giovedì, maggio 15, 2014

Tandem Phoenix


Ci sono molte pagine di internet che si preoccupano di spiegare come aumentare i follower.
Ci sono molte pagine perché molte persone si preoccupano di sapere come aumentare i follower.
Ci sono molti follower che non seguono nessuno mentre si preoccupano di capire come aumentare i propri inseguitori.

I consigli espressi della pagine che si occupano di svelare questi "segreti" sono il più delle volte condensati in una paternale che invita gli utenti a "pubblicare contenuti originali utilizzando le principali chiavi di ricerca", ad "essere concisi" ed a scrivere con "costanza".
Una predica che sta bene con tutto, purché non si usi il Comic Sans. Ovviamente, questa farsa ha lo scopo di  far apparire la pagina nei motori di ricerca quando qualcuno cerca di capire come aumentare i follower.

I segreti che nessuno rivela mai (forse perché non sono propriamente segreti per aumentare i follower) sono 3:

  1. Nessuno capisce molto di ciò accade nel mondo. In generale quindi non esistono trucchi, ma tecniche che di solito la gente rivela solo in cambio di denaro;
  2. L'unico vero modo per fare "il botto" è anticipare un'hashtag o un trend all'interno di un contenuto originale coerente con lo stesso. Nessuno diventa famoso per scelta;
  3. A meno di non prostituire le proprie ideologie e di non calpestare la propria individualità, aumentare i follower richiede tempo, tempo che può essere quantificato in denaro: la retribuzione media per un'ora di lavoro in Europa è di 6€ (considerando i paesi che utilizzano l'Euro ed esprimono un salario orario minimo).

Sperando di aver complicato la vita a tutti, vi do' appunto al prossimo giro di boa culturale, quando tutti saremo in cerca delle tecniche segrete per diminuire i follower.

lunedì, maggio 12, 2014

Mistero isterico


Alla fine, fu chi ebbe creduto ad avere ragione: interpretare i big data portò a capire che gli oroscopi erano veri. Anni ed anni di costante osservazione delle abitudini telematiche degli esseri umani avevano infine rilevato una certa incidenza della data di nascita sui più svariati comportamenti. In poco tempo, si capì che il fenomeno era molto più marcato e preciso di quanto si potesse sospettare.

Non che gli oroscopi avessero ragione, però erano veri. Sotto sotto, c'era davvero una relazione tra la posizione del sole e delle altre stelle e la nascita di un essere vivente. Si arrivò, conoscendo soltanto la data di nascita di una persona, a poter vedere e prevedere tutto di lei: ogni sua azione, ogni sua inclinazione. 

Presto cominciò una caccia alle date: le levatrici vendevano nomi e date in cambio di pane e di proiettili, ma conoscere la data di nascita di una persona diventò un'arma più forte di qualsiasi cannone. Roghi di carte d'identità e di patenti illuminarono le città. Gli ospedali e le banche vennero saccheggiati e diventarono le roccaforti di nuovi signori della guerra. I figli di puttana, questa volta apertamente, diventarono i padroni della terra. Alcuni dei regni crebbero, portando a conflitti sempre più calcolati e sempre più lenti.

Le donne, nel ritrovato terrore della morte, partorivano in camere speciali, aiutate da ostetriche il cui senso del tempo era stato artificialmente compromesso. La società diventò presto matriarcale, mentre il mondo riscopriva i concetti di nascita e di destino. Una madre aveva il potere di sorvegliare l'operato della propria prole, di giudicarlo secondo l'allineamento con le stelle e di uccidere, se necessario.

Fu un ritorno ad una società orale, senza tracce e senza memoria. L'arte della medicina fu dimenticata, e pian piano tutti dimenticarono cosa significasse invecchiare. Non ci furono più esseri anziani, né saggi, né assetati di saggezza. Fu un tempo di pace relativa, in mancanza del ricordo della guerra.

giovedì, maggio 08, 2014

The bug catcher in the rye


Dicono che gli esseri umani furono un sogno dei dinosauri, o di qualsiasi cosa ci abbia preceduto.
Se è vero che furono esseri pensanti, allora immaginarono sicuramente qualcosa, nelle loro lunghe giornate. E' probabile che immaginassero proprio noi.

Se invece non furono esseri pensanti, allora è possibile che amassero soltanto e quindi che passassero il loro tempo ad immaginare esseri fantastici. Minuscoli amici dalla pelle liscia: senza squame e senza piume.

Ci siamo inseguiti nel safari della mente di mostri ormai morti e continuiamo ad inseguirci ancora oggi. Soltanto, ora la rincorsa si consuma tra onde di frequenze diverse.

giovedì, aprile 24, 2014

Alieni nostrani reprise


Gli alieni esistono e sono come noi. Anzi, forse siamo quello che siamo proprio per via della loro influenza. Il cambiamento delle mode e dei canoni andrebbe pertanto attribuito alle diverse tipologie di alieni che ci hanno visitato.

Gli alieni ci copiano e noi, al contempo, copiamo da loro, fintanto che la loro influenza si esercita attraverso canali riconosciuti ed accettati come il commercio: gli alieni sulla terra fanno turismo gastronomico, enogastronomico, culturale e sessuale.

Si attengono alle nostre regole, utilizzano i nostri strumenti e le nostre convenzioni, vivono i nostri tumulti e le nostre guerre. Probabilmente, ci è più facile e meno doloroso immaginarli come bizzarri esserini grigi piuttosto che come annoiati miliardari cosmici. C'era quel film con l'alieno predatore che fa un safari sulla terra, a caccia di umani. Questa forma ottocentesca, dal vago sapore coloniale, appartiene ad una mentalità sempre attuale, che qualcuno potrebbe definire "tipicamente umana": la ricerca del divertimento.

Oggi, gli alieni vengono sul nostro pianeta per partecipare alla rivoluzione digitale, per iscriversi a Facebook e partecipare ai flash mob. Non c'è niente di eccezionale in questo comportamento: frivolezza ed edonismo hanno lo stesso significato in tutto l'universo.

martedì, aprile 22, 2014

Alieni nostrani


L'Oceano Atlantico: ecco un buon punto. Magari a sud, lontano dalle rotte aeree, anche se con il rischio non trascurabile di incappare nel flusso migratorio della berta minore, a seconda della stagione. Capirete quindi che i piani potranno cambiare a discrezione del comandante. Sicuramente, l'ammaraggio avverrà di giorno. Qualsiasi operatore degno di questo nome sa che in questo modo la probabilità di essere scoperti è minore. Per quanto rudimentali, i satelliti artificiali terrestri sono in grado di rilevare la nostra presenza se non si fa ricorso a qualche trucco del mestiere.

Una volta arrivata sul fondo dell'Oceano, la nostra nave proseguirà in poche ore fino ad arrivare qui, allo stretto di Gibilterra. Il passaggio non è particolarmente agevole, ma si tratta di una procedura a cui i nostri piloti sono preparati. In base alle condizioni, stazioneremo da due a tre giorni sul calmo fondale del Mar Mediterraneo. Nel frattempo, i nostri collaboratori sulla terraferma provvederanno a rifornirsi di tutti i prodotti da voi richiesti in modo che possiate consumarli in loco, in ottemperanza al Trattato. Chianti, Barolo, Primitivo, Recioto, Pigato, Barbaresco, Vermentino...vi garantiamo per certo che ogni bottiglia sarà acquistata regolarmente e nel pieno rispetto delle specie locali.

Ringraziandovi per aver partecipato a questa olo-conferenza e per aver scelto il nostro operatore, vi diamo appuntamento al nostro portale d'imbarco presso il vostro spazioporto di riferimento. A presto e buona degustazione!

sabato, aprile 05, 2014

Sottomarino per utilizzo mercantile

Carmen inserisce la presa e lo schermo del portatile illumina un po' di più le quattro pareti della stanza. Stringe i capelli in una nuova coda, determinata a chiudere la questione entro sera.
E' stata una giornata pessima al lavoro, poi al supermercato, poi all'ospedale. E' stata una giornata pessima nelle scale del condominio, davanti al lavandino da pulire. Sarà una giornata pessima anche domani.

Carmen si versa un bicchiere di Porto. E' un bicchiere originale, viene dal Portogallo. Il Porto no, era in sconto, sotto Natale, dalla vineria vicino all'ospedale. Le viene in mente una scena di un vecchio film, ma potrebbe essere successo anche a casa sua: un uomo con un cappotto in mano si gira ed annuncia: "Porto tua madre al patio, a ballare la samba." Forse era una scena in bianco e nero, e allora non potrebbe essere un ricordo.

Domenica, al parco, l'editore ha detto di cambiare il nome di Walt in qualcos'altro. Chiamarlo editore è troppo, forse, visto che sembra di più un fallito qualunque. Editore è il termine che lei usa quando esce il discorso tra amiche. La settimana scorsa, sul taxi che le portava in discoteca, ha detto: "Il mio editore ha detto di aspettare l'estate. Giugno, massimo luglio." Aspettare l'estate, mentre la popolarità acquista con le sue fanfiction cala inesorabilmente, trascinata nel vortice dell'incalzante cambiamento.



"Il mio fallito ha detto di aspettare l'estate. Giugno, massimo luglio, e poi potrò finalmente fallire anche io." Fallire, sì, ma nemmeno in modo sonoro, chiaro, totale. Fallire di quel fallimento interpretabile, digitale, in cui non esiste il macero ma soltanto il disinteressato impilarsi di titoli altisonanti su interminabili e gelide scaffalature virtuali. Fallire per i posteri e la loro buona venuta, fallire per il loro sguardo imparziale che la solleverà a nuove vette. Criticandola, parlando di Carmen e del suo "Walter dai capelli di pioggia", sempre che non cambi in "Donald dai capelli di pioggia" o "Arturo dai capelli di pioggia".

Fallire lentamente, al parco con l'editore ed i suoi discorsi sull'importanza di comprare casa in una buona zona piuttosto che in una zona buona; fallire nel disperato tentativo di scegliere il miglior shampoo al miglior prezzo. Fallire nel cercare parcheggio, nel creare un privato universo di testo in cui tutti possano credere.
Un universo dove, come in questo, è il male a fallire; ma in cui la divisione tra male e bene è predeterminata a tavolino. Riuscire, anche se in modo incompleto, a spegnere l'ansia per questa nostra ignoranza nel Porto, per quanto sia poco. L'ignoranza di distinguere il bene dal male se non a cose fatte. L'incapacità di schierarsi senza covare fra sé il dubbio che il nostro stesso schieramento pregiudichi la definizione del totale.

Il nome del protagonista, nemmeno quello sono più libera di decidere: pensa Carmen strapandosi i capelli nel gesto di raccogliere una coda. Un nome che sia  un nome parlante, un nome con un significato, per quanto inutile, un nome che richiami ad un nome esistente anche se in un mondo di fantasia. Un nome che inneschi le corrette chiavi di ricerca, che prema i giusti interruttori del consenso. In pratica, pensa Carmen vuotando il suo bicchiere portoghese, un nome che renda più simile ad una fanfiction il mio racconto originale.

lunedì, marzo 24, 2014

La differenza tra uguali e diversi


Silenzio, esterno notte. Ci sono occasioni in cui è solamente la tua presunzione a seguirti. La mia ogni tanto mi batte sulla spalla e mi fa: ou, siamo arrivati?

No, le dico sprezzante, mentre accendo un'altra sigaretta nella mia mente. Ci starebbe bene con questo tempo, con questo vento, con la maglietta che sto indossando. Davvero, peccato che non fumi. Come mai avevo scelto di diventare un salutista?

Ci sono occasioni, la notte, in cui è solo la tua presunzione a seguirti. Però, se stai qualche passo avanti e giri l'angolo senza dare troppo nell'occhio oppure se vai a comprare le sigarette, giusto fino là, tu aspettami qui, arrivo in un momento, un momentino soltanto, un momento...e poi scappi via correndo come se avessi premuto tutti i citofoni della terra. Ecco: allora la puoi seminare.

E dopo l'iniziale gioia di averla perduta (anche se sai che non è per sempre) arriva il terrore di essere rimasto solo senza una ragione a cui fare appello, anche se sai che non è per sempre. A volte non solo la semini, ma ti perdi perfino tu. Come la successione dei tempi verbali e dei soggetti in un tema scritto male.
Allora sei disposto a mettere in dubbio tutto, dal colore dei tuoi capelli alla tua scelta di non-essere un fumatore.

E ti poni un sacco di domande, cercando ideologie sincere e coerenti con quello che pensi. Perché ora, ORA che sei libero e disinvolto, hai tutta la libertà e la disinvoltura che ti servono per rinchiuderti in una nuova prigione mentale. Magari sarà anche più stretta di prima, questa benedetta gabbietta.

Poi un giorno ti avvicina la tua nuova presunzione, e tu sai che è lei prima ancora che si presenti. Non sei molto felice, ma pensi che in fondo sia meglio di prima. E' fondata su solide basi artistiche, questa mia presunzione, su concetti fondamentali che sono legati a ME, e non a qualcosa di passeggero.

E lei, lei lo sai cosa ti dice?
Ecco dov'eri finito. Che fai, non vieni? Abbiamo un sacco di cose da disprezzare

lunedì, marzo 03, 2014

Atomi riluttanti


Asfaltata nel 1949, prima era una via per le castagne, in terra battuta. La sua lunghezza, ora estesa per raccordarsi fino al crocevia che precede il ponte, è costellata di alti lampioni, chini con le loro teste severe sulle poche macchine che la percorrono. Dal treno è possibile scorgere un paio delle sue curve, guardando verso valle non appena si esce dalla galleria.

La notte, i lampioni illuminano quei pochi metri d'un arancione rosato, come se le lampade al loro interno fossero portali per lontane galassie morenti. L'asfalto fa eco alla luce, riportando su se stesso quel colore carnoso ed estivo, evocando sulla sua superficie tormentata le pelli di demoni ormai estinti o di giganti di un'altra cultura.

Intorno, la collina tace immersa nei sapori del buio: grigio, blu e marrone. Più che colori sembrano attori titubanti, nervosi prima di calcare la scena. Come personalità diffuse tra i corpi degli insetti e degli alberi, rispettano ossequiosi i confini tra la luce e la sua assenza.

lunedì, febbraio 17, 2014

Duty freaks

La punta della nave entra con uno schiocco nell'atmosfera, sublimando il ghiaccio avvinghiato allo scafo.
- Dersu, cos'è quello?
Echil si protrae in avanti, spargendo briciole di biscotti su tutto il ponte.
Dersu strizza gli occhi, concentrandosi sull'oggetto puntato dal lungo tentacolo ossuto del copilota.
- Un fiume. Mercurio e sali.
- Ah, sali.
- Esattamente. Mai visto un fiume prima?

Echil non risponde, tra i due ci sono spesso lunghi silenzi. Così lunghi che a volte Dersu crede di essere solo sulla nave. Di solito, grigi tentacoli avvizziti gli ricordano dell'esistenza del suo collega, impegnato nella muta mensile da qualche parte nei pressi della sala macchine.
I razzi invertono gradualmente la polarità: la nave si guida da sola verso l'attracco.
- Una volta, sulla quarta luna.
- Hai visto un fiume sul tuo pianeta natale e mi chiedi cosa sia?

Altro silenzio. Il bogllon trema debolmente con l'aumento della pressione, mentre sulla superficie del pianeta un'ossario prende lentamente forma. Man mano che si immergono nel verde ossigeno del pianeta, il fiume si dimostra sempre più gigantesco.
- Ero piccolo. Ci sono nato.
Dersu guarda esasperato il quartoluniano: c'è nato? Ma dove? Nel fiume? In quel fiume? I secondi passano lenti e Dersu è sempre più interdetto. Crede che lascerà la Proud Mary quando ripasseranno per la cintura.
- Dimentichi che puoi leggermi nella mente? A volte sei così umano che mi spaventi Dersu, sicuro di non essere uno di loro? Non dimenticare di ormeggiare la Proud.

Silenzio.
Mai visto un fiume?

domenica, gennaio 26, 2014

Baricentro liminale



C'è un cane che abbaia in questo vagone, lo sentite?
Da quando ho visto The Truman Show penso sempre alla possibilità che i miei viaggi avvengano più spesso di notte per motivi di budget. Poi immagino il vagone che ballonzola su una specie di toro meccanico, circondato da schermi.
Non ho detto telecamere, che cosa significa?
Che la paura di vivere una messinscena è più forte della paura che qualcuno la guardi? Oppure, significa che in fondo le telecamere ci sono già e che quindi le dò per scontate?

C'è un cane che abbaia nel vagone e questo cane rappresenta la paranoia: abbaia per metterci in guardia da tutta una serie infinita di inconsistenti problemi reali e di importantissimi problemi irreali.
E se il cielo ci cadesse sulla testa?
E se quell'uomo all'improvviso ti mordesse un orecchio? Stai attento!

Ho usato la parola infinito. Quando la uso, ripenso sempre a David Foster Wallace e mi prende una grande tristezza. Rivedo un libro aperto su un copriletto azzurro nella pateticità di una luce da comodino gialla, ossia non a led. Così incredibilmente poco moderna che adesso, a ripensarci, mi ricorda di più una candela.

Poi, la sensazione della pelle nuda contro un bel muro freddo e bianco e l'orribile senso premonitore, la sera, a suggerire che anche quella notte avrei dormito poco. Più in generale, il pensiero vagamente depresso che tutta la nostra cultura e le nostre buone intenzioni, nonostante tutta la ragionata civiltà ed il benessere di cui godiamo, non possa garantire che il mattino dopo ci si svegli senza essere stanchi. Perché quando dormiamo, o cerchiamo di dormire, non siamo soltanto soli con noi stessi: ne siamo prigionieri. Svegliarsi non-stanchi: il più timido dei lussi, il meno avventato dei desideri.
Se sfreghi la lampada, il tuo è solo uno sfregio.

venerdì, gennaio 17, 2014

Requiem per un sogno bagnato

Riagganciò il telefono: Selma aveva detto di no. Anche lei, lei che gli era stata vicina nei momenti più brutti, non aveva accettato.
- Ho perso il tocco
Così gli aveva sussurrato al telefono, mentre in sottofondo i suoi nipoti la avvertivano che la torta era cotta.
- Selma, sforni torte ora?
- Oh Pat, sei il solito cascamorto
Appena, due minuti  e quindici secondi dopo, la telefonata era finita.

Patrizio aveva cominciato a cronometrare le telefonate dopo il sesto rifiuto. Queste donne che erano state bellissime, atletiche, disinibite e, soprattutto, arrapanti, ora facevano le vergognose, come se avere ottant'anni oggi avesse cambiato anche i loro corpi di ieri. Erano state davvero arrapanti,  tanto arrapanti da tenere milioni di occhi incollati agli schermi con la navigazione in incognito per ore ed ore. Tanto arrapanti da superare la crisi del 2008, da vincere sull'amatoriale via smartphone e da non risentire di tutte le isteriche volubilità del mercato.

Cosa restava di queste donne ora? Niente, giusto due minuti al telefono ed il sogno di un vecchio produttore: rigirare i loro video. Tutte le scene, inquadratura per inquadratura. Ma niente, nessuna voleva farsi convincere. Gli uomini, inutile dirlo, avevano tutti accettato subito.

Provò con un altra telefonata, forse l'ultima: Patrizio sapeva di non avere molto tempo.
- Missouri, pronto? Sono Patrizio, abbiamo girato insieme Fame di birilli n°7 qualche anno fa...
- Qualche anno fa? Ce l'hai un calendario in casa?

No, non ce l'aveva un calendario. Perché per queste ragazze era così difficile capire? Cinquant'anni prima il video avrebbe fatto furore. E adesso, le stesse donne che al tempo lo avrebbero trovato geniale nella sua insensatezza, si rifiutavano di farne parte.

Possibile che il trash fosse finito? Forse era soltanto il loro orgoglio di donne un tempo bellissime.

sabato, gennaio 11, 2014

Pioggia indoor


C'è un motto tra gli scout, ma soprattutto tra gli scout che non lo sono più. E' un motto retorico, ridondante, di quelli a cui ci si appiglia con la nostalgia delle certezze: il cielo è blu, il sole è giallo.

SCOUT UNA VOLTA, SCOUT PER SEMPRE

Questo la dice lunga non tanto sugli scout, quanto sull'influenza che i gruppi hanno sulla comunicazione tra i singoli.
L'altra sera, facendo la doccia, pensavo che solo i gruppi che vogliono escludere marchiano i loro membri, rendendoli eletti o dannati, comunque trasformandoli sempre in qualcosa di diverso da quello che sono. Forse per riflesso, forse soltanto per noia, ho cercato di immaginare il contrario di tutto questo, tanto per vedere che cosa ne sarebbe nato.

FILIPPO UNA VOLTA, FILIPPO PER SEMPRE

A voler guardare la barricata dalla mia parte, sono sempre stato io a lasciare il mio marchio indelebile nei luoghi dove sono stato, a condizionare inevitabilmente ogni film visto ed ogni canzone ascoltata. Le idee vengono vissute al pari di quegli ambienti materiali che abitiamo ogni giorno, ed è per questo che si modifica la scuola tanto facendone parte quanto incidendo il proprio nome sul banco.
Nessuno, per quanto bravo a nascondersi, è invisibile. Senza di noi non ci sarebbero i passanti, i pedoni, le code, le folle, i paesi, le coppie che fanno scenate, la gente da sola al cinema, i ragazzini delle altre classi, i rompicoglioni sui treni, le recensioni degli hotel, i bidoni dell'immondizia pieni fino a traboccare.
La coscienza della propria presenza nel mondo è l'unica cosa che non dobbiamo mai spegnere, non tanto il certificato di appartenenza che i gruppi di cui facciamo parte si arrogano il diritto di affibbiarci.

Il tutto sarà anche maggiore della somma delle sue parti, ma il tutto non è nessuno.

sabato, dicembre 21, 2013

Imprudenza particolare (Crampo di Natale)

Le strade sono piene di gente, ma la gente di cosa è piena? Non dei panettoni ancora incartati nelle scatole di cartone, non dei buoni propositi ancora da fare, non delle sterili critiche alla società consumista a cui partecipiamo, turbati ma felici; pieni non certo dello stupore per le illuminazioni che addobbano la città, queste inutili manifestazioni della nostra tecnica, che come tutte le cose inutili hanno qualcosa d'artistico che le attraversa, dando alla loro presenza quella scintilla d'esistenza che le inchioda tanto alle facciate dei palazzi quanto al reale. Non è certo questo stupore a riempire le persone perché, quando c'è, dura soltanto i primi giorni.


Roma, 30 ottobre 1541

Michelangelo guarda la volta. E' notte, la sua candela illumina poco o niente, ma sa che l'affresco è lì, davanti a lui. Il Giudizio Universale, al buio, sembra essere la cosa più terrena di questo mondo. Sembra di avere il potere di spegnerlo, pensa Michelangelo addentando un pezzo di pizza.
La sala, fredda e piena di sussurri, sembra avvolgersi su se stessa come una rissa. Una scazzottata incredibilmente silenziosa. Il pittore sa di non essere stato lui a scatenarla, ma si sente lo stesso colpevole, mentre guarda il cielo della città eterna. Ripensa alla Centauromachia, sforzandosi di ricordare a cosa pensasse mentre ci lavorava. Domani verrà scoperta, quest'opera maledetta, pensa, sistemandosi gli auricolari.

I Pogues intonano Fairytale of New York, senza che Michelangelo abbia mai visto la statua della libertà, senza credere nelle fate o nei loro racconti, senza sapere della sua stessa posizione, della sua stessa importanza nella Storia.
Qualcuno lo chiama: Buonarroti, Buonarroti!
Si gira: che c'è?
Buonarroti, tra due mesi sarà Natale.
I Pogues finiscono di cantare, e sul palco si rovesciano le urla di tutta l'O2 Arena di Londra. Ci sono milioni, forse miliardi di peli dritti, scattati in piedi per l'emozione di un sentimento comune e di un condivisibile contatto.

sabato, novembre 30, 2013

La similitudine delle teorie

Sorvolare un oceano in bottiglia deve essere un'esperienza indimenticabile, sempre che l'oceano in bottiglia sia fatto bene. Non basta riempire d'acqua salata una bottiglia, come non basta rimpicciolire fino a riuscire ad entrarci.

Un tempo avrei acceso la televisione, oggi apro il browser. C'è un video che mi interessa, ma non ricordo quale sia. Forse perché è qualcosa che non esiste ancora. Ripasso mentalmente gli eroi del mio tempo.
Nel mucchio, figurano non pochi ex-eroi, gente morta. Un paio: James Dean, Gandhi, Rino Gaetano, Che Guevara, Marx, John F. Kennedy, Tupac.
Ecco un buon esempio: nel 2012 l'ologramma del rapper appena citato (morto nel 1996)  duetta con Snoop Dogg sul palco. Cosa significa? Che siamo diventati bravi a conservare i nostri miti e con questo ad imporli alla generazione successiva. Se si pensa che questo succede -seppur in misura minore- sin dall'esistenza degli spartiti, bisogna ringraziare se Beatles e Led Zeppelin non siano stati mummificati e venerati come tangibili oggetti di culto più di quanto non venga fatto oggi.

Nell'arte come negli altri campi, la comunicazione e la capacità di comunicare ci ha resi in grado di descrivere in modo sensorialmente preciso le cose che ci piacciono, rendendole replicabili e ri-vivibili. La rottura della quarta parete nello spettacolo non consiste nella coscienza dello show di essere tale, ma nell'acquisizione della capacità di comandare la reazione dell'audience mediante una serie di interruttori. Lo spettacolo si è trasformato in una scienza esatta e la platea, globalizzandosi, è diventata l'unico laboratorio; rendendo di fatto l'esperimento ripetibile all'infinito.

Rivolgendosi ad un'unico destinatario, anche lo spettacolo si è dovuto modificare, adattandosi alla globalizzazione. Come per l'oceano in bottiglia, anche questo ha dovuto cambiare qualcosa per poter continuare ad essere se stesso. Io non so se la ragione sia effettivamente questa, ma se qualcosa è cambiato è stato anche attraverso il congelamento di alcuni canoni particolarmente efficaci. Anzi, forse il cambiamento è stato proprio il non cambiare: perfino le principesse sono rimaste le stesse, trasposte perfettamente dagli schermi del 1937 alle cover degli iPhone del 2013.

Io non sono un paranoico, almeno per quanto riguarda il funzionamento del mondo sociale nel suo complesso: non credo che esista un burattinaio che possa aver previsto una simile reazione, credo piuttosto che siamo noi ad aver creato qualcosa di troppo bello e troppo duraturo da impedirci di distaccarci e disilluderci quel tanto che basta per creare qualcosa di nuovo. Siamo innamorati degli stessi identici eroi dei nostri nonni e dei nostri genitori, attraverso letture ed interpretazioni praticamente immutate. Ma questo narcisismo che trascende i confini del buongusto temporale, quanto potrà durare? Io non voglio che Dragon Ball sia visto dai bambini tra gli 11 e i 15 anni per i prossimi vent'anni, anche perché lo considero una cosa mia, ed in quanto tale credo di voler mantenere l'egoistico primato che tutte le generazioni dovrebbero poter provare.

Ogni volta che qualcosa di nuovo ci fa schifo per via del confronto con il vecchio e non per via del gusto artistico che il vecchio dovrebbe averci aiutato a sviluppare, facciamo del male a noi stessi e alle persone che verranno dopo di noi.

giovedì, novembre 21, 2013

la danza dei caval-ieri

Il Tiepido guarda fuori dalla finestra, c'è un tempo bigio che renderebbe isterico chiunque.
Quando il personale ha convocato il Tiepido per il colloquio annuale, gli sono state fatte tre domande:
1) A quale personaggio reale o fantastico ti ispiri?
2) Come descriveresti la giornata di oggi?
3) Cosa cambieresti?

Il Tiepido dà un colpo di tosse, grassa e sofferta. Le ore passano lente, mentre i minuti scappano da tutte le parti. Ieri, quando tornava a casa da lavoro, aveva appena smesso di piovere. Tre gocce gli sono cadute davanti mentre guardava la luna attraverso le nuvole. Illuminate dalle lampade del palazzo, sembrano tre gocce di fuoco. Il Tiepido si scansa, ma le gocce cadono senza rumore in una pozzanghera pochi passi più in là. La mente del Tiepido cerca di mettere ordine: possibile che il tetto sia in fiamme? Guarda verso l'alto: vedendo le calde luci arancioni chiarisce l'equivoco. La stanchezza, è la stanchezza che gli ha fatto vedere tre gocce di fuoco. Arrivato a casa, mette il dvd di "Trappola di cristallo" nel lettore per l'ennesima volta.


Tutti lo chiamano il Tiepido, ma nessuno ricorda perché. L'unica cosa certa è che la notte, prima di andare a dormire, il Tiepido ripensa a tutte le persone che ha conosciuto. Una per una le rivede per un attimo, anche se non ricorda i nomi. E' come se avesse una rubrica di sensazioni collegate ai  fragili corpi snodati di tanti altri esseri umani. Quando finisce, il Tiepido si addormenta. Il giorno che avrà dimenticato qualcuno, si dice che il Tiepido morirà. Questa è la leggenda che circola per gli uffici, ma nessuno la racconta molto volentieri.

3) Cambierei la leggenda che circola sul Tiepido, se fosse possibile. Ogni sera il Tiepido ripensa alle persone che ha conosciuto, senza dimenticarne nessuna. Il giorno che avrà dimenticato qualcuno, si dice che il mondo finirà. Eppure, so che non può essere così. Cosa diventerebbe la vita se esistesse una persona del genere? Il Tiepido può soltanto continuare a ricordare, fino alla fine dei tempi, sperando di non dimenticare nessuno.

2) Una giornata bigia che renderebbe isterico chiunque.

1) Luke Skywalker.

sabato, ottobre 26, 2013

Ifigenia in idraulica


Tra le porte delle nostre foreste
scorrono azzurri manti di fiume
che osservati dal centro del mondo
mostrano volti indimenticati

giovedì, ottobre 10, 2013

Il tempo delle chele (tit for tat)


In mancanza di vere mancanze, aveva scelto di mancare del senso dell'umorismo.
Aspirando a vere aspirazioni, aspirava a non averne e ad essere pertanto una persona libera.

L'uso della lingua italiana lo affliggeva, lo tormentava. Una volta, la professoressa di lettere del suo secondo anno alle scuole medie parificate Salvo Montalbano, gli aveva chiesto di spiegare il significato del suo tema.
Lui lo aveva preso e lo aveva letto a voce alta, a tutta la classe. Era stata una grande umiliazione. Il tema parlava di un ragazzo della sua età, iscritto al secondo anno delle scuole medie all'istituto Indro Montanelli, un nome di fantasia la cui musicalità aveva già suscitato qualche sussulto nell'uditorio. Mai sentito nome inventato più sciocco.

Andando avanti, il tema si perdeva in una lunga digressione per spiegare come mai e per quali ragioni storico-sociali le scuole medie dovessero durare tre anni, quando nella realtà tutti sapevano che gli anni erano sempre stati cinque. Lo avevano anche studiato la settimana precedente, il perché di quei cinque anni: lo aveva voluto Garibaldi stesso, consigliato dal suo amico Ulysses S. Grant, con cui aveva combattuto nelle Prime Guerre Mercuriane.

Era tutto così, quel tema: farcito di inutili differenze. A volte anche macroscopiche, ma mai stravolgenti. Un tema che sapeva di niente.
Questo gli disse la sua compagna di banco, quando tornò a posto: non era scritto male, ma quel tema sapeva di niente.
Lui sospirò, tutto sommato meno imbarazzato del previsto, pensando che se avesse scritto tutto quello che aveva in mente, allora sì che avrebbe detto qualcosa che non sarebbe stato niente. Aveva immaginato un popolo con arti superiori che terminavano in cinque dita prensili, invece che con il classico, scontato e poco fantascientifico, paio di chele.

Ritornando a casa con il vecchio traslatore sferragliante, ragionò ancora sulle modifiche che il mondo avrebbe dovuto subire per diventare quello del suo racconto. Piccoli mutamenti sarebbero dovuti avvicendarsi nel tempo, contrapponendo il vecchio al nuovo. Il nuovo sarebbe stato giustificato soltanto dalla sua esistenza, che l'esistenza stessa del vecchio avrebbe provocato.

Ogni cosa, pensò, avrebbe dovuto avere una ripercussione, un'effetto sul mondo, per poter mutare. Eppure, il cambiamento era una cosa molto rara. Che cosa castrava quelle ripercussioni? Esse non si infrangevano contro aridi ed alteri scogli: nemmeno avevano modo di nascere. Forse, perché esistessero e quindi fossero visibili, bisognava prima conoscere le cose. Descriverle, definirle, fotografarle nell'attimo in cui erano, per accorgersi del cambiamento. Arrivato alla fermata fece scattare le chele, nell'alzarsi: un pensiero lo aveva folgorato.

Nessuno aveva mai saputo spiegare l'amore, nemmeno i poeti più capaci di tutte le terre conglomerate. L'amore, quello che faceva tremare le chele, che faceva volare nello stomaco i lepidotteri enzimatici e che dilatava le cinque pupille persino durante gli oscuramenti ferrosi, era stato soltanto descritto come indescrivibile.

E allora sarebbe stato quello, l'unico cambiamento possibile dell'Amore, quello con la A maiuscola: un giorno, forse non troppo lontano, qualcuno si sarebbe accorto della descrivibilità dell'amore, e ne avrebbe modificato la natura. Fino a quel giorno, tutto sarebbe continuato, modificandosi in modi invisibili mentre le coscienze guardavano altrove, per poi ritornare al suo posto, appena osservato.

Guardò la statua di carne del Napoleone Alato e sentì come un tuffo al cuore: gli eroi del mondo avrebbero potuto guidare le coscienze anche nella pubblica realtà, o solamente nelle strade private dell'animo?

lunedì, agosto 26, 2013

Le idi di Heidi

Ho in mente quella vecchia pubblicità con Aldo Giovanni e Giacomo, quella in cui si rincorrono in una cucina gigantesca come se fossero bambini.

Non so se sia vero, ma su internet se hai dei dubbi riguardo a quello che stai per dire è meglio se stai zitto. Il punto è che questo non è internet, queste sono le mie idee.
Quindi: non so se sia vero, ma credo che la nostra sia la prima generazione per cui le parole dei bambini sono più importanti di quelle degli adulti. Mi vengono in mente i bambini-giudice della Kampuchea Democratica.



Se questa non è una regressione organizzata, o perlomeno un'ammissione di colpevolezza da parte della generazione precedente, non saprei proprio dire cosa lo sia.

Siamo in un periodo in cui i racconti vengono adattati per gli adulti, invece che per i bambini. Uno a caso: Harry Potter. Lo stesso Gesù non viene presentato pubblicamente con buona pace di tutti se non nella forma di bambino, e con lui gli angeli: forme innocue, praticamente indifese, che non mettono alla prova l'interlocutore, ma lo invitano a spiegare la sua versione dei fatti all'infante come se fosse incontrovertibile verità.

E allora ascoltiamoli, questi benedetti geni, lasciamo che siano mostri più di quanto non sia stato concesso a noi, se ancora non ci sentiamo abbastanza viziati. Hanno ragione, hanno ragione sempre i bambini: la strappalacrime voce-dei-piccoli.

giovedì, maggio 30, 2013

Telescopio bendato

Non si tratta più di minoranze rumorose o di maggioranze silenziose. Abbracciamo i dati dopo l'opinione, piuttosto che l'opinione dopo i dati. I media si rivolgono alle orecchie che sanno essere in ascolto: usando parole tutt'altro che nuove.


Non necessariamente l'abitudine intellettuale è nemica della libertà, ma solo un cattivo raccolto uccide il raccoglitore, mentre il cacciatore rischia la vita indipendentemente dal successo. Gli animali si rifugiano nei luoghi più impervi, più assurdi e più pericolosi, pur di sfuggire al pericolo. E nel momento della cattura, nell'attimo della comprensione cacciatrice, esiste davvero una perdita ed un acquisto di libertà, sebbene questo sia molto triste.


Il raccoglitore moderno utilizza organismi geneticamente modificati che placano la sua fame, incuranti delle carestie e delle intemperie. Ma la selezione indebolisce la trama genetica, rendendo la caduta lontana nel tempo ma sempre più dura da sopportare.
Speriamo di morire dopo la conferma di aver creduto a tante cose soltanto per prassi, come pecore che credono di scegliere di essere vegane.


Il libero arbitrio è decidere nel proprio silenzio se era davvero rigore.

venerdì, maggio 10, 2013

Ipnocrampo (emisfero anteriore)

Ci sono frasi musicali che possono toccare le parti più nascoste del più labirintico dei cuori. Quali siano, se giri di chitarra o di basso, non è dato saperlo. Ma aver provato almeno una volta la sensazione di conoscere attraverso la conoscenza, cioè di capire qualcosa di più - e magari anche di diverso - da quello che si sta sentendo, è di certo abbastanza per capire che può succedere a chiunque.



Sono sempre stato molto incuriosito dalla volontà dell'uomo di tradurre sensazioni artistiche in forme diverse da quelle originali. Le canzoni in libri, i libri in canzoni, i fumetti in film, le sculture in foto, le foto in canzoni, la danza in musica, l'opera in film, i film in canzoni, le persone in arte, l'arte in persone.

L'arte in persona?

lunedì, aprile 29, 2013

Ipnocrampo (emisfero posteriore)


L'alfiere ed il cavallo sono rivolti verso il dipinto, dimostrano ammirazione. All'interno della cornice due putti, privi degli occhi, osservano una scritta sopra le loro teste. La scritta recita qualcosa, ma l'alfiere ed il cavallo preferiscono vedere piuttosto che guardare. Una torre li raggiunge, ma è soltanto di passaggio. Finalmente la regina, con fare circospetto, li chiama da una porta in fondo alla galleria. I due entrano, mentre la regina istruisce tre pedoni.

- In nessun caso, nemmeno sotto tortura, dovrete ammettere di non sapere quello che state facendo. Dimostratevi sicuri di voi stessi, come siete certi che la terra sia al centro dell'universo e venga riverita ogni giorno dal sole. Quanto a voi - aggiunge dimettendo i pedoni e volgendosi verso i due nuovi arrivati - cercate in ogni modo di capire che cosa sapete, cioè che cosa si suppone che voi sappiate. Nessuna idea?
I due si guardano imbarazzati: sanno a malapena qualcosa l'uno dell'altro.
- Non importa - aggiunge la regina frettolosamente - altre cose sono più importanti. Tenete queste lettere: devono assolutamente cadere nelle mani sbagliate. Si allontana circospetta dopo aver indossato uno scialle.

- Cosa dice la tua?
Chiede l'alfiere al cavallo, timoroso.
- Non voglio aprirla. E la tua, cosa dice?
L'alfiere apre la lettera non senza una certa difficoltà, si schiarisce la voce.
- "Non voler credere ad una storia è legittimo, non volerla ascoltare non lo è." Cosa significa?
- Queste lettere sono già nelle mani sbagliate, per fortuna.

domenica, aprile 21, 2013

Ipnocrampo (emisfero australe)


La salita è moderata, ma continua. Piccole pietre ruzzolano sulle mie orme, anche quando sono fermo.
La biologia non conosce casualità, almeno non quella intenzionale. C'è sempre uno schieramento, anche quando si parla di scelte irrisorie, anche quando la stessa persona che la fa non distingue il perché di una scelta.
Biopsicologia, psicobiologia: il caffè macchiato caldo o freddo? È uguale.

Non è uguale. Eppure ecco che ritorna, la casualità: il caso è il risultato di intenzioni deboli che si trovano a dover cooperare, a fare i conti con gli inconfutabili eventi del nostro universo. Come soldati abbandonati nei loro avamposti dopo una lunga guerra senza vittime. Nascosti nel folto della giungla, osserviamo il progresso farsi spazio nel mondo, il mondo che non conosciamo. Come aria che non scompare col calare delle tenebre, come piccoli volumi di vuoto in vasetti di confetture scadute, come quello che siamo: decisioni.

Anche la discesa sarà moderata, ma continua. Avremo il tempo di pensare ad altre cose, diverse da queste, ma quelle che pensiamo oggi non saranno dimenticate. Rimarranno silenti decisioni, colonne di uno e di zero del nostro codice comportamentale, infarinature del nostro particolarissimo modo di pensare.
Le velature di Leonardo, la sovrapposizione, il mantello nero colorato con i pastelli a cera, pronto per essere grattato e ri-velare colori invisibili.

Non è che non vediamo i fantasmi, vediamo soltanto una parte dello spettro.

mercoledì, aprile 10, 2013

Ipnocrampo (emisfero boreale)

Guardo meglio il mezzo peperoncino nero che ho in mano: ho davvero mangiato l'altra metà?
I sogni in terza persona non sono poi molto diversi da quelli in prima; a volte si può anche godere del punto di vista di un'ideale, di una forma mentis. Citiamone uno: il liberismo.
La classe operaia, intanto, ti guarda mangiare il peperoncino della morte. A quel punto sei tu che ti senti sdraiare, indeciso se si tratti di un sogno sulla morte o della morte di un sogno.

Anche se mortali, i peperoncini neri non sono propriamente velenosi. Assomigliando i più a dei semi, a gusci di pinoli notturni dagli oscuri riflessi d'ametista. In seconda istanza, ora che il soggetto sognante si è allontanato e sono passati un paio di giorni, il parlamento degli animali-guida formula una nuova versione: il mezzo peperoncino nero ha ucciso il sogno, non il sognatore.

I miei battiti del cuore sono diventati sempre più forti, sempre più forti mentre il cuore scalava la mia gola eppure -ecco!- non sono morto. Anche se lo sapevo che cosa significasse morire. C'è stato un ultimo battito e non sono morto. Quindi era il cuore del sogno? Il sogno del mio cuore?
I cuori, se hanno dei sogni, li realizzano. Ma quello era il cuore del sogno e il parlamento degli animali-guida reputa che sia stato lui a fermarsi.
Io mi sono limitato a stupire, ad essere stupefatto, a commentare: "un attimo, ma questa non è mica la morte!".

Così ci siamo guardati: da una parte io, la banalità, dall'altra il fantasma dell'altra metà del peperoncino.
"Questo deve essere una specie di mondo del sogno lovercraftiano, in cui tutto ha una posizione e un nome ma non un significato. Forse esiste soltanto il terrore. Il terrore della morte, in attesa che anche il terrore muoia. Il terrore della morte è diverso dal terrore di morire. Ma il terrore non può morire."
"Di solito il terrore aspetta l'autobus. C'è il trentatrè barrato, che fa la circonvallazione..."
"Sì, fantasma dell'altra metà del peperoncino nero della morte, hai ragione: di solito il terrore aspetta. Ma non solamente l'autobus."
"No, solamente l'autobus."
"Forse che prendere l'autobus significhi essere provati? Provare a prendere l'autobus. Un'ardua prova. Una prova provata - che il terrore prenda l'autobus? E se si, dove scenderà? - insomma. Prendere a provare l'autobus. Vedere come sta. Un autobus. Al terrore."
"Stona - sospira il fantasma del mezzo peperoncino - come una cipolla intera per soffritto."
"Curioso - replica la tranquillità di alcuni grandi cani - io avevo pensato che potesse stonare come un cambio di tempo in un racconto, un cambio di personaggi, un cambiamento nel modo."
<< Nel modo di scrivere?>>
Esattamente.

Ma allora il ricordo si deposita più facilmente su tutto quello che è omogeneo e morbido. Su ciò che a posteriori si dimostra essere la media, la moda, il minimo comune denominatore delle cose che si sono dette.
Quindi - ogni volta - cosa?
Il ricordo si deposita malamente sulle cose che scrivo, sull'inconcludenza dei ragionamenti giusti, sull'impanatura delle mie conoscenze. L'indecenza della perfezione ha più ragione d'essere della brillantezza dei miei ragionamenti fatti col cuore.

No - non d'essere, ma d'essere ricordata. Come se fosse un fulmine la vedrai fendere la mente del lettore e rimanere impressa come la metà perduta del peperoncino che uccide.

martedì, aprile 09, 2013

I
Una vita da vegano
Ad ingurgitar crescioni
Nato senza i canini
Lavorare su fagiolini

II
Una vita da vegano
Con dei compiti precisi
Andar giù di cavolini
Evitare l' acidosi



sempre lì

lì nell' orto

finchè ce n' hai stai lì

III
Una vita da vegano
Da chi mangia sempre poco
Che la carne e i derivati
Devi lasciarli nei supermercati

IV
Una vita da vegano
Che natura non ti ha dato
Né lo stomaco vaccino
Né la mandibola ad angolo non ampio

V
Una vita da vegano
Lavorando come Gandhi
Anni di fatica e botte e
Vinci casomai una centrifuga.

venerdì, aprile 05, 2013

Patella maris

Non mi dà pace. E' una nostalgia per un passato che non ho mai vissuto.
E' una sensazione.
Una malinconia ingovernabile, commovente, di quelle che fanno respirare male.
Tu, sulla spiaggia, sotto un albero: sdraiata su un tronco, lasciato lì da una qualche mareggiata: mi chiedo se la stessa cosa non valga anche per te. Sembrano i Caraibi, ma io so che è la Riviera, ai tempi d' oro.
Ma come si può provare nostalgia per un' epoca mai vissuta?
Non mi dà pace.
Quell' aria, con quelle note salmastre e la nostalgia, che è la pena per essermi appropriato di un passato che non è il mio.
Quanto dura? La durata di un amore balneare, poi arriva la nostalgia della nostalgia.

Penso alla consistenza della tua pelle, tesa, e mi sembra di sentire:

We skipped a light fandango
Turned cartwheels 'cross the floor
I was feeling kind of seasick

(A Wither Shade of Pale)

Presso lo studio di Sir Anaclet Mac Turtle, baronetto

Irreprensibile e Lord Mac Turtle siedono in poltrona; ciascuno sulla sua, presso il camino, è un luminoso cinque di Aprile: questo aspetto è ignorato dai due, immersi come sono in una spessa coltre di fumo. Dibattono di pipe e di altre questioni secondarie: eminentemente di pipe.

Irreprensibile: Questo modello "churchwarden" è qualcosa di straordinario, la fumata risulta così fresca...

MacTurtle: E' vero. Pare proprio essere stata creata per poterne dibattere amabilmente; invero, credo che se nel mondo ne esistessero di più, di pipe come queste, il mondo sarebbe un luogo migliore.

Irreprensibile: Sicuramente sarebbe un posto più sereno; e il tabacco giusto si reperirebbe con più facilità.

MacT: Si, è sconfortante che un gentiluomo debba sempre cercare, e raramente trovare, qualcosa che sia degno di essere fumato.

Irr: Ditemi, come procede la vostra rubrica, Sir?

MacT: Sono contento che me l' abbiate chiesto; oggi è Venerdì, ed ho in mente un giochetto che potrebbe alzare non poco il livello della nostra conversazione, se solo il livello non fosse già al top. Vedete, là, sulla mia scrivania? Ebbene, scegliete una lettera nel mucchio.
Quella lì? Bene, consegnatemela.
legge "MacTurtle: parlaci della discriminazione."
Oh. Non si è neanche firmato.

Irr: Dal tenore del quesito, temo che vi abbiano scambiato per un oracolo, per un profeta!

MacT: E allora profeterò!

Irr: In fondo, la discriminazione, si basa sull' esclusionde dal godimento di qualcosa: gente meschina che siamo, noi, con le nostre pipe radicate e fuori, fuori gente col toscanello elettronico!

MacT: Mi avete tolto le parole di bocca. Perchè non rispondete voi al lettore, per una volta, così, per ischerzo: chissà per quanto potremmo riderne (sempre con moderazione).
Voi dettate, io interpreterò, come ben sapete, fui anche attore.

SULLE DISCRIMINAZIONI, IN GENERALE, SU QUELLA DEI VEGETARIANI, IN PARTICOLARE
monologo di Irreprensibile, interpretato da Lord Mac Turtle, che in gioventù recitò nel ruolo di paggio al Globe

Li riconosco al volo. Lo vedo da come si muovono, da come sorridono, da come si atteggiano. Vegetariani! Condannati alla grama vita del latitante, si nascondono come topi; almeno quelli che sanno di me. Sono io, la vendetta carnivora, lo dicano al mondo, le mie vittime! Ma nessuno l' ha mai scampata. La dura vita del vegetariano è quella del braccato, così come l' erbivoro fugge il carnivoro, essendone la vittima designata, o visto che qui si parla di animali: la preda. Sono un cacciatore, un cacciatore di minoranze non tutelate, di minoranze ignote, di minoranze senza diritti. Loro, i vegetariani, sono la mia preda: la mia è la vendetta di tutti i carnivori, contro quella parte di umanità impenitente e vigliacca che si è piegata a brucare l' erba, in ginocchio. Sono loro, col loro indegno salutismo, con la loro segreta speranza di arrivare a cent' anni col cavolo, sono loro che io cerco. E non gli darò pace. Non avranno pace.

Nessun omosessuale rischia più la conversione e di tornare al fichismo; e invece, guardate, a quante vessazioni va incontro il povero vegetariano, amici che con una pacca sulla spalla gli dicono "e mangiati sta' bistecca! E su che ti fa bene!"
Nessuno con tanta determinazione bonaria, oggi, oserebbe una pacca sulla spalla ad un omosessuale "e fattela, una scopata etero, una volta tanto"! E lo stesso al ristorante: in odio ai pizzicagnoli e alla compagnia, se osano rivelare le proprie tendenze salutistiche. Allora li vedi, che dicono, "non ho appetito", o "passo il turno", e invece loro sono vegetariani, vegetariani, vegetariani, vegetariani!!! ma dico, come fanno, come fanno gli amici di infanzia a non accorgersene?
Per fortuna che ci sono io, la vendetta dei carnivori: redimetevi, fin che siete in tempo!

Una volta ho avuto una fidanzata vegetariana; ci ho messo un pò ad accorgermene, era brava a dissimulare.
L' ho mangiata.

lunedì, aprile 01, 2013

In attesa di un Suo dolce retweet

Scegli password penetrabili, vivi pericolosamente, esprimiti per bocconi di pensiero, rinuncia alle tue velleità e abbracciane di nuove. Dimentica ciò che non hai la pazienza di imparare, impara ciò che non ti è richiesto di ricordare, elenca didascalicamente gli elementi che evocano in te il gusto del bello. Rinuncia all'interpretazione, all'autocritica, al mezzotono. Ammira il potere delle fotocopie ma rifuggi i libri di testo.


Scegli password impenetrabili, considera attentamente ogni tua scelta, esprimiti con fissità e senza passione, abbraccia le tue vecchie velleità e rinuncia alle nuove. Ricorda ciò che non hai la pazienza di rigettare, elogia ciò che non ti è richiesto di dimenticare, elabora organicamente ed esprimi il tuo gusto del bello. Abbraccia l'interpretazione, l'autocritica, il mezzotono. Adora i libri di testo ma bruciane le fotocopie.

sabato, marzo 30, 2013

L' ospitalità

Eccellente macTurtle,
come trattare l' ospite?
L' ospite non va servito. Servizio significa servitù, servitù significa debolezza, debolezza significa indigenza. Mai riverire l' ospite, mai fare in modo che si comporti come a casa sua, a suo agio: se si trova bene a casa sua, che vi rimanga. Quindi nessun cerimoniale, non si stappi la bottiglia migliore o altre cose simili. Anzi, il piatto dell' ospite sia il più scarso. E fate in modo che sia lui a lavarlo. Se si ferma la notte, dorma per terra o su una tavolaccia.
Così vai trattato tu, puerile Visconte, che fai le smorfie. Che sei così tapino davanti alla mia preparazione accademica e al mio rigore. Ti rispondo semplicemente facendo la bocca a culo di gallina e levando verso di te il dito più nobile, in un gesto che con la riverenza non ha nulla a che fare.
MacTurtle, l' invitto.

lunedì, marzo 25, 2013

I creativi discendenti

Il primo tuono non è molto lungo: rotola giù per la vallata e poi si perde nel nuovo rombo - più vicino - che avanza. Sono ore che ascolto e non mi è ancora venuto sonno. Forse perché scrivere mi tiene sveglio.
Mia nonna - la mia cara nonnina, che vorrebbe vedermi sposato e con tre bambini - ha fatto queste cassette per me: ore ed ore di registrazioni di temporali montani per cullare il mio sonno tormentato.

Le registrazioni funzionano, ma sottopongo comunque tutte le registrazioni della nonna ad un attento vaglio da cosciente. Il mio timore è che la nonna - la mia cara nonnina, che vorrebbe vedermi sposato e con tre bambini - si svegli nel cuore della notte nella sua casetta in montagna ed esca sotto la pioggia per raggiungere la postazione dei microfoni e sussurrare nel pieno del mio sonno più profondo messaggi subliminali che inneggiano alla vita regolare, al matrimonio ed alla procreazione.

Fino a qui tutto bene, la pioggia cade con regolarità sugli aghi del grande pino dietro al capanno degli attrezzi. Fuori invece c'è il sole che splende sui cittadini in giro per Parco delle Vittorie, gioiello della nostra piccola provincia iraconda. Nessun messaggio subliminale, soltanto ore ed ore di tremolante mormorare di tuoni e sfregamenti di nuvole piovose. Nel libro che sto scrivendo non ha ancora piovuto, nemmeno una volta: sono ben centomila caratteri che non piove, una vita.

La cosa del libro è cominciata anche per merito della nonna - la mia cara nonnina, che vorrebbe vedermi sposato e con tre bambini: la paranoia che mi impone l'ascolto alla ricerca di tentativi di controllo mentale non è -ahimè- sufficiente a tenermi sveglio. Per questo ho cominciato a scrivere un racconto.

La storia parla di un uomo di nome Rudy, proprietario di una cartoleria sulla quarantina, che viene contattato da un editore milanese piuttosto influente. Quando Rudy lo raggiunge a Milano, l'editore gli spiega che i suoi revisori hanno notato un fatto curioso: in molti romanzi di aspiranti scrittori suoi concittadini o quasi compare un personaggio molto somigliante a Rudy. I modi di scrivere sono diversi, qualcuno è più o meno preciso, ma si capisce che si tratta sempre della stessa persona. Quella persona sembra, in effetti, lo sconcertato negoziante. L'editore prega Rudy di raccontare la sua vita, dove ha vissuto e cosa ha fatto. Ricostruendo i tempi ed i luoghi della vita di Rudy, i posti che ha abitato e quelli dove è stato in vacanza, cominciano a delinearsi nuove corrispondenze con i libri scritti in quegli stessi luoghi e tempi.

Rudy si trovava a Londra mentre quel tale autore scriveva quel tale romanzo ed eccolo apparire di sfuggita, personaggio appena accennato ma immediatamente riconoscibile. Il romanziere G., punta di diamante della casa editrice, scrive di un personaggio analogo a Rudy bambino in un libro ambientato sulla costa toscana, suo luogo di villeggiatura da piccolo. Insomma: si capisce presto che dove c'è Rudy c'è una storia. Nessuno sa dire se ci sia una relazione di causa o di effetto, ma Rudy è un vero e proprio catalizzatore di racconti.
Così l'editore, congedato l'imbarazzatissimo negoziante, decide in segreto di mandare alcuni scrittori affetti dal blocco dello scrittore in vacanza nella città dove abita Rudy e addirittura nel suo stesso quartiere.
Ma il percorso creativo che ne risulta darà conseguenze inimmaginabili...

Ecco, sono bloccato qui: Dora, sorella della nota scrittrice Belinda Palmigeri, ha deciso di seguire la congiunta in questa inconsueta trasferta in seguito ad una delusione d'amore e si trova suo malgrado con un sacco di tempo libero. La città non offre gli svaghi sperati e Dora comincia a scrivere un libro giallo. Il racconto dell'assassinio della vecchia signora Pizutti, loro dirimpettaia, cattura rapidamente la giovane Dora e l'intrigo risulta così avvincente e perfetto che questa decide di mettere in pratica la trama del suo stesso libro.

Tuttavia la signora Pizutti è in realtà Irma Lugini, stella ormai fredda del romanzo d'amore, la cui vena creativa si è prosciugata dopo una dirompente opera prima ormai pubblicata vent'anni prima. La signora Pizutti, cioè Irma Lugini, è l'unica del gruppo degli scrittori a conoscere l'identità degli altri nonché la ragione della loro inusuale vacanza a spese dell'editore. Infatti, avendo origliato la conversazione tra Rudy e l'editore, da cui era andata per avere ancora una chance con un pessimo romanzo scritto a quattro mani con un'ungherese, si era recata per prima nella città del protagonista. L'ansia di ottenere per prima il successo sviluppa in Irma una folle paranoia, che culmina con lo stupro (!) del povero cartolaio. Irma, scossa dal suo stesso gesto, si rinchiude in casa, complicando la trama del libro della giovane Dora ed i suoi propositi omicidi.

Intanto, la geniale Belinda...ma questa Belinda cosa dovrebbe mai fare? Non ho idee per la povera Belinda ed intanto continua a piovere. Non ci sono prove tangibili del bisogno di scrivere, tantomeno del bisogno di figliare. Tutto si basa sulle sensazioni, per esempio a Rudy stesso potrebbe venir voglia di scrivere. Così, senza una ragione. Rudy è un tipo metodico e calmo, probabilmente comincerà a scrivere un racconto fantasy, o storico, comunque dopo aver formulato un pensiero che gli piace e di cui è orgoglioso. Forse si metterà a scrivere il suo libro solo per poter inserire questa battuta, il cui effetto - essendo Rudy una calamita per storie - avrà certamente conseguenze nel libro di cui è il protagonista:

"Posate con cura i vostri passi - disse il birraio porgendo una torcia al primo della fila - i creativi discendono lentamente."

Il mercante di sogni


Su wiki certe voci vengono rubricate come a rischio “recentismo”: non è un dramma in un post, che per sua natura, soffre di una collocazione contestuale e temporale precisa: data, ora, iPiroga e amenità inerenti. Altro elemento sempre proveniente dal gergo wiki è quello di voce “disambigua”: nel senso che quella stessa parola riguarda diverse voci distinte.

Questo personaggio è affetto da “recentismo” ed è disambiguo: rinvia a uno, nessuno, centomila altri personaggi che hanno un tratto comune: sono infelici.

Non vale la pena di scandalizzarsi per quella che certi parrucconi definirebbero impropriamente neolingua, sentire qualche influsso americaneggiante non è come fare turismo sessuale: non è reato e non è moralmente riprovevole. A scanso di equivoci vale ancora una volta la pena di precisare che disambigua non è la nipote di Mubarak.



Se avesse costruito un ponte monumentale (costruito, non promesso di costruire: differenza di non poco momento), il cordoglio della cittadinanza avrebbe espresso per lui questo epigramma, con tanto di targa commemorativa: “cospicuo mercante”.

Badate, non benefattore o persona per bene.

In fondo cosa doveva fare lui, era un mercante, un finanziere, era uno che oggi non incontrerebbe, temo, la simpatia del grande pubblico; ma comunque era uno che gli affari non li faceva da solo, li faceva con altri, i gabbati, i polli (nel gergo di WS). Art. 1173: il contratto (con gli italiani) è l' accordo di due o, come in questo caso, più parti.

Qualcuno potrebbe ipotizzare la necessità di figure di questo tipo, potrebbe ricordare che esistono anche postini disonesti, potrebbe dire anche che, appunto, gli affari si fanno in due; potrebbe anche ricordare ai forcaioli con la bava alla bocca che se quelli sono polli, loro sono tacchini.

Questo signore sapeva vendere qualsiasi cosa; sapeva comprare qualsiasi cosa ad un prezzo inferiore rispetto a quello cui l' avrebbe rivenduta. Quasi sempre. Speculatore, giocava con gli stati in fallimento, poi quelli fallivano.

Era in grado di sapere tutto, era oltre ogni forma di insider trading, perchè era dio: aveva venduto le azioni Apple la sera prima della morte di Steve Jobs; e quella volta gli era andata male. Come ci aveva patito per quel rilalzo, però se le avesse tenute, quelle stramaledette azioni, sarebbe stato come tutti gli altri, come quelli che non sapevano. Forse poteva anche prevedere quello storico rialzo, ma non restare lì a guardare senza scommetterci su qualcosa.

Invece c' era una cosa che lo faceva imbestialire, ed era il pensiero di un bambino. Di uno scricciolo avido (esistono i bambini cattivi). Quel pensiero lo tormentava fin da piccoletto, quando andava in quella patetica colonia, figlio di patetici genitori operai (baro-torinesi), in cui si faceva il bagno tutti pateticamente insieme cinti da stupide corde di sicurezza: vedendo la luce del sole che si riverberava sul mare era costretto a pensare a tutto quell' oro che non si poteva vendere e che non avrebbe mai potuto vendere.


sabato, marzo 23, 2013

Il mare e il cielo dopo una tempesta


Quella mattina
Sulla route de Gênes
All' alba
Boschi di mimose
E ulivi che cominciavano a fiorire.

venerdì, marzo 22, 2013

Lo spreco: apoteosi dell' eleganza

Se siete nobili avanzate sempre. Per il nobile tutto è superfluo: e il superfluo è necessario. Essere signori vuol dire sprecare. Il single è il signore degli sprechi: signore dei signori? State a sentire: vive in una casa dove starebbero comode (almeno) due persone. E si lamenta dell' ambiente claustrofobico. Dorme nel letto occupandone un quarto. Anche perchè l' ha scelto supersize. Compra insalata pre lavata, monoporzioni per single, abusa di riscaldamento. Sta ore sotto la doccia; non spegne mai una luce. E la caffettiera la vuole grossa, come il lettone. Poi beve mezzatazzina.
speciosamente vostro,
Anaclet McTurtle

venerdì, marzo 15, 2013

Sul vivere da soli governando sè stessi con decoro

sir Anacleto McTurtle, il vero gentiluomo vive solo o si sposa?
Cordialità
Pablo Calvados
Ringrazio il signor Calvados perchè mi da modo di chiarire la posizione ufficiale del gran loggione del farfallino sul matrimonio. Che poi è la risposta che ogni  uomo di buon senso sente sua:
NESSUN MATRIMONIO
Infatti il matrimonio è la tomba dell' eleganza, anche nel proverbio del popolino. Popolino, la parola che usano più spesso le persone di sinistra quando perdono le elezioni: è una cosa buffa e un giorno di questi qualcuno ci scriverà un trattato. Ma perchè dire che ogni re ha bisogno della sua regina? Invero non esiste nulla di più stolto. Perchè dividere il regno con qualcuna?
Le donne rendono effemminati e adulterano il gusto della buona eleganza maschile: vi dicono quella cravatta è giusta quando invece è da tritadocumenti o vi regalano un paio diimproponibili calzini. Tenete alla larga le loro farneticazioni uterine se volete continuare a essere consiterati uomini!
Anaclet mcTurtle, guru dell' eleganza (maschile), toson d' oro.

giovedì, marzo 14, 2013

La confessione negativa nel papiro Ani

Sedicenti egittologi impestano i forum con traduzioni scorrette, parziali, pretenziose e concettuali del papiro di Ani.
Il papiro di Ani reca una meravigliosa confessione rituale, la quale il defunto avrebbe dovuto pronunciare davanti ad Osiride al momento del giudizio.
La traduzione letterale, da me personalmente vagliata, nulla toglie alla meraviglia del pezzo.

Non ho peccato, rapinato, rubato, ammazzato uomini o donne, rubato il grano, trafugato le offerte; non ho rubato la proprietà di Dio, nè spacciato menzogne, nè portato via il cibo. Non ho pronunciato maledizioni, non ho commesso adulterio, non ho giaciuto con uomini. Non ho fatto piangere nessuno. Non sono un ingannatore. Non ho rubato terreni coltivati. Non ho origliato, non ho calunniato, non sono stato arrabbiato senza una giusta causa. Non ho sedotto la moglie di nessuno. Non ho sedotto la moglie di un uomo. Non ho inquinato me stesso. Non ho terrorizzato nessuno. Non ho trasgredito. Non sono stato adirato. Non ho chiuso le mie orecchie alle parole di verità. Non ho bestemmiato. Non sono stato un uomo violento. Non sono stato un agitatore di lotta. Non ho agito con fretta eccessiva. Non ho curiosato in questioni. Non ho moltiplicato le parole nel parlare. Non ho fatto torto a nessuno, non ho fatto alcun male. Non ho fatto sortilegi contro il re. Non ho mai bloccato l' acqua. Non ho mai alzato la voce. Non ho maledetto Dio. Non ho agito con arroganza. Non ho rubato il pane degli dei. Non ho portato via le torte Kenfu agli Spiriti dei morti. Non ho rubato il pane del bambino, nè trattato con disprezzo il dio della mia città. Non ho ucciso il bestiame appartenente al dio.

Sono 42 formule rituali, ho omesso di riportare i nomi delle divinità alle quali erano rivolte per dare schermo alle vostre debolezze spirituali.

Chi ha fatto del suo cuore
un pesante fardello
sia divorato.

E non cercate khenfu cakes su google immagini.

Una singlegiornata

Questa mattina mi sono singolsvegliato.
Era, chiaramente, singoltardi.
Ho fatto tutto di singolfretta. Una singolcolazione, un singol lavarsi i denti.
Poi mi sono singolcatapultato in strada per una meravigliosa singolpasseggiata. Dopo essermi singolvestito.
Poi un singolpranzo nella mia singolcasa.
Un pò di singolstudio. Un singolcaffè (singolKIMBO).
Una singolcena dai miei singolcari cugini. Poi una singolchiacchierata al singoltelefono con un vecchio amicodelsingol.
Un singolritorno alla singolbase.
Qualche singolgoccia di singolsonnifero non hanno messo a tacere una certa qual singolcreatività. Singolcroce e singol delizia di essere singolsoli.

La singolvita è o non è una singolcagata pazzesca?
Singolpiacere: un singolibro di un singolmonaco.

Comandamenti

Mi permetto di porre il mio quesito, certo che il Maestro saprà dissetare la mia sete in merito. Perché ci scandalizziamo di fronte a delle persone che fanno sesso tra loro in pubblico e non quando le stesse pretendono, per lasciarsi guardare, di farsi pagare? La colpa è dei bambini? Se si, perché continuamo a farne?

Bettino, 86 anni, italiano razza purissima, ex fantino, ex calzolaio, membro del movimento "Compagni, aspettate un momento!", dongiovanni.


Non sono solito rispondere a commenti. Preferisco sempre le lettere; il cartaceo mi è molto più congeniale; per tacer della cara, vecchia, pergamena. E perchè no, l' incunabolo!
Oggi ho comunque deciso di rispondere. Perchè a un distinto signore prossimo ai novanta, probabilmente malato di cancro, non si può chiedere di riformulare il quesito (nutro consistenti dubbi che se lo ricordi). Non è elegante; no, non è affatto elegante: che poi di vecchi eleganti ne esistono ben pochi. Amo sempre ricordare il pessimo vecchio ligure che va a bagascie (è corretto con la i) in bermuda, e con quel patetico gilet dotato di molte tasche.

Per rispondere al vecchio laido ricorrerò a una serie di motti che il vero gentlemen mai ignora:

IL SESSO E' VOLGARE
I BAMBINI SONO MALEDUCATI
I SENTIMENTI SONO DOZZINALI
IL DITO PIU' NOBILE E' IL MIGNOLO

Non si è mai troppo giovani per imparare, nè troppo vecchi. Che il grande sarto dell' Universo possa accoglierti nella sua Bottega Eterna, tu, bettino, che hai brancolato nel buio denso della sciatteria fino ad oggi.
No, le tute sintetiche non sono eleganti. No, Fidel non è prototipo di eleganza.

IL SESSO E' VOLGARE
I BAMBINI SONO MALEDUCATI
I SENTIMENTI SONO DOZZINALI
IL DITO PIU' NOBILE E' IL MIGNOLO

Vestrum vobis gaudio maximo, Anaclet Mc Turtle, gallonatosi nei più distinti ed esclusivi club londinesi, laburista per moda, conservatore per indole.

domenica, marzo 10, 2013

Il desiderio dei pozzi

Di quello che scrivo non rimane mai niente.
Forse perché credo di scrivere e cerco le cose che faccio nei posti sbagliati. Forse perché ogni cosa che scrivo è forma senza contenuto. Forse perché ogni cosa viene assorbita e va dove ve ne è più bisogno.
Di quello che scrivo non rimane mai niente.

Arriviamo alle case chiacchierando  in fila indiana. In fase di post produzione verrà aggiunto un lungo brano di Ravi Shankar. Le corde si tendono e si rilassano come archi in una battaglia campale. Come molli lame di una lunga sega, tagliatrice di alberi centenari. Molle in un letto di doghe, accompagnano il passo strascicato di giovani scarponi slacciati.

Le nuvole, basse, si aggiungono e si sottraggono all'edilizia che compone il paesaggio. L'erba è verdissima, ma la luce rifiuta di rendere giustizia a tutto quel colore. Sono nuvole disimpegnate e dense, si muovono veloci disfacendosi.
Qualcuno di noi diventerà un idiota, mentre altri lo sono già. Sono indeciso se questa sia una cosa per me importante, o soltanto un diversivo per non pensare al lavoro, all'incombere della morte, della neolingua, della pessima musica. Sono indeciso se scrivere sia importante per me, se lo sia per gli altri, se non sia soltanto un diversivo per non pensare all'ignoranza di che cosa l'ignoranza comporti , al sopito spirito distruttivo che si accumula in me sotto forma di disprezzo, di noia, di assuefazione, di ricerca insoddisfatta, di creatività vergognosa, di insensibile soddisfazione.

Il diavolo si spoglia nella vasca: è grasso, distratto, con una minuscola ridicola coda a coronare il suo posteriore. Ma questo è uno spettacolo, non una memoria. Mi concentro sulle nuvole, sulle case in pietra, sull'odore di pesanti calze da montagna sull'asfalto bagnato. L'ipnosi dell'erba verdissima.
Il diavolo si spoglia nella vasca: è flaccido, impreciso, ma la coda - per quanto ridicola - acquisisce lentamente un'importanza che porta a trascurarne le dimensioni.
Se di quello che scrivo non rimane mai niente, finiremo per dimenticarci del diavolo?

Di quello che scrivo non rimane mai niente, sussurro entrando nella doccia. Voglio lavare via tutte queste ore di cammino e vedere cosa resterà sul mio corpo. Tutte le velature delle mie esperienze si sovrappongono le une alle altre, come le nuvole depositano il loro carico liquido su forme boscose che contribuiscono a rendere sempre diverse. Piove sui miei capelli, sul sapone che imprigiona lo sporco, sulla mia testa dolorante, sul menefreghismo, sull'incoscienza sociale, sulle cartacce, sulle attenzioni per il prossimo negate per poterne ricevere.

Di quello che scrivo non rimane mai niente perché sono l'unico assetato viandante del mio deserto?
Non credo proprio: il deserto è di tutti.

venerdì, marzo 08, 2013

Come vezzeggiare la vostra Lei in quel giorno che ha data di 8 marzo ottenendone la servitù nei restanti

Caro Sir Mc Turtle,
Un tycoon dell' eleganza come lei non può non essere anche, al contempo, un grande playboy. Ma come trattare la propria donna, se si fa parte di quella cerchia sventurata di coloro che ne hanno una sola, in quel dell' otto marzo?
Signor F.
Il signor F sembra dimenticare una cosa importante. Ma va capito, poveretto. La festa della donna è della donna. Come nessun ebreo festeggia il Natale, nessun uomo dovrebbe festeggiare la festa della donna. Però è necessario, per chi si trova in condizioni simili a quelle di mr F, scendere a compromessi. Perchè dunque non accordare alla donna un giorno di libertà a fronte di altri 364 di sevizie e prevaricazioni? Dunque spendetevi in qualche atto non sentito, di facciata. La tradizione vi viene incontro: mimose! Così a buon mercato, accontenteranno anche gli uomini più morbosamente attaccati al portafogli. Che esca con le amiche! Tanto di guadagnato (risparmiato).
Per finire non dimenticate, appena si volta per uscire, scioccamente soddisfatta all' idea di raccontare alle amiche quanto siano state gradite le vostre mimose, di salutarla col dito più nobile (che come ben sapete e' il mignolo).
Vostro Mc Turtle Dandy

mercoledì, marzo 06, 2013

Il coltello che cinguetta

Quando l'ascensore arriva al quattordicesimo piano si sente come un soffio, poi tutti escono. Questa è una zona relativamente nuova della città: il centro. La compagnia per cui lavoro ha acquistato un appartamento a questo piano qualche anno fa, proprio un attimo prima che i prezzi cominciassero a salire.
La compagnia per cui lavoro.
Partecipo alla consueta rassegna stampa mattutina, dove Lukas ci ragguaglia sulle ultime notizie. Alina, forse a causa dello straordinario di questa notte, ha lasciato dappertutto briciole di ciambelle.

La compagnia per cui lavoro si chiama Spo0onedge, con lo zero tra le due "o". Fondata nel 2002 dal lungimirante e tragicamente dipartito Cornelius McTurtle, la Spo0onedge è - per farla breve - una società di prepromozione sottile via internet. Il termine sottile, coniato dallo stesso McTurtle, è una sorta di eufemismo per la parola subliminale, anche se in realtà si tratta qualcosa di più. La parte sulla promozione è invece del tutto sincera: noi promuoviamo prodotti. Però lo facciamo in modo sottile e "pre".

Il mio compito è in buona sostanza quello di creare e sostenere account credibili nei maggiori social network,  fare in modo che siano seguiti dal target richiesto ed infine prepromuovere in modo sottile i prodotti richiesti.
Se credete che chiedere a persone reali di promuovere prodotti esistenti in cambio di denaro sia più facile avete già perso. Le parole chiave della Spo0onedge sono:

- artificialità,
- capillarità,
- prepromozione

I nostri account sono completamente scollegati da qualsiasi persona realmente esistente o esistita, ed ecco spiegata l'artificialità. Le foto che postiamo, perfino quelle del profilo, sono create pixel per pixel. I nostri account danno voce giorno dopo giorno ad inesistenti persone comuni, pensate per inserirsi come elementi autorevoli delle comunità con cui si vuole aprire un canale di prepromozione. Ecco spiegata la capillarità: se credete che creare un singolo personaggio "famoso" sia più semplice avete perso di nuovo, a meno che non siate un agente di genderbands degli anni '90. Infine la prepromozione: l'idea più geniale di Mr. McTurtle, l'indistruttibile riparo della nostra compagnia nelle rare battaglie legali in cui sono riusciti a trascinarci. Il prodotto che invogliamo a comprare non esiste, ancora.

Le più grandi aziende del mondo ci commissionano loghi da premettere, bisogni da suggerire, forme da lasciare intuire sinesteticamente. Con me lavorano psicologi, linguisti, piazzisti; ma anche ex predicatori televisivi, ex politici ed ex casalinghe con il pallino dei gossip. Tutti infaticabili scimmie da monitor al servizio del consumo futuro. Un buon impiegato della Spo0onedge può portare un'intera comunità a scegliere oggi il regalo da fare a vostra madre per il prossimo natale semplicemente parlando del tempo e senza che ve ne accorgiate.

Mi siedo davanti allo schermo, pronto ad indossare la maschera-tastiera che mi separa dai miei innumerevoli alter ego. Qualcuno è il vero "guru", mentre altri account vengono chiamati "grey sheep" e vengono utilizzati per ricoprire ruoli di interazione importanti quando la comunità reale da contattare non è ancora abbastanza reattiva.
Vi sembra fantascienza? A me non pare proprio: la busta paga arriva regolarmente ogni mese. Forse siamo alla guida di una cosa di cui non conosciamo l'effetto reale, ma gli azionisti non si pongono certe domande.

A volte mi viene veramente il dubbio che la rete non sia più il luogo in cui si possono trovare persone in carne ed ossa. Cerco di abituare delle persone alla forma indigeribile di un paio di scarpe ancora da progettare, ma segretamente ho sempre il sospetto che qualcuno stia cercando di indurre gli account che impersono a comprare qualcosa che per ora è soltanto il bisbiglio di una promessa di una vita futura e migliore. Nel periodo successivo alla mia assunzione mi hanno fatto studiare: SimOne, The Truman Show, Il prigioniero, Lost, La fabbrica dei sogni e chissà quanta altra roba. Sono arrivato ad un tale livello di confusione che ora sono indeciso se le cose che questi titoli mi evocano siano successe davvero o siano idee genuinamente mie.

Ma più ci penso e più sono convinto di essere io il destinatario finale di tutto questo gioco. E se non è per vendere qualcosa a me, di sicuro questo è il modo che gli alieni userebbero per mettersi in contatto con noi.

venerdì, marzo 01, 2013

Sulla posizione del mignolo, reggendo il bicchiere.

Caro Sir Anacleto Mc Turtle,
un amico di un amico ritiene confacente all' uomo dabbene il reggere il bicchiere col mignolo alzato, secondo i dettami dell' antica tradizione dell' eleganza.
Signor G.

E' con vibrante esaltazione che mi trovo oggi a svolgere il mio ministero di maestro di eleganza, titolo che mi sono guadagnato a caro prezzo e sbaragliando la concorrenza di certi pezzaroli (ai quali se mi stanno leggendo voglio dedicare un gesto dell' ombrello e qualche maledizione di malattia).

Orbene, il lettore pone un quesito elementare; ma come diceva un noto autore di aforismi, il noto ci è sconosciuto e infatti io non conosco il nome dell' autore. Non importa quale autore, perchè poi gli autori di aforismi hanno sempre notoriamente copiato gli uni dagli altri.
Quando si regge il bicchiere la prima cosa che bisogna assolutamente non fare è guardare il bicchiere: non c' è nulla di più volgare e anche che denoti diffidenza (è universalmente riconosciuto il fatto che subalterni e selvaggi provino diffidenza di fronte alle cose del bere e del mangiare, egualmente ai cani bastardi) il guardare dentro il bicchiere che ci viene offerto; e non vorrei che vi tramutaste tutti in quella squallida vecchia consunta dall' alcol di quel celebre dipinto, l' assenzio, perchè allora io perderei il mio pubblico e voi, cosa assai peggiore, perdereste un vero maestro.
Certo, se vi trovate a cena in qualche squallida bettola gestita da un volgare pizzicagnolo, potreste esser tentati di guardare: ma siate coerenti, l' eleganza sempre e prima di tutto, quindi non vi recate nelle topaie o se vi andate, fatelo a vostro rischio e pericolo e senza che il vostro decoro venga meno, insieme a quello della classe elevata alla quale appartenete. Quindi per i subalterni, incappati per non si sa quale ragione nel mio verbo, sciocchi senza speranza, sintetizzo questa regola col n. 1: non si guardi il bicchiere.

La regola n. 2 riguarda la posizione del bracciuo. Questa è la venerabile regola del playmobyl. Ben aderente al corpo, senza curvature dozzinali e da villani. Se poi la lunghezza del braccio non vi consente di bere seguendo simile regola ma vi trovate colla mano ben sopra alla bocca, desistete dal bere, desistete dal voler essere eleganti, dunque desistete. Rischiate altrimenti di rovesciare tutto perterra e di mandare ciò che resta della vostra reputazione in fumo.

Per rispondere allo sciocco lettore il quale fa domande importune si pone il punto n. 3: posizione delle dita della mano.
Innanzi tutto che sia la mano destra; infatti la sinistra, essendo quella più vicina al cuore, è destinata al portafogli: e non vorrei che il danaro si contaminasse con una qualsiasi libagione, in modo tale che oltre alle vostre menti si inebriasse anche il portafogli, e magari voi foste tentati di estrarlo in un momento di generosità, esponendovi all' attacco di un qualche extracomunitario o di un cittadino di altro comune. Infatti tutti sanno che fra le insidie del vino vi sono la generosità e la tendenza a familiarizzare col proletariato.
Le prime quattro dita della mano reggano il bicchiere, il mignolo sia sollevato a cornetta. E' invero questo un gesto che denota una grande eleganza, poiché il mignolo, come tutti ben sapete, di tutte le dita è il più nobile, non essendo secondo ad altro dito: infatti è il dito meno utilizzato in attività materiali, il più savio fra le dita, glorioso nella sua eleganza elementare ma al tempo stesso ricercata. Quindi, mi raccomando, mignolo su allorquando portate il bicchiere alla bocca.
Apro ora una digressio, la quale ha interessato generazioni di storici dell' eleganza: sul perchè il migolo sia più nobile del pollice e dell' indice, che a rigori dovrebbero essere più importanti dal momento che si usano per contare il danaro (essendo ben nota l' equazione ricchezza nobiltà); bene, dopo vari secoli di discussione, nei quali si sono contrapposte essenzialmente due posizioni, la prima di chi proponeva di usare il mignolo per contare il denaro, la seconda che proponeva di sollevare mignolo pollice e indice al momento in cui il bicchiere raggiungeva la bocca aiutandosi coi denti per reggere il bicchiere, si è recentemente addivenuti ad una pronuncia avutasi in Londra, presso il Gran Concistoro di Loggia Udienza Generale dell' Ordine del Grappolo d' Oro, riunione del Primo e del Secondo Stato con l' esclusione del 3o stato (comunque privo del potere di voto, di intervento, di opinione, di comprensione al quale comunque va sempre attribuito per inveterata tradizione il beneficio del dubbio). Con 200 voti favorevoli, un astenuto, diciannove contrari si è decretato che: il mignolo è il dito più nobile dal momento che non è possibile bere con pollice e indice sollevati, se non utilizzando ispeciali bicchieri prodotti dall' azienda (omissis) di Sir (omissis) tenuto ad astenersi per conflitto di interessi. Dunque, salvi clamorosi colpi di scena e revirement del GCLUGBDOGO feat MARRACASH, dei quali vi darò eventualmente conto, la situazione è definita e questa posizione è da me condivisa, dal momento che sono stato relatore dell' opinione dissenziente. Si, avete letto bene.

Da ultimo la buona notizia, sull' esempio di quella bolgia dantesca che è Report, programma contrario ad ogni eleganza, buon costume, decoro, raffinaezza condotta ignomignosamente da quel manico di scopa più bella che intelligente. Diversi studi scientifici, tenuti presso l' Università Tradizionalista Cattolica dell' Alabama (UTCA) e del centro studi del ku klux klan (Cs kkk), hanno dimostrato che il mignolo alzato consente una più agevole digestione.

Abbinamenti consigliati col mignolo alzato:

  1. Sorseggiare rumorosamente denota la finezza vostra e del vostro palato, dunque fatelo.
  2. Schioccare la lingua, fare Ahh, esclamare buono dopo aver bevuto è sinonimo di ricercatezza, buon gusto, educazione.
  3. Uno stivaletto stile cow-boy può aggiungere quel tocco che vi consente di essere perfetti.
La sig.ra Gabanelli precisa di non essere nella disponibilità di Sir Anacleto Mc Turtle, baronetto, insignito dell' insigne titolo del Cardo d' Oro, magister elegantiorum, sedicente, in quanto tale.