domenica, aprile 04, 2010

analessi

La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti attraverso l'esperienza o l'apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l'introspezione (a priori). La conoscenza è l'autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un'utilità inferiori.
Tempo, conoscenza.
Mi inquieta il fatto che ci siano cose che possono mostrarsi in modi diversi a seconda non solo del tempo, inteso come durata, per cui le si osserva ma anche in base al tempo IN cui le si osserva.
La realtà come cinema in cui tutti entrano a film sempre più iniziato.
A questo serve la storia? O la storiografia? (non sono molto rigoroso, confondo le cose) A spifferare ai vicini quello che è successo mentre non c'erano, magari in cambio di pochi popcorn?
Eppure ci sono spettacoli che non solo possono essere capiti anche da iniziati ma che sono stati specificatamente pensati con questo scopo.
Perché tanto la Storia si ripete e perché i concetti che sono veramente necessari non hanno nemmeno bisogno di essere esplicitati.
In pratica: ma se la vita, la nostra vita, fosse uno di questi spettacoli?
Non c'è niente di divertente nelle Cause perché li' si' che ci sarebbe qualcosa da capire.
Il divertimento, l'intrattenimento, La Dolce Vita forse non hanno niente a che fare con le ragioni che le muovono proprio perché queste ragioni sono legate ad un tempo che è visibile solo a posteriori.
The show must go on? Non credo, però vorrei pascolare tranquillo e godere del viaggio. Ma ho anche un pò paura che se non faccio attenzione alle Cause prima o poi queste faranno attenzione a me.
Molte sono le tentazioni: devo seguir virtute e canoscenza oppure non curarmi di loro, guardare e passare?
E poi scusatemi, ma altrimenti come si spiega che i Primi tre film di Star Wars siano stati fatti Dopo?

Il trittico della storia; parte I.

Edvard Munch. Jurisprudence. 1887. Oil on canvas. 81.5 x 125.5 cm. Nasjonalgalleriet, Oslo, Norway.

Sul perché un’ ombra esca di casa nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010 non penso che sia stato scritto molto; se qualcosa è stato scritto, probabilmente è stato letto poco, e - da parte di chi l’ ha letto - letto con poco interesse. Infatti, di per sé, la cosa non è affatto interessante, ancorché non banale.
E’ curioso notare la coincidenza, in uno stesso fatto, di due attributi considerati comunemente agli antipodi, cioè la non banalità e lo scarso interesse suscitato in un’ ipotetico fruitore secondario: di solito sono scarsamente interessanti i fatti banali, interessanti quelli non banali. Qui invece il conflitto ipotizzato si risolve, almeno per il momento.
Non è banale che qualcuno passeggi, nei vicoli bui, con delle sporte bianche e un ombrello semirotto nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010. Non è banale, né interessante. Non lo racconteremmo a nessuno dei nostri amici (ammesso di averne); l’ amico, colui che chiamammo fruitore secondario, il vicino di casa, il popolo romano, l’ opinione pubblica. Chi vogliamo compiacere, nel primo caso, manipolare, in tutti gli altri.

Un’ ombra furtiva, si stacca dal muro, nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010; ovvero “quando la realtà non basta più all’ uomo, materiali per un’ ipotetica critica della teoria sociale della cospirazione (se inserita nell’ orizzonte della scienza storia)”. Il potere creativo della parola e la vera natura della storia: siamo tutti storici.

Molto probabilmente, chi di voi incontrasse la suddetta ombra si interrogherebbe sul perché questa si aggiri nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010. Molto probabilmente la risposta, qualcosa di fugace e di superficiale, avrà il sapore di una sommaria giustificazione per un ritardo, e il fascicolo aperto nella vostra mente sarà presto accantonato in un polveroso scaffale in attesa del macero. Comunque sia ci sarà stata una minima elaborazione: la vostra mente sarà stata probabilmente appagata da una giustificazione dozzinale, del tenore: sarà uscito a buttare la spazzatura, o ancora: avrà fatto la spesa (peraltro una risposta del genere rende l’ idea di come la mente, pur di avere risposte, si accontenti di quelle più improbabili).
Questa la prospettiva del normale inquilino del mondo, che non si fa troppe domande e non perde troppo tempo a cercare delle risposte. Egli racconterà all’ amico (ammesso che ne abbia) il risultato delle sue speculazioni a proposito della vicina di casa, piuttosto che di quell’ ombra che si appresta a diventare il personaggio principale di questo nostro vano e difficilmente godibile trittico.

giovedì, aprile 01, 2010

Innuendo

Fondente.
A me il cioccolato piace cosi'.
Amaro: un bijou.
Croccante ai denti e poi avvolto dai suoi stessi liquidi rollando e beccheggiando per il palato.
Come una nave in tempesta, come un gommone di scafisti.
Oppure, intinto nel caffè: senza latte, senza zucchero senza passione.
Prostituendolo al calore lo vedo allentare la presa sul suo burro mentre i flutti fumosi lo inghiottono.
Achille! Tu sei Achille, il quadretto di cioccolato. Ed io, lenone degli Dei, tenendoti per un tallone di cioccolata godo della tua passione e della mia passione per te.
Non voglio essere esagerato nella mia ricerca della sinestesia ma ti prego: fondi ancora sulle mie pupille, come una canzone dei Queen.

martedì, marzo 30, 2010

Capitolo 3) Il primo giorno di primavera

Ah, oggi è il primo giorno di primavera.
Non ve l'avevo detto?
I due rapinatori mascherati da Prodi e D'alema salgono sulla volante dei carabinieri, di nuovo le maschere addosso, ma stavolta per la vergogna; o forse per lanciare un segnale, che mai verrà recepito, ai poteri forti : anche i politici rubano.
Ma i politici soprattutto fuggono.
Il furfante travestito da Oscar Luigi Scalfaro era infatti riuscito a svignarsela, mentre i suoi goffi complici venivano messi al tappeto dallo squilibrato del paese.
E, cosa ancora più incredibile, aiutato da me; a dir la verità a lavoro quasi ultimato, rigurgitato in un moto di virilità solitamente a me sconosciuto.

La pescheria ritorna alla vita normale, e mezz'ora dopo nessuno si ricorda già più dell'accaduto; Mario sta mettendo sul banco dei bellissimi gamberoni.
Proprio quando comincio a riassaporare il sapore del sabato libero, ecco arrivare nella mia direzione lui, il salvatore dei pescivendoli.
"P-però, bel placcaggio"
Pure balbuziente.
"Piacere, io sono Oscar"
Come Oscar Luigi Scalfaro? Toh, guarda il caso.
Comunque no, le presentazioni no.
Al massimo un sorriso, un ammiccamento intrigante.
Ma siamo sicuri che stia proprio parlando con me?
Mi volto all'indietro : ovviamente nessuno.
Ok, lo ammetto sono un tipo solitario, forse anche stravagante, ma non sono matto.
Osoppo ha già il suo pazzo, non ne serve un altro; due pazzi farebbero ridere : nessun paese che si rispetti possiede due pazzi di paese.
Ecco, ora me ne vado strisciando, e non ti accorgi nemmeno che, oltre a non ringraziati, non ti ho nemmeno salutato: non ti accorgerai di nulla, caro il mio matto. E invece :
"Hai fatto tutto tu, io ho solo bloccato quell'altro mentre voleva lanciarti il polpo in faccia".
Gli ho dato pure del tu, non solo gli ho risposto, sono fritto.

"P-piacere di conoscerti"
Allora insisti, non te lo dico-o-o il mio nome-e-e, pazzo che non sei altro.
Anzi, sai cosa ti dico? Me ne sto zitto, l'hai voluto tu.
"Lo so cosa pensi, so cosa pensano tutti, giù in p-paese: no, io non sono uno fuori di testa, uno svitato, e la balbuzie mi viene solo quando sono emozionato".
Non ha nessun amico, si vede subito, e il primo rischio di essere io, sto rischiando seriamente di essere io; e sono anche un po' emozionato, a dir la verità.
Da un momento all'altro me lo chiederà, come un bambino : vuoi essermi amico?
Non ha neanche una brutta voce, dopotutto, non una voce da matto almeno.
Ecco, il mio silenzio prolungato fa più rumore delle sue parole : gli tocca replicare.
"Sei stato in gamba con quel p-polpo, mi piacerebbe lavorassimo insieme".

Da quando in qua i pazzi di paese hanno anche un lavoro?
Magari anche una famiglia, degli amici; forse sono io il pazzo, e tu, prossimamente-amico, sei normalissimo.
Per scoprirlo, non mi resta che risponderti : "Piacere, mi chiamo Sebastiano, e sì, mi piacerebbe ascoltare quello che hai da dirmi, se davvero si tratta di lavoro"
Un ampio sorriso affiora sul volto di Oscar.
Forse, per una volta, la primavera sarà davvero la stagione della rinascita.

giovedì, marzo 25, 2010

diversamente premuroso (stalker)

Come scriverei se non fossi io a scrivere?

Ho le palme delle mani sudate, lo sguardo vacuo-tonto-stanco.
Tiro di siga/sudamericano con bottiglia di coca sotto l'ascella.olio su tela.ca 2010.collezione privata.
Bomber / acconciatura/ occhio e kajal riflessi in un monitor.
Guardare occasionali videogiocatori non professionisti è un ottimo modo per aspettare che si faccia l'ora, per far asciugare le palme delle mani.
Dimenticare il puzzolente ambiente di chiuso.Sudore su moquette con collage di poster pubblicitario cartonato di noto personaggio fittizio/avatar di molteplici avventure/eroe.ca 2010.collezione privata.
Si trovano video nella rete: walkthrough (in italiano: procedure dettagliate/soluzioni). Video di videogiochi. Video di output di realtà virtuali pilotate mediante input (periferica/controller) a scopo ludico.
Crimini organizzati per il divertimento, uccisioni catartiche per la distensione, teatri partecipativi, piccole persone parlanti prigioniere, persecuzione di obiettivi chiari tramite movimento compulsivo. Approfondimento: ballo di San Vito.
Memo: ricerca contrario di "approfondimento".
All'improvviso, come limpido il sorriso affiora nell'innocente durante il gioco: fosco pensiero sulla necessità di fede. Dell'atavica necessità umana di fare squadra, di schierarsi più contro che con.
Seguono intorpidimento, associazioni di idee tra il calcio e la politica.
La fede, la fede politica, la fede calcistica. La tifoseria. La fede, la fede che credo possibile solo nella religione. Lo schieramento tecnico-tattico: la libertà della leggerezza d'opinione.
La facoltà di cambiare idea, di rivedere le proprie posizioni. Correggersi.
Incupimento. Mestizia.
Seguono numerose (poche) vasche a stile libero per rinfrescare le riarse labbra del pensiero.
Inutile: altrove variano le nostre prose. (oratoria)
Memo: possibile endecasillabo, controlla.

martedì, marzo 16, 2010

Capitolo 2) Le balle del toro

Massimo D'alema è di Gallipoli.
Lo sanno tutti, ed è uno dei pochi motivi per cui la città è nota anche più in su del Lazio.
Non l'avevo mai conosciuto, nè incontrato per caso in città durante tutta la mia vita - forse speravate in un autografo? - ma del resto era parecchio più vecchio di me, non avevamo di certo bazzicato negli stessi posti da ragazzi.
E oggi finalmente me lo trovo di fronte, così vicino che potrei stringergli la mano, ringraziarlo per la bicamerale : certo, forse, non sono proprio le circostanze ideali per una bella conversazione.
E' venuto con i suoi amici : c'è l'ex Presidente Scalfaro, un po' più alto di come me lo ricordassi, ed al suo fianco ecco Il Mortadella Romano Prodi, che, a giudicare dalla lunga chioma cadente sulle spalle, dopo essersi ritirato dalla vita politica, deve aver smesso di frequentare il barbiere.
In questi ultimi anni ho visto talmente tanti polizieschi da capire subito che le pistole sono riproduzioni, o forse addirittura armi-giocattolo; mi sembra che quella impugnata dal Mortadella abbia ancora il bollino rosso sulla punta.
Del resto cosa ci si può aspettare da tre rapinatori mascherati da politici che al sabato mattina assaltano una pescheria?

"Tu dietro al banco, dimmi una cosa, quel pesce spada è fresco come sembra?"
Il Presidente Scalfaro, rivolgendosi ad un collega di Mario, dà l'idea di essere molto interessato alla genuinità del prodotto.
Le poche persone che hanno avuto la sfortuna di trovarsi in pescheria questa mattina sono immobilizzate dalla paura; eppure la vicenda sarebbe di sicuro finita sui telegiornali nazionali delle venti e trenta, come nuova barzelletta dello stivale.
Paura? No Sebastiano non era davvero il caso di avere paura; neanche se quei tre avessero avuto addosso le maschere di Marcello Dell'Utri o Cesare Previti, e allora sì che i presenti avrebbero dovuto pensare al peggio.

Potrei disarmare Massimo da Gallipoli - penso - tanto le pistole sono fasulle, lo vedrebbe anche un bambino.
E se poi tirano fuori da sotto il cappotto quelle vere?
Meglio non fare gli eroi : mangiare pesce è importante, ma non così tanto.
Anche perchè, mentre sono immerso nei miei pensieri molto vili, a fare l'eroe ci ha già pensato qualcun altro.
Non avevo notato la sua presenza prima : era il Matto di Osoppo.
Era conosciuto così nella zona, e si era appena scagliato come un toro contro Romano Prodi.
E la mortadella, contro il toro, si sa, ha sempre vita difficile.

venerdì, marzo 12, 2010

ballando sotto le stelle marine

Non divagare Shultz, mi stavi parlando del Portogallo.

Stavo appunto per arrivarci: quella notte salimmo su quella vecchia Cadillac Ambulance e partimmo in fretta e furia. Una cattiva partenza, mi sarei dovuto aspettare il peggio.

Un attimo. Interrompe la registrazione. Ehi, guarda che cosi' non và. Prima avevi parlato di una Aston Martin. Hai detto, e cito testualmente: una stramaledetta Aston Martin DB4 serie Vantage stile Goldfinger. Non di una Cadillac Ambulance stile Ghostbuster. Non puoi mischiare le carte in tavola cosi'. Rischi di farla venire una merda. Questa è l'ultima volta che ti sbagli. Deve filare, lo sai.

Non mi sono sbagliato.

Come?

Andiamo, non saremmo mai potuti stare tutti e cinque in una DB4. Sei tu che l'hai detto: deve essere credibile.

Non deve essere credibile, deve solo filare. Chi vuoi che sappia quante persone possono salire sulla macchina di Goldfinger? Non lo noterà, lo sai che gli piace solo il...il suono delle parole. Continuiamo. Bob, ricordati di far partire la pioggia non appena Shultz dice... sfoglia il copione ...finchè non dice: "eravamo belli cotti".

Spike Due si mise al volante, io stavo dietro con Linda e Jerry.

Credo di sapere cosa successe dopo, avrò sentito questa storia un migliaio di volte.

Devi credermi, fu fantastico. Eravamo tutti distrutti, ma ci eravamo assicurati di portare alla Salamandra uno di quei bocadillos, perchè ci facesse entrare senza pagare ride, si aggiusta la cravatta, beve grandi sorsi d'acqua, ride era tutto sistemato e Jerry? Jerry prese il panino!

Un' ora dopo, esterno notte. Shultz e Numero Uno evitano un mendicante fastidioso.

Perché credi che lo faccia?

Shultz ti prego, non chiedermelo. Cosa ti sembro, Waiting for Godot? Ho i cazzi miei, anche se sono un'ispirazione costretta a crearne di altre.

Mi chiedevo soltanto chi glielo faccia fare, di farcelo fare intendo. Magari non dice a nessuno quello che tiriamo su. Tutte queste storie, queste ambientazioni, questi dannati piani sequenza.

Cosa vuoi che me ne importi Shultz, sarà nella nostra stessa situazione: lo fa perché lo fa.

martedì, marzo 09, 2010

La commedia degli iPiroga, atto II.

Irreprensibile è seduto in poltrona. La voce fuori campo di lord Baro è il sogno che Irreprensibile sta facendo.

Lord Baro: Che fare dunque? Avvertire Irreprensibile di ciò che mi è stato proposto? Rendere edotta la giuria? Indubbiamente ora ho un vantaggio, chissà che io non possa in qualche modo...
Studiare la situazione! Con metodo scientifico! Sondare il terreno: con un invito a cena per Irreprensibile. Infondo una cosa giusta sir Rodrizio l' ha detta: esistono diverse strade per diventare basileus.

Suona il campanello. Irreprensibile si sveglia e reagisce con disappunto.

Irreprensibile: Chi osa interromprere le mie speculazioni? Chi insiste sul campanello in questa maniera?

Irr. Guarda dallo spioncino. Il suo disappunto cresce. Apre la porta di casa.

Postino: Salve, posta.
Irreprensibile: (a bassa voce) Il postino, bah. Mi sembra di aver sognato qualcosa a questo proposito.
Postino: Cosa ha detto signore?
Irreprensibile: Grazie.

Irr. chiude la porta sbattendola. Torna a sedersi con la busta in mano.

Irreprensibile: Maledetto sempliciotto.
Ora vediamo cosa c' è qui: un invito a cena da via Nizza, lord Baro.
Sospetto che questa sia l' ultima trovata di quei due per ridere alle mie spalle. Lo so, non dovrei andare. Pero' sono curioso di vedere con quale astuzia troveranno modo di dileggiarmi, questa volta. Prima o poi mi riuscirà di beffarli, in barba alle loro trame.

Esce.

domenica, marzo 07, 2010

Acceglio

Non mi immagino più a vent'anni.
Era una cosa a cui pensavo spesso i miei vent'anni, prima che li avessi.
Poi improvvisamente non c'è stato più niente di interessante a riguardo, semplicemente li avevo.
A D. cercavo di spiegare come mai mi sarebbe piaciuto vivere un'allucinazione cosciente, uno stato inalterato di alterazione.
Adesso mi farebbe paura, vedere qualcosa che non c'è. Sentire le voci. Essere matto o anzi, impazzire.
E mi immaginavo a vent'anni, l'idea che avevo di me era in viaggio, in un altro paese, distante ma mai dimenticato, come l'Ulisse omerico, fierissimo, idolatrato ma modesto, potente ma misericordioso.
Oggi che ho più di vent'anni faccio cose inaspettate, come c'era da aspettarsi: trovo il tempo per leggere le indicazioni per il corretto utilizzo di una compostiera, mi metto le magliette di sempre, scrivo su questo blog, studio, vado in piscina, passo lunghe ore a farmi i fatti degli altri su facebook.
Insomma c'è di meglio, c'è di peggio. Cosi' è la vita dai, e anche se non fosse cosi' nel dubbio non sbaglio pensando il contrario.
Quella sera, la sera di Acceglio, la tizia che poi avrebbe parlato per tutta la sera di santa Caterina da Siena mi prendeva in giro perchè credeva che tenessi la sciarpa per darmi un tono, per fare colpo sulle tipe della mensa con un'aria da eroe vagabondo. Non perchè avevo freddo. Ho sempre pensato il contrario ma ora, adesso, penso che avesse ragione lei. Un giorno cambierò idea, di nuovo.
Sarebbe dovuto chiamarsi Villaro, ma cammini cammini e non possono accettarti dove lo chiedi. Cammini cammini fino a quando c'è un posto dove invece, si dai, ci stai anche te. La casa dei Fossanesi, incredibile.

venerdì, marzo 05, 2010

minestra della voce

Cammino nella chiocciola di un giro di basso, sulla strada di casa.
Incontro un ragazzo con la sindrome di Down, uno sguardo nemico, due ragazze annoiate alla fermata dell'autobus che fumano mangiando il gelato.
Proseguo, sono quasi al portone.

Pastiglia, caramella, bon-bon. Piccoli eventi di zucchero. Botte di energia: interruttori. Forse devi mangiare una caramella per ricordarti veramente qualcosa. Sia per recuperare il ricordo che per inciderlo, immagino che costi. Per lo stesso motivo per cui ci sono persone che usano il caffè come una pozione magica, non usandolo mai.

Non credo nemmeno io in questa mia teoria sul legame caramelle-ricordi. Lo zucchero e i viaggi nel tempo. Eppure mi sembra di percepire ogni pomeletto, come se li tenessi appiccicosi e dolci nel palmo della mano. Vuoto la scatola spigolosa di pastiglie del Re Sole sul marmo: guarda come sono piccole le mie memorie, non si sentiranno sole?

sabato, febbraio 27, 2010

Capitolo 1) Zuppa di pesce

Stomp!
La mia vita è scandita dal rumore sordo dei timbri postali. Uno dopo l'altro, senza tregua, cliente dopo cliente, vecchietta dopo vecchietta.
Le poste di Osoppo sono casa mia, e non è proprio un prototipo di casa dolce casa.
E la casa vera, a Rivoli, non è meglio di quella lavorativa.
Faccio questo mestiere da dodici anni, e non è difficile immaginare come il mio presente non sia il futuro che un tempo sognavo.
Vita spericolata, proprio come quelle dei film.
Eppure, qui a Osoppo, nessuno la conosce quella vita spericolata.
E' già tanto se qualcuno sa chi è Steve McQueen.

A ben vedere, io cosa ci faccio qui?
In effetti, un giorno, la signora Pasqualini, utente affezionata di quelle che la mattina vengono in posta anche se non ne hanno nessun motivo, me lo aveva domandato, dopo aver scoperto, in una delle nostre, piacevoli solo per lei, conversazioni, che ero originario di Gallipoli.
"Ma signor Sebastiano, quale diavolo l'ha condotta quassù?"
Un diavolo chiamato amore signora.
No, non sono sposato.
Esattamente, non è durata molto.
E poi basta, nessuna no.
(Mi sento un po' Battisti, oggi)
Quindi, perchè sono ancora qui dice lei.
Mi piace la gente, signora Pasqualini.
In realtà vi odio tutti, inospitali e gelidi friulani.
Ah, l'aveva intuito che mi trovo bene?
Com'è perspicace lei, signora.

Mi chiamo Sebastiano Scalise, e questo è il primo capitolo del mio libro, o almeno lo scheletro di quello che un giornò sarà un primo grandioso capitolo.
Sono un impiegato delle poste, volevo fare il poliziotto, e invece faccio un mestiere che odio, per di più in un paese che odio.
Recentemente ho preso il porto d'armi, nel caso mi venisse voglia di divertirmi con due caprioli, o di impallinare qualche bipede umano, nel caso una di queste mattine mi svegliassi un po' più triste del solito.
Per fortuna oggi è sabato, e posso farmi gli affari miei.
La cosa che mi manca di più della Puglia è il pesce.
Qui non sanno manco cosa sia il pesce fresco, conoscono solo la freschezza in differita.
C'è una bella pescheria, in via Trilussa, è aperta tutta la settimana, tranne la domenica, quando qui sono tutti a guardare l'Udinese alla televisione : cinque giorni di pesce congelato, e uno di pesce spacciato per fresco, arrivato - dicono - il giorno stesso da Udine.
Eppure lo compro spesso, quasi ogni sabato; soprattutto da quando sono diventato amico, se così si può dire, di uno dei pescivendoli, Mario, pugliese come me, ma di Bari: divisi da un secolo di profonda rivalità calcistica, ma cultori entrambi del buon pesce.
"Dottò, che piacere vederti, che cosa ti posso consigliare oggi?"
Dottò ad un impiegato delle poste.
Non lo correggo mai, usurpando ogni volta un pezzettino di vita che non mi appartiene.
Oggi sarei andato subito al punto, senza convenevoli.
"Mario carissimo, oggi avrei proprio voglia di..."
Odio essere interrotto, anche solo da uno sguardo di paura mista a stupore, come in questo caso.
"FERMI TUTTI, QUESTA E' UNA RAPINA"
Una rapina in una pescheria?
Avevo voglia di triglie, prima.

martedì, febbraio 23, 2010

La commedia degli iPiroga, Atto I

Scena: La stanza di soggiorno nella casa di Sir Rodrizio in Curzon Street.
Personaggi: Sir Rodrizio, baronetto; Lord Baro.


Sir Rodrizio: Non trovate che ci sia qualcosa che non va, a proposito del nostro giornale, signor Baro?

Lord Baro: No, nulla, signor Rodrizio. Certo, siamo sempre meno letti, ma non siamo mai stati letti molto. Siamo sempre più pedanti e criptici, ma non ricordo nessuno che ci abbia fatto i complimenti per la nostra leggibilità.

Non mi riferisco allo stile, in verità...

In verità?

In verità mi sembra che ci sia qualcosa di distorto e di pericoloso all' orizzonte... Avete letto gli ultimi post di Lord Irreprensibile?

Certo, li trovo geniali.

Si... Appunto... Geniali. Che cos' è il genio se non la più vile forma di prevaricazione? Si comincia col dire di uno che è un genio. Così, come se fosse una malattia; e poi si continua con l' incensarlo e sminuire chi gli è intorno. E si finisce con l' attribuirgli troppi poteri. Capite che il suo successo ci danneggia... Lo vedete, si comporta come se fosse lui il padrone... Noi iPiroga dobbiamo essere uguali... Omogeneità di stile, standardizzazione ad uno stesso livello... Per non deludere i lettori, si capisce... Per il valore dell' uguaglianza, valore che ahimè è stato così ingenuamente speso al di là della Manica...

Colgo una vena di insofferenza nelle sue parole, Sir Rodrizio, e non mi sembra giustificata: non è affatto vero che lord Irreprensibile si da delle arie (viene interrotto)

Forse a cogliermi è la stessa insofferenza che colse Cicerone quando difese la Repubblica, forse è la stessa insofferenza che faceva odiare ai romani il titolo di Rex! L' insofferenza si, mio caro lord Baro, è qualcosa che non può essere considerata sbagliata a priori. Spesso e volentieri è un valore, un baluardo erto contro la tirannide. Diciotto secoli di monarchia costituzionale dovrebbero avervi insegnato qualcosa. Ecco uno di quei mali che affligge il popolo inglese: la mancanza di memoria storica! Lord Baro, voi siete come un fanciullo mal istruito.

Ah! L' istruzione! Venite a parlarmi di istruzione? Non c' è nulla di più noioso, insignificante, inutile e sterile dell' istruzione obbligatoria. Non a caso (viene nuovamente interrotto)

Non vi ho invitato qui da me per abbandonarci a speculazioni filosofiche, caro lord Baro. Arriverò al punto della questione. Questa storia del Basileus degli iPiroga, vedete, mi desta alcune preoccupazioni... non poche preoccupazioni... Se cadesse nelle mani sbagliate...

Sir Rodrizio! Credo di avere intuito dove volete arrivare, e la mia risposta è no nel modo più assoluto.

Ma ascoltate prima di giudicare, il titolo deve andare a una persona equilibrata, che sappia gestire con umiltà ipiroga, la stessa umiltà che ha fatto grande la nostra Inghilterra. Questa giuria si attarda a decidere? Bene approfittiamone. Ci deve pur essere un modo...

Ora state esagerando. Cercherò di dimenticare quanto mi avete detto. (Esce)

Questo lord Baro sembra più onesto di quanto mi aspettassi, accidenti a lui e a alla sua dabbenaggine! Ci porterà alla rovina.
Comunque ormai il dado è tratto. Molte volte gli eventi mi hanno dato modo di vedere come gli uomini non siano superiori alle mie stime. Staremo a vedere.

conte grigio

Se rido, se piango, mi sento un cretino.
Mi sento male, al pensiero che questo è tutto quello che posso fare.
Puoi migliorare tutto di te ma ci sono cose a cui non si comanda.
Il cuore per esempio.
Oppure le ghiandole, quelle della saliva per esempio.
Credo sia questo il motivo per cui i maestri di arti marziali fanno tutte quelle cose fighe tipo smettere di respirare per ore o spaccare i mattoni con le mani senza sentire dolore.
Controllo del Te che rappresenti senza esserlo.
Non puoi cambiare il ritmo con cui ti crescono i capelli o le unghie, scegliere se percepire o no un gusto, un odore.
Se piango, se rido.
Saturo facilmente, o tutto o niente.
Non c'è intensità, una manetta o una valvola da regolare: il corpo è sincero, la carne parla come mangia.

venerdì, febbraio 12, 2010

martedì, gennaio 26, 2010

fermami quando basta

ATTENZIONE: contiene citazioni di o su Adolf Hitler, Yoda, Neil Armstrong, Vinicio Capossela, Ralph Waldo Emerson, Alessandro Manzoni e Voltaire.

Non sono dell'umore di parlare d'amore. Fa rima anche odore con cuore, perchè non usarlo?
Cambiamo canale: solo lo scolo ci può riportare sul tema della perdita dell'innocenza, della brutalità del sesso. Sicuro, certamente: non sono un romantico.

Forse sono antico, vetusto, canuto. Oppure bianco, cosi' bianco da fare schifo, cosi' schifoso nella mia bianchezza da rendere inevitabile una macchia, un peccato: abbiamo già parlato di questo!
Di cosa deve parlare allora un blog, un uomo, tre uomini: che cosa possono tre uomini contro la noia, che la noia non abbia già previsto che facciano? Che aspettative nutrire quando si scopre che le aspettative sono parte di sè stesse?

La noia porta all'indifferenza, l'indifferenza alla paura, la paura all'ira, l'ira all'odio. C'è soltanto la ribellione e l'odio, l'odio e ancora odio. Non bisogna scegliere la via dell'indifferenza allora, ma quella dell'azione. Agisci allora e scrivi, annoia tutti con il tuo graffito, con il tuo schizzetto d'inchiostro, macchia quel silenzio che ti donava un cosi' pacifico sguardo di intelligenza bovina. Dobbiamo parlare per non annoiarci, per fare parte del mondo, per non sembrare degli scrocconi, per non essere quelli che ascoltano e basta, come le spie. Non sono un romantico, lo so di annoiarvi. Non credo, non apertamente almeno, che un giorno qualche editore fricchettone ci troverà, persi nel delirio multiegocentrico della rete per elevarci alla luce della gloria che prima non ci aveva mai degnati di uno sguardo. E'inutile conoscere: molto meglio supporre. Uno scrittore non dovrebbe mai dire "io sono un grande, guardatemi" si sa che chi si loda si imbroda. Eppure è anche vero che a rigore, non esiste la storia; solo la biografia.

Allora questo significa che non facciamo poi tanto male a scrivere di noi stessi. E' lecito celebrare Ipiroga! Ma il coraggio uno non se lo può dare, come la mettiamo?
Mi sento come lo smile di campo minato, a seconda di come mi giro adesso potrei avere la morte o un paio di occhiali da sole. Ovunque mi giri ci sono tentazioni: "celebrati!fatti conoscere!" e divieti: "non celebrarti!rimani nell'ombra!"
Solo la storia ci dirà se abbiamo fatto bene o male a cagare e ad essere cagati, a lasciarci cagare.
La storia è una burla che i vivi e quelli con gli occhiali da sole giocano ai morti.
Se Icaro non avesse esagerato avrebbe ottenuto un'abbronzatura perfetta: sarebbe stato un figo pazzesco e non un coglione.

Grottesco

L' Irlanda, l' Antico Egitto, due mete troppo trascurate nelle peregrinazioni iPiroga.
Ma prima delle Piramidi? Prima della Guinnes? Cosa c' era prima della parola? Certo non l' uomo. Abbiamo bisogno di una guida.
E chi sara' il nostro Virgilio in questo nuovo percorso tematico? Chi sara' il nostro agente di viaggio del Dipartimento della Morte?
Un soggetto che di gran lunga ha preceduto la nascita della parola, o che ne ignora la nascita- il che è lo stesso- il signor Rossi, che pur possedendo la pedanteria propria di un grammatico non ne possiede le conoscenze.

Sipario! Presentazione del signor Rossi: in piedi, al centro della scena, indossa solo una foglia di fico, in testa. Con le mani si copre le vergogne. Con voce tremolante e insicura.

non omo, omo mai fui
e li parenti miei furon savonesi
ligustici per patria ambedui

Ma tu perche' ritorni a tanta noia?

Sipario. Sigla di "Carosello".

domenica, gennaio 24, 2010

Je suis l'Empire à la fin de la décadence

Il suono dei camion in retro, il beep prolungato dopo cui sono pregato di lasciare un messaggio, il ding del microonde, gli sms, i laser dei film di fantascienza, l'urlo del modem mentre si gettava giù nel cyberspazio.
Forse anche i gesti hanno un suono, a seconda della frequenza con cui li facciamo.
Svegliarsi: dooo.
Mangiare: laaa.
Dormire: reee, diesis.
Bequadro, bemolle, gli accordi: c'è altro nella vita?

martedì, gennaio 19, 2010

Je ne regrette rien

Pathetic!
Sarebbe patetico rispondere qui alle ridicole accuse mosse nei miei confronti : dunque intingo la piuma nel calamaio, non per difendere me stesso, ma per spezzare una lancia in favore di un caro amico, la cui buona reputazione mi sta molto a cuore.
Topolino.
Molto si è detto, anche su queste pagine web, contro di lui, e me ne dissocio ; cotanto odio, è per il suo stile asciutto e conciso? è per il suo fare all'antica? per la sua moralità vittoriana? per il senso dell'umorismo puerile? o forse si tratta di peggiori bassezze? è il suo aspetto fisico che vi fa storcere il naso? i suoi grandi padiglioni neri? la sua bassa statura? è l'invidia per le sue capacità investigative che vi muove? il fascino che riscuote nell'altro sesso che vi spinge a screditarlo?
Intellettuali parrucconi e dalla bocca storta, non siete altro voi che lo criticate ; avvezzi a scambiare la cioccolata per merda e la merda per cioccolata, a bere spremute di piscio la mattina, a leggere il giornale con gli occhi foderati di pancetta.
A mio parere, l'unico vero problema di Topolino sono le amicizie.
Amicizie sbagliate, si circonda di persone che lo mettono in cattiva luce; prendiamo quel Pippo, tutto yuk! e ahio!, così adorabilmente pasticcione, così stupidamente alla buona : una leggera che non ha mai combinato un cazzo nella vita, un tossicodipendente forse, un nullafacente, un disoccupato, una merda insomma.
Eppure la gente disprezza il topo con un lavoro onesto, che contribuisce ad abbassare i tassi di criminalità in città.
e quel Pluto? Ammiccante cagnone, sempre in cerca di belle cagnette : un amore! un randagio, con le pulci, forse la rabbia, in estate sicuramente le zecche, da castrare per evitare l'odore di piscio di cane in calore in tutto il quartiere, e gli stupri di animali ai giardinetti, quando viene sera. La museruola a Pluto, fonderò il partito della museruola a Pluto.
Meno sbirri, più musSeruola.

lunedì, gennaio 18, 2010

La Parola



Incipit

Spumeggiante. La nuova indagine.
Da quando gli uomini parlavano la stessa lingua a oggi.

domenica, gennaio 17, 2010

J' accuse

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Cicerone, Emile Zola, che cosa collega questi due personaggi storici? L'amore per la verità, per un' idea, per una causa, la forza eroica e il fervore mistico.

Baro, Rodrizio, Irreprensibile, che cosa collega queste tre penne maliziose? L'amore per la verità, per un' idea, per una causa, la forza eroica e il fervore mistico: in una parola, l' iPiroga. Poco importa se l' iPiroga non ha mai avuto un manifesto programmatico, il suo spirito si aggira comunque per la rete. O meglio, si aggirava.

Infatti l' iPiroga è in pericolo: e non si tratta di un pericolo glorioso, come le censure delle plutocrazie, ma si tratta di un pericolo interno, per questo piu' problematico, subdolo, difficile da attaccare.

Poichè conosco le tipiche argomentazioni di chi pecca- volte alla svalutazione e alla denigrazione di chi fa notare e denuncia il suo peccato- ben conscio che tutto ciò potrebbe minare la forza della mia denuncia, reputo necessaria una breve autocritica.

Io, Irreprensibile, per primo ho trascurato iPiroga e mi sono macchiato del crimine della disattenzione; ma la disattenzione è un comportamento passivo. E se vero che l' indolenza è un peccato, essa non ha mai ucciso nessuno, se non colui che ne è affetto.

Oggi io accuso Rodrizio di apostasia, per aver rinnegato iPiroga per un altro blog e di idolatria, per aver profuso le proprie energie nell' esclusiva cura di "bar sport"; accuso Baro di idolatria, per avere alcuni blog non rivelati e diversi da iPiroga, di simonia, per la sua attitudine a voler guadagnare coi blog. Indico in questi peccati le cause che stanno facendo l' iPiroga sempre più piccola, sempre più provinciale, sempre più abbandonata.

Formulando queste accuse, non ignoro che mi metto sotto il tiro degli articoli 30 e 31 della legge sulla stampa del 29 luglio 1881, che punisce le offese di diffamazione. Ed è volontariamente che mi espongo. Quanto alla gente che accuso, non li conosco, non li ho mai visti, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l'atto che io compio non è che un mezzo rivoluzionario per accelerare l'esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima. Che si osi dunque portarmi in assise e che l'indagine abbia luogo al più presto. Aspetto

venerdì, gennaio 15, 2010

Bavro, Irriducibile e Roderdizio

Eccolo che arriva.
Tutti quei riccioli. Da dove li tirerà fuori? In terza ero veramente convinto che se tagliasse i capelli un giorno si e l'altro pure. Di sicuro la permanente se la faceva. Ah, come se la faceva. Non posso provarlo, ma è sicuro.
Poi mi guarda e ride. Che cazzo ha da ridere? Devo fare finta di niente e alzare la voce come al solito, ridere di giazza e cercare di far pensare qualcos'altro a Sergiomaria. Se intorto Sergiomaria sono a posto: mi gioco la carta della Champions.
Ma questa volta non è come sempre, non è il vecchio scherzo di non parlarmi e nemmeno quello di darmi affettuosi nomignoli femminili.
Sta architettando qualcosa: mi mangio la bombetta se non sta architettando qualcosa.
Improvvisamente mi ricordo di Irreprensibile. E' la mia risposta a tutto, prima o poi dovrò rendergliene atto. Più poi che prima, deve guadagnarseli sti complimenti. Come minimo deve invitarmi spontaneamente a dormire da lui a Genova.
Cosa stavo dicendo? Mi ricordo delle parole di Irreprensibile: "Giuda, sei come Giuda" e se non le ha dette le dirà. Mi tratta sempre cosi' male. E più mi tratta male più mi piace.
Devo essere come Giuda. Mi complimento con lui: sei un grande. Lo abbraccio, affondo il mio nasino nel suo maglione sdrucito: il suo segreto è qui, da qualche parte, in mezzo agli strati deboli e malmessi di deodorante da ipermercato e dopobarba scaduti, qui sotto il sudore da partita di Magic indoor. Ad Agosto.
Che cos'ha da ridere? Il segreto non è qui.
Mi mangio una bombetta se non ha scritto qualcosa di male su di me su iPiroga.

lunedì, gennaio 04, 2010

La Palice

A volte mi capita di pensare a cosa farei a Topolino se ne avessi l'opportunità.
Ho questo vecchio pensiero che mi era venuto una volta che credevo di aver incrociato Fabio Fazio per strada, era poi tanto strano l'averlo visto?
Era sorprendente notare un personaggio noto? Non saprei.
Mi sembra più magico che lui potesse vedere me, visto che di solito era lui ad essere visto senza poter vedere dentro le case di noi, i generici "milioni di italiani".
A volte mi capita di pensare a cosa farei a Topolino se ne avessi l'opportunità e sapessi di poterla fare franca.

mercoledì, dicembre 30, 2009

L'oroscopone di fine anno

Segno per segno i mutamenti astrali di un 2010 che si preannuncia più balordo anche dell'anno passato. Bye bye 2009!

Pollastra : per le nate sotto questo segno si prevede un primo trimestre 2010 pieno zeppo di gallo, un secondo trimestre pieno zeppo di gallo, un terzo trimestre pieno zeppo di gallo, un quarto trimestre chicchiricchiii.

Cotechino : intramontabile segno iPiroga, ogni anno che passa per lui è sempre più dura. Tuttavia la crisi ha dato una boccata d'ossigeno quest'anno, ma il prossimo sarà tutta un'altro mangiare.

Bonfa : per i nati sotto il segno del Bonfa è tempo di prendere le proprie cose, metterle in una valigia e tornarsene a nuoto a nutrirsi di arancini alla Norma.

Palestrato : neanche nel 2010 vincerete Mister Olimpia.

Fotografo : neanche nel 2010 vincerete Mister Olympus.

Aquaria Negresco : nuovo anno da dimenticare, se confrontato alla chiusura del 2009, con quei due polli italiani che si sono fatti spennare vivi. "Bacc Bacc ci hanno rubato tutto"

Metal Slug ; per i nati sotto questo segno Venere propizia nel 2010, durante i titoli di coda, di nascosto, vi farete un elmetto di un soldato tedesco. E vi piacerà da morire.

Cicciolina : a Cicciolina non piace stare solo sotto il segno, ma gradisce anche sopra, davanti, dietro. E in questo momento gradisce anche salutare l'autore di questa rubrica.

Mario Tennis : per i nati sotto il segno di Mario Tennis un primo semestre da smash dal punto di vista lavorativo, mentre manrovescio sul fronte sentimentale. Waluigi meglio di Wario, ma in difficoltà contro Peach e Toad. Secondo semestre a metà fra dk junior e shy guy.

Song Bilong & Song : segno jolly del 2010, attenzione fra giugno e luglio a non distrarvi con le minorenni shemale, ci sono i mondiali di calcio.

Efrem : segno flop del 2010. Lavoro up, famiglia super, soldi a valanga, ma fica sempre la stessa carestia degli ultimi desolanti anni.

Psicbiatra : busserà alla vosta porta, ai primi di gennaio, appena rientrati dalle ferie, l'unico nato sotto il segno dell'Efrem, per iniziare una serie di sedute che vi renderanno millionari.

Caballero : segno simpatia del 2010. Sarebbe il sesto anno di iPiroga, siete degli eroi.

domenica, dicembre 27, 2009

Volo

Mi piacciono le montagne, ci voleva internet per farmelo capire.
E' una montagna con le gambe lunghe, cammina tenendosi pericolosamente in equilibrio su piccoli tacchi slanciati. I grandi laghi vogliono le grandi montagne, è una regola che non si deve scordare. La pioggia. Il ciclo dell'acqua.
Posso spiegarmi subito: un disegno su internet mi ha fatto perdere la ragione. Ho sentito il richiamo della foresta. Il disegno di una montagna con delle gambe da donna.
Come vorrei ritrovare quel disegno, mostrarlo a tutti e stamparlo, magari appendendolo incorninciato a genova, sopra alla scrivania.
Come un monito: ti piacciono le montagne.
Il punto è che se si vuole, essere ermetici, incomprensibili, è facile. Mi verrebbe da dire banale. Io è una vita che lo faccio: se non vuoi dire niente di te basta dire tutto con altre parole.
Oggi ho da fare.
Elvis ama Edu.
Ti rispetto.
Mi piacciono le montagne.
Stringendo, mi sento di poter dire che la comunicazione è di per sè incerta, effimera. Se la si vuole rendere incisiva va esagerata, gonfiata, distorta.
E' per questo che quando si mette a parlare la gente che gestisce i soldi, più spesso i tuoi, non si capisce più un cazzo.
E' per questo che...no, lasciamo stare.
Volo, o almeno mi sembra di volare.
Se leggi fra le righe, le righe non le leggi.

giovedì, dicembre 24, 2009

Il Natale dei caballeros


Caro Babbo Natale,
te lo dico così a freddo, senza mezzi termini, ma tu non pensare male :
portaci un po' di fica, te ne prego.
Non ne chiediamo tanta, giusto un po', giusto il giusto.
Lo sappiamo che tu sei generoso e capisci quando c'è bisogno, e qui vi è il bisogno, questa iPiroga è la casa del bisogno. Non troppo bella, solo che si possa guardare rimanendone soddisfatti.
Non troppo simpatica, solo che non si voglia tirarle il ferro da stiro nei denti. Oppure quello che hai in magazzino, quello che ti è rimasto, lo so che è tardi.
Almeno due caballeros su tre vorrebbero una bella pollastrella, non chiediamo troppo no?
Pensa che bello sarebbe svegliarsi domani mattina e trovare una bella patatina sotto l'albero, vestita da babbo natale magari. Pensa che bello Babbo, pensa che bello.
(P.S. : ti ho fatto anche un disegno su come ci piacerebbe tanto tanto tanto)

martedì, dicembre 22, 2009

martedì, dicembre 08, 2009

Il P. del Q.

Essere o non essere, pomposo post per il quinquennio.

Le carte dei Tarocchi, come le lame di un frenetico multiplayer di GoldenEye, si sono piantate nei miei occhi: sono la lente che Ermete T. Marra mi ha prestato per scrivere questo post.

Notte densa di spunti: pericolo di divagazione, speranza di non buttare via niente. Come l' ottimo macellaio quando scanna la bestia taglia in modo da non sprecare carne, così l' Irreprensibile quando si trova immerso nella nube densa dell' ispirazione. Ma il pensiero non è solido come la carne, è liquido come il sangue. E scaturisce dai monti della Luna con dolore, nel chiaroscuro della luce rubata. Due bestie che leccano il sangue, un oscuro presagio. Non è la luce adatta per cercare la Verità, è una luce rapita al Sole, che suo malgrado confonde. Laggiù si intravede un sentiero.

La verità è solo metaforicamente questione di illuminazione; le pagine di Diritto dell' Unione europea sono ben illuminate, ma questo ha poco a che fare con la chiarezza. Non scordiamo poi l' esempio illustre di cecità e saggezza, Omero: fra le altre cose ci ha raccontato che ha ragione chi vince. Virgilio che ha fortuna chi fugge: con questi precedenti vedo poche possibilità di redenzione della coscienza collettiva italiana.

Quando si parla di verità bisogna essere scettici. Ognuno ha la sua verità. E se è vero che la Verità è una sola, ognuno ha il suo modo per raccontarla e per giungervi. Nella sagra dell' Arte abbiamo scrutato con sospetto alcuni celebri esempi di nesso fra pornografia e arte. Abbiamo parlato di arte e di peccato. Abbiamo trascurato in larga misura la Verità, considerandola come espressione valutativa: il vero buono, il falso cattivo. Ciò non poteva durare a lungo, perchè a forza di calunniare, mentire, sbeffeggiare, inquisire, castrare, sminuire, mal interpretare, finisce sempre per scaturirne una verità. Di solito in effetti la Verità è ingombrante, e si mette di mezzo.

La sagra dell' Arte, capolinea:
La verità sul mito di Edipo, e altre storie. Macroscopiche analogie.


Il vitello d’ oro. Frankenstein.
L’ uomo che crea, e creando pecca. Crea un’ immagine e la adora:
idolatria.
Edipo! Tu non esisti, questo il Vero!
Tua madre! Donna antica! Artefice del peccato originale!

Ti ha creato, ti ha amato e con te ha procreato.

Ha creduto in una sua creatura. L' ha messa sopra di sè. Ecco l’ orrore.
Il caso del vitello. Il popolo che lo creava lo credeva dio, a lui si raccomandava. Frankenstein: l’ artefice del mostro lo pensò per il bene dell’ uomo.
Tutto può essere facilmente sintetizzato con l' espressione: la creazione come peccato; la creazione è peccato perchè solo il dio può creare. Ecco la spiegazione del perchè l' Arte, creazione allo stato puro, spesso è stata additata come peccato.

La pornografia non centra nulla, avevamo preso un abbaglio, è un incidente di percorso. La pornografia è la degenerazione dell' Arte, il germe che distrugge la tensione al sublime: non sfiorerà più i picchi dell' Olimpo ma si fermerà a descrivere l' uomo come bestia.
Ecco la triste verità, il vero peccato e la falsa arte.

L' ultima domanda, la Domanda: a torto o ragione, secondo quanto appenda detto, l' arte può essere considerata peccato?
A torto!
La censura della creazione individuale nasce da un fraintendimento, da un superstizioso eccesso di cautela: Il dio va inteso come il nostro se' più profondo: il creativo, il mago, il bagatto.
Appena in tempo: e pensare che stavo per fare di iPiroga una pira.

Auguri iPiroga, hai compiuto cinque anni, stai diventando Arte.

domenica, novembre 29, 2009

Il post del Quinquennio

Se pensate che scrivere un post sia il mestiere più difficile del mondo, non avete mai provato a scriverlo in una versione di prova, metterlo da parte, e non cambiarlo ad ogni rilettura.
Dieci giorni fa avrei voluto esordire così : "Salve a tutti, il mio nome è Rodrizio, ma in molti mi chiamano Rockerduck, per via del mio mangiare bombette quando le cose mi vanno storte".
Un post autobiografico, insomma : la storia della mia vita in pochi righi. A cosa servirebbe del resto celebrare il quinquennio di una creatura, senza sapere nulla dei suoi creatori?
Domenica scorsa però, mi sentivo un pallone gonfiato, alla sola idea di parlare di me ad un evento così importante : così divina e celestiale l'occasione, così terreno l'uomo?
Molto meglio fare dell'iPiroga un luogo di incontro fra sacro e profano, fra scienza e mistero ; avrei parlato dell'evoluzione della specie, di Darwin e delle Galapagos, di Nonna Lucy e i Beatles, dell'amore non è bello se non è litigarello.
Ma si sa che quando si è così convinti, qualcosa è destinato ad andare storto : Marianna Ucria si impossessa del mio gracile corpo, e, avvolto nella prospettiva di non parlare più con la mia tipica dizione sibilante, sei giorni fa mi convinco a stracciare tutto, violentando di nuovo la mia bozza di post.
Nelle mie condizioni, non avrei potuto non immolare il mio pezzo sull'altare della parola : una celebrazione della comunicazione orale fatta per iscritto. Senza senso e geniale allo stesso tempo. Finalmente fuori dai soliti clichè.
Ma quando alla fine è arrivato anche il giovedì, la lingua duole come a ricordarmi di aver sbagliato qualcosa. Come può Rockerduck compiere un elogio dell'oralità, se esiste anche una sola possibilità che sia stato punito proprio per le malefatte uscite dalla sua bocca? Poteva essere una specie di ravvedimento in punto di morte, ma suonava ugualmente più falso di un treno in orario.
E allora ripesco dal cestino un'idea vecchia, per rifarle la carrozzeria : non l'evoluzione della specie, ma l'origine. Si, si, si, la patata, la mamma di tutti noi, la gnocca, la sgnassera, la passera, la farfallina, la chitarrina, la mandolina.
Tutto inizia e continua da lei : esci da lì e passi tutta la vita a cercare di rientrarci (possibilmente non nella stessa).
Quale argomento migliore? Sono un turbine di idee, il foglio è pieno di abbozzi da sviluppare, la mente vomita pensieri.
L'unico ostacolo fra me e il post è il sabato, è arrivato il sabato. Il sabato non perdona, e la sua pretesa di vita sociale ti tira il lembo del cappotto, ogni volta che ti distrai.
Post rimandato a domenica, ma tanto ormai è già tutto deciso, bisogna solo ricamare e pubblicare. Giusto?
Sbagliato. E' domenica sera, il momento del cambio della guardia fra la settimana che si fuma una sigaretta, saluta e se ne va, e quella che arriva, incazzata nera. E, in questo momento, l'origine della vita non ha più il peso specifico che aveva ieri sera.
Del resto, ciò che conta davvero fra una vulva e l'altra, è l'intermezzo; la scelta, il perdersi fra le n possibilità. Di vulva e non vulva.
Il libero arbitrio è l'unica arma a nostra disposizione per non ritrovarci in balia degli eventi.
La preferenza nel segreto della cabina elettorale; la scelta di gola alla mensa della scuola; la leggera pressione del dito sull'ipod durante la riproduzione casuale; il non timbrare il biglietto sul bus, sperando che il controllore non salga proprio questa volta, che tanto non sale mai; posto finestrino o corridoio; tiro in porta o la passo; l'argomento da scegliere per un post.
In fondo, La Scelta, è alla base non solo di questo mio post, ma di tutto quello che scorre su questo pezzo di web da cinque anni, fin dall'inizio : coloro che salgono sulla stessa piroga hanno le stesse aspirazioni.
La iPiroga può apparire stretta e scomoda, soprattutto se si è in tre; ma è il mare aperto di possibilità, che ti ha portato a salire proprio su di lei, che la fa sembrare la barca adatta a te.
Prossima fermata?

venerdì, novembre 20, 2009

Il Post del Quinquennio

In camera mia ho uno specchio a muro, grande ma non grandissimo.
E' posizionato davanti alla sedia girevole dove mi siedo sempre per cui mi trovo spesso specchiato. Seduto o meno, quando giro la testa verso lo specchio riesco grosso modo a guardarmi a figura intera.
E' strano guardarsi senza un fine, non cercando di capire cos'è finito nell'occhio o se mi sta bene un paio di pantaloni. Guardarsi e basta, mentre si è vivi e non in foto: che strano.
Mi sento sempre un pò come se mi stessero presentando il bambino a cui si sono ispirati per creare cicciobello. Ed è una sensazione inconsueta perchè quel bambino non esiste e so benissimo che cicciobello è stato disegnato ispirandosi un pò a tutti i bambini.
Osservando le proporzioni delle dita con le mani, la mobilità degli occhi, l'accenno di teschio che spunta in varie parti del viso, è come se prendessi coscienza del "tu" che gli altri si immaginano nella loro testa per fare riferimento a me, che invece sono "io".
Mi fa senso questa storia del teschio, che sembra spingere per uscire in certi punti e che invece si lascia ricoprire morbidamente in altri, come una tenda montata di fretta.
Forse più precisamente mi sembra impossibile che la mia visione del mondo, che reputo infallibilmente giusta e che ogni giorno mi sembra costantemente permeare e commentare tutto ciò che esiste, sia in realtà unicamente mia, almeno fino a quando non decido di farla uscire. E mi stupisce che una cosa di cui ho cosi' tanta considerazione sia semplicemente racchiusa in un corpo di poca carne, specchiato in uno specchio a muro grande ma non grandissimo, visibile da piccoli occhi facentene parte.

giovedì, novembre 19, 2009

Il Post del Quinquennio - Bando di gara

601 post e 1825 giorni dopo, i Tre Caballeros sono ancora qui.
30 Novembre 2005 - 30 Novembre 2009.
Era un mercoledì, forse pioveva, forse c'era il sole, e tre pc erano accesi.
Lunedì 30 Novembre saranno cinque anni rigorosamente marchiati iPiroga.
Cinque anni ricchi, satolli, gonfi di immagini e parole : l'iPiroga è cresciuta con i Tre Caballeros, e i Tre Caballeros sono cresciuti insieme a lei.
Per celebrare insieme a voi fedeli lettori il Grande Quinquennio, Irreprensibile, Baro & Rodrizio si sfidano a colpi di rima baciata e postata, in una contesa che stabilirà il Basileus degli iPiroga.
Da oggi, 19 Novembre, fino al 30 Novembre i Caballeros avranno undici giorni di tempo per postare un loro lavoro a tema libero, che dovrà essere intitolato "Il Post del Quinquennio".
Una giuria formata da vires illustres voterà in seguito i lavori. E' stata insignito di tale onore l'interno 19 di Via Nizza 14 (GE). I 4 giurati di Via Nizza dovranno emettere un parere motivato e in seguito proclamare il Basileus degli iPiroga.
Si ricorda che Baro non ha diritto di voto.
La contesa degli iPiroga è ufficialmente aperta.

sabato, novembre 14, 2009

Bach, toccata e fuga in Re minore, organo

Piacere provato dalla sfortuna di un altro: schadenfreude.
Io non lo sapevo che esistesse, eppure l'ho provata. Non conosco ma so.
C'è qualcosa qui che prude e mi riporta alla mente il vecchio pensiero sulla differenza tra il fare ed il saper fare, oppure quella storia sul know-how, o più chiaramente sulle cose che si hanno, nel senso che le si possiede, ma che non si possono vendere nella forma in cui le abbiamo. Penso all'artigianato o all'essere superdotati. Alla fine si tratta di due cose non dissimili.
Nella vita mi è già capitato di trovare per caso delle cose note in maniera cosi' diretta e cosi' limpida da lasciarmi interdetto.
In coreano l'equivalente alla schadenfreude si riferisce al profumo dell'olio di sesamo, considerato molto piacevole, mentre in giappone il riferimento è rivolto al miele. Mi piace questo approccio orientale, l'idea che il piacere generato da una disgrazia sia qualcosa di veramente sensoriale, di tangibile, come se il miele e l'olio di sesamo sgorgassero davvero dalla ferita infetta che affligge quel poveraccio.
Tuttavia credo che il nostro "godo come un riccio" resti tra le migliori, anche se forse qui il concetto si allontana. Eppure si affina, si assottiglia, perchè i ricci pungono chi sta alle loro spalle, come a dire che alla fine puniscono sempre chi trama e ordisce contro di loro. Ma se l'atto sessuale animale si compie...diciamo "in fila" ed i ricci possono, stando in fila, causare molto, moltissimo dolore ciò significa che in realtà l'espressione "godo come un riccio" nasconde un piacere amaro. Una sorta di suicidio, di mossa finale alla Sirio il Dragone: un sacrificio accettabile per ottenere la vittoria.
Meglio cosi', il dolore ripartito tra le parti mi pare un concetto più accettabile. Ma anche questo è terribile: significa che preferisco che vada uniformemente male a tutti piuttosto che malissimo ad uno soltanto.
Allora i casi sono due: o sono depresso o sono un democratico.

giovedì, novembre 05, 2009

i titoli dei miei post non c'entrano mai niente con quello che scrivo dopo (dedicato a via nizza)

Stavamo aspettando che il sugo fosse pronto o che la pasta cuocesse, una delle due. Non ricordo battiti di mani ma se vi sentite coinvolti potete applaudire, e dire la vostra, e aggiungere altro cumino nel sugo, fa lo stesso...più o meno. Io sono logorroico e stavo cianciando qualcuna delle mie facezie quando una di quelle cose mi è uscita fuori dalla testa: un'idea.
I buoni vincono sempre. I cattivi mai, e se per caso questo dovesse succedere, si tratterebbe soltanto di un espediente narrativo escogitato per mostrare caratteri e situazioni altrimenti invisibili. Il mondo agognato dall'antagonista resterà sempre un luogo utopistico, un punto di fuga verso cui tendono le sue rapine in banca e le minacce all'ordine pubblico. Diventiamo supereroi e subito ci tocca fare la nostra scelta: eroe o cattivo? Siamo pragmatici: guardiamo le statistiche. Se saremo dei buoni, ci aspetta una lunga sequela di scontri, di pugnette mentali, di riflessioni sui nostri doveri e sulle nostre responsabilità. Sarà quel che sarà, soffriremo e soffriremo ancora, ma vinceremo, alla fine vinceremo sempre. Bello, ma non positivo, non felice e non consolante. Manterremo lo status quo, respingeremo le cosine maligne di chi, al contrario di noi, ha scelto di battersi per un' idea. Un idea megalomane, caotica, disorientante e catastrofica nei confronti di tutte quelle maggioranze che soffriranno per vedere soddisfatti i vari progetti tra cui ricordiamo governare il mondo, conquistare l'universo eccetera eccetera.
Ambizioni. Si tratta di ambizioni, di voglia di sbattere dolorosamente la faccia contro un muro di clichè secondo cui chi sta bene vuole continuare a stare bene e che per farlo istituisce dei canoni, delle filosofie di pensiero protezioniste volte alla difesa di un "più debole" già perfettamente integrato nella maggioranza e non bisognoso della protezione di nessuno. Gli eroi non migliorano il mondo purtroppo, lo mantengono cosi' com'è: vivo fino a data da destinarsi. Quelli dei fumetti, quelli della narrativa e del cinema non sono Antagonisti ma Cattivi, nati con idee cattive nel senso di inconcludenti, con parodie di idee. Sono pupazzi di antieroi lacunosi ma forti solo per mettere in crisi l'eroe e non il mondo che difende. Ci vorrebbero eroi con idee riformiste, sconvolgenti e malvagie nel senso di perverse rispetto al pensiero comune, di turpi in quanto rivolte a fare il bene per qualcuno di diverso dalla maggioranza. L'Antagonista a cui penso non vuole conquistare il mondo e restare cattivo, ma vuole diventarne a sua volta l'eroe. L'Antagonista che immagino non ha idee che semplicemente ledono al "bene comune" ma che ne sono diametralmente opposte, che appartengono ad una sfera di pensiero inaccessibile a chi si trova dall'altra parte della barricata. Ma sarebbe una lotta tra buoni, una storia verbosa, che non permetterebbe di identificarsi in nessuno, che non permetterebbe di estrarne dei modelli educativi validi come il rispetto per la vita eccetera eccetera. Mi pare lo dica anche Proust: il malvagio assume un comportamento tale mentre nel suo cuore immagina, facendo quello che sta facendo, di punire egli stesso un malvagio. Ma allora che cosa otterremmo, con questi sofismi? Dove andrebbero a finire le furie inconcludenti di un villain come si deve, dove potremmo leggere di scontri apocalittici, di regni spezzati dal tradimento, di grandi poteri e di grandi responsabilità? Non meritiamo una vita contemplativa: un uomo non vive di solo pane. C'è spazio per il divertimento, c'è spazio in abbondanza.

venerdì, ottobre 30, 2009

I'm the rubber, you're the glue

A volte mi capita di prendere l'autobus. Ultimamente pago anche il biglietto. Una cosa incredibile, credo sia diventata una specie di crociata personale, un piccolo dogma misterioso. Quando sento il campanello dell'obliteratrice scampanellare felice provo la stessa sensazione di quando infilo le chiavi nella toppa di casa. Percepisco l'abbandono di una tensione di cui prima non avevo avuto idea, una calma simile a quella che provo quando mi accorgo che qualcosa di noiosissimo è in procinto di finire. Però non è che mi senta bene, che sia contento: oggi non mi ha cuzzato di greco, e allora? Anche se è già qualcosa non credo la si possa chiamare gioia. Forse tutto sta in quel cazziatone che mi aveva fatto un controllore nervoso mentre mi attardavo nel timbrare il biglietto per vado. Forse si tratta dello stesso tipo di pensieri ansiogeni che avevo avuto quando avevo salutato calorosamente uno sconosciuto scambiandolo per qualcun altro, e poi me ne ero andato via senza dire niente. Oppure come quella volta che per scrollare via i capelli tagliati dal telo avevo toccato il ginocchio del barbiere ed ero rimasto terrorizzato da che cosa avesse potuto pensare, non di me ma del mondo e del genere umano intero e dall'idea che avrebbe potuto raccontare l'accaduto ad altri, e magari riderne. Ora mi viene in mente qualcosa di strano legato a Space Jam, ma è un pensiero che non riesco a elaborare.
Comunque sia chiaro che se timbro il biglietto e poi il controllore non sale ovviamente mi incazzo.

venerdì, ottobre 23, 2009

la logica della trilogia

Un anno e tredici giorni dopo "Il fantasma dell' Opera Pia" e due anni e diciannove giorni dopo "la fiera del male" ritorna per una terza, catartica, inevitabile volta Invisibile Baro, per raccontarci nuove avventure. I misteri, invece di risolversi, si sono moltiplicati e non sarà facile trovare una logica nella trilogia.

Prefazione a cura di Peter Dennis Blandford Townshend

Il farro era utilizzato dall'uomo come nutrimento sin dal neolitico. Gli piaceva pensare agli uomini primitivi di tanto in tanto, nelle pause scandite dal tè che personalmente gli veniva servito da quello stesso fantasma dell' Opera Pia. Nella sua cameretta, solitaria come un buco in una montagna, come una grotta, coltivava i suoi pensieri. Pochi, per dire la verità, e nemmeno buoni. Nè pochi nè buoni. Ma veri pensieri: cose che tengono accesa la testa. Guardava la pioggia: una pioggia in grado di sporcare, di fare casino, di cullare il sonno monolitico dell'uomo che aggiunge una coperta indiana sopra alle altre per avere più caldo. Gli uomini primitivi erano cacciatori o raccoglitori, o entrambi. Comunque onnivori. E' importante essere onnivori. Gli onnivori sono gli unici animali a cui rimane abbastanza tempo libero per poter socializzare, comunicare, imparare, studiare, andare in piscina. Pensando agli uomini primitivi, a quei capolavori involontari di essenzialità, finiva sempre per pensare all'orso. Sapeva che un orso può nuotare.

lunedì, ottobre 12, 2009

iPiroga, stasera ci racconti una storia?

E' provato : più cresci, più ti mancano i Classici Disney. Da un po' di tempo il tempo per pensare al tempo che passa non mi manca. Formulo teorie su tutto e tutti, sono un grande teorico della nostra epoca : un giorno farò un grande libro con quel bel situccio in rete; non so nemmeno se teorico sia una bella qualifica, forse sarebbe meglio pratico. Pratico, suona tutta un'altra cosa. Ehi, tu si che della vita sei pratico, sei uno che ci sta dentro. Scusa, hai detto Psicopratico? No, per forza di cose sono un teorico, l'esperienza di vita vissuta lo dimostra. E della mia teoria su Walt Disney vi ho mai parlato? Arrivo subito al sodo, per non rischiare di assomigliare ad un post di Baro : per me, tutte le sue storie, tutti i suoi personaggi, tutti i suoi cartoni, non se li è inventati mica, non sono mica solo cartoni. Sono veri, tutti veri. Non sono neanche frutto dell'immaginazione dei suoi disegnatori e sceneggiatori di fiducia. Sono veri. Simba è il micio dell'Irreprensibile, Red e Toby sono ancora amici-nemici nel bosco, Basil l'investigatopo è talmente vero da essere stato immischiato in una storiaccia di mazzette di Emmenthal. E poi c'è Peter. Alzi la mano chi di voi non crede in Peter Pan. Io lo so che la mia ombra avrebbe voglia di fare due passi senza che io la segua, io lo so che laggiù oltre l'orizzonte trovo l'isola che non c'è, io lo so che da qualche parte c'è una Wendy pronta a raccontare storie ad ognuno di noi. Perchè, in fondo, è proprio di questo che abbiamo bisogno, di qualcuno che ci prenda sulle ginocchia e ci racconti una bella storia. Non una favola, attenzione, una storia. La morale della favola la lasciamo ad altri, noi vogliamo solo il lieto fine che ci accompagni fino a domani mattina. Mattina dopo mattina, 17, 18, 19, 20, 21. Noi iPiroga siamo bambini sperduti, forse. E i bambini sperduti, in Peter Pan ci credono eccome. Quando il giorno se ne va, dopo aver studiato, faticato, cazzeggiato, torniamo qui alla tana, arrabbiati, stanchi, puzzolenti, tristi, felici. Speranzosi di trovare Wendy. E, ogni sera, lei è qui per noi.

venerdì, ottobre 09, 2009

implorava "picchiami!" perchè aveva schiacciato il mio piede

Mangio la semola.
Sento strofinare ancora sulle pupille l'immagine di Edu che fa la spesa, sono rimasto scioccato. Eccolo li' che compra lo zucchero, prima in zollette e poi di canna. Gli chiedo se vuole anche lui la semola, visto che io la mangio.
Mi guarda con l'occhio pazzo, come godo, ha proprio l'aria di quello che da vecchio il semolino lo rifiuterà sempre, con integerrima costanza.
La semola, che cosa strana.
E' difficile descrivere quello che provo quando la mangio, prima, prima che il boccone entri in bocca, lo so cosa provo: fame. E quando ruttando sancisco la fine del pasto lo so quello che sento: è appagazione. Ma nel mentre? Serenità? Leggerezza? Propedeuticità (all'appagazione intendo) ? Felicità?
Credo sia opinione comune pensare che la felicità sia candida, stia nelle cose semplici, si annidi comodamente in bianchi cuscini dai contorni definiti, in qualche recondito spazio della soddisfazione, accanto al pane fatto in casa ed ai piccoli, teneri, comunissimi gesti di ogni giorno. Ma perchè? Che cosa centra? Sembra una cosa semplice. Ma sembra perchè lo è, o perchè è favorevole pensare alla felicità come a qualcosa di semplice e alla tristezza come una cosa articolata? Complessa? Si dice no? "C'hai i complessi".
Mi dissocio, esistono felicità complesse e tristezze semplici e c'è di più: esistono felicità fatte di tristezze e viceversa. E se mentre mastichi la tua semola ci trovi dentro un seme di cumino, che ti fa schifo? E se quell' appagazione di fine pasto sarà invece gratitudine di essere scampato ad un piatto indigesto? O speranza che quest'ultimo non abbia ripercussioni sul tuo riposo? Esistono molte cose strane nel mondo, cose che non si svelano ad una prima, sommaria occhiata, una di queste è il fatto che il cus cus sia fatto di semola.

lunedì, ottobre 05, 2009

martedì, settembre 22, 2009

Parte quarta : epilogo

Siamo in un tempo lontano : imperfetto rispetto al terzo episodio, passato prossimo rispetto al secondo, passato remoto se paragonato alla prima e memorabile puntata...

Antonio è un bambino sveglio, ciuffo alla Gianburrasca, occhi vispi, piedi a papera che lo fanno sembrare un tantinello meno astuto di quanto in realtà non sia. Gli piace giocare a fare il grande, finge di essere adulto : è un gioco che gli riesce particolarmente bene la domenica, quando è a pranzo da suo cugino, quello più piccolo antipatico, quello che si crede proprio un bel bambino. Insomma non Marcellino. E' facile giocare a fare il grande con Matteo : a lui piacciono i pupazzi, i babacci e le sorprese, gli piace essere piccolo; basta poco per fingersi adulti con lui : è sufficiente un'occhiata seria, non rispondere ad una pernacchia, non simulare le puzzette con le mani.
Ma ovviamente Antonio vuole di più : e un giorno decide di mostrare a suo cugino la differenza fra un bambino e un uomo. E' domenica, per tutta casa si sente quell'odore inconfondibile di ragù della nonna, i grandi sono indaffarati a parlare di politica in cucina, non badano ai ragazzi, credendoli assorti nei cartoni animati di Domenica Disney.
" Sai una cosa? A me Carmen Sandiego dopo un po' mi rompe " - bofonchia Antonio in un italiano annoiato e zoppicante. " Avvicinati che ti dico una cosa nell'orecchio... " - e Matteo, garbato, porge l'orecchio al cugino; dopo gli fa cenno di si con la testa : gli interessa vedere la cosa nuova che ha scoperto Antonio. I due bambini si dirigono in bagno : Antonio apre un casseto e tira fuori un vecchio rasoio; doveva essere stato di suo padre, quando ancora abitava in quella casa.
Ed eccolo che sale sullo sgabello, agita la bottiglietta della schiuma, se ne versa un po' sul viso e, davanti allo specchio, si guarda beato il faccione bianco. Soltanto la testa spunta nello specchio, per fortuna lo sgabello è sufficientemente alto per permettergli di ammirarsi.
Antonio prende il rasoio e, delicatamente, se lo ondeggia sul viso, soltanto sfiorandolo : sta fingendo di farsi la barba, adesso si che è grande davvero.
A Matteo scappa un " Ooooh " di stupore : la cosa che suo cugino gli ha mostrato, questa volta è davvero interessante. " Dai ora scendi Anto, fai provare me " - protesta Matteo, ma il cugino non molla la sua postazione. " Visto ? Io sono un adulto ora, e tu noooo, iiiiiiiio siiiiiiii e tu noooooo; mi faccio anche la barba, vuoi sentire come sono liscio ? - canticchia Antonio, mentre suo cugino lo scuote notevolemente per farlo scendere. " Per piacere un po' anche a me " - lo supplica Matteo, quasi in lacrime, strattonandolo ancora. " Sei solo un piagnone mammone, che non diventerà mai grande " - e mentre Antonio pronuncia queste parole, accade il terribile incidente.
Lo sgabello si ribalta, facendo perdere l'equilibrio al bambino, che fluttua in aria per qualche istante, per poi cadere, sbattendo il naso sul lavandino bianco latte.
Il resto per Matteo e Antonio sono soltanto i fotogrammi che li divederanno per sempre : il sangue, le lacrime agli occhi, il pianto, l'arrivo dei grandi, il pranzo della domenica che andava a puttane, il dito di Antonio che si scagliava inesorabile contro il cugino.
Era stato Matteo a storgergli il naso, nella versione dei fatti di Antonio non sembravano esserci dubbi. Lo aveva reso deforme. Deforme, ma soprattutto umano, cosi' bisognoso di aiuto, cosi' piccolo fra i piccoli e minuscolo a cospetto dei grandi. Antonio non poteva sopportare tutto questo. Implorò sua mamma di non portarlo in ospedale ad aggiustargli il naso, cosi' da avere per sempre un segno tangibile dell'accaduto, qualcosa che gli ricordasse costantemente che avrebbe dovuto farla pagare a suo cugino Matteo. E sua mamma lo accontentò.

*

Il tempo è passato in fretta, Antonio è davvero grande ora, ed è appena uscito dalla camera di albergo dove aveva messo in scena il suo fallimentare menage a trois...

Stava caricando la pistola. Ta-tlac. Via la sicura. Il dottore glielo aveva spiegato : se con le donne non aveva avuto più succeso, se non gli si rizzava più, questo era dovuto solo e soltanto al suo naso. La sua disfunzione era causata dallo sconforto perenne che l'incidente gli aveva provocato. Era depresso cronico : cosi aveva detto il dottore. Dentro i proiettili, uno alla volta. Adorava quella vecchia Garrett che aveva acquistato clandestinamente. Il naso era la causa di tutto. Cosi' piegato a destra, cosi' storto, cosi' deforme. Tlac. La pistola era pronta.
Inoltre, i suoi piedi non l'avevano tradito. Era arrivato nel posto giusto, anche senza guardare dove metteva quelle papere con le scarpe : davanti alla casa di suo cugino Matteo. Un monolocale : finalmente si era deciso ad andare a vivere da solo. Non aveva perso il vizio del piano terra però; finestre sulla strada, un vero problema tutta quella visibilità.
Antonio si era pregustato mille volte quella scena : lui che appare dalla finestra, bello, maschio, un Bronzo di Riace, ma armato. Matteo che ignaro sta affettando l'arrosto, inabile, tagliuzzandosi tutte le manine. Matteo che tutto d'un tratto si volta per aprire il lavandino, e lo vede, dietro la finestra, con la luce gialla della stanza ad attenuare il riflesso. Dopo tanti anni all'improvviso lo rivede, potrebbe parlargli, spiegargli, ma lui ha una Garrett in mano puntata all'altezza della sua testa. Nessun sorriso, nessuna parola : solo il naso storto e il rumore dello sparo.
Bang.
La vetrata si rompe in mille pezzi. Il cugino minore che cade come corpo morto cade.
Antonio si allontana con discrezione, getta l'arma in un cestino, e prende il cellulare.
" Pronto, parlo con i signori chirurghi ? Ho cambiato idea, ho deciso di farmi operare al naso " .
Finalmente sarebbe stato di nuovo bello, di nuovo dritto, di nuovo maschio.
Il Bell'Antonio pronto per la sua Bella Enrica, o quantomeno, per il suo Bel Marcellino.

mercoledì, settembre 16, 2009

giovedì, luglio 23, 2009

dell'amicizia

Nel quale si illustrano i perchè e i percome di come si arriva a capire le persone, e di come alla fine le aspettative vengano sempre soddisfatte, anche se in modi poco chiari. Ragazzi, cosa ne pensate di me?

Due uomini si odiavano molto, ma che dico odiavano? Si odiarono sarebbe più corretto. è vero o no che avete pensato che ancora oggi questi due si odiassero? E chi ve lo ha mai detto? Siete forse giudici? Guardate la vostra trave prima di giudicare e piuttosto lamentatevi con me delle mie carenze circa la lingua italiana e delle carenze di quest'ultima, come vorrei ca'vesse l'aoristo.
Essi, a forza di stare davanti allo stesso televisore piuttosto che eleggendosi a fratelli per le affinità che li accomunavano diventarono amici, se cosi' si può dire. Ma mentre uno guardava filtrandola nella pazzia la sua vita futura in cerca, forse, di nuove persone da contagiare con la sua apparente tranquillità, l'altro covava, ma credo senza rancore, ancora qualche dubbio sull'altro e sugli effetti che esso aveva avuto sulla propria vita. Una piccola caverna piena di pagine stropicciate della gazzetta e di tubi di patatine vuoti? Un elegante attico pieno di silenziose attrattive accattivanti troppo biondo e bianco e pulito per non essere interiormente macchiato dalla brama di peccare sapendo di peccare, e di peccare facendo peccare anche gli altri?
E' quindi visibile con queste facili metafore il cuore della gente? La casa interiore dove le anime altrui trascorrono ore di contemplazione nell'amicizia.
Scrivi tuo nome suo nome.
Matteo, la vostra storia è una portiera aperta. Eduardo ha bisogno di avventura.
La vostra affinità è il 37 percento.

lunedì, luglio 20, 2009

Parte terza : non c'è trucco, non c'è inganno

Otto anni dopo...

Era mattina, quasi ora di pranzo. Il mago era in camera, fra le sue cianfrusaglie adorate : conigli di peluche, mazzi di carte, tube colorate. Stava preparando gli arnesi per la sera : era in programma lo spettacolo di magia sopra la Fortezza.
" Gabrieleeeeeeeeee, a' Gabbriiiiii " - una voce proveniente dal piano terra aveva spezzato quell'incantesimo.
Il mago decise di ignorare il richiamo, era troppo indaffarato per scendere e vedere cosa stava accadendo. Era un giorno imprtante : quel pomeriggio sarebbe uscito con quella ragazza carina, e poi alla sera ci sarebbe stata l'esibizione della sua consacrazione, lo show di magia che lo avrebbe lanciato finalmente nel mondo dello spettacolo. Non poteva fallire. Il mago lo sapeva: quella era la sua ultima occasione, il suo ultimo treno. Del resto non poteva fare il prestigiatore a bassi livelli a trent anni compiuti, la regola era chiara : una volta arrivati alla soglia dei trenta si doveva diventare Maghi con la M maiuscola.
" Ma Gabri, cucciolo caro! Ascolta a' mammà tua, scendi a mangiare che altrimenti la pasta si fredda " - disse più dolcemente sua madre, che aveva salito metà rampa di scale per farsi sentire dal figlio.
Da domani tutto sarebbe stato diverso : " tanto per cominciare - disse fra sè e sè mentre scendeva le scale accondiscendente - da domani vado a vivere da solo ".

*

Il mago era vestito come un pinguino, emozionato, gli sudavano le mani, e forse, senza tutti quei capelli ricci raccolti in una lunga coda dietro la testa, sarebbe potuto anche non essere considerato brutto agli occhi della gente comune. Alto, dinoccolato, era arrivato nel luogo prefissato con cinque minuti di anticipo : piazza del palmeto. "Che luogo di merda per il primo appuntamento " - aveva pensato quando lei glielo aveva proposto, ma non aveva neanche provato a contraddirla.
Enrica arrivò all'appuntamento in perfetto orario, e gli abbozzò un grazioso sorriso, avendolo intravisto da lontano : ma fu in quel momento che gli eventi rapidamente degenerarono.
" Ma tu sei una persona gentile! Ma lo sai che, pensandoci bene, ti ho visto l'altro giorno? " - gridò con voce nasale un ragazzo che indossava un casco integrale nero e se ne stava seduto su un motorino a pochi metri di distanza. La risposta di Gabriele, pensando alla sua recente conduzione del fortunato programma "Cozze bitorzolute a merenda", fu istintiva : " dove? in televisione? " - e nel frattempo una piccola folla di quattro o cinque ragazzi si era fermata incuriosita.
" No, dal fruttivendolo sotto casa mia parruccone coglione, ahahahahahha! Fatti una magia alla faccia cosi magari puoi rimettere gli specchi a casa " - e il gruppo di ragazzi rise fragorosamente alla battuta offensiva del centauro, che appena finito di parlare girò la chiave e spari' insieme alla sua voce nasale.
Fu in quel momento che Gabriele capi' , vedendo Enrica imbarazzata allontanarsi nella direzione opposta a lui, che non sarebbe mai diventato un Mago con la M maiuscola, e che, al massimo, nel suo futuro ci sarebbe potuta essere la conduzione di un' edizione di miss soleluna.
Questo accadeva nella piazza, mentre poco distante un Antonio visibilmente soddisfatto scendeva dalla moto, si sfilava il casco integrale e scambiava un fragoroso cinque con il cugino Marcellino.
Quel mago non avrebbe mai più contagiato la loro bella Enrica. (...)

venerdì, luglio 17, 2009

non si dà buca agli amici

Nel quale si illustrano i motivi e i modi per cui e con cui si da buca agli amici, nonchè le scuse che vengono poi presentate. Segue un'illogica seconda portata di stampo faceto, a concludere tirata morale, caffè e cordiale.

Lo guardo a lungo quel cellulare, lo schermo verdino con i suoi caratteri neri e grossolani mi riporta indietro nel tempo. Quante cose abbiamo fatto insieme, prima che ti spegnesse l'acqua della pioggia, come un pompiere paranoico che vede il fuoco anche dove non c'è. Quante cose abbiamo fatto insieme, quante volte abbiamo dato buca agli amici.
Ero li', incerto se dirgli che non sarei venuto, o che non sarei andato, che sarei stato libero per poco e che quindi preferivo restare al calduccio piuttosto che stare in giro pochissimo, e tu mi sei venuto incontro, con i tuoi modi garbati e distaccati proponevi la scusa della lontananza e dell'impossibilità tra due persone di comunicare a grande distanza. Quante volte mi hai aiutato anche solo col tuo silenzio che no, non andava comprato, ma bastava spegnerti. E tu, nel sonno dei tuoi circuiti, attaccato come al seno materno ad un piccolo trasformatore, saresti stato piacevolmente colluso alle mie inadempienze di amicizia. Eravamo amici io e te, mentre in modo non poi cosi' imperdonabile, ero un pò meno amico di chi richiedeva la mia presenza. E poi diciamocelo, da buco a culo il passo è breve, sia con l'alfabeto che con la ragione. Se dai buca non dai il culo, e se dai il culo un buco lo dai, ma è un culo di mulo, un culo sporco, disponibile ma tremendo, un culo amico, che si avvicina solo per permetterti di capire quanto faresti bene a declinare il tuo stesso invito.
In definitiva? Non si dà buca agli amici o per lo meno trovatevi una scusa decente.

giovedì, luglio 16, 2009

Parte seconda : i cugini di Campania

Diciassette anni prima...

Antonio correva nei prati, spensierato, cercando di raggiungere quella sottile linea che nascondeva l'orizzonte. Era davvero felice, ma era un marmocchio idiota. Infatti, aveva corso troppo, finendo per distaccare i suoi cugini, sagome lontane nei prati gialli campani.
Decise allora di cominciare a provocarli, sperando che per menarlo lo raggiungessero in fretta, ma Marcellino e Rodrizio erano ancora troppo distanti, e il fischio del vento copriva le offese di Antonio. Marcellino era un bambino esile, degno di un campo di concentramento, nonostante avesse sul groppone qualche anno di più : il diminutivo, quindi, non era casuale. Rodrizio e Marcellino non erano cugini, avevano solo un cugino col naso storto in comune, e per questo non avevano mai avuto remore ad odiarsi profondamente. Rodrizio del resto, il più giovane dei tre, doveva subire ad ogni ricorrenza le angherie dei cugini più grandicelli, e il suo rancore montava col passare degli anni, cresceva e cresceva. " Tu vivi in una grotta chiamata Rancore, Rodrizio " - gli avrebbe confermato in uno strip club un giovane irreprensibile, travestito da zingara, leggendogli la mano in quella che, fuori dal locale, poteva considerarsi una bella giornata di luglio. L'unico motivo che lo spingeva ad andare a giocare coi cugini era lei : la Sirena che ogni volta lo salvava dai tranelli di quei piccoli infami, la sorella di Marcellino. Enrica, oh Enrica. Enrica la regina del celebrità, di cui tutti e tre i giovani erano segretamente innamorati. Enrica bella e magnifica senza un'età, bella e magnifica senza pietà.
La cruda realtà : finalmente i tre si erano ricongiunti, quando Antonio inciampò in qualcosa nascosto nell'erba alta. Era un groviglio di corpi nudi. Rodrizio si copri' il viso con le mani : mai aveva veduto prima una donna ignuda ; Marcellino diventò più pallido di quanto già era ; Antonio fu quello che ebbe il coraggio di parlare per primo : " ciao Enrica, ma che belle mutande " .
" Non sono mie, sono di Babatunde ". Fu a quel punto che il negro, chiamato in causa, raccolse gli slip e tolse le tende, gettandosi a correre fra i girasoli, mentre un soave canto Gospel si intonava nei campi. (...)

martedì, luglio 14, 2009

Parte prima : se io se lei

La prostituta ci stava dando dentro come una cavalla.
Lui, il cliente, era rosso come un peperone, il corpo grasso sgusciava come un' anguilla agitata, i suoi baffoni neri seguivano il ritmo delle smorfie del viso deformato dal piacere, e dalla tribolazione. Lei, la donna di fatica, lo denigrava, apparentemente con il suo benestare : " armeggione, intrallazzatore, ti piace godere eh? Ti piace godere di me in questa casta alcova? "
" Non erano queste le consegne - la interruppe Antonio - non dovete dire una parola, dovete stare in religioso silenzio " . Però niente in quella stanza, neppure il silenzio, poteva essere ritenuto religioso.
" 'A capa 'e sotta fa. Perdere 'a capa a capa 'e còppa "- a quanto pare, nonostante le ostilità non fossero state ancora dichiarate concluse, il grassone aveva conservato la forza di parlare.
Il naso storto di Antonio, dalla stizza, sembrava ancora più piegato a destra : " Io vi pago per questa buffonata, ve lo ricordate? " . Il giovane si alzò dalla sedia e prese per il mento la mignotta e la tirò via dal letto, e lei non sembrò dispiaciuta di essere staccata dal corpo del grassone umidiccio. " Aggio capito...nun te si aiza o' pesiello, ah-ha! E' questo o' problema allora, per questo vuoi guardare" - disse la donna, e Antonio la schiaffeggiò a mano tesa.
Non si sentiva cosi' maschio da ormai molto, molto tempo (...)

martedì, luglio 07, 2009

Vol. I n°3. Considerazioni orecchiabili sull' opera di Gauguin "nevermore"

Chapeau...

Diversi individui, nella storia, hanno sentito il bisogno di tradurre ti amo in altre lingue; tralasciando l'elencazione degli scopi che hanno suscitato in molti questo desiderio, esprimo una sola considerazione di carattere generale: cretini. O porci missionari spagnuoli in vacanza nelle Indie.
In realtà l' idea della traduzione, di per sè infantile, cela degli spunti interessanti: questo soprattutto nel caso in cui la parola in questione sia intraducibile. In questi casi potremmo trovarci di fronte ad una di quelle parole speciali che sono la diretta emanazione dello spirito del popolo considerato, che ne so: Führer, colf o badante, carcadè, coca-cola, sorbetto (specialità della Tailandia).

Oppure nevermore.

Mai più. Quante volte abbiamo dovuto giurare da piccoli di non farlo più?
Con una bassa percentuale di possibilità di essere contestato (i lettori che omaggiamo con la nostra raffinata scrittura sono un esiguo manipolo), o smentito, posso affermare che l' idea del mai più, da intendersi nei termini della puerile lagnanza non lo faccio più, è un orrible componente dello spirito dei popoli che nel tempo si sono affidati alla morale della Chiesa.

Critica e embarrassment di Gauguin

In Polinesia no, non esisteva il mai più, e allora bisognava portarcelo, bisognava portare l' ipocrisia del pentimento a giustificare il peccato. Bisognava portare il peccato. Perchè senza il peccato non potevano esistere le prostitute, e senza il mai più, i peccatori. Ed ecco che il nostro grande Gauguin, ammiratore ed esperto dell' esotico, si rivela incapace di rinunciare al suo bagaglio inconscio di Europa e scrive "mai più" sulla tela che lo ritrae mentre salda il debito contratto con una polinesiana a pagamento.

Ora mi sorge un dubbio, alla luce di recenti avvenimenti, e se quel mai più si fosse riferito non all' atto di andare a puttane nel suo insieme, ma al mero pagamento?
L' etichetta ci impone di non parlare di Berlusconi.

sabato, luglio 04, 2009

primum, deinde

Fece un passo innanzi e tutto il corpo lo segui' nel centro della stanza.
"Io so il tuo nome, ed il tuo, ed anche il tuo!"
I tre, immobili ed improvvisamente vergognatisi di quello che stavano facendo rispettivamente si misero a tacere, si alzarono in piedi e si slacciarono le bretelle con un unico, perfetto, colpo di pollice.
Zio Peperone riprese il suo discorso: "So il vostro nome, e dunque vi posseggo. Perchè di vero in voi è soltanto il nome, e possedendolo posseggo voi e l'anima vostra."
Baro gridò "Un attimo! Un attimo soltanto!" e cosi' dicendo caracollava tra le selle inumidite dalla schiuma delle cavalcature e le stoffe di lana di lama che con i bauli riempivano il poco spazio tra i quattro lettini. La telecamera inquadra dall'alto le mani di Baro che adagiano febbrili un quarantacinque giri sul giradischi...in un attimo la stanza si riempie di Give Me The Night.
"Ma non voglio rendervi martiri o schiavi o soldati, benchè sia in mio potere, voglio soltanto conoscere e conoscere soltanto: in segno di buonafede, per augurarci ogni bene in questa avventura, voglio donarvi il mio nome, sicchè voi possiate disporne"
"E noi ti chiameremo Zio Peperone" risposero i tre all'unisono, mentre nella sierra maturavano i fichi.

Vol. I n°2. Notturno, in attesa delle riflessioni sul never more

Nella nostra passeggiata, per i sentieri della pornografia che conducono all' arte, ci siamo imbattuti in Guido Ceronetti, nella sua "la pornodiva".

LA PORNODIVA

Sono una pornodiva,
Pagata in pornolire
lavoro otto pornore
In piedi o a pornoletto
Per divertirmi suono
La pornopiva.
In una pornomansarda
vicino al pornoduomo
Ho due pornostanzette
Dove mi faccio al porno
Due pornocrocchette.
Apprezzo la pornocucina
Mi piacciono le pornoletture
Amo la pornogente
Scivo a mano le pornolettere
Ho una bella pornobambina
che sta con la pornonna
E' brava alla pornoscuola
Si prepara alla pornocresima
Nella parrocchia di Santa Pornina.
Oggi ho la pornocrania
Già ho preso una pornopirina
Nessuna voglia ho di pornare
Sul solito pornoset
Ma con una pornofonata
Mi hanno pornovocata
D' urgenza per le set.
Passo dal pornobar
Fumo due pornoboro
Salgo sul pornobus
Fino a Porta Pornobaldi.
Giro una pornoscena
Con la Pornuccia e la Pornella
Una gita in Pornogallo
Da farsi a San Pornestro
Ci fa tutti un po' sognare
Noi del club di via Pornova
Mentre mangiamo pornopizza
In una pornozzeria...

Aiuto! Presto, una pornoambulanza!
Ho preso troppi pornoturici!
Quattro o cinque Pornutal...
Ma non è poi gran male
Andrò su tutti i pornali!
Dì, fa notizia una pornodiva
Qui sola e triste, più morta che viva?

venerdì, luglio 03, 2009

sono ottime con la maionese

E la città era grande, e grandi erano le sue porte e le luci che l'addobbavano di multicolore giovinezza. Era ovunque grande grandezza tanto che quella degli uomini sembrava introvabile, come se per contrasto i grandi animi le grandi virtù ed i grandi cuori non se la fossero sentita di proliferare. Entrò nel quartiere che dava sul porto e di qui entrò in una via parallela, sconosciuta ai turisti, su cui si affacciava la taverna in cui aveva deciso di trascorrere la notte, il suo nome era "La Proroga Della Piroga". Arrivato nella sua stanza la trovò occupata da altri tre avventori, due di loro stavano discutendo.
"Io, capisci quello che ho pensato? Un albero maestro. Con la lavagnetta ed il gesso e magari una bacchetta ricavata da uno studente somaro. Si! Che goduria, magari un melo sarebbe lui si, eccolo, quasi lo vedo, come velato d'ottone e saliva: l'Albero Professore, il maestro di frondose fronde!le fresche frasche di"
"Irreprensibile calmati, mangia una prugna...le prugne sono buone...ti piacciono...ti fanno cagare..."
Mentre il più sgambato, che si chiamava Rodrizio, cercava di far inghiottire alcune prugne all'illuminato oratore, giunse sonora e nasale la voce del terzo, che fingeva di parlare nel sonno:
"O ti piacciono o ti fanno cagare, o ti piacciono o ti fanno cagare, o ti piacciono o ti fanno cagare o ti..."
e tra le coperte lercie si agitava come un ossesso continuando la sua cantilena sempre più forte: "O TI PIACCIONO O TI FANNO CAGARE!"
Il suo nome era Baro.
E Zio Peperone, che ancora per pochi minuti non si chiamava ancora cosi', capi' che in quella stanza avrebbe preso forma il suo avvenire...

sabato, giugno 20, 2009

l'accumulazione come figura retorica

...e lui, che aveva capito male, restò sulla montagna per tre anni.
Fu cosi' che per la prima volta, l'Incertezza approdò sulle sponde granitiche ed opache del suo pensiero adolescente e chiese: quale è stata la tua colpa per tutto questo?
Zio Peperone osservò il freddo della montagna e l'infertilità della roccia e disse "della mia colpa sa il guanto toccato senza permesso"
Comparve allora l'Irrequietezza, tingendo di miraggi gli orizzonti della sincerità del suo pensiero e domandò: tu espii già la tua pena nella lontananza da casa e guardati, sei solo un bambino, prendi questi tuoi piedi e monda le tue colpe là dove il tempo è più mite e la terra reca frutto.
Egli scrutò ancora una volta l'impenetrabilità della montagna e l'incomunicabile alienità della roccia e rispose all'Irrequietezza: "fui imputato e non giudice, accetto la pena in tutte le sue forme cosi' come accetto la legge di natura"
E l'Incertezza e l'Irrequietezza ritornarono da dove erano venute, contente soltanto del fatto che le loro domande avevano generato una risposta.
Ma venne un terzo visitatore che pose a Zio Peperone una terza domanda, a cui questo non seppe dare risposta diversa dallo scendere a valle quella stessa sera...