martedì, settembre 16, 2008

I regoli e la scatola blu

E se bastasse un calcolo per rimettere a posto tutto ?
Un semplice + , un piccolo =
Del resto...
Suon di campana non caccia cornacchia
Alle prime minestre non si ingrassa
Al cieco non si mostra la strada
Al primo colpo non cade l'albero
Non tutte le volte che si veggono i denti s'ha paura dei morsi
Dolce vivanda vuol salsa acerba
In cibo soave, spesso mosca cade
Un torso di pera cascata è la morte di mille mosche
Quando il guardiano gioca a carte, cosa faranno i frati ?
Cane scottato dall'acqua calda ha paura della fredda
Per un miracolo non si va sull'altare
Il bastone fa fuggire il cane dalle nozze
Gamba mia non è vergogna di fuggir quando bisogna
Tristo è quel bifolco che si guarda indietro a guardare il solco
Un furfante governa cento poltroni e cento poltroni non governano un furfante
Quel che duole, sempre non è scabbia
Colla pazienza il gobbo va in montagna
Colla pazienza s'acquista scienza
La pazienza è dei frati e delle donne che han gli uomini matti
Chi è inciampato nelle serpi ha paura delle lucertole
Siedi e sgambetta, e vedrai la tua vendetta
Chi patisce compatisce
Non fruttifica chi non mortifica
Chi ha paura si faccia sbirro
Chi ha paura d'ogni figura spesso inciampa nell'ombra
Chi ha buon cavallo in stalla può andare a piedi
Chi ha paura si guardi le brache
Chi non vuol piedi sul collo, non s'inchini
Al levar delle tende si conosce la festa
E non son tutti uomini quelli che pisciano al muro

Due caballeros + un caballero sperduto = iPiroga

lunedì, settembre 15, 2008

Pacs, dico. O' cartello 'nnamorato

Mi sono innamorato di un cartello stradale.
A dir la verità non ne sono sicuro; ah, sapete com' è l'amore. Lui è così bello, così perfetto; così altruista. E io lo vorrei tutto per me. Forse una notte lo rapirò, e ci sposeremo in uno di quei pochi e civili paesi dove i cartelli stradali si possono sposare. Ebbene sì, voglio che la nostra unione sia riconosciuta, non voglio più vivere il nostro amore clandestinamente. Ieri sono andato a lavarlo con acqua e sapone, era il più bello. Oggi passerò di li e farò finta di non vederlo. Io lo amo.

domenica, settembre 14, 2008

Binomio sciamanico: rucola e peperoncino

Acquistare è diverso da stare ad Acqui.
Certo, si può sempre comprare delle coppe per raccogliere le acque a 74° centigradi (da una fontana un tempo diruta dal tempo) per tenersi al caldo, ma starsene ad Acqui cosi', per strada, col tempo che tira, lontani da casa e coi prezzi che ci sono in giro è proprio una cosa che non s'ha da fare.
Avrete comunque capito che il calore è quello che ci vuole per alleviare il dolore delle sinusiti, che tanto affliggono i giovani. Ma quale calore? 
Ci vuole un calore rituale, un riscaldamento non solo fisico ma anche mistico, un contatto col grande spirito. Oppure è altrettanto consigliabile l'ultizzo di una peretta, di un sondino nasale, o di qualcosa come un profumo vigoroso: del mirto, dell'eucalipto, del timo selvatico screziato dal vento impietoso della valle bormida.
Dopo, dopo si che sarà opportuno tornare al tuo windows, al tuo ubuntu, al tuo raffinato sistema operativo dell'inoperosità. 
Spulciare youtube alla ricerca di una gemma delicata, di un piccolo canestrello rimasto sul fondo di una confezione cilindrica di scarsa praticità: il video del piccolo Rostropovich che suona il preludio alla prima sonata per violoncello di Giovanni Sebastiano Bach.
E mentre l'estasi ti abbandona non riesci nemmeno a ricordare il dramma delle tue sinusiti: è acqua passata.

venerdì, settembre 12, 2008

Il parere spassionato di un iraniano. Il fallimento delle aspirazioni dell' uomo qualunque.
Separazione netta delle carriere!
Piccolo manuale ab uso privato, lo scopone: il punto perso per distrazione. L' installazione di ubunto, la messa in dubbio del parere di un uomo ragionevole.
Il dottor Sottile!
Trapani gioiosi, trapani di dentisti!
Il tappeto volante è l' elemento che non può
Che
Rantoli nelle soffitte.

giovedì, settembre 11, 2008

stile libero

effetto:
causa:

domenica, agosto 31, 2008

Ciao, sai cosa vuol dire ciao?

http://www.viaggiaresicuri.mae.aci.it/

domenica, agosto 17, 2008

Fiorisce un pruno

Mi giro: il vento sfoglia le pagine della mia generica rivista estiva.
Vorrei poter parlare di qualcosa di più scicchettoso, magari di un libro pieno di stile, qualcosa come Foglie d'Erba o Cime Tempestose, ma sarebbe un vezzo, un capriccio snobistico senza senso e senza ritegno. Più sopra l'asciugamano che sotto l'ombrellone, torreggia monolitico il mensile satinato.
C'è qualcosa di ebbro in me, cotto dal sole, e qualcosa di forte in lui, cosi' pieno di indumenti costosi e di belle ragazze.
D'improvviso, mentre il torneo giallo sdraia impanando nella sabbia gli Adone ed i Filottete della riviera ligure, il mare entra in scena. Nella mia scena.
Mi parla, modulando le consonanti nella risacca e le vocali nel coro dei gabbiani.
Mi chiama per nome, mi giro, ecco che parla ancora, non me l'ero sognato.
Mi chiede qualcosa, e rispondo.
Il mare mi ha parlato, non lungamente e non senza una punta di infinita saggezza. Ma resta deluso, di sicuro più deluso di me.
Io non porto orologio: è inutile chiedermi che ore sono.

giovedì, agosto 14, 2008

Su come Galgano trovo' la via

Basso Medioevo, Toscana.

Infimo cavaliere, dedito alle armi e alla lussuria,
tagliateste e stupratore: Galgano!

La tua spada, nefanda, diabolica possessione. La lama, che aveva minacciato, penetrato, violentato: non tu, la lama! La lama doveva essere bloccata, nella pietra, cosi' hai fatto tu: Galgano!

Nobile cavaliere, piantando la spada formasti una croce per pregare, cacciando giù il diavolo nella roccia. Cos' ì hai attraversato il grande fiume, per lasciarti alle spalle le cose del mondo: Galgano!

E una chiesa rotonda crebbe intorno alla spada, avamposto templare. E poi un' Abbazia, senza tetto e senza pavimento: con le sue mura eleva la terra verso il cielo, il nobile fugge la mondanità.

Ch' ien, il Creativo, è il cielo
K' un, il ricettivo, è la terra

mercoledì, agosto 13, 2008

Fringe



lunedì, agosto 11, 2008

Notturno con theremin

Il suono di una batteria, una battuta spiritosa, la batteria a terra, la messa a terra, la messa in piega, la ducati che piega, il visconte il barone il re, la bella e la bestia, un'altalena nascosta dalle fronde di un salice, una gondola in America, il canto paludoso delle rane nudiste, l'evoluzione della specie, Articuno, i primi organismi eucarioti, le carote, cosi' arancioni, cosa se ne farà poi la natura di qualcosa di cosa cosi' arancione? C'è da chiederselo.
Non mascheriamoci dietro a un dito, mentre emettiamo il nostro grido barbarico sopra i tetti del mondo. Non si scaccia una zanzara con un cannone, o un ippopotamo con un vaso di peonie: si fanno le cose meglio che si può, con quello che si ha.
E soprattutto non si chiede all' I Ching se Elvis è morto per davvero.

martedì, agosto 05, 2008

mercoledì, luglio 30, 2008

Bartolo da Sassoferrato, Irnerio, Cino da Pistoia, Rolandino dei Passaggeri; e ancora Pepone, Giason del maino, Andrea Alciato, Jacopo Bottrigari e Jacopo bottrigari jr.; e ancora, Ugo (mens legum), Papa Vigilio, Giustiniano, Costantino, Rotari, Liutprando, e l' autore della Lombarda, e l' autore del Liber Papiensis, e dell' expositio e poi ancora l' autore di una "Lex Romana", il Decretum, il liber Extra, il liber Sextus, le Clementinae, le Extravagantes, sant' Isidoro, san Benedetto, san Colombano, il monachesimo bizantino; e ancora la percussio armorum, il regnum, Paolo di Castro, Pierre de Belleperches, Jaques de Revigny, e per finire il card., Ch.mo, comm., dev.mo, dr, Em., Ecc. , rav., Ill.mo, S.S., M. cavaliere Von Caster Shopenauer Silvio Berlusconi

lunedì, luglio 28, 2008

fiera paesana

Viene un momento in cui non si ha più voglia di scrivere, ma viene soprattuto un momento in cui non si ha voglia di ascoltare sè stessi.
Sono momenti in cui ci vuole proprio una bella fiera paesana. Coi giochi.
Con tanti giochi.
Lo zucchero filato e gli zarri con gli autoscontri no, perchè non possiamo permetterci le forze dell'ordine.
Ma torniamo ai giochi, si, arriviamo al sodo, visto che già mi sto stufando con le mie lungaggini.
Come nasce una saga, un'epica saga?
Due amici, una lotta, una lite. E subito si viene alle mani.

Nei panni di Camillo Benso, conte di Cavour, fate sentire le vostre piemontesi ragioni al vecchio Giubba rossa!


Giuseppe: Marrano, villano! Io sono il padre della patria!
Camillo: Zitto tu! Io a soli ventinove anni, venni nominato sindaco di Grinzane, dove la mia famiglia aveva già dei possedimenti!
Giuseppe: Raccomandato!
Camillo: Obbedisci, disgraziato!

Aiuta Garibaldi a ritrovare i mille!

Nei panni di Garibaldi, comanda l'ultimo assalto al conte di Cavour che, nel frattempo, ha convocato per la pugna alcuni tra i più grandi eroi dell'umanità e dell'Italia.


Il lieto fine prevede che infine Camillo e Giuseppe, riconciliatisi, augurino un futuro prospero e luminoso all'Italia e al suo simpatico popolo.

martedì, luglio 22, 2008

lunedì, luglio 21, 2008

ammiravo Tacito

Semestralmente appare, come un monito divino, la luce oscura della passione per i giochi da tavolo.
Risiko! Battaglia navale, l'Allegro chirurgo, Gira la ruota, Mettimi le scarpe, Imperativi casuali, A caccia con la dinamite ed Animali palindromi della savana.
Mi mancano i giochi da tavolo, sulla tavola imbandita dopo il pranzo gargantuesco, mi mancano come le mosche sul miele.

mercoledì, luglio 16, 2008

Epitaffio

"Questa iPiroga è come la Merda.
La devi fare,ma non la devi guardare."



Ciao Gianfranco.E mo c'è vo l'applauso

sabato, luglio 05, 2008

la parabola della bomba atomica

Riccio, riccio riccione.
Ricco e povero, ricchione e ricci pasticci.
Ogni riccio un capriccio, capri caprese e calabria.
Nome di panino, nome di città.
Ti tiro il belino, mi butti la rumenta?
Le alpenlibe e quel buon sapore di videoregistratore, che tanto non sentiremo mai più.
No, non prendetemi per un sentimentale solo per le cose che dico adesso: la pasta con le sarde, una cena etinca intervallata tra tre mani a tressette, per primi i numeri primi.
Per ultimi, i deliri logopedici di un uomo felice.

Avere avuto un'avvenire non era un vero affare: ero irato.

lunedì, giugno 30, 2008

El ritual

Mi bevo una coca, mi gratto la schiena contro un pino silvestre. Mi: a me.
Il post di stagione è un classico ormai, come la pizza texana o il fomaggio coi buchi.
E' il tipo di cose che uno si aspetta nell'assolata calura dello zenith di domenica, e invece è lunedi'. Il post di stagione è un classico ormai, come la peste o come un Rembrandt.
Chissà perchè scrivo. Perchè perchè? Ci abbiamo la testa piena di queste paroline che non servono a niente, come i braccialetti dei vucumprà. Però sono belli, come sono ed erano belli quei braccialetti...verde speranza, si', io lo prendevo sempre il verde speranza, ma lo allacciavo solo intorno al polso, ai caviglioni no però, perchè faceva brutto vedere.
E poi dove andavo io a spiaggia da piccolo il campo da beach non c'era, e facevo il bagno anche durante il pranzo, che consisteva di alcuni panini. Poi, ritornando a fine pomeriggio mi sdraiavo sui sedili di dietro della regale seat ibiza bianca, e guardavo i palazzi dal basso in alto.
La prospettiva non me l'avevano ancora insegnata.
La scuola era chiusa.

martedì, giugno 03, 2008

Memorie di un vetraio

Fino ad ora, ho sempre creduto che le cose inversosimili che ho vissuto fossero due.
La prima cosa accadde nel 1979 quando un cane Terranova, di nome Bandiera, mi palrò per due ore di donne, sigari e insalate di mare.
La seconda fu il 3 giugno del 1988 quando un albero, precisamente un tiglio del lungofiume di Xxxxxx, mi chiamò per nome e disse sette semplici parole.
Ora che sono sul letto di morte, mio cugino Tolomeo mi ha confidato piangendo di aver architettato lui stesso lo scherzo del Terranova. L'ho perdonato, ma ancora non posso morire tranquillo.
Un ultimo dubbio mi assale, l'ultimo di una lunga, lunghissima serie: che cosa voleva dire con quelle parole quell'albero, che tra l'altro mori', il 3 giugno di sei anni or sono, vecchio e malato, in favore di alcune aiuole fiorite, senza dubbio più colorate?
Che cosa volevano dire quelle sette parole?
Ai posteri l'ardua sentenza, a me spetti solo il compito di tramandarle a chi di dovere:
"La religione è il pioppo dei popoli"

domenica, giugno 01, 2008

Homais, il farmacista

Scosta le tende e lo vede: il curato.
Il farmacista oggi non lavora, anche se non è che sia proprio un giorno di festa.
Arsenico e vecchi merletti, ninnoli e medaglieri pieni di medaglie: la sua è una vita di stenti, a stento mal vissuta.
Eppure, mentre spegnendo la playstation scosta le tendine nuove, lo vede: il curato.
E gli rivengono in mente tutti i litigi, pensiero che, in fondo in fondo, ha il solo effetto di fargli dimenticare di non aver salvato.
Saranno amare le sue lacrime, quando premerà ancora quel bottone.
"La sa una cosa signor curato?"
Il suo passo è veloce, la lingua tinta nell'acido cloridrico.
"I romani, pagani che lei tanto disprezza, ebbene essi furono i primi ad avere un vero e funzionante acquedotto, nella gloriosa Roma."
L'effetto sperato dal farmacista non si mostra: il curato nemmeno trasale, ma aperta la bocca in un ghigno risponde:
"E non per niente si beccarono il saturnismo"

Il farmacista cosi' si spiega le piaghe d'Egitto, si spiega perchè Goya leccava i pennelli.