lunedì, maggio 19, 2014
Al buio
Quel giorno il sole non sorse, eppure tutti andammo al lavoro come sempre. Solo le stelle ci guardavano, mentre la notte proseguiva per altre ventiquattr'ore.
Nessuno si chiese se stesse succedendo anche nel resto del mondo, se anche i parenti fossero al corrente del fatto: tutti, nessuno escluso, sapevano. Sapevamo che quel momento sarebbe passato e che, la mattina seguente, il sole sarebbe arrivato.
Perfino i giornalisti tacquero l'evento e nessuno osò registrarlo come qualcosa di eccezionale: la cometa Hale-Bopp aveva destato sicuramente più attenzione, nel 1997.
Soltanto lei mi chiamò, quella mattina, mentre ero alla mia scrivania: fu per chiedermi se avevo guardato fuori. Fu un momento di vera felicità ascoltare la normalità dell'amore in mezzo al trambusto emotivo di quella notte innaturalmente lunga. Così guardai Cassiopea, l'unica costellazione che sapessi riconoscere, e per la prima volta percepii la tridimensionalità della volta celeste. Non capii: vidi veramente la distanza che separava le stelle. Per un attimo, mi fu difficile ritornare a guardare con occhi a due dimensioni quella specie di W.
Senza un suono, senza una scusa o un lamento, il mattino dopo il sole tornò a splendere: non era nemmeno più caldo o più freddo di prima.
giovedì, maggio 15, 2014
Tandem Phoenix
Ci sono molte pagine di internet che si preoccupano di spiegare come aumentare i follower.
Ci sono molte pagine perché molte persone si preoccupano di sapere come aumentare i follower.
Ci sono molti follower che non seguono nessuno mentre si preoccupano di capire come aumentare i propri inseguitori.
I consigli espressi della pagine che si occupano di svelare questi "segreti" sono il più delle volte condensati in una paternale che invita gli utenti a "pubblicare contenuti originali utilizzando le principali chiavi di ricerca", ad "essere concisi" ed a scrivere con "costanza".
Una predica che sta bene con tutto, purché non si usi il Comic Sans. Ovviamente, questa farsa ha lo scopo di far apparire la pagina nei motori di ricerca quando qualcuno cerca di capire come aumentare i follower.
I segreti che nessuno rivela mai (forse perché non sono propriamente segreti per aumentare i follower) sono 3:
- Nessuno capisce molto di ciò accade nel mondo. In generale quindi non esistono trucchi, ma tecniche che di solito la gente rivela solo in cambio di denaro;
- L'unico vero modo per fare "il botto" è anticipare un'hashtag o un trend all'interno di un contenuto originale coerente con lo stesso. Nessuno diventa famoso per scelta;
- A meno di non prostituire le proprie ideologie e di non calpestare la propria individualità, aumentare i follower richiede tempo, tempo che può essere quantificato in denaro: la retribuzione media per un'ora di lavoro in Europa è di 6€ (considerando i paesi che utilizzano l'Euro ed esprimono un salario orario minimo).
Sperando di aver complicato la vita a tutti, vi do' appunto al prossimo giro di boa culturale, quando tutti saremo in cerca delle tecniche segrete per diminuire i follower.
lunedì, maggio 12, 2014
Mistero isterico
Alla fine, fu chi ebbe creduto ad avere ragione: interpretare i big data portò a capire che gli oroscopi erano veri. Anni ed anni di costante osservazione delle abitudini telematiche degli esseri umani avevano infine rilevato una certa incidenza della data di nascita sui più svariati comportamenti. In poco tempo, si capì che il fenomeno era molto più marcato e preciso di quanto si potesse sospettare.
Non che gli oroscopi avessero ragione, però erano veri. Sotto sotto, c'era davvero una relazione tra la posizione del sole e delle altre stelle e la nascita di un essere vivente. Si arrivò, conoscendo soltanto la data di nascita di una persona, a poter vedere e prevedere tutto di lei: ogni sua azione, ogni sua inclinazione.
Presto cominciò una caccia alle date: le levatrici vendevano nomi e date in cambio di pane e di proiettili, ma conoscere la data di nascita di una persona diventò un'arma più forte di qualsiasi cannone. Roghi di carte d'identità e di patenti illuminarono le città. Gli ospedali e le banche vennero saccheggiati e diventarono le roccaforti di nuovi signori della guerra. I figli di puttana, questa volta apertamente, diventarono i padroni della terra. Alcuni dei regni crebbero, portando a conflitti sempre più calcolati e sempre più lenti.
Le donne, nel ritrovato terrore della morte, partorivano in camere speciali, aiutate da ostetriche il cui senso del tempo era stato artificialmente compromesso. La società diventò presto matriarcale, mentre il mondo riscopriva i concetti di nascita e di destino. Una madre aveva il potere di sorvegliare l'operato della propria prole, di giudicarlo secondo l'allineamento con le stelle e di uccidere, se necessario.
Fu un ritorno ad una società orale, senza tracce e senza memoria. L'arte della medicina fu dimenticata, e pian piano tutti dimenticarono cosa significasse invecchiare. Non ci furono più esseri anziani, né saggi, né assetati di saggezza. Fu un tempo di pace relativa, in mancanza del ricordo della guerra.
giovedì, maggio 08, 2014
The bug catcher in the rye
Se è vero che furono esseri pensanti, allora immaginarono sicuramente qualcosa, nelle loro lunghe giornate. E' probabile che immaginassero proprio noi.
Se invece non furono esseri pensanti, allora è possibile che amassero soltanto e quindi che passassero il loro tempo ad immaginare esseri fantastici. Minuscoli amici dalla pelle liscia: senza squame e senza piume.
Ci siamo inseguiti nel safari della mente di mostri ormai morti e continuiamo ad inseguirci ancora oggi. Soltanto, ora la rincorsa si consuma tra onde di frequenze diverse.
giovedì, aprile 24, 2014
Alieni nostrani reprise
Gli alieni ci copiano e noi, al contempo, copiamo da loro, fintanto che la loro influenza si esercita attraverso canali riconosciuti ed accettati come il commercio: gli alieni sulla terra fanno turismo gastronomico, enogastronomico, culturale e sessuale.
Si attengono alle nostre regole, utilizzano i nostri strumenti e le nostre convenzioni, vivono i nostri tumulti e le nostre guerre. Probabilmente, ci è più facile e meno doloroso immaginarli come bizzarri esserini grigi piuttosto che come annoiati miliardari cosmici. C'era quel film con l'alieno predatore che fa un safari sulla terra, a caccia di umani. Questa forma ottocentesca, dal vago sapore coloniale, appartiene ad una mentalità sempre attuale, che qualcuno potrebbe definire "tipicamente umana": la ricerca del divertimento.
Oggi, gli alieni vengono sul nostro pianeta per partecipare alla rivoluzione digitale, per iscriversi a Facebook e partecipare ai flash mob. Non c'è niente di eccezionale in questo comportamento: frivolezza ed edonismo hanno lo stesso significato in tutto l'universo.
martedì, aprile 22, 2014
Alieni nostrani
L'Oceano Atlantico: ecco un buon punto. Magari a sud, lontano dalle rotte aeree, anche se con il rischio non trascurabile di incappare nel flusso migratorio della berta minore, a seconda della stagione. Capirete quindi che i piani potranno cambiare a discrezione del comandante. Sicuramente, l'ammaraggio avverrà di giorno. Qualsiasi operatore degno di questo nome sa che in questo modo la probabilità di essere scoperti è minore. Per quanto rudimentali, i satelliti artificiali terrestri sono in grado di rilevare la nostra presenza se non si fa ricorso a qualche trucco del mestiere.
Una volta arrivata sul fondo dell'Oceano, la nostra nave proseguirà in poche ore fino ad arrivare qui, allo stretto di Gibilterra. Il passaggio non è particolarmente agevole, ma si tratta di una procedura a cui i nostri piloti sono preparati. In base alle condizioni, stazioneremo da due a tre giorni sul calmo fondale del Mar Mediterraneo. Nel frattempo, i nostri collaboratori sulla terraferma provvederanno a rifornirsi di tutti i prodotti da voi richiesti in modo che possiate consumarli in loco, in ottemperanza al Trattato. Chianti, Barolo, Primitivo, Recioto, Pigato, Barbaresco, Vermentino...vi garantiamo per certo che ogni bottiglia sarà acquistata regolarmente e nel pieno rispetto delle specie locali.
Ringraziandovi per aver partecipato a questa olo-conferenza e per aver scelto il nostro operatore, vi diamo appuntamento al nostro portale d'imbarco presso il vostro spazioporto di riferimento. A presto e buona degustazione!
sabato, aprile 05, 2014
Sottomarino per utilizzo mercantile
Carmen inserisce la presa e lo schermo del portatile illumina un po' di più le quattro pareti della stanza. Stringe i capelli in una nuova coda, determinata a chiudere la questione entro sera.
E' stata una giornata pessima al lavoro, poi al supermercato, poi all'ospedale. E' stata una giornata pessima nelle scale del condominio, davanti al lavandino da pulire. Sarà una giornata pessima anche domani.
Carmen si versa un bicchiere di Porto. E' un bicchiere originale, viene dal Portogallo. Il Porto no, era in sconto, sotto Natale, dalla vineria vicino all'ospedale. Le viene in mente una scena di un vecchio film, ma potrebbe essere successo anche a casa sua: un uomo con un cappotto in mano si gira ed annuncia: "Porto tua madre al patio, a ballare la samba." Forse era una scena in bianco e nero, e allora non potrebbe essere un ricordo.
Domenica, al parco, l'editore ha detto di cambiare il nome di Walt in qualcos'altro. Chiamarlo editore è troppo, forse, visto che sembra di più un fallito qualunque. Editore è il termine che lei usa quando esce il discorso tra amiche. La settimana scorsa, sul taxi che le portava in discoteca, ha detto: "Il mio editore ha detto di aspettare l'estate. Giugno, massimo luglio." Aspettare l'estate, mentre la popolarità acquista con le sue fanfiction cala inesorabilmente, trascinata nel vortice dell'incalzante cambiamento.
"Il mio fallito ha detto di aspettare l'estate. Giugno, massimo luglio, e poi potrò finalmente fallire anche io." Fallire, sì, ma nemmeno in modo sonoro, chiaro, totale. Fallire di quel fallimento interpretabile, digitale, in cui non esiste il macero ma soltanto il disinteressato impilarsi di titoli altisonanti su interminabili e gelide scaffalature virtuali. Fallire per i posteri e la loro buona venuta, fallire per il loro sguardo imparziale che la solleverà a nuove vette. Criticandola, parlando di Carmen e del suo "Walter dai capelli di pioggia", sempre che non cambi in "Donald dai capelli di pioggia" o "Arturo dai capelli di pioggia".
Fallire lentamente, al parco con l'editore ed i suoi discorsi sull'importanza di comprare casa in una buona zona piuttosto che in una zona buona; fallire nel disperato tentativo di scegliere il miglior shampoo al miglior prezzo. Fallire nel cercare parcheggio, nel creare un privato universo di testo in cui tutti possano credere.
Un universo dove, come in questo, è il male a fallire; ma in cui la divisione tra male e bene è predeterminata a tavolino. Riuscire, anche se in modo incompleto, a spegnere l'ansia per questa nostra ignoranza nel Porto, per quanto sia poco. L'ignoranza di distinguere il bene dal male se non a cose fatte. L'incapacità di schierarsi senza covare fra sé il dubbio che il nostro stesso schieramento pregiudichi la definizione del totale.
Il nome del protagonista, nemmeno quello sono più libera di decidere: pensa Carmen strapandosi i capelli nel gesto di raccogliere una coda. Un nome che sia un nome parlante, un nome con un significato, per quanto inutile, un nome che richiami ad un nome esistente anche se in un mondo di fantasia. Un nome che inneschi le corrette chiavi di ricerca, che prema i giusti interruttori del consenso. In pratica, pensa Carmen vuotando il suo bicchiere portoghese, un nome che renda più simile ad una fanfiction il mio racconto originale.
E' stata una giornata pessima al lavoro, poi al supermercato, poi all'ospedale. E' stata una giornata pessima nelle scale del condominio, davanti al lavandino da pulire. Sarà una giornata pessima anche domani.
Carmen si versa un bicchiere di Porto. E' un bicchiere originale, viene dal Portogallo. Il Porto no, era in sconto, sotto Natale, dalla vineria vicino all'ospedale. Le viene in mente una scena di un vecchio film, ma potrebbe essere successo anche a casa sua: un uomo con un cappotto in mano si gira ed annuncia: "Porto tua madre al patio, a ballare la samba." Forse era una scena in bianco e nero, e allora non potrebbe essere un ricordo.
Domenica, al parco, l'editore ha detto di cambiare il nome di Walt in qualcos'altro. Chiamarlo editore è troppo, forse, visto che sembra di più un fallito qualunque. Editore è il termine che lei usa quando esce il discorso tra amiche. La settimana scorsa, sul taxi che le portava in discoteca, ha detto: "Il mio editore ha detto di aspettare l'estate. Giugno, massimo luglio." Aspettare l'estate, mentre la popolarità acquista con le sue fanfiction cala inesorabilmente, trascinata nel vortice dell'incalzante cambiamento.
"Il mio fallito ha detto di aspettare l'estate. Giugno, massimo luglio, e poi potrò finalmente fallire anche io." Fallire, sì, ma nemmeno in modo sonoro, chiaro, totale. Fallire di quel fallimento interpretabile, digitale, in cui non esiste il macero ma soltanto il disinteressato impilarsi di titoli altisonanti su interminabili e gelide scaffalature virtuali. Fallire per i posteri e la loro buona venuta, fallire per il loro sguardo imparziale che la solleverà a nuove vette. Criticandola, parlando di Carmen e del suo "Walter dai capelli di pioggia", sempre che non cambi in "Donald dai capelli di pioggia" o "Arturo dai capelli di pioggia".
Fallire lentamente, al parco con l'editore ed i suoi discorsi sull'importanza di comprare casa in una buona zona piuttosto che in una zona buona; fallire nel disperato tentativo di scegliere il miglior shampoo al miglior prezzo. Fallire nel cercare parcheggio, nel creare un privato universo di testo in cui tutti possano credere.
Un universo dove, come in questo, è il male a fallire; ma in cui la divisione tra male e bene è predeterminata a tavolino. Riuscire, anche se in modo incompleto, a spegnere l'ansia per questa nostra ignoranza nel Porto, per quanto sia poco. L'ignoranza di distinguere il bene dal male se non a cose fatte. L'incapacità di schierarsi senza covare fra sé il dubbio che il nostro stesso schieramento pregiudichi la definizione del totale.
Il nome del protagonista, nemmeno quello sono più libera di decidere: pensa Carmen strapandosi i capelli nel gesto di raccogliere una coda. Un nome che sia un nome parlante, un nome con un significato, per quanto inutile, un nome che richiami ad un nome esistente anche se in un mondo di fantasia. Un nome che inneschi le corrette chiavi di ricerca, che prema i giusti interruttori del consenso. In pratica, pensa Carmen vuotando il suo bicchiere portoghese, un nome che renda più simile ad una fanfiction il mio racconto originale.
lunedì, marzo 24, 2014
La differenza tra uguali e diversi
Silenzio, esterno notte. Ci sono occasioni in cui è solamente la tua presunzione a seguirti. La mia ogni tanto mi batte sulla spalla e mi fa: ou, siamo arrivati?
No, le dico sprezzante, mentre accendo un'altra sigaretta nella mia mente. Ci starebbe bene con questo tempo, con questo vento, con la maglietta che sto indossando. Davvero, peccato che non fumi. Come mai avevo scelto di diventare un salutista?
Ci sono occasioni, la notte, in cui è solo la tua presunzione a seguirti. Però, se stai qualche passo avanti e giri l'angolo senza dare troppo nell'occhio oppure se vai a comprare le sigarette, giusto fino là, tu aspettami qui, arrivo in un momento, un momentino soltanto, un momento...e poi scappi via correndo come se avessi premuto tutti i citofoni della terra. Ecco: allora la puoi seminare.
E dopo l'iniziale gioia di averla perduta (anche se sai che non è per sempre) arriva il terrore di essere rimasto solo senza una ragione a cui fare appello, anche se sai che non è per sempre. A volte non solo la semini, ma ti perdi perfino tu. Come la successione dei tempi verbali e dei soggetti in un tema scritto male.
Allora sei disposto a mettere in dubbio tutto, dal colore dei tuoi capelli alla tua scelta di non-essere un fumatore.
E ti poni un sacco di domande, cercando ideologie sincere e coerenti con quello che pensi. Perché ora, ORA che sei libero e disinvolto, hai tutta la libertà e la disinvoltura che ti servono per rinchiuderti in una nuova prigione mentale. Magari sarà anche più stretta di prima, questa benedetta gabbietta.
Poi un giorno ti avvicina la tua nuova presunzione, e tu sai che è lei prima ancora che si presenti. Non sei molto felice, ma pensi che in fondo sia meglio di prima. E' fondata su solide basi artistiche, questa mia presunzione, su concetti fondamentali che sono legati a ME, e non a qualcosa di passeggero.
E lei, lei lo sai cosa ti dice?
Ecco dov'eri finito. Che fai, non vieni? Abbiamo un sacco di cose da disprezzare
lunedì, marzo 03, 2014
Atomi riluttanti
Asfaltata nel 1949, prima era una via per le castagne, in terra battuta. La sua lunghezza, ora estesa per raccordarsi fino al crocevia che precede il ponte, è costellata di alti lampioni, chini con le loro teste severe sulle poche macchine che la percorrono. Dal treno è possibile scorgere un paio delle sue curve, guardando verso valle non appena si esce dalla galleria.
La notte, i lampioni illuminano quei pochi metri d'un arancione rosato, come se le lampade al loro interno fossero portali per lontane galassie morenti. L'asfalto fa eco alla luce, riportando su se stesso quel colore carnoso ed estivo, evocando sulla sua superficie tormentata le pelli di demoni ormai estinti o di giganti di un'altra cultura.
Intorno, la collina tace immersa nei sapori del buio: grigio, blu e marrone. Più che colori sembrano attori titubanti, nervosi prima di calcare la scena. Come personalità diffuse tra i corpi degli insetti e degli alberi, rispettano ossequiosi i confini tra la luce e la sua assenza.
lunedì, febbraio 17, 2014
Duty freaks
La punta della nave entra con uno schiocco nell'atmosfera, sublimando il ghiaccio avvinghiato allo scafo.
- Dersu, cos'è quello?
Echil si protrae in avanti, spargendo briciole di biscotti su tutto il ponte.
Dersu strizza gli occhi, concentrandosi sull'oggetto puntato dal lungo tentacolo ossuto del copilota.
- Un fiume. Mercurio e sali.
- Ah, sali.
- Esattamente. Mai visto un fiume prima?
Echil non risponde, tra i due ci sono spesso lunghi silenzi. Così lunghi che a volte Dersu crede di essere solo sulla nave. Di solito, grigi tentacoli avvizziti gli ricordano dell'esistenza del suo collega, impegnato nella muta mensile da qualche parte nei pressi della sala macchine.
I razzi invertono gradualmente la polarità: la nave si guida da sola verso l'attracco.
- Una volta, sulla quarta luna.
- Hai visto un fiume sul tuo pianeta natale e mi chiedi cosa sia?
Altro silenzio. Il bogllon trema debolmente con l'aumento della pressione, mentre sulla superficie del pianeta un'ossario prende lentamente forma. Man mano che si immergono nel verde ossigeno del pianeta, il fiume si dimostra sempre più gigantesco.
- Ero piccolo. Ci sono nato.
Dersu guarda esasperato il quartoluniano: c'è nato? Ma dove? Nel fiume? In quel fiume? I secondi passano lenti e Dersu è sempre più interdetto. Crede che lascerà la Proud Mary quando ripasseranno per la cintura.
- Dimentichi che puoi leggermi nella mente? A volte sei così umano che mi spaventi Dersu, sicuro di non essere uno di loro? Non dimenticare di ormeggiare la Proud.
Silenzio.
Mai visto un fiume?
- Dersu, cos'è quello?
Echil si protrae in avanti, spargendo briciole di biscotti su tutto il ponte.
Dersu strizza gli occhi, concentrandosi sull'oggetto puntato dal lungo tentacolo ossuto del copilota.
- Un fiume. Mercurio e sali.
- Ah, sali.
- Esattamente. Mai visto un fiume prima?
Echil non risponde, tra i due ci sono spesso lunghi silenzi. Così lunghi che a volte Dersu crede di essere solo sulla nave. Di solito, grigi tentacoli avvizziti gli ricordano dell'esistenza del suo collega, impegnato nella muta mensile da qualche parte nei pressi della sala macchine.
I razzi invertono gradualmente la polarità: la nave si guida da sola verso l'attracco.
- Una volta, sulla quarta luna.
- Hai visto un fiume sul tuo pianeta natale e mi chiedi cosa sia?
Altro silenzio. Il bogllon trema debolmente con l'aumento della pressione, mentre sulla superficie del pianeta un'ossario prende lentamente forma. Man mano che si immergono nel verde ossigeno del pianeta, il fiume si dimostra sempre più gigantesco.
- Ero piccolo. Ci sono nato.
Dersu guarda esasperato il quartoluniano: c'è nato? Ma dove? Nel fiume? In quel fiume? I secondi passano lenti e Dersu è sempre più interdetto. Crede che lascerà la Proud Mary quando ripasseranno per la cintura.
- Dimentichi che puoi leggermi nella mente? A volte sei così umano che mi spaventi Dersu, sicuro di non essere uno di loro? Non dimenticare di ormeggiare la Proud.
Silenzio.
Mai visto un fiume?
domenica, gennaio 26, 2014
Baricentro liminale
C'è un cane che abbaia in questo vagone, lo sentite?
Da quando ho visto The Truman Show penso sempre alla possibilità che i miei viaggi avvengano più spesso di notte per motivi di budget. Poi immagino il vagone che ballonzola su una specie di toro meccanico, circondato da schermi.
Non ho detto telecamere, che cosa significa?
Da quando ho visto The Truman Show penso sempre alla possibilità che i miei viaggi avvengano più spesso di notte per motivi di budget. Poi immagino il vagone che ballonzola su una specie di toro meccanico, circondato da schermi.
Non ho detto telecamere, che cosa significa?
Che la paura di vivere una messinscena è più forte della
paura che qualcuno la guardi? Oppure, significa che in fondo le
telecamere ci sono già e che quindi le dò per scontate?
C'è un cane che abbaia nel vagone e questo cane rappresenta la paranoia: abbaia per metterci in guardia da tutta una serie infinita di inconsistenti problemi reali e di importantissimi problemi irreali.
E se il cielo ci cadesse sulla testa?
E se quell'uomo all'improvviso ti mordesse un orecchio? Stai attento!
Poi, la sensazione della pelle nuda contro un bel muro freddo e bianco e l'orribile senso premonitore, la sera, a suggerire che anche quella notte avrei dormito poco. Più in generale, il pensiero vagamente depresso che tutta la nostra cultura e le nostre buone intenzioni, nonostante tutta la ragionata civiltà ed il benessere di cui godiamo, non possa garantire che il mattino dopo ci si svegli senza essere stanchi. Perché quando dormiamo, o cerchiamo di dormire, non siamo soltanto soli con noi stessi: ne siamo prigionieri. Svegliarsi non-stanchi: il più timido dei lussi, il meno avventato dei desideri.
Se sfreghi la lampada, il tuo è solo uno sfregio.
venerdì, gennaio 17, 2014
Requiem per un sogno bagnato
Riagganciò il telefono: Selma aveva detto di no. Anche lei, lei che gli era stata vicina nei momenti più brutti, non aveva accettato.
- Ho perso il tocco
Così gli aveva sussurrato al telefono, mentre in sottofondo i suoi nipoti la avvertivano che la torta era cotta.
- Selma, sforni torte ora?
- Oh Pat, sei il solito cascamorto
Appena, due minuti e quindici secondi dopo, la telefonata era finita.
Patrizio aveva cominciato a cronometrare le telefonate dopo il sesto rifiuto. Queste donne che erano state bellissime, atletiche, disinibite e, soprattutto, arrapanti, ora facevano le vergognose, come se avere ottant'anni oggi avesse cambiato anche i loro corpi di ieri. Erano state davvero arrapanti, tanto arrapanti da tenere milioni di occhi incollati agli schermi con la navigazione in incognito per ore ed ore. Tanto arrapanti da superare la crisi del 2008, da vincere sull'amatoriale via smartphone e da non risentire di tutte le isteriche volubilità del mercato.
Cosa restava di queste donne ora? Niente, giusto due minuti al telefono ed il sogno di un vecchio produttore: rigirare i loro video. Tutte le scene, inquadratura per inquadratura. Ma niente, nessuna voleva farsi convincere. Gli uomini, inutile dirlo, avevano tutti accettato subito.
Provò con un altra telefonata, forse l'ultima: Patrizio sapeva di non avere molto tempo.
- Missouri, pronto? Sono Patrizio, abbiamo girato insieme Fame di birilli n°7 qualche anno fa...
- Qualche anno fa? Ce l'hai un calendario in casa?
No, non ce l'aveva un calendario. Perché per queste ragazze era così difficile capire? Cinquant'anni prima il video avrebbe fatto furore. E adesso, le stesse donne che al tempo lo avrebbero trovato geniale nella sua insensatezza, si rifiutavano di farne parte.
Possibile che il trash fosse finito? Forse era soltanto il loro orgoglio di donne un tempo bellissime.
- Ho perso il tocco
Così gli aveva sussurrato al telefono, mentre in sottofondo i suoi nipoti la avvertivano che la torta era cotta.
- Selma, sforni torte ora?
- Oh Pat, sei il solito cascamorto
Appena, due minuti e quindici secondi dopo, la telefonata era finita.
Patrizio aveva cominciato a cronometrare le telefonate dopo il sesto rifiuto. Queste donne che erano state bellissime, atletiche, disinibite e, soprattutto, arrapanti, ora facevano le vergognose, come se avere ottant'anni oggi avesse cambiato anche i loro corpi di ieri. Erano state davvero arrapanti, tanto arrapanti da tenere milioni di occhi incollati agli schermi con la navigazione in incognito per ore ed ore. Tanto arrapanti da superare la crisi del 2008, da vincere sull'amatoriale via smartphone e da non risentire di tutte le isteriche volubilità del mercato.
Cosa restava di queste donne ora? Niente, giusto due minuti al telefono ed il sogno di un vecchio produttore: rigirare i loro video. Tutte le scene, inquadratura per inquadratura. Ma niente, nessuna voleva farsi convincere. Gli uomini, inutile dirlo, avevano tutti accettato subito.
Provò con un altra telefonata, forse l'ultima: Patrizio sapeva di non avere molto tempo.
- Missouri, pronto? Sono Patrizio, abbiamo girato insieme Fame di birilli n°7 qualche anno fa...
- Qualche anno fa? Ce l'hai un calendario in casa?
No, non ce l'aveva un calendario. Perché per queste ragazze era così difficile capire? Cinquant'anni prima il video avrebbe fatto furore. E adesso, le stesse donne che al tempo lo avrebbero trovato geniale nella sua insensatezza, si rifiutavano di farne parte.
Possibile che il trash fosse finito? Forse era soltanto il loro orgoglio di donne un tempo bellissime.
sabato, gennaio 11, 2014
Pioggia indoor
C'è un motto tra gli scout, ma soprattutto tra gli scout che non lo sono più. E' un motto retorico, ridondante, di quelli a cui ci si appiglia con la nostalgia delle certezze: il cielo è blu, il sole è giallo.
SCOUT UNA VOLTA, SCOUT PER SEMPRE
L'altra sera, facendo la doccia, pensavo che solo i gruppi che vogliono escludere marchiano i loro membri, rendendoli eletti o dannati, comunque trasformandoli sempre in qualcosa di diverso da quello che sono. Forse per riflesso, forse soltanto per noia, ho cercato di immaginare il contrario di tutto questo, tanto per vedere che cosa ne sarebbe nato.
FILIPPO UNA VOLTA, FILIPPO PER SEMPRE
Nessuno, per quanto bravo a nascondersi, è invisibile. Senza di noi non ci sarebbero i passanti, i pedoni, le code, le folle, i paesi, le coppie che fanno scenate, la gente da sola al cinema, i ragazzini delle altre classi, i rompicoglioni sui treni, le recensioni degli hotel, i bidoni dell'immondizia pieni fino a traboccare.
La coscienza della propria presenza nel mondo è l'unica cosa che non dobbiamo mai spegnere, non tanto il certificato di appartenenza che i gruppi di cui facciamo parte si arrogano il diritto di affibbiarci.
Il tutto sarà anche maggiore della somma delle sue parti, ma il tutto non è nessuno.
sabato, dicembre 21, 2013
Imprudenza particolare (Crampo di Natale)
Le strade sono piene di gente, ma la gente di cosa è piena? Non dei panettoni ancora incartati nelle scatole di cartone, non dei buoni propositi ancora da fare, non delle sterili critiche alla società consumista a cui partecipiamo, turbati ma felici; pieni non certo dello stupore per le illuminazioni che addobbano la città, queste inutili manifestazioni della nostra tecnica, che come tutte le cose inutili hanno qualcosa d'artistico che le attraversa, dando alla loro presenza quella scintilla d'esistenza che le inchioda tanto alle facciate dei palazzi quanto al reale. Non è certo questo stupore a riempire le persone perché, quando c'è, dura soltanto i primi giorni.
Roma, 30 ottobre 1541
Michelangelo guarda la volta. E' notte, la sua candela illumina poco o niente, ma sa che l'affresco è lì, davanti a lui. Il Giudizio Universale, al buio, sembra essere la cosa più terrena di questo mondo. Sembra di avere il potere di spegnerlo, pensa Michelangelo addentando un pezzo di pizza.
La sala, fredda e piena di sussurri, sembra avvolgersi su se stessa come una rissa. Una scazzottata incredibilmente silenziosa. Il pittore sa di non essere stato lui a scatenarla, ma si sente lo stesso colpevole, mentre guarda il cielo della città eterna. Ripensa alla Centauromachia, sforzandosi di ricordare a cosa pensasse mentre ci lavorava. Domani verrà scoperta, quest'opera maledetta, pensa, sistemandosi gli auricolari.
I Pogues intonano Fairytale of New York, senza che Michelangelo abbia mai visto la statua della libertà, senza credere nelle fate o nei loro racconti, senza sapere della sua stessa posizione, della sua stessa importanza nella Storia.
Qualcuno lo chiama: Buonarroti, Buonarroti!
Si gira: che c'è?
Buonarroti, tra due mesi sarà Natale.
I Pogues finiscono di cantare, e sul palco si rovesciano le urla di tutta l'O2 Arena di Londra. Ci sono milioni, forse miliardi di peli dritti, scattati in piedi per l'emozione di un sentimento comune e di un condivisibile contatto.
Roma, 30 ottobre 1541
Michelangelo guarda la volta. E' notte, la sua candela illumina poco o niente, ma sa che l'affresco è lì, davanti a lui. Il Giudizio Universale, al buio, sembra essere la cosa più terrena di questo mondo. Sembra di avere il potere di spegnerlo, pensa Michelangelo addentando un pezzo di pizza.
La sala, fredda e piena di sussurri, sembra avvolgersi su se stessa come una rissa. Una scazzottata incredibilmente silenziosa. Il pittore sa di non essere stato lui a scatenarla, ma si sente lo stesso colpevole, mentre guarda il cielo della città eterna. Ripensa alla Centauromachia, sforzandosi di ricordare a cosa pensasse mentre ci lavorava. Domani verrà scoperta, quest'opera maledetta, pensa, sistemandosi gli auricolari.
I Pogues intonano Fairytale of New York, senza che Michelangelo abbia mai visto la statua della libertà, senza credere nelle fate o nei loro racconti, senza sapere della sua stessa posizione, della sua stessa importanza nella Storia.
Qualcuno lo chiama: Buonarroti, Buonarroti!
Si gira: che c'è?
Buonarroti, tra due mesi sarà Natale.
I Pogues finiscono di cantare, e sul palco si rovesciano le urla di tutta l'O2 Arena di Londra. Ci sono milioni, forse miliardi di peli dritti, scattati in piedi per l'emozione di un sentimento comune e di un condivisibile contatto.
sabato, novembre 30, 2013
La similitudine delle teorie
Sorvolare un oceano in bottiglia deve essere un'esperienza indimenticabile, sempre che l'oceano in bottiglia sia fatto bene. Non basta riempire d'acqua salata una bottiglia, come non basta rimpicciolire fino a riuscire ad entrarci.
Un tempo avrei acceso la televisione, oggi apro il browser. C'è un video che mi interessa, ma non ricordo quale sia. Forse perché è qualcosa che non esiste ancora. Ripasso mentalmente gli eroi del mio tempo.
Nel mucchio, figurano non pochi ex-eroi, gente morta. Un paio: James Dean, Gandhi, Rino Gaetano, Che Guevara, Marx, John F. Kennedy, Tupac.
Ecco un buon esempio: nel 2012 l'ologramma del rapper appena citato (morto nel 1996) duetta con Snoop Dogg sul palco. Cosa significa? Che siamo diventati bravi a conservare i nostri miti e con questo ad imporli alla generazione successiva. Se si pensa che questo succede -seppur in misura minore- sin dall'esistenza degli spartiti, bisogna ringraziare se Beatles e Led Zeppelin non siano stati mummificati e venerati come tangibili oggetti di culto più di quanto non venga fatto oggi.
Nell'arte come negli altri campi, la comunicazione e la capacità di comunicare ci ha resi in grado di descrivere in modo sensorialmente preciso le cose che ci piacciono, rendendole replicabili e ri-vivibili. La rottura della quarta parete nello spettacolo non consiste nella coscienza dello show di essere tale, ma nell'acquisizione della capacità di comandare la reazione dell'audience mediante una serie di interruttori. Lo spettacolo si è trasformato in una scienza esatta e la platea, globalizzandosi, è diventata l'unico laboratorio; rendendo di fatto l'esperimento ripetibile all'infinito.
Rivolgendosi ad un'unico destinatario, anche lo spettacolo si è dovuto modificare, adattandosi alla globalizzazione. Come per l'oceano in bottiglia, anche questo ha dovuto cambiare qualcosa per poter continuare ad essere se stesso. Io non so se la ragione sia effettivamente questa, ma se qualcosa è cambiato è stato anche attraverso il congelamento di alcuni canoni particolarmente efficaci. Anzi, forse il cambiamento è stato proprio il non cambiare: perfino le principesse sono rimaste le stesse, trasposte perfettamente dagli schermi del 1937 alle cover degli iPhone del 2013.
Io non sono un paranoico, almeno per quanto riguarda il funzionamento del mondo sociale nel suo complesso: non credo che esista un burattinaio che possa aver previsto una simile reazione, credo piuttosto che siamo noi ad aver creato qualcosa di troppo bello e troppo duraturo da impedirci di distaccarci e disilluderci quel tanto che basta per creare qualcosa di nuovo. Siamo innamorati degli stessi identici eroi dei nostri nonni e dei nostri genitori, attraverso letture ed interpretazioni praticamente immutate. Ma questo narcisismo che trascende i confini del buongusto temporale, quanto potrà durare? Io non voglio che Dragon Ball sia visto dai bambini tra gli 11 e i 15 anni per i prossimi vent'anni, anche perché lo considero una cosa mia, ed in quanto tale credo di voler mantenere l'egoistico primato che tutte le generazioni dovrebbero poter provare.
Ogni volta che qualcosa di nuovo ci fa schifo per via del confronto con il vecchio e non per via del gusto artistico che il vecchio dovrebbe averci aiutato a sviluppare, facciamo del male a noi stessi e alle persone che verranno dopo di noi.
Un tempo avrei acceso la televisione, oggi apro il browser. C'è un video che mi interessa, ma non ricordo quale sia. Forse perché è qualcosa che non esiste ancora. Ripasso mentalmente gli eroi del mio tempo.
Nel mucchio, figurano non pochi ex-eroi, gente morta. Un paio: James Dean, Gandhi, Rino Gaetano, Che Guevara, Marx, John F. Kennedy, Tupac.
Ecco un buon esempio: nel 2012 l'ologramma del rapper appena citato (morto nel 1996) duetta con Snoop Dogg sul palco. Cosa significa? Che siamo diventati bravi a conservare i nostri miti e con questo ad imporli alla generazione successiva. Se si pensa che questo succede -seppur in misura minore- sin dall'esistenza degli spartiti, bisogna ringraziare se Beatles e Led Zeppelin non siano stati mummificati e venerati come tangibili oggetti di culto più di quanto non venga fatto oggi.
Nell'arte come negli altri campi, la comunicazione e la capacità di comunicare ci ha resi in grado di descrivere in modo sensorialmente preciso le cose che ci piacciono, rendendole replicabili e ri-vivibili. La rottura della quarta parete nello spettacolo non consiste nella coscienza dello show di essere tale, ma nell'acquisizione della capacità di comandare la reazione dell'audience mediante una serie di interruttori. Lo spettacolo si è trasformato in una scienza esatta e la platea, globalizzandosi, è diventata l'unico laboratorio; rendendo di fatto l'esperimento ripetibile all'infinito.
Rivolgendosi ad un'unico destinatario, anche lo spettacolo si è dovuto modificare, adattandosi alla globalizzazione. Come per l'oceano in bottiglia, anche questo ha dovuto cambiare qualcosa per poter continuare ad essere se stesso. Io non so se la ragione sia effettivamente questa, ma se qualcosa è cambiato è stato anche attraverso il congelamento di alcuni canoni particolarmente efficaci. Anzi, forse il cambiamento è stato proprio il non cambiare: perfino le principesse sono rimaste le stesse, trasposte perfettamente dagli schermi del 1937 alle cover degli iPhone del 2013.
Io non sono un paranoico, almeno per quanto riguarda il funzionamento del mondo sociale nel suo complesso: non credo che esista un burattinaio che possa aver previsto una simile reazione, credo piuttosto che siamo noi ad aver creato qualcosa di troppo bello e troppo duraturo da impedirci di distaccarci e disilluderci quel tanto che basta per creare qualcosa di nuovo. Siamo innamorati degli stessi identici eroi dei nostri nonni e dei nostri genitori, attraverso letture ed interpretazioni praticamente immutate. Ma questo narcisismo che trascende i confini del buongusto temporale, quanto potrà durare? Io non voglio che Dragon Ball sia visto dai bambini tra gli 11 e i 15 anni per i prossimi vent'anni, anche perché lo considero una cosa mia, ed in quanto tale credo di voler mantenere l'egoistico primato che tutte le generazioni dovrebbero poter provare.
Ogni volta che qualcosa di nuovo ci fa schifo per via del confronto con il vecchio e non per via del gusto artistico che il vecchio dovrebbe averci aiutato a sviluppare, facciamo del male a noi stessi e alle persone che verranno dopo di noi.
giovedì, novembre 21, 2013
la danza dei caval-ieri
Il Tiepido guarda fuori dalla finestra, c'è un tempo bigio che renderebbe isterico chiunque.
Quando il personale ha convocato il Tiepido per il colloquio annuale, gli sono state fatte tre domande:
1) A quale personaggio reale o fantastico ti ispiri?
2) Come descriveresti la giornata di oggi?
3) Cosa cambieresti?
Il Tiepido dà un colpo di tosse, grassa e sofferta. Le ore passano lente, mentre i minuti scappano da tutte le parti. Ieri, quando tornava a casa da lavoro, aveva appena smesso di piovere. Tre gocce gli sono cadute davanti mentre guardava la luna attraverso le nuvole. Illuminate dalle lampade del palazzo, sembrano tre gocce di fuoco. Il Tiepido si scansa, ma le gocce cadono senza rumore in una pozzanghera pochi passi più in là. La mente del Tiepido cerca di mettere ordine: possibile che il tetto sia in fiamme? Guarda verso l'alto: vedendo le calde luci arancioni chiarisce l'equivoco. La stanchezza, è la stanchezza che gli ha fatto vedere tre gocce di fuoco. Arrivato a casa, mette il dvd di "Trappola di cristallo" nel lettore per l'ennesima volta.
Tutti lo chiamano il Tiepido, ma nessuno ricorda perché. L'unica cosa certa è che la notte, prima di andare a dormire, il Tiepido ripensa a tutte le persone che ha conosciuto. Una per una le rivede per un attimo, anche se non ricorda i nomi. E' come se avesse una rubrica di sensazioni collegate ai fragili corpi snodati di tanti altri esseri umani. Quando finisce, il Tiepido si addormenta. Il giorno che avrà dimenticato qualcuno, si dice che il Tiepido morirà. Questa è la leggenda che circola per gli uffici, ma nessuno la racconta molto volentieri.
3) Cambierei la leggenda che circola sul Tiepido, se fosse possibile. Ogni sera il Tiepido ripensa alle persone che ha conosciuto, senza dimenticarne nessuna. Il giorno che avrà dimenticato qualcuno, si dice che il mondo finirà. Eppure, so che non può essere così. Cosa diventerebbe la vita se esistesse una persona del genere? Il Tiepido può soltanto continuare a ricordare, fino alla fine dei tempi, sperando di non dimenticare nessuno.
2) Una giornata bigia che renderebbe isterico chiunque.
1) Luke Skywalker.
Quando il personale ha convocato il Tiepido per il colloquio annuale, gli sono state fatte tre domande:
1) A quale personaggio reale o fantastico ti ispiri?
2) Come descriveresti la giornata di oggi?
3) Cosa cambieresti?
Il Tiepido dà un colpo di tosse, grassa e sofferta. Le ore passano lente, mentre i minuti scappano da tutte le parti. Ieri, quando tornava a casa da lavoro, aveva appena smesso di piovere. Tre gocce gli sono cadute davanti mentre guardava la luna attraverso le nuvole. Illuminate dalle lampade del palazzo, sembrano tre gocce di fuoco. Il Tiepido si scansa, ma le gocce cadono senza rumore in una pozzanghera pochi passi più in là. La mente del Tiepido cerca di mettere ordine: possibile che il tetto sia in fiamme? Guarda verso l'alto: vedendo le calde luci arancioni chiarisce l'equivoco. La stanchezza, è la stanchezza che gli ha fatto vedere tre gocce di fuoco. Arrivato a casa, mette il dvd di "Trappola di cristallo" nel lettore per l'ennesima volta.
Tutti lo chiamano il Tiepido, ma nessuno ricorda perché. L'unica cosa certa è che la notte, prima di andare a dormire, il Tiepido ripensa a tutte le persone che ha conosciuto. Una per una le rivede per un attimo, anche se non ricorda i nomi. E' come se avesse una rubrica di sensazioni collegate ai fragili corpi snodati di tanti altri esseri umani. Quando finisce, il Tiepido si addormenta. Il giorno che avrà dimenticato qualcuno, si dice che il Tiepido morirà. Questa è la leggenda che circola per gli uffici, ma nessuno la racconta molto volentieri.
3) Cambierei la leggenda che circola sul Tiepido, se fosse possibile. Ogni sera il Tiepido ripensa alle persone che ha conosciuto, senza dimenticarne nessuna. Il giorno che avrà dimenticato qualcuno, si dice che il mondo finirà. Eppure, so che non può essere così. Cosa diventerebbe la vita se esistesse una persona del genere? Il Tiepido può soltanto continuare a ricordare, fino alla fine dei tempi, sperando di non dimenticare nessuno.
2) Una giornata bigia che renderebbe isterico chiunque.
1) Luke Skywalker.
sabato, ottobre 26, 2013
Ifigenia in idraulica
Tra le porte delle nostre foreste
scorrono azzurri manti di fiume
che osservati dal centro del mondo
mostrano volti indimenticati
giovedì, ottobre 10, 2013
Il tempo delle chele (tit for tat)
In mancanza di vere mancanze, aveva scelto di mancare del senso dell'umorismo.
Aspirando a vere aspirazioni, aspirava a non averne e ad essere pertanto una persona libera.
L'uso della lingua italiana lo affliggeva, lo tormentava. Una volta, la professoressa di lettere del suo secondo anno alle scuole medie parificate Salvo Montalbano, gli aveva chiesto di spiegare il significato del suo tema.
Lui lo aveva preso e lo aveva letto a voce alta, a tutta la classe. Era stata una grande umiliazione. Il tema parlava di un ragazzo della sua età, iscritto al secondo anno delle scuole medie all'istituto Indro Montanelli, un nome di fantasia la cui musicalità aveva già suscitato qualche sussulto nell'uditorio. Mai sentito nome inventato più sciocco.
Andando avanti, il tema si perdeva in una lunga digressione per spiegare come mai e per quali ragioni storico-sociali le scuole medie dovessero durare tre anni, quando nella realtà tutti sapevano che gli anni erano sempre stati cinque. Lo avevano anche studiato la settimana precedente, il perché di quei cinque anni: lo aveva voluto Garibaldi stesso, consigliato dal suo amico Ulysses S. Grant, con cui aveva combattuto nelle Prime Guerre Mercuriane.
Era tutto così, quel tema: farcito di inutili differenze. A volte anche macroscopiche, ma mai stravolgenti. Un tema che sapeva di niente.
Questo gli disse la sua compagna di banco, quando tornò a posto: non era scritto male, ma quel tema sapeva di niente.
Lui sospirò, tutto sommato meno imbarazzato del previsto, pensando che se avesse scritto tutto quello che aveva in mente, allora sì che avrebbe detto qualcosa che non sarebbe stato niente. Aveva immaginato un popolo con arti superiori che terminavano in cinque dita prensili, invece che con il classico, scontato e poco fantascientifico, paio di chele.
Ritornando a casa con il vecchio traslatore sferragliante, ragionò ancora sulle modifiche che il mondo avrebbe dovuto subire per diventare quello del suo racconto. Piccoli mutamenti sarebbero dovuti avvicendarsi nel tempo, contrapponendo il vecchio al nuovo. Il nuovo sarebbe stato giustificato soltanto dalla sua esistenza, che l'esistenza stessa del vecchio avrebbe provocato.
Ogni cosa, pensò, avrebbe dovuto avere una ripercussione, un'effetto sul mondo, per poter mutare. Eppure, il cambiamento era una cosa molto rara. Che cosa castrava quelle ripercussioni? Esse non si infrangevano contro aridi ed alteri scogli: nemmeno avevano modo di nascere. Forse, perché esistessero e quindi fossero visibili, bisognava prima conoscere le cose. Descriverle, definirle, fotografarle nell'attimo in cui erano, per accorgersi del cambiamento. Arrivato alla fermata fece scattare le chele, nell'alzarsi: un pensiero lo aveva folgorato.
Nessuno aveva mai saputo spiegare l'amore, nemmeno i poeti più capaci di tutte le terre conglomerate. L'amore, quello che faceva tremare le chele, che faceva volare nello stomaco i lepidotteri enzimatici e che dilatava le cinque pupille persino durante gli oscuramenti ferrosi, era stato soltanto descritto come indescrivibile.
E allora sarebbe stato quello, l'unico cambiamento possibile dell'Amore, quello con la A maiuscola: un giorno, forse non troppo lontano, qualcuno si sarebbe accorto della descrivibilità dell'amore, e ne avrebbe modificato la natura. Fino a quel giorno, tutto sarebbe continuato, modificandosi in modi invisibili mentre le coscienze guardavano altrove, per poi ritornare al suo posto, appena osservato.
Guardò la statua di carne del Napoleone Alato e sentì come un tuffo al cuore: gli eroi del mondo avrebbero potuto guidare le coscienze anche nella pubblica realtà, o solamente nelle strade private dell'animo?
lunedì, agosto 26, 2013
Le idi di Heidi
Ho in mente quella vecchia pubblicità con Aldo Giovanni e Giacomo, quella in cui si rincorrono in una cucina gigantesca come se fossero bambini.
Non so se sia vero, ma su internet se hai dei dubbi riguardo a quello che stai per dire è meglio se stai zitto. Il punto è che questo non è internet, queste sono le mie idee.
Quindi: non so se sia vero, ma credo che la nostra sia la prima generazione per cui le parole dei bambini sono più importanti di quelle degli adulti. Mi vengono in mente i bambini-giudice della Kampuchea Democratica.
Se questa non è una regressione organizzata, o perlomeno un'ammissione di colpevolezza da parte della generazione precedente, non saprei proprio dire cosa lo sia.
Siamo in un periodo in cui i racconti vengono adattati per gli adulti, invece che per i bambini. Uno a caso: Harry Potter. Lo stesso Gesù non viene presentato pubblicamente con buona pace di tutti se non nella forma di bambino, e con lui gli angeli: forme innocue, praticamente indifese, che non mettono alla prova l'interlocutore, ma lo invitano a spiegare la sua versione dei fatti all'infante come se fosse incontrovertibile verità.
E allora ascoltiamoli, questi benedetti geni, lasciamo che siano mostri più di quanto non sia stato concesso a noi, se ancora non ci sentiamo abbastanza viziati. Hanno ragione, hanno ragione sempre i bambini: la strappalacrime voce-dei-piccoli.
giovedì, maggio 30, 2013
Telescopio bendato
Non si tratta più di minoranze rumorose o di maggioranze silenziose. Abbracciamo i dati dopo l'opinione, piuttosto che l'opinione dopo i dati. I media si rivolgono alle orecchie che sanno essere in ascolto: usando parole tutt'altro che nuove.
Non necessariamente l'abitudine intellettuale è nemica della libertà, ma solo un cattivo raccolto uccide il raccoglitore, mentre il cacciatore rischia la vita indipendentemente dal successo. Gli animali si rifugiano nei luoghi più impervi, più assurdi e più pericolosi, pur di sfuggire al pericolo. E nel momento della cattura, nell'attimo della comprensione cacciatrice, esiste davvero una perdita ed un acquisto di libertà, sebbene questo sia molto triste.
Il raccoglitore moderno utilizza organismi geneticamente modificati che placano la sua fame, incuranti delle carestie e delle intemperie. Ma la selezione indebolisce la trama genetica, rendendo la caduta lontana nel tempo ma sempre più dura da sopportare.
Speriamo di morire dopo la conferma di aver creduto a tante cose soltanto per prassi, come pecore che credono di scegliere di essere vegane.
Il libero arbitrio è decidere nel proprio silenzio se era davvero rigore.
Non necessariamente l'abitudine intellettuale è nemica della libertà, ma solo un cattivo raccolto uccide il raccoglitore, mentre il cacciatore rischia la vita indipendentemente dal successo. Gli animali si rifugiano nei luoghi più impervi, più assurdi e più pericolosi, pur di sfuggire al pericolo. E nel momento della cattura, nell'attimo della comprensione cacciatrice, esiste davvero una perdita ed un acquisto di libertà, sebbene questo sia molto triste.
Il raccoglitore moderno utilizza organismi geneticamente modificati che placano la sua fame, incuranti delle carestie e delle intemperie. Ma la selezione indebolisce la trama genetica, rendendo la caduta lontana nel tempo ma sempre più dura da sopportare.
Speriamo di morire dopo la conferma di aver creduto a tante cose soltanto per prassi, come pecore che credono di scegliere di essere vegane.
Il libero arbitrio è decidere nel proprio silenzio se era davvero rigore.
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