"Perché stai a guardare la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo?"Già, perché?
sabato, novembre 20, 2010
limiti del protagonismo
venerdì, novembre 12, 2010
Matteo si rivela
-O&L Ora et labora magazine-
Assiso su una poltrona è intento a mangiare un caco; neanche mi nota quando entro nella hall della clinica di lusso nella quale si è sottoposto ad una pulizia del colon.
Eccolo li', il divo, assorto nei suoi sogni di gloria e di potenza; mi avevano avvertito che non sarebbe stato facile intervistarlo, nel viaggio mi ero gingillato sulla possibilità di essere trattato malamente, tale eventualità' prese la forma della certezza quando si accorse di me.
“Se è vero che il nostro corpo è il nostro ufficio anche lei dovrebbe sottoporsi ad uno di questi trattamenti”
Mi anticipa fin dalla prima battuta su quello che potrebbe essere disdicevole per la sua immagine. Una pulizia del colon, mi ha consigliato una pulizia del colon. Bastardo. E' evidente che vuole provocarmi; deve essere stata quella checca del suo agente a convincerlo a concedere un' intervista: ora lui non ne ha voglia, o vuole fare un dispetto al suo assistente per poi avere un pretesto per licenziarlo; o forse tutte e due le cose e qualcos altro certamente più abominevole e che ora mi sfugge.
Cari amici di “Ora et labora”, esistono molti modi di fare un intervista. Io ho sempre cercato di rivelare l' anima del mio interlocutore, anche se nera;
(a questo punto le vostre mutande dovrebbero essere già bagnate di quel liquido giallo col quale amate inumidire i bordi della tazza del gabinetto, la tavoletta e il pavimento circostante)
Chi non ha mai sentito dire che i cattivi sono più intriganti?
Cazzate.
Se vi capita di sentirlo dire ancora voi rispondete con un nome:
Matteo.
Se volete immaginare un colore per la sua anima pensate al vomito.
Avevo voglia di fuggire, ma quegli occhi, cari amici di Ora et labora, dovete credermi: hanno qualcosa di magnetico; mi sentivo il protagonista di cuore di tenebra, libro che voi purtroppo non avete letto perché messo all' indice, ma
eccolo lì, il mio Kurz, il suo mistero, la trama fitta della giungla, le teste mozzate, il sangue, il verso di un animale quando non te lo aspetti, proprio dietro di te, il brivido freddo lungo la schiena.
In quell' istante la vidi, amici di Ora et labora, la macchia nell' occhio, voi non crederete, il segno del maligno: nel medioevo per una cosa simile ti avrebbero ucciso. Desiderai di essere sbalzato da qualche buco nero o contingenza planetaria nel medioevo, come molti di voi, del resto, cari amici di Ora et labora.
Non dissi niente. Aspettai; gli occhi fissi nei suoi. Mi dava fastidio l' idea di vincolarmi a lui, sia pure per un tête à tête di un quarto d' ora; avevo paura per la mia anima, voi capite, cari amici di Ora et labora. Ma volevo vedere.
“Io adoro i cachi; su di essi ho una teoria ma se lei preferisce potrà considerarla una metafora: i cachi sono come le persone, succhi la parte dolce e sputi il resto...”
Immaginai Virgilio mentre scaglia la manciata di terra nelle fauci del Minotauro, cercai un pugno di terra e non lo trovai. Certe cose al Liceo non te le insegnano. Rimasi in silenzio.
“Sto parlando del caco, della sua passività indiscussa, della sua dolcezza che lo rende suo malgrado una preda prelibata... è una teoria. Sappia fin da ora che se non sarà di mio gradimento io non autorizzerò la sua intervista. Assaggia e sputa quello che non va giù, è la mia teoria”.
“Io dunque sarei un caco”, parlai senza pensare, e in effetti non c' era nulla di logico nella mia osservazione. Ma, cari amici di Ora et labora, in verità era proprio quello che voleva sentirmi dire; Matteo ha un suo modo per farti arrivare alle cose, non è logica, è influsso malefico, ispirazione nefasta.
“Se preferisce può considerarsi un altro tipo di frutto, a sua discrezione”
Continua a mangiare, truculento; ho sentito dire che fra le scimmie capita che vi sia qualche episodio di cannibalismo. Ci avevo pensato, si, ma prima di veder mangiare Matteo non avevo mai afferrato la vera essenza del cannibalismo, per dirla con le parole di Kurz morente, l' orrore... l' orrore... l' orrore...
“Dicevamo... (spocchioso)... ah certo i cachi, si...”
E' il momento di cominciare. Se state leggendo siete ancora in tempo per buttare il settimanale cattolico che avete fra le mani, vi mando la mia personale indulgenza. “Ha conosciuto solo cachi nella sua vita?” Il suo fastidio è palpabile, sta pensando a quel qualcosa di peggio.
“No, anche qualcosa di peggio”, sputa, il caco gli cola dalle labbra carnose; è barbuto quel tanto che basta per dare il via a delle disgustose coreografie. Cari amici di Ora et labora, se voi foste stati con me ora avreste molto più che il semplice sospetto che la scimmia SIA un nostro antenato.
“Che cosa trasforma il caco in qualcosa di peggio?”
“La debolezza, un male multiforme. Da essa derivano altruismo e ottimismo, se malauguratamente questi due figliano rischia di nascere uno spirito puro... l' altruismo, non c' è niente di più vile di un atto di altruismo... Ma, ora, lei mi ha fatto una domanda molto generale e giustamente pretenderà di avere una risposta generale... Direi la virtu', chiaro sintomo di superstizione; una regola di vita eccessivamente sopravvalutata”
“Anche lei ha paura”
“Si, temo il fallimento, temo che persone più stupide di me arrivino più in alto; questo è il mio credo, prenda appunti: non sperare nella vittoria ma fai in modo che gli altri non vincano.
Prenda Napoleone, sa cosa l' ha fregato, il fatto di voler vincere, se si fosse limitato a perseguire la sconfitta degli altri oggi noi parleremmo francese e avremmo periferie piene di negri”
“Scheletri nell' armadio?”
“Così ci perdiamo, il mio armadio è un cimitero. Pero' posso dirle un piccolo segreto che in qualche modo va ricollegato a quanto stavamo dicendo... posto su facebook le foto dei miei amici quando vengono brutti: far perdere gli altri, non vincere, è una regola di successo”
“Il suo motto...”
Si piega leggermente sulla poltrona. Ha finito il caco ma continua a tenere il cucchiaino in mano, lo muove ritmicamente, come un maestro d' orchestra, cerca l' ispirazione; inserisce il cucchiaino nella fogna, lo estrae, mostra l' arcata di denti superiore, forse sorride e finalmente parla. I suoi canini non sono particolarmente sviluppati.
“Barcamenarsi in questo mare magnum che è la vita ottenendo i massimi vantaggi col minimo dello sforzo... in fondo non siamo che vasi d' argilla... per la verità alcuni più furbi di altri... io non lavo i piatti, mi limito a sciacquarli...”
“Ma se qualcuno mangia in quei piatti rischia di avere un gran mal di pancia”
“Vede, di mal di pancia non è mai morto nessuno, io invece sento che di fatica potrei morire. Non sono un lavativo, per fatica io intendo: fare qualcosa che non mi dà vantaggio; ecco, io a fare una cosa che non mi da vantaggio ci potrei anche morire.” Esprimendo quest' ultimo concetto cambia tono di voce, più sottile e acuto; sembra il lamento frustrato di un sonnambulo. Si riprende e continua. “Mi considero un filosofo della vita, uno che ha metodo nelle cose e non perde tempo, il tempo è denaro, il denaro è successo. Ho sentito da qualche parte che il denaro è una bella ragazza. Che ti sta accanto una notte e te la devi godere finchè puoi... ma il denaro è molto di più, è potere, lusso, soddisfazione e anche una bella ragazza...”
“Lei è uno che dura?”
“Eh?”
“Le do un aiuto, a Vienna, qualche anno fa lei ha dichiarato: ora mi porto una troia in camera, in albergo, e ci do tutto il giorno”
“Ora ricordo, avevo circa dodici anni, da allora non si è mai lamentata nessuna”
“E con la ragazza di Vienna poi come è andata?”
“La pianti con questa fabbrica del fango”
“E' omosessuale?”
“Non l' ho ancora dichiarato”
“I tre oggetti a cui non potrebbe rinunciare”
“I post it sui quali annotare i miei crediti, anzi debiti degli altri suona meglio, la gazza al mattino, lo sopino per il cesso”
“Quante volte va in bagno in media?”
“Una volta al di', a volte bisso”
“Complimenti”
“Grazie ne vado molto fiero”
“e fa bene. Libro sul comodino?”
“La biografia di Lippi e sport week”
“Fotografie?”
“Io e Lippi alle Cinque Terre”
“Poster, calendari?”
“Megaposter del capitano, statuetta votiva del mister e un calendario di donne nude”
“Ah, avrei pensato che un calendario della juventus; sarebbe stato più nelle sue corde”
“Infatti quello di donne nude me l' hanno regalato”
lunedì, novembre 01, 2010
Capitolo 10) California Dreaming
Sono uno che agisce, uno che agisce. Uno che nel bene o nel male fa il primo passo, spesso più lungo della gamba. Non sono un ignavo" - ripeto ad alta voce, ticchettando sul volante con la punta del pollice, e alla fine me ne convinco quasi.
"Meglio un ignavo di un bastardo. Oh, la mia testa..."
Deborah si è svegliata, buongiorno.
Ammetto che avrei invertito i ruoli volentieri, per aver potuto essere io ad addormentarmi nelle gelide brughiere friulane, e poi aprire gli occhi sotto il sole caldo della Toscana.
Un po' di mal di testa è sopportabile a fronte di questo piacevole risveglio; come passare all'improvviso dal bianco e nero alla tv a colori.
Da quanto non lasciavo Osoppo? Pur sforzandomi, non riesco a trovare risposta : una volta che mi sarò lasciato alle spalle questa storia, dovrò fermarmi a riflettere sul binario morto su cui è stata dirottata la mia vita. Magari scrivo pure un libro, una bella autobiografia.
"Ferma la macchina, o chiamo la polizia".
"Siamo già fermi Deb..."
"Non mi chiamare in quel modo! Io per te non sono più Deb nè Debby, e dopo ieri sera direi che sono anche meno, se possibile".
Seguono minuti di silenzio interminabili, la Toyota Corolla riposa a bordo strada, sotto l'ombra di quello che credo sia un platano; non lontano da noi scorgo il cartello marrone che annuncia Livorno.
Mi azzardo ad accendere la radio, ma questo la fa imbestialire.
"Ti rendi conto Sebastiano? - bello scandito SE BA STIA NO, è proprio arrabbiata - questo è sequestro di persona, io ti faccio arrestare; spegni quella cosa, mi hai anche colpita TI RENDI CONTO? Entro stasera avrò un bernoccolo così alto che non riuscirò più a stare seduta in questa auto del Pleistocene".
Una manata secca per spegnere l'autoradio.
Ah, il problema allora è il segno della terribile colluttazione di cui siamo stati protagonisti, chissà cosa diranno i clienti a vederti conciata così; magari chiederanno di essere affidati a qualche collega integra fisicamente.
Mi piacerebbe risponderle così a tono, invece che fornire la solita spiegazione razionale con un finto timbro rassicurante, che, a dirla tutta, non mi riesce neanche così bene.
"Stiamo andando a risolvere questa faccenda; intendo...la faccenda di Manuela, e forse anche di Belene. Ho una pista, e, anche se a dir la verità non è niente di più di un'intuizione, ormai devi fidarti di me, fino in fondo".
Accendo di nuovo la radio, riconosco i timbri scoppiettanti dei Beach Boys : bello.
"Non capisco, perchè mi hai portata con te?" mi chiede Deborah, con un insolito tono a metà tra il rassegnato e lo stravolto.
Ma io non so rispondere a questa domanda.
Perchè la realtà è che ieri notte ho agito di istinto, sotto i fumi residui della grappa, sicuro per un qualche oscuro motivo di avere bisogno di lei l'indomani mattina : ma la mattina sta finendo, e io non so che farmene della ragazza di nome Deborah che sta seduta in camicia da notte sui sedili posteriori della mia Toyota.
"Dobbiamo andare in un paese, e una volta lì cercare un posto con un nome particolare, forse si tratta di un locale".
Criptico al punto giusto. Ora mi dirà che non ho riposto alla sua domanda.
Le donne : ormai per me non hanno più segreti.
"Uff, e quale sarebbe questo nome?" - bofonchia mentre si lega i capelli.
E c'è ancora qualcuno che parla di sesso debole.
Strabuzzo gli occhi, ma le rispondo, stavolta senza fare il misterioso : "in realtà non lo so di preciso, però nel nome deve esserci la parola polpo. Ah, se vuoi, nel bagagliaio c'è una mia camicia e un paio di pantaloni, ovviamente da uomo".
Ma se resti in sottoveste va bene lo stesso, Deb.
"E il paese come si chiama? Vorrei almeno una sigaretta, non dirmi che hai smesso te ne prego".
Lei è decisamente più adatta di me al mestiere di investigatore privato, si capisce dallo spirito di adattamento ai cambiamenti repentini.
Mentre sfilo una sigaretta dal pacchetto morbido di Lucky Strike, e noto la sua smorfia di disgusto alla visione della marca, soddisfo la sua curiosità.
Sentito il nome e tirata la prima boccata, Deborah finalmente sorride, e io mi sento sollevato, ma come al solito non siamo sulla stessa lunghezza d'onda.
"Mi viene da ridere sai?" So, il nome è quello che è, ma è lì che dobbiamo andare.
La guardo senza dire nulla, sornione.
"Sono quattro anni che non fumo" - e mentre lo rivela, adesso Deborah ride di gusto.
La pausa è finita, la Corolla morde di nuovo l'asfalto.
Deb è seduta al mio fianco, addosso ha pantaloni e camicia del suo passato (remoto) fidanzato.
Superiamo Livorno, ormai manca poco : direzione Bibbona, località La California.
Sognando.
circumnavigazione della fine del mondo
sabato, ottobre 23, 2010
non si vive di solo pane, disse il salumiere
sabato, ottobre 16, 2010
tre terzi, quattro quinti
venerdì, ottobre 08, 2010
la dieta dell'allineamento morale
sabato, ottobre 02, 2010
a meno dell'audio
domenica, settembre 26, 2010
la misura
lunedì, settembre 20, 2010
Capitolo 9) Dal Tramonto all'Alba
Gesù, adoravo quando mi chiamava Seb.
"E' solo una notte Deb, una notte soltanto" - Seb e Deb, eccoci qua in tre semplici parole, come ai vecchi tempi.
"O forse non puoi assentarti sul posto di lavoro? Non mi pare che le mignotte timbrino il cartellino, sono rimaste le uniche al giorno d'oggi" - essere sopravvissuto alla sbronza della notte precedente mi fa sentire un re.
Il mio regno per una notte (in macchina) con Deborah.
Slap!
Schiaffo in pieno volto. Pausa. Rewind.
Ore 04:37 - Casa di Oscar (Osoppo)
Dal mio ultimo autostop sono passati 24 anni. Ma quando ho alzato il dito a bordo strada, mi sono sentito eccitato come allora. Rivoli-Osoppo a bordo della Citroen bianca del signor Bianchi; Elio di nome, banalità di cognome. Il tragitto è brevissimo, ma io sono indubbiamente ubriaco, così mi lascio coinvolgere e troviamo il tempo di parlare di tutto : delle stagioni, del basketcheseavesselostessospaziodelcalciosuigiornalisarebbeilprimosportitaliano, dei cognomi più comuni, della politica - il signor Bianchi ha lasciato scheda bianca alle ultime elezioni, guai a smentirsi - parliamo persino di donne, sparandole grosse entrambi, finchè finalmente è il momento di scendere, e posso smettere di essere spensierato.
Oscar abita in una vera catapecchia; non ho idea se si possa permettere qualcosa di meglio, ma so che a lui piace così. E anche a me piace così, a pensarci bene. Da Oscar mi sento a casa molto più che a casa mia, e quella sensazione di familiarità mi pervade anche stasera, fradicio di grappa. "Quattro passi in avanti a partire dalla cassetta delle lettere, poi uno a sinistra, mezza giravolta : ecco quella maledetta piastrella...vediamo bella, cosa riservi per Zio Sebastian?" - finita la frase da neuropsichiatria, per la scoperta balzo in piedi urlando e gesticolando. Se qualcuno qui intorno mi sentisse, di sicuro chiamerebbe la polizia. E farebbe bene.
Ore 05:52 - Edicola di Ubaldo Brambieri (Rivoli)
"Ho bisogno assolutamente che tu mi dica queste fatidiche parole Ubaldo : la mia edicola vende cartine della Toscana". Ubaldo mi fissa come si guardano i pazzi, quasi roteando la testa di 180 gradi. Come non capirlo? Sono bagnato fradicio e senza scarpe, l'ho importunato prima al Bar, mi ha visto sorseggiare qualche goccetto di troppo, è l'alba e formulo richieste stravaganti ancora prima che l'edicola sia aperta.
Del resto anch'io ho le mie attenuanti : sono tornato a Rivoli a piedi (stavolta nessun signor Bianchi) e a metà strada mi sono ritrovato nel bel mezzo di un odioso temporale settembrino. Per salvare i miei adorati mocassini me li sono tolti al grido di "che la grappa sia maledetta".
"Se io le rispondo di si, senza fare domande e senza chiamare i carabinieri, poi mi promette che, almeno per stanotte, non si fa più vedere davanti alla mia edicola?" Sì sì certamente, almeno per stanotte, almeno per stanotte, grassone dammi quella cartina : sono io che dovrei desiderare di non averti più nel mio campo visivo, non il contrario.
"Prometto. Ah, se non fosse ovvio, non posso pagargliela, amico, ma solo per stanotte" - in vita mia, mai ritorno al lei è stato più appropriato.
Ore 6:28 - Casa di Deborah (Osoppo)
"Sei fuori di testa? Nemmeno mia madre mi ha mai colpito in questo modo barbaro!" - e, mentre dico questo, mi sento più immaturo e piagnucolante di un bambino dell'asilo.
"Io non ci vengo con te, è già stato un discreto incubo averti trovato nuovamente davanti alla mia porta di casa, per di più in queste condizioni! E ora, se non ti dispiace, me ne torno a dormire; e vorrei che te ne andassi subito Sebastiano...ma poi cosa diavolo ti è successo? Sembri uno scappato di casa, uno che ha fatto di corsa mezzo Friuli".
Quasi. Ci sei andata vicina. E poi pioveva fino a due secondi fa, se non te ne fossi accorta, stupida oca. Deborah abita sempre nello appartamento, e questo dovrebbe suggerirmi qualcosa, ma i miei sensi sono appannati, per non parlare dell'intuito investigativo. L'unica cosa che mi viene in mente è che sono stato fortunato a trovarla, molto fortunato.
Così fortunato che non posso permettere che lei torni dentro a dormire. Mentre Deborah si volta e sbuffa, ormai certa che io sia stato persuaso a lasciarmi la porta di casa sua alle spalle, la colpisco alla nuca con il primo oggetto che trovo a tiro : una statuetta Peruviana di dubbio gusto. Deborah cade a terra svenuta e velocemente la carico in macchina. Macchina che ora, senza alcun dubbio, mi convinco di poter domare, e al diavolo autostop e scampagnate.
Mentre metto in moto, vedo spuntare i primi raggi di sole : illuminano il mio ghigno da pazzo.
domenica, settembre 19, 2010
Ritratto del blogger da giovane (seconda parte)
Vedi, ci sono questi due tizi in un manicomio ... e una notte, una notte, decidono che sono stanchi di vivere in un manicomio. Decidono che cercheranno di fuggire! Così, salgono sul tetto e, dall'altra parte, vedono i palazzi della città distendersi alla luce della luna... verso la libertà. Il primo salta sul tetto vicino senza alcun problema. Ma il suo amico non osa compiere il balzo perché... perché ha paura di cadere. Allora il primo ha un idea... e dice: "Ehi, ho preso la torcia elettrica con me! Illuminerò lo spazio tra i due edifici. Così mi raggiungerai camminando sul raggio di luce." M-ma il secondo scuote la testa. E d-dice... dice: "Co-cosa credi? Che sia pazzo? Quando sarò a metà strada la spegnerai!"La barzelletta è un faro nel mare dell'equivoco. E' un invito a rallentare quando la presunzione della chiarezza ti porta ad accelerare i modi del tuo metodo di giudizio.
AH AH AH AH AH! AH AH AH AH AH AH AH AH AH AAAAH....FNFFF Oh, perdonami... AH AH AH AH AH!
Capitolo 8) Si viene e si va
Bar Sport.
Neanche due isolati dietro casa.
Vi assicuro che non sto raccontando una frottola, se vi dico che si tratta del posto più sporco che abbia mai visto in vita mia.
E, banalmente, il bagno è il posto più sporco all'interno del posto più sporco.
Eppure sono qui, in questa micro-toilette lurida, con la testa tra le mani; e vorrei tanto vomitare, oppure perdere i sensi, ma stasera non c'è verso.
"Devi bere di più maiale, altrimenti esci di qua che ti ricordi ancora tutto quanto" - e mentre mi riempo la bocca di cotanta saggezza, penso che se qualcuno entrasse ora mi scambierebbe per uno di quegli svitati che parlano con gli oggetti; nel mio personalissimo caso con il wc.
Alzo lo sguardo, e fisso con insistenza lo straccio di uomo che mi offre lo specchio : in otto capitoli è la prima volta che ne ho l'occasione.
Mi accarezzo i capelli che hanno cominciato, ormai da alcuni anni, ad ingrigirsi, certo di aver accelerato il processo dopo la giornata di oggi; non sono un bello spettacolo : il verde degli occhi sembra più spento; le rughe della fronte imponenti, come scolpite; mi sento a pezzi, ma ho la certezza che se tornassi a casa adesso non avrei nessuna possibilità di addormentarmi.
Disprezzo fortemente l'uomo che vedo riflesso : è un impotente, un miserabile, un fallito; un omuncolo che non ha saputo evitare che due donne fossero assassinate sotto i suoi occhi in un solo giorno; un poveretto che per sei lunghissimi mesi ha condiviso un ufficio con uno psicolabile omicida, credendolo un ingenuotto sognatore.
Dopo aver subìto l'interrogatorio dell'Ispettore Manetta, palesemente disturbato dall'avermi incontrato sulla sua strada per due volte in un giorno, Deborah mi ha accompagnato a casa in auto, sostenendo che non era il caso prendessi la bici nelle mie condizioni.
Ah, ovviamente a casa non ci sono andato affatto, nonostante tutte le raccomandazioni della mia ex-fidanzata prostituta.
Soltanto un paio di bicchieri, e poi vedrai come dormi d'incanto Sebastiano.
Vorrei sputare allo specchio, come nei peggiori film, ma non ho gli attributi nemmeno per fare questo : troppo rispetto per chi dovrà pulire la mattina dopo. Ovvero nessuno.
Sbatto forte la porta del bagno, e mi appoggio al banco :
"Sai cosa Ettore? Versami ancora qualcosa, bicchiere grosso però, visto che è l'ultimo".
Mentre cerco di sostenere con dignità lo sguardo perplesso del barista, provo la sensazione che la giornata che sto cercando in tutti i modi di lasciarmi alle spalle sia solo l'inizio, il coperchio di un enorme Vaso di Pandora in salsa friulana.
"Non ti darò più una goccia di un bel niente Scalise, hai una faccia che fa schifo" - in dieci parole vengo trafitto brutalmente dal barman, Ettore Languidi, o Languisi, o qualcosa del genere.
"La serata è finita, siete rimasti solo tu e il vecchio Ubaldo" - mormora infine, porgendomi un rimasuglio di qualcosa che assomiglia molto a grappa.
Bicchiere grosso.
Ahhh, adoro la coerenza dei baristi.
Uomo di buon cuore dopotutto, il vecchio Ettore Vattelappesca.
Afferro con sorprendente sicurezza il mio drink e vado a sedermi dirimpetto ad Ubaldo, l'anziano giornalaio di quartiere, che ancora non si decide a lasciare quella benedetta edicola al figlio, continuando a farsi levatacce tutte le mattine.
Sono le cose che lo fanno sentire vivo, dice.
Non deve essere male quella sensazione, sentirsi vivi intendo.
"Più tardi posso aprire con te l'edicola? Guardo solo cosa dicono i giornali delle due donne morte e me ne vado" - gli chiedo con un tono da bambinone annoiato durante le vacanze estive.
Oltretutto, non ho mai dato del tu ad Ubaldo, nè tantomeno mi sono mai sognato di chiedergli un favore, se non quello di avvertirmi ad ogni nuova uscita della mia rivista preferita : Detective Magazine.
Mai sentita? Roba da disturbati. La leggeva un mio compagno di Università - Università che, tra parentesi, non ho mai terminato - a Lecce : si chiamava Pareo mi pare, un tipo singolare, senza ombra di dubbio.
Era schernito da tutti, ma solo di nascosto, da veri infami : infatti si temeva fosse figlio di Presidente di Tribunale. Ciònonostante era riuscito ad attaccarmi quella piccola mania, anche se a quei tempi compravo di nascosto la rivista : lungi da me diventare come Pareo, senza nemmeno un parente piazzato in Tribunale.
"Se ne vada a casa a dormire Sebastiano, le tengo due copie e domani a mezzogiorno le viene a ritirare; se qualcuno dovesse vederla in questo stato davanti alla mia edicola, che messaggio trasmetterei ai miei clienti?"
Frasi troppo lunghe e banali : quando aveva smesso di parlare, il mio bicchiere era già vuoto sul tavolo. Sul suo tavolo.
E ai clienti della nostra agenzia che messaggio si trasmetterà quando scopriranno tutto? Il pensiero ritorna subito da Oscar : solo uno stupido poteva creare un rapporto di vera amicizia con l'uomo conosciuto come il Matto di Osoppo.
Eppure era l'unica persona che era riuscita a guadagnarsi la mia fiducia.
"Sa, c'è un rapporto basato sulla fiducia anche nelle edicole" - insistendo, e sempre con quell' espressione irritante da giornalaio che ne ha viste di cotte e di crude, pur non muovendosi mai da Piazzale Marini.
Banalità? Forse non erano banalità, forse non erano banalità.
Fiducia.
Tra me e Oscar c'era fiducia, e io l'ho condannato troppo frettolosamente.
In fondo ha provato anche a telefonarmi.
Se è anche solo lontanamente immischiato in quel casino, deve avermi lasciato un messaggio. "Deve averlo fatto" - sorrido e parlo da solo; Ubaldo scuote la testa rivolto verso Ettore.
E, tutto d'un tratto, ho anche un'idea sul Dove possa avermelo lasciato.
Esco affannato e senza impermeabile; con la coda nell'occhio vedo Ettore che segna sul conto di mia pertinenza anche l'ultimo drink, e poi, con un gesto disinvolto e abitudinario, stacca una grossa spina : la scritta intermittente Bar Sport si spegne e mi consegna all'ultimo buio della notte.
venerdì, settembre 17, 2010
Ritratto del blogger da giovane (prima parte)
lunedì, settembre 13, 2010
Tremarella di fine stagione
sabato, settembre 11, 2010
trattenere lo starnuto
"Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell'acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde. Laggiù i pesci sono più forti, più puri. Sono enormi e astratti. Davvero stupendi. Più la tua coscienza è dilatata, più scendi in profondità verso questa sorgente e più grosso è il pesce che puoi pescare."
venerdì, settembre 10, 2010
le oche del vicino ascoltano il sax a mezzanotte
"...il suono si genera in natura come vibrazioni meccaniche, si propaga in analoga maniera e sempre come vibrazioni viene percepito"
mercoledì, settembre 08, 2010
Synecdoche, New York
lunedì, settembre 06, 2010
venerdì, settembre 03, 2010
bel tempo si spera
Devono essere per forza i biglietti del treno solo perché siamo in treno?
mercoledì, settembre 01, 2010
Excusatio non petita...
Se poi vogliamo richiamare brevemente Luciano di Samostata con la sua "Storia vera", ci accorgiamo che storia vera e' un titolo che ben si adatta ad un' incredibile accozzaglia di fandonie; e non sarebbe difficile andare avanti ancora molto con questo tono un po' sostenuto da vecchio professore omosessuale (di liceo). Ma sarebbe inutile, noioso e, cosa a me insopportabile, dozzinale. In fin dei conti quello che mi preme di piu' in questo momento e' scendere in campo e raccontare la mia verita' (fuggendo il rischio di premesse autoconfutanti).
Era una notte buia, non troppo buia in verita'.
Era una di quelle notti che non fanno paura, nelle quali la luna si mostra nuda nella sua straordinaria bellezza, senza indossare bikini, minigonne vertiginose, abiti firmati, mantelli, k-way e via dicendo. Nuda insomma, coi suoi bei crateri al vento, come la preferisco (inoltre, cosa assolutamente da notare, e' incredibile come la k coesista in due capi così differenti e antinomici).
Che tipo di notte fosse non fa nessuna differenza.
Era notte quando il mio telefono squillo'! Chi doveva funestare il mio riposo?
Ovviamente lui, Rodrizio! Il maniaco di Villettopolis, l' Iscariota dei fantacalcio. In compagnia di Baro, uno della sua cricca, che si era portato dietro come cronista. Erano in vena di introdursi nella mia culla di benessere allo scopo di scroccare qualche merendina o, ancora peggio, scoprire qualche mio segreto, o ancora peggio (il peggio del peggio, non c' e' limite al peggio), sbeffeggiarmi.
Certo! Rodrizio voleva evidentemente sbeffeggiarmi! Questo spiega perche' si e' portato un cronista.
Sono entrati, con la foga di chi vuole, privi di invito. Ma io prima li ho storditi, con il mio comportamento ambiguo, poi li ho incantati, con il didgeridoo.
Sicuramente la cosa ha funzionato su Baro, che per il resto della serata si e' limitato ad alzare la radio e a cantare, come lobotomizzato.
Meno su Rodrizio, il quale dopo un primo stato di accondiscendenza, incoraggiato anche dalla vista del mio pugnale che splendeva sotto il chiarore della luna, in un secondo momento si e' rivelato tornoacasista, come sua abitudine. Precisamente quando Baro, risvegliato per un momento da una brezza spirituale ha esclamato: andiamo ai boschi.
Cosi' non e' neanche cominciato un percorso.
Che non si e' concluso con il ritorno a casa
RISPETTIVAMENTE
dell' inconsapevole Baro che, da promotore di un' esperienza mistica, sotto la perfida influenza di Rodrizio e' andato a far parte del fronte del no,
di Irreprensibile, deluso dalla serata peggiore della sua vita,
di Rodrizio, che tornato nel suo antro, e' felice di aver scampato un altro pericolo: la cosa che più conta e' essere a casa, al caldo.