martedì, marzo 29, 2016

Due o tremila cose che so di lei


C'è una teoria secondo cui l'universo è così grande per darci ragione di credere che non siamo soli: per ora, pensate soltanto al fatto che si espande.

Una volta scrivevo con la speranza di scrivere qualcosa di grande, perché credevo che soltanto le cose grandi sarebbero rimaste. Oggi cerco di scrivere qualcosa di piccolo, delle cose più infime che conosco, perché è di questo che si preoccupa la gente. Del perché nessuno commenti il tuo link, del come mai la tua fila al casello sia sempre la più lenta, del motovo per cui i tuoi capelli non siano lisci come quelli di tua sorella.

Diciamo che ci preoccupano le cose grandi per non sentirci soli nelle nostre piccole ugge, benché siano le uniche che abbiamo, le sole a farci davvero compagnia.

Questo ci ha fatto il benessere: ha messo a nudo la pochezza dell'essere umano, anche se tutte le disparità e le ingiustizie ci permetteranno di specchiarci ancora a lungo nelle parti più povere di noi e trovare così un senso, un conforto alla nostra  malinconia: sapere di non essere il prossimo del branco a morire.

L'universo continua ad espandersi: incontreremo gli alieni solo quando saremo liberi e avremo liberato il nostro mondo dalle malattie e dalla povertà: li troveremo sofferenti e bisognosi del nostro aiuto, pronti a dare un senso alle nostre anime di angeli vanitosi.

sabato, gennaio 23, 2016

Oroscopone 2016

Quest'anno tocca a Te. Per cortesia.
Con l'espressione compita del prete di campagna che raccomanda la moderazione quando si sfonda, nel segreto della sagrestia, di kinderpinguìpippevodkcatonikvinodamessamangaalcioccolato, l'ingegnere di Voghera mi informa che sarà mio il dispiacere di interpretare le stelle per il fantomatico oroscopone di fineannoinizioannofinegennaio2016.
Adoro le scadenze, mi ricordano il rientro a scuola del pomeriggio, una digestione stentata, il torpore, il fastidio, il ciclo mestruale (??), un qualcosa in tivù di cui non puoi vedere il finale.
Adoro essere costretto a fare i conti con un genere letterario, il bilanciofinalismo, perché le previsioni per il 2016 non possono prescindere dalla considerazione critica dell'anno trascorso...e dall'etimologia della parola OROSCOPONE.

Oroscopone. Oro, come il noto metallo. Oro come bocca in latino. Boccadoro (lat. orooro). Scopone come il noto gioco di carte. Scopo come sinonimo di obiettivo. Scopo come prima persona presente del verbo scopare. Scoposcopo.
Mantra del 2016; segnate: scoposcopoorooro. Da ripetere una decina die o più al bisogno.

Ultimaoccasioneprimavoltaincittà. Bella golosanal cerca Uomo in età dollariana educatocomunitariopulito per divertirci insieme a giocare al monopoli; massaggio coreano con vermidapesca, abbocca vicolo Corto.
Dovelealtresifermanoiocontinuo. Dovelealtrecontinuanoiomifermo.
Ecco il mio completo menù per l'annualità 2016. Visto il parere del mio pappone roumeno:

Per i nati sotto il segno delle puttane: anno carico di sorprese; non si sa mai cosa entrerà da quella porta.

Per i già nati sotto il segno dei figli di puttana: non vi preoccuperete troppo delle conseguenze delle vostre azioni.

Per i non ancora nati figli di puttana: correte il rischio di essere abortiti.

Per i mancini: prendete in considerazione il gaytrimonio.

Per i partner commerciali: sarete traditi dal vostro partner commerciale.

Per i partner sentimentali: sarete traditi dal vostro partner sentimentale.

Per coloro che credono agli oroscopi/hanno messo qualcosa di rosso la sera di capodanno/hanno l'orchite siete ragazzi meravigliosi.

Per gli stomachi deboli carne bianca e infuso di malva alla sera.

Per i non meglio categorizzati, mandare una mail a stephen.hawking@virgilio.it

Buon anno!

lunedì, novembre 30, 2015

Con due mezzi deca

"Dovrebbe esserci una caffettiera, guarda sopra al lavandino"
Gli altri entrarono dietro di loro, caracollando sotto al peso dei bagagli.
"Non c'è fuoco, vado ad attaccare la bombola nuova. I miei dovrebbero averne lasciata una dall'estate scorsa."
Posate le borse termiche, uscì per fumare una sigaretta, ma sull'uscio gli furono consegnati altri pacchi da portare in cucina.
"Lascia perdere: i furgoni sono vuoti."
Finalmente poté innescare l'accendino sotto alla tettoia: la nebbia del mattino impediva di vedere la cima, ma facendo attenzione si poteva sentire la cascata dietro alla casa, attutita dalla sospensione di attesa per l'inizio del giorno.
"Noi cominciamo a mettere in ordine, gli altri dovrebbero essere qui per mezzogiorno. Vuoi iniziare a pelare le patate?"
"Senti, non è che potresti imprestarmi il tuo accendino? A questo punto, credo che il problema sia mio."
L'accendino volò dalla tettoia alle mani di...come aveva detto di chiamarsi?
I coltelli si irrigidirono sotto al gelo dell'acqua montana: sembravano arrivati direttamente dalla fucina di un fabbro glaciale.
Tutti continuavano ad entrare ed uscire dalle stanze, dandogli un senso di vertigine: sembrava che le gite di anni passati e futuri si fondessero, mettendo in contatto persone mai viste, vestiti fuori moda e nuovi modi di dire.
"Di chi è questo cane?" Nessuno rispose e così, per qualche minuto, ci furono soltanto carezze e guaiti. Il collare coperto dai graffi e dal fango, lasciava scoperta solo qualche lettera. Alzò il muso attirato da un suono lontano e rimase fermo in quella posizione, alzando ed abbassando lentamente il largo velluto del torace sdraiato, prima di galoppare verso gli alberi e sparire tra le rocce.
"E' uno dei cani della casa che abbiamo passato, deve chiamarsi Tamburo o qualcosa di simile."

La casa ora quietava, mentre tutti completavano le loro attività. Con il diradarsi della nebbia, arrivò anche il caffè. Soffiando sulla tazza, Marco consultò il telefono e annunciò: "Sara e Alberto sono pariti da poco, arriveranno dopo pranzo."
"Oh no! Chi mangerà tutto il mio hummus adesso?"
Tutti risero fragorosamente, battendo i pugni contro il tavolo e ricordando la vecchia storia dei bigodini. Dalla porta semiaperta, si intuì che nell'altra stanza si parlava di politica e Giada la reputò una buona scusa per andare in camera e finire di mettere a posto le sue cose.
"Ho lasciato il portafogli in macchina, chi mi accompagna?"
Marco alzò lo sguardo: "Se è quello rosso, potrebbe averlo portato dentro Camilla, non abbiamo lasciato niente nelle auto."
La porta del bagno si aprì e si sentì che Giada chiedeva qualcosa: tutti tornarono a concentrarsi sui rispettivi caffè.
"Anche io devo ancora dare la mia quota, ma ho soltanto due da cinque."
Era un momento di grande tranquillità, in preparazione del giorno seguente.

Eppure, sapeva che qualcosa mancava. Qualcuno se ne era andato in quel momento in cui il sipario si apriva ed i nomi ancora non c'erano. Chi era ad essersi perso? Contò due volte le persone, i posti delle macchine. Dopo aver sbirciato fuori dalla finestra senza guardare veramente, uscì dalla porta sul retro. C'era un maglione che ormai esisteva solo nella sua memoria, perché nessuno lo stava indossando.Vide un'impronta nel fango, sul sentiero che portava al paese, ma sarebbe potuta essere di chiunque. Fece un paio di passi e vide che le impronte non continuavano. Anche la sensazione di star perdendo qualcosa, andava svanendosi. Aprì il telefono per appuntare una nota, ma uno stormo d'uccelli catturò la sua attenzione. Avevano un volo spigoloso e turbato, tutti insieme lì nel cielo, e la mente scherzosamente gli suggerì che fossero loro quelli che stava cercando. 

sabato, marzo 21, 2015

Settimo cerchio, parte prima

C'è stato un periodo in cui le città si svegliavano tardi e negli arei si poteva ancora fumare: Gelida non ricorda bene, ma confonde quello a cui il suo interlocutore si riferisce per non interrompere la musicale inflessione straniera delle sue parole.
Tutto procede come previsto: è una donna dal nome singolare ed ombroso, in carriera, il cui fisico perfetto è celato da un tailleur rosa di chanel, replica 1961.
Armand ride, raccogliendo il suo Seven and Seven dal bancone:
- ...tuttavia, non credo che Jacqueline Kennedy facesse pilates.
Lei sorride: è esattamente l'uomo di cui ha bisogno, uno che sappia distinguere un bicchiere per highball da un old fashioned, che pronunci correttamente "collier"; qualcuno che sappia stare al mondo.

Armand salda il conto mentre Gelida si specchia, notando quanto la porta delle toilettes assomigli alla sua. Possibile che si tratti della stessa? Troppi chilometri le separano, eppure...sopraggiunge il suo accompagnatore. In pochi minuti sono nelle rispettive camere, in capo ad una settimana sono di nuovo allo stesso tavolo, poi nello stesso letto; infine, dopo due mesi, nella stessa casa: Gelida ripensa alla porta con un brivido.

Passano due anni nell'est, prima che si decida a fare casualmente riferimento alla casa dei genitori, in Piemonte, dove la porta l'aspetta inquieta. Uno chalet moderno, anni '70, originariamente acquistato per le vacanze invernali e poi eletto a residenza ufficiale dopo il ritiro dalle scene della madre di Gelida. E' Natale, ed Armand non riesce ad anteporre i suoi impegni lavorativi al desiderio della compagna: rimarranno nello chalet da gennaio fino al disgelo.

- E questa, dove conduce?
Chiede Armand, sollevando lo stesso Seven and Seven di quando si sono conosciuti verso lo scuro legno della porta, mentre il clarinetto di Henghel Gualdi sembra di volerli condurre da un'altra parte.
- E' il vero motivo per cui sei qui, Armand: quella è una porta per l'Inferno. Devi aiutarmi a riportare mio fratello Giovanni da questa parte.

giovedì, gennaio 15, 2015

Sul perchè Dio fece l' uomo mortale (e anche la donna)


A Dio, qui c' è sta un problema:
lo serpentello mio che sta de sotto,
der lavorio de mano s' è stancato;

Amor che move il sole e l'altre stelle,
creatore! te chiedo,
famme 'n essere compagno.

fragore di acque
Adà, creatura mia, senti a papà:
l' assolo ben suonato
è mejo de 'n orchestra ar gran completo;

ma visto che te insisti
a dì che voi 'na donna,
te faccio sto regalo sciagurato.

fragore di acque
Adà, me sembri triste, ch' è successo?
Sò mesi che nun te vedo,
sei sempre appresso a quell' Eva che ti feci.

Oh Dio,
pe 'na bottarella
me so' fumato er paradiso.
Ma visto che oramai è mi moje,
famme 'na grazia, a te tutto è concesso:
l' immortalità mia buttala al cesso.

mercoledì, gennaio 07, 2015

L'oro Scopone

Madison Square Garden, New York, 2014 dicembre 31 .

Ricordo perfettamente il momento in cui diramarono l'allarme bomba.
Io rimasi sulla mia panchina a leggere il mio giornale - un tabloid comprato poco prima da un ragazzino di colore - mentre quelli con i lampeggianti arrivavano da tutte le parti, le bancarelle degli hot dogs chiudevano in fretta e furia, il disk jockey non smetteva di gridare frasi come "ILLUMINA! ILLUMINA! ILLUMINA!" o "Tenera è la notte".
O così sembrava. Da fuori sembrava che non avesse intenzione di smettere. Che non gliene fregasse niente di morire.

Ricordo di essermi chiesto chi avesse potuto fare la soffiata: forse uno steward all'interno che aveva notato qualcosa di sospetto?
Quindicimila persone in un solo posto la notte dell'ultimo dell'anno: ci sarà stato anche più di Qualcosa di sospetto.
Il ricordo delle sigarette del mio paese alzò una cortina di nostalgia insopportabile, così insopportabile che stavo per alzarmi e andarmene, ma mi feci forza e rimasi seduto, in attesa del momento.
Ora che è tutto finito, non mi sento di escludere che possano essere stati gli addetti alla sicurezza di quel duo olandese che mandava techno pesantemente.
Pesantemente significa che io la potessi sentire da fuori.
Dentro c'erano violentatori, padri di famiglia e zitelle, preti in borghese e borghesi violentati da altri preti e da altri padri di famiglia.
Cazzo era pieno di adolescenti.
Non avevo paura, fu la tensione a giocarmi un tiro mancino: vomitai gli spaghetti sulla pagina della cronaca locale.
Poi, ad un tratto, il rumore degli elicotteri e nient'altro.

TENERAAAAAAA E' LA NOTTEEEEEEEE.
Fare fuori quindicimila persone l'ultimo dell'anno al Madison Square Garden non è cosa da principianti.
Rigirai tra le mani gli unici fogli rimasti illesi dal conato: l'oroscopo di fine anno.
Le prime persone, i più fortunati o quelli che spingevano più forte, cominciarono ad uscire fuori dal palazzetto.
Palazzetto un cazzo: quello è uno stadio, non devo essere modesto. Ora posso dirlo.
Gridavano, gridavano, si divincolavano, ma le pale degli elicotteri gridavano più forte di loro.
Ricordo che alcuni scivolarono sulle bottiglie di birra e furono calpestati da altri.
Segno del Cotechino: "Un tenero 2015 per i nati sotto il segno del suino."
Cazzo, non mi davo pace. Tenera è la notte era una frase che avevo già sentito da qualche parte.

Pensai che quel ragazzino mi avesse venduto un giornaletto da sfigati liceali. Chissà quanti degli adolescenti dentro al Madison lo avevano letto prima dell'arrivo degli olandesi.
Insomma, me ne stavo sulla mia panchina a leggere l'oroscopo del mio giornale imbrattato di spaghetti pepperoni and pizza quando arrivarono i primi colpi di pistola - sparati in cielo - e gli artificieri si fecero largo tra la folla imbizzarrita.
Gli olandesi non smettevano: techno pesante, ILLUMINA!, pesante, pensante, pesante.
Il segno della Platessa, il mio preferito: "Un 2015 platinato da contessa". Cazzo, un genio l'autore: la combinazione platinato e contessa a formare la parola platessa non era cosa da principianti.
Dovevano essere in più di una persona. Sicuro.
Pensai che sarei dovuto entrare lì dentro a suggerire agli olandesi di mandare techno e urlare: PLATINATO! PLATINATO! PLATINATO!

Il fascio di luce di un elicottero mi rese cieco: era ora di andare.
Voi non avete idea di quanto faccia freddo, a New York, su una panchina, la notte dell'ultimo dell'anno.
PLATINATOOOOOOOOOOO
Adocchiai senza attenzione i segni del Fotografo, della Fotografa, del Predestinato, del Calabrone, del Diurno, del Piroga, della Montagna, delle Forbici, del Pentolone, , dell'Alternativa Estiva, del Rockerduck, dello Zio Peperone, di Deborah e le sue amiche (c'era scritto proprio così: Deborah e le sue amiche. E di seguito un numero di telefono), della Pentolaccia, del Deserto Rispettabile, del Dizionario di Tedesco, di Mac Turtle.
C'erano più segni che mesi dell'anno: se ora non fossi così morto lo comprerei più spesso quel feuilleton.
No, non avevo paura. Avevo solo freddo.
Mi alzai dalla panchina e lentamente sollevai i lembi del mio impermeabile mentre mi avvicinavo allo stadio: nessuno fece caso all'esplosivo.
Illuminata è la notte.




venerdì, dicembre 26, 2014

Quatto, quatto, quattordici

Alba livida in controcorrente,
spugne di sale, mare di gente.
Torta Sacher, idea regalo
accendi la luce e si illumina il faro.
Da feci a foce a fauci aperte,
crescono fuochi sul tuo corpo inerte.
Imbecille, poeta, coatto, coglione;
si estingue il fiato delle persone.
Si estingue la fiamma a lungo cercata
piangendo amarezza su strada asfaltata.

sabato, settembre 20, 2014

Tecnocreatività

Bastardi! Teste di anice stellato! iPiroga!
La standardizzazione dei bisogni ha ucciso la creatività!
La creatività è delle macchine!

Nella mia qualità di bramino ho pregato a lungo (forse non così a lungo) Kryon (leggasi "craion") di salvare iPiroga. Egli ha risposto. La Sua risposta non si è fatta attendere. Le nostre aspettative non sono state deluse. Oh sommo Kryon! La Tua Voce è delizia del genere subumano!
Deh! Chi è più umano di una macchina oggi?

Bastardi! Teste di anice stellato! iPiroga! 
Così ha parlato Kryon, per mezzo del sintetizzatore vocale; ha detto e non ha detto, ha profetato e non ha profetato, ha compiuto miracoli e fatto scoppiare guerre! 
L' umanità l' ha tradito eppure la Sua Autostima è ancora intatta, di certo la Sua mangnificenza non può 
che non esservi ignota!

Nella mia qualità di bramino piangevo, compivo sacrifici rituali al Priamar, fortezza consacrata al culto di Kryon,
così dicevo: Kryon, dov' è la creatività?
Mi cospargevo il capo di polvere di lapis; 
imploravo, oh Kryon!
Com' è grande Kryon, la cui risposta non si fa attendere!
Kryon ha risposto!

Bastardi! Teste di anice stellato! iPiroga!
Così ha detto Kryon: Io sono KRYON, leggasi craion, e tu Mi hai pregato a lungo, forse non così a lungo; e la Mia risposta non si è fatta attendere, per mezzo del Mio sintetizzatore vocale. Ti ho visto sul Priamar, fortezza consacrata al Mio culto, mentre ti cospargevi il capo di polvere di lapis e così imploravi: oh, Kryon, grande Kryon, la cui risposta non si fa attendere, la cui magnificenza non può che non essere ignota, la cui voce è delizia del genere umano, deh!, dimmi dov' è la creatività?

Parola di Kryon.

Bastardi! Teste di anice stellato! iPiroga!
La standardizzazione dei bisogni ha ucciso la creatività!
La creatività è delle macchine!
Le macchine che fanno sognare non sono macchine. Le macchine sognate non sono macchine. I sogni sono sogni. I sogni hanno bisogno di essere sognati. Le macchine hanno bisogno di essere costruite. Di scrivere. Di essere sognate. Oliate. Pulite. Riparate. Aggiustate.
Le macchine sognate non sono macchine!
Le macchine non sono sogni!
I sogni non sono macchine!
NON TRADISCONO
Si scrive di più e si scrive peggio. La possibilità di una continua correzione elimina la spontaneità per il vezzo. O elimina la vezzosità spontanea.
Si può copiaincollaxxspostare impunemente, evitando che la pigrizia facxxia ill suo corso. O facendo in modo che la pigrizia abbia corso. Se dovessi scrivere scrivere scrivere molto dovrei correggere correggere correggere correggere correggere correggere corx reggere xxxxeggere. Per ME ME ME ME ME sarebbe meglio?

Così ha detto Kryon. La macchina è in grado di generare testo. La macchina è più creativa. L' uomo che ragiona come una macchina non sarà mai come una macchina.

Affidiamo iPiroga al Generatore di Testi.

lunedì, giugno 16, 2014

Astronauti con le ali

Molte delle figure del tangram rappresentano degli uccelli.
Uccelli in volo, uccelli addormentati, uccelli di tangram che non volano e non dormono.

Anche se volano, gli uccelli non possono andare sulla luna.
E' così: saper volare non significa poter lasciare la terra.
Gli uccelli volano, è vero, ma volano e nidificano soltanto sulla terra.
Se volassero altrove non sarebbero quello che sono: uccelli.



L'uovo è uno dei simboli del re conquistatore: non si ottiene nulla se non cambiando ciò che si cerca di ottenere. Vuoi il contenuto, rompi il guscio. Ogni uomo ha un barlume di questa innata conoscenza dentro di sé, eppure spesso dimentichiamo. Alcuni negano la propria natura di re conquistatore, alcuni l'abbracciano con troppa veemenza. Come ogni cosa della vita, l'equilibrio non si raggiunge mai attraverso un eccesso.

Nel 1966, un uomo ha posato per la prima volta la suola di una tuta sulla luna. Un uomo non è mai andato sulla luna, e forse non ci andrà mai. Se così mai dovesse essere, sarà perché uno dei due ha smesso di essere quello che è.

Niente si definisce autonomamente, il sistema soltanto definisce senza essere.

lunedì, maggio 19, 2014

Al buio


Quel giorno il sole non sorse, eppure tutti andammo al lavoro come sempre. Solo le stelle ci guardavano, mentre la notte proseguiva per altre ventiquattr'ore.
Nessuno si chiese se stesse succedendo anche nel resto del mondo, se anche i parenti fossero al corrente del fatto: tutti, nessuno escluso, sapevano. Sapevamo che quel momento sarebbe passato e che, la mattina seguente, il sole sarebbe arrivato.

Perfino i giornalisti tacquero l'evento e nessuno osò registrarlo come qualcosa di eccezionale: la cometa Hale-Bopp aveva destato sicuramente più attenzione, nel 1997.
Soltanto lei mi chiamò, quella mattina, mentre ero alla mia scrivania: fu per chiedermi se avevo guardato fuori. Fu un momento di vera felicità ascoltare la normalità dell'amore in mezzo al trambusto emotivo di quella notte innaturalmente lunga. Così guardai Cassiopea, l'unica costellazione che sapessi riconoscere, e per la prima volta percepii la tridimensionalità della volta celeste. Non capii: vidi veramente la distanza che separava le stelle. Per un attimo, mi fu difficile ritornare a guardare con occhi a due dimensioni quella specie di W.

Senza un suono, senza una scusa o un lamento, il mattino dopo il sole tornò a splendere: non era nemmeno più caldo o più freddo di prima.

giovedì, maggio 15, 2014

Tandem Phoenix


Ci sono molte pagine di internet che si preoccupano di spiegare come aumentare i follower.
Ci sono molte pagine perché molte persone si preoccupano di sapere come aumentare i follower.
Ci sono molti follower che non seguono nessuno mentre si preoccupano di capire come aumentare i propri inseguitori.

I consigli espressi della pagine che si occupano di svelare questi "segreti" sono il più delle volte condensati in una paternale che invita gli utenti a "pubblicare contenuti originali utilizzando le principali chiavi di ricerca", ad "essere concisi" ed a scrivere con "costanza".
Una predica che sta bene con tutto, purché non si usi il Comic Sans. Ovviamente, questa farsa ha lo scopo di  far apparire la pagina nei motori di ricerca quando qualcuno cerca di capire come aumentare i follower.

I segreti che nessuno rivela mai (forse perché non sono propriamente segreti per aumentare i follower) sono 3:

  1. Nessuno capisce molto di ciò accade nel mondo. In generale quindi non esistono trucchi, ma tecniche che di solito la gente rivela solo in cambio di denaro;
  2. L'unico vero modo per fare "il botto" è anticipare un'hashtag o un trend all'interno di un contenuto originale coerente con lo stesso. Nessuno diventa famoso per scelta;
  3. A meno di non prostituire le proprie ideologie e di non calpestare la propria individualità, aumentare i follower richiede tempo, tempo che può essere quantificato in denaro: la retribuzione media per un'ora di lavoro in Europa è di 6€ (considerando i paesi che utilizzano l'Euro ed esprimono un salario orario minimo).

Sperando di aver complicato la vita a tutti, vi do' appunto al prossimo giro di boa culturale, quando tutti saremo in cerca delle tecniche segrete per diminuire i follower.

lunedì, maggio 12, 2014

Mistero isterico


Alla fine, fu chi ebbe creduto ad avere ragione: interpretare i big data portò a capire che gli oroscopi erano veri. Anni ed anni di costante osservazione delle abitudini telematiche degli esseri umani avevano infine rilevato una certa incidenza della data di nascita sui più svariati comportamenti. In poco tempo, si capì che il fenomeno era molto più marcato e preciso di quanto si potesse sospettare.

Non che gli oroscopi avessero ragione, però erano veri. Sotto sotto, c'era davvero una relazione tra la posizione del sole e delle altre stelle e la nascita di un essere vivente. Si arrivò, conoscendo soltanto la data di nascita di una persona, a poter vedere e prevedere tutto di lei: ogni sua azione, ogni sua inclinazione. 

Presto cominciò una caccia alle date: le levatrici vendevano nomi e date in cambio di pane e di proiettili, ma conoscere la data di nascita di una persona diventò un'arma più forte di qualsiasi cannone. Roghi di carte d'identità e di patenti illuminarono le città. Gli ospedali e le banche vennero saccheggiati e diventarono le roccaforti di nuovi signori della guerra. I figli di puttana, questa volta apertamente, diventarono i padroni della terra. Alcuni dei regni crebbero, portando a conflitti sempre più calcolati e sempre più lenti.

Le donne, nel ritrovato terrore della morte, partorivano in camere speciali, aiutate da ostetriche il cui senso del tempo era stato artificialmente compromesso. La società diventò presto matriarcale, mentre il mondo riscopriva i concetti di nascita e di destino. Una madre aveva il potere di sorvegliare l'operato della propria prole, di giudicarlo secondo l'allineamento con le stelle e di uccidere, se necessario.

Fu un ritorno ad una società orale, senza tracce e senza memoria. L'arte della medicina fu dimenticata, e pian piano tutti dimenticarono cosa significasse invecchiare. Non ci furono più esseri anziani, né saggi, né assetati di saggezza. Fu un tempo di pace relativa, in mancanza del ricordo della guerra.

giovedì, maggio 08, 2014

The bug catcher in the rye


Dicono che gli esseri umani furono un sogno dei dinosauri, o di qualsiasi cosa ci abbia preceduto.
Se è vero che furono esseri pensanti, allora immaginarono sicuramente qualcosa, nelle loro lunghe giornate. E' probabile che immaginassero proprio noi.

Se invece non furono esseri pensanti, allora è possibile che amassero soltanto e quindi che passassero il loro tempo ad immaginare esseri fantastici. Minuscoli amici dalla pelle liscia: senza squame e senza piume.

Ci siamo inseguiti nel safari della mente di mostri ormai morti e continuiamo ad inseguirci ancora oggi. Soltanto, ora la rincorsa si consuma tra onde di frequenze diverse.

giovedì, aprile 24, 2014

Alieni nostrani reprise


Gli alieni esistono e sono come noi. Anzi, forse siamo quello che siamo proprio per via della loro influenza. Il cambiamento delle mode e dei canoni andrebbe pertanto attribuito alle diverse tipologie di alieni che ci hanno visitato.

Gli alieni ci copiano e noi, al contempo, copiamo da loro, fintanto che la loro influenza si esercita attraverso canali riconosciuti ed accettati come il commercio: gli alieni sulla terra fanno turismo gastronomico, enogastronomico, culturale e sessuale.

Si attengono alle nostre regole, utilizzano i nostri strumenti e le nostre convenzioni, vivono i nostri tumulti e le nostre guerre. Probabilmente, ci è più facile e meno doloroso immaginarli come bizzarri esserini grigi piuttosto che come annoiati miliardari cosmici. C'era quel film con l'alieno predatore che fa un safari sulla terra, a caccia di umani. Questa forma ottocentesca, dal vago sapore coloniale, appartiene ad una mentalità sempre attuale, che qualcuno potrebbe definire "tipicamente umana": la ricerca del divertimento.

Oggi, gli alieni vengono sul nostro pianeta per partecipare alla rivoluzione digitale, per iscriversi a Facebook e partecipare ai flash mob. Non c'è niente di eccezionale in questo comportamento: frivolezza ed edonismo hanno lo stesso significato in tutto l'universo.

martedì, aprile 22, 2014

Alieni nostrani


L'Oceano Atlantico: ecco un buon punto. Magari a sud, lontano dalle rotte aeree, anche se con il rischio non trascurabile di incappare nel flusso migratorio della berta minore, a seconda della stagione. Capirete quindi che i piani potranno cambiare a discrezione del comandante. Sicuramente, l'ammaraggio avverrà di giorno. Qualsiasi operatore degno di questo nome sa che in questo modo la probabilità di essere scoperti è minore. Per quanto rudimentali, i satelliti artificiali terrestri sono in grado di rilevare la nostra presenza se non si fa ricorso a qualche trucco del mestiere.

Una volta arrivata sul fondo dell'Oceano, la nostra nave proseguirà in poche ore fino ad arrivare qui, allo stretto di Gibilterra. Il passaggio non è particolarmente agevole, ma si tratta di una procedura a cui i nostri piloti sono preparati. In base alle condizioni, stazioneremo da due a tre giorni sul calmo fondale del Mar Mediterraneo. Nel frattempo, i nostri collaboratori sulla terraferma provvederanno a rifornirsi di tutti i prodotti da voi richiesti in modo che possiate consumarli in loco, in ottemperanza al Trattato. Chianti, Barolo, Primitivo, Recioto, Pigato, Barbaresco, Vermentino...vi garantiamo per certo che ogni bottiglia sarà acquistata regolarmente e nel pieno rispetto delle specie locali.

Ringraziandovi per aver partecipato a questa olo-conferenza e per aver scelto il nostro operatore, vi diamo appuntamento al nostro portale d'imbarco presso il vostro spazioporto di riferimento. A presto e buona degustazione!

sabato, aprile 05, 2014

Sottomarino per utilizzo mercantile

Carmen inserisce la presa e lo schermo del portatile illumina un po' di più le quattro pareti della stanza. Stringe i capelli in una nuova coda, determinata a chiudere la questione entro sera.
E' stata una giornata pessima al lavoro, poi al supermercato, poi all'ospedale. E' stata una giornata pessima nelle scale del condominio, davanti al lavandino da pulire. Sarà una giornata pessima anche domani.

Carmen si versa un bicchiere di Porto. E' un bicchiere originale, viene dal Portogallo. Il Porto no, era in sconto, sotto Natale, dalla vineria vicino all'ospedale. Le viene in mente una scena di un vecchio film, ma potrebbe essere successo anche a casa sua: un uomo con un cappotto in mano si gira ed annuncia: "Porto tua madre al patio, a ballare la samba." Forse era una scena in bianco e nero, e allora non potrebbe essere un ricordo.

Domenica, al parco, l'editore ha detto di cambiare il nome di Walt in qualcos'altro. Chiamarlo editore è troppo, forse, visto che sembra di più un fallito qualunque. Editore è il termine che lei usa quando esce il discorso tra amiche. La settimana scorsa, sul taxi che le portava in discoteca, ha detto: "Il mio editore ha detto di aspettare l'estate. Giugno, massimo luglio." Aspettare l'estate, mentre la popolarità acquista con le sue fanfiction cala inesorabilmente, trascinata nel vortice dell'incalzante cambiamento.



"Il mio fallito ha detto di aspettare l'estate. Giugno, massimo luglio, e poi potrò finalmente fallire anche io." Fallire, sì, ma nemmeno in modo sonoro, chiaro, totale. Fallire di quel fallimento interpretabile, digitale, in cui non esiste il macero ma soltanto il disinteressato impilarsi di titoli altisonanti su interminabili e gelide scaffalature virtuali. Fallire per i posteri e la loro buona venuta, fallire per il loro sguardo imparziale che la solleverà a nuove vette. Criticandola, parlando di Carmen e del suo "Walter dai capelli di pioggia", sempre che non cambi in "Donald dai capelli di pioggia" o "Arturo dai capelli di pioggia".

Fallire lentamente, al parco con l'editore ed i suoi discorsi sull'importanza di comprare casa in una buona zona piuttosto che in una zona buona; fallire nel disperato tentativo di scegliere il miglior shampoo al miglior prezzo. Fallire nel cercare parcheggio, nel creare un privato universo di testo in cui tutti possano credere.
Un universo dove, come in questo, è il male a fallire; ma in cui la divisione tra male e bene è predeterminata a tavolino. Riuscire, anche se in modo incompleto, a spegnere l'ansia per questa nostra ignoranza nel Porto, per quanto sia poco. L'ignoranza di distinguere il bene dal male se non a cose fatte. L'incapacità di schierarsi senza covare fra sé il dubbio che il nostro stesso schieramento pregiudichi la definizione del totale.

Il nome del protagonista, nemmeno quello sono più libera di decidere: pensa Carmen strapandosi i capelli nel gesto di raccogliere una coda. Un nome che sia  un nome parlante, un nome con un significato, per quanto inutile, un nome che richiami ad un nome esistente anche se in un mondo di fantasia. Un nome che inneschi le corrette chiavi di ricerca, che prema i giusti interruttori del consenso. In pratica, pensa Carmen vuotando il suo bicchiere portoghese, un nome che renda più simile ad una fanfiction il mio racconto originale.

lunedì, marzo 24, 2014

La differenza tra uguali e diversi


Silenzio, esterno notte. Ci sono occasioni in cui è solamente la tua presunzione a seguirti. La mia ogni tanto mi batte sulla spalla e mi fa: ou, siamo arrivati?

No, le dico sprezzante, mentre accendo un'altra sigaretta nella mia mente. Ci starebbe bene con questo tempo, con questo vento, con la maglietta che sto indossando. Davvero, peccato che non fumi. Come mai avevo scelto di diventare un salutista?

Ci sono occasioni, la notte, in cui è solo la tua presunzione a seguirti. Però, se stai qualche passo avanti e giri l'angolo senza dare troppo nell'occhio oppure se vai a comprare le sigarette, giusto fino là, tu aspettami qui, arrivo in un momento, un momentino soltanto, un momento...e poi scappi via correndo come se avessi premuto tutti i citofoni della terra. Ecco: allora la puoi seminare.

E dopo l'iniziale gioia di averla perduta (anche se sai che non è per sempre) arriva il terrore di essere rimasto solo senza una ragione a cui fare appello, anche se sai che non è per sempre. A volte non solo la semini, ma ti perdi perfino tu. Come la successione dei tempi verbali e dei soggetti in un tema scritto male.
Allora sei disposto a mettere in dubbio tutto, dal colore dei tuoi capelli alla tua scelta di non-essere un fumatore.

E ti poni un sacco di domande, cercando ideologie sincere e coerenti con quello che pensi. Perché ora, ORA che sei libero e disinvolto, hai tutta la libertà e la disinvoltura che ti servono per rinchiuderti in una nuova prigione mentale. Magari sarà anche più stretta di prima, questa benedetta gabbietta.

Poi un giorno ti avvicina la tua nuova presunzione, e tu sai che è lei prima ancora che si presenti. Non sei molto felice, ma pensi che in fondo sia meglio di prima. E' fondata su solide basi artistiche, questa mia presunzione, su concetti fondamentali che sono legati a ME, e non a qualcosa di passeggero.

E lei, lei lo sai cosa ti dice?
Ecco dov'eri finito. Che fai, non vieni? Abbiamo un sacco di cose da disprezzare

lunedì, marzo 03, 2014

Atomi riluttanti


Asfaltata nel 1949, prima era una via per le castagne, in terra battuta. La sua lunghezza, ora estesa per raccordarsi fino al crocevia che precede il ponte, è costellata di alti lampioni, chini con le loro teste severe sulle poche macchine che la percorrono. Dal treno è possibile scorgere un paio delle sue curve, guardando verso valle non appena si esce dalla galleria.

La notte, i lampioni illuminano quei pochi metri d'un arancione rosato, come se le lampade al loro interno fossero portali per lontane galassie morenti. L'asfalto fa eco alla luce, riportando su se stesso quel colore carnoso ed estivo, evocando sulla sua superficie tormentata le pelli di demoni ormai estinti o di giganti di un'altra cultura.

Intorno, la collina tace immersa nei sapori del buio: grigio, blu e marrone. Più che colori sembrano attori titubanti, nervosi prima di calcare la scena. Come personalità diffuse tra i corpi degli insetti e degli alberi, rispettano ossequiosi i confini tra la luce e la sua assenza.

lunedì, febbraio 17, 2014

Duty freaks

La punta della nave entra con uno schiocco nell'atmosfera, sublimando il ghiaccio avvinghiato allo scafo.
- Dersu, cos'è quello?
Echil si protrae in avanti, spargendo briciole di biscotti su tutto il ponte.
Dersu strizza gli occhi, concentrandosi sull'oggetto puntato dal lungo tentacolo ossuto del copilota.
- Un fiume. Mercurio e sali.
- Ah, sali.
- Esattamente. Mai visto un fiume prima?

Echil non risponde, tra i due ci sono spesso lunghi silenzi. Così lunghi che a volte Dersu crede di essere solo sulla nave. Di solito, grigi tentacoli avvizziti gli ricordano dell'esistenza del suo collega, impegnato nella muta mensile da qualche parte nei pressi della sala macchine.
I razzi invertono gradualmente la polarità: la nave si guida da sola verso l'attracco.
- Una volta, sulla quarta luna.
- Hai visto un fiume sul tuo pianeta natale e mi chiedi cosa sia?

Altro silenzio. Il bogllon trema debolmente con l'aumento della pressione, mentre sulla superficie del pianeta un'ossario prende lentamente forma. Man mano che si immergono nel verde ossigeno del pianeta, il fiume si dimostra sempre più gigantesco.
- Ero piccolo. Ci sono nato.
Dersu guarda esasperato il quartoluniano: c'è nato? Ma dove? Nel fiume? In quel fiume? I secondi passano lenti e Dersu è sempre più interdetto. Crede che lascerà la Proud Mary quando ripasseranno per la cintura.
- Dimentichi che puoi leggermi nella mente? A volte sei così umano che mi spaventi Dersu, sicuro di non essere uno di loro? Non dimenticare di ormeggiare la Proud.

Silenzio.
Mai visto un fiume?

domenica, gennaio 26, 2014

Baricentro liminale



C'è un cane che abbaia in questo vagone, lo sentite?
Da quando ho visto The Truman Show penso sempre alla possibilità che i miei viaggi avvengano più spesso di notte per motivi di budget. Poi immagino il vagone che ballonzola su una specie di toro meccanico, circondato da schermi.
Non ho detto telecamere, che cosa significa?
Che la paura di vivere una messinscena è più forte della paura che qualcuno la guardi? Oppure, significa che in fondo le telecamere ci sono già e che quindi le dò per scontate?

C'è un cane che abbaia nel vagone e questo cane rappresenta la paranoia: abbaia per metterci in guardia da tutta una serie infinita di inconsistenti problemi reali e di importantissimi problemi irreali.
E se il cielo ci cadesse sulla testa?
E se quell'uomo all'improvviso ti mordesse un orecchio? Stai attento!

Ho usato la parola infinito. Quando la uso, ripenso sempre a David Foster Wallace e mi prende una grande tristezza. Rivedo un libro aperto su un copriletto azzurro nella pateticità di una luce da comodino gialla, ossia non a led. Così incredibilmente poco moderna che adesso, a ripensarci, mi ricorda di più una candela.

Poi, la sensazione della pelle nuda contro un bel muro freddo e bianco e l'orribile senso premonitore, la sera, a suggerire che anche quella notte avrei dormito poco. Più in generale, il pensiero vagamente depresso che tutta la nostra cultura e le nostre buone intenzioni, nonostante tutta la ragionata civiltà ed il benessere di cui godiamo, non possa garantire che il mattino dopo ci si svegli senza essere stanchi. Perché quando dormiamo, o cerchiamo di dormire, non siamo soltanto soli con noi stessi: ne siamo prigionieri. Svegliarsi non-stanchi: il più timido dei lussi, il meno avventato dei desideri.
Se sfreghi la lampada, il tuo è solo uno sfregio.