mercoledì, giugno 17, 2009

Vol. I n°1. L'inizio del percorso

Ridare un tocco di stile a iPiroga, ricominciare come promesso la sagra dell' arte, rinomato appuntamendo editoriale, solo questo mi preme.

In medias res...
Sulla pornografia molto è stato scritto, molto poco, per lo meno da me, è stato letto. Non mi è difficile tuttavia relazionare la pornografia all' arte. Una relazione evidente. Ancora una volta trovo confermata quella deliziosa massima, il noto ci è sconosciuto, sicuramente frutto di un pensatore di cultura francese: dunque se mi interrogo sul motivo di tale scontata associazione non posso far altro che perdermi in un flusso di pensieri.

Prima di tutto penso alla mia formazione, alle prime forme d' arte colle quali io sia venuto in contatto: l' arte sacra, senza alcun dubbio. E quando si parla di sacro nello stesso post in cui si parla di pornografia si evoca un tabù. Sicuramente non vi stupirà sapere che la parola tabù deriva dall' inglese taboo che a sua volta deriva da un vocabolo polinesiano: tapu; più interessante invece sarà la considerazione del fatto che tapu, in polinesiano, vuol dire sacro. Tabù mi fa pensare a Freud. Freud mi fa pensare al Novecento. Il Novecento alle vignette satiriche pornografiche. Ecco trovato il nesso!

Il Novecento, il secolo del sesso, l' osceno che si fa arte per nascondere i pudori di un qualche ipocrita, sicuramente omosessuale. Le cause, i sintomi, gli effetti: non sapremo mai se sia stato Freud, con le sue banalità, a riportare gli individui che si riproducono a parlare di sesso, o se si sia trattato di un' esplosione carnevalesca dopo secoli di chiesa. E possiamo intrattenerci a lungo con quesiti di tal sorta, salvo modificare il significato che siamo soliti attribuire alla parola intrattenimento, o in alternativa passare dal mondo delle idee al mondo dell' arte.

Ritorniamo ai polinesiani. Ci imbattiamo necessariamente in Paul Gauguin.



Le notazioni sul colore le lasciamo volentieri a coloro che, nel descriverci un quadro, ritengono di essere i soli dotati del dono della vista, e spiegando, come si spiega ad un cieco, quanto sia bello quel giallo o spessa quella pennellata, si fermano alla superficie del dipinto (forse la prospettiva avrebbe dovuto giocare un ruolo maggiore nel turbare le menti di questi Caran d' Ache). Noi invece dimostreremo come dietro ogni dipinto vi sia una storia, e non un lieto fine. E partiremo dalla Polinesia, forse per arrivare a Egon Schiele, se non sbagliamo Reeperbahn.

domenica, giugno 14, 2009

sabato, giugno 13, 2009

mi sono ricordato che ognuno si scrive senza i

C'era una volta, ieri, un uomo del cui nome non sapreste che farvene, perchè tanto non lo conoscete, e comunque non è importante. Quest'uomo aveva tre figli, ognuno dei tre aveva due figlie, tutte maritate, e tutte avevano avuto un figlio. Da questo si deduce che tutti i figli avevano cognomi diversi. Uno di loro abitava in una casa nè troppo grande nè troppo piccola, dove la pulizia e la modestia erano le uniche cose veramente ostentate. Un grande silenzio riempiva la casa, troppo grande per il bambino e troppo piccola per il padre, che per motivi che non ci sono dati conoscere, stava sempre in giro e tornava solo il giorno di santa Liberata.
Uno di questi giorni, entrando in casa, trovò il bambino che giocava con i suoi guanti e per questo gli diede uno sganassone, dicendo: "vai sul monte e pensa tre giorni a quello che hai fatto, quando tornerai troverai una ricompensa ad aspettarti"
Fu cosi' che Zio Peperone, che ancora non si chiamava cosi', si incamminò nell'imbrunire verso la cima...

giovedì, giugno 11, 2009

zio peperone

Quando sono nella doccia mi sembra chiaro cosa voglio scrivere, poi arrivo qui e boh, tutto tace. Sarà colpa di questo? No, ho paura che se metto la musica sarò traviato, offuscato, confuso. E invece voglio raccontarvi una storia.
Ma non è una storia da vecchio stronzo cantastorie sparacazzate ubriaco di sinistra seduto su un ceppo circondato dai suoi discepoli debosciati che si fanno le canne e suonano la chitarra osannandolo, no.
E' semplicemente una storia, una cosa poco nonsense, a cui potrete attribuire il senso che vorrete.
E non è una storia di quelle da uomini con la bocca grande ed il pisello piccolo che nei loro ritrovi si danno manate sulle spalle e cantano canzoni di destra che inneggiano a fatti che non hanno mai sperimentato.
E non è nemmeno una storia da saccentoni di centro, che si scaccolano con le dita degli altri per non sporcare le loro, e che ciarlano di vento e giustizia insieme a quegli altri modaioli dei non-schierati e degli apartitici.
Eppure, non si tratta di una tirata sulla politica, o di un dramma a tesi o di un racconto senza nome, tramandato oralmente da vecchi saggi illuminati imbottiti di viagra, è una cazzo di storia, o fiaba, o favola, e non mi interessa se ci sono o no animali che parlano o si fanno di coca o se l'eroe ha un obiettivo o un fine, è una storia vecchia e sporca e rude ed ingiusta proprio come la vita, è la storia di

Zio Peperone

mercoledì, giugno 10, 2009

domenica, giugno 07, 2009

mercoledì, giugno 03, 2009

martedì, giugno 02, 2009

lunedì, giugno 01, 2009

sabato, maggio 30, 2009

Ah AH

Aiutiamo Rodrizio a fare dell' iPiroga una merda

Coraggio Baro, posta anche tu qualche foto di berlusconi, o qualche fotomontaggio di bassa lega copiato da qualche altro sito!








Coraggio Baro, posta anche tu qualche foto di berlusconi, o qualche fotomontaggio di bassa lega copiato da qualche altro sito!

TRANS-ART

Collezione privata, Arcore, Brianza (Italy) .

venerdì, maggio 22, 2009

Sarai mondo se monderai lo mondo

Quel poveretto sul treno dormiva, aveva una faccia da schiaffi. Teneva tutte le sue quattro cose nelle tasche pulciose e stringeva compulsivamente una borsetta tra le gambe. Teneva qualcosa di prezioso li' dentro?
Aveva anche velleità artistiche: leggeva, se si può legger dormendo, un libro preziosissimo di un brillante autore russo. Chissà come fece a svegliarsi in tempo, su quel treno per Ventimiglia. Si può parlare di fortuna? Aveva certamente una faccia da schiaffi, complice il caldo.

domenica, maggio 17, 2009

le arcate dentali, è un qualcosa che mi irrita


Il nostro nostromo mostrava avanzati timoni inoffensivi nei vasi dei vicoli, i riccioli oleosi si lavavano lavandoli con olii di lavanda. Le lavandaie, levandosi, levavano le sete lavate anzitempo e nella slavata luce della valle lavica, si avviavano verso i lavatoi. I buoi, da buoni fratelli, non erano da meno e vedendo nei coltelli una minaccia bella e buona, si abbonarono, con tanto di tessera, al partito, conformandosi a coloro che delle confetture avevano fatto confezioni di confessioni. Che dici? Gli chiesero. Rispose una portiera: "Apritemi! Si' che io abbisogno di essere aperta, mentre la macchina và"

giovedì, maggio 14, 2009

L'ISPETTORE D'ERRICO

Giuocare con le parole.
Fatue EMorroidi SnoB apPplaudiscono eccitate!

ENIGMA RISOLTO

metropolitesse

è un periodo in cui osservo le unghie. 
ce ne sono molte di unghie: unghie edibili, enigmatiche, affabili, a mandorla, lunghe, corte, robuste, taglienti, infette, perfette, dipinte, smaltate, laccate, spaccate, nere, tetre, unghioni ed unghiette.
mi guardo le unghie e penso: "in quale modo se le guardano i finocchi?"
ecco che arriva una vecchia, vecchia misteriosa, vecchia di umili origini, vecchia strega, anziana, vecchia megera, vecchiarda, matusalemma, mummia, sdaura, catafalco, sarcofag...che palle questo sole! Continua a darmi nelli occhi, e tu che vuoi vecchia bifolca? Che compri i tuoi funghetti? Le tue mele? I tuoi asparagi ripieni? Ah maledetta, lo so che cosa indichi, con le tue lunghe unghie unghiose, coriacee, adunche, indichi la mia macchina da scrivere. Ebbene non l' avrai! E' una macchina magica...che canta e suona sincopata le cose che ci scrivi. No, non è un organetto. La vuoi sentire eh? E se la vuoi sentire balla allora, matusa! Come facesti ai tempi del cretaceo, al ritmo delle mie parole:" one ipiroga rap, sa nuove valiame!"

sabato, maggio 09, 2009

Cogitabis Tu

Giuocare con le parole.
Fatue EMorroidi SnoB apPplaudiscono eccitate!
Piovresche affermazioni fanno venire meno la fede nella parola. Tutto si puo fare: ottenere, persuadere, abbindolare, godere e far godere. Sembra che la cosa più difficile sia dire la verità.
Fatue EMorroidi SnoB apPplaudiscono eccitate!
Sono irreprensibili nel giocare con le parole, sono equilibristi che lasciano estasiato il pubblico:
Fatue EMorroidi SnoB apPplaudiscono eccitate!
Al circo della vita, dove nell' errore sta la soluzione, e la verità sta nell' errore, la soluzione è una verità!
Fatue EMorroidi SnoB apPplaudiscono eccitate!

Riprende oggi la distribuzione della Nova sagra dell' Arte, rivista poco letta di cultura non generale.

venerdì, maggio 08, 2009

plum cake (la madeleine de no atri)

Devo avere otto o nove anni, è una grigia mattinata piovosa.
Nel pomeriggio farò merenda, guarderò i cartoni animati, mi spaventerò senza motivo e dormirò il sonno misterioso dei bambini. Al momento, sono al telefono con Zeus, ci diciamo cose, parliamo.
Sono improvvisamente nel bosco, ho sedici anni o giù di li', torno dal fiume a torso nudo, indosso una lunga sciarpa giamaicana. Rido, vedendomi cosi', e mi giro sentendo quelle risate dietro di me.
Sono in ospedale, un'anestesista dai grandi occhi blu mi chiede se sento qualcosa quando mi tocca la gamba. Non sento niente.
Mi risveglio dall'anestesia, siamo due o tre anni nel passato, non ricordo molto bene, sono in una clinica questa volta, non diversa dall'ospedale di prima. Sto leggendo il grande Gatsby. Ora sono sufficientemente lucido da capire che non mi ricorderò niente se leggo adesso, subito dopo, ma sarà come averlo letto da addormentati. Si potrà poi leggere dormendo? Sarebbe una soluzione. A cosa? Ma non mi importa nulla. Sto dormendo sulla spiaggia e la mia unica preoccupazione è quella di perdere il traghetto. Mi alzo che sto ancora dormendo, tiro una capocciata, ma questo non posso ricordarmelo! Come faccio a saperlo? Rimonto sul letto a castello tra gli insulti, la gente vuole dormire, chissà cosa ho sognato. Forse ho parlato nel sonno. Rimetto la testa sul sacco a pelo, cercando di prendere sonno, mi concentro sulla lucina rossa degli alberghi, anni dopo capirò che si tratta del condizionatore. O di qualcos'altro, comunque ero stato io a capire dove stava l'asse da stiro, anche se ormai dovevamo tornarcene a casa. Come quella volta in pullman, che la prof di italiano mi raccontava della bellezza del silenzio degli innocenti. Sette mesi dopo, cinque giorni prima, un'estate fa. Sento che mi sto osservando, dalla parte sbagliata di un armadio-specchio. E' fessurato, e la mia immagine si triplica, volteggia come una falena verso le fessurine di luce che vedo al...e pisto mi racconta, alla fermata dell'autobus, di quello che mi succederà. Sono pochi i profeti che se la son sentita di dire qualcosa su di me, li guardo, incollando tra l'oro sguardi dati con occhi diversi, uno in particolare è piuttosto corpulento, parla di rane che avevano ingoiato monete, di rame. Una storia ironica. Sono finalmente arrivato alla seconda boa, da solo, una bracciata dopo l'altra, guardando continuamente sott'acqua terrorizzato dalle meduse e salgo, sotto di me, il buio delle posidonie. 

giovedì, maggio 07, 2009

lunedì, maggio 04, 2009

Er coltello

Ar mio, sopra la lama ch'e' rintorta
C'e' stampata 'na lettra cor un fiore;
Me lo diede Ninetta che m'e' morta,
Quanno che me ce messi a fa' l'amore

E quanno la baciai la prima vorta,
Me disse: - Si m'avrai da da' er dolore
De dimme che de me nun te n'importa,
Prima de dillo sfonnemece er core. -

E da quer di' che j'arde el lanternino
Davanti a la crocetta ar camposanto,
Lo porto addosso come un abitino.

E si la festa vado a fa' bisboccia,
Si be' che ci abbi' tanti amichi accanto,
Er mejo amico mio ce l'ho in saccoccia.


(Cesare Pascarella)

sabato, maggio 02, 2009

venerdì, febbraio 20, 2009

Che il bello e l'incantevole
siano solo un soffio e un brivido,
che il magnifico entusiasmante
amabile non duri:
nube, fiore, bolla di sapone,
fuoco d'artificio e riso di bambino,
sguardo di donna nel vetro di uno specchio,
e tante altre fantastiche cose,
che esse appena scoperte svaniscano,
solo il tempo di un momento
solo un aroma, un respiro di vento,
ahimè lo sappiamo con tristezza.
E ciò che dura e resta fisso
non ci è così intimamente caro:
pietra preziosa con gelido fuoco,
barra d'oro di pesante splendore;
le stelle stesse, innumerabili,
se ne stanno lontane e straniere,
non somigliano a noi, effimeri,
non raggiungono il fondo dell'anima.
No, il bello più profondo e degno dell'amore
pare incline a corrompersi,
è sempre vicino a morire,
e la cosa più bella,
le note musicali,
che nel nascere già fuggono e trascorrono,
sono solo soffi, correnti, fughe
circondate d'aliti sommessi di tristezza
perché nemmeno quanto dura un battito del cuore
si lasciano costringere, tenere;
nota dopo nota, appena battuta
già svanisce e se ne va.
Così il nostro cuore è consacrato
con fraterna fedeltà
a tutto ciò che fugge
e scorre,
alla vita,
non a ciò che è saldo e capace di durare.
Presto ci stanca ciò che permane,
rocce di un mondo di stelle e gioielli,
noi anime-bolle-di-vento-e-sapone
sospinte in eterno mutare.
Spose di un tempo, senza durata,
per cui la rugiada su un petalo di rosa,
per cui un battito d'ali d'uccello
il morire di un gioco di nuvole,
scintillio di neve, arcobaleno,
farfalla, già volati via,
per cui lo squillare di una risata,
che nel passare ci sfiora appena,
può voler dire festa o portare dolore.
Amiamo ciò che ci somiglia,
e comprendiamo ciò che il vento
ha scritto sulla sabbia.

(Hermann Hesse)

venerdì, febbraio 13, 2009

rancido, privato, solitario

Sono rimasto solo.
Tutto è freddo intorno a me, freddo e vuoto.
La mia mente ritorna a qualcosa di altrettanto freddo e vuoto, penso a calori che si sottraggono da bestie in calore in case riscaldate da pompe di calore.
Ma sono in un frigo, in un frigo vuoto.

Ci fu, molto tempo fa, un periodo in cui postavamo a ripetizione,in una Gara dei Post, che si prolungava nella notte fino a quando il sonno non aveva la meglio sull'irreprensibilità dell'Irreprensibile o sul cattivo gusto di Rodrizio.
Non erano tempi felici e nemmeno moderni, erano tempi diversi.

Sono uno yogurt, lo ammetto. Guardo intorno a me, nei ripiani superiori che posso osservare essendo in uno di quei frighi con i ripiani a bastoncini. Non c'è nessuno, nemmeno la caratteristica gamba di sedano ed il mezzo limone ossidato: niente.
C'è solo una luce tremula in cima al frigo, non si accende da mesi.

Ho incominciato la scalata ieri, per raggiungere la luce. Anche se la luce è spenta. 
Il frigo ha cominciato a mugghiare e a vibrare, come una divinità vulcanica irata. Mi vuole dissuadere, ma raggiungerò la luce spenta, costi quel che costi il costo della luce.

E' il quinto giorno di marcia, ormai sono al secondo ripiano. Il freddo comincia a farsi sentire ora che sono più vicino al freezer. Eppure mi ricordo di un tempo lontano, un tempo in cui qui dentro faceva freddo davvero, mentre ora sono solo dentro ad un armadio collegato alla corrente.

Raggiungo la vetta, ansimando. Vorrei dire che la vista è stupenda da qui, ma non è vero. E' tutto come prima: con i ripiani delle uova vuoti e maestosi come montagne in negativo.
Mi avvicino alla luce. 

Provo con tutte le mie forze a far scattare l'interruttore.
Ma i frighi non funzionano cosi', si accendono solo se li apri.
Mi specchio nella lampadina: sono uno yogurt, e sono scaduto.


giovedì, febbraio 05, 2009

IED: Improvised Explosive Device

Mi fanno sdraiare sulla sedia. Anzi sul lettino. Come si chiama quello del dentista? 
Sdraio non è appropriato, comunque mi ci sdraio.
Si sta abbastanza comodi, è questo il punto.
Si sta talmente comodi che mi sembra di volare, ma non si trata dell'effetto di un anestesia che ad ogni modo poi non mi hanno nemmeno fatto, diciamo che sembra di essere in aereo.
Immagino che, dopo l'otturazione, mi alzerò da quella sedia ed uscito in strada, mi renderò improvvisamente conto di essere in un altra città.
Boston, Lione, Osaka, Oslo, Lima, Levaldigi.
Poi mi colpisce un'analogia con un altra sedia, comoda anch'essa, una poltrona.
Il cinema.
In aereo il cinema lo mandano già, in piccole tv private oppure in sedici pollici troppo lontani e male inclinati. Ma non è quello, lo schermo, che turba la visione dello show. E' che ti manca tanto la la privacy di casa tua, quanto la mondanità di uno spettacolo affollato. Non sei nè a casa nè al cinema, sei in aereo: affronta la realtà. Il cinema è un servizio in più, devi mantenere la concentrazione stretta sul fatto che, in realtà, il tuo obiettivo è quello di andare dal punto A al punto B e non essere intrattenuto.
Il cinema l'aereo il dentista hanno qualcosa in comune, un segno distintivo sottile che non individuo facilmente. Soffrire con la bocca aperta, viaggiare, perdere due ore della propria vita per vedere/sentire/provare una storia, che cos'hanno in comune?
Immagino un mondo futuro, il mio, dove gli impegni non aumentano ma vengono invece condensati. Un mondo dove gli aereoplani sono anche cinema e viceversa, dove le prime visioni vengono proiettate ad alta quota in gigantesche camere pressurizzate. Dentisti da cui la gente, quando esce, non si dirige verso casa ma verso l'albergo, l'hotel, il ristorante prestigioso di Minsk.
Vedo un mondo multitask, dove l'attenzione viene continuamente attratta da qualcosa di utile: la manicure durante la lampada durante il taglio dei capelli durante l'ascolto di un nuovo singolo di Giusy Ferreri guardando X Factor nel tragitto che separa A da B.
Mi ricordo di Kim, il gioco dei cinque sensi: solo che qui i cinque sensi, il dolore per un otturazione distale, l'estetica, il sesto senso ed il settimo dei cavalieri d'oro, tutti quanti nessuno escluso, sono attivati, ottenebrandosi inevitabilmente l'un l'altro.
Senti ancora il cosmo bruciare dentro di te?

giovedì, gennaio 29, 2009

non suono la chitarra

la carta da parati
pareva proprio amata
nel farla si era armata
patendo vera pena

giovedì, gennaio 22, 2009

la festa

fece le bizze sulle piste
gli dissero con garbo:
impara l'arte da chi si fa da parte
adirato, si concesse di ridere di un orbo
la macchina si mise non distante,
là dove poteva guardarlo

venerdì, gennaio 16, 2009

pecore grigie

Dando le spalle
alla foto di un luogo famoso
addento una fuji:
mia madre ne ha comprati dieci chili

lunedì, gennaio 05, 2009

lunedi'

bussa alla mia porta
un venditore di calendari
se il palazzo pensa male di me
sono finito
l'estasi sta nel pagarlo
quanto quell'ombrello
che non abbiamo mai usato

sabato, gennaio 03, 2009

Marrone ( Brown )

La solitudine garbata di uno stronzo nel gabinetto
Le foglie dell'albicocco a novembre
La sacher spiaccicata sulla vetrina dell'ebreo
La scrivania ikea scheggiata
Il cappello di paglia marcito
Il mocassino di seconda mano
I pupazzi di cip e ciop
L'impermeabile del tenente colombo
I gusci delle castagne
La legnaia del giovo
La pelle dei venditori di rose
La marmellata di marroni
La faccia di cuoio
La pentolaccia bastonata
Quindici uomini sulla cassa del morto e una bottiglia di rum

venerdì, gennaio 02, 2009

la tonica

chiamavano 
dissero che il caffè era pronto
non sapevo cosa volesse dire 
a quel tempo
e ciò che so di queste cose
lo seppi solo dopo:
le seppie lo sapevano

quando ci si dimentica delle cose

Mi siedo, su un lussuoso trono.
Mi siedo su un lussuoso trono, appoggiato al palmo della mano.
Sono così discusse le mani degli altri. Delicate, d' oro. A volte grasse. Altre volte unte di focaccia, con il prosciutto: io non posso sopportarla; la focaccia col prosciutto è la focaccia che si fa donna. E le mani sono soltanto arnesi. C' è addirittura chi tende ad attribuire alle mani delle responsabilità. E' il caso di mani pulite. E' il caso di Ponzio Pilato. Ci dev' essere una spiegazione antropologica a questa centralità delle mani. Forse per via del sassofono. Non credo che sia per via della bicicletta, che secondo la nota barzelletta può essere condotta senza mani, nè piedi, nè denti. Io li adoro, i denti. I piedi invece mi creano un certo disagio. Una certa repulsione. E pensare che esiste una, come potrei definirla, corrente di pensiero, che li studia; una specie di lettura della mano, solo che si fa con i piedi. Una bella trovata per le coppie che non hanno più niente da dirsi, e un sacco di cose da inventarsi. L' idea di base è chiara, i piedi sono il simbolo di quanta strada faremo. A nessuno oggi verrebbe in mente una scempiaggine del genere, ora l' idea della strada come ascesa personale è quanto meno demodè: la maggior parte del tempo la passiamo seduti. Per strada ci stanno i barboni. Per le mani invece c' è ancora un minimo di credibilità, una speranza. A una condizione, che non si cammini sulle mani. Le mani aprono le porte. Puntano tutto sull' impair. Stanno a vedere se succede qualcosa.

diesis

di tutte le ipotesi
restò soltanto 
la speranza di non tagliare i limoni,
sarebbero rimasti ancora
a ricordare la casa

martedì, dicembre 30, 2008

OROSCOPONE 2009

Ritorna l'appuntamento più amato dai fan iPiroga , signori e signore, l'oroscopone completo segno per segno 2009, un bell'applauso :



L'extracomunitario : per i diventati presidenti degli Stati Uniti in Gennaio

Il 20 gennaio diventerete il primo presidente nero d'America : lo so che sembra un sogno, ma questo oroscopo non sbaglia mai.









Il cotechino : per i nati sotto le Feste

Ritorna il grande classico dell'oroscopo iPiroga : ma per i nati sotto il segno del cotechino sarà l'ennesimo anno di magra . ahahahahahahahahahahahahahahah



Il 2008 : per i nati allo scoccare della mezzanotte

Si spera sempre che l'anno che arriva sia migliore di quello appena passato, ai nati sotto il segno del 2008 si consiglia di imparare presto a toccarsi le balle




L'iPiroga : per i nati lontano dalla terraferma

Le stelle sanno che non siete mai coi piedi per terra, non fatevi illusioni neanche nel 2009 : nessuno scriverà mai alla posta degli iPiroga, mai, un tale evento non accadrà mai.







Il Contrappasso ( dello Stelvio ) : per i nati sul confine

Giove che non era in grado di tenerlo un attimo nelle mutande entra nel vostro segno in questo nuovo anno : non aspettatevi che sia cambiato. Fate il vostro classico numero della saponetta che cade e andrà tutto bene. Ah dimenticavo, finirete dritti all'Inferno.


Il Rodrizio : per i nati il 13 ottobre

Il 2009 inizia con un oroscopone diverso dagli altri anni : meno risate più acidume. Siete maturati ; nel nuovo anno infradicerete.

Il rischio del ritorno della Vergine potrebbe concretizzarsi entro fine anno : attenzione.






Il Baro : per i nati il 3 maggio
Brutta annata per voi : non cederete alla tentazione di sbirciare le soluzioni di Grim Fandango fino alla fine e ne andrete orgogliosi. Ma, arrivati all'enigma finale il vostro meschino portatile vi giocherà un tiro mancino spazzando via il file di salvataggio. Le stelle prevedono numerose sedute da un terapista per superare la cosiddetta sindrome da Foresta Pietrificata. Ossa ossa ossa.
Il Furher : per i nati nel Terzo Reich

Anche gli astri si arrendono : quale dei due è il Furher ?
Il 2009 per i nati sotto il segno del Furher è' l'ora delle decisioni, la Germania si è svegliata.



Il Faraone : per i nati sotto il segno del Berlusca

Diventerete vigili urbani : un sogno che diventa realtà







Il Big Mike : per i nati sotto una bottiglia di Montenegro

Lo zodiaco vi sorride : troverete l'amore della vostra vita. Ma che sorpresa nello scoprire che è sempre stato sotto i vostri occhi : si chiama Davide Raano.



Il Irreprensibile : per i nati il 17 settembre

Un 2009 senza il bicchiere. Non è possibile dividere la vita di voi due. E' solo un anno di transizione : la vostra unione è scritta nelle stelle.



La (S)Figa : per tutti i lettori di questo misero Blog

Anche nel 2009 avrete la sfiga di non vedere neanche un'ombra di figa.
Qui l'oroscopo non sbaglia proprio mai.



en abyme, Mise

Un bicchiere di vino sofisticato, una coppia di pappagalli esotici, il suono di un clarinetto costoso, un giro di samba con tiro fisso, un acquerello a tinte vivaci che sa di sud america: il turismo sessuale è lontano, vero soltanto sulle pagine dei rotocalchi meno sofisticati.
L'acqua di fuoco nei guanti da neve: il mito dei sanbernardo vive ancora nel mito del cartone animato. 
Siamo pacchi, cartoni cinesi, inscatolati gli uni negli altri, come modi di dire, speranze, giri di parole: matrioske di Touring.
Ci sono volte in cui penso che la conoscenza sia soltanto una complessa applicazione dell' effetto Droste. 
Ma se il sapere non è altro che un'immagine inutile, continuamente nascosta all'interno di sè stessa allora a cosa servono, le opere d'arte?

venerdì, dicembre 26, 2008

Più senti odore di merda e più sei vicino alla verità

Ieri sera vado su iPiroga e trovo i post natalizi di Baro e Irreprensibile, "Manca solo il mio" - mi dico, pavoneggiandomi da fica di legno.
E invece poi spengo il pc, gonfio come un gatto in amore.
Adesso che sono qui mi viene il dubbio di averlo riacceso per parlare d'amore. Bel titolo del belino per un post che parla di amore o troppo facile parlare di amore sotto le feste?
Forse sto scrivendo un post solo per non studiare, ma allora avrei potuto dire come un gatto gonfio per essersi ingoiato mezzo Roppo, invece che gonfio di amore.
Il problema non sono le feste, il pandoro, il vischio, Santa Lucia, ma i gatti del mio giardino : loro sono in amore a Natale, io non lo so.
Si può essere innamorati di una scatola viola con quattro controller attaccati ? Trovare l'amore a Natale : bello.
Ma forse quello non è amore. Quella consolle è solo la mia puttana, la tiro fuori dall'armadio quando ho voglia, la condivido con gli amici il giorno di Natale, la rimetto dentro quando ho finito. Buongiorno e buonasera. Vecchia ma ancora buona.
Va bene niente amore il 25 dicembre.
Ma si può essere innamorati il giorno di Santo Stefano ? I miei gatti non sono più innamorati come ieri, lo vedo, e in realtà non sono neanche miei, mi piace solo pensarlo.
Però si può scrivere un post a Santo Stefano e parlare di verità.
O mi sono innamorato o me la sono fatta nelle mutande.

mercoledì, dicembre 24, 2008

(instrumental)

era una notte buia e tempestosa,
era la notte dei post
(tuoni)
stava seduto in accappatoio, le orecchie appese agli auricolari,
il volto illuminato dal monitor: il ritratto della bellezza virile
suonò il campanello
(din don)
apri' la porta girando la maniglia con l'alluce, c'erano fogli sparsi per tutta la stanza,
suonò ancora il campanello
(din don)
fuori non c'era nessuno, la luce non dipendeva nè dagli interruttori nè da fonti di luce riconoscibili: si trattava di un sogno cosciente
suonò il campanello
(din don)
un cane entrò dalla finestra
(bau bau)
un pitone serpeggiò fuori da un water chimico
(sss sss)
era attonito: avrebbero disordinato tutti i suoi fogli, come il vento d'autunno sparpaglia le sue foglie: erano molti, come soldatini bianchi
cercò di fermarli: chuise il corpo del serpente nella morsa dell'asse del cesso (clack!) prese il cane tenendolo dolorosamente per le zampe di dietro, come un salame (cai! cai!)
l'accappatoio era di quelli economici, che grattano la pelle (scrat scrit)
un motorino smarmittò, giù in strada (vrommm vroooommm, vroooooooOOOOoooom!m!)
apri' il frigorifero, ma una bottiglia, sistemata male, cadde a terra (crash!)
il liquido che conteneva si sparse tutto per terra: componendo scritte misteriose
avrebbe detto addio per sempre ai bucatini cipolla e peperone
nella notte dei post le parole sarebbero state onomatopee di sè stesse

martedì, dicembre 23, 2008

Tira ciü in perun de mussa che ina cubia de böi

Noramidopirina metansolfonato sodico.
Nimesulide?
Anche i principi attivi festeggiano il Natale. Nessuno gli fa gli auguri, nessuno dedica loro poesie.
Sijmadicandhapajiee.

venerdì, dicembre 19, 2008

il tormento e l'ecstasy

Bussano alla porta, ma non ho un campanello
com'è possibile?
accosto l'orecchio all'uscio: origlio
non sono dentro ma fuori,
guardo nello spioncino, dove vedo me stesso, in abito da sera
prima che al significato spirituale penso a quello fisico: sono fuori e non dentro
ma fuori da cosa? sono nella tromba delle scale ma fuori da un'appartamento,
sono nel palazzo ma fuori dalla porta,
il gatto che abita nelle scale mi guarda: gli occhi come finestre di un abbaino,
esco di corsa, ma non sulla via principale,
passo prima in una cucina, poi per una porta di servizio: sbuco in un vicolo scuro,
un cane mi abbaia, o forse sono tanti, ma legati da robuste catene: abbaino pure.
Esco sul boulevard, il riverbero mi tinge le retine di rosso e di giallo: i taxi e gli autobus a due piani,
mentre ne passa uno, cerco di sbirciarvi dentro da distante, per capire che gente c'è sopra,
mi accorgo di guardare il vetro dell'autobus dall'interno: sul marciapiede cè una zebra in abito da sera, mi chiedo cosa faccia in giro a quest' ora

domenica, dicembre 14, 2008

sarebbe stato meglio imparare la salsa

E' inutile, quando non ti viene in mente niente da dire sarebbe meglio tacere.
Eppure non riesco. Cerco di uscire dalla pagina bianca, ma predico bene e razzolo male: le dita battono frenetiche.
Guardo come ho incominciato, lo leggo: 
"E' inutile, quando non ti viene in mente niente da dire sarebbe meglio tacere."
Mi fa schifo, ma il resto posso farlo passare. Gli inizi sono sempre difficili, è la solita solfa sul transitorio. Ma non lo cancello, sono dell'idea che per poter iniziare ci si debba tappare il naso, sopportare lo sturo del lavandino intasato della creatività, e poi godersi lo scorrere ininterrotto che ne segue. Non sono un sadico, non voglio costringere millioni di persone a sopportare il dolore di sparare fuori il grumo più o meno denso che ne impedisce la volontà di espressione, però almeno una volta si dovrebbe provare. 
Mi ricordo dei temi. Il tema è l'unico gesto gentile dell'apparato scolastico nei confronti della creazione: ti viene dato un foglio bianco, un'idea di partenza, il La. Allora non resta che creare, perchè che sia bella o brutta o giusta o sbagliata anche un'opinione superpartes è mille volte più vera e più tangibile e più vicina ad essere veramente creata da te di qualunque altra cosa tu veda o senta, perchè per viverla non viene usato un senso, come l'udito o la vista, ma viene usata la materia prima dell'esistenza: la volontà.
Il foglio bianco è un telefono che squilla, un gatto bagnato che miagola sul davanzale, una rimozione forzata, un colpo di pistola: il foglio bianco è una grana, un casino, un problema che stimola e costringe e punzecchia fino a quando finalmente non ti decidi a prendere la penna, il sasso o il microfono in mano pur di zittirlo, rendendo vera e tangibile un'esperienza, un commento o un'opinione.
E se ancora non mi credi, prendi in mano qualcosa che hai fatto: sia essa una foto, una firma, un tema, un piatto scheggiato per errore. Guardalo e credi, convinciti, accorgiti, che se ciò che tieni tra le mani è vero ed è cosi' come lo vedi, è perchè l'hai fatto tu.

domenica, dicembre 07, 2008

ho esagerato

Monolocale, bilocale, trilocale, reggia: la vita in metri quadri.
Paesaggi, nature morte, ritratti: la vita incorniciata ed appesa.
Anche se non studi una cosa, puoi ugualmente farti l'idea di come funzioni. La televisione la usi, ma non sai come funziona. La lampadina la accendi, la telefonata la fai, il libro lo leggi. Sai perchè vuoi accendere la luce, sai perchè vuoi fare una telefonata, sai cosa vuoi ottenere leggendo quelle pagine. Pensi di conoscere i responsabili di tutto questo benessere: la casa editrice, la compagnia telefonica, la società elettrica. Cazzate. Intermediari generici di alto livello, ma inconsistenti.
Quando ti dicono "centrale elettrica" a cosa pensi?
Quando ti dicono "libro" a cosa pensi? All'artista? Allo scrittore bohème bello e dannato e geniale? Pensa alla tipografia, alla produzione, alla compravendita e distribuzione di un foglio di carta.
Guardi un foglio satinato e spieghi a te stesso: "il motivo per cui è tutto bello scivoloso al tatto? è comunissima carta, opportunamente trattata"
Ma è quell' "opportunamente trattata" che ti frega, che nasconde e cela in sè tutto quello che è troppo complesso o noioso o inutile ai fini della comprensione del prodotto finito.
Sono i "semplici calcoli" che il libro evita ad essere veramente casini, sono gli "scritti giovanili" appena menzionati dal testo di filosofia che portano in sè tutta la complessa e compressa immaturità di un pensiero veramente brillante.
Per semplicità, per necessità, siamo imbottigliati in una vita da utilizzatori, con un buco per mangiare ed uno per cagare, ed arriviamo a credere che tutto nasca sugli alberi e ci sia dovuto, che tutto sia prima complesso e poi, finalmente: semplice, edibile, comprensibile, accettabile.
Io non studio questa roba, non so se qualcuno abbia esplicitato meglio di me quello che sto per dire, ma ci proverò lo stesso: c'è uno momento nella vita in cui credi di non poter capire niente, uno in cui credi di aver capito tutto, ed uno in cui ti accorgi di poter e di aver capito solamente la tua incomunicabile visione della realtà.

venerdì, dicembre 05, 2008

Etere, o non Etere? Doveva chiamarsi "Nessun Dorma"

Come da titolo, il titolo doveva chiamarsi "Nessun Dorma".
Non so perchè ho cambiato, la gente cambia sempre le cose senza sapere bene perchè: le abitudini, la macchina, il posto nell'aula, le mutande.
Ah, ecco! La sentite la vergogna che si prova nel dire "mutande"? Forse è ancora più difficile dirlo al singolare: "mutanda". Provate, provate: non importa che siate nell'affollata promisquità di un'aula computer o nell'intimità della vostra cameretta, sarà difficile ed imbarazzante dire ad alta voce "mutande", scandendo bene tutte le labiali, le vocali, queste sette lettere complesse con la stessa voce con cui fareste un intervento al lavoro, o in classe, o sull'autobus.
Esatto: provate a dirlo con lo stesso tono con cui sull'autobus chiedete impazientemente "Scende?"  alla vecchietta rintronata dalla puzza d'ascella e kebab. 
Ah, mutatis mutandis, non si finisce mai d'imparare.

martedì, dicembre 02, 2008

La scorsa settimana hanno ammazzato Batman



Mondo crudele.
Ci mancava solo Batman.
Non bastavano quelli che la vecchia terribile ci aveva già strappato via in tutti questi anni?
Dopo Romeo e Giulietta, lo zio di Spider Man, il papà di Superman, William Wallace e sua moglie, Buba e Forrest Gump, e la moglie di Forrest, il nero del Miglio Verde, tutti i neri dei film horror o di guerra, che muoiono sempre tra i primi, o sicuramente non tra gli ultimi, Mufasa, Amleto, la mamma di Bambi, la mamma di Piedino, Thelma e Louise, Edvige la civetta troia di Harry Potter, Lucignolo di Pinocchio, Lucignolo di Italia Uno si spera presto, ecco Batman.
Circolano voci strane sul prestigioso City : si parla di un coinvolgimento di Robin.
Ho scritto questo post di denuncia esclusivamente per tranquillizzare i milioni di fan del pipistrello nel mondo, e i milioni di fan che avevano visto crollare cosi un' icona omosessuale forte come quella di Batman e Robin, molto più che colleghi nel combattere il crimine, molto più che amici fra le mura della Bat-Caverna.
State tranquilli ragazzi, Batman forse muore davvero, ma Robin in questa losca faccenda non c'entra proprio nulla.
In compenso...sarà Alfred a consolarlo?

venerdì, novembre 28, 2008

Senza titolo

La scuola dell'obbligo, o verità?
La ministra, la maestra, la minestra. Di ceci di fave, la fava: correggetemi se sbaglio.
Sarò sincero: non so di cosa scrivere. Una banbina che sposta i bicchieri col pensiero: non so cosa pensare. Si tratta anche questa volta di verità, oppure parliamo di un obbligo, e non lo sappiamo?
Mi viene in mente un giudice interno, il demone aristotelico: "Ti obbligo di dire la verità, soltanto la verità, nient'altro che la verità."
La verità è che ci sentiamo obbligati, si', ma a mentire. Ci teniamo di più a seguire l'immagine che abbiamo della realtà piuttosto che vedere noi stessi con i nostri occhi le differenze. E allora si' che le linee dritte in realtà sono tutte curve, perchè non c'è giustizia, o giudici aristotelici, o equilibrio o comunicabilità nella realtà. Non c'è pensiero che per quanto nascosto non produca in realtà e nella realtà un cambiamento palese agli occhi di tutti.
Non ci sono forze uguali e contrari nella fisica Vera e non c'è nulla se non un accordo, un magna-magna, una licenza presa tra amici che obblighi quel vettore a dirigersi in senso contrario.
No, non dipende da noi italiani, è una cosa di tutti, che riguarda non solo il genere umano ma perfino l'idea che esso ha di sè stesso. Perchè in definitiva ogni cosa si basa su cavilli, su vizi formali, su vuoti, che la natura per gusto, solo e solamente per il gusto del bello, nemmeno ha considerato.
E non si pensa mai al transitorio, ma solo alle risposte generalizzate, al comportamento a regime, al fatto che in fin dei conti poi tutto, come per magia o perchè minacciato, segue le regole generali.
Eppure mi viene da sperare che esistano delle forze partigiane, testarde, contrarie, che cerchino di fare le pecore nere, ma senza velleità, solo cosi', perchè è quello che gli dice il cuore.
E anzi non spero ma voglio, desidero queste forze casinare, pasticcione, che cerchino in tutti i modi di rompere la banalità e la linearità e l'unicità e l'esistenza delle risposte a cui il caro vecchio Arturo Doyle ci ha cosi ben abituato.
Leggendo le prime righe avete creduto d'intuire un post sulla riforma scolastica, e siete stati smentiti.
Avete percepito l'incipit di un post in rima e siete stati delusi nelle vostre aspettative.
Volevate qualcosa di bello, di comprensibile e breve e tutto ciò che desideravate o vi aspettavate o che trovavate logico è stato evitato e nullificato e perduto da un mattone di ribellione.
Si, questa è ribellione.

E' Rivoluzione.

lunedì, novembre 24, 2008

In memoria di Ilenia, la cocca della catechista

Ecco lo sapevo : non dovevo scrivere niente...e invece ormai l'ho fatta sporca
tutta colpa di Baro che non la vuol smettere di timonare...
"ti è mai successo di scrivere un messaggio ad uno e vederti rispondere dall'altro?"
si che mi è successo
"non so cosa leggere la sera visto che ho lasciato la Bibbia a Genova"
perchè mi perseguiti Irreprensibile
ebbene vediamo un attimo, una controllata giusto per scrupolo, per andare a letto tranquillo
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
e qui non dovrebbero esserci problemi
2. Non nominare il nome di Dio invano.
ah mia nonna lo dice che la buona educazione ti porta dritto in paradiso
3. Ricordati di santificare le feste.
questo è fin troppo facile
4. Onora il padre e la madre.
anche qui ci siamo...siamo già al quarto e sono in regola
5. Non uccidere.
tutto liscio, potrei anche andare a dormire, ma voglio continuare
6. Non commettere atti impuri.
qui mi gioco il jolly e salto al prossimo
7. Non rubare.
chiedo scusa a cavestri per quelle figurine in terza elementare, per il resto sono pulito
8. Non dire falsa testimonianza.
sono un uomo di legge, mi cala la palpebra, il libro del catechismo mi cade dalle mani
9. Non desiderare la roba d'altri.
non mi piace pensare alla roba, mi fa venire in mente Verga, questa notte avrò gli incubi
me ne manca soltanto uno per essere santo subito
10. Non desiderare la donna d'altri.
...
...
chiamate il prete
l'Irreprensibile me lo diceva sempre che ero un povero diavolo
presto Perpetua chiamate il prete che ho peccato

domenica, novembre 23, 2008

Attention Chevaux

I cavalli sono un simbolo conclusivo, avrei dovuto capirlo subito.
Ma ormai il titolo l'avevo scritto, toccava andare avanti.
I cavalli sono un segno catartico, liberatorio, finale, me lo diceva la professoressa d'Inglese, parlando dei viaggi di Gulliver.
"Houyhnhnms!" mi diceva, con quell'accento straniero.
E io pensavo: "Houyhnhnms, Yahoos, Google, semo tutti amici, semo compari, fratelli, soci!"
Ma non pensavo al fatto che i cavalli sono un simbolo conclusivo, un monito, un Rubicone pericoloso, un Manzanarre o un Reno più evocativo persino dei velieri del deserto, anche se sicuramente meno odoroso.
La Nebulosa Testa di Cavallo si trova appena sotto Alnitak, la stella più ad est della cintura di Orione. E cosa c'è mitologicamente ad est, se non il male?
E' come nel Padrino: una testa di cavallo mozzata perchè si intuisca un limite, l'apice dell'evoluzione.
Varenne e Rennes-le-Château: vi sembrano ancora pochi gli indizi?
Non mi interessa se mi reputate alla stregua di Voyager: dovete capire!
Se continuiamo a giocare con la playstation perderemo i mignoli, poi gli anulari, i medi (e come faremo ad insultarci allora? diventeremo sicuramente esseri superiori, illuminati) poi gli indici ed infine l'agognato, il caro, vecchio pollice opponibile. E allora saranno zoccoli e zoccole, nitriti, froge e stridore di denti.
Sarà la calma della biada: dalle stelle alle stalle.

venerdì, novembre 14, 2008

Bancarotta

La pioggia 24ore. Un pezzo di strawberry fields. Il nocchiero baro continua imperterrito a timonare l' ipiroga; ma che fatica. Perchè l' ipiroga da sola non va avanti? E tutti quei discorsi sulle opere che vivono indipendentemente dai propri autori...iPiroga perchè non parli.

domenica, novembre 09, 2008

egocrazia

venerdì, novembre 07, 2008

penne alla bodka

Di cosa vive la gente?
A volte, soltanto a volte, la protratta esposizione ai fumi dei pennarelli per lavagne bianche può causare delirium tremens, cleptomania, efferratezza, esacerbazione. Quando poi la lavagna viene pulita con alcool etilico posso solo lasciarvi immaginare. Ci sono cose che non ti spiegano sui libri.
Di cosa vive la gente?
A volte, soltanto a volte, puoi essere talmente convinto del potere di un'azienda solo perchè produce il mouse dell'aula informatica, da comprarne, diciamo, un migliaio di azioni.
Le stesse azioni un'ora dopo valevano meno della carta su cui, febbricitante, cercavi di prendere appunti.
Ci sono volte in cui ti chiedi: di cosa vive la gente?
Che cosa rende viva la vita di un fan di Raffaella Carrà? Che cosa rende tangibile l'esistenza di una vecchia libraia di via Cairoli di cui nessuno sospetta l'esistenza?
Ci sono volte in cui diventa più interessante chiedersi che cosa renda visibile la vita piuttosto di che cosa o chi sia a crearla.
Poi il treno ferma alla tua stazione, e scendi in fretta come tutti gli altri.

sabato, novembre 01, 2008

Una resistenza al regime

Interno borghese, sera, tremolanti luce al neon, rumore di playstation, odore di sugo: un'appartamento come tanti.
All'improvviso suona il citofono: un suono insolito, come quando nel locale di periferia ordini incautamente un black russian.
Marito si alza, chiude Repubblica con un colpo di mouse, è in piedi. Si avvia a passi misurati verso l'ingresso: è un uomo rispettato.
Alza la cornetta, preme un pulsante, dice: Pronto.
Anche Moglie dice: Pronto, là in cucina, scolando la pasta.
Marito assume un'espressione grave, aggrotta le sopracciglia mentre il pomo d'Adamo cerca una sistemazione migliore, poi si rischiara, le pupille si allargano, le rughe della fronte si distendono verso la pelata incipiente: è felice. Chissà cos'ha sentito, dall'altro capo del filo.
Quando arriva in cucina non è più felice, è euforico: la camicia magenta è vistosamente pezzata di sudore, le mani gesticolano frenetiche col telecomando del garage, quello col portachiavi di Italia 90.
Moglie, Bambino e Bambina sono seduti a tavola, lo guardano in piedi sulla soglia della cucina, il loro rispetto per lui è granitico.
Bambino è un cacasotto e teme tutto quello che non capisce, vedendo il padre paralizzato dalla gioia chiede: 
"Papi, chi era al citoforo?"
Marito si desta come da un pensiero proibito, cerca le parole più volte, senza trovarle, Moglie lo esorta, adesso anche lei è preoccupata.
Finalmente Marito se la sente, è pronto a parlare:
"Cazzo ragazzi ci siamo! Era Giovanni Rana, che proprio adesso sta salendo le scale: stasera offre lui! Mamma, butta la pasta, per cena stavolta mangiamo qualcosa di buono!"
E la cucina esplode in grida di festa.

sabato, ottobre 25, 2008

sarà perfetto con le lenticchie

Vai dal macellaio, sono mesi che non ci vai.
La tua via è piena di questi commercianti, cè un abuso di macellai nella tua strada, nel tuo quartiere, in Italia. Un'orgia di carne, un corno bovino dell'abbondanza da cui sgorgano salamelle e salsiccie, lingue, mammelle, fegati, rognoni, petti, cosce, occhi di bue.
No, gli occhi mi fanno impressione.

Rileggi quello che hai appena scritto, ti piace?
E' inutile lagnarsi, sei nella tundra mentale d'ottobre, non serve a nulla fare lo schizzinoso e cercare dei temi interessanti di cui parlare, da cui spremere la morale posticcia che tanto nessuno coglierà, te compreso. L'unica speranza è quella con la S maiuscola: quella di mettere tutto quello che si ha nella pentola e di chiudervi sopra gli occhi, il coperchio e il cuore, e sperare che il risultato sia sufficiente a sfamarti.
E allora sarà lecito parlare di un elettricista improvvisato davvero sgarbato con la propria (futura) nuora, dei Gothamiti, dei pappagalli che popolano Albaro, dei libri di russo che non si trovano, dei fruscii del bosco, delle pietre che rotolano, delle foglie amaranto che cadono.
Si ripara una portiera e si chiude un portone, ma non è un portone qualunque, è un portone russo, che comprende le persone che vi abitano, i pettegolezzi da pianerottolo e i vecchietti seduti li' davanti con le sedie portate da casa.
Recito l'infinito di leopardi tre volte prima di alzare il coperchio, e guardo il risultato: sarà perfetto con le lenticchie.

sabato, ottobre 18, 2008

nel 1914 non fu assegnato

I giochi da viaggio sono misteriosi.
Di solito l'obiettivo è quello di partecipare a qualcosa di talmente più noioso rispetto allo stare mollemente seduto sul sedile dietro di una macchina da rendere quest'ultimo qualcosa di interessante.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Ford Dorotea del 1936.
I giochi sono sempre i soliti, con poche varianti: "da rana a pala", "contadino", "camera con vista", il gioco delle rime che puntualmente finisce con la parola "fegato" e tanti altri.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Citroen "le caddy" chapron cabriolet.
I giochi da macchina, da tavolo, di ruolo, l'importante è cercare di non far caso al panorama che cambia.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Oldsmobile 88 di seconda generazione.
Invece bisogna fare attenzione, rimanere concentrati.

Mi sembra di aver parlato in modo sufficientemente chiaro: nel 1914 non fu assegnato; quel Nobel ci spetta di diritto.

domenica, ottobre 12, 2008

Passato accanto; cronaca di spallle

Io so. La musica indiana può risultare anche gradevole se non si tiene conto del fatto che è un po' di parte; sicuramente meglio di un paio di frittelle degustate in un banchetto a bordo autostrada. La cosa che più di tutte mi sconvolge è questa, tuttavia: autostrade d' altobordo, febbricitanti uomini del casello protettori, curve sinuose, tre corsie. Ma non è tutto. Un tappeto persiano. I rimedi per la diarrea più utilizzati dai gentiluomini, inglesi, dell' 800. Dicono che un quaderno monocromo sia diverso, e di qualità superiore, rispetto ad un quaderno one color. Ma non è questo il punto: i pini? Non hanno essi un diritto ad essere amati? E i pampini, non hanno un diritto alla vita, anche se sono ancora pinoli? E perchè un aquila non può, diventare aquilone?

venerdì, ottobre 10, 2008

Il fantasma dell' Opera Pia

Un anno e quattro giorni dopo i fatti accaduti ne "la fiera del male", Invisibile Baro torna per raccontarci nuove avventure. Molti misteri rimangono da risolvere in questo secondo appuntamento tra cui: "cosa faceva il marinaio Aio la sera del concerto di Vasco?" e "c'è vita oltre il valdostano?" e intanto altre domande attendono solo di essere formulate. 
Che vi piaccia o no, la vendetta è un piatto che va servito; freddo o caldo non importa.

Prefazione a cura di E. Raspelli

La petizione per legalizzare i ghiaccioli era solo l'inizio, Baro lo sapeva. I vicoli erano sempre più lerci e le coscienze non volevano certo essere da meno: l'aria sapeva di fritto e di salmone mentre le piogge temporeggiavano sopra la città in attesa del Grande Monsone. Era acqua sporca: pioggia cicciosa.
Era vero quello che diceva il bambino sminchio nelle orecchie del suo cagnetto, scendendo le scale: "è rimasto, penso che non se ne andranno nemmeno quest'anno...".L'unica differenza tra lui e il cagnetto stava nel collare, ma Baro sospettava facessero dei turni.
Molte cose che sembravano essere cambiate si stavano in realtà solamente evolvendo: l' evanescente eminenza grigia della fiera si era svelata,  ma si trattava di un investigatore privato: il mistero si infittiva passo dopo passo.
Che fare allora? L'unica cosa sicura sembrava andare avanti.
Tutto ciò che Baro sapeva, era che la semplicità non sarebbe mai stata la misura della sua grandezza.

venerdì, ottobre 03, 2008

Empi, spegnetela!

Barbieri! Che vita la vita dei barbieri! Una vita in testa, ma non necessariamente primi. Una vita vissuta sulle chiacchere, sulle storielle sconce, sui ricordi di gioventù tra le fila della Folgore.
Concedetemi una piccola dissertazione:
Esistono molte tipologie d' esercitanti di questa nobile arte, e se molte di queste si riuniscono in una sola persona, d'altro canto alcuni barbieri non appartengono proprio a nessuna di esse; ce ne sono di pazzi, d'infoiati, di succubi, di schiavi, di tenebrosi, di nobili, d'affaccendati, d'eterei, d'omosessuali, di quelli presi da furiosi attimi di ispirazione poetica davanti ad un calendario di Sabrina Ferilli, di compassati, di silenziosi, di precisini, di cagoni, di quelli che insistono fino allo sfinimento per metterti il gel le cremine le lacche le tinte i boccoli le mollette le extensions e le mèches, ce ne sono di quelli che in mano tengono soltanto le forbici ed il pettine, giorno e notte, ce ne sono di esosi, di umili, di quelli che reclamano agli assistenti gli attrezzi, come chirurghi, ce ne sono di quelli che adorano l'opera, di quelli che leggono libri e di quelli che ne scrivono, ce ne sono di alti, di bassi, di magri, di stronzi, di adulatori, di falsi, di quelli che ti chiamano sempre col nome sbagliato, di bugiardi, di ladri, di quelli che ti mettono in imbarazzo con gli altri clienti, di quelli che ogni tanto controllano, chissà cosa, aldilà della porta a vetri della bottega, di quelli che aprono quella porta ai vecchi clienti e di quelli che la porta la tengono soprattutto chiusa, ce ne sono di quelli più sbrigativi, di quelli più professionali, e di quelli che i capelli li fanno spazzare al garzone.
Di tutti i barbieri di questo mondo, ne ricordo soltanto due di famosi: quello di Siviglia ed il padre di Charlie Brown.
Mi sembra poco, troppo poco.

sabato, settembre 27, 2008

La droga del marinaio

Un' incontro casuale.
Un metapod piantagrane nell'erba alta.
Poca esperienza, pochi oggetti, poco di tutto. 
Il giocatore medio abbandona lo scontro più per noia che per pietà.
La convenzione di Berna l'annovera tra la fauna protetta. Ma chi? Serve un soggetto, a questa frase.
Una lampreda, si', la pesca ne è vietata in Olanda e Francia, anche se si nutre di sangue.
E' un periodo propizio per la ricerca dell'animale guida. Ne appaiono sul ciglio delle strade, allontanati dal centro della foresta dagli speculatori edilizi, ne appaiono tanti che più non si contano: lamprede, cani, cerbiatti, tigri, tigri contro tigri, piccoli cacciatori notturni, civette, moscardini, capodogli.
Poi un suono lontano, l'accendersi dei fari nella nebbia, un suono come di tuono nascosto nella stanza genovese di un giovane logorroico, una noce moscata: la droga del marinaio.

venerdì, settembre 19, 2008

martedì, settembre 16, 2008

El polveron (come fare un post senza scriverlo)

Adesso un attimo che vado a farmi la barba.
Eccomi. Ci ho messo poco o tanto? Boh, chiediamolo all' I Ching.
Dov'ero rimasto? Ah ecco, stavo parlando di come io ed Irreprensibile abbiamo convenuto su come sia poco consigliabile abusare delle doti oracolari di un oracolo. 
Ma la tentazione! La tentazione è forte capite? Uno è li' cosi' indeciso, cosi' titubante, represso, dubbioso e timoroso che prendere il primo consiglio che capita gli sembra l'unica cosa da fare. 
Non ne siete sicuri? Chiediamolo ai tarocchi.

Giovedi' 28 agosto internet non funzionava. E' una cosa che negli anni si è ripetuta altre volte, ma non riesco proprio a farci l'abitudine. Sono come uno di quei marinai svedesi che hanno saltato il militare perchè non riuscivano a disintossicarsi da messenger. Sono affetto da quel male che Irreprensibile chiama "la smania di google" oppure "quel-male-che-io-chiamo-la-smania-di-google". La smania di google ti costringe a cercare qualunque idiozia ti passi per la testa. Insomma, stavo malissimo.
Giovedi' 28 agosto, nel pomeriggio, guardo il computer chiedendo a cosa possa servire senza una porta sul mondo. Gioco un pò a space cadet, a spider, a hearts, ma la mia sete non si placa.
Non devo essere intrattenuto ma essere io ad intrattenere gli altri.
Cosi' apro il blocco note e programmo il post del mio ritorno in rete.
In tutta la sua magnificenza, per la serie "come fare un post senza scriverlo", ecco a voi:

Viaggio nel tempo

Edu si sfilò i guanti gialli. Lo giurò a sè stesso, si disse: "non cucinerò mai più a quel modo, cosi' come un pazzo, mentre intanto mi scappa da cagare".
Sorrise, a quel modo beffardo che lo faceva sentire nobile. Dire le parolacce lo faceva stare proprio meglio.
Guardò l'orologio, scuotendo la chioma, che nonostante i primi capelli bianchi dei trent'anni cresceva sempre rigogliosa, come una tettoia coperta dall'edera tutte le primavere.
Guardò l'orologio, pensando: "ora arriva quel minchione" e puntuale come il bruciore alle chiappe dopo che si è mangiato troppo cioccolato, Pisto girò le chiavi nella toppa.
Non gli piaceva la Spagna, ma era contento di essere li', a casa. Posò il basco, un regalo di Edu, sulla cassapanca. "La pendola ticchettava lenta come lo scroto possente di un toro da monta sulla cima dell'Everest", pensò Pisto, con una certa malizia. 
Gli piaceva pensare come in un libro. 
"Si schiari' la voce: Sono a casa! risuonò nell'appartamento in cerca di Edu. Era un bellissimo tramonto di fine agosto, i toreri si cacavano addosso poco distante, in attesa della maschia carica del bovino imbufalito"
No, pensò, mentre posava la cartellina piena di fascicoli pieni di fogli pieni di cazzate, "bovino imbufalito" non suona mica bene.
Edu entrò nel suo campo visivo: altissimo, biondo nonostante l'età, con qualcosa di nobile nell'aspetto: doveva aver detto parecchie parolacce durante la giornata.
"Come è andato il lavoro, merda secca?"
"Bene bene"
"Sono irato"
"Lo vedo...hai litigato ancora con la signora Pelotas? Quella del terzo piano?"
"Ma và! Che cosa dici! Sono irato con noi..."
"Con noi? In che senso? Oh no...ancora quella stupida storia"
"Non è una storia stupida Pisto! L'I Ching aveva detto di non andare a vivere insieme! Aveva detto di no e noi ce ne siamo sbattuti! Abbiamo fatto una cazzata e abbiamo fat"
Pisto lo guardò pieno di dolcezza.
"No Edu...abbiamo fatto bene..."
Lo strinse nel suo piccolo, caldo abbraccio.
"...abbiamo fatto bene a sposarci"

La folla esplose in un boato fiammeggiante, mentre il torero entrava nell'arena.

I regoli e la scatola blu

E se bastasse un calcolo per rimettere a posto tutto ?
Un semplice + , un piccolo =
Del resto...
Suon di campana non caccia cornacchia
Alle prime minestre non si ingrassa
Al cieco non si mostra la strada
Al primo colpo non cade l'albero
Non tutte le volte che si veggono i denti s'ha paura dei morsi
Dolce vivanda vuol salsa acerba
In cibo soave, spesso mosca cade
Un torso di pera cascata è la morte di mille mosche
Quando il guardiano gioca a carte, cosa faranno i frati ?
Cane scottato dall'acqua calda ha paura della fredda
Per un miracolo non si va sull'altare
Il bastone fa fuggire il cane dalle nozze
Gamba mia non è vergogna di fuggir quando bisogna
Tristo è quel bifolco che si guarda indietro a guardare il solco
Un furfante governa cento poltroni e cento poltroni non governano un furfante
Quel che duole, sempre non è scabbia
Colla pazienza il gobbo va in montagna
Colla pazienza s'acquista scienza
La pazienza è dei frati e delle donne che han gli uomini matti
Chi è inciampato nelle serpi ha paura delle lucertole
Siedi e sgambetta, e vedrai la tua vendetta
Chi patisce compatisce
Non fruttifica chi non mortifica
Chi ha paura si faccia sbirro
Chi ha paura d'ogni figura spesso inciampa nell'ombra
Chi ha buon cavallo in stalla può andare a piedi
Chi ha paura si guardi le brache
Chi non vuol piedi sul collo, non s'inchini
Al levar delle tende si conosce la festa
E non son tutti uomini quelli che pisciano al muro

Due caballeros + un caballero sperduto = iPiroga

lunedì, settembre 15, 2008

Pacs, dico. O' cartello 'nnamorato

Mi sono innamorato di un cartello stradale.
A dir la verità non ne sono sicuro; ah, sapete com' è l'amore. Lui è così bello, così perfetto; così altruista. E io lo vorrei tutto per me. Forse una notte lo rapirò, e ci sposeremo in uno di quei pochi e civili paesi dove i cartelli stradali si possono sposare. Ebbene sì, voglio che la nostra unione sia riconosciuta, non voglio più vivere il nostro amore clandestinamente. Ieri sono andato a lavarlo con acqua e sapone, era il più bello. Oggi passerò di li e farò finta di non vederlo. Io lo amo.

domenica, settembre 14, 2008

Binomio sciamanico: rucola e peperoncino

Acquistare è diverso da stare ad Acqui.
Certo, si può sempre comprare delle coppe per raccogliere le acque a 74° centigradi (da una fontana un tempo diruta dal tempo) per tenersi al caldo, ma starsene ad Acqui cosi', per strada, col tempo che tira, lontani da casa e coi prezzi che ci sono in giro è proprio una cosa che non s'ha da fare.
Avrete comunque capito che il calore è quello che ci vuole per alleviare il dolore delle sinusiti, che tanto affliggono i giovani. Ma quale calore? 
Ci vuole un calore rituale, un riscaldamento non solo fisico ma anche mistico, un contatto col grande spirito. Oppure è altrettanto consigliabile l'ultizzo di una peretta, di un sondino nasale, o di qualcosa come un profumo vigoroso: del mirto, dell'eucalipto, del timo selvatico screziato dal vento impietoso della valle bormida.
Dopo, dopo si che sarà opportuno tornare al tuo windows, al tuo ubuntu, al tuo raffinato sistema operativo dell'inoperosità. 
Spulciare youtube alla ricerca di una gemma delicata, di un piccolo canestrello rimasto sul fondo di una confezione cilindrica di scarsa praticità: il video del piccolo Rostropovich che suona il preludio alla prima sonata per violoncello di Giovanni Sebastiano Bach.
E mentre l'estasi ti abbandona non riesci nemmeno a ricordare il dramma delle tue sinusiti: è acqua passata.

venerdì, settembre 12, 2008

Il parere spassionato di un iraniano. Il fallimento delle aspirazioni dell' uomo qualunque.
Separazione netta delle carriere!
Piccolo manuale ab uso privato, lo scopone: il punto perso per distrazione. L' installazione di ubunto, la messa in dubbio del parere di un uomo ragionevole.
Il dottor Sottile!
Trapani gioiosi, trapani di dentisti!
Il tappeto volante è l' elemento che non può
Che
Rantoli nelle soffitte.

giovedì, settembre 11, 2008

stile libero

effetto:
causa:

domenica, agosto 31, 2008

Ciao, sai cosa vuol dire ciao?

http://www.viaggiaresicuri.mae.aci.it/

domenica, agosto 17, 2008

Fiorisce un pruno

Mi giro: il vento sfoglia le pagine della mia generica rivista estiva.
Vorrei poter parlare di qualcosa di più scicchettoso, magari di un libro pieno di stile, qualcosa come Foglie d'Erba o Cime Tempestose, ma sarebbe un vezzo, un capriccio snobistico senza senso e senza ritegno. Più sopra l'asciugamano che sotto l'ombrellone, torreggia monolitico il mensile satinato.
C'è qualcosa di ebbro in me, cotto dal sole, e qualcosa di forte in lui, cosi' pieno di indumenti costosi e di belle ragazze.
D'improvviso, mentre il torneo giallo sdraia impanando nella sabbia gli Adone ed i Filottete della riviera ligure, il mare entra in scena. Nella mia scena.
Mi parla, modulando le consonanti nella risacca e le vocali nel coro dei gabbiani.
Mi chiama per nome, mi giro, ecco che parla ancora, non me l'ero sognato.
Mi chiede qualcosa, e rispondo.
Il mare mi ha parlato, non lungamente e non senza una punta di infinita saggezza. Ma resta deluso, di sicuro più deluso di me.
Io non porto orologio: è inutile chiedermi che ore sono.

giovedì, agosto 14, 2008

Su come Galgano trovo' la via

Basso Medioevo, Toscana.

Infimo cavaliere, dedito alle armi e alla lussuria,
tagliateste e stupratore: Galgano!

La tua spada, nefanda, diabolica possessione. La lama, che aveva minacciato, penetrato, violentato: non tu, la lama! La lama doveva essere bloccata, nella pietra, cosi' hai fatto tu: Galgano!

Nobile cavaliere, piantando la spada formasti una croce per pregare, cacciando giù il diavolo nella roccia. Cos' ì hai attraversato il grande fiume, per lasciarti alle spalle le cose del mondo: Galgano!

E una chiesa rotonda crebbe intorno alla spada, avamposto templare. E poi un' Abbazia, senza tetto e senza pavimento: con le sue mura eleva la terra verso il cielo, il nobile fugge la mondanità.

Ch' ien, il Creativo, è il cielo
K' un, il ricettivo, è la terra

mercoledì, agosto 13, 2008

Fringe



lunedì, agosto 11, 2008

Notturno con theremin

Il suono di una batteria, una battuta spiritosa, la batteria a terra, la messa a terra, la messa in piega, la ducati che piega, il visconte il barone il re, la bella e la bestia, un'altalena nascosta dalle fronde di un salice, una gondola in America, il canto paludoso delle rane nudiste, l'evoluzione della specie, Articuno, i primi organismi eucarioti, le carote, cosi' arancioni, cosa se ne farà poi la natura di qualcosa di cosa cosi' arancione? C'è da chiederselo.
Non mascheriamoci dietro a un dito, mentre emettiamo il nostro grido barbarico sopra i tetti del mondo. Non si scaccia una zanzara con un cannone, o un ippopotamo con un vaso di peonie: si fanno le cose meglio che si può, con quello che si ha.
E soprattutto non si chiede all' I Ching se Elvis è morto per davvero.

martedì, agosto 05, 2008

mercoledì, luglio 30, 2008

Bartolo da Sassoferrato, Irnerio, Cino da Pistoia, Rolandino dei Passaggeri; e ancora Pepone, Giason del maino, Andrea Alciato, Jacopo Bottrigari e Jacopo bottrigari jr.; e ancora, Ugo (mens legum), Papa Vigilio, Giustiniano, Costantino, Rotari, Liutprando, e l' autore della Lombarda, e l' autore del Liber Papiensis, e dell' expositio e poi ancora l' autore di una "Lex Romana", il Decretum, il liber Extra, il liber Sextus, le Clementinae, le Extravagantes, sant' Isidoro, san Benedetto, san Colombano, il monachesimo bizantino; e ancora la percussio armorum, il regnum, Paolo di Castro, Pierre de Belleperches, Jaques de Revigny, e per finire il card., Ch.mo, comm., dev.mo, dr, Em., Ecc. , rav., Ill.mo, S.S., M. cavaliere Von Caster Shopenauer Silvio Berlusconi

lunedì, luglio 28, 2008

fiera paesana

Viene un momento in cui non si ha più voglia di scrivere, ma viene soprattuto un momento in cui non si ha voglia di ascoltare sè stessi.
Sono momenti in cui ci vuole proprio una bella fiera paesana. Coi giochi.
Con tanti giochi.
Lo zucchero filato e gli zarri con gli autoscontri no, perchè non possiamo permetterci le forze dell'ordine.
Ma torniamo ai giochi, si, arriviamo al sodo, visto che già mi sto stufando con le mie lungaggini.
Come nasce una saga, un'epica saga?
Due amici, una lotta, una lite. E subito si viene alle mani.

Nei panni di Camillo Benso, conte di Cavour, fate sentire le vostre piemontesi ragioni al vecchio Giubba rossa!


Giuseppe: Marrano, villano! Io sono il padre della patria!
Camillo: Zitto tu! Io a soli ventinove anni, venni nominato sindaco di Grinzane, dove la mia famiglia aveva già dei possedimenti!
Giuseppe: Raccomandato!
Camillo: Obbedisci, disgraziato!

Aiuta Garibaldi a ritrovare i mille!

Nei panni di Garibaldi, comanda l'ultimo assalto al conte di Cavour che, nel frattempo, ha convocato per la pugna alcuni tra i più grandi eroi dell'umanità e dell'Italia.


Il lieto fine prevede che infine Camillo e Giuseppe, riconciliatisi, augurino un futuro prospero e luminoso all'Italia e al suo simpatico popolo.

martedì, luglio 22, 2008

lunedì, luglio 21, 2008

ammiravo Tacito

Semestralmente appare, come un monito divino, la luce oscura della passione per i giochi da tavolo.
Risiko! Battaglia navale, l'Allegro chirurgo, Gira la ruota, Mettimi le scarpe, Imperativi casuali, A caccia con la dinamite ed Animali palindromi della savana.
Mi mancano i giochi da tavolo, sulla tavola imbandita dopo il pranzo gargantuesco, mi mancano come le mosche sul miele.

mercoledì, luglio 16, 2008

Epitaffio

"Questa iPiroga è come la Merda.
La devi fare,ma non la devi guardare."



Ciao Gianfranco.E mo c'è vo l'applauso

sabato, luglio 05, 2008

la parabola della bomba atomica

Riccio, riccio riccione.
Ricco e povero, ricchione e ricci pasticci.
Ogni riccio un capriccio, capri caprese e calabria.
Nome di panino, nome di città.
Ti tiro il belino, mi butti la rumenta?
Le alpenlibe e quel buon sapore di videoregistratore, che tanto non sentiremo mai più.
No, non prendetemi per un sentimentale solo per le cose che dico adesso: la pasta con le sarde, una cena etinca intervallata tra tre mani a tressette, per primi i numeri primi.
Per ultimi, i deliri logopedici di un uomo felice.

Avere avuto un'avvenire non era un vero affare: ero irato.

lunedì, giugno 30, 2008

El ritual

Mi bevo una coca, mi gratto la schiena contro un pino silvestre. Mi: a me.
Il post di stagione è un classico ormai, come la pizza texana o il fomaggio coi buchi.
E' il tipo di cose che uno si aspetta nell'assolata calura dello zenith di domenica, e invece è lunedi'. Il post di stagione è un classico ormai, come la peste o come un Rembrandt.
Chissà perchè scrivo. Perchè perchè? Ci abbiamo la testa piena di queste paroline che non servono a niente, come i braccialetti dei vucumprà. Però sono belli, come sono ed erano belli quei braccialetti...verde speranza, si', io lo prendevo sempre il verde speranza, ma lo allacciavo solo intorno al polso, ai caviglioni no però, perchè faceva brutto vedere.
E poi dove andavo io a spiaggia da piccolo il campo da beach non c'era, e facevo il bagno anche durante il pranzo, che consisteva di alcuni panini. Poi, ritornando a fine pomeriggio mi sdraiavo sui sedili di dietro della regale seat ibiza bianca, e guardavo i palazzi dal basso in alto.
La prospettiva non me l'avevano ancora insegnata.
La scuola era chiusa.

martedì, giugno 03, 2008

Memorie di un vetraio

Fino ad ora, ho sempre creduto che le cose inversosimili che ho vissuto fossero due.
La prima cosa accadde nel 1979 quando un cane Terranova, di nome Bandiera, mi palrò per due ore di donne, sigari e insalate di mare.
La seconda fu il 3 giugno del 1988 quando un albero, precisamente un tiglio del lungofiume di Xxxxxx, mi chiamò per nome e disse sette semplici parole.
Ora che sono sul letto di morte, mio cugino Tolomeo mi ha confidato piangendo di aver architettato lui stesso lo scherzo del Terranova. L'ho perdonato, ma ancora non posso morire tranquillo.
Un ultimo dubbio mi assale, l'ultimo di una lunga, lunghissima serie: che cosa voleva dire con quelle parole quell'albero, che tra l'altro mori', il 3 giugno di sei anni or sono, vecchio e malato, in favore di alcune aiuole fiorite, senza dubbio più colorate?
Che cosa volevano dire quelle sette parole?
Ai posteri l'ardua sentenza, a me spetti solo il compito di tramandarle a chi di dovere:
"La religione è il pioppo dei popoli"

domenica, giugno 01, 2008

Homais, il farmacista

Scosta le tende e lo vede: il curato.
Il farmacista oggi non lavora, anche se non è che sia proprio un giorno di festa.
Arsenico e vecchi merletti, ninnoli e medaglieri pieni di medaglie: la sua è una vita di stenti, a stento mal vissuta.
Eppure, mentre spegnendo la playstation scosta le tendine nuove, lo vede: il curato.
E gli rivengono in mente tutti i litigi, pensiero che, in fondo in fondo, ha il solo effetto di fargli dimenticare di non aver salvato.
Saranno amare le sue lacrime, quando premerà ancora quel bottone.
"La sa una cosa signor curato?"
Il suo passo è veloce, la lingua tinta nell'acido cloridrico.
"I romani, pagani che lei tanto disprezza, ebbene essi furono i primi ad avere un vero e funzionante acquedotto, nella gloriosa Roma."
L'effetto sperato dal farmacista non si mostra: il curato nemmeno trasale, ma aperta la bocca in un ghigno risponde:
"E non per niente si beccarono il saturnismo"

Il farmacista cosi' si spiega le piaghe d'Egitto, si spiega perchè Goya leccava i pennelli.