lunedì, novembre 01, 2010
Capitolo 10) California Dreaming
Sono uno che agisce, uno che agisce. Uno che nel bene o nel male fa il primo passo, spesso più lungo della gamba. Non sono un ignavo" - ripeto ad alta voce, ticchettando sul volante con la punta del pollice, e alla fine me ne convinco quasi.
"Meglio un ignavo di un bastardo. Oh, la mia testa..."
Deborah si è svegliata, buongiorno.
Ammetto che avrei invertito i ruoli volentieri, per aver potuto essere io ad addormentarmi nelle gelide brughiere friulane, e poi aprire gli occhi sotto il sole caldo della Toscana.
Un po' di mal di testa è sopportabile a fronte di questo piacevole risveglio; come passare all'improvviso dal bianco e nero alla tv a colori.
Da quanto non lasciavo Osoppo? Pur sforzandomi, non riesco a trovare risposta : una volta che mi sarò lasciato alle spalle questa storia, dovrò fermarmi a riflettere sul binario morto su cui è stata dirottata la mia vita. Magari scrivo pure un libro, una bella autobiografia.
"Ferma la macchina, o chiamo la polizia".
"Siamo già fermi Deb..."
"Non mi chiamare in quel modo! Io per te non sono più Deb nè Debby, e dopo ieri sera direi che sono anche meno, se possibile".
Seguono minuti di silenzio interminabili, la Toyota Corolla riposa a bordo strada, sotto l'ombra di quello che credo sia un platano; non lontano da noi scorgo il cartello marrone che annuncia Livorno.
Mi azzardo ad accendere la radio, ma questo la fa imbestialire.
"Ti rendi conto Sebastiano? - bello scandito SE BA STIA NO, è proprio arrabbiata - questo è sequestro di persona, io ti faccio arrestare; spegni quella cosa, mi hai anche colpita TI RENDI CONTO? Entro stasera avrò un bernoccolo così alto che non riuscirò più a stare seduta in questa auto del Pleistocene".
Una manata secca per spegnere l'autoradio.
Ah, il problema allora è il segno della terribile colluttazione di cui siamo stati protagonisti, chissà cosa diranno i clienti a vederti conciata così; magari chiederanno di essere affidati a qualche collega integra fisicamente.
Mi piacerebbe risponderle così a tono, invece che fornire la solita spiegazione razionale con un finto timbro rassicurante, che, a dirla tutta, non mi riesce neanche così bene.
"Stiamo andando a risolvere questa faccenda; intendo...la faccenda di Manuela, e forse anche di Belene. Ho una pista, e, anche se a dir la verità non è niente di più di un'intuizione, ormai devi fidarti di me, fino in fondo".
Accendo di nuovo la radio, riconosco i timbri scoppiettanti dei Beach Boys : bello.
"Non capisco, perchè mi hai portata con te?" mi chiede Deborah, con un insolito tono a metà tra il rassegnato e lo stravolto.
Ma io non so rispondere a questa domanda.
Perchè la realtà è che ieri notte ho agito di istinto, sotto i fumi residui della grappa, sicuro per un qualche oscuro motivo di avere bisogno di lei l'indomani mattina : ma la mattina sta finendo, e io non so che farmene della ragazza di nome Deborah che sta seduta in camicia da notte sui sedili posteriori della mia Toyota.
"Dobbiamo andare in un paese, e una volta lì cercare un posto con un nome particolare, forse si tratta di un locale".
Criptico al punto giusto. Ora mi dirà che non ho riposto alla sua domanda.
Le donne : ormai per me non hanno più segreti.
"Uff, e quale sarebbe questo nome?" - bofonchia mentre si lega i capelli.
E c'è ancora qualcuno che parla di sesso debole.
Strabuzzo gli occhi, ma le rispondo, stavolta senza fare il misterioso : "in realtà non lo so di preciso, però nel nome deve esserci la parola polpo. Ah, se vuoi, nel bagagliaio c'è una mia camicia e un paio di pantaloni, ovviamente da uomo".
Ma se resti in sottoveste va bene lo stesso, Deb.
"E il paese come si chiama? Vorrei almeno una sigaretta, non dirmi che hai smesso te ne prego".
Lei è decisamente più adatta di me al mestiere di investigatore privato, si capisce dallo spirito di adattamento ai cambiamenti repentini.
Mentre sfilo una sigaretta dal pacchetto morbido di Lucky Strike, e noto la sua smorfia di disgusto alla visione della marca, soddisfo la sua curiosità.
Sentito il nome e tirata la prima boccata, Deborah finalmente sorride, e io mi sento sollevato, ma come al solito non siamo sulla stessa lunghezza d'onda.
"Mi viene da ridere sai?" So, il nome è quello che è, ma è lì che dobbiamo andare.
La guardo senza dire nulla, sornione.
"Sono quattro anni che non fumo" - e mentre lo rivela, adesso Deborah ride di gusto.
La pausa è finita, la Corolla morde di nuovo l'asfalto.
Deb è seduta al mio fianco, addosso ha pantaloni e camicia del suo passato (remoto) fidanzato.
Superiamo Livorno, ormai manca poco : direzione Bibbona, località La California.
Sognando.
circumnavigazione della fine del mondo
sabato, ottobre 23, 2010
non si vive di solo pane, disse il salumiere
sabato, ottobre 16, 2010
tre terzi, quattro quinti
venerdì, ottobre 08, 2010
la dieta dell'allineamento morale
sabato, ottobre 02, 2010
a meno dell'audio
domenica, settembre 26, 2010
la misura
lunedì, settembre 20, 2010
Capitolo 9) Dal Tramonto all'Alba
Gesù, adoravo quando mi chiamava Seb.
"E' solo una notte Deb, una notte soltanto" - Seb e Deb, eccoci qua in tre semplici parole, come ai vecchi tempi.
"O forse non puoi assentarti sul posto di lavoro? Non mi pare che le mignotte timbrino il cartellino, sono rimaste le uniche al giorno d'oggi" - essere sopravvissuto alla sbronza della notte precedente mi fa sentire un re.
Il mio regno per una notte (in macchina) con Deborah.
Slap!
Schiaffo in pieno volto. Pausa. Rewind.
Ore 04:37 - Casa di Oscar (Osoppo)
Dal mio ultimo autostop sono passati 24 anni. Ma quando ho alzato il dito a bordo strada, mi sono sentito eccitato come allora. Rivoli-Osoppo a bordo della Citroen bianca del signor Bianchi; Elio di nome, banalità di cognome. Il tragitto è brevissimo, ma io sono indubbiamente ubriaco, così mi lascio coinvolgere e troviamo il tempo di parlare di tutto : delle stagioni, del basketcheseavesselostessospaziodelcalciosuigiornalisarebbeilprimosportitaliano, dei cognomi più comuni, della politica - il signor Bianchi ha lasciato scheda bianca alle ultime elezioni, guai a smentirsi - parliamo persino di donne, sparandole grosse entrambi, finchè finalmente è il momento di scendere, e posso smettere di essere spensierato.
Oscar abita in una vera catapecchia; non ho idea se si possa permettere qualcosa di meglio, ma so che a lui piace così. E anche a me piace così, a pensarci bene. Da Oscar mi sento a casa molto più che a casa mia, e quella sensazione di familiarità mi pervade anche stasera, fradicio di grappa. "Quattro passi in avanti a partire dalla cassetta delle lettere, poi uno a sinistra, mezza giravolta : ecco quella maledetta piastrella...vediamo bella, cosa riservi per Zio Sebastian?" - finita la frase da neuropsichiatria, per la scoperta balzo in piedi urlando e gesticolando. Se qualcuno qui intorno mi sentisse, di sicuro chiamerebbe la polizia. E farebbe bene.
Ore 05:52 - Edicola di Ubaldo Brambieri (Rivoli)
"Ho bisogno assolutamente che tu mi dica queste fatidiche parole Ubaldo : la mia edicola vende cartine della Toscana". Ubaldo mi fissa come si guardano i pazzi, quasi roteando la testa di 180 gradi. Come non capirlo? Sono bagnato fradicio e senza scarpe, l'ho importunato prima al Bar, mi ha visto sorseggiare qualche goccetto di troppo, è l'alba e formulo richieste stravaganti ancora prima che l'edicola sia aperta.
Del resto anch'io ho le mie attenuanti : sono tornato a Rivoli a piedi (stavolta nessun signor Bianchi) e a metà strada mi sono ritrovato nel bel mezzo di un odioso temporale settembrino. Per salvare i miei adorati mocassini me li sono tolti al grido di "che la grappa sia maledetta".
"Se io le rispondo di si, senza fare domande e senza chiamare i carabinieri, poi mi promette che, almeno per stanotte, non si fa più vedere davanti alla mia edicola?" Sì sì certamente, almeno per stanotte, almeno per stanotte, grassone dammi quella cartina : sono io che dovrei desiderare di non averti più nel mio campo visivo, non il contrario.
"Prometto. Ah, se non fosse ovvio, non posso pagargliela, amico, ma solo per stanotte" - in vita mia, mai ritorno al lei è stato più appropriato.
Ore 6:28 - Casa di Deborah (Osoppo)
"Sei fuori di testa? Nemmeno mia madre mi ha mai colpito in questo modo barbaro!" - e, mentre dico questo, mi sento più immaturo e piagnucolante di un bambino dell'asilo.
"Io non ci vengo con te, è già stato un discreto incubo averti trovato nuovamente davanti alla mia porta di casa, per di più in queste condizioni! E ora, se non ti dispiace, me ne torno a dormire; e vorrei che te ne andassi subito Sebastiano...ma poi cosa diavolo ti è successo? Sembri uno scappato di casa, uno che ha fatto di corsa mezzo Friuli".
Quasi. Ci sei andata vicina. E poi pioveva fino a due secondi fa, se non te ne fossi accorta, stupida oca. Deborah abita sempre nello appartamento, e questo dovrebbe suggerirmi qualcosa, ma i miei sensi sono appannati, per non parlare dell'intuito investigativo. L'unica cosa che mi viene in mente è che sono stato fortunato a trovarla, molto fortunato.
Così fortunato che non posso permettere che lei torni dentro a dormire. Mentre Deborah si volta e sbuffa, ormai certa che io sia stato persuaso a lasciarmi la porta di casa sua alle spalle, la colpisco alla nuca con il primo oggetto che trovo a tiro : una statuetta Peruviana di dubbio gusto. Deborah cade a terra svenuta e velocemente la carico in macchina. Macchina che ora, senza alcun dubbio, mi convinco di poter domare, e al diavolo autostop e scampagnate.
Mentre metto in moto, vedo spuntare i primi raggi di sole : illuminano il mio ghigno da pazzo.
domenica, settembre 19, 2010
Ritratto del blogger da giovane (seconda parte)
Vedi, ci sono questi due tizi in un manicomio ... e una notte, una notte, decidono che sono stanchi di vivere in un manicomio. Decidono che cercheranno di fuggire! Così, salgono sul tetto e, dall'altra parte, vedono i palazzi della città distendersi alla luce della luna... verso la libertà. Il primo salta sul tetto vicino senza alcun problema. Ma il suo amico non osa compiere il balzo perché... perché ha paura di cadere. Allora il primo ha un idea... e dice: "Ehi, ho preso la torcia elettrica con me! Illuminerò lo spazio tra i due edifici. Così mi raggiungerai camminando sul raggio di luce." M-ma il secondo scuote la testa. E d-dice... dice: "Co-cosa credi? Che sia pazzo? Quando sarò a metà strada la spegnerai!"La barzelletta è un faro nel mare dell'equivoco. E' un invito a rallentare quando la presunzione della chiarezza ti porta ad accelerare i modi del tuo metodo di giudizio.
AH AH AH AH AH! AH AH AH AH AH AH AH AH AH AAAAH....FNFFF Oh, perdonami... AH AH AH AH AH!
Capitolo 8) Si viene e si va
Bar Sport.
Neanche due isolati dietro casa.
Vi assicuro che non sto raccontando una frottola, se vi dico che si tratta del posto più sporco che abbia mai visto in vita mia.
E, banalmente, il bagno è il posto più sporco all'interno del posto più sporco.
Eppure sono qui, in questa micro-toilette lurida, con la testa tra le mani; e vorrei tanto vomitare, oppure perdere i sensi, ma stasera non c'è verso.
"Devi bere di più maiale, altrimenti esci di qua che ti ricordi ancora tutto quanto" - e mentre mi riempo la bocca di cotanta saggezza, penso che se qualcuno entrasse ora mi scambierebbe per uno di quegli svitati che parlano con gli oggetti; nel mio personalissimo caso con il wc.
Alzo lo sguardo, e fisso con insistenza lo straccio di uomo che mi offre lo specchio : in otto capitoli è la prima volta che ne ho l'occasione.
Mi accarezzo i capelli che hanno cominciato, ormai da alcuni anni, ad ingrigirsi, certo di aver accelerato il processo dopo la giornata di oggi; non sono un bello spettacolo : il verde degli occhi sembra più spento; le rughe della fronte imponenti, come scolpite; mi sento a pezzi, ma ho la certezza che se tornassi a casa adesso non avrei nessuna possibilità di addormentarmi.
Disprezzo fortemente l'uomo che vedo riflesso : è un impotente, un miserabile, un fallito; un omuncolo che non ha saputo evitare che due donne fossero assassinate sotto i suoi occhi in un solo giorno; un poveretto che per sei lunghissimi mesi ha condiviso un ufficio con uno psicolabile omicida, credendolo un ingenuotto sognatore.
Dopo aver subìto l'interrogatorio dell'Ispettore Manetta, palesemente disturbato dall'avermi incontrato sulla sua strada per due volte in un giorno, Deborah mi ha accompagnato a casa in auto, sostenendo che non era il caso prendessi la bici nelle mie condizioni.
Ah, ovviamente a casa non ci sono andato affatto, nonostante tutte le raccomandazioni della mia ex-fidanzata prostituta.
Soltanto un paio di bicchieri, e poi vedrai come dormi d'incanto Sebastiano.
Vorrei sputare allo specchio, come nei peggiori film, ma non ho gli attributi nemmeno per fare questo : troppo rispetto per chi dovrà pulire la mattina dopo. Ovvero nessuno.
Sbatto forte la porta del bagno, e mi appoggio al banco :
"Sai cosa Ettore? Versami ancora qualcosa, bicchiere grosso però, visto che è l'ultimo".
Mentre cerco di sostenere con dignità lo sguardo perplesso del barista, provo la sensazione che la giornata che sto cercando in tutti i modi di lasciarmi alle spalle sia solo l'inizio, il coperchio di un enorme Vaso di Pandora in salsa friulana.
"Non ti darò più una goccia di un bel niente Scalise, hai una faccia che fa schifo" - in dieci parole vengo trafitto brutalmente dal barman, Ettore Languidi, o Languisi, o qualcosa del genere.
"La serata è finita, siete rimasti solo tu e il vecchio Ubaldo" - mormora infine, porgendomi un rimasuglio di qualcosa che assomiglia molto a grappa.
Bicchiere grosso.
Ahhh, adoro la coerenza dei baristi.
Uomo di buon cuore dopotutto, il vecchio Ettore Vattelappesca.
Afferro con sorprendente sicurezza il mio drink e vado a sedermi dirimpetto ad Ubaldo, l'anziano giornalaio di quartiere, che ancora non si decide a lasciare quella benedetta edicola al figlio, continuando a farsi levatacce tutte le mattine.
Sono le cose che lo fanno sentire vivo, dice.
Non deve essere male quella sensazione, sentirsi vivi intendo.
"Più tardi posso aprire con te l'edicola? Guardo solo cosa dicono i giornali delle due donne morte e me ne vado" - gli chiedo con un tono da bambinone annoiato durante le vacanze estive.
Oltretutto, non ho mai dato del tu ad Ubaldo, nè tantomeno mi sono mai sognato di chiedergli un favore, se non quello di avvertirmi ad ogni nuova uscita della mia rivista preferita : Detective Magazine.
Mai sentita? Roba da disturbati. La leggeva un mio compagno di Università - Università che, tra parentesi, non ho mai terminato - a Lecce : si chiamava Pareo mi pare, un tipo singolare, senza ombra di dubbio.
Era schernito da tutti, ma solo di nascosto, da veri infami : infatti si temeva fosse figlio di Presidente di Tribunale. Ciònonostante era riuscito ad attaccarmi quella piccola mania, anche se a quei tempi compravo di nascosto la rivista : lungi da me diventare come Pareo, senza nemmeno un parente piazzato in Tribunale.
"Se ne vada a casa a dormire Sebastiano, le tengo due copie e domani a mezzogiorno le viene a ritirare; se qualcuno dovesse vederla in questo stato davanti alla mia edicola, che messaggio trasmetterei ai miei clienti?"
Frasi troppo lunghe e banali : quando aveva smesso di parlare, il mio bicchiere era già vuoto sul tavolo. Sul suo tavolo.
E ai clienti della nostra agenzia che messaggio si trasmetterà quando scopriranno tutto? Il pensiero ritorna subito da Oscar : solo uno stupido poteva creare un rapporto di vera amicizia con l'uomo conosciuto come il Matto di Osoppo.
Eppure era l'unica persona che era riuscita a guadagnarsi la mia fiducia.
"Sa, c'è un rapporto basato sulla fiducia anche nelle edicole" - insistendo, e sempre con quell' espressione irritante da giornalaio che ne ha viste di cotte e di crude, pur non muovendosi mai da Piazzale Marini.
Banalità? Forse non erano banalità, forse non erano banalità.
Fiducia.
Tra me e Oscar c'era fiducia, e io l'ho condannato troppo frettolosamente.
In fondo ha provato anche a telefonarmi.
Se è anche solo lontanamente immischiato in quel casino, deve avermi lasciato un messaggio. "Deve averlo fatto" - sorrido e parlo da solo; Ubaldo scuote la testa rivolto verso Ettore.
E, tutto d'un tratto, ho anche un'idea sul Dove possa avermelo lasciato.
Esco affannato e senza impermeabile; con la coda nell'occhio vedo Ettore che segna sul conto di mia pertinenza anche l'ultimo drink, e poi, con un gesto disinvolto e abitudinario, stacca una grossa spina : la scritta intermittente Bar Sport si spegne e mi consegna all'ultimo buio della notte.
venerdì, settembre 17, 2010
Ritratto del blogger da giovane (prima parte)
lunedì, settembre 13, 2010
Tremarella di fine stagione
sabato, settembre 11, 2010
trattenere lo starnuto
"Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. Laggiù i pesci sono più forti, più puri. Sono enormi e astratti. Davvero stupendi. Più la tua coscienza è dilatata, più scendi in profondità verso questa sorgente e più grosso è il pesce che puoi pescare."
venerdì, settembre 10, 2010
le oche del vicino ascoltano il sax a mezzanotte
"...il suono si genera in natura come vibrazioni meccaniche, si propaga in analoga maniera e sempre come vibrazioni viene percepito"
mercoledì, settembre 08, 2010
Synecdoche, New York
lunedì, settembre 06, 2010
venerdì, settembre 03, 2010
bel tempo si spera
Devono essere per forza i biglietti del treno solo perché siamo in treno?
mercoledì, settembre 01, 2010
Excusatio non petita...
Se poi vogliamo richiamare brevemente Luciano di Samostata con la sua "Storia vera", ci accorgiamo che storia vera e' un titolo che ben si adatta ad un' incredibile accozzaglia di fandonie; e non sarebbe difficile andare avanti ancora molto con questo tono un po' sostenuto da vecchio professore omosessuale (di liceo). Ma sarebbe inutile, noioso e, cosa a me insopportabile, dozzinale. In fin dei conti quello che mi preme di piu' in questo momento e' scendere in campo e raccontare la mia verita' (fuggendo il rischio di premesse autoconfutanti).
Era una notte buia, non troppo buia in verita'.
Era una di quelle notti che non fanno paura, nelle quali la luna si mostra nuda nella sua straordinaria bellezza, senza indossare bikini, minigonne vertiginose, abiti firmati, mantelli, k-way e via dicendo. Nuda insomma, coi suoi bei crateri al vento, come la preferisco (inoltre, cosa assolutamente da notare, e' incredibile come la k coesista in due capi così differenti e antinomici).
Che tipo di notte fosse non fa nessuna differenza.
Era notte quando il mio telefono squillo'! Chi doveva funestare il mio riposo?
Ovviamente lui, Rodrizio! Il maniaco di Villettopolis, l' Iscariota dei fantacalcio. In compagnia di Baro, uno della sua cricca, che si era portato dietro come cronista. Erano in vena di introdursi nella mia culla di benessere allo scopo di scroccare qualche merendina o, ancora peggio, scoprire qualche mio segreto, o ancora peggio (il peggio del peggio, non c' e' limite al peggio), sbeffeggiarmi.
Certo! Rodrizio voleva evidentemente sbeffeggiarmi! Questo spiega perche' si e' portato un cronista.
Sono entrati, con la foga di chi vuole, privi di invito. Ma io prima li ho storditi, con il mio comportamento ambiguo, poi li ho incantati, con il didgeridoo.
Sicuramente la cosa ha funzionato su Baro, che per il resto della serata si e' limitato ad alzare la radio e a cantare, come lobotomizzato.
Meno su Rodrizio, il quale dopo un primo stato di accondiscendenza, incoraggiato anche dalla vista del mio pugnale che splendeva sotto il chiarore della luna, in un secondo momento si e' rivelato tornoacasista, come sua abitudine. Precisamente quando Baro, risvegliato per un momento da una brezza spirituale ha esclamato: andiamo ai boschi.
Cosi' non e' neanche cominciato un percorso.
Che non si e' concluso con il ritorno a casa
RISPETTIVAMENTE
dell' inconsapevole Baro che, da promotore di un' esperienza mistica, sotto la perfida influenza di Rodrizio e' andato a far parte del fronte del no,
di Irreprensibile, deluso dalla serata peggiore della sua vita,
di Rodrizio, che tornato nel suo antro, e' felice di aver scampato un altro pericolo: la cosa che più conta e' essere a casa, al caldo.
giovedì, agosto 26, 2010
Benvenuti a Rallentare
"Mi ricordavo di mio padre che diceva sempre che la ragione per cui si viveva era per prepararsi a restare morti tanto tempo."
venerdì, agosto 20, 2010
todos caballeros
martedì, agosto 17, 2010
risoluzioni standard
lunedì, agosto 09, 2010
io sto con gli astronauti
sabato, luglio 24, 2010
condizioni di tangenza
"...è una forma di comunicazione che avviene alterando lo stato dell'ambiente in un modo che influenzerà il comportamento degli altri individui per i quali l'ambiente stesso è uno stimolo."
"Bene, per quante parole sublimi possa aver usato,la vita non è una commedia. Incontriamo le persone una volta sola per poi non rivederle mai più. Non c'è una logica nelle cose che succedono, non c'è il momento in cui ci voltiamo verso il pubblico per ricevere gli applausi. Non c'è possibilità di infilarci dietro al palco per vedere gli attori mentre si cambiano parrucca e si dipingono il viso mormorando le rispettive battute."
martedì, luglio 20, 2010
Capitolo 7) Tra le nuvole
Quando pronuncio la parola amica provo come una specie di sussulto, e provo a immaginarmi Deborah al posto di Belene.
"Se vuoi che io ti aiuti, devi raccontarmi tutto".
Mentre le parlo, con una scarpa cerco di pulire l'altra dai residui di brioches alla marmellata 2.0, e con la mano rivolgo un gesto di commiato all'ispettore, come se davvero lo meritasse, con tutto il tempo che mi ha fatto perdere in inutili domande.
Poi guardo Deborah, è tutta accaldata, come se avesse corso; le gote sono rosse, ha l'affanno, e ha addosso qualcosa di diverso da prima. Il mio intuito investigativo mi fa addirittuta accorgere come la macchina non sia posteggiata dove si trovava prima.
Sono stato là dentro a vomitare così a lungo?
Sul volto mi si formula un punto interrogativo così grande che le è impossibile ignorarlo.
"Avevo caldo, avevo sudato molto, credo si tratti della tensione, e visto che porto sempre abiti di ricambio in macchina..."
Abiti di ricambio.
Ecco perchè l'ho mollata, ora ricordo : Deborah è maniacale, ha bisogno di cure.
Ha tutto un senso finalmente, compresa questa terribile giornata con la mia ex-fidanzata prostituta.
Peccato che sia stata lei a scaricare me, e non il contrario, così decido di fare finta di niente.
"Ora andiamo in studio e mi racconti tutto, d'accordo?"
Dannazione a Oscar, arriva tardi in ufficio, mi telefona mentre sono in riunione con il mio primo cadavere, e poi sparisce : l'utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile.
Guido io, Deborah non dice una parola : meglio così, odio conversare quando sono al volante.
Mentre parcheggio mi ricordo di Manuela : chissà se è ancora lì che mi aspetta speranzosa.
Speriamo; il pensiero di una donna in mia attesa mi allieta le rampe di scale, che perciò faccio di corsa, anche troppo, e a metà mi ritrovo col fiato corto; Deborah mi segue a ruota.
Quando entro in studio, però, mi accorgo che forse l'ho fatta aspettare troppo.
Il corpo di Manuela è prono, la ragazza è nuda, distesa tra la scrivania e il muro, intenta in un ultimo penosissimo gesto : impugna un foglietto di carta.
Un orecchio è mozzato, e l'immagine di Manuela nella mia mente affaticata sfuma in quella di Belene.
La vista si annebbia, mi sento mancare le gambe : due cadaveri di donna in un solo giorno sono troppi, soprattutto per un ex-impiegato delle poste che gioca a fare l'investigatore.
Mi lascio cadere a terra, e in un angolo del pavimento scorgo Cesare, il padre di Manuela, seduto, la testa tra le mani, gli occhi bassi : non si è neanche accorto della mia presenza, il pancione gli si gonfia e sgonfia regolare, triste e regolare.
Deborah è dietro di me, è stata forte, ed è rimasta in piedi; in un'altra vita era una ragazza che sveniva al cinema alle prese con un film horror, e invece ora, al massimo, si cambierà un'altra camicia una volta usciti.
Mi porge il foglio dalle mani di Manuela.
Non ho la forza di dirle che non dovrebbe toccare nulla, leggo solamente il post-it giallo : "E' STATO IL MATTO DI OSOPPO".
Ecco il colpo di grazia. Oscar è il responsabile di questo incubo.
La testa mi vola via, leggera : non sono più nel mio studio, i problemi, le ragazze, il Friuli, l'Ispettore Manetta; tutto è lontano, opaco.
Attraverso una nuvola filtra un raggio di sole. Sorrido.
Mi risveglio tra le braccia di Deborah, china su di me; mi stringe forte mentre sento le sirene delle volanti : è stata lei a chiamare la polizia. Ben fatto.
Potrebbe essere un'ottima assistente, devo ricordarmi di proporglielo, una volta finito tutto questo.
Ho voglia di piangere, ma devo alzarmi in piedi.
lunedì, luglio 19, 2010
Capitolo 6) Pulp Paul Fiction
Ma non da battona da strada, sporca e lurida; Deborah profuma : profuma di incontri di lusso.
La sua amica Belene - e quando sento il nome, comincio a non essere più così tanto sicuro che Deborah sia un nomignolo da marciapiede - è stata minacciata, e non dal suo pappone : questa, nel magico mondo della prostituzione, è una novità che mi incuriosisce.
Si prospetta un caso interessante Sebastiano.
Mentre ci dirigiamo a casa della cara Belene, Deborah mi parla un po' del mestiere più antico del mondo, o meglio, della personalissima interpretazione sua e delle sue colleghe.
Mi spiega che alcune di loro lavorano in appartamento, e altre, le meno graziose, stanno in strada, e che alla direzione di tutti i traffici, a godersi lo spettacolo, c'è una vecchia megera veneta, nota a tutti con il nome di Gòto.
Questa è proprio bella.
Ma cosa diavolo ti ha fatto cadere così in basso? - glielo vorrei tanto chiedere, ma il mio pensiero successivo è che sia stata proprio la relazione avuta con me la causa scatenante, così mi tappo la bocca.
Per fortuna non ho avuto tante fidanzate, altrimenti sai che ressa sui marciapiedi.
Tutto d'un tratto ecco che il silenzio assume un suo perchè. Capisco che siamo arrivati sul posto, e altrettanto velocemente noto che non siamo i soli : le luci delle volanti della polizia, la folla di curiosi, un fotografo del Fatto di Osoppo.
Belene è morta, è così lampante che nè io nè Deborah abbiamo bisogno di dirlo ad alta voce.
Con fare spadroneggiante scendo dall'auto - la sua auto - mentre lei rimane a bordo. Con la coda dell'occhio, le rivolgo ancora uno sguardo mentre mi allontano : gelida, ha l'espressione di chi aveva capito in anticipo come sarebbe andata a finire, ma è arrivata troppo tardi.
"Sono un detective privato, lasciatemi passare"
Funziona solo nei film, nella vita vera i poliziotti ridono in faccia a chi fa il nostro mestiere.
E non hanno del tutto torto, Scalise tu vo' fa' l'americano?
Oggi sono fortunato, conosco l'Ispettore.
L'Ispettore Manetta.
Si, avete capito bene, come quello di Topolino, ma senza i caratteristici baffoni.
Però il sigaro lo fuma eccome.
Non ridete, è un vero duro, e se è stato scomodato un Ispettore, il caso deve essere uno di quelli che scottano davvero.
"Oh Scalise, non occorre che ti avvicini, in questo buco malfamato ci sono già abbastanza topi di fogna".
Cinebrivido. Questa la doveva proprio dire, non poteva esimersi.
Lo conosco, ma io e il vecchio Manetta non siamo esattamente buoni amici.
"E poi c'è anche il cadavere di una signorina, ovviamente".
Ovviamente.
"Ispettore, questo caso mi riguarda da vicino, se mi lasciasse..."
Manetta sbuffa di fronte al mio patetico tentativo, ed eppure svariati se e ma successivi riesco ad entrare nella casa, se così può essere chiamata.
E poi la vedo lì, stesa sul pavimento, nuda, le braccia larghe a Uomo di Vitruvio, il sangue dappertutto.
Ha un orecchio mozzato di netto.
Tutto questo mi ricorda Van Gogh, poi lascio definitivamente spazio al romanticismo : il primo cadavere non si scorda mai.
L'idillio è rovinato dalla suoneria del mio telefono cellulare : Maracaibo.
E' Oscar.
Non posso rispondere però : sono troppo impegnato a vomitarmi sui piedi nella stanza acccanto.
Riconosco con piacere il cornetto mangiato al bar poche ore prima.
domenica, luglio 18, 2010
il vasino di pandora

venerdì, luglio 16, 2010
Il viale alberato
Esiste un' attrazione fatale che da quaranta gradi Celsius porta alla dannunziana pioggia nel pineto: o per lo meno ad invocarla.
Dall' invocazione scaturisce sempre qualcosa: la fortuna di ricordare un sogno fatto in un pomeriggio d' estate, un angelo caduto.
Gli alberi, gli alberi sono angeli caduti.
La testa,
le radici: intelligenza potente. Non una spasmodica ricerca del nutrimento: la conoscenza dei punti cardinali, la consapevolezza del vero movimento.
Le foglie,
cio' che è visibile, l' ancestrale respiro della terra.
Il fiore, lo sposalizio delle linfe che scaturiscono dal suolo con il sole. Il farsi incontro, la prosecuzione delle specie, l' unione nel senso comune.
E soprattutto la tensione verso l' alto; la congiunzione fra la terra e il cielo.
Sta scritto nella tavola Smeraldina:
Egli sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.
Gli uomini sono alberi caduti.
Capitolo 5) Non esiste saggezza
Sembra incredibile, ma Deborah mi ha riferito molte cose interessanti, e senza nemmeno scocciarsi per averle dovute ripetere tre o quattro volte, a causa della mia scarsa concentrazione mattiniera.
E' ancora molto carina - penso mentre le apro la porta dello studio per farla uscire - chissà cosa aveva trovato in uno come me.
"Sei sempre il solito, fai parlare solo me, e non racconti niente! Di' un po', ti vedi con qualcuna?"
Domanda a bruciapelo. Dal panico dimentico che Deborah mi ha appena assegnato un caso, e quasi mi convinco del fatto che sia venuta a trovarmi in veste di mia ex-fidanzata.
"Beh, diciamo che vedersi proprio non è il termine giusto, però qualcuna, anzi più di una, c'è".
Fai schifo Sebastiano.
A mentire e nella scelta delle menzogne.
"Addirittura? Dai se sono tante allora non c'è termine migliore di vedersi, no?"
Sorride, io divento rosso paonazzo. Non ho nessuno che me lo confermerà mai, ma ne sono certo.
L'ho sparata grossa e male, per fortuna mi salva la campanella, come ai tempi della scuola : sulle scale incontriamo Manuela, e dallo stupore per il numero crescente di donne intorno a me, divento ancora più rosso.
Deborah e la figlia del barista si salutano, suppongo per educazione, e poi lei si rivolge a me :
"Stai fuori a lungo?"
Un Tu mai usato
"Perchè avrei bisogno di parlarti, ti aspetto in ufficio se stai via poco"
"Potrebbe trattarsi di una cosa un po' lunga, comunque dovrebbe arrivare Oscar a momenti, puoi parlarne con lui".
Mi allineo al suo bel Tu.
"Mhh..d'accordo, ma forse preferisco parlarne con te, valuterò, credo mi troverai ancora qua".
Le donne sono così : ci sono lunghi, lunghissimi, infiniti periodi in cui non vedi manco per sbaglio l'ombra di una di loro, e altri in cui ti piombano in ufficio tutte insieme.
Finisco di scendere le scale con Deborah, e mi sembra di essere tornato indietro nel tempo.
"Allora, dove mi hai detto che abita questa tua amica prostituta?" - le domando sorridendo.
Anche la vita di Deborah è cambiata parecchio in questi anni : adesso, oltre al nome, la puttana la fa per davvero.
E la cosa sconvolgente è che non sono affatto sorpreso.
lunedì, luglio 12, 2010
e il futuro?
domenica, luglio 11, 2010
mercoledì, luglio 07, 2010
Estati d'animo (settima ed ultima parte)
domenica, luglio 04, 2010
Estati d'animo (sesta parte)
lunedì, giugno 28, 2010
stacco
giovedì, giugno 17, 2010
Estati d'animo (quinta parte)
Un cane le venne incontro, seguito da una ragazza abbronzatissima che si sedette accanto a lei mentre il cane si lasciava accarezzare.
Sulla targhetta del collare c'era scritto "Tattva".
Questo restò a fissare il mare, ansimando con la lingua penzoloni mentre le due si presentavano.
La ragazza era una delle organizzatrici della festa. Dalla sua abbronzatura profonda ed uniforme e da alcune parole particolari che disse, si fece l'idea che si trattasse di una donna del Sole, una persona che aveva scelto di non viaggiare come tutti gli altri ma di rimanere sempre in un unico luogo della terra.
Indicando l'anello le disse:
"E' stupendo. Come vorrei averlo!"
Si guardò la mano, aperta davanti a sè. Era il regalo di suo padre per il diploma. Un anello costoso che aveva comprato a Mosca, quando viaggiare lontano aveva tutto un altro significato.
Scherzando rispose: "Cosa offri in cambio?"
Non poteva credere che l'avesse presa in parola eppure la ragazza cavò dalla borsa una tazzina da caffè, una conchiglia, un pacchetto di sigarette ed una pinzatrice, disponendoli sulla sabbia ai suoi piedi, accanto al cane. La guardò stupita, decidendo comunque di stare al gioco.
Era improbabile che non riconoscesse come il valore di quell'anello superasse sicuramente qualunque altro oggetto diverso dal denaro che potesse portare dentro quella borsa, eppure la sua proposta era sincera.
Si senti' spaventata al pensiero che se anche uno scambio come quello poteva essere giustificato nell'assurdo di un mondo immobile se per caso, il giorno dopo, tutto fosse ritornato alla normalità lei avrebbe perduto non solo un oggetto nuovamente di valore ma anche uno dei pochi elementi di contatto con quello che era il mondo "prima" e che comunque, anche al riprendere della rotazione della terra, non sarebbe mai ritornato ad essere tale.
Pensò che avrebbe potuto o forse dovuto, per rendere almeno lontanamente equo lo scambio, chiedere il cane, ma non se la senti' di esporlo alla vita sempre in movimento in cui l'avrebbe dovuta seguire. Inoltre le dispiaceva proporre di separarsi ad un cane ed al suo padrone per cui, sull'onda di un riconosciuto colpo di testa, decise di prendere la pinzatrice.
Pochi minuti dopo la ragazza se ne andò, senza intimare al cane di seguirla, senza degnarlo di un cenno o di un saluto. Restò li' sulla sabbia, contemplando con lei l'illogicità di quel baratto.
Arrivarono dei bambini, chiamandolo per nome: il cane era loro.
sabato, giugno 12, 2010
Sulle Vie
L' intuizione e' qualcosa di magico, un mostro che si alza (grondante) dal lago della mente. Quando iniziamo ad interrogarci sul luogo metafisico dal quale proviene l' intuizione possiamo incominciare senza macchia un percorso che si chiama: la via.
La via del Fandango, la Via della Seta, la route de Genes. Che da Nizza ci porta a Genova. Via Nizza.
La via dello Zen. La via di Pre'. Le vie della conoscenza. La ricerca del senso. L' esperienza, i sensi.
Infine le risposte.
La moltepricita' delle destinazioni e delle partenze e' spesso sconfortante; se si fa riferimento a luoghi non fisici la trama si infittisce. Si, era una notte buia e tempestosa, ma la Luce splende nelle tenebre e le tenebre non l' hanno vinta.
Confrontare le vie che ci sono proposte, per selezionare la piu' breve, la piu' tranquilla, la piu' ricca, la piu' adatta, richiederebbe di averle percorse tutte. Si deve cominciare con una scelta. E in questa scelta siamo aiutati da un bodhisattva: il piu' santo, colui che aiuta gli altri a raggiungere l' illuminazione, sacrificandosi. Se questo vi ricorda qualcosa o Qualcuno non penso che sia un caso.
Non parliamo soltanto di figure tipizzate: ma di veri santoni, profeti, di indicazioni stradali sbagliate.

Bust of an Attendant Bodhisattva (Mural fragment from south wall of Mogao Cave 320, Dunhuang, Gansu province), early 8th century
Mural painting
Chinese, 8th century
Tang dynasty, 618-907
Fragment of a wall painting mounted as panel; pigments on gesso ground over plastered clay walls. From the south wall of Mogao Cave 320 at Dunhuang, Gansu province.
painting proper (irregular): 37.8 x 29.2 cm (14 7/8 x 11 1/2 in.)
framed: 73.66 x 58.42 cm (29 x 23 in.)
Creation Place: Dunhuang, Gansu province, China
Harvard Art Museum/Arthur M. Sackler Museum, First Fogg Expedition to China (1923-1924), 1924.43
Una felice indicazione culturale: la figura di bodhisattva che strappo' dal muro qualche barbaro deficiente nelle grotte di Mogao ora è in Inghilterra. E' andato la' ad indicare la via.
Il ladro, storico dell' arte, ispirò il personaggio di indiana Jones, che a sua volta ispiro' indiana Pipps, che a sua volta ispiro' le pippets. Mangiava negritas. Ma come si suol dire, questa e' un' altra via.
giovedì, giugno 10, 2010
Estati d'animo (quarta parte)
I ragazzi con cui condivideva lo scompartimento dovevano essere più giovani di lei, parlavano tra loro facendo dell'altro nel frattempo, annoiati dalle lunghe ore di viaggio.
"Ehi, non sembra il tramonto doppio di Tatooine?"
L'immensa palude nebbiosa su cui sfrecciavano levava dense nubi di vapore che in una sorta di miraggio facevano raddoppiare il sole, alto nel cielo.
"Senti che cosa ha scritto quel tizio che abbiamo incontrato ad Alexanderplatz il mese scorso: destinazione Samoa, i ragazzi fortunati si tatuano. Pensa te che culo, un tatuaggio samoano originale. Ho fatto bene ad aspettare, prima o poi ci manderanno là anche a noi."
"Pare ci sia un sacco da fare, però mi sembra difficile arrivarci da qui. Quasi sicuramente sarà per il prossimo giro."
Le palafitte su cui il treno si ergeva erano state una delle prime grandi opere costruite nel centro Europa da quando il giorno perenne aveva trasformato buona parte del Mediterraneo in un acquitrino fumoso.
Da ragazza o forse da bambina, comunque molti anni prima, aveva sognato altre catastrofi, alimentate dalla pubblicità e dalla narrativa. Erano sempre situazioni limite in cui i protagonisti del disastro erano pochi e ben definiti eletti, soli in un mondo dove tutto l'irraggiungibile diventava insieme accessibile ed inutile, come la macchina sportiva di Charlton Heston.
Nessuno, nè lei nè quei ragazzi erano diventati eroi, Adami, Eve o ultimi araldi dell'etica umana il giorno in cui il sole aveva deciso di non baciare più l'altra metà della Terra. Si erano tutti coscienziosamente dati da fare, organizzandosi nel modo più logico possibile, sostituendo i bisogni e le offerte ormai assurdi nel nuovo ordine delle cose.
Avevano agito come un sol uomo: adattandosi.
Era la fine del mondo ed il mondo non era finito.
domenica, giugno 06, 2010
Estati d'animo (terza parte)
Era un lungo ombrello nero, appartenuto forse a sua nonna, un ricordo di quando la terra era ancora capace di girare su sè stessa.
I grandi incendi del nord avevano rialimentato le nuvole di polvere, che adesso comparivano alte sull'orizzonte.
La tempesta sarebbe cominciata e finita presto, senza danno.
Intanto la sala del consiglio cominciava a riempirsi e vicino a lei si vennero a sedere i suoi vicini, con cui aveva cenato la sera prima.
Erano slavi, genitori di due bambini, diretti verso il nord Africa entro la settimana seguente.
Le avevano fornito importanti dettagli sulla zona, elencato le cose da fare e da vedere. Erano per lei la logica incarnata della famiglia e dell'amicizia: la testimonianza continuamente ripetuta della propria esistenza, la vita riflessa in sè stessa, nel partner e nel frutto del reciproco amore.
Erano ridondanti, eccessivi richiami alla propria presenza nel mondo. Erano talmente vivi ed uniti e noiosi e sicuri di sè nell'incertezza solitaria dell'umanità in marcia da sembrare a sè stessi per primi incredibili. Ma erano anche brave persone, che amando sè stesse amavano anche gli altri, e che le avevano tenuto compagnia quando l' autostima e la cultura non avevano saputo rispondere della sua solitudine.
Li ascoltò esporre alla comunità le migliorie che stimavano necessarie, le loro proposte per la gestione delle risorse del campo. Li ascoltò con rispetto, ma senza interesse. Erano, forse, già partiti.
mercoledì, giugno 02, 2010
Estati d'animo (seconda parte)
domenica, maggio 30, 2010
sabato, maggio 29, 2010
Estati d'animo (prima parte)
Si girò per osservare meglio i suoi compagni di sedile, fingendo di guardare qualcosa nel finestrino opposto.
Erano entrambi uomini: assonnati, rasati, imbarazzati. Nella macchina dominava una certa sensazione di inqietudine sin da quando erano entrati nel Giorno. L'instancabile illuminazione prometteva contemporaneamente un'abbronzatura perfetta ed allucinazioni da insonnia.
Il passeggero davanti portava ancora la mascherina ma doveva essere sveglio già da un pò, l'aveva sentito rovistare alla cieca nel portaoggetti della portiera. Si erano a malapena intravisti quando era salita in macchina, la sera prima. Difficile ricordarsi chi fosse, i viaggi erano diventati tanti da confondersi tra loro.
Il guidatore si rivolse a lei in un inglese stentato: sarebbe stata la prima a scendere.
Guardò fuori dal finestrino, questa volta il suo. Le cose apparivano finalmente nel loro colore, anche se la stessa luce che li rivelava aveva stinto ed arso i toni. La macchina rallentò, incuneandosi in quelli che prima dovevano essere stati pregiati vigneti.
Sorrise: sarebbe tornata ad indossare gli occhiali da sole.