venerdì, luglio 01, 2011
Contingenze elementari (decima parte)
martedì, giugno 28, 2011
L'ora dello Swing
La serata non è stata noiosa, eppure mentre giro la chiave nella toppa e varco la soglia di casa, un senso di insoddisfazione mi inonda l'anima.
Invece di buttarmici io stesso, poso delicatamente il sassofono sul letto : è un po' di tempo che in questa casa alla sera ci ritroviamo solo in due, io e il mio sax.
"Perchè farsi pregare? Bruciamoci l'ultima sigaretta della notte" - bisbiglio tra me e me, mentre l'aria fresca delle sei sbatte contro la mia barba di due giorni.
L'ultima sigaretta della notte è anche la prima della mattina.
Mentre gironzolo in 2mq di terrazzo prendo in mano il telefono cellulare, sperando che lei sia ancora sveglia.
Dovete sapere che ho comprato il mio telefono esattamente due anni fa.
E' uno di quei modelli fatti apposta per non distruggersi mai, di quelli che cadono sempre in piedi: l'esatto contrario di me, insomma.
Infatti lei dorme, o, peggio, è con qualcun altro a guardare l'alba, sicuramente su un terrazzo molto più spazioso e comodo di questo.
Distrattamente finisco in una schermata di riepilogo, che però si rivela molto interessante : scopro che, a partire dal giorno in cui l'ho acquistato, ho ricevuto 55566 sms. E ne ho inviati 49991.
"Questo fa di me un cellulare-dipendente" - mi etichetto ad alta voce.
Sorrido da solo, e poi eseguo, a mente e con estrema difficoltà, la sottrazione : 5575 messaggi rimasti senza risposta in due anni.
In un numero così, ci può stare una vita intera.
Per un attimo mi chiedo cosa sarebbe potuto cambiare, se avessi donato la mia attenzione a tutte quelle persone che avevano scelto di rapportarsi con me in uno di quei cinquemilacinquecentosettantacinque momenti qualsiasi.
Chissà quanti sono i disperati che, dietro ad uno schermo e ad una tastiera usurata, hanno aspettato invano un mio segno; una risposta che io invece ho considerato superflua, mentre loro decidevano un pezzo minuscolo di vita in base a quel suono mancato.
La sigaretta è finita, il sole sta per sorgere.
Anche stamattina mi addormenterò abbracciato al mio sassofono.
Contingenze elementari (nona parte)
giovedì, giugno 23, 2011
Contingenze elementari (ottava parte)
venerdì, giugno 17, 2011
Contingenze elementari (settima parte)
domenica, giugno 12, 2011
Contingenze elementari (sesta parte)
martedì, giugno 07, 2011
Contingenze elementari (quinta parte)
In qualche modo, mentre camminava verso la grande distesa salata, si accorse che una sensazione di fondo reggeva tutto il lavoro del fratello.
Indagando, lo portò a parlare dell'idea che aveva avuto sulle variazioni musicali, facendogli ammettere infine di star lavorando a qualcosa di più che a delle sperimentazioni sparse.
Il progetto delle variazioni aveva in effetti risvegliato alcune membra che col tempo si erano intorpidite. Dopo le soddisfazioni dei primi compensi, ricavati dai lavori che pian piano era riuscito a far apprezzare, le idee avevano continuato a moltiplicarsi; ma senza essere seguite dalle ambizioni. Piano piano aveva raggiunto uno stato compositivo professionale e distaccato, che risultava artisticamente asettico senza ribollire di ideologie, senza trasmettere la volontà di sfruttarlo o di liberarsene. Queste almeno erano le critiche che ritornavano nelle recensioni.
giovedì, giugno 02, 2011
Contingenze elementari (quarta parte)
Mentre caricava il sogno sul server, placando con dei cracker alla pizza l'ansia di essersi scoperto componendo qualcosa di leggermente diverso dal solito, gli venne in mente il concetto di variazione musicale.
lunedì, maggio 30, 2011
Contingenze elementari (terza parte)
venerdì, maggio 27, 2011
Contingenze elementari (seconda parte)
domenica, maggio 22, 2011
Contingenze elementari (prima parte)
sabato, maggio 14, 2011
Caos Calvo
Anche se voi foste Nanni, ve la spassereste molto di più, non siete d'accordo?
Con calma. Forse potrebbe trarre in inganno, ma questo post NON è una paternale.
Senza aggiungere che, per la naturale predisposizione delle madri a rimbrottare più dei padri, subire una maternale è oggettivamente molto più frequente di una paternale, indi per cui dovremmo rifiutarci di utilizzare nel linguaggio comune un unico sostantivo per indicare due concetti differenti, anche se soltanto per il soggetto agente, finendo così per atteggiarci, volenti o nolenti, in modo qualunquemente sessista; perchè non alternare, a seconda dei generi, i due termini? Ma se tenessimo presente questa degna intuizione, e Baro un giorno mi dicesse "ora ti faccio una maternale lunga così", con il solo intento di dimostrare che come le donne dicono paternale allo stesso modo gli uomini possano dire maternale, nessuno capirebbe nulla ugualmente, proprio come nei suoi post; ed è per questo che sono portato a credere che la collettività abbia scelto paternale per entrambi i sessi, piuttosto che maternale, per la più facile associazione con il concetto di Lunghezza, per una maggiore chiarezza della elementare composizione sostantivo-aggettivo : una lunga paternale suona meglio di una lunga maternale. E' fisiologico, è antropologico : forse è dura da accettare, ma attualmente così stanno le cose; l'ennesimo sbocco del merchandising delle parole, del ragionare per associazione di idee, del diktat televisivo impartito da non so quale esperto di telecomunicazioni operante nell'ombra? "Vuoi usare il termine paternale nel tuo spot? Mettiamoci uno sfondo bianco, con a lato un enorme membro che si genoflette su sè stesso e, a scapito di una parte, peraltro rinunciabile, della propria virilità, impartisce moralità in pillole." Tremendo.
Tuttavia, se noi decidessimo di scendere a questo compromesso linguistico, se accettassimo turandoci il naso questo patto col diavolo, a Baro, a cui difficilmente le masse associano il concetto di lunghezza, converrebbe diversamente utilizzare, per risultare più chiaro su iPiroga, il termine maternale.
Ma dove eravamo rimasti?
Ah sì, io sono Nanni Moretti.
Altrimenti avrei semplicemente detto che Baro ce l'ha corto.
venerdì, maggio 13, 2011
la debacle di Damocle
Ora siamo al buio. Possiamo viaggiare finalmente all'oscuro del luogo in cui ci troviamo. Se temete di incappare in qualche cantina, in un bunker, scendete ancora: è uguale.
venerdì, maggio 06, 2011
cucinare il cibo per la mente
venerdì, aprile 29, 2011
La storia di Flora, gran meretrice, diventata dea per garantire il decoro delle istituzioni
Come sono ridicole e degradanti le nostre dipendenze.
Dunque dopo avere, mio malgrado, convenuto con quel famoso slogan (paradossale) "i giardini del degrado", una tipica pesantezza saturnina ha deviato il corso dei miei pensieri sulla considerazione dei tempi correnti, del kali yuga e altre amenita' consimili, che ci risparmio.
La divisione del tempo non e' certo un problema da poco, giorni fasti e nefasti, comitialis...
Aprile, nella Roma antica e gloriosa, godevi della protezione di Venere feconda!
Giusto in questi giorni nell' antica Roma si celebravano le Floreali, oggi piu' modestamente ci si accontenta dell' euroflora: fiera, libero mercato, truffa liberalizzata, capitale e, questo solo per farvi ridere, signoraggio; non vedere la progressiva degenerazione verso il solido, la materia, è davvero da ciechi: ma in effetti il motto hanno occhi e non vedono è molto più di una trouve' biblica, direi piuttosto una costante nella storia della modernità e del progresso.
Per alleggerire queste considerazioni pesanti, antipatiche, da Senex, vale la pena di rifugiarsi in quelle deliziose storielle boccaccesche (o boccaciane, che m' importa) con le quali si sollazzano gli eruditi quando per un momento li abbandona la depressione, la smania collezionistica e antiquaria (delle quali poi tali storielle sono in qualche modo figlie naturali; si legga: non legittime).
La nostra Flora, gran meretrice, non si sa bene se per una particolare benevolenza nei confronti di quelli che erano destinati a diventare suoi ex clienti, o per supplire economicamente alla mancanza di piacere di questi, cagionato dalla sua morte (un danno esistenziale ante litteram), o ancora sperando di lavarsi di dosso la lettera scarlatta o chissà per quale altro pruriginoso motivo, nominò suo erede il popolo romano. Si decise di destinare l' enorme eredità a dei giochi da tenersi nel giorno della nascita della testatrice. Il senato, con la spiccata tendenza a sentirsi offeso e perseguitato, sulla base della permeante considerazione che i senatori erano stati i principali utenti finali, decise un insabbiamento. Tale insabbiamento era destinato ad assumere contorni ridicoli agli occhi dei contemporanei, era una beffa al pubblico pudore, una squallida burla; consisteva infatti nel dire una bugia enorme e palese e cioe' nel dire che in realta' Flora non era una troia, ma che era una nipote di Giove, che era la dea dei fiori. Non sappiamo quale sia stata la reazione di Giove. Posso rassicurarvi invece sulla reazione del popolo romano: nel tempio di Castore e Polluce venne sistemato il simulacro di lei, Flora, realizzato da Prassitele; le feste in suo onore continuarono ad essere lascive.
Ancora una volta bisogna dare ragione alle scritture: niente di nuovo sotto il sole.
sabato, aprile 23, 2011
mercoledì, aprile 20, 2011
Considerazioni percorrendo il Milf Boulevard
sabato, aprile 16, 2011
Neverest
"Assomigliava a Solženicy da giovane. - Sarò di ritorno quando avrà finito, - gli disse la donna, e uscì svelta dal locale."
"Solo quando il treno sussultò e si mosse, sentì una fitta lì dove c'è il cuore, o l'anima, insomma nel punto centrale del petto, una nostalgia di ciò che si era lasciato dietro. Si rivoltò, si buttò bocconi sul pastrano e affondò la faccia, gli occhi socchiusi, nello zaino, tra i bozzi formati dalle pagnotte.
Il treno correva e gli stivali di Kostoglòtov, come morti, dondolavano sopra il passaggio con le punte in giù."
venerdì, aprile 08, 2011
Coprofagonista
Ho fatto ultimamente molto caso alle peripezie della mente, al modo in cui si associano ad un senso gli effetti di un altro, alle reminiscenze, alle madeline preconfezionate, al consumo di massa, bisognosi di attenzioni mediatiche, polmoni poco caotici, pensieri in divenire.
Figli di estri non nostri, ci limitiamo a contemplare visioni d’altri, necessarie alla mediocratizzazione della nostra piccola vita: esperienze senza passato, viviamo solo per testimoniare a noi stessi di averlo fatto.
L’ascolto di un certo tipo di musica eccessivamente compiacente non può che estremizzare questa visione in terza persona: l’io cinematografico è migliore di me, è più fiero di me, è oltre me, io sono il mio cinema.
Io sono George Clooney, io sono Belen, io sono Morgan, io sono L’Artista precedentemente noto come Me Stesso, io sono la Top Ten del mio avatar, la Top Singels dell’ego, il disco di platino di un piccolo cuore bugiardo.
domenica, aprile 03, 2011
la vicina è fine
Sputa ancora una volta, le cose si tirano per le lunghe: colpa dei kiwi.
domenica, marzo 27, 2011
La Morbistenza
Abitazione borghese, profondità lombarda, atmosfera da Basso Impero.
Sfavillanti water close troneggiano nelle stanza, casuali, indecenti e sublimi; dimenticati, caduti dal taschino di un architetto distratto e pasticcione.
Tutte le cose importanti che riguardano i culi accadono in Lombardia.
Bergamo. B Alta e B Bassa come il Principe e il Povero.
Il principe è dedito alla Seduta mattiniera : sfoglia disinvolto il suo mensile "Armi costose che non ti puoi permettere", ma è evidente che la sua attenzione è rivolta altrove.
Il Rotolo sta per terminare.
Lo strumento di purificazione è come il prosciutto : all'inizio e alla fine non piace ai più. Tutti lo vogliono già iniziato, ma il culetto è quello che ripugna di più.
Ahh, carta Regina, la sua preferita. Un vero peccato che stia finendo.
Nelle dispense c'è grande scorta, ma il disappunto esplode all'avvilente constatazione della marca: rotoli Scottex. Ruvidi come i muri degli asili, come i culi dei preti, come il pane integrale.
Dannazione alle offerte del Mercadone.
Pulirsi il sedere passando da carta Regina a carta Scottex rappresenta il paradigma della vita : come la convivenza e il matrimonio, come le scuole elementari e le medie, come le mozzarelle a Napoli e altrove, come la giovinezza e la vecchiaia, come il Sesso della prima volta e il sesso successivo.
Avete mai provato a guardare il mondo attraverso la filigrana della carta igienica?
"Dieci Ave Maria prima di coricarti, figliolo".
sabato, marzo 26, 2011
Cilicioccolata
giovedì, marzo 17, 2011
La precedanza
domenica, marzo 06, 2011
Gazzettino b anale e lampioni. Morandi mangia la merda: iPiroga, una degna colazione?
Idrocolonpulizia?
Paradossi scontati, prezzi modici.
Stile omogeneo: sembri un meccano iPiroga. Sei decadente senza essere chic. Hai i peli sotto i piedi e i calli sotto le ascelle.
Quanto vorrei che iPiroga assomigliasse a Audrey Hepburn.
Come se non bastesse qui a Sodoma tante cose non vanno. Alcune più di altre mi irritano e mi fanno venire l' eczema sulle mani. Di queste vi parlerò, col vostro permesso e vi prego, vi scongiuro, vi imploro, perdonate il mio malumore e il mio fastidio. Perchè oltre al tacollo di iPiroga certe cose io non accetto.
Perchè, ogni giorno mi chiedo perchè, perchè distinguere fra "città", Sodoma, e "altre destinazioni"; io sono sicuro che le lettere una volta imbucate finiscono nello stesso sacco. Si nello stesso sacco, avete inteso bene, il sacco di Sodoma. Se non vi è ancora chiaro sto parlando di quelle schifose cassette della posta rosse, oltraggio al buon gusto, disseminate qua e là nei centri urbani (Sodoma, Gomorra etchì), a ricordarci l' oscena eredità degli anni settanta. Che schifo la posta; che schifo che venga rivalutata, elogiata, commemorata (del resto dei morti si può solo parlar bene). La posta! Non ha mai portato niente di buono: le lettere, che ribrezzo! Per tacere di quella carta trasparente, turpe al tatto, che lascia intravedere l' indirizzo:
bollette! Siete più inopportune della richiesta di pagamento anticipato in un albergo, in Austria. Volete i soldi? Una confidenza: io molesto i soldi. Si proprio così. Li tagliuzzo. Ci scrivo sopra il numero di Rodrizio: mutandina '92 raffreddatissima sola in casa, kiama!
Soldi, denaro, denaro, soldi e lotterie, che tema deprimente. Una cosa dei soldi però in particolare mi indispettisce più delle altre: non puoi distruggere le banconote, non sono tue.
Invece puoi prostituirti, perchè il corpo è tuo.
Se ti prostituisci e ti danno dei soldi hai fatto un cattivo affare. Il regno della quantità è un cattivo affare. Fatti regalare un vulcano.
sabato, marzo 05, 2011
C'eravamo tanto armati
giovedì, marzo 03, 2011
Taglia 40 Modello 44
Fantasia.
Di recente, ogni volta che cammino per strada, sono posseduto dalla sensazione che tutti gli avventori che incontro se la passino meglio di me; che se, irrealisticamente, ci dovessimo trovare tutti in una stanza chiusa, loro avrebbero più cose da raccontare di me, o comunque cose molto più interessanti.
Oggi in piazzetta una signora confortava il suo cane per il mancato pranzo in trattoria, un marocchino ha sputato dal balcone, ma mi ha mancato, due bambini facevano roteare un bastone inventandosi una storia di cavalieri.
Modello 45 : pseudo notizie di reato.
Pseudonimo?
Ieri ho comprato un bel pezzo di focaccia, caldo, vicino al bordo : proprio come piace a me.
Un balordo ne ha preso uno più grosso del mio, ma pagando ha rovesciato sul bancone tutta la Bud che teneva in bilico tra mano e mento.
Avreste dovuto vedere come se lo gustava, dopo.
Niente solita sensazione, però.
Oggi l'ho incontrato in un'altra strada, senza nè birra nè focaccia, ma con un cartello in mano : non siamo miraggi.
Modello 21 : nome di possibile autore della notizia di reato.
Signor 11.
Anche questa notte il signore del numero 11 ha prodotto il rumore.
Quale rumore? A metà tra una gara di tosaerba, il ricordo delle mini4wd di quando ero piccolo, e uno sciame di mosconi arrapati.
Non l'ho immaginato, all'inizio l'ho pensato, ma poi ho cambiato idea.
Lui crede di poterla fare franca a lungo, neanche fossimo nel 44 : notizia non abbinabile ad alcun soggetto.
sabato, febbraio 26, 2011
domenica, febbraio 20, 2011
ricordare il futuro
lunedì, febbraio 14, 2011
Storia del latte che scadde a San Valentino

Ma voi lo sapevate a Savona ci sono delle reliquie del santo?
sabato, febbraio 12, 2011
Greatest tits

Quella di Erano Gestacci è stata una strada lunga e faticosa.
Tuttavia, grazie alla perseveranza e ad un grande lavoro di post produzione in un piccolo studio di registrazione altoatesino quello che oggi possiamo ascoltare è un disco maturo, costruito senza risultare ciclopico e leggero senza essere effimero. Una delicata miscela di glam-rock da camera dai toni introspettivi, che non mancherà di gasare anche i più giovani con il suo Tòtani.
venerdì, febbraio 11, 2011
mercoledì, febbraio 09, 2011
Uno Nettuno e centomila
Aprì la porta, chiusa a chiave con doppia mandata, e manescamente girò verso di lui la figlioletta, che gli dava la schiena seduta a gambe incrociate.
Qual spavento nel vedere che aveva la sua stessa faccia! Uguale spiccicata; gli stessi lineamenti da uomo, il pomo d'adamo pronunciato, gli stessi occhi gialli, la bocca screpolata, le stesse rughe sulla fronte, la pelle liscia per la rasatura recente.
In effetti, l'aveva plagiata a sua immagine e somiglianza fin da quando era nata.
"Ti capisco ti capisco" - diceva la madre, giunta per dare conforto, ma l'ansia del padre non si quietava, anzi aumentava, con il crescere parallelo dell'invidia nei confronti della donna, che poteva gioire di un volto diverso da quello della bambina.
Velocemente scese le scale e si diresse nella sala fumatori, credendo di trovare quiete.
Lì lo aspettava Fabrizio de Andrè, immerso nella poltrona liberty.
Cantava piano, quasi sussurrando : "e per tutti il dolore degli altri è dolore a metà."
domenica, febbraio 06, 2011
effetti desiderati anche gravi
domenica, gennaio 30, 2011
Totentanz
I grandi, per fortuna, sono esistiti: non ci dovremmo sorprendere che qualcuno ci parlasse anche e magari li considerasse degli stronzi.
domenica, gennaio 23, 2011
prolungamenti
lunedì, gennaio 17, 2011
I carotaggi (terza parte)
venerdì, gennaio 14, 2011
Capitolo 14) Perseveranza
Di fronte ho la pupilla nera di Oscar, e il mio amico mi sta parlando fitto; ha l'aria concitata di uno che non riprende fiato da un po', così mi rendo conto di essermi perso l'inizio del suo racconto, sprofondato in chissà quale limbo del pensiero.
Mi manca il coraggio di interromperlo.
Percepisco la paura nelle sue parole, ma la sua narrazione è avvincente come un finale di un libro giallo : mi parla della sveglia suonata in ritardo quella mattina - ma nemmeno l'Ispettore Manetta ci crederebbe - dell'omicidio di Manuela avvenuto mentre si fingeva ancora svenuto; del post-it con il suo nome sulla scena del crimine; della certezza che, una volta che si fosse ripreso dallo choc, sarebbe stato inchiodato indiscutibilmente da Cesare, il padre di Manuela, accorso nella stanza dopo un sms inviatogli dal cellulare della figlia, ma con vero mittente l'assassino; della sua ingenuità a fuggire senza riflettere, dopo aver visto il killer candidamente chiamare la polizia; dell'idea di lasciarmi quel messaggio segreto.
Oscar racconta come può farlo solo una persona innocente, e d'istinto lo abbraccio forte.
Solo in conclusione mi riferisce il nome del vero colpevole, che nello stesso istante compare nella stanza, come nei peggiori film.
Deborah si ferma alla fine del corridoio buio, pietrificata.
E allora capisco tutto : la visita nel mio studio, la macchina posteggiata in un luogo diverso, il cambio di vestiti, l'alibi di trovarsi sulla scena dell'altro omicidio, l'averlo eseguito con le stesse modalità, il passarmi il post-it per confondere impronte innocenti con impronte colpevoli, la duplice telefonata in commissariato, finta con Oscar presente, vera con me; i persistenti rifiuti di accompagnarmi qui, il saluto non casuale tra Manuela e Deborah nelle scale.
"Cesare ha visto solo me, e poi è stramazzato al suolo per il dolore; lei era nascosta dietro la porta, e poi è fuggita immediatamente" - conclude il ragionamento Oscar.
Rivolgo lo sguardo verso la mia ex-fidanzata, con un misto di incredulità e disgusto, ma senza paura. L'unica cosa che ancora ci accomuna è che anche lei, come me, non riesce a proferire parola in questi interminabili attimi.
Dell'immagine di Seb e Deb all'improvviso rimane solo una fotografia ingiallita dal tempo.
Mi resta oscuro il movente, ma un lungo viaggio in auto fino ad Osoppo aiuterà a chiarire tutto.
Il caso è chiuso; posso andarmene, quantomeno con il pensiero : ho un viaggio in sospeso, un viaggio che ho cominciato il giorno del ritrovamento del corpo di Manuela.
Non mi trovo più nel retro del Polpo di Genio, La California e la Toscana sono lontane; il Friuli ancora di più : è solo un ricordo, un brutto ricordo.
Sono sdraiato supino, in un posto caldo e pieno di sole; intorno dune di sabbia e ciuffi d'erba, il mare calmo mi culla.
Mi sembra di non essermene mai andato.
Apro gli occhi : mi manca la Puglia, il mio tempo ad Osoppo si è concluso.
In quel momento le enormi vetrate della stanza vanno in frantumi, e degli uomini in nero col volto coperto piombano in mezzo a noi, immobilizzandoci; Deborah è la prima.
Forse sono poliziotti, ecco da chi era pedinata la mia Toyota.
O forse non lo sono.
Annuso un panno intriso di qualcosa e perdo i sensi.
La mia terra è più lontana.
giovedì, gennaio 13, 2011
I carotaggi (seconda parte)
lunedì, gennaio 10, 2011
I carotaggi (prima parte)
domenica, gennaio 09, 2011
Amici Miei
Quella mattina in chiesa al funerale di Irreprensibile c’erano proprio tutti. Faceva impressione vederli uno vicino all’altro, abito scuro, sguardi tesi, occhi assenti. Prima di entrare si erano ritrovati in giardino a bruciare una sigaretta, e anche chi solitamente non fumava, quel giorno aveva deciso di usufruire.
Gabriele : “Ho sentito che a celebrare sarà Don Farris, almeno lo conosceva di persona” .
Eugenio: “Irreprensibile lo riteneva un vecchio pedofilo pederasta, si starà rivoltando nella tomba”.
“Nella bara vorrai dire!” –Rodrizio nemmeno quel giorno riusciva a non starnazzare.
Sergiomaria : “Ma cosa diavolo ti sei messo addosso, chiacchiera?”
Rodrizio sfoggiava un orribile papillon fantasia, a coronare la sua anonima giacca.
Rodrizio : “Lui avrebbe voluto così, amava i papillons”.
Andrea : “Il tuo lo avrebbe disgustato, come accadrebbe oggi a qualunque possidente di un paio di occhi”- sotto la giacca spuntava un maglione con il logo della Protezione Civile.
“Te l’hanno insegnato in Accademia a dire “possidente” così bene?” – Ora Sergiomaria aveva voglia di litigare.
Baro : “Vi devo ricordare come mai oggi siamo qui?” – un lungo e forzato tiro di sigaretta.
Davide, tirando fuori una scatolina dalla sua giacca da autista di autobus: “Io ho portato qualche Raudo, pensavo che avremmo potuto spararli in suo onore dopo la funzione”.
Eugenio, entusiasta : “Ho i nostri scacciapensieri, dovremmo suonarlo ancora una volta per lui, non credete?”
Michele, più zitto che mai, infliggeva il colpo di grazia alla sigaretta lanciando il mozzicone in un vaso di gerani.
Silenzio assordante.
Lo ruppe Edoardo : “Qualcuno aveva in mente di dire qualcosa, una volta dentro?”
Aveva parlato con un nonsochè di complice.
“Avrebbe voluto che nessuno parlasse” – all’unisono Andrea e Rodrizio
“E credo che anche quella cassa così vistosa non fosse la cassa dei suoi sogni; e Irreprensibile certamente aveva una cassa dei sogni” – aggiunse Eugenio.
Baro stava singhiozzando come una ragazzina, Gabriele gli passò di soppiatto un fazzoletto di stoffa, senza farsi vedere da Andrea.
Rodrizio : “Ripensandoci però, un giorno mi aveva confessato : “Dite solo Pazienza”. Potremmo fare così. Uno di noi si alza, dice questa breve frase sulla pazienza, e poi torna a sedersi”.
Vuk : “Pazienza? Ma ti rendi conto? Come lo spiegheremmo a suo cugino Marco? Sei matto”.
“Diciamo solo che era un bravo ragazzo” – Sergiomaria, tra una boccata di fumo e l’altra, pensava di poter risolvere la questione facilmente.
“Ragazzi, ma ve la ricordate quella Vigilia in cui mi aveva dato del ginecologo?” – Rodrizio sorrideva senza imbarazzo.
“Uno dei ragazzi del Bahrein ci ha lasciati ieri, ma almeno lo ha fatto nel suo letto, da uomo” – disse Andrea mentre la gente aveva ormai preso posto in chiesa.
Davide : “E’ arrivato il prete”.
Michele ripose nel pacchetto morbido la seconda sigaretta.
La messa fu breve, la predica anonima, e, almeno per quanto riguardava la seconda, Rodrizio pensò ancora che lui avrebbe voluto diversamente.
Dopo la funzione, in chiesa erano rimasti solo loro, seduti, in silenzio.
Eugenio aveva tirato fuori lo scacciapensieri.
Fu in quel momento che in tutto l’androne risuonò l’eco di una fragorosa risata.
La bara si scoperchiò e Irreprensibile drizzò in piedi; pantalone mimetico, capello lungo, il volto pallido ma ugualmente raggiante : “Siete stati uno spasso, un vero spasso amici; e poi, uno scherzo del genere non sapete quanto allunga la vita”.
