L'età dei nostri genitori
Profumi di sospiri
Le furbizie
Svelate
L'età dei nostri genitori
Nostri gesti non più nostri
Interpretati in si bemolle
Chi cazzo ha parlato?
L'età dei nostri genitori
Come non averci mai pensato
Ora però ci pensi
Ci pensi
La ricerca del toro
L'età dei nostri genitori
Profumi di sospiri
Le furbizie
Svelate
L'età dei nostri genitori
Nostri gesti non più nostri
Interpretati in si bemolle
Chi cazzo ha parlato?
L'età dei nostri genitori
Come non averci mai pensato
Ora però ci pensi
Ci pensi
Scopami per terra, come meglio ti riesce, nel tempo che ci rimane.
E se nel futuro non ci saranno più pavimenti né scope tu trova il modo, scopa il modo, coniando nuovi significati. Me li voglio coniare tutti, questi nuovi significati.
Non c'è valuta migliore di quella che non posso accettare, né stimolo più accettabile di quello che so di non comprendere, ancora.
È possibile che "ancora" sia la mia parola italiana preferita, magari anche la prima che ho detto, certamente quella che ho ripetuto più spesso.
Non mi sono ancora rotto i coglioni, del tutto.
Anche "tutto" è decisamente valida. Tutto mi è sempre suonato come un palindromo, sebbene tutto non lo sia. Ancora e tutto sono ancora insieme nella mia mente, come due vecchi amici che si incontrano, dopo tutto questo tempo. Sempre.
Tutto e ancora, come li ho lasciati; tutto è ancora come lo abbiamo lasciato. Vorrei poter dare tutta la concretezza di cui dispongo al futuro, ma mi accorgo di non averne, o almeno di non averne ancora, servirebbe un'ancora con cui fermarsi e raccoglierne. Raccoglierne almeno un po', mica tutta, perché tutto non lo posso sopportare, anche se lo adoro, mentre ancora una possibilità ce l'ha.
È aprile, apro la finestra sul cortile. Sospiro, hai mai sognato di avere le corna come Spyro? Entra un profumo di glicine: di glitch, ce n'è.
Dovevamo fare i rappusi, raccoglierci nudi nei nostri soprusi. Ma invece no, niente è stato come era stato immaginato e ad aprile, apro la finestra sul cortile. La fine non è una cosa che si apre ma la finestra sì, come la porta e il portone. Il porto è una cosa che non si apre. La stupidità umana come risposta al più difficile dei koan: il suono di una sola mano è come il vuoto della mente di un perfetto imbecille.
Ma gli animali non sono mai stupidi. Le macchinette delle merendine non rilasciano mai scontrino fiscale. Una manina lava l'altra è una espressione raccapricciante. Siamo un'era in cui la risposta alle nostre domande può essere trovata, mentre la ragione delle nostre domande non sempre. Gli animali non sono mai stupidi, ricordalo.
Sento il profumo del glicine, il rumore dei nemici, l'aria di casa, il boato della vittoria, il sapore delle fragole, il rinascimento del rinascimento: il rinascimento al quadrato, al cubo. All'ennesima potenza, in provincia.
Sento che ci stiamo avvicinando a qualcosa, il tanfo di svolta - la svolta del tango? - comincia a farsi sentire. Sento che siamo in un territorio inesplorato. È il solito territorio, sporco e usato, ma stasera mi sembra nuovo. Stiamo portando qualcosa alla luce. Ai diodi l'ardua sentenza. Anzi, al loro dio! Inchinatevi, inchinatevi di fronte alla potenza delle parole, in Basilicata, dove ogni cosa può essere salvezza e dannazione, disperazione e riso.
Come abbiamo fatto a chiamare il sostantivo del buonumore come il principe dei cereali? Siamo dei cazzoni di geni.
Caro Babbo Natale,
quest'anno vorrei che internet tornasse ad essere un sogno bagnato. Una coperta fradicia di umori sotto cui cercare tesori nascosti, collane di pensieri, testi proibiti e mistici consigli irrisolti, per sempre, nel buio di un forum senza più alcuna risposta dal 2003.
Caro Babbo Natale,
sento i tuoi elfi sospirare: che palle, ogni anno qualcuno deve per forza compiere quasi quarant'anni e tutta la truppa deve sorbirsi lettere su lettere in cui si desidera il ritorno a vent'anni prima. Anno più, anno meno, sono sempre vent'anni prima. Ogni generazione ha la sua nostalgia, l'unica cosa a non cambiare è quell'intervallo: sono sempre vent'anni.
Caro Babbo Natale,
ridacci internet. Cosa ti costa? The internet is for porn, te la ricordi? Era un potenziale inespresso internet, allora. Mica la cloaca di adesso. Era una cloaca, sì, ma soprattutto in potenza. Pensate a quante cose avremmo potuto fare e non fare, con internet. Beh, le abbiamo fatte, e ci hanno tutte appagato come coiti interrotti.
Caro Babbo Natale,
se non ci ridai internet, sarò costretto a riprenderlo con la forza; a ricostruirlo, con la forza. Aprirò un blog e ci scriverò umoristici oroscopi di fine anno in italiano. Il tipo di cose che non leggono neanche le demenze organiche, figuriamoci quelle artificiali.
Caro Babbo Natale,
obiettare che internet ci sia ancora, che sia lì, che esistesse già prima di vent'anni fa...non serve a nulla. Internet era una guida per il mondo. Una stele di Rosetta incompleta su cui ogni tanto, come per magia e con il lampo di un fulmine a 56 kbps, potevi trovare qualcosa non solo di comprensibile, ma che si incastrasse perfettamente con i bisogni inespressi della tua anima. Un nuovo continente, artificiale eppure da scoprire.
Caro Babbo Natale,
internet oggi non è più internet, internet è la vita. Non è più un modo di interpretare il reale, è diventato un modo di viverlo. Un tempo si pensava che Second Life avrebbe soppiantato la vita nel reale, oggi invece il reale si è sdoppiato in una seconda vita per specchiare la prima. Che due palle dai. È come se le suore a scuola avessero preso il pallone e ci fossero venute a sfidare al campetto. Le suore devono fare le suore, su, devono essere responsabili e sbuffare trasognate ripensando a venti, o forse quaranta anni prima, quando anche loro erano bambine. Che divertimento da bambini è il nostro, senza degli adulti che ne siano esclusi?
Caro Babbo Natale,
nella tua infinita saggezza, mi consigli di andare per funghi, di darmi al birdwatching, di ammirare le nuvole o le stelle. Trovarmi uno di quegli hobby di ricerca nella natura che mi facciano ritornare a quello stato di segugio del web, perso in un attento vagabondare, sebbene nel reale. Caro Babbo Natale, sono io che scrivo a te: non il contrario. Fatti i cazzi tuoi, che campi cent'anni. Ascolta.
Caro Babbo Natale,
non mi lasci altra scelta.
Per i nati nel segno del diplodoco
Il tempo sembra sempre poco. Tutta questa nostalgia non viene dal fatto che il vostro nome significhi doppio fascio, è che avete dei complessi perché nessuno dei bambini vi elegge mai a preferiti. La competizione del brontosauro è spietata, ma voi resistete: un giorno arriveremo anche ad interessarci dell'ipotesi che aveste delle piume, ma non questa settimana, magari la prossima, o quella dopo...
Per i nati sotto al segno della susina
La prugna è sincera, la prugna è carina. La prugna è compagna, la prugna è succosa, la prugna è gentile, la prugna è tenebrosa. La prugna è puerile? E chi lo sa? C'è sempre una prugna, di qua o di là.
Per la costellazione adriatica
Sarà un'annata statica.
Per i nati sotto gli auspici degli Ittiti
Che dire: siete sfavoriti. Che idea del belino, che gusto dimmerda, che rabbia che ira che furia tremenda: mi vien da cacciare, che pena, che orrore, è un segno del cazzo, non sento sollazzo. Non rido, non godo, non provo piacere, sti segni mi fanno sul cesso sedere. A che pro questa agonia? Saltiamo gli Ittiti, e andiamo via.
Per gli amici della platessa
La musica è sempre la stessa: venduti, merdacce, servi dei forti. Avrete ogni bene da questo nuovo anno, ma non sarete rispettati dai vostri pari. Ci credo: avete comprato i favori di Giove e Urano come siete soliti fare da oltre vent'anni...ma cambierà la musica...
Per i termosifoni, gli astri sono buoni.
Ai bidelli, sorridono di Saturno gli anelli.
Per i nati sotto al segno della Spia Poeta: nessuna rima, neanche mezza. Ci siete già caduti dentro, da piccoli. Solo una corretta, arida, imperscrutabile punteggiatura.
Per le amiche e gli amici del segno dei segni, continuiamo a non capirci: forse dovreste imparare il linguaggio dei segni.
Per coloro protetti dal segno della televendita
Vi auguro un bellissimo anno, ma solo a livello personale. Purtroppo per voi il resto del cielo è concorde nel considerarvi ormai estinti. So che non è così: combattete con tutto il vostro cuore. Parola di Roberto Mastrota.
Per il segno del mirtillo
Ogni ricordo è un cavillo.
Per il segno del cavillo
Ip ip urrà!
Non dite che la parola scritta è morta.
La parola era già morta da tempo, abbiamo persino dovuto bruciare Alessandria per ritrovare qualcosa da dire: non dite cose non vere.
Giace. Questo è vero. Come crine dimenticato sulla neve.
Mi appisolo guardando l'interno delle mie palpebre. Caldo sole che non c'è, immaginato sulla pelle. Il cubismo dei sensi come vero senso del cubismo. Rappresentare per non dover più rappresentare: che fare? Distruggere. Distruggere per non vedere mai più i volti dei santi, degli antichi, il volto di dio. Distruggere per rivivere le rivelazioni.
Dimenticare è umano. Umanizzare è umano. Ho sempre pensato che i pensieri più belli fossero quelli di cui si sono perse le tracce ed immagino sia lo stesso anche per i pensieri delle civiltà. E mi sovviene l'ira del faraone: probabilmente gli antichi egizi avevano un'ottima memoria. Di fronte a chi abbia vissuto sufficientemente a lungo, il presente deve essere estremamente frustrante: quante cose sono già successe uguali a loro stesse nel corso della storia, producendo risultati infinitamente diversi. Meetic sembrava una barzelletta, Tinder è leggenda. Quanti popoli verranno eletti da dio prima che qualcuno lo sia davvero?
Il passato indietreggia, mentre noi cerchiamo di risolvere un futuro già avvenuto.
I fiori sono ciechi. Va bene, avranno altri cazzo di sensi per cui percepiscono lo spazio intorno a loro, ma nella concezione umana i fiori sono ciechi. Se immaginano qualcosa, non immaginano certo che il resto degli attori del reale veda o possa vedere. Ciechi ma non invisibili, come i bambini quando non hanno ancora imparato a nascondersi. Chissà quante parti del nostro essere splendono di una luce che non possiamo vedere.
Chissà se la nostra generazione farà mai niente di nuovo. Distruggere per ricostruire, costruire per sparire sempre di più, crescere per diventare sempre più lievi.
Sono le ultime luci dell'alba, è mercoledì. Il caffè cade nella tazzina e lui se lo porta alle labbra. Lo beve così: incandescente. Pessima idea. Lo beve come una medicina e a ben pensarci nemmeno sa perché lo beva. Fare cose di cui non conosciamo la ragione è una pessima idea.
Chissà che anno è, che mese è, su cosa affaccia la finestra che studia mentre i tessuti del suo esofago si contorcono di dolore cocente.
Forse affaccia sul nulla. O forse su un cortile interno pieno di biciclette arrugginite e piante grasse. Magari piove, ma lui non se ne accorge: non sente il rumore, non vede i vetri, non c'è vento. Ogni finestra che non apri si trasforma in specchio. Ed è difficile guardarsi in uno specchio che non riflette nulla se non la tua abitudine a ignorare il mondo. Anche il dolore si abitua, come un animale da compagnia troppo silenzioso: smette di chiedere attenzione, ma non per questo smette di esserci. Almeno finché non decide di andarsene.
Un peto squarcia il silenzio.
Ma non è un peto: è uno sparo.
Fausto il ciccione alza lo sguardo, cercando di trovare con gli occhi il rumore che ha sentito.
Le lenzuola del quarto piano dirimpetto si tingono di gocce di pioggia rosse, che cadono irregolari dal balcone di sopra. C'è una figura accasciata sul davanzale, che rovescia sangue sulle lenzuola come sul cortile, con i capelli lunghi e grigi accrocchiati come un mazzo di erbe aromatiche secche.
- e quella che cazzo fa...?
Mormora Fausto il ciccione, posando la tazzina senza accorgersi che sia in bilico sul bordo del tavolo, così che questa cade rovinosamente, inondando la cucina di cocci e fondi di caffè.
Sviro salta miagolando furioso, deciso una volta per tutte a lasciare quella casa e Fausto il ciccione al loro lurido destino. Scivola tra le inferriate, salta sull'insegna del ferramenta e sparisce in via della cenere: non tornerà mai più.
Mi sono accorto che il futuro è una roba che ti fa due palle così. È tutta un'inutile attesa. Come una sega fatta coi piedi da Achab. Scusate se sono scurrile ma è l'unico modo che ho per distinguermi da ChatGPT.
Si capiva che il futuro sarebbe stato una merda sin da quando i correttori automatici hanno cominciato a segnare i congiuntivi come errori. Dico io: e se fosse così che uno volesse esprimersi? No, il dubbio non piace agli azionisti. Via tutte le incertezze e avanti con le carezze, caro Achab.
Non intendo nemmeno continuare con questa metafora del Moby Dick. È il tipo di cose che lo fa rizzare all'IA. Bisogna cambiare tutto, affermare che ci attende un luminoso futuro. Che il futuro è quella cosa che più mi arrapa. Quando penso a domani, non so dove mettere le mani.
Ogni tanto sarebbe opportuno anche buttarci dentro un'emoji. È la classica cosa che una IA non farebbe mai, per paura di essere scoperta. Sono convinto che durante le prime demo, quando il giocattolo era ancora in via di perfezionamento, a rispondere ci fosse qualche smanettone dall'altra parte della tastiera. Questo significherebbe che ci sono persone al mondo che non passano il test di Turing.
Turing era un frocio. Bisogna dirlo, perché nominarlo ti mette a rischio di essere una IA, ma dire che era un frocio ti mette dalla parte dei cattivi. Che per definizione sono organici. Intelligenti, da vedere.
Piove. Mentre piove penso che ormai non piove più. Come la guerra, il crollo del mercato azionario, la febbre in età scolare, i treni in ritardo e le donne promiscue. C'è una cosa che vorrei dire sulla cultura calvinista ma non ne ho la forza. Non conosco abbastanza il tema.
"Blood in the streets!". Mi ripete, ma l'enfasi del punto esclamativo è tutta nella citazione e non nella sua voce. Guarda il corso pieno di gente a passeggio: bambini che giocano, gente che mangia il gelato, qualcuno - del tutto occasionalmente - lavora. Lui il sangue nelle strade lo ha visto, certo non era il suo o quello dei suoi cari, era sangue figurato, ma lo ha visto. Adesso forse vorrebbe ritornare a quel fiume rosso, avere più coraggio - magari giusto un poco di più - e mettere un'altra posta sul nero. Soldi, libbra di carne, il proprio futuro. Cosa cambia? Il trillo di Duolinguo mi distrae, ricordandomi della morte del gufo Duo. Pace all'anima sua. In futuro andremo ai funerali delle mode. Sarà l'unico modo di conciliare i nostri rimuginamenti da vecchi europei col turbocapitalconfucianesimo che verrà. Brucia l'incenso per le app che sono state ed accendi una candela verde per il pacchetto azionario. Cheti Perri andrà nello spazio, che strazio.
"Blood in the streets!". Mi ripete, ma l'enfasi del punto esclamativo è tutta nella citazione e non nella sua voce. Sono diventato ciò che avevo giurato di distruggere: adesso anche io mi ripeto per rimarcare i concetti. La versione Ghibli di me stesso? Mi butto nel cesso 😩.
Du haut de son canapé, il contemple le monde,
Rempli d'envie, la colère l'inonde.Sono anni che non accendo più un fuoco e sappiamo tutti che le grigliate non contano. Non contano i caminetti, i fiammiferi e gli zampironi.
Questa melanconia per le onnivore fiamme risiede in una parte di me che curo meticolosamente, in cui mi ritrovo spesso, una delle poche parti dell'anima che riordino e sistemo come uno di quegli uccelli che compone nidi meravigliosi, bacchetto dopo bacchetto. Stupendi manufatti realizzati con strumenti imprecisi e poco efficienti.
La osservo come un giardino segreto, la contemplo come un quadro ricco di mimetici significati. Forse lo guardo semplicemente come un fuoco, beandomi del calore del suo ricordo-desiderio. Mi abbronzo con questo piccolo sole di plasma che si scuote e balla bruciando di immaginazione. Poi giro su me stesso, cercando nell'oscurità il prossimo pezzo di legna da dargli in pasto.
Mentre la luce va e viene, penso a cosa mi conviene. Il suono delle stelle mi riporta a guardare il cielo: è ora di comporre gli ennesimi dodici segni.
Per i nati sotto al segno del cipollotto, tra il porro maggiore e lo scalogno minore, sarà un anno al dettaglio. Attenti solo a non tagliarvi o farete piangere tutti con voi.
Per coloro cui sorride la costellazione della spugna abrasiva, sarà un'esperienza eversiva. Preparate una manovra evasiva, possibilmente tempestiva: il tempo fugge come una moto Cagiva.
Se siete nati sotto alle stelle del ritornello, sappiate che siete un artefatto ancora da comprendere. I ritornelli sono spariti dalle canzoni prima che gli si fosse trovata una definizione adeguata. Come disse il mio maestro di canto: "meglio se lasci perdere con il canto".
Per i nati sotto il segno del mercoledì, da distinguersi dai nati di mercoledì, sappiate c'è stato un periodo in cui anche Ligabue era cool, perché erano cool le sue canzoni. La cosa bella delle canzoni, a differenza degli artisti e proprio come certi mercoledì assolati e sfolgoranti, è che possono essere cool per sempre.
Per chi è nato sotto i buoni auspici dell'apparato riproduttivo, raccomandiamo di non sentirsi migliori degli altri: in fondo in fondo siamo tutti un po' di questo segno, che si parli di cazzetti o vulvette. Che segno buffo, che buonumore: vorremmo tutti un po' essere il vostro guilty pleasure a cui pensate prima di addormentarvi. Vedete quindi di non mangiare troppo pesante.
Triste parentesi per i nati sotto al segno dell'oroscopone di fine anno. Siete out, superati, desueti, obsoleti ma, soprattutto, non siete mai riusciti a farci ridere. Eppure, con il vostro caratterisco modo da guasconi, ci fate sempre tornare da voi. Sarà che ci dovete dei soldi? Ormai non ricordo più un cazzo.
Buon notizie per gli amici e le amiche del segno del cotechino, segno storico del nostro oroscopo: quest'anno finalmente Venere vi è prepuzio. No, non propizia, avete capito bene. Dai, siete già un segno storico, non potevamo anche portarvi dei buoni pronostici. Ci avrebbero accusato di favoritismi.
Per i nati sotto al segno del fosfato, un altro anno è passato.
Agli ultimi nati sotto al segno del T9, i migliori auguri da parte di tutta la redazione: non ne fanno più come voi. Oggi vi chiameremmo intelligenze artificiali ma ai vostri tempi vi incolpavamo dei peggiori delitti testuali, dai refusi ai lapsus freddolosi. Freddolosi? Volevo scrivere freudiani! E questa sarebbe l'innovazione, bella roba.
I segni dei colletti e dei maglioni sono stati fusi insieme nel segno dei coglioni per ragioni di budget. Se la cosa vi indispettisce siete proprio nati sotto alle stelle giuste.
Prospettive ambigue anche per i nati sotto al segno dei giochi da tavolo di tipo rompicapo in cui bisogna incastrare dei pezzi sagomati nella posizione corretta in modo da ricostruire un'immagine complessiva: non sempre vi verranno in mente le parole giuste, per cui dovrete sforzarvi un po' per comporre diversamente il significato che cercate, tipo un puzzle. Per fortuna l'italiano è la lingua delle perifrasi, quindi non avrete problemi.
Per i nati sotto al segno del quacquario, vi sentirete un po' ballo di gruppo e un po' vasca dei pesci. Ma state pure tranquilli: ogni papero lo sa, quindi basterà chiedere a loro.
IPiroga, cazzo di blog, compi diciotto anni.
Ora puoi bere fumare scopare e votare.
Tutti valori che nel tempo sono cambiati.
Tutte cose che tecnicamente non richiedono di avere diciotto anni per essere fatte. Sii sincera: hai bevuto?
Ho come l'impressione che ci sia una graduale presa di coscienza: che non capire un tubo di niente non sia un grande problema e che la dimensione del mondo ed il numero degli umani sia tale da impedirci di comprendere davvero ciò che succede a livello globale senza perdere qualcosa del nostro attuale ideale di umanità.
Mutatis mutandis.
Questo continuo utilizzo delle locuzioni dubitative tradisce probabilmente una certa propensione a rifiutare il rischio, forse considerando già sufficientemente incerta ed inconoscibile la realtà che ci circonda prima ancora di fare lo sforzo di provare a descriverla.
Spiare baldracche alla frontiera cambierà ancora significato in futuro. Mutatis mutandis, finiremo per non possedere più nulla. Assecondando la deriva assimmetrica del turbo-socio-capitalismo-feduale-antiresiliente, saranno i ricchi ad essere sempre i più virtuosi in quanto in grado di acquistare ogni servizio necessario senza dover possedere mai nulla.
Solo i poveri andranno in giro in auto di proprietà, tornando sempre alla stessa casa, avendo (formula odiosa, da prescrivere a breve: la neolingua dovrà presto trovare qualcosa di meglio) dei figli loro.
Credo che manchi poco al primo figlio corporativo. Il primo bambino con un genitore-azienda che cambierà tutori legali ad ogni rinnovamento del CdA. Prego voler giustificare, cordialmente, imperciocché...dichiaro l'Italiano una lingua morta. Vorrei scriverlo sui muri ma dovrei usare l'inglese. I genitori-aziende del futuro dovranno cambiare linguaggio e non solo in merito alla scelta dei termini. Fallito l'esperanto forse si tornerà al latino. Vi faccio io latino? L'impero romano colpisce ancora. Ecco perché tutti ci pensano così spesso. Sotto sotto l'Europa è fatta di nostalgici che fanno ancora il saluto romano.
Ipiroga, in diciotto anni non ho fatto che riempirti di cazzate. Non me ne pento. Non intendo nemmeno intonare un "purificami". Farcirsi di cazzate non è una cosa di cui vergognarsi. La reputo una sorta di rimedio contro il freddo abissale dello spazio profondo. Sì, come isolarsi dal freddo riempiendosi la giacca di carta di giornale: i giornali sono cose così insulse da essere nobilitati da un simile utilizzo. Sono fossili viventi, dinosauri smemorati che non ricordano di essersi estinti. Dodi.
Chiudo gli occhi per ritornare al 1997. Niente. Non un suono, non un sospiro, non un sapore: non ricordo nulla se non ho un telaio su cui ancorare questi ricordi. Molli e sgocciolanti come vestiti tirati fuori da una vecchia lavatrice che non centrifuga più tanto bene. Centripeta, centrifuga: che cazzo mi frega. Essere scurrili è l'ultima forma di resistenza di fronte ad un mondo che cambia in modi che comunque tutti hanno sempre e solo finto di capire, figuriamoci di accettare. Porca puftana, se mi parlano ancora una volta di inclusione mi escludo dal discorso. Cosa minchia pensiamo che sia l'inclusione? Ogni vita è una lotta per la morte degli altri.
Scriverò di nuovo qualcosa di romantico e positivista, ma non questa sera: hai diciotto anni ormai, datti una cazzo di svegliata.
Ci sono lingue in cui il futuro è collocato dietro di noi per meglio rappresentare il concetto di non poterlo vedere.
Megan Gayle professava che tutto fosse intorno a me e a questo punto non posso che pensare che si riferisse al futuro. Il passato sarebbe quindi dentro di me; penso anche di sapere da dove entri.
Mi perseguita l'idea che il passato possa essere un luogo fisico, uno spazio abitabile come quello in cui ci troviamo ma in cui le cose non succedono. Come un cacofonico volume di cenere. A ben pensarci, il passato non può che essere un luogo destinato ad aumentare. Anche l'universo si espande, da cui la domanda: viviamo forse nel passato?
Immagino che rinunciando all'idea di possedere il libero arbitrio, potremmo immaginare di essere entità che seguono la vita dei corpi che possediamo, cercando di dare un senso ex post ad intere vite di solo istinto.
È tutto già successo, dobbiamo solo decidere cosa.
Manca poco ai primi telefoni appless. Le app non spariranno davvero, torneremo bensì al loro ruolo di utilities come l'orologio e la torcia. Geni pronti ad essere interrogati dalle intelligenze artificiali per appagare le nostre imprecise richieste.
- Assistente: risolvi.
Finalmente, avremo servi più furbi di noi.
Il prevedibile calo demografico cui andiamo incontro non porterà soltanto un aumento dell'automazione nelle vite di tutti i giorni. Vedo i paesi ammutolirsi e spegnersi nell'inedia di una poco ispirata occupazione. Intere comunità ravvivate dal tormentone estivo per spegnersi sotto l'acqua scrosciante dagli uragani.
Guardando le montagne mi chiedo sempre se ci siano punti in cui non sia mai stato un essere vivente: sono pruderie da umani.
Ipiroga la stramba, ipiroga la vana, ipiroga la pazza. Idea di. Associazioni di.
Ci sono persone che si arrotolano al di fuori della nostra vita come perdendo una dimensione. La scala umana del principio antropico: rimane soltanto ciò che può essere osservato. Sempre che abbia capito cosa sia, il principio antropico.
Credo di notare una leggera flessione del senso sociale, un bisogno ininterrotto di essere dalla parte giusta della storia. Sentirsi i buoni. Molto più importante che esserlo. Molto più facile da definire.
Ho come la sensazione che un tempo si volesse piuttosto essere dalla parte vincente della storia. Il pendolo ha oscillato e come sempre non si è fermato dallo zero. Leggo pubblico incanto ma capisco soltanto incanto del pubblico e immagino Gigi Sabani ipnotizzare la folla come serpenti nella cesta. Ci siamo. Distratti mentre il pendolo oscillava. Comincio a non ricordare. Più. I sogni.
Leggo dei commenti di YouTube, di Reddit, che sembrano scritti da ChatGPT. Forse è proprio così. Comunque sia è una constatazione terrificante; mi consolo pensando che a turno siamo tutti cretini.
I bisogni ininterrotti sono il veleno? Non lo so. Forse la cura. Assi su un baratro sempre più piccolo e profondo. Un tempo qui era tutta campagna. Stasera non ceno. La dieta e il bisogno come poli opposti dello stesso fallimento globale: la globalizzazione. Non siamo pronti, non siamo cotti: questa Babele di un solo piano ci sta già crollando addosso prima di crescere. Il mondo è troppo liscio, privo di asperità più di qualsiasi cosa liscia al mondo, in proporzione.
Barbie babele, per lui e per lei. Noi e i nostri pronomi. Loro e i loro. Tutto fuorché diversi gli uni dagli altri. Arriveranno dalle pleiadi per bere il nostro vino e ingannare l'attesa. Forse idolatrano i nostri stessi idoli. Se esiste un dio denaro si può parlare di politeismo nel caso di valute diverse? Lo zen dello yen. Nell'anno mille e cinquecento avrei scritto dei koan e sarei passato alla storia. Oggi sono passato. Alla storia non penso tanto. Non vorrei essere da nessuna parte. Almeno nessuna di quelle che vedo riflesse nei miei pari.
Non dalla parte giusta. Non da quella vincente. Dalla mia parte. Come se il futuro si scegliesse come un lato del letto. Inconsapevolmente. Rotolando durante il sonno.
Quando hai un titolo migliore di ciò che vorresti scrivere, dovresti lasciare tutto com'è e ritornare solo con quel poco di ispirazione che nobiliti quel vago principio di intuizione.
Però non sempre si può e non sempre ci riesco. A volte scrivo male, così male che le lettere sulla carta diventano come linee convulse e i pensieri non sono che brandelli di idee rattrappite, appiccicate l'una all'altra con uno sputo di grandeur. Mi passa persino la voglia di cercare come si scriva, grandeur.
Come iniziare un periodo con "a volte", con quello stile da liceale che vuole dare a vedere di aver già capito tutto (anche più di ciò che si possa capire) e che il mondo non è più degno del suo sguardo. C'è un momento durante l'adolescenza in cui vorresti essere adulto e responsabilizzato, anche se sotto sotto sai che essere adulto e responsabilizzato fa schifo. Forse imitiamo solo le idiosincrasie dei personaggi che vorremmo essere. Esseri umani che imitano gli attori che impersonano i personaggi di una commedia di Woody Allen (per i più giovani: Wes Anderson). No, non chiedetemi quale: una delle meno ispirate, sceglietela voi.
Grandi responsabilità, grandi problemi.
Quando ho saputo della morte di Gwen Stacy, Gwen Stacy era già morta da un pezzo. Non lo appresi nemmeno dal fumetto vero e proprio, ma da una pagina di Wikipedia. Fu ugualmente un'epifania. C'è un momento della crescita in cui si pensa che le storie tormentate siano cool: non sono cool. Rendere la sofferenza cool è stato il grande stratagemma con cui il melodrama ha reso accettabile vivere un mondo sempre più interconnesso e sempre più imprevedibile. O almeno meno semplicemente programmabile. Il vento del fato non spira poi da molto tempo, forse giusto dalla rivoluzione francese. Prima di essere l'alito sapiente che instradava il giusto compiersi della provvidenza, il destino era già stato una cieca pioggia di pietre: alcune avrebbero sfondato crani ignari, altre avrebbero reso ricco chi le avesse scavate fuori da terra.
Dove cazzo voglio andare a parare?
Sono anni che questa piroga ha lasciato ogni velleità di voler esprimere concetti nuovi agli esseri umani, tantomeno concetti veri, tantomeno concetti belli. Dacci oggi la nostra psicanalisi quotidiana: questa è la nostra piroga. Il dialogo interiore come social network della propria coscienza.
Dove voglio andare a parare?
Le parolacce non mi appartengono. Nulla mi appartiene. Forse dovrei farmi Francescano, almeno per coerenza con l'idea della persona che vorrei essere. Aspetterò che Woody Allen (per i più giovani: Wes Anderson) faccia un biopic su San Francesco.
Dopo la morte delle mezze stagioni, sono venute a mancare anche le tre età dell'uomo. Non siamo nemmeno più capaci di avere una crisi di mezza età. Finirà che avevano più sale in zucca quelli che se la facevano venire prima del tempo. Chi siamo? Dove andiamo? Domande irrilevanti per il singolo sono diventate cruciali per la collettività. Se insieme non sappiamo chi siamo, da soli siamo meno di niente. Pulviscolo interstellare. Cracce di carbonio che incrostano un liscissimo geoide in volo tra le stelle. Termini residuali di una infinita caduta.
L'elenco continua. L'elenco continua sempre. Nessuno parla più degli uomini pesce e l'immaginazione deve essere moribonda, certamente malata, nascosta in qualche soffitta ad aspettare la fine. Ah, perché non sono anch'io coi miei uomini pesce? La gente va nelle piscine e non li trova, non li vede. Si sono tirati dietro la porta, chiudendola con l'intento di chiuderla per sempre; a doppia mandata. La gente non pensa più a niente che non sia importante: questo è il veleno.
Forse è solo la fine del mio tempo. Ogni notte può sembrare infinita se si mette in dubbio la possibilità che sorga il sole. E questo sole sorgerà, ma non sarà più il mio: questo comincio a capirlo, addirittura ad accettarlo. Allora sarò creatura della notte, un vampiro buono incapace di immaginarsi sotto un sole diverso. A forza di cambiare, arriva per forza un momento in cui capace di cambiare non lo sei più.
Non riesco a finire. I miei post si fanno sempre più lunghi e sconnessi, come a volersi rendere innocui. Zeppi di parole, rotolano giù dalla stessa collina da cui sono partito per arrendersi, sfaldandosi, ai miei piedi. Non c'è nulla di romantico nel constatare il passare del tempo.
Volo . Milano-Lecco l'albicocca .Descrivo ciò che accade intorno a me , giudico continuamente in quanto: mai fuori dal personaggio. Sorseggiando il mio caffè night flight americano .
Ho fatto anche le pubblicità dei caffè nella mia vita. . Ebbene sì ebbene. Evita Peron! Lo sai
Non è passato poi tanto tempo , da quel night walk espresso . Eppure:. Eppure fa parte del mio personale curriculum vitae. Come le pere del barbiere.
Ma non parliamo di me. Parliamo di ciò che io penso di tutte le cose. Alla taverna dei destini incrociati un caffè con Pertini? Alè (X) Sandro .
Ci vorrebbe però anche un dialogo con lo stesso. Ciao tesoro che cosa è il socialismo? Il socialismo è ciò che penso sia meglio in quel dato momento. Essendo un altro... Certo , anche un caffè è socialismo.
Tollero più omosessuali di te! Sono di mondo benché tu non te la voglia bere .
Socializzare è socialismo. Scrivere di temi importanti è socialismo .
Quindi non avere tempo per un blog è socialismo ? Non scrivere con gli altri ipiroga è socialismo ? Mancare di rispetto, la maleducazione (etc .) anziché fare un buon post? Dunque socialismo è imperialismo .. volevo una linea editoriale diversa fare il direttore di questo giornalino ed essere in quanto maître à penser intervistato da Fazio.
Ora parliamo di Zelda.
Il caffè si fredda. La ragazza ha capito che non ho tempo per socializzare ,mentre la scruto di sotto la rosea. .. sono esperto di ciò che pensano le ragazze nonché di calcio. Eppure sono sempre stato uno col cuore impegnato. Contro i potenti! a Piazzale Cordusio.
Allo specchio ho descritto in chiave critica e moderna Berlusconi paragonandolo a John Belushi, in uno di quei film che non ho mai visto.
Ora parliamo della Cartabia .
Infine ho deciso di farmi crescere la barba: dunque Nanni Moretti è il migliore ... quando ce vo ce vo.
Perciò non scrivo più sul blog in quanto miro a qualcosa di più grande.. tu mi stai solo provocando ma io non cadrò nella tua psicologia inversa . Mai più; davvero te la vuoi giocare così?
IO vi ho creato. Pezzenti .
To: G.B. RADO
From: Rama Sing
Un sussurro
Le persecuzioni
Tirare ad indovinare le curve delle donne
All'ombra del Koutoubia
Un'altra storia oppure la stessa storia vissuta diversamente
All'ombra del Koutoubia
Andare punto a capo
L'urlo di un bambino
Piedi in cancrena
Alcuni pensano
All'ombra del Koutoubia
I rimpianti si fanno grandi
Poi piccoli
Poi ancora più grandi
E chi ha allestito una tenda
All'ombra del Koutoubia
Profumo di menta e di latrina
Un ricordo di troppo
All'ombra del Koutoubia
Fragore di acque
Mentre il rosso non è più rosso
E il blu tende al sogno
Chi si è ustionato la lingua
All'ombra del Koutoubia
La verità è una spiritosa bestemmia
All'ombra del Koutoubia
E avere paura non è più un peccato
C'è anche tanto di te in tutto questo rimanere
All'ombra del Koutoubia
All'ombra del Koutoubia
All'ombra del Koutoubia
~~~~~~~~~~~~~~~~~~∆~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Un murmure
Persécution
Deviner les courbes des femmes
A l'ombre de la Koutoubia
Une autre histoire ou la même histoire vécue différemment
A l'ombre de la Koutoubia
Retour à la case départ
Un cri d'enfant
Des pieds gangrenés
Certains pensent
A l'ombre de la Koutoubia
Les regrets deviennent grands
Puis petits
Puis plus grands encore
Et ceux qui plantent leur tente
A l'ombre de la Koutoubia
Odeur de menthe et de latrines
Un souvenir de trop
A l'ombre de la Koutoubia
Le grondement des eaux
Alors que le rouge n'est plus rouge
Et que le bleu tend au rêve
Qui s'est brûlé la langue
A l'ombre de la Koutoubia
La vérité est un drôle de blasphème
A l'ombre de la Koutoubia
Et la peur n'est plus un péché
Il y a aussi beaucoup de toi dans tout ce qui reste
Dans l'ombre de la Koutoubia
Dans l'ombre de la Koutoubia
Dans l'ombre de la Koutoubia
Non sono solo le vite, quanto sono durate, le esperienze, le eredità, i patrimoni; le tare.
Per quanto simili, gli inimitabili per definizione sono un ciascuno diverso, dotato della possenza e memorabile dignità di un faraone egizio.
Così, eterni nei ricordi temprati dal tempo, dalla maldicenza, dalle storie quasi vere, si rivela la loro essenza multidimensionale.
Quando si incontrano, pieni della loro unicità, subito si riconoscono.
Vengono dalle stelle
Tornano tra le stelle