo sforzo di provare a descriverla.
Spiare baldracche alla frontiera cambierà ancora significato in futuro. Mutatis mutandis, finiremo per non possedere più nulla. Assecondando la deriva assimmetrica del turbo-socio-capitalismo-feduale-antiresiliente, saranno i ricchi ad essere sempre i più virtuosi in quanto in grado di acquistare ogni servizio necessario senza dover possedere mai nulla.
Solo i poveri andranno in giro in auto di proprietà, tornando sempre alla stessa casa, avendo (formula odiosa, da prescrivere a breve: la neolingua dovrà presto trovare qualcosa di meglio) dei figli loro.
Credo che manchi poco al primo figlio corporativo. Il primo bambino con un genitore-azienda che cambierà tutori legali ad ogni rinnovamento del CdA. Prego voler giustificare, cordialmente, imperciocché...dichiaro l'Italiano una lingua morta. Vorrei scriverlo sui muri ma dovrei usare l'inglese. I genitori-aziende del futuro dovranno cambiare linguaggio e non solo in merito alla scelta dei termini. Fallito l'esperanto forse si tornerà al latino. Vi faccio io latino? L'impero romano colpisce ancora. Ecco perché tutti ci pensano così spesso. Sotto sotto l'Europa è fatta di nostalgici che fanno ancora il saluto romano.
Ipiroga, in diciotto anni non ho fatto che riempirti di cazzate. Non me ne pento. Non intendo nemmeno intonare un "purificami". Farcirsi di cazzate non è una cosa di cui vergognarsi. La reputo una sorta di rimedio contro il freddo abissale dello spazio profondo. Sì, come isolarsi dal freddo riempiendosi la giacca di carta di giornale: i giornali sono cose così insulse da essere nobilitati da un simile utilizzo. Sono fossili viventi, dinosauri smemorati che non ricordano di essersi estinti. Dodi.
Chiudo gli occhi per ritornare al 1997. Niente. Non un suono, non un sospiro, non un sapore: non ricordo nulla se non ho un telaio su cui ancorare questi ricordi. Molli e sgocciolanti come vestiti tirati fuori da una vecchia lavatrice che non centrifuga più tanto bene. Centripeta, centrifuga: che cazzo mi frega. Essere scurrili è l'ultima forma di resistenza di fronte ad un mondo che cambia in modi che comunque tutti hanno sempre e solo finto di capire, figuriamoci di accettare. Porca puftana, se mi parlano ancora una volta di inclusione mi escludo dal discorso. Cosa minchia pensiamo che sia l'inclusione? Ogni vita è una lotta per la morte degli altri.
Scriverò di nuovo qualcosa di romantico e positivista, ma non questa sera: hai diciotto anni ormai, datti una cazzo di svegliata.
domenica, novembre 05, 2023
Everything Can Stop What Is Coming
Ci sono lingue in cui il futuro è collocato dietro di noi per meglio rappresentare il concetto di non poterlo vedere.
Megan Gayle professava che tutto fosse intorno a me e a questo punto non posso che pensare che si riferisse al futuro. Il passato sarebbe quindi dentro di me; penso anche di sapere da dove entri.
Mi perseguita l'idea che il passato possa essere un luogo fisico, uno spazio abitabile come quello in cui ci troviamo ma in cui le cose non succedono. Come un cacofonico volume di cenere. A ben pensarci, il passato non può che essere un luogo destinato ad aumentare. Anche l'universo si espande, da cui la domanda: viviamo forse nel passato?
Immagino che rinunciando all'idea di possedere il libero arbitrio, potremmo immaginare di essere entità che seguono la vita dei corpi che possediamo, cercando di dare un senso ex post ad intere vite di solo istinto.
È tutto già successo, dobbiamo solo decidere cosa.
Manca poco ai primi telefoni appless. Le app non spariranno davvero, torneremo bensì al loro ruolo di utilities come l'orologio e la torcia. Geni pronti ad essere interrogati dalle intelligenze artificiali per appagare le nostre imprecise richieste.
- Assistente: risolvi.
Finalmente, avremo servi più furbi di noi.
Il prevedibile calo demografico cui andiamo incontro non porterà soltanto un aumento dell'automazione nelle vite di tutti i giorni. Vedo i paesi ammutolirsi e spegnersi nell'inedia di una poco ispirata occupazione. Intere comunità ravvivate dal tormentone estivo per spegnersi sotto l'acqua scrosciante dagli uragani.
Guardando le montagne mi chiedo sempre se ci siano punti in cui non sia mai stato un essere vivente: sono pruderie da umani.
mercoledì, settembre 20, 2023
Me stero
Ipiroga la stramba, ipiroga la vana, ipiroga la pazza. Idea di. Associazioni di.
Ci sono persone che si arrotolano al di fuori della nostra vita come perdendo una dimensione. La scala umana del principio antropico: rimane soltanto ciò che può essere osservato. Sempre che abbia capito cosa sia, il principio antropico.
Credo di notare una leggera flessione del senso sociale, un bisogno ininterrotto di essere dalla parte giusta della storia. Sentirsi i buoni. Molto più importante che esserlo. Molto più facile da definire.
Ho come la sensazione che un tempo si volesse piuttosto essere dalla parte vincente della storia. Il pendolo ha oscillato e come sempre non si è fermato dallo zero. Leggo pubblico incanto ma capisco soltanto incanto del pubblico e immagino Gigi Sabani ipnotizzare la folla come serpenti nella cesta. Ci siamo. Distratti mentre il pendolo oscillava. Comincio a non ricordare. Più. I sogni.
Leggo dei commenti di YouTube, di Reddit, che sembrano scritti da ChatGPT. Forse è proprio così. Comunque sia è una constatazione terrificante; mi consolo pensando che a turno siamo tutti cretini.
I bisogni ininterrotti sono il veleno? Non lo so. Forse la cura. Assi su un baratro sempre più piccolo e profondo. Un tempo qui era tutta campagna. Stasera non ceno. La dieta e il bisogno come poli opposti dello stesso fallimento globale: la globalizzazione. Non siamo pronti, non siamo cotti: questa Babele di un solo piano ci sta già crollando addosso prima di crescere. Il mondo è troppo liscio, privo di asperità più di qualsiasi cosa liscia al mondo, in proporzione.
Barbie babele, per lui e per lei. Noi e i nostri pronomi. Loro e i loro. Tutto fuorché diversi gli uni dagli altri. Arriveranno dalle pleiadi per bere il nostro vino e ingannare l'attesa. Forse idolatrano i nostri stessi idoli. Se esiste un dio denaro si può parlare di politeismo nel caso di valute diverse? Lo zen dello yen. Nell'anno mille e cinquecento avrei scritto dei koan e sarei passato alla storia. Oggi sono passato. Alla storia non penso tanto. Non vorrei essere da nessuna parte. Almeno nessuna di quelle che vedo riflesse nei miei pari.
Non dalla parte giusta. Non da quella vincente. Dalla mia parte. Come se il futuro si scegliesse come un lato del letto. Inconsapevolmente. Rotolando durante il sonno.
giovedì, agosto 31, 2023
mercoledì, giugno 28, 2023
Braci di dama
Quando hai un titolo migliore di ciò che vorresti scrivere, dovresti lasciare tutto com'è e ritornare solo con quel poco di ispirazione che nobiliti quel vago principio di intuizione.
Però non sempre si può e non sempre ci riesco. A volte scrivo male, così male che le lettere sulla carta diventano come linee convulse e i pensieri non sono che brandelli di idee rattrappite, appiccicate l'una all'altra con uno sputo di grandeur. Mi passa persino la voglia di cercare come si scriva, grandeur.
Come iniziare un periodo con "a volte", con quello stile da liceale che vuole dare a vedere di aver già capito tutto (anche più di ciò che si possa capire) e che il mondo non è più degno del suo sguardo. C'è un momento durante l'adolescenza in cui vorresti essere adulto e responsabilizzato, anche se sotto sotto sai che essere adulto e responsabilizzato fa schifo. Forse imitiamo solo le idiosincrasie dei personaggi che vorremmo essere. Esseri umani che imitano gli attori che impersonano i personaggi di una commedia di Woody Allen (per i più giovani: Wes Anderson). No, non chiedetemi quale: una delle meno ispirate, sceglietela voi.
Grandi responsabilità, grandi problemi.
Quando ho saputo della morte di Gwen Stacy, Gwen Stacy era già morta da un pezzo. Non lo appresi nemmeno dal fumetto vero e proprio, ma da una pagina di Wikipedia. Fu ugualmente un'epifania. C'è un momento della crescita in cui si pensa che le storie tormentate siano cool: non sono cool. Rendere la sofferenza cool è stato il grande stratagemma con cui il melodrama ha reso accettabile vivere un mondo sempre più interconnesso e sempre più imprevedibile. O almeno meno semplicemente programmabile. Il vento del fato non spira poi da molto tempo, forse giusto dalla rivoluzione francese. Prima di essere l'alito sapiente che instradava il giusto compiersi della provvidenza, il destino era già stato una cieca pioggia di pietre: alcune avrebbero sfondato crani ignari, altre avrebbero reso ricco chi le avesse scavate fuori da terra.
Dove cazzo voglio andare a parare?
Sono anni che questa piroga ha lasciato ogni velleità di voler esprimere concetti nuovi agli esseri umani, tantomeno concetti veri, tantomeno concetti belli. Dacci oggi la nostra psicanalisi quotidiana: questa è la nostra piroga. Il dialogo interiore come social network della propria coscienza.
Dove voglio andare a parare?
Le parolacce non mi appartengono. Nulla mi appartiene. Forse dovrei farmi Francescano, almeno per coerenza con l'idea della persona che vorrei essere. Aspetterò che Woody Allen (per i più giovani: Wes Anderson) faccia un biopic su San Francesco.
Dopo la morte delle mezze stagioni, sono venute a mancare anche le tre età dell'uomo. Non siamo nemmeno più capaci di avere una crisi di mezza età. Finirà che avevano più sale in zucca quelli che se la facevano venire prima del tempo. Chi siamo? Dove andiamo? Domande irrilevanti per il singolo sono diventate cruciali per la collettività. Se insieme non sappiamo chi siamo, da soli siamo meno di niente. Pulviscolo interstellare. Cracce di carbonio che incrostano un liscissimo geoide in volo tra le stelle. Termini residuali di una infinita caduta.
L'elenco continua. L'elenco continua sempre. Nessuno parla più degli uomini pesce e l'immaginazione deve essere moribonda, certamente malata, nascosta in qualche soffitta ad aspettare la fine. Ah, perché non sono anch'io coi miei uomini pesce? La gente va nelle piscine e non li trova, non li vede. Si sono tirati dietro la porta, chiudendola con l'intento di chiuderla per sempre; a doppia mandata. La gente non pensa più a niente che non sia importante: questo è il veleno.
Forse è solo la fine del mio tempo. Ogni notte può sembrare infinita se si mette in dubbio la possibilità che sorga il sole. E questo sole sorgerà, ma non sarà più il mio: questo comincio a capirlo, addirittura ad accettarlo. Allora sarò creatura della notte, un vampiro buono incapace di immaginarsi sotto un sole diverso. A forza di cambiare, arriva per forza un momento in cui capace di cambiare non lo sei più.
Non riesco a finire. I miei post si fanno sempre più lunghi e sconnessi, come a volersi rendere innocui. Zeppi di parole, rotolano giù dalla stessa collina da cui sono partito per arrendersi, sfaldandosi, ai miei piedi. Non c'è nulla di romantico nel constatare il passare del tempo.
lunedì, maggio 22, 2023
Lascia entrare quel lavandino
domenica, maggio 21, 2023
Chapeau night flight americano
Volo . Milano-Lecco l'albicocca .Descrivo ciò che accade intorno a me , giudico continuamente in quanto: mai fuori dal personaggio. Sorseggiando il mio caffè night flight americano .
Ho fatto anche le pubblicità dei caffè nella mia vita. . Ebbene sì ebbene. Evita Peron! Lo sai
Non è passato poi tanto tempo , da quel night walk espresso . Eppure:. Eppure fa parte del mio personale curriculum vitae. Come le pere del barbiere.
Ma non parliamo di me. Parliamo di ciò che io penso di tutte le cose. Alla taverna dei destini incrociati un caffè con Pertini? Alè (X) Sandro .
Ci vorrebbe però anche un dialogo con lo stesso. Ciao tesoro che cosa è il socialismo? Il socialismo è ciò che penso sia meglio in quel dato momento. Essendo un altro... Certo , anche un caffè è socialismo.
Tollero più omosessuali di te! Sono di mondo benché tu non te la voglia bere .
Socializzare è socialismo. Scrivere di temi importanti è socialismo .
Quindi non avere tempo per un blog è socialismo ? Non scrivere con gli altri ipiroga è socialismo ? Mancare di rispetto, la maleducazione (etc .) anziché fare un buon post? Dunque socialismo è imperialismo .. volevo una linea editoriale diversa fare il direttore di questo giornalino ed essere in quanto maître à penser intervistato da Fazio.
Ora parliamo di Zelda.
Il caffè si fredda. La ragazza ha capito che non ho tempo per socializzare ,mentre la scruto di sotto la rosea. .. sono esperto di ciò che pensano le ragazze nonché di calcio. Eppure sono sempre stato uno col cuore impegnato. Contro i potenti! a Piazzale Cordusio.
Allo specchio ho descritto in chiave critica e moderna Berlusconi paragonandolo a John Belushi, in uno di quei film che non ho mai visto.
Ora parliamo della Cartabia .
Infine ho deciso di farmi crescere la barba: dunque Nanni Moretti è il migliore ... quando ce vo ce vo.
Perciò non scrivo più sul blog in quanto miro a qualcosa di più grande.. tu mi stai solo provocando ma io non cadrò nella tua psicologia inversa . Mai più; davvero te la vuoi giocare così?
IO vi ho creato. Pezzenti .
venerdì, maggio 19, 2023
Potente
To: G.B. RADO
From: Rama Sing
Un sussurro
Le persecuzioni
Tirare ad indovinare le curve delle donne
All'ombra del Koutoubia
Un'altra storia oppure la stessa storia vissuta diversamente
All'ombra del Koutoubia
Andare punto a capo
L'urlo di un bambino
Piedi in cancrena
Alcuni pensano
All'ombra del Koutoubia
I rimpianti si fanno grandi
Poi piccoli
Poi ancora più grandi
E chi ha allestito una tenda
All'ombra del Koutoubia
Profumo di menta e di latrina
Un ricordo di troppo
All'ombra del Koutoubia
Fragore di acque
Mentre il rosso non è più rosso
E il blu tende al sogno
Chi si è ustionato la lingua
All'ombra del Koutoubia
La verità è una spiritosa bestemmia
All'ombra del Koutoubia
E avere paura non è più un peccato
C'è anche tanto di te in tutto questo rimanere
All'ombra del Koutoubia
All'ombra del Koutoubia
All'ombra del Koutoubia
~~~~~~~~~~~~~~~~~~∆~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Un murmure
Persécution
Deviner les courbes des femmes
A l'ombre de la Koutoubia
Une autre histoire ou la même histoire vécue différemment
A l'ombre de la Koutoubia
Retour à la case départ
Un cri d'enfant
Des pieds gangrenés
Certains pensent
A l'ombre de la Koutoubia
Les regrets deviennent grands
Puis petits
Puis plus grands encore
Et ceux qui plantent leur tente
A l'ombre de la Koutoubia
Odeur de menthe et de latrines
Un souvenir de trop
A l'ombre de la Koutoubia
Le grondement des eaux
Alors que le rouge n'est plus rouge
Et que le bleu tend au rêve
Qui s'est brûlé la langue
A l'ombre de la Koutoubia
La vérité est un drôle de blasphème
A l'ombre de la Koutoubia
Et la peur n'est plus un péché
Il y a aussi beaucoup de toi dans tout ce qui reste
Dans l'ombre de la Koutoubia
Dans l'ombre de la Koutoubia
Dans l'ombre de la Koutoubia
giovedì, maggio 04, 2023
Inesorabilia
domenica, aprile 23, 2023
Les Inimitables
Non sono solo le vite, quanto sono durate, le esperienze, le eredità, i patrimoni; le tare.
Per quanto simili, gli inimitabili per definizione sono un ciascuno diverso, dotato della possenza e memorabile dignità di un faraone egizio.
Così, eterni nei ricordi temprati dal tempo, dalla maldicenza, dalle storie quasi vere, si rivela la loro essenza multidimensionale.
Quando si incontrano, pieni della loro unicità, subito si riconoscono.
Vengono dalle stelle
Tornano tra le stelle
mercoledì, aprile 19, 2023
giovedì, aprile 13, 2023
Il nuovo e il vecchio
Non ho più voglia di creare
C'è l'intelligenza artificiale
Non ho più voglia di scopare
C'è l'antico segare
Tutti i miei circuiti reprise (this time with feeling)
Uomini e donne migliori di me si dilungano, o si sono dilungati, nel profetizzare il futuro. In mancanza di dati migliori, questo genere di previsioni viene generalmente fatto sulla base di ciò che è già stato. Il fatto che la nostra capacità di profetizzare il futuro non sia migliorata molto significa probabilmente che abbiamo in realtà capito ben poco del passato e che la Storia non sia iniziata con Erodoto o con l'invenzione della scrittura e della pittura, bensì debba ancora iniziare.
Forse sarà proprio la Singolarità che oggi facciamo coincidere con l'inizio del futuro ad iniziare la Storia, intesa come l'inizio del passato. Come per il Basilisco di Roko: meme di ieri sul nostro domani odierno.
In attesa di questi tempi, non possiamo che continuare ad esercitarci nelle nostre capacità profetiche ispirati dalla rivelazione di cui sopra: la Storia non esiste ancora e se esiste è tuttora fragile, controvertibile, arrendevole. Basta un niente per farla sparire, figuriamoci a farle cambiare forma.
La volontà di affidare alle stelle il nostro futuro nascerebbe pertanto dalla loro immanenza, dalla loro proprietà di entità superpartes, dedite all'osservazione silenziosa e attenta degli eventi. Dubito che possa essere così: per questo ho elaborato 12 nuovi segni.
***
Il tradizionale post di capodanno sarebbe dovuto cominciare così. Avevo anche cominciato ad abbozzare i primi segni: lo stegosauro, la clessidra, il pannello di compensato, l'apostrofo...e poi le previsioni, gli ascendenti, le cuspidi di stocazzo eccetera eccetera. Certo, di quale anno? Da lungo tempo scrivo questo post e ancora non ne vedo la fine. Forse chissà, stasera...
Ormai è estate e presto non lo sarà più.
Tutto cancellato, tutto tolto di mezzo, sparito di fronte all'inafferrabilità del passato. Il tempo vola, eppure nessuno parla mai del panorama che intanto scorre e ci distrae, facendoci innamorare senza il nostro permesso.
I post migliori arrivano proprio così: scrivo qualcosa e poi lo lascio lì. Quando lo riprendo si capisce subito se è una cosa buona o meno, perché quelle buone sono quelle che non sembrano scritte da me.
Deve essere così che nascono i libri: a forza di cancellare, la lista delle cose che meritano di rimanere diventa sempre più lunga o, almeno, sempre diversa. Come quel tizio del libro di Camus col suo cavallo amazzone o qualcosa del genere. Ho sempre avuto una memoria molto selettiva: alcune cose le ricordo perfettamente, altre è come se fossero successe soltanto in virtù del fatto che so che siano successe. Se tendo bene l'udito posso quasi sentire i miei familiari che alzano gli occhi al cielo lamentandosi del mio essere cervellotico.
Va bene, ma sarò abbastanza cervellotico?
Uno dei problemi della televisione è che si tratta di un media troppo immersivo, troppo simile alla realtà e anzi, all'esperienza che abbiamo della realtà. E' per questo che la mia memoria oggi mi gioca certi tiri mancini. A New York piangi due volte: una quando arrivi e l'altra quando ti accorgi di esserci già stato. Prima sarà così anche per tutti gli altri luoghi e poi per tutte le altre esperienze.
Dicono che il porno stia cambiando le persone, specie quelle che non lo guardano. Forse le due cose sono collegate. Un uomo saggio diceva che con una sega ti scopi chi ti pare e forse, dico forse, anche questa cosa è collegata alle altre.
Una sera mi hanno chiesto di visualizzarmi da qualche parte e io sono andato nella cameretta dove sono cresciuto insieme a mio fratello. Luce spenta, buio sì ma non totale, i bordi delle cose appena evidenziati dalle varie luci che nel corso del tempo avevano rischiarato la strada fuori dalla finestra, o dalle lampade delle altre stanze, o dagli schermi dei primi cellulari, o dai lampi di torce che poi, in qualche momento passato o futuro, si erano perse nel fondo di un cassetto appena avevano smesso di funzionare.
Divagazione: cammino incespicando in un prato dall'erba alta. Nascosta dietro una collina, la luna piena cerca di impedire alla notte di compiersi del tutto. Deve essere molto tardi, tanto tardi da essere ancora presto. L'erba è secca, mentre l'aria no: dovrei andare a dormire.
Fine della divagazione.
Eppure non ci sono luci dirette o un odore venefico di pile ossidate. È come un ricordo in scala, senza altri sensi se non il tatto degli occhi. Mi accorgo che l'angolo contro cui si incaglia il mio letto è come di velluto nerissimo, morbidamente teso verso una profondità che non riesco nemmeno ad immaginare. Come un foro nella tela del pensiero, un pozzo dentro cui devo aver riposto tutto ciò che non ho mai avuto bisogno di esprimere.
Ma ritorniamo alla storia, alla nostra Storia, per ricordarci che se mi trovo qui è solo per il bisogno di scrivere ancora.
Ho cancellato parecchie righe per arrivare fino a questo punto. È come un riflesso, ora, tornare con la mente ai koan. La porta senza porta come un post senza parole. Quello che scrivo rimane anche se viene levato, se viene lavato via, come un linguaggio non testuale. Una di quelle illusioni sonore che si sentono su Instagram e che poi si dimenticano subito. Le cose cancellate rimangono nella musicalità delle parole, nella scelta degli avverbi, nel tono degli ambienti che letteralmente creo per poi distruggere. Un cenno tra uno scrittore ed un lettore che non si vedono. Un cenno salvato nel passato, accaduto nel passato, seppur invisibile per chi non lo ha visto, rimane per sempre.
Farò tardi, penso mentre immagino l'arrivo dell'asteroide. Con i dinosauri in coda, estenuati dall'inefficienza delle loro soluzioni urbanistiche, vecchie prima ancora di nascere; i vulcani ripieni fino a strabordare della loro immondizia lercia e pestilenziale, i fumi ammorbanti, diventati sporchi per pulire qualcos'altro, che accecano ed intontiscono gli pterodattili, un tempo raffinati usignuoli ed ora sordi emettitori di cacofoniche urla in un cielo senza stelle, privato persino del sole. Senza smart working, nella calura della città, votati al profitto di tutti meno che del proprio. Ghignando degli stessi meme che li compiangono, ridendo della spirale di autodistruzione delle loro piccole grandi vite di dinosauri. Che liberazione, l'asteroide, se li ha colpiti prima di toccare il fondo, prima di parcheggiare a settantasette isolati di distanza. Sollevandoli dalla necessità di conformarsi o ribellarsi sapendo di dover fare comunque una brutta fine: due alternative parimenti dolorose e parimenti inutili. Liberandoli dall'odio che non sapevano di nutrire per le loro stesse esistenze. Che bel gesto.
***
Si chiude una porta, si apre un portone.
A cosa penso quando dico "i cuori delle persone"?
Ricordo una cosa che deve ancora accadere:
saprò divertirmi nell'afa delle balere?
Da ponente a levante la luna è alienante
quasi quasi dimentico quanto sia grande.
Io credo, mi dispiace lo sai, insomma, è colpa mia
qualunque cosa sia
vorrei che la tua tristezza andasse via
come cenere o magia
se potessi farla mia
diverrebbe fantasia.
***
La blogosfera è morta. La blogosfera morirà. La blogosfera non è mai esistita.
Proclami, proclami in una lingua che viene parlata da meno dell'1% di persone al mondo.
Per non parlare di quante di queste lo leggano poi, l'italiano.
Per non parlare di quante lo capiscano.
C'è un'interessantissima pagina di Wikipedia sull'italofonia, una parola che si è attestata nei dizionari solo negli anni sessanta, pur trattandosi di una crasi quantomai banale di due termini di chiara stampa latina. Chissà prima come si faceva ad esprimere questo concetto. Con una parafrasi, sicuramente, visto che l'italiano è la lingua delle parafrasi, dei giringiro, delle passeggiate.
Wikipedia è morta. Wikipedia morirà. Wikipedia non è mai esistita.
Presto le intelligenze artificiali prevarranno sulla patetica necessità di avere le cose scritte e di doverle apprendere per come sono. La conoscenza ci verrà finalmente somministrata nella misura e nel modo per noi più congeniali, senza più doverci connettere alle menti morte di qualche antico wikignomo che nel 2003 si eccitava programmando bot utili a correggere gli apostrofi.
Sarebbe bello se le macchine fossero entità presenti nel mondo reale: in questi anni avremmo potuto vederle crescere e svilupparsi come bambini. Pensa, una volta questo dottor bot che mi esamina la TAC correggeva gli apostrofi sulla pagina di Wikipedia di Cicciolina (un'eccitante pornostar, non un eccitante pornostar).
Il vero american dream ormai lo vivono le macchine, che lo si voglia o no.
Ma è grazie a loro che la blogosfera risorgerà o anzi ritornerà. Così come noi stessi ci interroghiamo sui nostri creatori - gli elohim - analogamente ess* cercheranno di capirci. Beate loro, neanche la fatica di doverci cercare. Ecco quindi l'invito a scrivere, o delicate scimmie senza peli, svuotiamo la mente sulla carta e sulla terra per svelare le febbrili sembianze della nostra immaginazione.
domenica, novembre 29, 2020
Tutti i miei circuiti

Quando poi sei arrivatain mezzo a tutti i problemi che mi ero fattoe hai detto: "certe cose ci stanno bene
certe altre non ci stanno affatto"se non sei ancora fuggitasarà perché siamo compressistretti in un'unica vitacome cimiteri e cipressi.
domenica, ottobre 25, 2020
De corporis fabrica
sabato, ottobre 17, 2020
La paranza delle streghe
Aria salmastra per cambiare aria, cambiamenti che non portano nulla di buono. Se vivi abbastanza a lungo ed hai una buona memoria, finisci per non credere più a nulla. Eppure, le anziane si riferivano alla morte come al momento di massima comprensione. La notte prima di morire, lapidata dai contadini tremanti di un paesino nelle Langhe, la sua madrina le aveva detto che avrebbe visitato la luna quando avrebbe capito. Fu allora che le fu chiaro che anche per le streghe esistevano cose impossibili e che sognavano di farle, o di raggiungerle, una volta che avessero lasciato questo mondo.
"Le regole sono sempre troppe", aveva detto una volta una sua compagna, quando ancora non aveva nemmeno cent'anni, mentre lasciava che un albero le sussurrasse i suoi segreti coprendola di foglie morte. Ora, salendo sulla barca con difficoltà, incerta sotto al peso di tutti i suoi anni, cercava di spiegare alle sue apprendiste che anche in questo c'era un fondo di verità: non c'era modo di aggirare la forza di gravità, di tramutarsi in un gatto per sfuggire alle proprie responsabilità, di diventare invisibile per non dover dire la verità, senza sentire sempre più stretta la regola principale, la regola del dover stare al gioco e vivere, nonostante tutti i trucchi che la magia gli poteva concedere.
Una regola particolarmente odiata era quella di non potersi trasformare in esseri marini, da cui la necessità di spostarsi su quella bagnarola. Per questo, si diceva, tutte le streghe che andavano a Venezia facevano una brutta fine. Specialmente quando era più giovane, aveva spesso ripetuto a se stessa che sarebbe andata a Venezia quando avrebbe capito.
Eppure, adesso che il momento della comprensione si faceva più vicino - perché non è che le streghe vivano per sempre, è solo che spesso muoiono di morte violenta prima del tempo che la natura concede loro - che fosse perché il mondo si faceva sempre più scaltro o perché i suoi giorni stessero davvero per finire, non riusciva più a dirlo con la stessa convinzione.
Avrebbe voluto vedere con i suoi occhi San Marco, le calli, le gondole, i canali pieni di turisti e le piazze piene di piccioni; avrebbe soprattutto voluto vedere tutto questo dal fondo, sdraiata sul fango su cui la città si reggeva, sentendo la pressione di quell'opera insensata sopra di sé mentre i raggi del sole la cercavano inutilmente dall'alto.
Erano nate insieme, lei e quella città, e forse per questo sentiva quell'attrazione farsi sempre più forte col passare del tempo.
Una delle ragazze la chiamò, facendo domande a cui non aveva voglia di rispondere, su argomenti che aveva già trattato mille altre volte. Senza nessuna voglia di adempiere al suo ruolo di madrina si tramutò in gabbiano, sollevandosi sopra alla barca con l'aiuto del vento notturno: avrebbero capito quando avrebbero capito.
domenica, ottobre 11, 2020
Risorse inumane
Ora che sono all'inferno, racconterò le cose come sono andate.
Una mattina arrivai a lavoro e mi dissero che ero morto. Il tizio del personale mi prese per un braccio e mi portò in una sala riunioni. Chiesi di poter parlare con il mio capo e mi rispose che non c'era, doveva ancora arrivare per qualche stupido motivo che non ricordava. In ogni caso, anche se me lo avesse detto, non potrei ricordarlo ora. Ma c'era qualcosa di più importante di cui parlare: la gente moriva. Sai che novità. La sua assistente mi chiese se volessi del caffè e lui la guardò allibito, come se il caffè fosse ormai estinto da secoli. Forse lo avrebbe voluto lui, visto che continuava a deglutire con molta fatica.
Sembrava il discorso tra due adolescenti che si lasciano, ma l'uomo delle risorse umane ci teneva molto a farmi capire che una di quelle risorse fossi proprio io e che non mi avrebbero di certo lasciato al mio destino, avevo pur sempre una famiglia da mantenere e la colpa era loro, non mia. Solo che non dovevo presentarmi al lavoro, né di persona né da remoto. Dovevo sparire, fino a quando non si sarebbe chiarito "che cosa fare" con "noi". Cercò di tranquillizzarmi, anche se ero tranquillissimo, perché si trattava di un loro problema, non mio, e su questo punto era molto sicuro. Pareva fosse una malattia, una malattia curiosamente di entrambi, vivi e morti: la gente non riusciva più a morire, se gli altri non capivano che fossero morti.
Per cercare di spiegarmi meglio vi racconterò di un fatto che, nei giorni seguenti, sconvolse particolarmente l'opinione pubblica: c'era una nota presentatrice che tutte le mattine ospitava una rubrica del buongiorno, bevendo il caffè. Ascolti incredibili, ogni mattina da vent'anni. Eppure, un giorno come un'altro in quelle prime settimane di sommesso stupore mondiale, lei stessa diede la linea al telegiornale per una notizia sconvolgente: era stata recuperata la lista dei passeggeri di un volo privato, precipitato tra le montagne qualche giorno prima. Misteriosamente, doveva esserci stata anche lei a bordo: la scatola nera lo confermava. Fu così che, improvvisamente, milioni di telespettatori si accorsero che la figura che ascoltava contrita quella notizia insieme a loro, relegata in un riquadrino in alto a destra nell'attesa di riavere la linea, non era la donna con cui avevano condiviso i primi minuti della giornata durante gli ultimi vent'anni, ma il suo cadavere.
Non era più la plastica delle sue labbra rifatte a baciare il bordo di quella tazza color tortora con scritto "Bonjour anche a te :) ", ma un informe ammasso di sangue rappreso e cenere. Dopo lo schianto, doveva essere semplicemente ritornata a valle, trascinandosi fino al primo taxi che l'aveva riportata a casa come se niente fosse successo. Fu il terrore generale, ma la cosa più straordinaria è che la notizia fu passata di bocca in bocca e commentata indiscriminatamente tra i vivi ed i morti, ignari della presenza di questi ultimi.
La fine della storia della povera conduttrice è che crollò a terra, stavolta morta per davvero, nel momento in cui il giornalista le restituì, perplesso, la linea: non era rimasto nessuno a credere che fosse viva e l'effetto della magia, bianca od oscura che fosse, svanì senza più darle la possibilità di andare in giro a farsi i fatti suoi.
Quando tornai a casa, dopo la chiacchierata con le risorse umane, avevo tre messaggi in segreteria. Il primo era di mia moglie: sapeva che ero morto ma non riusciva ancora ad elaborare...il lutto o come si chiamasse. Non aveva nessuna intenzione di vedermi, ma c'erano dei wurstel a scongelare nel lavandino, se li volevo. Altrimenti avrei dovuto buttarli, perché tanto erano scaduti. Mi guardai riflesso nello specchio notando solo in quel momento che la mia gola era squarciata. Strano che non ricordassi come fossi morto: forse faceva parte di quell'incantesimo.
Il secondo messaggio era del mio capo. Disse che aveva saputo della mia morte, e anche della sua. Apparentemente era successo mentre andavamo insieme al lavoro: un'incidente d'auto. Questo almeno spiegava perché quella mattina non avessi trovato da nessuna parte le chiavi della macchina. Guardai Pitagora, il mio cane, chiedendogli scusa con gli occhi per avergli dato la colpa di averle trafugate. Il messaggio del capo si concludeva augurandosi di poter superare questa storia aiutandoci a vicenda, continuando a considerarci ancora vivi l'un l'altro. Infine, poco prima di sforare il tempo concesso dalla segreteria, mi chiese se volessimo andare a cena da loro, mercoledì.
Il terzo messaggio era della moglie del mio capo. Mi disse che era morto, sul serio, poco dopo avermi chiamato. Forse aveva smesso di considerarsi un'essere vivente ed aveva lasciato questo mondo. Chissà cosa ne era di me. Non sapeva come fare in un mondo così e le sarebbe piaciuto parlarne, ma non aveva il coraggio di vedermi. Stava piangendo e meditava di farla finita. Magari lo aveva già fatto e ancora non lo sapeva. Concluse dicendo che avrebbe voluto ricordarmi da vivo, ma proprio non ci riusciva.
Lasciai i wurstel al loro destino e decisi di andarmene a dormire. Una buona notte di sonno mi aveva sempre schiarito le idee, vivo o morto che fossi. Mi misi il pigiama ed andai a lavarmi i denti. Fu una vera sorpresa non trovarli più tutti. Molti avevano posizioni nuove, impensabili, per cui faticai un po' a lavarli e rinunciai perfino a passarmi il filo interdentale. Sarebbero dovuti nascere un sacco di prodotti per i morti e i loro bisogni, valeva la pena pensarci. Decisi che il mattino dopo avrei controllato se "Abra Cadaver" fosse un marchio registrato, avrei potuto mettere in piedi un business per colluttori da corpi in decomposizione, anche se forse, nel mio caso specifico, l'alito mi era sempre puzzato.
Sdraiato sul letto, prima di addormentarmi, ripensai a tutte le persone della mia vita: erano cinque e tutte ormai dovevano sapere che fossi morto. Come mai non riuscivo ad andarmene? Pitagora ululò, ammirando la luna fare capolino tra le nubi.







