venerdì, dicembre 12, 2025

Indigesto (il tradizionale ODFA)

Caro Babbo Natale,

quest'anno vorrei che internet tornasse ad essere un sogno bagnato. Una coperta fradicia di umori sotto cui cercare tesori nascosti, collane di pensieri, testi proibiti e mistici consigli irrisolti, per sempre, nel buio di un forum senza più alcuna risposta dal 2003.

Caro Babbo Natale,

sento i tuoi elfi sospirare: che palle, ogni anno qualcuno deve per forza compiere quasi quarant'anni e tutta la truppa deve sorbirsi lettere su lettere in cui si desidera il ritorno a vent'anni prima. Anno più, anno meno, sono sempre vent'anni prima. Ogni generazione ha la sua nostalgia, l'unica cosa a non cambiare è quell'intervallo: sono sempre vent'anni.

Caro Babbo Natale,

ridacci internet. Cosa ti costa? The internet is for porn, te la ricordi? Era un potenziale inespresso internet, allora. Mica la cloaca di adesso. Era una cloaca, sì, ma soprattutto in potenza. Pensate a quante cose avremmo potuto fare e non fare, con internet. Beh, le abbiamo fatte, e ci hanno tutte appagato come coiti interrotti.

Caro Babbo Natale,

se non ci ridai internet, sarò costretto a riprenderlo con la forza; a ricostruirlo, con la forza. Aprirò un blog e ci scriverò umoristici oroscopi di fine anno in italiano. Il tipo di cose che non leggono neanche le demenze organiche, figuriamoci quelle artificiali.

Caro Babbo Natale,

obiettare che internet ci sia ancora, che sia lì, che esistesse già prima di vent'anni fa...non serve a nulla. Internet era una guida per il mondo. Una stele di Rosetta incompleta su cui ogni tanto, come per magia e con il lampo di un fulmine a 56 kbps, potevi trovare qualcosa non solo di comprensibile, ma che si incastrasse perfettamente con i bisogni inespressi della tua anima. Un nuovo continente, artificiale eppure da scoprire.

Caro Babbo Natale,

internet oggi non è più internet, internet è la vita. Non è più un modo di interpretare il reale, è diventato un modo di viverlo. Un tempo si pensava che Second Life avrebbe soppiantato la vita nel reale, oggi invece il reale si è sdoppiato  in una seconda vita per specchiare la prima. Che due palle dai. È come se le suore a scuola avessero preso il pallone e ci fossero venute a sfidare al campetto. Le suore devono fare le suore, su, devono essere responsabili e sbuffare trasognate ripensando a venti, o forse quaranta anni prima, quando anche loro erano bambine. Che divertimento da bambini è il nostro, senza degli adulti che ne siano esclusi?

Caro Babbo Natale,

nella tua infinita saggezza, mi consigli di andare per funghi, di darmi al birdwatching, di ammirare le nuvole o le stelle. Trovarmi uno di quegli hobby di ricerca nella natura che mi facciano ritornare a quello stato di segugio del web, perso in un attento vagabondare, sebbene nel reale. Caro Babbo Natale, sono io che scrivo a te: non il contrario. Fatti i cazzi tuoi, che campi cent'anni. Ascolta.

Caro Babbo Natale,

non mi lasci altra scelta.

Per i nati nel segno del diplodoco

Il tempo sembra sempre poco. Tutta questa nostalgia non viene dal fatto che il vostro nome significhi doppio fascio, è che avete dei complessi perché nessuno dei bambini vi elegge mai a preferiti. La competizione del brontosauro è spietata, ma voi resistete: un giorno arriveremo anche ad interessarci dell'ipotesi che aveste delle piume, ma non questa settimana, magari la prossima, o quella dopo...

Per i nati sotto al segno della susina

La prugna è sincera, la prugna è carina. La prugna è compagna, la prugna è succosa, la prugna è gentile, la prugna è tenebrosa. La prugna è puerile? E chi lo sa? C'è sempre una prugna, di qua o di là.

Per la costellazione adriatica

Sarà un'annata statica.

Per i nati sotto gli auspici degli Ittiti 

Che dire: siete sfavoriti. Che idea del belino, che gusto dimmerda, che rabbia che ira che furia tremenda: mi vien da cacciare, che pena, che orrore, è un segno del cazzo, non sento sollazzo. Non rido, non godo, non provo piacere, sti segni mi fanno sul cesso sedere. A che pro questa agonia? Saltiamo gli Ittiti, e andiamo via.

Per gli amici della platessa 

La musica è sempre la stessa: venduti, merdacce, servi dei forti. Avrete ogni bene da questo nuovo anno, ma non sarete rispettati dai vostri pari. Ci credo: avete comprato i favori di Giove e Urano come siete soliti fare da oltre vent'anni...ma cambierà la musica...

Per i termosifoni, gli astri sono buoni.

Ai bidelli, sorridono di Saturno gli anelli.

Per i nati sotto al segno della Spia Poeta: nessuna rima, neanche mezza. Ci siete già caduti dentro, da piccoli. Solo una corretta, arida, imperscrutabile punteggiatura.

Per le amiche e gli amici del segno dei segni, continuiamo a non capirci: forse dovreste imparare il linguaggio dei segni.

Per coloro protetti dal segno della televendita 

Vi auguro un bellissimo anno, ma solo a livello personale. Purtroppo per voi il resto del cielo è concorde nel considerarvi ormai estinti. So che non è così: combattete con tutto il vostro cuore. Parola di Roberto Mastrota.

Per il segno del mirtillo

Ogni ricordo è un cavillo.

Per il segno del cavillo

Ip ip urrà!


martedì, luglio 15, 2025

Augurio

Possano incenerirsi le tue fatiche, tracimare i tuoi vasi di rinnovata emozione ad ogni alba, ad ogni tramonto, siano per te ogni notte visibili le stelle, nonostante le nubi, e ad ogni sonno possa tu dimenticare ogni convinzione, ogni stupeficio, ogni sorpresa, cosicché tu possa ritrovarla, rinnovata eppure nuova, nel giorno seguente.

Faccio a gara con me stesso per cercare di individuare quelle cose delle nostre vite che invecchieranno per prime. Da tempo ormai, sostengo che tra queste ci sarà lo zucchero:
- Pensa, aggiungevano lo zucchero alle cose.
- No, figurati
- Te lo giuro: mio nonno dice che da ragazzo lo facevano col te e con il caffè.

È un pensiero ozioso, ma non mi importa.

In futuro ci sembrerà idiota che ognuno scegliesse come vestirsi, invece di lasciar fare all'algoritmo del senso comune.

In futuro si pregherà di più, ma con un apparecchio apposito - il pregatore.
Spariranno prima le app, poi i dispositivi. Si dissolveranno negli oggetti, nelle infrastrutture, nei vestiti, nelle fottute pareti. Solo il pregatore rimarrà, ma per il resto vivremo dentro lo schermo di un telefono.

Ci sarà un grande scandalo in merito alla confidenzialità delle confessioni affidate al pregatore, ma il Papa dirà che non fa niente e tutti ce ne dimenticheremo.

La gente scorderà cosa sia il Bitcoin, cosa rappresenti. Si deciderà che sia sempre esistito. A tendere, molti anni dopo, oro e Bitcoin diventeranno concetti indistinguibili.

Le aziende potranno avere dei bambini (già discusso, vedi post precedenti). Avranno nomi bellissimi e saranno esseri umani misurati ed attenti. Ci sarà un grande progresso, ma si estingueranno le rondini e non ricordo più perché.

Ufficialmente, le guerre verranno combattute in linea teorica, misurando chi sia capace di bombardare il pianeta più lontano. Ufficiosamente, le guerre verranno combattute come al solito. 

Verrà inventato nuovamente il colore verde.

Il cane verrà sostituito come miglior amico dell'uomo da un altro mammifero: il tricheco. Ciò, insieme al miglioramento considerevole della qualità della vita nella pianura Padana, renderà meno doloroso l'innalzamento delle acque.

Sarà proibito sciare.

I castelli di sabbia saranno considerati opere socialmente utili e la gente si licenzierà per potervisi dedicare appieno.

Il lavoro degli uomini diventerà simile a ció che si fa a scuola e la scuola simile all'asilo. I bambini piccoli andranno semplicemente a scuola e non più prima all'asilo e poi a scuola.

Verranno eliminati prima gli apostrofi e poi le virgole.
Ci si asporterà il mignolo per moda.

I vecchi film e i vecchi libri verranno ricompattati in corti da tre minuti con l'intelligenza artificiale. Durante una grande crisi sociale, le versioni originali degli uni e degli altri verranno cancellati, per sempre.

Usare le emoji verrà considerato disgustoso e riprovevole 😂

martedì, maggio 27, 2025

Cenere umano

 Non dite che la parola scritta è morta.

La parola era già morta da tempo, abbiamo persino dovuto bruciare Alessandria per ritrovare qualcosa da dire: non dite cose non vere.

Giace. Questo è vero. Come crine dimenticato sulla neve.

Mi appisolo guardando l'interno delle mie palpebre. Caldo sole che non c'è, immaginato sulla pelle. Il cubismo dei sensi come vero senso del cubismo. Rappresentare per non dover più rappresentare: che fare? Distruggere. Distruggere per non vedere mai più i volti dei santi, degli antichi, il volto di dio. Distruggere per rivivere le rivelazioni.

Dimenticare è umano. Umanizzare è umano. Ho sempre pensato che i pensieri più belli fossero quelli di cui si sono perse le tracce ed immagino sia lo stesso anche per i pensieri delle civiltà. E mi sovviene l'ira del faraone: probabilmente gli antichi egizi avevano un'ottima memoria. Di fronte a chi abbia vissuto sufficientemente a lungo, il presente deve essere estremamente frustrante: quante cose sono già successe uguali a loro stesse nel corso della storia, producendo risultati infinitamente diversi. Meetic sembrava una barzelletta, Tinder è leggenda. Quanti popoli verranno eletti da dio prima che qualcuno lo sia davvero?

Il passato indietreggia, mentre noi cerchiamo di risolvere un futuro già avvenuto.

I fiori sono ciechi. Va bene, avranno altri cazzo di sensi per cui percepiscono lo spazio intorno a loro, ma nella concezione umana i fiori sono ciechi. Se immaginano qualcosa, non immaginano certo che il resto degli attori del reale veda o possa vedere. Ciechi ma non invisibili, come i bambini quando non hanno ancora imparato a nascondersi. Chissà quante parti del nostro essere splendono di una luce che non possiamo vedere. 

Chissà se la nostra generazione farà mai niente di nuovo. Distruggere per ricostruire, costruire per sparire sempre di più, crescere per diventare sempre più lievi.

Sono le ultime luci dell'alba, è mercoledì. Il caffè cade nella tazzina e lui se lo porta alle labbra. Lo beve così: incandescente. Pessima idea. Lo beve come una medicina e a ben pensarci nemmeno sa perché lo beva. Fare cose di cui non conosciamo la ragione è una pessima idea. 

Chissà che anno è, che mese è, su cosa affaccia la finestra che studia mentre i tessuti del suo esofago si contorcono di dolore cocente.

Forse affaccia sul nulla. O forse su un cortile interno pieno di biciclette arrugginite e piante grasse. Magari piove, ma lui non se ne accorge: non sente il rumore, non vede i vetri, non c'è vento. Ogni finestra che non apri si trasforma in specchio. Ed è difficile guardarsi in uno specchio che non riflette nulla se non la tua abitudine a ignorare il mondo. Anche il dolore si abitua, come un animale da compagnia troppo silenzioso: smette di chiedere attenzione, ma non per questo smette di esserci. Almeno finché non decide di andarsene.

Un peto squarcia il silenzio.

Ma non è un peto: è uno sparo.

Fausto il ciccione alza lo sguardo, cercando di trovare con gli occhi il rumore che ha sentito.

Le lenzuola del quarto piano dirimpetto si tingono di gocce di pioggia rosse, che cadono irregolari dal balcone di sopra. C'è una figura accasciata sul davanzale, che rovescia sangue sulle lenzuola come sul cortile, con i capelli lunghi e grigi accrocchiati come un mazzo di erbe aromatiche secche.

- e quella che cazzo fa...?

Mormora Fausto il ciccione, posando la tazzina senza accorgersi che sia in bilico sul bordo del tavolo, così che questa cade rovinosamente, inondando la cucina di cocci e fondi di caffè.

Sviro salta miagolando furioso, deciso una volta per tutte a lasciare quella casa e Fausto il ciccione al loro lurido destino. Scivola tra le inferriate, salta sull'insegna del ferramenta e sparisce in via della cenere: non tornerà mai più.

martedì, aprile 15, 2025

Mille e non mille e non più mille

Mi sono accorto che il futuro è una roba che ti fa due palle così. È tutta un'inutile attesa. Come una sega fatta coi piedi da Achab. Scusate se sono scurrile ma è l'unico modo che ho per distinguermi da ChatGPT.

Si capiva che il futuro sarebbe stato una merda sin da quando i correttori automatici hanno cominciato a segnare i congiuntivi come errori. Dico io: e se fosse così che uno volesse esprimersi? No, il dubbio non piace agli azionisti. Via tutte le incertezze e avanti con le carezze, caro Achab.

Non intendo nemmeno continuare con questa metafora del Moby Dick. È il tipo di cose che lo fa rizzare all'IA. Bisogna cambiare tutto, affermare che ci attende un luminoso futuro. Che il futuro è quella cosa che più mi arrapa. Quando penso a domani, non so dove mettere le mani.

Ogni tanto sarebbe opportuno anche buttarci dentro un'emoji. È la classica cosa che una IA non farebbe mai, per paura di essere scoperta. Sono convinto che durante le prime demo, quando il giocattolo era ancora in via di perfezionamento, a rispondere ci fosse qualche smanettone dall'altra parte della tastiera. Questo significherebbe che ci sono persone al mondo che non passano il test di Turing.

Turing era un frocio. Bisogna dirlo, perché nominarlo ti mette a rischio di essere una IA, ma dire che era un frocio ti mette dalla parte dei cattivi. Che per definizione sono organici. Intelligenti, da vedere.

Piove. Mentre piove penso che ormai non piove più. Come la guerra, il crollo del mercato azionario, la febbre in età scolare, i treni in ritardo e le donne promiscue. C'è una cosa che vorrei dire sulla cultura calvinista ma non ne ho la forza. Non conosco abbastanza il tema.

"Blood in the streets!". Mi ripete, ma l'enfasi del punto esclamativo è tutta nella citazione e non nella sua voce. Guarda il corso pieno di gente a passeggio: bambini che giocano, gente che mangia il gelato, qualcuno - del tutto occasionalmente - lavora. Lui il sangue nelle strade lo ha visto, certo non era il suo o quello dei suoi cari, era sangue figurato, ma lo ha visto. Adesso forse vorrebbe ritornare a quel fiume rosso, avere più coraggio - magari giusto un poco di più - e mettere un'altra posta sul nero. Soldi, libbra di carne, il proprio futuro. Cosa cambia? Il trillo di Duolinguo mi distrae, ricordandomi della morte del gufo Duo. Pace all'anima sua. In futuro andremo ai funerali delle mode. Sarà l'unico modo di conciliare i nostri rimuginamenti da vecchi europei col turbocapitalconfucianesimo che verrà. Brucia l'incenso per le app che sono state ed accendi una candela verde per il pacchetto azionario. Cheti Perri andrà nello spazio, che strazio.

"Blood in the streets!". Mi ripete, ma l'enfasi del punto esclamativo è tutta nella citazione e non nella sua voce. Sono diventato ciò che avevo giurato di distruggere: adesso anche io mi ripeto per rimarcare i concetti. La versione Ghibli di me stesso? Mi butto nel cesso 😩.

giovedì, gennaio 16, 2025

Fratello, non lasciare l'incenso incombusto

Deve sprigionare fragranze antiche

E portarti sulle sue ali

Nella libertà delle correnti

mercoledì, settembre 11, 2024

Il singhiozzo delle montagne

Aspetterò finché non sarai tornato.

Tutti i comandamenti più potenti si fondano sulla negazione.
Non fare quello, non dire questo, non rappresentare specificatamente la tal cosa.
Gli altri hanno un po' il sapore di quei consigli che gli adulti insoddisfatti da alcune scelte del loro percorso di vita dispensano ai bambini senza troppa convinzione che questi possano sortire davvero un qualche effetto.
Sii buono, abbi pazienza, datti da fare.
Frasi come NON FARMI INCAZZARE presentano, al confronto, la smisurata energia di un assolo dei Metallica.
Il potere della negazione è una minaccia, la promessa che ci sarà un seguito ad ogni azione. Ogni negazione lascia intravedere un futuro, spesso il peggiore possibile.

La lettura della pagina di Wikipedia sulla negazione espletiva (o fraseologica) è un ottimo esercizio di comprensione del testo.
Visto lo stato in cui si trova il mondo, e senza più alcun dubbio che questa sia effettivamente la sua vera natura - grazie alla globalizzazione, non ho timore di ammettere che l'analfabetismo di ritorno abbia colpito in qualche modo anche me.

Non capisco e non si tratta della negazione espletiva. È quasi come se il suono prevalesse sul significato delle parole. Rileggo ciò che io stesso ho scritto per paura di non capirlo e non si tratta della negazione espletiva. È quasi come se le caratteristiche fondamentali della fisica rimanessero le più importanti anche dove saremmo portati a considerare di maggiore importanza il loro significato umano. Che forse non conta un cazzo e, anche stavolta, non si tratta della negazione espletiva. Tanto c'è di bello, quanto c'è di buono. In mezzo, solo la confusione - letteralmente il rumore di fondo - dei nostri significati.

C'è uno xilofono nel mio cervello ed ogni volta che qualcuno mi comunica o devo esprimere qualcosa, uno dei tasti vibra gioiosamente il suo suono. Qualcuno dei tasti è rotto, qualcuno l'ho perso, qualche altro suona molto, molto, molto piano. Mi vengono in aiuto il verbo capire e la sua radice a chiarire che i concetti vadano presi e compresi per poterli trasmettere. Il tasto corrispondente alle frasi corredate da una negazione espletiva suona diversamente da quello che c'è scritto sopra, e non per qualche ragione legata al suo significato ma perché un suono non può che essere sé stesso a prescindere dal nome che appiccichiamo sul tasto che lo esprime.

Mi viene in mente quel professore che studiando le scansioni cerebrali si accorse che le stesse aree si attivino tanto nell'oratore quanto nell'ascoltatore. Penso che il linguaggio ed i concetti possano essere oggetti molto più concreti di quanto saremmo intenzionati a credere, attribuendo forse per vanto un'importanza alla forma del linguaggio. Una struttura non organica, organizzata per oggetti, semplice per quanto articolata: una precisa frequenza del nostro cervello.
Io Tarzan, tu Jane.
Le frasi equiparate ai gesti, le nostre lunghe perifrasi poco più che geroglifici ben scolpiti nel dettaglio. L'intenzione al di sopra dell'intelligenza, riconfermata dall'importanza del linguaggio non verbale.

C'è qeul faomso meme che gria su inrtenet rigarudo all'odirne delle letetre nelle parole: nonostante tutto, si capisce tutto lo stesso. Per un sistema sufficientemente avanzato, c'è un universo di significato tra due note.

Ma allora, perché il singhiozzo delle montagne?
Guardo la strada davanti a me - odo la Tosca tra i violini, ma invece dei violini vedo la voce di mio padre. Babbino caro! Questo grande di noi fumo, infine un dì vedranno? Guardo la strada davanti a me e rivedo futuri passati. Strade immaginate in un tempo lontanissimo, oggi sono reali. Mi sento colpevole ad aver immaginato simili accidentali corretti pronostici. Mostruoso futuro, non posso che cercare di odiarti, eppure... Eppure, eccolo il singhiozzo delle montagne, il sorriso beffardo del deja-vu privo di significato, della coincidenza intenzionale, del riflesso posato dal pennello nell'unico punto utile a far sembrare reale una finzione. La vita dà significato alla vita, la morte a tutto il resto.

Sento gocciolare le mie buone intenzioni. Sono solite svernare qui, ai primi raggi del sole. Sciolgono la loro armatura di ghiaccio in un rituale mai nuovo: la volontà di fare del bene. Intorno a noi ruggine, case abbandonate, palazzi stanchi condannati a rimanere in piedi.

Io, te, noi, gli altri: la vita come ripartizione e riunione. L'impasto della carne: tutto per il dopo, dopo per il tutto.
Ogni cosa che segue la precedente abbia un valore ad essa maggiore. Entropia, escoporca. Tutto è assurdo, ogni convenzione l'insensata ricerca di un equilibrio migliore di quello più ovvio tra tutti, quello naturale. L'uomo civilizzato non è che un'inutile difformità. Negazione espletiva? Uno scarabocchio fatto per vezzo a fondo pagina che verrà immancabilmente dimenticato nel grande ordine delle cose.

Che nulla venga mai dimenticato. Dai fondali degli oceani alle notti imperlate di sudore, odo ballare i nostri bollenti spiriti. Manifestazioni del sé superiori a quel timido intreccio di atomi che osiamo chiamare la realtà stessa.

Sono passate lune su lune da quando ho inciso queste parole sul vetro del mio smartphone. Un bel giorno capirò ciò che ho scritto, ma non finché avrò tutte queste lune tra le palle. Le une e le altre. Stavo pensando che il linguaggio naturale è una cosa artificiale: chiamarlo naturale è innaturale, non trovi? No, non lo trovo: corro a rileggere la definizione di negazione espletiva.

venerdì, agosto 16, 2024

Du haut de son canapé, il contemple le monde,

Rempli d'envie, la colère l'inonde.

Dépression et rancœur sont ses alliées,

Appris dans les années, moqueries et tromperies mêlées.

Il se plaît à penser comment tout berner,

Le monde entier, pour enfin triompher.

Puis il se blesse, vexé et confus,

Cherche un appui, son cœur l’a déchu,

Et sa dignité,

Mon ami, quelle fatalité !

giovedì, dicembre 21, 2023

Un'ora di oroscopo

Sono anni che non accendo più un fuoco e sappiamo tutti che le grigliate non contano. Non contano i caminetti, i fiammiferi e gli zampironi.

Questa melanconia per le onnivore fiamme risiede in una parte di me che curo meticolosamente, in cui mi ritrovo spesso, una delle poche parti dell'anima che riordino e sistemo come uno di quegli uccelli che compone nidi meravigliosi, bacchetto dopo bacchetto. Stupendi manufatti realizzati con strumenti imprecisi e poco efficienti.

La osservo come un giardino segreto, la contemplo come un quadro ricco di mimetici significati. Forse lo guardo semplicemente come un fuoco, beandomi del calore del suo ricordo-desiderio. Mi abbronzo con questo piccolo sole di plasma che si scuote e balla bruciando di immaginazione. Poi giro su me stesso, cercando nell'oscurità il prossimo pezzo di legna da dargli in pasto.

Mentre la luce va e viene, penso a cosa mi conviene. Il suono delle stelle mi riporta a guardare il cielo: è ora di comporre gli ennesimi dodici segni.

Per i nati sotto al segno del cipollotto, tra il porro maggiore e lo scalogno minore, sarà un anno al dettaglio. Attenti solo a non tagliarvi o farete piangere tutti con voi.

Per coloro cui sorride la costellazione della spugna abrasiva, sarà un'esperienza eversiva. Preparate una manovra evasiva, possibilmente tempestiva: il tempo fugge come una moto Cagiva.

Se siete nati sotto alle stelle del ritornello, sappiate che siete un artefatto ancora da comprendere. I ritornelli sono spariti dalle canzoni prima che gli si fosse trovata una definizione adeguata. Come disse il mio maestro di canto: "meglio se lasci perdere con il canto".

Per i nati sotto il segno del mercoledì, da distinguersi dai nati di mercoledì, sappiate c'è stato un periodo in cui anche Ligabue era cool, perché erano cool le sue canzoni. La cosa bella delle canzoni, a differenza degli artisti e proprio come certi mercoledì assolati e sfolgoranti, è che possono essere cool per sempre.

Per chi è nato sotto i buoni auspici dell'apparato riproduttivo, raccomandiamo di non sentirsi migliori degli altri: in fondo in fondo siamo tutti un po' di questo segno, che si parli di cazzetti o vulvette. Che segno buffo, che buonumore: vorremmo tutti un po' essere il vostro guilty pleasure a cui pensate prima di addormentarvi. Vedete quindi di non mangiare troppo pesante.

Triste parentesi per i nati sotto al segno dell'oroscopone di fine anno. Siete out, superati, desueti, obsoleti ma, soprattutto, non siete mai riusciti a farci ridere. Eppure, con il vostro caratterisco modo da guasconi, ci fate sempre tornare da voi. Sarà che ci dovete dei soldi? Ormai non ricordo più un cazzo.

Buon notizie per gli amici e le amiche del segno del cotechino, segno storico del nostro oroscopo: quest'anno finalmente Venere vi è prepuzio. No, non propizia, avete capito bene. Dai, siete già un segno storico, non potevamo anche portarvi dei buoni pronostici. Ci avrebbero accusato di favoritismi.

Per i nati sotto al segno del fosfato, un altro anno è passato.

Agli ultimi nati sotto al segno del T9, i migliori auguri da parte di tutta la redazione: non ne fanno più come voi. Oggi vi chiameremmo intelligenze artificiali ma ai vostri tempi vi incolpavamo dei peggiori delitti testuali, dai refusi ai lapsus freddolosi. Freddolosi? Volevo scrivere freudiani! E questa sarebbe l'innovazione, bella roba.

I segni dei colletti e dei maglioni sono stati fusi insieme nel segno dei coglioni per ragioni di budget. Se la cosa vi indispettisce siete proprio nati sotto alle stelle giuste.

Prospettive ambigue anche per i nati sotto al segno dei giochi da tavolo di tipo rompicapo in cui bisogna incastrare dei pezzi sagomati nella posizione corretta in modo da ricostruire un'immagine complessiva: non sempre vi verranno in mente le parole giuste, per cui dovrete sforzarvi un po' per comporre diversamente il significato che cercate, tipo un puzzle. Per fortuna l'italiano è la lingua delle perifrasi, quindi non avrete problemi.

Per i nati sotto al segno del quacquario, vi sentirete un po' ballo di gruppo e un po' vasca dei pesci. Ma state pure tranquilli: ogni papero lo sa, quindi basterà chiedere a loro.

giovedì, novembre 30, 2023

L'età maggiore

 IPiroga, cazzo di blog, compi diciotto anni.

Ora puoi bere fumare scopare e votare.

Tutti valori che nel tempo sono cambiati.

Tutte cose che tecnicamente non richiedono di avere diciotto anni per essere fatte. Sii sincera: hai bevuto?

Ho come l'impressione che ci sia una graduale presa di coscienza: che non capire un tubo di niente non sia un grande problema e che la dimensione del mondo ed il numero degli umani sia tale da impedirci di comprendere davvero ciò che succede a livello globale senza perdere qualcosa del nostro attuale ideale di umanità.

Mutatis mutandis.

Questo continuo utilizzo delle locuzioni dubitative tradisce probabilmente una certa propensione a rifiutare il rischio, forse considerando già sufficientemente incerta ed inconoscibile la realtà che ci circonda prima ancora di fare lo sforzo di provare a descriverla.

Spiare baldracche alla frontiera cambierà ancora significato in futuro. Mutatis mutandis, finiremo per non possedere più nulla. Assecondando la deriva assimmetrica del turbo-socio-capitalismo-feduale-antiresiliente, saranno i ricchi ad essere sempre i più virtuosi in quanto in grado di acquistare ogni servizio necessario senza dover possedere mai nulla.

Solo i poveri andranno in giro in auto di proprietà, tornando sempre alla stessa casa, avendo (formula odiosa, da prescrivere a breve: la neolingua dovrà presto trovare qualcosa di meglio) dei figli loro. 

Credo che manchi poco al primo figlio corporativo. Il primo bambino con un genitore-azienda che cambierà tutori legali ad ogni rinnovamento del CdA. Prego voler giustificare, cordialmente, imperciocché...dichiaro l'Italiano una lingua morta. Vorrei scriverlo sui muri ma dovrei usare l'inglese. I genitori-aziende del futuro dovranno cambiare linguaggio e non solo in merito alla scelta dei termini. Fallito l'esperanto forse si tornerà al latino. Vi faccio io latino? L'impero romano colpisce ancora. Ecco perché tutti ci pensano così spesso. Sotto sotto l'Europa è fatta di nostalgici che fanno ancora il saluto romano.

Ipiroga, in diciotto anni non ho fatto che riempirti di cazzate. Non me ne pento. Non intendo nemmeno intonare un "purificami". Farcirsi di cazzate non è una cosa di cui vergognarsi. La reputo una sorta di rimedio contro il freddo abissale dello spazio profondo. Sì, come isolarsi dal freddo riempiendosi la giacca di carta di giornale: i giornali sono cose così insulse da essere nobilitati da un simile utilizzo. Sono fossili viventi, dinosauri smemorati che non ricordano di essersi estinti. Dodi.

Chiudo gli occhi per ritornare al 1997. Niente. Non un suono, non un sospiro, non un sapore: non ricordo nulla se non ho un telaio su cui ancorare questi ricordi. Molli e sgocciolanti come vestiti tirati fuori da una vecchia lavatrice che non centrifuga più tanto bene. Centripeta, centrifuga: che cazzo mi frega. Essere scurrili è l'ultima forma di resistenza di fronte ad un mondo che cambia in modi che comunque tutti hanno sempre e solo finto di capire, figuriamoci di accettare. Porca puftana, se mi parlano ancora una volta di inclusione mi escludo dal discorso. Cosa minchia pensiamo che sia l'inclusione? Ogni vita è una lotta per la morte degli altri. 

Scriverò di nuovo qualcosa di romantico e positivista, ma non questa sera: hai diciotto anni ormai, datti una cazzo di svegliata.

domenica, novembre 05, 2023

Everything Can Stop What Is Coming


Ci sono lingue in cui il futuro è collocato dietro di noi per meglio rappresentare il concetto di non poterlo vedere.

Megan Gayle professava che tutto fosse intorno a me e a questo punto non posso che pensare che si riferisse al futuro. Il passato sarebbe quindi dentro di me; penso anche di sapere da dove entri.

Mi perseguita l'idea che il passato possa essere un luogo fisico, uno spazio abitabile come quello in cui ci troviamo ma in cui le cose non succedono. Come un cacofonico volume di cenere. A ben pensarci, il passato non può che essere un luogo destinato ad aumentare. Anche l'universo si espande, da cui la domanda: viviamo forse nel passato?

Immagino che rinunciando all'idea di possedere il libero arbitrio, potremmo immaginare di essere entità che seguono la vita dei corpi che possediamo, cercando di dare un senso ex post ad intere vite di solo istinto.

È tutto già successo, dobbiamo solo decidere cosa.

Manca poco ai primi telefoni appless. Le app non spariranno davvero, torneremo bensì al loro ruolo di utilities come l'orologio e la torcia. Geni pronti ad essere interrogati dalle intelligenze artificiali per appagare le nostre imprecise richieste.

- Assistente: risolvi.

Finalmente, avremo servi più furbi di noi.

Il prevedibile calo demografico cui andiamo incontro non porterà soltanto un aumento dell'automazione nelle vite di tutti i giorni. Vedo i paesi ammutolirsi e spegnersi nell'inedia di una poco ispirata occupazione. Intere comunità ravvivate dal tormentone estivo per spegnersi sotto l'acqua scrosciante dagli uragani.

Guardando le montagne mi chiedo sempre se ci siano punti in cui non sia mai stato un essere vivente: sono pruderie da umani. 

mercoledì, settembre 20, 2023

Me stero

Ipiroga la stramba, ipiroga la vana, ipiroga la pazza. Idea di. Associazioni di.

Ci sono persone che si arrotolano al di fuori della nostra vita come perdendo una dimensione. La scala umana del principio antropico: rimane soltanto ciò che può essere osservato. Sempre che abbia capito cosa sia, il principio antropico.

Credo di notare una leggera flessione del senso sociale, un bisogno ininterrotto di essere dalla parte giusta della storia. Sentirsi i buoni. Molto più importante che esserlo. Molto più facile da definire.

Ho come la sensazione che un tempo si volesse piuttosto essere dalla parte vincente della storia. Il pendolo ha oscillato e come sempre non si è fermato dallo zero. Leggo pubblico incanto ma capisco soltanto incanto del pubblico e immagino Gigi Sabani ipnotizzare la folla come serpenti nella cesta. Ci siamo. Distratti mentre il pendolo oscillava. Comincio a non ricordare. Più. I sogni.

Leggo dei commenti di YouTube, di Reddit, che sembrano scritti da ChatGPT. Forse è proprio così. Comunque sia è una constatazione terrificante; mi consolo pensando che a turno siamo tutti cretini.

I bisogni ininterrotti sono il veleno? Non lo so. Forse la cura. Assi su un baratro sempre più piccolo e profondo. Un tempo qui era tutta campagna. Stasera non ceno. La dieta e il bisogno come poli opposti dello stesso fallimento globale: la globalizzazione. Non siamo pronti, non siamo cotti: questa Babele di un solo piano ci sta già crollando addosso prima di crescere. Il mondo è troppo liscio, privo di asperità più di qualsiasi cosa liscia al mondo, in proporzione.

Barbie babele, per lui e per lei. Noi e i nostri pronomi. Loro e i loro. Tutto fuorché diversi gli uni dagli altri. Arriveranno dalle pleiadi per bere il nostro vino e ingannare l'attesa. Forse idolatrano i nostri stessi idoli. Se esiste un dio denaro si può parlare di politeismo nel caso di valute diverse? Lo zen dello yen. Nell'anno mille e cinquecento avrei scritto dei koan e sarei passato alla storia. Oggi sono passato. Alla storia non penso tanto. Non vorrei essere da nessuna parte. Almeno nessuna di quelle che vedo riflesse nei miei pari. 

Non dalla parte giusta. Non da quella vincente. Dalla mia parte. Come se il futuro si scegliesse come un lato del letto. Inconsapevolmente. Rotolando durante il sonno.

giovedì, agosto 31, 2023

To dear F.C.

Casablanca in agosto:
una birra proibita
coltelli alla notte

mercoledì, giugno 28, 2023

Braci di dama

Quando hai un titolo migliore di ciò che vorresti scrivere, dovresti lasciare tutto com'è e ritornare solo con quel poco di ispirazione che nobiliti quel vago principio di intuizione.

Però non sempre si può e non sempre ci riesco. A volte scrivo male, così male che le lettere sulla carta diventano come linee convulse e i pensieri non sono che brandelli di idee rattrappite, appiccicate l'una all'altra con uno sputo di grandeur. Mi passa persino la voglia di cercare come si scriva, grandeur.

Come iniziare un periodo con "a volte", con quello stile da liceale che vuole dare a vedere di aver già capito tutto (anche più di ciò che si possa capire) e che il mondo non è più degno del suo sguardo. C'è un momento durante l'adolescenza in cui vorresti essere adulto e responsabilizzato, anche se sotto sotto sai che essere adulto e responsabilizzato fa schifo. Forse imitiamo solo le idiosincrasie dei personaggi che vorremmo essere. Esseri umani che imitano gli attori che impersonano i personaggi di una commedia di Woody Allen (per i più giovani: Wes Anderson). No, non chiedetemi quale: una delle meno ispirate, sceglietela voi.

Grandi responsabilità, grandi problemi.

Quando ho saputo della morte di Gwen Stacy, Gwen Stacy era già morta da un pezzo. Non lo appresi nemmeno dal fumetto vero e proprio, ma da una pagina di Wikipedia. Fu ugualmente un'epifania. C'è un momento della crescita in cui si pensa che le storie tormentate siano cool: non sono cool. Rendere la sofferenza cool è stato il grande stratagemma con cui il melodrama ha reso accettabile vivere un mondo sempre più interconnesso e sempre più imprevedibile. O almeno meno semplicemente programmabile. Il vento del fato non spira poi da molto tempo, forse giusto dalla rivoluzione francese. Prima di essere l'alito sapiente che instradava il giusto compiersi della provvidenza, il destino era già stato una cieca pioggia di pietre: alcune avrebbero sfondato crani ignari, altre avrebbero reso ricco chi le avesse scavate fuori da terra.

Dove cazzo voglio andare a parare?

Sono anni che questa piroga ha lasciato ogni velleità di voler esprimere concetti nuovi agli esseri umani, tantomeno concetti veri, tantomeno concetti belli. Dacci oggi la nostra psicanalisi quotidiana: questa è la nostra piroga. Il dialogo interiore come social network della propria coscienza.

Dove voglio andare a parare?

Le parolacce non mi appartengono. Nulla mi appartiene. Forse dovrei farmi Francescano, almeno per coerenza con l'idea della persona che vorrei essere. Aspetterò che Woody Allen (per i più giovani: Wes Anderson) faccia un biopic su San Francesco.

Dopo la morte delle mezze stagioni, sono venute a mancare anche le tre età dell'uomo. Non siamo nemmeno più capaci di avere una crisi di mezza età. Finirà che avevano più sale in zucca quelli che se la facevano venire prima del tempo. Chi siamo? Dove andiamo? Domande irrilevanti per il singolo sono diventate cruciali per la collettività. Se insieme non sappiamo chi siamo, da soli siamo meno di niente. Pulviscolo interstellare. Cracce di carbonio che incrostano un liscissimo geoide in volo tra le stelle. Termini residuali di una infinita caduta.

L'elenco continua. L'elenco continua sempre. Nessuno parla più degli uomini pesce e l'immaginazione deve essere moribonda, certamente malata, nascosta in qualche soffitta ad aspettare la fine. Ah, perché non sono anch'io coi miei uomini pesce? La gente va nelle piscine e non li trova, non li vede. Si sono tirati dietro la porta, chiudendola con l'intento di chiuderla per sempre; a doppia mandata. La gente non pensa più a niente che non sia importante: questo è il veleno.

Forse è solo la fine del mio tempo. Ogni notte può sembrare infinita se si mette in dubbio la possibilità che sorga il sole. E questo sole sorgerà, ma non sarà più il mio: questo comincio a capirlo, addirittura ad accettarlo. Allora sarò creatura della notte, un vampiro buono incapace di immaginarsi sotto un sole diverso. A forza di cambiare, arriva per forza un momento in cui capace di cambiare non lo sei più.

Non riesco a finire. I miei post si fanno sempre più lunghi e sconnessi, come a volersi rendere innocui. Zeppi di parole, rotolano giù dalla stessa collina da cui sono partito per arrendersi, sfaldandosi, ai miei piedi. Non c'è nulla di romantico nel constatare il passare del tempo.

lunedì, maggio 22, 2023

Lascia entrare quel lavandino


Le palazzine della nostra bella riviera sfilano riverenti sotto occhi involontariamente severi. Siamo solo stanchi, lo siamo tutti quanti. Guardare il mare rivolti a sud è l'unico modo consono di guardare il mare, l'unico autorizzato dalla mia bussola interiore, l'unico atteggiamento concesso dall'attentissimo correttore di bozze della mia coscienza. Ogni altra forma non venga considerata guardare veramente il mare, al massimo vederlo.
Li capisco questi giovani che parlano continuamente di amore, di che altro dovrebbero parlare? Anche un muro può provare amore, se ci si struscia contro travolti dalla passione. Un muro può diventare anche un letto, matrimoniale perfino.

I piedi nel mare, la testa poggiata sulle montagne: questo è l'unico modo.  Non perché sia l'unico davvero, è solo l'unico che conosco. Dormire è una questione di abitudini. Niente schermi prima di andare a dormire, devo solo rigirarmi nella mia cuccia tre volte, poi mi rannicchio nello stretto spazio fra l'appennino e la riva; e dormo. Bello dormire. Se non fosse che dormire ti impedisce di amare uno sarebbe tentato di farlo sempre. Di farlo a tutte le ore. Ah, che voglia incredibile, che voglia di avere sonno.

Cosa faremo dopo averlo esaurito, l'amore? Dopo averlo spremuto come un limone? Nascerà qualcosa da tutto questo, nasce sempre qualcosa, perché l'amore non si crea e non si distrugge. Troveremo comunque un modo per distinguere il prima dal dopo e lo stesso amore di prima troverà nuove forme: magari lo chiameremo il Dopo Amore Ferroviario. 

Si vede che negli ultimi anni sono diventato melenso, criptico, un po' austero, vagamente ed eccessivamente concentrato sul numero che determina la distanza in anni dal giorno in cui sono nato, ai tempi del dopo lavoro. Come fa uno a giustificare a sé stesso il lavoro, nascendo in un mondo che è già dopo il lavoro? Sono passati tanti anni eppure continuano a chiamarlo con lo stesso nome. Oggi stendo le caviglie nella foce del torrente e cerco un posto comodo dove sdraiarmi. Ci sono tanti sentieri che mi rammarico di poter coprire sdraiandomi ma, in fondo, ogni volta è solo per una notte.

domenica, maggio 21, 2023

Chapeau night flight americano

Volo . Milano-Lecco l'albicocca .Descrivo ciò che accade intorno a me , giudico continuamente in quanto: mai fuori dal personaggio. Sorseggiando il mio caffè night flight americano .

Ho fatto anche le pubblicità dei caffè nella mia vita.  . Ebbene sì ebbene. Evita Peron! Lo sai
Non è passato poi tanto tempo , da quel night walk espresso . Eppure:. Eppure fa parte del mio personale curriculum vitae. Come le pere del barbiere.


Ma non parliamo di me. Parliamo di ciò che io penso di tutte le cose. Alla taverna dei destini incrociati un caffè con Pertini? Alè (X) Sandro .
Ci vorrebbe però anche un dialogo con lo stesso. Ciao tesoro che cosa è il socialismo? Il socialismo è ciò che penso sia meglio in quel dato momento. Essendo un altro... Certo , anche un caffè è socialismo.


Tollero più omosessuali di te! Sono di mondo benché tu non te la voglia bere .


Socializzare è socialismo. Scrivere di temi importanti è socialismo .


Quindi non avere tempo per un blog è socialismo ? Non scrivere con gli altri ipiroga è socialismo ? Mancare di rispetto, la maleducazione (etc .) anziché fare un buon post? Dunque socialismo è imperialismo .. volevo una linea editoriale diversa fare il direttore di questo giornalino ed essere in quanto  maître à penser   intervistato da Fazio.

Ora parliamo di Zelda.


Il caffè si fredda. La ragazza ha capito che non ho tempo per socializzare ,mentre la scruto di sotto la rosea. .. sono esperto di ciò che pensano le ragazze nonché di calcio. Eppure sono sempre stato uno col cuore impegnato. Contro i potenti! a Piazzale Cordusio.


Allo specchio ho descritto in chiave critica e moderna Berlusconi paragonandolo a John Belushi, in uno di quei film che non ho mai visto.

Ora parliamo della Cartabia .

 
Infine ho deciso di farmi crescere la barba: dunque Nanni Moretti è il migliore ... quando ce vo ce vo.


Perciò non scrivo più sul blog in quanto miro a qualcosa di più grande.. tu mi stai solo provocando ma io non cadrò nella tua psicologia inversa . Mai più; davvero te la vuoi giocare così?

IO vi ho creato. Pezzenti .

venerdì, maggio 19, 2023

Potente

To: G.B. RADO

From: Rama Sing


Un sussurro

Le persecuzioni

Tirare ad indovinare le curve delle donne

All'ombra del Koutoubia

Un'altra storia oppure la stessa storia vissuta diversamente

All'ombra del Koutoubia

Andare punto a capo

L'urlo di un bambino

Piedi in cancrena

Alcuni pensano

All'ombra del Koutoubia

I rimpianti si fanno grandi

Poi piccoli

Poi ancora più grandi

E chi ha allestito una tenda

All'ombra del Koutoubia

Profumo di menta e di latrina

Un ricordo di troppo

All'ombra del Koutoubia

Fragore di acque

Mentre il rosso non è più rosso

E il blu tende al sogno

Chi si è ustionato la lingua

All'ombra del Koutoubia

La verità è una spiritosa bestemmia

All'ombra del Koutoubia

E avere paura non è più un peccato


C'è anche tanto di te in tutto questo rimanere

All'ombra del Koutoubia

All'ombra del Koutoubia

All'ombra del Koutoubia


~~~~~~~~~~~~~~~~~~∆~~~~~~~~~~~~~~~~~~


Un murmure

Persécution

Deviner les courbes des femmes

A l'ombre de la Koutoubia

Une autre histoire ou la même histoire vécue différemment

A l'ombre de la Koutoubia

Retour à la case départ

Un cri d'enfant

Des pieds gangrenés

Certains pensent

A l'ombre de la Koutoubia

Les regrets deviennent grands

Puis petits

Puis plus grands encore

Et ceux qui plantent leur tente

A l'ombre de la Koutoubia

Odeur de menthe et de latrines

Un souvenir de trop

A l'ombre de la Koutoubia

Le grondement des eaux

Alors que le rouge n'est plus rouge

Et que le bleu tend au rêve

Qui s'est brûlé la langue

A l'ombre de la Koutoubia

La vérité est un drôle de blasphème

A l'ombre de la Koutoubia

Et la peur n'est plus un péché


Il y a aussi beaucoup de toi dans tout ce qui reste

Dans l'ombre de la Koutoubia

Dans l'ombre de la Koutoubia

Dans l'ombre de la Koutoubia

giovedì, maggio 04, 2023

Inesorabilia


Cancellare il futuro per permettere al passato di compiersi sembrerebbe il proclama di una di quelle perverse esercitazioni di stile che si spendono nell'ideare dei futuri di merda come per dimostrare che il nostro presente non lo sia poi tanto.
A questo torneremo dopo.

Cancellare il futuro per permettere al passato di compiersi è, in realtà, una dichiarazione d'amore. Un gesto d'amore purissimo, come gli sguardi ricchi di complicità in cui ciascuno pensa ad una cosa diversa ma intimamente si comprende che questa potrebbe anche essere la stessa, purché non la si pronunci a voce alta, cosicché per amore si lasci ad intendere un'errata verità: ecce amo. Il principio di indeterminazione di Heisenberg applicato al più nobile dei sentimenti: fino a che non la si misuri, ci sia fiducia.

Cancellare il futuro per permettere al passato di compiersi sembra uno di quei mantra da social post con il tempo di lettura indicato e la catchphrase in copertina. Il mondo è tutto un susseguirsi di guilty pleasure se lo si osserva con sufficiente cinismo. Quindi: meglio abbondare.

A chiunque si sia appena connesso ricordiamo che solo un Sith vive di assoluti: non ci sia cecità nell'interpretazione del metodo, né malizia, né volontà diverse dall'impegno. Perché cancellare il futuro per permettere al passato di compiersi è la sostenuta promessa volta a rendere reali i nostri impegni, eliminando ogni futuro non coerente con essi, non importa quanto semplice, quanto invitante esso possa sembrare.

È per via di questo metodo che al mondo esistono decisioni apparentemente illogiche che osservate con le lenti di questa personalissima altimetria rivelano vette invalicabili e orrendi crepacci là dove apparentemente si stendevano dolci pendii e fresche oasi.

Stacco.

Comincia quella che all'apparenza si direbbe una delle serate più calme del mondo. Le cabrate scattose di rondini e pipistrelli si confondono nella prima, vera, calda aria crepuscolare. I suoni della strada arrivano come in ritardo, trattenuti dal tiepido profumo delle nespole quasi mature. Fioriscono fiori e persone di cui non conosco il nome. Il mondo, adesso, appare come qualcosa per cui valga la pena restare svegli, senza potersene perdere un minuto.

Al giro di boa arriva il nostro turno di immergerci. Nessun segnale convenuto, nessun grido e nessuna indicazione: ci inabissiamo come seguendo una legge di natura, forse la gravità stessa.
L'immagine che ho del mondo perde sostanza mentre scendo in profondità, verso strati pulsanti, più vivi di ogni cosa viva.

Riemergo.

Credo che la stagnazione che ci fa sentire imprigionati nell'ultimo secolo sia dovuta in primo luogo a quella globalizzazione che avrebbe dovuto traghettarci verso un mondo nuovo. Alla necessità di raggiungere nuovi equilibri si è aggiunta la consapevolezza di sapere poco o nulla della parte di mondo a noi più prossima. È più facile conoscere New York rispetto alle città della propria provincia. È più facile andare a New York che raggiungere molte delle città del proprio paese. Ha più senso andare a New York che sul tetto del palazzo di fronte, ma il senso di cui parlo non è una delle regole dell'universo: è una valuta del tutto umana, soggetta ad ogni sorta di umore e di variazione. È praticamente sicuro che considerare New York il centro del mondo per fare un esempio sia un concetto ormai superato, da boomer o da millennial, non appena millenial acquisirà una connotazione negativa.

Quali dei futuri possibili che abbiamo cancellato ci avrebbe potuto portare ad un presente diverso? Inutile pentirsi, inutile infuriarsi, tutto è inutile tranne il passato: si potrà compiere soltanto cancellando altro futuro.

domenica, aprile 23, 2023

Les Inimitables

Non sono solo le vite, quanto sono durate, le esperienze, le eredità, i patrimoni; le tare.

Per quanto simili, gli inimitabili per definizione sono un ciascuno diverso, dotato della possenza e memorabile dignità di un faraone egizio.

Così, eterni nei ricordi temprati dal tempo, dalla maldicenza, dalle storie quasi vere, si rivela la loro essenza multidimensionale.

Quando si incontrano, pieni della loro unicità, subito si riconoscono.

Vengono dalle stelle

Tornano tra le stelle

mercoledì, aprile 19, 2023

Non si può scrivere senza avere letto, inventare tramonti, sognare senza ricordi, volare, trovare parole adatte.

Si può solo nel frattempo mentire e tornare ad innamorarsi, di volta in volta.

Poi, si vive.

giovedì, aprile 13, 2023

Il nuovo e il vecchio

Non ho più voglia di creare
C'è l'intelligenza artificiale
Non ho più voglia di scopare
C'è l'antico segare