lunedì, agosto 26, 2013

Le idi di Heidi

Ho in mente quella vecchia pubblicità con Aldo Giovanni e Giacomo, quella in cui si rincorrono in una cucina gigantesca come se fossero bambini.

Non so se sia vero, ma su internet se hai dei dubbi riguardo a quello che stai per dire è meglio se stai zitto. Il punto è che questo non è internet, queste sono le mie idee.
Quindi: non so se sia vero, ma credo che la nostra sia la prima generazione per cui le parole dei bambini sono più importanti di quelle degli adulti. Mi vengono in mente i bambini-giudice della Kampuchea Democratica.



Se questa non è una regressione organizzata, o perlomeno un'ammissione di colpevolezza da parte della generazione precedente, non saprei proprio dire cosa lo sia.

Siamo in un periodo in cui i racconti vengono adattati per gli adulti, invece che per i bambini. Uno a caso: Harry Potter. Lo stesso Gesù non viene presentato pubblicamente con buona pace di tutti se non nella forma di bambino, e con lui gli angeli: forme innocue, praticamente indifese, che non mettono alla prova l'interlocutore, ma lo invitano a spiegare la sua versione dei fatti all'infante come se fosse incontrovertibile verità.

E allora ascoltiamoli, questi benedetti geni, lasciamo che siano mostri più di quanto non sia stato concesso a noi, se ancora non ci sentiamo abbastanza viziati. Hanno ragione, hanno ragione sempre i bambini: la strappalacrime voce-dei-piccoli.

giovedì, maggio 30, 2013

Telescopio bendato

Non si tratta più di minoranze rumorose o di maggioranze silenziose. Abbracciamo i dati dopo l'opinione, piuttosto che l'opinione dopo i dati. I media si rivolgono alle orecchie che sanno essere in ascolto: usando parole tutt'altro che nuove.


Non necessariamente l'abitudine intellettuale è nemica della libertà, ma solo un cattivo raccolto uccide il raccoglitore, mentre il cacciatore rischia la vita indipendentemente dal successo. Gli animali si rifugiano nei luoghi più impervi, più assurdi e più pericolosi, pur di sfuggire al pericolo. E nel momento della cattura, nell'attimo della comprensione cacciatrice, esiste davvero una perdita ed un acquisto di libertà, sebbene questo sia molto triste.


Il raccoglitore moderno utilizza organismi geneticamente modificati che placano la sua fame, incuranti delle carestie e delle intemperie. Ma la selezione indebolisce la trama genetica, rendendo la caduta lontana nel tempo ma sempre più dura da sopportare.
Speriamo di morire dopo la conferma di aver creduto a tante cose soltanto per prassi, come pecore che credono di scegliere di essere vegane.


Il libero arbitrio è decidere nel proprio silenzio se era davvero rigore.

venerdì, maggio 10, 2013

Ipnocrampo (emisfero anteriore)

Ci sono frasi musicali che possono toccare le parti più nascoste del più labirintico dei cuori. Quali siano, se giri di chitarra o di basso, non è dato saperlo. Ma aver provato almeno una volta la sensazione di conoscere attraverso la conoscenza, cioè di capire qualcosa di più - e magari anche di diverso - da quello che si sta sentendo, è di certo abbastanza per capire che può succedere a chiunque.



Sono sempre stato molto incuriosito dalla volontà dell'uomo di tradurre sensazioni artistiche in forme diverse da quelle originali. Le canzoni in libri, i libri in canzoni, i fumetti in film, le sculture in foto, le foto in canzoni, la danza in musica, l'opera in film, i film in canzoni, le persone in arte, l'arte in persone.

L'arte in persona?

lunedì, aprile 29, 2013

Ipnocrampo (emisfero posteriore)


L'alfiere ed il cavallo sono rivolti verso il dipinto, dimostrano ammirazione. All'interno della cornice due putti, privi degli occhi, osservano una scritta sopra le loro teste. La scritta recita qualcosa, ma l'alfiere ed il cavallo preferiscono vedere piuttosto che guardare. Una torre li raggiunge, ma è soltanto di passaggio. Finalmente la regina, con fare circospetto, li chiama da una porta in fondo alla galleria. I due entrano, mentre la regina istruisce tre pedoni.

- In nessun caso, nemmeno sotto tortura, dovrete ammettere di non sapere quello che state facendo. Dimostratevi sicuri di voi stessi, come siete certi che la terra sia al centro dell'universo e venga riverita ogni giorno dal sole. Quanto a voi - aggiunge dimettendo i pedoni e volgendosi verso i due nuovi arrivati - cercate in ogni modo di capire che cosa sapete, cioè che cosa si suppone che voi sappiate. Nessuna idea?
I due si guardano imbarazzati: sanno a malapena qualcosa l'uno dell'altro.
- Non importa - aggiunge la regina frettolosamente - altre cose sono più importanti. Tenete queste lettere: devono assolutamente cadere nelle mani sbagliate. Si allontana circospetta dopo aver indossato uno scialle.

- Cosa dice la tua?
Chiede l'alfiere al cavallo, timoroso.
- Non voglio aprirla. E la tua, cosa dice?
L'alfiere apre la lettera non senza una certa difficoltà, si schiarisce la voce.
- "Non voler credere ad una storia è legittimo, non volerla ascoltare non lo è." Cosa significa?
- Queste lettere sono già nelle mani sbagliate, per fortuna.

domenica, aprile 21, 2013

Ipnocrampo (emisfero australe)


La salita è moderata, ma continua. Piccole pietre ruzzolano sulle mie orme, anche quando sono fermo.
La biologia non conosce casualità, almeno non quella intenzionale. C'è sempre uno schieramento, anche quando si parla di scelte irrisorie, anche quando la stessa persona che la fa non distingue il perché di una scelta.
Biopsicologia, psicobiologia: il caffè macchiato caldo o freddo? È uguale.

Non è uguale. Eppure ecco che ritorna, la casualità: il caso è il risultato di intenzioni deboli che si trovano a dover cooperare, a fare i conti con gli inconfutabili eventi del nostro universo. Come soldati abbandonati nei loro avamposti dopo una lunga guerra senza vittime. Nascosti nel folto della giungla, osserviamo il progresso farsi spazio nel mondo, il mondo che non conosciamo. Come aria che non scompare col calare delle tenebre, come piccoli volumi di vuoto in vasetti di confetture scadute, come quello che siamo: decisioni.

Anche la discesa sarà moderata, ma continua. Avremo il tempo di pensare ad altre cose, diverse da queste, ma quelle che pensiamo oggi non saranno dimenticate. Rimarranno silenti decisioni, colonne di uno e di zero del nostro codice comportamentale, infarinature del nostro particolarissimo modo di pensare.
Le velature di Leonardo, la sovrapposizione, il mantello nero colorato con i pastelli a cera, pronto per essere grattato e ri-velare colori invisibili.

Non è che non vediamo i fantasmi, vediamo soltanto una parte dello spettro.

mercoledì, aprile 10, 2013

Ipnocrampo (emisfero boreale)

Guardo meglio il mezzo peperoncino nero che ho in mano: ho davvero mangiato l'altra metà?
I sogni in terza persona non sono poi molto diversi da quelli in prima; a volte si può anche godere del punto di vista di un'ideale, di una forma mentis. Citiamone uno: il liberismo.
La classe operaia, intanto, ti guarda mangiare il peperoncino della morte. A quel punto sei tu che ti senti sdraiare, indeciso se si tratti di un sogno sulla morte o della morte di un sogno.

Anche se mortali, i peperoncini neri non sono propriamente velenosi. Assomigliando i più a dei semi, a gusci di pinoli notturni dagli oscuri riflessi d'ametista. In seconda istanza, ora che il soggetto sognante si è allontanato e sono passati un paio di giorni, il parlamento degli animali-guida formula una nuova versione: il mezzo peperoncino nero ha ucciso il sogno, non il sognatore.

I miei battiti del cuore sono diventati sempre più forti, sempre più forti mentre il cuore scalava la mia gola eppure -ecco!- non sono morto. Anche se lo sapevo che cosa significasse morire. C'è stato un ultimo battito e non sono morto. Quindi era il cuore del sogno? Il sogno del mio cuore?
I cuori, se hanno dei sogni, li realizzano. Ma quello era il cuore del sogno e il parlamento degli animali-guida reputa che sia stato lui a fermarsi.
Io mi sono limitato a stupire, ad essere stupefatto, a commentare: "un attimo, ma questa non è mica la morte!".

Così ci siamo guardati: da una parte io, la banalità, dall'altra il fantasma dell'altra metà del peperoncino.
"Questo deve essere una specie di mondo del sogno lovercraftiano, in cui tutto ha una posizione e un nome ma non un significato. Forse esiste soltanto il terrore. Il terrore della morte, in attesa che anche il terrore muoia. Il terrore della morte è diverso dal terrore di morire. Ma il terrore non può morire."
"Di solito il terrore aspetta l'autobus. C'è il trentatrè barrato, che fa la circonvallazione..."
"Sì, fantasma dell'altra metà del peperoncino nero della morte, hai ragione: di solito il terrore aspetta. Ma non solamente l'autobus."
"No, solamente l'autobus."
"Forse che prendere l'autobus significhi essere provati? Provare a prendere l'autobus. Un'ardua prova. Una prova provata - che il terrore prenda l'autobus? E se si, dove scenderà? - insomma. Prendere a provare l'autobus. Vedere come sta. Un autobus. Al terrore."
"Stona - sospira il fantasma del mezzo peperoncino - come una cipolla intera per soffritto."
"Curioso - replica la tranquillità di alcuni grandi cani - io avevo pensato che potesse stonare come un cambio di tempo in un racconto, un cambio di personaggi, un cambiamento nel modo."
<< Nel modo di scrivere?>>
Esattamente.

Ma allora il ricordo si deposita più facilmente su tutto quello che è omogeneo e morbido. Su ciò che a posteriori si dimostra essere la media, la moda, il minimo comune denominatore delle cose che si sono dette.
Quindi - ogni volta - cosa?
Il ricordo si deposita malamente sulle cose che scrivo, sull'inconcludenza dei ragionamenti giusti, sull'impanatura delle mie conoscenze. L'indecenza della perfezione ha più ragione d'essere della brillantezza dei miei ragionamenti fatti col cuore.

No - non d'essere, ma d'essere ricordata. Come se fosse un fulmine la vedrai fendere la mente del lettore e rimanere impressa come la metà perduta del peperoncino che uccide.

martedì, aprile 09, 2013

I
Una vita da vegano
Ad ingurgitar crescioni
Nato senza i canini
Lavorare su fagiolini

II
Una vita da vegano
Con dei compiti precisi
Andar giù di cavolini
Evitare l' acidosi



sempre lì

lì nell' orto

finchè ce n' hai stai lì

III
Una vita da vegano
Da chi mangia sempre poco
Che la carne e i derivati
Devi lasciarli nei supermercati

IV
Una vita da vegano
Che natura non ti ha dato
Né lo stomaco vaccino
Né la mandibola ad angolo non ampio

V
Una vita da vegano
Lavorando come Gandhi
Anni di fatica e botte e
Vinci casomai una centrifuga.

venerdì, aprile 05, 2013

Patella maris

Non mi dà pace. E' una nostalgia per un passato che non ho mai vissuto.
E' una sensazione.
Una malinconia ingovernabile, commovente, di quelle che fanno respirare male.
Tu, sulla spiaggia, sotto un albero: sdraiata su un tronco, lasciato lì da una qualche mareggiata: mi chiedo se la stessa cosa non valga anche per te. Sembrano i Caraibi, ma io so che è la Riviera, ai tempi d' oro.
Ma come si può provare nostalgia per un' epoca mai vissuta?
Non mi dà pace.
Quell' aria, con quelle note salmastre e la nostalgia, che è la pena per essermi appropriato di un passato che non è il mio.
Quanto dura? La durata di un amore balneare, poi arriva la nostalgia della nostalgia.

Penso alla consistenza della tua pelle, tesa, e mi sembra di sentire:

We skipped a light fandango
Turned cartwheels 'cross the floor
I was feeling kind of seasick

(A Wither Shade of Pale)

Presso lo studio di Sir Anaclet Mac Turtle, baronetto

Irreprensibile e Lord Mac Turtle siedono in poltrona; ciascuno sulla sua, presso il camino, è un luminoso cinque di Aprile: questo aspetto è ignorato dai due, immersi come sono in una spessa coltre di fumo. Dibattono di pipe e di altre questioni secondarie: eminentemente di pipe.

Irreprensibile: Questo modello "churchwarden" è qualcosa di straordinario, la fumata risulta così fresca...

MacTurtle: E' vero. Pare proprio essere stata creata per poterne dibattere amabilmente; invero, credo che se nel mondo ne esistessero di più, di pipe come queste, il mondo sarebbe un luogo migliore.

Irreprensibile: Sicuramente sarebbe un posto più sereno; e il tabacco giusto si reperirebbe con più facilità.

MacT: Si, è sconfortante che un gentiluomo debba sempre cercare, e raramente trovare, qualcosa che sia degno di essere fumato.

Irr: Ditemi, come procede la vostra rubrica, Sir?

MacT: Sono contento che me l' abbiate chiesto; oggi è Venerdì, ed ho in mente un giochetto che potrebbe alzare non poco il livello della nostra conversazione, se solo il livello non fosse già al top. Vedete, là, sulla mia scrivania? Ebbene, scegliete una lettera nel mucchio.
Quella lì? Bene, consegnatemela.
legge "MacTurtle: parlaci della discriminazione."
Oh. Non si è neanche firmato.

Irr: Dal tenore del quesito, temo che vi abbiano scambiato per un oracolo, per un profeta!

MacT: E allora profeterò!

Irr: In fondo, la discriminazione, si basa sull' esclusionde dal godimento di qualcosa: gente meschina che siamo, noi, con le nostre pipe radicate e fuori, fuori gente col toscanello elettronico!

MacT: Mi avete tolto le parole di bocca. Perchè non rispondete voi al lettore, per una volta, così, per ischerzo: chissà per quanto potremmo riderne (sempre con moderazione).
Voi dettate, io interpreterò, come ben sapete, fui anche attore.

SULLE DISCRIMINAZIONI, IN GENERALE, SU QUELLA DEI VEGETARIANI, IN PARTICOLARE
monologo di Irreprensibile, interpretato da Lord Mac Turtle, che in gioventù recitò nel ruolo di paggio al Globe

Li riconosco al volo. Lo vedo da come si muovono, da come sorridono, da come si atteggiano. Vegetariani! Condannati alla grama vita del latitante, si nascondono come topi; almeno quelli che sanno di me. Sono io, la vendetta carnivora, lo dicano al mondo, le mie vittime! Ma nessuno l' ha mai scampata. La dura vita del vegetariano è quella del braccato, così come l' erbivoro fugge il carnivoro, essendone la vittima designata, o visto che qui si parla di animali: la preda. Sono un cacciatore, un cacciatore di minoranze non tutelate, di minoranze ignote, di minoranze senza diritti. Loro, i vegetariani, sono la mia preda: la mia è la vendetta di tutti i carnivori, contro quella parte di umanità impenitente e vigliacca che si è piegata a brucare l' erba, in ginocchio. Sono loro, col loro indegno salutismo, con la loro segreta speranza di arrivare a cent' anni col cavolo, sono loro che io cerco. E non gli darò pace. Non avranno pace.

Nessun omosessuale rischia più la conversione e di tornare al fichismo; e invece, guardate, a quante vessazioni va incontro il povero vegetariano, amici che con una pacca sulla spalla gli dicono "e mangiati sta' bistecca! E su che ti fa bene!"
Nessuno con tanta determinazione bonaria, oggi, oserebbe una pacca sulla spalla ad un omosessuale "e fattela, una scopata etero, una volta tanto"! E lo stesso al ristorante: in odio ai pizzicagnoli e alla compagnia, se osano rivelare le proprie tendenze salutistiche. Allora li vedi, che dicono, "non ho appetito", o "passo il turno", e invece loro sono vegetariani, vegetariani, vegetariani, vegetariani!!! ma dico, come fanno, come fanno gli amici di infanzia a non accorgersene?
Per fortuna che ci sono io, la vendetta dei carnivori: redimetevi, fin che siete in tempo!

Una volta ho avuto una fidanzata vegetariana; ci ho messo un pò ad accorgermene, era brava a dissimulare.
L' ho mangiata.

lunedì, aprile 01, 2013

In attesa di un Suo dolce retweet

Scegli password penetrabili, vivi pericolosamente, esprimiti per bocconi di pensiero, rinuncia alle tue velleità e abbracciane di nuove. Dimentica ciò che non hai la pazienza di imparare, impara ciò che non ti è richiesto di ricordare, elenca didascalicamente gli elementi che evocano in te il gusto del bello. Rinuncia all'interpretazione, all'autocritica, al mezzotono. Ammira il potere delle fotocopie ma rifuggi i libri di testo.


Scegli password impenetrabili, considera attentamente ogni tua scelta, esprimiti con fissità e senza passione, abbraccia le tue vecchie velleità e rinuncia alle nuove. Ricorda ciò che non hai la pazienza di rigettare, elogia ciò che non ti è richiesto di dimenticare, elabora organicamente ed esprimi il tuo gusto del bello. Abbraccia l'interpretazione, l'autocritica, il mezzotono. Adora i libri di testo ma bruciane le fotocopie.

sabato, marzo 30, 2013

L' ospitalità

Eccellente macTurtle,
come trattare l' ospite?
L' ospite non va servito. Servizio significa servitù, servitù significa debolezza, debolezza significa indigenza. Mai riverire l' ospite, mai fare in modo che si comporti come a casa sua, a suo agio: se si trova bene a casa sua, che vi rimanga. Quindi nessun cerimoniale, non si stappi la bottiglia migliore o altre cose simili. Anzi, il piatto dell' ospite sia il più scarso. E fate in modo che sia lui a lavarlo. Se si ferma la notte, dorma per terra o su una tavolaccia.
Così vai trattato tu, puerile Visconte, che fai le smorfie. Che sei così tapino davanti alla mia preparazione accademica e al mio rigore. Ti rispondo semplicemente facendo la bocca a culo di gallina e levando verso di te il dito più nobile, in un gesto che con la riverenza non ha nulla a che fare.
MacTurtle, l' invitto.

lunedì, marzo 25, 2013

I creativi discendenti

Il primo tuono non è molto lungo: rotola giù per la vallata e poi si perde nel nuovo rombo - più vicino - che avanza. Sono ore che ascolto e non mi è ancora venuto sonno. Forse perché scrivere mi tiene sveglio.
Mia nonna - la mia cara nonnina, che vorrebbe vedermi sposato e con tre bambini - ha fatto queste cassette per me: ore ed ore di registrazioni di temporali montani per cullare il mio sonno tormentato.

Le registrazioni funzionano, ma sottopongo comunque tutte le registrazioni della nonna ad un attento vaglio da cosciente. Il mio timore è che la nonna - la mia cara nonnina, che vorrebbe vedermi sposato e con tre bambini - si svegli nel cuore della notte nella sua casetta in montagna ed esca sotto la pioggia per raggiungere la postazione dei microfoni e sussurrare nel pieno del mio sonno più profondo messaggi subliminali che inneggiano alla vita regolare, al matrimonio ed alla procreazione.

Fino a qui tutto bene, la pioggia cade con regolarità sugli aghi del grande pino dietro al capanno degli attrezzi. Fuori invece c'è il sole che splende sui cittadini in giro per Parco delle Vittorie, gioiello della nostra piccola provincia iraconda. Nessun messaggio subliminale, soltanto ore ed ore di tremolante mormorare di tuoni e sfregamenti di nuvole piovose. Nel libro che sto scrivendo non ha ancora piovuto, nemmeno una volta: sono ben centomila caratteri che non piove, una vita.

La cosa del libro è cominciata anche per merito della nonna - la mia cara nonnina, che vorrebbe vedermi sposato e con tre bambini: la paranoia che mi impone l'ascolto alla ricerca di tentativi di controllo mentale non è -ahimè- sufficiente a tenermi sveglio. Per questo ho cominciato a scrivere un racconto.

La storia parla di un uomo di nome Rudy, proprietario di una cartoleria sulla quarantina, che viene contattato da un editore milanese piuttosto influente. Quando Rudy lo raggiunge a Milano, l'editore gli spiega che i suoi revisori hanno notato un fatto curioso: in molti romanzi di aspiranti scrittori suoi concittadini o quasi compare un personaggio molto somigliante a Rudy. I modi di scrivere sono diversi, qualcuno è più o meno preciso, ma si capisce che si tratta sempre della stessa persona. Quella persona sembra, in effetti, lo sconcertato negoziante. L'editore prega Rudy di raccontare la sua vita, dove ha vissuto e cosa ha fatto. Ricostruendo i tempi ed i luoghi della vita di Rudy, i posti che ha abitato e quelli dove è stato in vacanza, cominciano a delinearsi nuove corrispondenze con i libri scritti in quegli stessi luoghi e tempi.

Rudy si trovava a Londra mentre quel tale autore scriveva quel tale romanzo ed eccolo apparire di sfuggita, personaggio appena accennato ma immediatamente riconoscibile. Il romanziere G., punta di diamante della casa editrice, scrive di un personaggio analogo a Rudy bambino in un libro ambientato sulla costa toscana, suo luogo di villeggiatura da piccolo. Insomma: si capisce presto che dove c'è Rudy c'è una storia. Nessuno sa dire se ci sia una relazione di causa o di effetto, ma Rudy è un vero e proprio catalizzatore di racconti.
Così l'editore, congedato l'imbarazzatissimo negoziante, decide in segreto di mandare alcuni scrittori affetti dal blocco dello scrittore in vacanza nella città dove abita Rudy e addirittura nel suo stesso quartiere.
Ma il percorso creativo che ne risulta darà conseguenze inimmaginabili...

Ecco, sono bloccato qui: Dora, sorella della nota scrittrice Belinda Palmigeri, ha deciso di seguire la congiunta in questa inconsueta trasferta in seguito ad una delusione d'amore e si trova suo malgrado con un sacco di tempo libero. La città non offre gli svaghi sperati e Dora comincia a scrivere un libro giallo. Il racconto dell'assassinio della vecchia signora Pizutti, loro dirimpettaia, cattura rapidamente la giovane Dora e l'intrigo risulta così avvincente e perfetto che questa decide di mettere in pratica la trama del suo stesso libro.

Tuttavia la signora Pizutti è in realtà Irma Lugini, stella ormai fredda del romanzo d'amore, la cui vena creativa si è prosciugata dopo una dirompente opera prima ormai pubblicata vent'anni prima. La signora Pizutti, cioè Irma Lugini, è l'unica del gruppo degli scrittori a conoscere l'identità degli altri nonché la ragione della loro inusuale vacanza a spese dell'editore. Infatti, avendo origliato la conversazione tra Rudy e l'editore, da cui era andata per avere ancora una chance con un pessimo romanzo scritto a quattro mani con un'ungherese, si era recata per prima nella città del protagonista. L'ansia di ottenere per prima il successo sviluppa in Irma una folle paranoia, che culmina con lo stupro (!) del povero cartolaio. Irma, scossa dal suo stesso gesto, si rinchiude in casa, complicando la trama del libro della giovane Dora ed i suoi propositi omicidi.

Intanto, la geniale Belinda...ma questa Belinda cosa dovrebbe mai fare? Non ho idee per la povera Belinda ed intanto continua a piovere. Non ci sono prove tangibili del bisogno di scrivere, tantomeno del bisogno di figliare. Tutto si basa sulle sensazioni, per esempio a Rudy stesso potrebbe venir voglia di scrivere. Così, senza una ragione. Rudy è un tipo metodico e calmo, probabilmente comincerà a scrivere un racconto fantasy, o storico, comunque dopo aver formulato un pensiero che gli piace e di cui è orgoglioso. Forse si metterà a scrivere il suo libro solo per poter inserire questa battuta, il cui effetto - essendo Rudy una calamita per storie - avrà certamente conseguenze nel libro di cui è il protagonista:

"Posate con cura i vostri passi - disse il birraio porgendo una torcia al primo della fila - i creativi discendono lentamente."

Il mercante di sogni


Su wiki certe voci vengono rubricate come a rischio “recentismo”: non è un dramma in un post, che per sua natura, soffre di una collocazione contestuale e temporale precisa: data, ora, iPiroga e amenità inerenti. Altro elemento sempre proveniente dal gergo wiki è quello di voce “disambigua”: nel senso che quella stessa parola riguarda diverse voci distinte.

Questo personaggio è affetto da “recentismo” ed è disambiguo: rinvia a uno, nessuno, centomila altri personaggi che hanno un tratto comune: sono infelici.

Non vale la pena di scandalizzarsi per quella che certi parrucconi definirebbero impropriamente neolingua, sentire qualche influsso americaneggiante non è come fare turismo sessuale: non è reato e non è moralmente riprovevole. A scanso di equivoci vale ancora una volta la pena di precisare che disambigua non è la nipote di Mubarak.



Se avesse costruito un ponte monumentale (costruito, non promesso di costruire: differenza di non poco momento), il cordoglio della cittadinanza avrebbe espresso per lui questo epigramma, con tanto di targa commemorativa: “cospicuo mercante”.

Badate, non benefattore o persona per bene.

In fondo cosa doveva fare lui, era un mercante, un finanziere, era uno che oggi non incontrerebbe, temo, la simpatia del grande pubblico; ma comunque era uno che gli affari non li faceva da solo, li faceva con altri, i gabbati, i polli (nel gergo di WS). Art. 1173: il contratto (con gli italiani) è l' accordo di due o, come in questo caso, più parti.

Qualcuno potrebbe ipotizzare la necessità di figure di questo tipo, potrebbe ricordare che esistono anche postini disonesti, potrebbe dire anche che, appunto, gli affari si fanno in due; potrebbe anche ricordare ai forcaioli con la bava alla bocca che se quelli sono polli, loro sono tacchini.

Questo signore sapeva vendere qualsiasi cosa; sapeva comprare qualsiasi cosa ad un prezzo inferiore rispetto a quello cui l' avrebbe rivenduta. Quasi sempre. Speculatore, giocava con gli stati in fallimento, poi quelli fallivano.

Era in grado di sapere tutto, era oltre ogni forma di insider trading, perchè era dio: aveva venduto le azioni Apple la sera prima della morte di Steve Jobs; e quella volta gli era andata male. Come ci aveva patito per quel rilalzo, però se le avesse tenute, quelle stramaledette azioni, sarebbe stato come tutti gli altri, come quelli che non sapevano. Forse poteva anche prevedere quello storico rialzo, ma non restare lì a guardare senza scommetterci su qualcosa.

Invece c' era una cosa che lo faceva imbestialire, ed era il pensiero di un bambino. Di uno scricciolo avido (esistono i bambini cattivi). Quel pensiero lo tormentava fin da piccoletto, quando andava in quella patetica colonia, figlio di patetici genitori operai (baro-torinesi), in cui si faceva il bagno tutti pateticamente insieme cinti da stupide corde di sicurezza: vedendo la luce del sole che si riverberava sul mare era costretto a pensare a tutto quell' oro che non si poteva vendere e che non avrebbe mai potuto vendere.


sabato, marzo 23, 2013

Il mare e il cielo dopo una tempesta


Quella mattina
Sulla route de Gênes
All' alba
Boschi di mimose
E ulivi che cominciavano a fiorire.

venerdì, marzo 22, 2013

Lo spreco: apoteosi dell' eleganza

Se siete nobili avanzate sempre. Per il nobile tutto è superfluo: e il superfluo è necessario. Essere signori vuol dire sprecare. Il single è il signore degli sprechi: signore dei signori? State a sentire: vive in una casa dove starebbero comode (almeno) due persone. E si lamenta dell' ambiente claustrofobico. Dorme nel letto occupandone un quarto. Anche perchè l' ha scelto supersize. Compra insalata pre lavata, monoporzioni per single, abusa di riscaldamento. Sta ore sotto la doccia; non spegne mai una luce. E la caffettiera la vuole grossa, come il lettone. Poi beve mezzatazzina.
speciosamente vostro,
Anaclet McTurtle

venerdì, marzo 15, 2013

Sul vivere da soli governando sè stessi con decoro

sir Anacleto McTurtle, il vero gentiluomo vive solo o si sposa?
Cordialità
Pablo Calvados
Ringrazio il signor Calvados perchè mi da modo di chiarire la posizione ufficiale del gran loggione del farfallino sul matrimonio. Che poi è la risposta che ogni  uomo di buon senso sente sua:
NESSUN MATRIMONIO
Infatti il matrimonio è la tomba dell' eleganza, anche nel proverbio del popolino. Popolino, la parola che usano più spesso le persone di sinistra quando perdono le elezioni: è una cosa buffa e un giorno di questi qualcuno ci scriverà un trattato. Ma perchè dire che ogni re ha bisogno della sua regina? Invero non esiste nulla di più stolto. Perchè dividere il regno con qualcuna?
Le donne rendono effemminati e adulterano il gusto della buona eleganza maschile: vi dicono quella cravatta è giusta quando invece è da tritadocumenti o vi regalano un paio diimproponibili calzini. Tenete alla larga le loro farneticazioni uterine se volete continuare a essere consiterati uomini!
Anaclet mcTurtle, guru dell' eleganza (maschile), toson d' oro.

giovedì, marzo 14, 2013

La confessione negativa nel papiro Ani

Sedicenti egittologi impestano i forum con traduzioni scorrette, parziali, pretenziose e concettuali del papiro di Ani.
Il papiro di Ani reca una meravigliosa confessione rituale, la quale il defunto avrebbe dovuto pronunciare davanti ad Osiride al momento del giudizio.
La traduzione letterale, da me personalmente vagliata, nulla toglie alla meraviglia del pezzo.

Non ho peccato, rapinato, rubato, ammazzato uomini o donne, rubato il grano, trafugato le offerte; non ho rubato la proprietà di Dio, nè spacciato menzogne, nè portato via il cibo. Non ho pronunciato maledizioni, non ho commesso adulterio, non ho giaciuto con uomini. Non ho fatto piangere nessuno. Non sono un ingannatore. Non ho rubato terreni coltivati. Non ho origliato, non ho calunniato, non sono stato arrabbiato senza una giusta causa. Non ho sedotto la moglie di nessuno. Non ho sedotto la moglie di un uomo. Non ho inquinato me stesso. Non ho terrorizzato nessuno. Non ho trasgredito. Non sono stato adirato. Non ho chiuso le mie orecchie alle parole di verità. Non ho bestemmiato. Non sono stato un uomo violento. Non sono stato un agitatore di lotta. Non ho agito con fretta eccessiva. Non ho curiosato in questioni. Non ho moltiplicato le parole nel parlare. Non ho fatto torto a nessuno, non ho fatto alcun male. Non ho fatto sortilegi contro il re. Non ho mai bloccato l' acqua. Non ho mai alzato la voce. Non ho maledetto Dio. Non ho agito con arroganza. Non ho rubato il pane degli dei. Non ho portato via le torte Kenfu agli Spiriti dei morti. Non ho rubato il pane del bambino, nè trattato con disprezzo il dio della mia città. Non ho ucciso il bestiame appartenente al dio.

Sono 42 formule rituali, ho omesso di riportare i nomi delle divinità alle quali erano rivolte per dare schermo alle vostre debolezze spirituali.

Chi ha fatto del suo cuore
un pesante fardello
sia divorato.

E non cercate khenfu cakes su google immagini.

Una singlegiornata

Questa mattina mi sono singolsvegliato.
Era, chiaramente, singoltardi.
Ho fatto tutto di singolfretta. Una singolcolazione, un singol lavarsi i denti.
Poi mi sono singolcatapultato in strada per una meravigliosa singolpasseggiata. Dopo essermi singolvestito.
Poi un singolpranzo nella mia singolcasa.
Un pò di singolstudio. Un singolcaffè (singolKIMBO).
Una singolcena dai miei singolcari cugini. Poi una singolchiacchierata al singoltelefono con un vecchio amicodelsingol.
Un singolritorno alla singolbase.
Qualche singolgoccia di singolsonnifero non hanno messo a tacere una certa qual singolcreatività. Singolcroce e singol delizia di essere singolsoli.

La singolvita è o non è una singolcagata pazzesca?
Singolpiacere: un singolibro di un singolmonaco.

Comandamenti

Mi permetto di porre il mio quesito, certo che il Maestro saprà dissetare la mia sete in merito. Perché ci scandalizziamo di fronte a delle persone che fanno sesso tra loro in pubblico e non quando le stesse pretendono, per lasciarsi guardare, di farsi pagare? La colpa è dei bambini? Se si, perché continuamo a farne?

Bettino, 86 anni, italiano razza purissima, ex fantino, ex calzolaio, membro del movimento "Compagni, aspettate un momento!", dongiovanni.


Non sono solito rispondere a commenti. Preferisco sempre le lettere; il cartaceo mi è molto più congeniale; per tacer della cara, vecchia, pergamena. E perchè no, l' incunabolo!
Oggi ho comunque deciso di rispondere. Perchè a un distinto signore prossimo ai novanta, probabilmente malato di cancro, non si può chiedere di riformulare il quesito (nutro consistenti dubbi che se lo ricordi). Non è elegante; no, non è affatto elegante: che poi di vecchi eleganti ne esistono ben pochi. Amo sempre ricordare il pessimo vecchio ligure che va a bagascie (è corretto con la i) in bermuda, e con quel patetico gilet dotato di molte tasche.

Per rispondere al vecchio laido ricorrerò a una serie di motti che il vero gentlemen mai ignora:

IL SESSO E' VOLGARE
I BAMBINI SONO MALEDUCATI
I SENTIMENTI SONO DOZZINALI
IL DITO PIU' NOBILE E' IL MIGNOLO

Non si è mai troppo giovani per imparare, nè troppo vecchi. Che il grande sarto dell' Universo possa accoglierti nella sua Bottega Eterna, tu, bettino, che hai brancolato nel buio denso della sciatteria fino ad oggi.
No, le tute sintetiche non sono eleganti. No, Fidel non è prototipo di eleganza.

IL SESSO E' VOLGARE
I BAMBINI SONO MALEDUCATI
I SENTIMENTI SONO DOZZINALI
IL DITO PIU' NOBILE E' IL MIGNOLO

Vestrum vobis gaudio maximo, Anaclet Mc Turtle, gallonatosi nei più distinti ed esclusivi club londinesi, laburista per moda, conservatore per indole.

domenica, marzo 10, 2013

Il desiderio dei pozzi

Di quello che scrivo non rimane mai niente.
Forse perché credo di scrivere e cerco le cose che faccio nei posti sbagliati. Forse perché ogni cosa che scrivo è forma senza contenuto. Forse perché ogni cosa viene assorbita e va dove ve ne è più bisogno.
Di quello che scrivo non rimane mai niente.

Arriviamo alle case chiacchierando  in fila indiana. In fase di post produzione verrà aggiunto un lungo brano di Ravi Shankar. Le corde si tendono e si rilassano come archi in una battaglia campale. Come molli lame di una lunga sega, tagliatrice di alberi centenari. Molle in un letto di doghe, accompagnano il passo strascicato di giovani scarponi slacciati.

Le nuvole, basse, si aggiungono e si sottraggono all'edilizia che compone il paesaggio. L'erba è verdissima, ma la luce rifiuta di rendere giustizia a tutto quel colore. Sono nuvole disimpegnate e dense, si muovono veloci disfacendosi.
Qualcuno di noi diventerà un idiota, mentre altri lo sono già. Sono indeciso se questa sia una cosa per me importante, o soltanto un diversivo per non pensare al lavoro, all'incombere della morte, della neolingua, della pessima musica. Sono indeciso se scrivere sia importante per me, se lo sia per gli altri, se non sia soltanto un diversivo per non pensare all'ignoranza di che cosa l'ignoranza comporti , al sopito spirito distruttivo che si accumula in me sotto forma di disprezzo, di noia, di assuefazione, di ricerca insoddisfatta, di creatività vergognosa, di insensibile soddisfazione.

Il diavolo si spoglia nella vasca: è grasso, distratto, con una minuscola ridicola coda a coronare il suo posteriore. Ma questo è uno spettacolo, non una memoria. Mi concentro sulle nuvole, sulle case in pietra, sull'odore di pesanti calze da montagna sull'asfalto bagnato. L'ipnosi dell'erba verdissima.
Il diavolo si spoglia nella vasca: è flaccido, impreciso, ma la coda - per quanto ridicola - acquisisce lentamente un'importanza che porta a trascurarne le dimensioni.
Se di quello che scrivo non rimane mai niente, finiremo per dimenticarci del diavolo?

Di quello che scrivo non rimane mai niente, sussurro entrando nella doccia. Voglio lavare via tutte queste ore di cammino e vedere cosa resterà sul mio corpo. Tutte le velature delle mie esperienze si sovrappongono le une alle altre, come le nuvole depositano il loro carico liquido su forme boscose che contribuiscono a rendere sempre diverse. Piove sui miei capelli, sul sapone che imprigiona lo sporco, sulla mia testa dolorante, sul menefreghismo, sull'incoscienza sociale, sulle cartacce, sulle attenzioni per il prossimo negate per poterne ricevere.

Di quello che scrivo non rimane mai niente perché sono l'unico assetato viandante del mio deserto?
Non credo proprio: il deserto è di tutti.