venerdì, novembre 28, 2008

Senza titolo

La scuola dell'obbligo, o verità?
La ministra, la maestra, la minestra. Di ceci di fave, la fava: correggetemi se sbaglio.
Sarò sincero: non so di cosa scrivere. Una banbina che sposta i bicchieri col pensiero: non so cosa pensare. Si tratta anche questa volta di verità, oppure parliamo di un obbligo, e non lo sappiamo?
Mi viene in mente un giudice interno, il demone aristotelico: "Ti obbligo di dire la verità, soltanto la verità, nient'altro che la verità."
La verità è che ci sentiamo obbligati, si', ma a mentire. Ci teniamo di più a seguire l'immagine che abbiamo della realtà piuttosto che vedere noi stessi con i nostri occhi le differenze. E allora si' che le linee dritte in realtà sono tutte curve, perchè non c'è giustizia, o giudici aristotelici, o equilibrio o comunicabilità nella realtà. Non c'è pensiero che per quanto nascosto non produca in realtà e nella realtà un cambiamento palese agli occhi di tutti.
Non ci sono forze uguali e contrari nella fisica Vera e non c'è nulla se non un accordo, un magna-magna, una licenza presa tra amici che obblighi quel vettore a dirigersi in senso contrario.
No, non dipende da noi italiani, è una cosa di tutti, che riguarda non solo il genere umano ma perfino l'idea che esso ha di sè stesso. Perchè in definitiva ogni cosa si basa su cavilli, su vizi formali, su vuoti, che la natura per gusto, solo e solamente per il gusto del bello, nemmeno ha considerato.
E non si pensa mai al transitorio, ma solo alle risposte generalizzate, al comportamento a regime, al fatto che in fin dei conti poi tutto, come per magia o perchè minacciato, segue le regole generali.
Eppure mi viene da sperare che esistano delle forze partigiane, testarde, contrarie, che cerchino di fare le pecore nere, ma senza velleità, solo cosi', perchè è quello che gli dice il cuore.
E anzi non spero ma voglio, desidero queste forze casinare, pasticcione, che cerchino in tutti i modi di rompere la banalità e la linearità e l'unicità e l'esistenza delle risposte a cui il caro vecchio Arturo Doyle ci ha cosi ben abituato.
Leggendo le prime righe avete creduto d'intuire un post sulla riforma scolastica, e siete stati smentiti.
Avete percepito l'incipit di un post in rima e siete stati delusi nelle vostre aspettative.
Volevate qualcosa di bello, di comprensibile e breve e tutto ciò che desideravate o vi aspettavate o che trovavate logico è stato evitato e nullificato e perduto da un mattone di ribellione.
Si, questa è ribellione.

E' Rivoluzione.

lunedì, novembre 24, 2008

In memoria di Ilenia, la cocca della catechista

Ecco lo sapevo : non dovevo scrivere niente...e invece ormai l'ho fatta sporca
tutta colpa di Baro che non la vuol smettere di timonare...
"ti è mai successo di scrivere un messaggio ad uno e vederti rispondere dall'altro?"
si che mi è successo
"non so cosa leggere la sera visto che ho lasciato la Bibbia a Genova"
perchè mi perseguiti Irreprensibile
ebbene vediamo un attimo, una controllata giusto per scrupolo, per andare a letto tranquillo
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
e qui non dovrebbero esserci problemi
2. Non nominare il nome di Dio invano.
ah mia nonna lo dice che la buona educazione ti porta dritto in paradiso
3. Ricordati di santificare le feste.
questo è fin troppo facile
4. Onora il padre e la madre.
anche qui ci siamo...siamo già al quarto e sono in regola
5. Non uccidere.
tutto liscio, potrei anche andare a dormire, ma voglio continuare
6. Non commettere atti impuri.
qui mi gioco il jolly e salto al prossimo
7. Non rubare.
chiedo scusa a cavestri per quelle figurine in terza elementare, per il resto sono pulito
8. Non dire falsa testimonianza.
sono un uomo di legge, mi cala la palpebra, il libro del catechismo mi cade dalle mani
9. Non desiderare la roba d'altri.
non mi piace pensare alla roba, mi fa venire in mente Verga, questa notte avrò gli incubi
me ne manca soltanto uno per essere santo subito
10. Non desiderare la donna d'altri.
...
...
chiamate il prete
l'Irreprensibile me lo diceva sempre che ero un povero diavolo
presto Perpetua chiamate il prete che ho peccato

domenica, novembre 23, 2008

Attention Chevaux

I cavalli sono un simbolo conclusivo, avrei dovuto capirlo subito.
Ma ormai il titolo l'avevo scritto, toccava andare avanti.
I cavalli sono un segno catartico, liberatorio, finale, me lo diceva la professoressa d'Inglese, parlando dei viaggi di Gulliver.
"Houyhnhnms!" mi diceva, con quell'accento straniero.
E io pensavo: "Houyhnhnms, Yahoos, Google, semo tutti amici, semo compari, fratelli, soci!"
Ma non pensavo al fatto che i cavalli sono un simbolo conclusivo, un monito, un Rubicone pericoloso, un Manzanarre o un Reno più evocativo persino dei velieri del deserto, anche se sicuramente meno odoroso.
La Nebulosa Testa di Cavallo si trova appena sotto Alnitak, la stella più ad est della cintura di Orione. E cosa c'è mitologicamente ad est, se non il male?
E' come nel Padrino: una testa di cavallo mozzata perchè si intuisca un limite, l'apice dell'evoluzione.
Varenne e Rennes-le-Château: vi sembrano ancora pochi gli indizi?
Non mi interessa se mi reputate alla stregua di Voyager: dovete capire!
Se continuiamo a giocare con la playstation perderemo i mignoli, poi gli anulari, i medi (e come faremo ad insultarci allora? diventeremo sicuramente esseri superiori, illuminati) poi gli indici ed infine l'agognato, il caro, vecchio pollice opponibile. E allora saranno zoccoli e zoccole, nitriti, froge e stridore di denti.
Sarà la calma della biada: dalle stelle alle stalle.

venerdì, novembre 14, 2008

Bancarotta

La pioggia 24ore. Un pezzo di strawberry fields. Il nocchiero baro continua imperterrito a timonare l' ipiroga; ma che fatica. Perchè l' ipiroga da sola non va avanti? E tutti quei discorsi sulle opere che vivono indipendentemente dai propri autori...iPiroga perchè non parli.

domenica, novembre 09, 2008

egocrazia

venerdì, novembre 07, 2008

penne alla bodka

Di cosa vive la gente?
A volte, soltanto a volte, la protratta esposizione ai fumi dei pennarelli per lavagne bianche può causare delirium tremens, cleptomania, efferratezza, esacerbazione. Quando poi la lavagna viene pulita con alcool etilico posso solo lasciarvi immaginare. Ci sono cose che non ti spiegano sui libri.
Di cosa vive la gente?
A volte, soltanto a volte, puoi essere talmente convinto del potere di un'azienda solo perchè produce il mouse dell'aula informatica, da comprarne, diciamo, un migliaio di azioni.
Le stesse azioni un'ora dopo valevano meno della carta su cui, febbricitante, cercavi di prendere appunti.
Ci sono volte in cui ti chiedi: di cosa vive la gente?
Che cosa rende viva la vita di un fan di Raffaella Carrà? Che cosa rende tangibile l'esistenza di una vecchia libraia di via Cairoli di cui nessuno sospetta l'esistenza?
Ci sono volte in cui diventa più interessante chiedersi che cosa renda visibile la vita piuttosto di che cosa o chi sia a crearla.
Poi il treno ferma alla tua stazione, e scendi in fretta come tutti gli altri.

sabato, novembre 01, 2008

Una resistenza al regime

Interno borghese, sera, tremolanti luce al neon, rumore di playstation, odore di sugo: un'appartamento come tanti.
All'improvviso suona il citofono: un suono insolito, come quando nel locale di periferia ordini incautamente un black russian.
Marito si alza, chiude Repubblica con un colpo di mouse, è in piedi. Si avvia a passi misurati verso l'ingresso: è un uomo rispettato.
Alza la cornetta, preme un pulsante, dice: Pronto.
Anche Moglie dice: Pronto, là in cucina, scolando la pasta.
Marito assume un'espressione grave, aggrotta le sopracciglia mentre il pomo d'Adamo cerca una sistemazione migliore, poi si rischiara, le pupille si allargano, le rughe della fronte si distendono verso la pelata incipiente: è felice. Chissà cos'ha sentito, dall'altro capo del filo.
Quando arriva in cucina non è più felice, è euforico: la camicia magenta è vistosamente pezzata di sudore, le mani gesticolano frenetiche col telecomando del garage, quello col portachiavi di Italia 90.
Moglie, Bambino e Bambina sono seduti a tavola, lo guardano in piedi sulla soglia della cucina, il loro rispetto per lui è granitico.
Bambino è un cacasotto e teme tutto quello che non capisce, vedendo il padre paralizzato dalla gioia chiede: 
"Papi, chi era al citoforo?"
Marito si desta come da un pensiero proibito, cerca le parole più volte, senza trovarle, Moglie lo esorta, adesso anche lei è preoccupata.
Finalmente Marito se la sente, è pronto a parlare:
"Cazzo ragazzi ci siamo! Era Giovanni Rana, che proprio adesso sta salendo le scale: stasera offre lui! Mamma, butta la pasta, per cena stavolta mangiamo qualcosa di buono!"
E la cucina esplode in grida di festa.

sabato, ottobre 25, 2008

sarà perfetto con le lenticchie

Vai dal macellaio, sono mesi che non ci vai.
La tua via è piena di questi commercianti, cè un abuso di macellai nella tua strada, nel tuo quartiere, in Italia. Un'orgia di carne, un corno bovino dell'abbondanza da cui sgorgano salamelle e salsiccie, lingue, mammelle, fegati, rognoni, petti, cosce, occhi di bue.
No, gli occhi mi fanno impressione.

Rileggi quello che hai appena scritto, ti piace?
E' inutile lagnarsi, sei nella tundra mentale d'ottobre, non serve a nulla fare lo schizzinoso e cercare dei temi interessanti di cui parlare, da cui spremere la morale posticcia che tanto nessuno coglierà, te compreso. L'unica speranza è quella con la S maiuscola: quella di mettere tutto quello che si ha nella pentola e di chiudervi sopra gli occhi, il coperchio e il cuore, e sperare che il risultato sia sufficiente a sfamarti.
E allora sarà lecito parlare di un elettricista improvvisato davvero sgarbato con la propria (futura) nuora, dei Gothamiti, dei pappagalli che popolano Albaro, dei libri di russo che non si trovano, dei fruscii del bosco, delle pietre che rotolano, delle foglie amaranto che cadono.
Si ripara una portiera e si chiude un portone, ma non è un portone qualunque, è un portone russo, che comprende le persone che vi abitano, i pettegolezzi da pianerottolo e i vecchietti seduti li' davanti con le sedie portate da casa.
Recito l'infinito di leopardi tre volte prima di alzare il coperchio, e guardo il risultato: sarà perfetto con le lenticchie.

sabato, ottobre 18, 2008

nel 1914 non fu assegnato

I giochi da viaggio sono misteriosi.
Di solito l'obiettivo è quello di partecipare a qualcosa di talmente più noioso rispetto allo stare mollemente seduto sul sedile dietro di una macchina da rendere quest'ultimo qualcosa di interessante.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Ford Dorotea del 1936.
I giochi sono sempre i soliti, con poche varianti: "da rana a pala", "contadino", "camera con vista", il gioco delle rime che puntualmente finisce con la parola "fegato" e tanti altri.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Citroen "le caddy" chapron cabriolet.
I giochi da macchina, da tavolo, di ruolo, l'importante è cercare di non far caso al panorama che cambia.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Oldsmobile 88 di seconda generazione.
Invece bisogna fare attenzione, rimanere concentrati.

Mi sembra di aver parlato in modo sufficientemente chiaro: nel 1914 non fu assegnato; quel Nobel ci spetta di diritto.

domenica, ottobre 12, 2008

Passato accanto; cronaca di spallle

Io so. La musica indiana può risultare anche gradevole se non si tiene conto del fatto che è un po' di parte; sicuramente meglio di un paio di frittelle degustate in un banchetto a bordo autostrada. La cosa che più di tutte mi sconvolge è questa, tuttavia: autostrade d' altobordo, febbricitanti uomini del casello protettori, curve sinuose, tre corsie. Ma non è tutto. Un tappeto persiano. I rimedi per la diarrea più utilizzati dai gentiluomini, inglesi, dell' 800. Dicono che un quaderno monocromo sia diverso, e di qualità superiore, rispetto ad un quaderno one color. Ma non è questo il punto: i pini? Non hanno essi un diritto ad essere amati? E i pampini, non hanno un diritto alla vita, anche se sono ancora pinoli? E perchè un aquila non può, diventare aquilone?

venerdì, ottobre 10, 2008

Il fantasma dell' Opera Pia

Un anno e quattro giorni dopo i fatti accaduti ne "la fiera del male", Invisibile Baro torna per raccontarci nuove avventure. Molti misteri rimangono da risolvere in questo secondo appuntamento tra cui: "cosa faceva il marinaio Aio la sera del concerto di Vasco?" e "c'è vita oltre il valdostano?" e intanto altre domande attendono solo di essere formulate. 
Che vi piaccia o no, la vendetta è un piatto che va servito; freddo o caldo non importa.

Prefazione a cura di E. Raspelli

La petizione per legalizzare i ghiaccioli era solo l'inizio, Baro lo sapeva. I vicoli erano sempre più lerci e le coscienze non volevano certo essere da meno: l'aria sapeva di fritto e di salmone mentre le piogge temporeggiavano sopra la città in attesa del Grande Monsone. Era acqua sporca: pioggia cicciosa.
Era vero quello che diceva il bambino sminchio nelle orecchie del suo cagnetto, scendendo le scale: "è rimasto, penso che non se ne andranno nemmeno quest'anno...".L'unica differenza tra lui e il cagnetto stava nel collare, ma Baro sospettava facessero dei turni.
Molte cose che sembravano essere cambiate si stavano in realtà solamente evolvendo: l' evanescente eminenza grigia della fiera si era svelata,  ma si trattava di un investigatore privato: il mistero si infittiva passo dopo passo.
Che fare allora? L'unica cosa sicura sembrava andare avanti.
Tutto ciò che Baro sapeva, era che la semplicità non sarebbe mai stata la misura della sua grandezza.

venerdì, ottobre 03, 2008

Empi, spegnetela!

Barbieri! Che vita la vita dei barbieri! Una vita in testa, ma non necessariamente primi. Una vita vissuta sulle chiacchere, sulle storielle sconce, sui ricordi di gioventù tra le fila della Folgore.
Concedetemi una piccola dissertazione:
Esistono molte tipologie d' esercitanti di questa nobile arte, e se molte di queste si riuniscono in una sola persona, d'altro canto alcuni barbieri non appartengono proprio a nessuna di esse; ce ne sono di pazzi, d'infoiati, di succubi, di schiavi, di tenebrosi, di nobili, d'affaccendati, d'eterei, d'omosessuali, di quelli presi da furiosi attimi di ispirazione poetica davanti ad un calendario di Sabrina Ferilli, di compassati, di silenziosi, di precisini, di cagoni, di quelli che insistono fino allo sfinimento per metterti il gel le cremine le lacche le tinte i boccoli le mollette le extensions e le mèches, ce ne sono di quelli che in mano tengono soltanto le forbici ed il pettine, giorno e notte, ce ne sono di esosi, di umili, di quelli che reclamano agli assistenti gli attrezzi, come chirurghi, ce ne sono di quelli che adorano l'opera, di quelli che leggono libri e di quelli che ne scrivono, ce ne sono di alti, di bassi, di magri, di stronzi, di adulatori, di falsi, di quelli che ti chiamano sempre col nome sbagliato, di bugiardi, di ladri, di quelli che ti mettono in imbarazzo con gli altri clienti, di quelli che ogni tanto controllano, chissà cosa, aldilà della porta a vetri della bottega, di quelli che aprono quella porta ai vecchi clienti e di quelli che la porta la tengono soprattutto chiusa, ce ne sono di quelli più sbrigativi, di quelli più professionali, e di quelli che i capelli li fanno spazzare al garzone.
Di tutti i barbieri di questo mondo, ne ricordo soltanto due di famosi: quello di Siviglia ed il padre di Charlie Brown.
Mi sembra poco, troppo poco.

sabato, settembre 27, 2008

La droga del marinaio

Un' incontro casuale.
Un metapod piantagrane nell'erba alta.
Poca esperienza, pochi oggetti, poco di tutto. 
Il giocatore medio abbandona lo scontro più per noia che per pietà.
La convenzione di Berna l'annovera tra la fauna protetta. Ma chi? Serve un soggetto, a questa frase.
Una lampreda, si', la pesca ne è vietata in Olanda e Francia, anche se si nutre di sangue.
E' un periodo propizio per la ricerca dell'animale guida. Ne appaiono sul ciglio delle strade, allontanati dal centro della foresta dagli speculatori edilizi, ne appaiono tanti che più non si contano: lamprede, cani, cerbiatti, tigri, tigri contro tigri, piccoli cacciatori notturni, civette, moscardini, capodogli.
Poi un suono lontano, l'accendersi dei fari nella nebbia, un suono come di tuono nascosto nella stanza genovese di un giovane logorroico, una noce moscata: la droga del marinaio.

venerdì, settembre 19, 2008

martedì, settembre 16, 2008

El polveron (come fare un post senza scriverlo)

Adesso un attimo che vado a farmi la barba.
Eccomi. Ci ho messo poco o tanto? Boh, chiediamolo all' I Ching.
Dov'ero rimasto? Ah ecco, stavo parlando di come io ed Irreprensibile abbiamo convenuto su come sia poco consigliabile abusare delle doti oracolari di un oracolo. 
Ma la tentazione! La tentazione è forte capite? Uno è li' cosi' indeciso, cosi' titubante, represso, dubbioso e timoroso che prendere il primo consiglio che capita gli sembra l'unica cosa da fare. 
Non ne siete sicuri? Chiediamolo ai tarocchi.

Giovedi' 28 agosto internet non funzionava. E' una cosa che negli anni si è ripetuta altre volte, ma non riesco proprio a farci l'abitudine. Sono come uno di quei marinai svedesi che hanno saltato il militare perchè non riuscivano a disintossicarsi da messenger. Sono affetto da quel male che Irreprensibile chiama "la smania di google" oppure "quel-male-che-io-chiamo-la-smania-di-google". La smania di google ti costringe a cercare qualunque idiozia ti passi per la testa. Insomma, stavo malissimo.
Giovedi' 28 agosto, nel pomeriggio, guardo il computer chiedendo a cosa possa servire senza una porta sul mondo. Gioco un pò a space cadet, a spider, a hearts, ma la mia sete non si placa.
Non devo essere intrattenuto ma essere io ad intrattenere gli altri.
Cosi' apro il blocco note e programmo il post del mio ritorno in rete.
In tutta la sua magnificenza, per la serie "come fare un post senza scriverlo", ecco a voi:

Viaggio nel tempo

Edu si sfilò i guanti gialli. Lo giurò a sè stesso, si disse: "non cucinerò mai più a quel modo, cosi' come un pazzo, mentre intanto mi scappa da cagare".
Sorrise, a quel modo beffardo che lo faceva sentire nobile. Dire le parolacce lo faceva stare proprio meglio.
Guardò l'orologio, scuotendo la chioma, che nonostante i primi capelli bianchi dei trent'anni cresceva sempre rigogliosa, come una tettoia coperta dall'edera tutte le primavere.
Guardò l'orologio, pensando: "ora arriva quel minchione" e puntuale come il bruciore alle chiappe dopo che si è mangiato troppo cioccolato, Pisto girò le chiavi nella toppa.
Non gli piaceva la Spagna, ma era contento di essere li', a casa. Posò il basco, un regalo di Edu, sulla cassapanca. "La pendola ticchettava lenta come lo scroto possente di un toro da monta sulla cima dell'Everest", pensò Pisto, con una certa malizia. 
Gli piaceva pensare come in un libro. 
"Si schiari' la voce: Sono a casa! risuonò nell'appartamento in cerca di Edu. Era un bellissimo tramonto di fine agosto, i toreri si cacavano addosso poco distante, in attesa della maschia carica del bovino imbufalito"
No, pensò, mentre posava la cartellina piena di fascicoli pieni di fogli pieni di cazzate, "bovino imbufalito" non suona mica bene.
Edu entrò nel suo campo visivo: altissimo, biondo nonostante l'età, con qualcosa di nobile nell'aspetto: doveva aver detto parecchie parolacce durante la giornata.
"Come è andato il lavoro, merda secca?"
"Bene bene"
"Sono irato"
"Lo vedo...hai litigato ancora con la signora Pelotas? Quella del terzo piano?"
"Ma và! Che cosa dici! Sono irato con noi..."
"Con noi? In che senso? Oh no...ancora quella stupida storia"
"Non è una storia stupida Pisto! L'I Ching aveva detto di non andare a vivere insieme! Aveva detto di no e noi ce ne siamo sbattuti! Abbiamo fatto una cazzata e abbiamo fat"
Pisto lo guardò pieno di dolcezza.
"No Edu...abbiamo fatto bene..."
Lo strinse nel suo piccolo, caldo abbraccio.
"...abbiamo fatto bene a sposarci"

La folla esplose in un boato fiammeggiante, mentre il torero entrava nell'arena.

I regoli e la scatola blu

E se bastasse un calcolo per rimettere a posto tutto ?
Un semplice + , un piccolo =
Del resto...
Suon di campana non caccia cornacchia
Alle prime minestre non si ingrassa
Al cieco non si mostra la strada
Al primo colpo non cade l'albero
Non tutte le volte che si veggono i denti s'ha paura dei morsi
Dolce vivanda vuol salsa acerba
In cibo soave, spesso mosca cade
Un torso di pera cascata è la morte di mille mosche
Quando il guardiano gioca a carte, cosa faranno i frati ?
Cane scottato dall'acqua calda ha paura della fredda
Per un miracolo non si va sull'altare
Il bastone fa fuggire il cane dalle nozze
Gamba mia non è vergogna di fuggir quando bisogna
Tristo è quel bifolco che si guarda indietro a guardare il solco
Un furfante governa cento poltroni e cento poltroni non governano un furfante
Quel che duole, sempre non è scabbia
Colla pazienza il gobbo va in montagna
Colla pazienza s'acquista scienza
La pazienza è dei frati e delle donne che han gli uomini matti
Chi è inciampato nelle serpi ha paura delle lucertole
Siedi e sgambetta, e vedrai la tua vendetta
Chi patisce compatisce
Non fruttifica chi non mortifica
Chi ha paura si faccia sbirro
Chi ha paura d'ogni figura spesso inciampa nell'ombra
Chi ha buon cavallo in stalla può andare a piedi
Chi ha paura si guardi le brache
Chi non vuol piedi sul collo, non s'inchini
Al levar delle tende si conosce la festa
E non son tutti uomini quelli che pisciano al muro

Due caballeros + un caballero sperduto = iPiroga

lunedì, settembre 15, 2008

Pacs, dico. O' cartello 'nnamorato

Mi sono innamorato di un cartello stradale.
A dir la verità non ne sono sicuro; ah, sapete com' è l'amore. Lui è così bello, così perfetto; così altruista. E io lo vorrei tutto per me. Forse una notte lo rapirò, e ci sposeremo in uno di quei pochi e civili paesi dove i cartelli stradali si possono sposare. Ebbene sì, voglio che la nostra unione sia riconosciuta, non voglio più vivere il nostro amore clandestinamente. Ieri sono andato a lavarlo con acqua e sapone, era il più bello. Oggi passerò di li e farò finta di non vederlo. Io lo amo.

domenica, settembre 14, 2008

Binomio sciamanico: rucola e peperoncino

Acquistare è diverso da stare ad Acqui.
Certo, si può sempre comprare delle coppe per raccogliere le acque a 74° centigradi (da una fontana un tempo diruta dal tempo) per tenersi al caldo, ma starsene ad Acqui cosi', per strada, col tempo che tira, lontani da casa e coi prezzi che ci sono in giro è proprio una cosa che non s'ha da fare.
Avrete comunque capito che il calore è quello che ci vuole per alleviare il dolore delle sinusiti, che tanto affliggono i giovani. Ma quale calore? 
Ci vuole un calore rituale, un riscaldamento non solo fisico ma anche mistico, un contatto col grande spirito. Oppure è altrettanto consigliabile l'ultizzo di una peretta, di un sondino nasale, o di qualcosa come un profumo vigoroso: del mirto, dell'eucalipto, del timo selvatico screziato dal vento impietoso della valle bormida.
Dopo, dopo si che sarà opportuno tornare al tuo windows, al tuo ubuntu, al tuo raffinato sistema operativo dell'inoperosità. 
Spulciare youtube alla ricerca di una gemma delicata, di un piccolo canestrello rimasto sul fondo di una confezione cilindrica di scarsa praticità: il video del piccolo Rostropovich che suona il preludio alla prima sonata per violoncello di Giovanni Sebastiano Bach.
E mentre l'estasi ti abbandona non riesci nemmeno a ricordare il dramma delle tue sinusiti: è acqua passata.

venerdì, settembre 12, 2008

Il parere spassionato di un iraniano. Il fallimento delle aspirazioni dell' uomo qualunque.
Separazione netta delle carriere!
Piccolo manuale ab uso privato, lo scopone: il punto perso per distrazione. L' installazione di ubunto, la messa in dubbio del parere di un uomo ragionevole.
Il dottor Sottile!
Trapani gioiosi, trapani di dentisti!
Il tappeto volante è l' elemento che non può
Che
Rantoli nelle soffitte.

giovedì, settembre 11, 2008

stile libero

effetto:
causa: