venerdì, aprile 04, 2008

Flashfoward

Pisto si toccò quella lanuggine unta che amava chiamare barba.
Gli venne in mente Edu, con quel suo virile pizzetto caprino.
Poi, prese la foto di classe di terza, quella dove Poldo non c'era.
Improvvisamente, senti' che gli sarebbe piaciuto se anche gli altri, i suoi vecchi compagni, avessero visto suo figlio Taddeo, che ora guardava beato i cartoni nella stanza vicina. Gli assomigliava cosi' tanto, povero caro.
Il televisore cacciò un grido: era un semplice cartone animato, ma ricordò a Pisto quel giorno terribile in cui Gabriele aveva gridato "POLIMERIZZAZIONE!" girando la chiave nella botola.
Qualcosa non andava. Perchè lui era li', con la sua vita ed il suo Taddeo, a gustare una salvezza mancata, una vittoria di Pirro?
Sembrava quasi che nella sua mente, due eventi distinti cercassero ognuno di prevaricare sull'altro: in uno, i compagni di classe si separavano, spaventati ma in buona salute, per prendere le redini del proprio percorso universitario; nell'altro invece, tentavano un ultimo, disperato revival, per patire le pene dell'inferno in una stramba avventura.
Era come se via Caboto e via Balbi lottassero l'una contro l'altra in un disperato duello.
Sorrise: solo una sarebbe stata infine portata in trionfo sulla macchinetta delle merendine.

venerdì, marzo 28, 2008

Good vibrations

Sono tornato senza treno questa sera, ed ho messo quel vinile di Battiato che mi piace tanto.
Penso a Filadelfia: uao.
No, non il formaggino.
Filadelfia la città.
Con tutti quei vialoni alberati, con tutti quei campanili protestanti.
E penso: la protesta sociale, il tibet libero, il vino nei bicchieri che non sono da vino, le pere al contrario, i Beach Boys con le loro barbe e i loro sandali puzzolenti.
Sarà quel che sarà, ma tornando senza treno ho pensato che alla fine tutto esiste contemporaneamente, senza farsi troppi problemi. Si insomma, tutto è, mi capite? Parlo del philadelphia, dei mocassini puzzoni. Oh insomma non riesco a spiegarmi.
Fattostà, che pensavo che il primo troll della storia fu Antonio La Trippa.
No, non Totò: parlo di Antonio La Trippa.
Proprio lui, quello spammone disonorevole; andava avanti e indietro con il suo megafono e i suoi messaggi subliminali ad intasare il condominio con i suoi flame.
E poi ho pensato: "Chi fu quindi, il primo blogger della storia?"
E mi sono risposto da solo.

Petronioooo!Petronioooo!Petronio ma dove sei?Hai visto il mio blog quanti commenti?

mercoledì, marzo 19, 2008

domenica, marzo 16, 2008

la domenica delle palme

Quello che mi accingo a raccontare non piacerà a molte persone; parla di un crimine. Anzi di più crimini. E' un racconto che assume tinte pulp. Ma quando si tratta di censurare fatti realmente accaduti allora l'uomo libero deve opporsi e parlare. Anche il buon cristiano, il buon giocatore di poker e anche il buon padre di famiglia, anche Pierferdinando Casini, la lega biliardo, gli allibratori dell' ippodromo e le sigle sindacali: insomma, avete capito la ratio dell' elenco: tutte cose che hanno a che fare con l'etica.
Stamattina ero andato in chiesa per rubare gli incassi delle offerte, perchè la domenica è festa e le chiese son chiuse; cioè, in realtà sono aperte, perchè anche un ladro inesperto come me può entrare ma al limite ci trovi un paio di vecchie, un prete, qualche quarantenne scout coi calzoncini corti: e allora va bene, perchè sono tutti pronti a porgere l'altra guancia. Solo che sta mattina era una mattina un po' speciale; me ne sono accorto perchè quando ha iniziato ad affluire un po' di gente, nessuno mi ha chiesto cosa facessi in chiesa la domenica mattina; tutti erano lì con una compostezza e una naturalezza impressionante, come se ci fossero abituati. Io lo sapevo che non c'erano abituati perchè io in chiesa ci vado sempre a riempirmi - o è un eufemismo o le mie tasche sono particolarmente ampie - le tasche di monetine. Ma forse è meglio procedere con ordine. Mi accingevo ad aprire le cassettine delle elemosine, conscio del magro guadagno, e a liquidare le vecchie con i miei temibili pugni, quando, alla spicciolata hanno iniziato ad affluire persone. Persone vere. In pochi istanti la chiesa si è riempita, più che altro si sono riempiti subito i posti a sedere. Io tanto non volevo sedermi; però volevo uscire: la seconda ondata di gente me l' ha impedito: da un momento all' alto mi aspettavo di veder entrare Gigi D'Agostino, Fausto Bertinotti o il Dalai Lama; invece è entrato un prete. Ha cominciato a parlare, poi hanno cantato insieme delle canzoni e recitato delle preghiere: mi sono commosso e ho deciso di diventare onesto e di non rubare più, per lo meno in chiesa. Poi il prete alla fine ha detto che potevamo, noi fedeli, prendere un rametto d' ulivo benedetto: ce n'era una cesta alla base dell' altare. Io lo volevo, sentivo che mi avrebbe riscattato dalla malavita. Però anche gli altri lo volevano. I bambini, i vecchi, e anche signori e signore di mezza età; e anche ragazzi e ragazze. Inutile dire che i vecchi e i bambini sono stati i primi a soccombere, calpestati dalla mezza età scesa finalmente in campo per difendere le sue due televisioni; scusate, questa è un' altra storia. Poi è venuto il momento delle ragazze, qualcuno ha avuto la brillante idea di dire che fuori distribuivano pillole anticoncezionali e poster olografici di costantino. Poi una parte di ragazzi sono stati attratti fuori da una voce che diceva: i preti stanno con i signori, vogliono il precariato perchè se no' rimangono a corto di chierichetti. Poi i signori di mezza età sono andati dietro alle ragazze. Alcuni di loro si sono lasciati dietro le loro compagne morte; hanno approfittato della situazione per toglierle di mezzo. Alcune hanno ucciso il marito; hanno approfittato della situazione per toglierli di mezzo. Adesso sono andati tutti a sposarsi con gli amanti, sono contenti e cantano un sacco di canzoni alla moda. Sono rimasto io, un gruppetto di ragazzi con il sorriso ebete, qualche ragazza mestruata, il prete, una donna incinta, un marito, una moglie (non del marito). Ma gli ulivi erano scomparsi. Tutti. Si vede che servivano a lei per riscattarsi: alla donna in carriera, Carmen Sandiego,
l'inchiavabile.

Memorie di un geologo (parte prima)

Incontrai Ludovico al bar, una sera di aprile. Il primo, mi pare.
Mi raccontò che Geronimo aveva provato una delle sue bravate ed era finito male.
Gli raccontai che Stacy non sarebbe mai più tornata ad Okkaido da suo marito.
Mi raccontò che Tamara aveva preso il coraggio a due mani aprendo la sua famosa pizzeria a Vienna e che il vecchio Barrett stavolta era davvero sul set di qualche sit-com.
Il gruppo era sempre stato sfasciato, sin da quando l'epidemia aveva costretto noi tutti a partire, ma cosi' male non lo eravamo stati mai.
Ludovico mi diede il suo biglietto da visita e disse: "non farci caso, un errore di stampa".
Credevo tanto di conoscerli tutti e invece non sapevo un bel niente.
Usci' dal bar, una sera di aprile.

Ho sempre pensato che il lavoro influisca molto sulla vita di una persona: niente di più sbagliato.
Fai l'agente segreto, il paracadutista, la rock star, e magari campi cent'anni.
Fai il geologo e magari ti ritrovi ad insegnare scienze in una scuola del Bronx o vieni rapito da uno scenziato pazzo per chissà quali piani strampalati in Groenlandia e prima che te ne renda conto stai stilando le tue memorie perchè sei morto.

Se mentre preparavo Elementi di Geodinamica e sismotettonica qualcuno mi avesse raccontato anche solo un decimo delle cose che poi mi sono realmente accadute, non gli avrei mai creduto.

giovedì, marzo 13, 2008

Put Your Hands Up For Detroit

Ritorno col pensiero ad un' ipiroga vera, buona, sana; volevo dire perversa, falsa, feroce: va bè, é la stessa cosa. Sono orgoglione di presentorvi la mia nova miniserie:

Matrimonio, un' etica poket per giuristi
Negroni, Americano, Dry Martini,
un giorno io dirò le vostre origini latenti!
ma ora no;
I miei più recenti studi di diritto romano, materia alquanto desueta, mi hanno spinto ad un analisi approfondita del matrimonio, pratica altrettanto desueta; analisi profonda, della quale sono interessato a rendervi edotti, per illustrarmi ai vostri occhi come un vero e proprio Gaio, in inglese pronunciato Gay.

Orbene, cominciamo dalla cornice paradisiaca, che riduce ad un felice quadretto il momento, ben più patetico, degli inviti: la sposa che lo prega di non farlo, di non invitare gli amici di sempre, e lui che dice: "sicuramente non ci sarà nessun problema zuccherino pasticcino mieloso, sono ormai adulti e responsabili, ormai prossimi anch' essi alla confarreatio". Poi va in bagno, e li chiama -("oh, non fate cazzate, guardate che ci tengo alla mia confarreatio" "va bene, va bene, non ti preoccupare, sappiamo quanto ci tieni" "mi raccomando ragazzi")- poi si masturba. Reputa la pratica interessante. Viene, si pente e piange: veni, vidi, vici; Cesare.

I Preparativi
Saltiamo la scelta dell' abito, sicuramente pudico fin dalle mutande (modello castità extreme, con incorporata sirena, allarme satellitare, richiesta supporto aereo) , e per noi di scarso interesse storico, e anche le altre pratiche di ordinaria amministrazione (cerimonia, banchetto, torta...); concentriamoci invece sulla preparazione che gli amici stanno affrontando per cercare di non trovarsi a disagio e di dare un degno rilievo al giorno più bello della vita della sposa, e il più orrendo per lo sposo (per via delle pari opportunità, mi sembra opportuno aggiungere: e viceversa).
Ad ogni modo la corte degli amici risulta, almeno in via preliminare, così composta:
Numero 22 puttane chiatte di origine nigeriana o simile, o comunque dubbia; poco costose, non impegnative, numerose (innamorate dello sposo);
Numero 15 transessuali da tutto il mondo, per dare un tocco di internazionalità all'evento (innamorati indistintamente di sposa e sposo);
Numero 3 prostitute di classe per il soddisfacimento delle proprie voglie post cerimoniam;
Inviti falsi recapitati a: Miss Italia, Miss Calabria, Miss Cicciona, Robocop, Rambo, Hitler, Romano Prodi, Lady Marianna, nuova presidentessa di confindustria, Giovanni senza terra, Charlie Brown, presidente naz. artigiani di pipe, Oscar Wilde, Paul Verlaine, Walter Pizzulli e altri;
Inoltre, per usi da definirsi, s'è ritenuto opportuno l'acquisto di:
Numero 5 casse di birre, numero due bottiglie di wiskey, numero sette litri di soluzioni pronte di negroni (con fettine d' arancia incorporate), dumero 30 super confezioni di preservativi, numero 10 confezioni di pannoloni, un libro del kamasutra, un libro su come essere un buon padre, un libro sulla menopausa, un' abbonamento pluriennale a famiglia cristiana, una pentola a pressione, una pomata per il buco del culo, un sacchetto di riso

fine del primio episodio

mercoledì, marzo 12, 2008

Memorie di una guida

L'acqua è sul fuoco.
L'acqua bolle già.
Mi faccio un tè.
Mi faccio un sonnellino.

Il mio Passeggero questa volta non è tanto impaziente, ma questa è soltanto una mia sensazione.
Forse per lui sono solo pochi secondi che siamo qui. Se cosi' fosse devo riconoscere che è un tipo molto molto paziente. Gli dico che andrò al lago, a pescare; d'altronde non si può fare un granchè qui.
I giorni passati mi ha raccontato la sua vita, come se volesse lasciare un testimone delle sue memorie.
E' un omino vecchio vecchio, cosi vecchio da sembrare una noce moscata. Mi ha raccontato di essere stato un omone grande e grosso, sempre con la risposta pronta. Mi ha raccontato di aver sempre avuto una prediposizione per i lavori dove l'impatto fisico era importante: il controllore, la maschera, il buttafuori, lo spezzapollici.
Il giorno dopo ha proseguito nelle sue confidenze e mi ha rivelato il motivo del nostro viaggio: deve salvare un narvalo da suo fratello.
Quando ho riso del suo proposto, facendogli notare che i miei Passeggeri avevano spesso avuto mire ben più virtuose o, per lo meno, ambiziose, è diventato tutto serio ed ha detto che si trattava di qualcosa che avrebbe dovuto preoccupare anche me.
Forse aveva ragione; in effetti sto stendendo le mie memorie....sarò mica morta?

sabato, marzo 08, 2008

Memorie di un cleptomane

Ho una passione per i numeri.
Sette palazzi tutti in fila, cinque litografie del Don Chisciotte, tre gradini, due porte, tre bagni, sei finestre, un tavolo Ikea, due belle statuine, quattro caramelle, un pappagallo, una lettera d'amore, una vecchia, un anello bello grosso e luccicante.
La vecchia mi guarda sorniona, godendo dell'impressione che mi suscita.
Di anni ne avrà almeno centosette, ma per quanto sia ricca in questo frangente non la invidio.
E' tutta rugosa e incartapecorita come la suola di quella scarpa che presi in prestito ad un soldato greco l'anno passato.
L'anno in cui la vecchia aveva qualcosa come centosei anni. Il pappagallo tre.

Mi spiega con tutta calma il piano, pendolando lentamente sulla sua sedia a dondolo. Trenta dondolate, settanta parole al minuto. Allunga la mano avvizzita sotto il peso di quel grande, grandissimo anello nero come la notte. Posandomi la pasticca in mano, sembra aspettare da un momento all'altro che il contatto delle mie dita con quel gioiello possa risvegliare potenze arcane e misteriose.
Forse si aspetta che le salti addosso urlando, deciso a mozzarle il dito coronato dal mio tesoro, come se mi importasse qualcosa di quel bellissimo, preziosissimo anello.
Sicuramente non sa come funziona la cleptomania.
Forse si aspetta che dica qualcosa. Trenta dondolate, zero parole al minuto.

Dopo avermi ripetuto ancora una volta come e quando dovrò mandare in acido quel tenero agente cosi' poco segreto, mi fa cenno di allontanarmi, delusa dal suo primo incontro con un cleptomane.

Tre gradini, cento passi. Apro la mano destra e vedo una pasticca spessa e grigia. Apro la mano sinistra e vedo quattro caramelle gommose.
Una mano lava l'altra, diceva mia nuora.

domenica, marzo 02, 2008

Memorie di un falegname

Fa-legname: verrebbe da dire che io la legna la creassi.
E invece no, uscendo dalla mia capanna nella Foresta Nera prendevo l'accetta ed il legno andavo a tagliarlo. Pim pum pam, un suono come di bonghi nella foresta mica tanto vergine, un suono di colpi d'ascia contro qualche pianta perenne con fusto eretto legnoso detto tronco o stipite che a qualche distanza dal suolo presenta delle ramificazioni, ossia contro qualche albero.
Fa-legname.

Nella Foresta Nera non ci sono tanti grilli, tantomeno parlanti, per cui la mia vita fu lunga e priva di sorprese. Esclusa una sola, solitaria volta, in cui la mia tranquilla esistenza di manifattore venne scossa cosi come la mia accetta scuoteva dabbasso le fronde delle piante più alte.

Erano circa le tre del pomeriggio e ricordo che quel giorno mi ero appisolato dopo pranzo, riflettendo sull'esistenza di forme di vita nel centro della terra. Un suono mostruoso, come il chicchirichi' vibrante d'un gallo meccanico mi avevo svegliato e, senza nutrire alcuna paura, mi diressi correndo verso la sorgente del rumore.
Giunto ai bordi di una radura, scorsi al centro di quest'ultima un enorme scarpa slacciata, più grande di qualunqe cosa grande io avessi mai visto, esclusi il sole, la luna e le montagne.

Dopo una sommaria osservazione di quello strano oggetto, feci dietrofront per ritornare alla mia capanna.
Benchè si possa obiettare che io ne sia il carnefice, non mi reputo tanto diverso dai più maestosi alberi presenti su questa nostra terra: là dove il caso mi ha posto, io sto.

venerdì, febbraio 29, 2008

Memorie di un gentleman

Le mie memorie sono presto dette, poichè sono sempre stato un pragmatico.

Nacqui in una città piccola e ricca, ai piedi di colline piccole e grigie, perfettamente specchianti il grigio del cielo. I miei genitori si preoccuparono sin da principio che io ed i miei quattro fratelli, che saranno ormai vecchi e decrepiti almeno quanto me, ricevessimo un’istruzione superiore.

Il primo fratello si sottrasse giovanissimo a questi ardui studi e ben prima di terminare il liceo prese il mare con l’ambizioso progetto di sfondare nel cinema. In effetti, era un ambizioso.

Il secondo fratello progredi’ talmente spedito che si iscrisse all’università a soli quindici anni e la completò in tre mesi concludendo la tesi di laurea con l’ormai famosa frase “è stato bello, ma lo rifarei” (Ndr: da questa storica frase è stato tratto un libro edito da Sua signoria il nostro magnanimo editore, nonché fratello dell’autore, in 177 pagine e con raffinata rilegatura in pelle di struzzo su richiesta).

Il terzo fratello completò gli studi nei tempi prefissati e dopo cinque o sei tentativi infruttuosi in altrettante facoltà, si dedicò completamente all’autarchia, ritirandosi nella Groenlandia settentrionale per cacciare qualche raro esemplare di narvalo o qualcosa di simile.

Il quarto fratello aveva ed ha manie di grandezza ed intraprese con sommo successo la carriera dell’ editore, permettendomi tra l’altro di pubblicare queste mie memorie.

Per quanto mi riguarda, ho sempre vissuto di una cospicua rendita senza mai dover muovere un dito, dedicandomi con passione alla catalogazione dell’albero genealogico familiare ed alla ricerca dei più antichi manufatti appartenuti nel corso della storia alla mia nobile famiglia.

Ho vissuto nella buona educazione, nell’accortezza dei modi e nell’attenzione verso il gentil sesso: sarei pronto a rivivere la mia vita senza rimpianti.

sabato, febbraio 23, 2008

Memorie di un agente segreto

Ieri mi è arrivato un messaggino da mia figlia, diceva: "ciao!qui tutto bene: Tom ha ottenuto quel lavoro e abbiamo comprato una tv lcd per festeggiare!Tu come stai?baci".
Ieri pensavo che ciò che mi ha sempre reso un buon agente segreto fosse la famiglia e la prontezza nell'accettare un favore.
Rifiutare un favore insospettisce più di una Beretta 70 nel cassetto nel comodino: questo l'ho imparato a L'Havana.
Mentre oggi...oggi sono a Reykjavik e sono nei casini.
Cerco di riordinare le idee e sfruttando la tecnica di concentrazione che ho imparato nel Myanmar, chiudo gli occhi e vedo: un gallo cedrone, un intrigo internazionale, un agente segreto fatto di lsd, una tv lcd, una tv al plasma, un vulcano, una trasfusione di sangue.
Anche se non mi hanno tolto il cellulare non posso scrivere a mia figlia la verità, non posso chiedere alla sua bella famigliola di scomodarsi come per quella volta in Grecia: devo fare da solo.
Ho sessantotto anni e la verità è che non sono in grado di affrontare il fatto di non essere più un agente segreto.
La verità è che sono prigioniero in una camera d'albergo adibita ad ospedale nella casbah di Reykiavik, e devo cavarmela da solo.

martedì, febbraio 19, 2008

Memorie di un guardiano dello zoo

Prima di lavorarvi, non ero mai stato in uno zoo.
Per farvi corta una storia lunga e per fare un piacere più a me che a voi, non vi starò a spiegare di come tristemente vissi i primi diciotto anni della mia vita al di fuori di essa.
Si, vissi nel buio e nella completa solitudine, ma se continuassi ancora a parlare di questa spiacevole parentesi della mia vita, che considero essere stata sufficentemente lunga e felice, non rispetterei la promessa di farvi corta una storia lunga.
Lo zoo fu la mia gioia.
Il paese era piccolo, la gente mormorava, gli animali esotici erano tanti ed i visitatori pochi, io non sapevo niente del mondo ed il mondo sapeva tutto di me: ero nelle condizioni ideali per cacciarmi in un brutto guaio.
Passavo le mie giornate davanti alle gabbie, imparando affascinato dalle targhette i nomi di quelle strane cose.
Ammiravo il regale Tucano, con la sua criniera folta e sprezzante, con le splendide zanne bianche come la ghiaia dello zoo sotto il cielo settembrino.
Invidiavo l'altezza della Foca, delicata e misteriosa, con quel collo lungo tirato verso il cielo. Osservavo incuriosito la somiglianza tra l'Ornitorinco e l'essere umano, ridendo a volte della sua curiosità e dei suoi piedini prensili.
Un giorno la direttrice dello zoo, Agatha, mi fece chiamare nel suo ufficio.
"C'è un errore mio caro, un errore " fece una breve pausa, lo ricordo bene "di cui devi essere messo al corrente. Qui...tutti eravamo a conoscenza di questo errore e quindi...per noi era cosi' naturale che non ci siamo mai curati di informartene o di rimediare a questo grossolano...errore. Anche se forse ormai per te non farà differenza devi sapere che le
targhette dello zoo non sono abbinate al giusto animale. Qui dentro è tutto un casino." Agatha chiuse la bocca.Arrossi', aspettando la mia risposta.
Tutto ciò che riuscii a dire fu: "Questo è un bel problema..."
Per un attimo, Agatha sembrò assorta da qualche importantissimo, vitale pensiero, poi apri' bocca per dire: "...e poi...insomma non è l'unica cosa...devi sapere...ci sono...che anche le..le targhette del personale sono...come dire..sono...oh insomma ma facciamola breve: piacere, il mio nome è Ludovico!".
Da quel giorno non seppi più distinguere il dentro dal fuori delle gabbie.

domenica, febbraio 17, 2008

Memorie di uno smemorato

Mi svegliai nel tramonto della casbah, senza sapere chi fossi.
Anche senza conoscermi troppo, capii subito che non ero originario di quei luoghi.
Mi sentivo come un pesce fuor'acqua, come un long island tra due martini on the rocks.Rock the casbah: dovevo fuggire. Con la coda dell'occhio scorsi la coda di un gallo, forse di un gallo cedrone. Cocktail. Per un attimo realizzai di essermi svegliato dopo aver perso la memoria in un paese straniero: che fossi un agente segreto?
Sarebbe stato fichissimo: gli agenti segreti bevono sempre martini.

martedì, febbraio 12, 2008

Memorie di un tatuatore

Sono molto contento di incominciare questo ambizioso progetto, ma siccome non ho molti ricordi della mia infanzia mi perdonerete se incomincio da un punto preso a caso.

Compii dodici anni ed un piccolo incidente, adesso non riesco bene a ricordarmi di che tipo, mi provocò una cicatrice maestosa, che divise perfettamente a metà il mio volto, già simmetrico per conto suo. Scocciato dall'inconveniente, mi iscrissi al liceo classico, come gesto di ritorsione contro la vita stessa.
Tra le cartavetranti pareti del liceo regio, la regola dantesca del contrappasso mi diede l'ispirazione per trovare la mia professione: cosi' come la sorte aveva disegnato sul mio volto qualcosa che non avevo assolutamente richiesto, io avrei pitturato le carni snaturando l'opera iniziale di madre natura.Divenni tatuatore di uomini.
I dieci anni successivi furono un' orgia di sirene, ancore, teschi fiammeggianti e spade.
Poi, un bel giorno, anche se non ricordo proprio bene quale giorno fosse, venne la moda dell'avanguardismo, e la gente incominciò a cancellarsi tatuaggi che non aveva.
Disgustato, anche se non mi ricordo bene perchè, abbandonai la professione per dedicarmi ad altro.
Trovai lavoro come mangiafuoco, poi come schiavo in una copisteria ed infine approdai nel cantiere appena varato di un raccordo anulare. Lavorai giorno a notte come manovale, arrivando a chiamare per nome ogni singola colata di calcestruzzo e dormendo tra le bettoniere accese. Una sera al bar confidai il motivo del mio fervore costruttivo ad uno sconosciuto. Questi, sentendo che dedicavo anima e corpo alla costruzione di quel raccordo per dimenticare la mia esperienza di tatuatore fallito, ironizzò sul fatto che da tatuatore di uomini ero diventato tatuatore di mondi.
Ascoltando quelle parole, mi sovvenne alla mente l'immagine atavica di un uomo che orina nella neve: era stato il mondo a tatuare me.

lunedì, febbraio 11, 2008

L'OST - 1 Puntata: giorno del disastro

Appena Pirito rinvenne credette di avere di nuovo esagerato con i cartoni giapponesi porno la sera prima.
Poi ricordò tutto.
La gita,l'aereo,le cuffie viola sulle orecchie,un po' di relax con il suo ricercatissimo jazz coreano:perfetto per il riposino che si era prefissato di fare durante il volo.
Prima di socchiudere le palpebre ebbe ancora la voglia di pensare al pisello di Goku e a quanto sarebbe stato più bello se avessero deciso di passare la loro ultima gita in Giappone.
Poi di colpò si risvegliò,come se qualcuno gli stesse rubando l'aria,le orecchie che gli scoppiavano:l'aereo stava precipitando e loro con lui.
Pirito non ebbe il tempo di pensare a nulla,neanche il tempo di avere paura.Sarebbero caduti in mare,i loro corpi si sarebbero inabissati con la carcassa di quel vecchio trabiccolo Alitalia,e non sarebbero mai più stati ritrovati.
Il Mediterraneo è un mare cattivo.
Almeno tutto sarebbe finito in fretta,la pressione lo stava comprimendo fino ad ucciderlo.Il povero Pirito non desiderava altro che tutto quello finisse:e in quel momento l'aereo si spezzò in due.
La coda si separò dal resto del velivolo e cambiò direzione:fu allora che il povero Pirito svenne.
I suoi amati compagni di classe correvano da una parte all'altra,frenetici,qualcuno era ferito,qualcuno era svenuto come lui,ma non si era ancora ridestato.
Si passò fra le mani un po' della sabbia su cui giaceva,e poi un po' fra i capelli,rendendoli pieni di sorprese come piacevano a lui,poi guardò ancora l'aereo:era adagiato sul fondale vicino alla riva.Aveva deciso di non incendiarsi,di non schiantarsi sulla terraferma nè di inabissarsi portandoli giu con lui.Si era incagliato li',a metà strada:l'aereo aveva deciso di risparmiarli.
Mentre Pirito pensava,la loro professoressa di inglese spuntava fuori dall'aereo,il volto sfigurato,la pelle in brandelli,ma gli occhi ancora azzurri curiosi.
"Cazzo ma pure lei si è salvata?"-pensò il giovane- e,quello che fino ad un momento prima era l'aereoplano che li aveva salvati,decise di esplodere.
Prima che la vecchia riuscisse ad allontanarsi.
CONTINUA...

Memorie di un avanguardista

Sono sempre stato un avanguardista, anche adesso per esempio, sto già scrivendo la nona riga.
Nacqui in una famiglia benestante molto tempo prima che l'essere benestanti fosse di moda e diventai anche pelato prima di tutti gli altri.
All'età di diciannove anni andai all'accademia delle belle arti, ma anche questa volta la mia stessa avanguardistiezza (come in seguito, io stesso, la definii) mi anticipò: andai all'accademia, ma per insegnare. Anticipai alcune cose cosi' tanto che alla fine la moda, frustrata, le lasciò perdere.
Le mie opere furono ospitate nel mezzo della foresta nera, aspettando le mostre che nel futuro le avrebbero celate al loro interno: era l'apice dell'avanguardistiezza.
Sulla scia del fervore avanguardista, ben presto mi annoiai e lo scoprirmi nudo come natura m'aveva fatto davanti al personal computer a vandalizzare la mia stessa pagina su wikipedia mi diede da pensare.
Durante sette anni in tibet, mi venne una folgorazione. Infatti uscendo, chiesi alla maschera cosa ne pensava di un artista che affronta simpaticamente la propria morte. Ricevetti la risposta che mi aspettavo.
Il giorno seguente annunciai personalmente la mia morte in diretta televisiva facendo schizzare alle stelle le quotazioni delle mie opere.
Da quel giorno vivo in un piccolo paradiso fiscale, rilasciando quà e la interviste dall'aldilà ("Interviste al dilà dell'al di qua" editore Bomboloni, 212 pagine, copertina brossurata su richiesta) e godendomi l'affetto dei miei cari: ogni giorno che passa è migliore del precedente

giovedì, febbraio 07, 2008

Admiral Benbow

Intro
Jim portami un bicchiere di rum.
Jim dimmi se arriva un cuoco cattivo.
Jim dimmi com'è la vita secondo te:
la vita secondo Jim.

Svolgimento
Jim sventola il dito grassoccio sulla ghiera dell'ipod nuovo di pacca: è un ragazzino come tanti.
Dalla finestra sua madre lo guarda avviarsi verso il molo, con la testa bassa e la musica nelle orecchie. Pensa: "mio figlio è un segaiolo" e vorrebbe dirlo ad alta voce ma non si fida dei pirati.
Pirati!
Non ci si fida di uno che giura su un Harry Potter a cui mancano delle pagine!
Pirati!Che poi, nella locanda, di pirata ce nè soltanto uno.
Esaminato dall'occhio critico dell'ostessa, che poi sarebbe la madre di Jim, non si tratta nemmeno di un gran pirata.Secondo la sua consumata esperienza i pirati assomigliano in tutto e per tutto a dei cammellieri, con la differenza che questi ultimi posseggono un numero ben più vasto di cicatrici. In effetti, nessun cammello potrebbe mai stare molto tranquillo sulla spalla di un cammelliere, per quanto bene gli possa essere stato insegnato a ripetere le parole "pezzi da otto" e "corpo di mille bombarde".
"Donna!" sbotta il pirata dal suo angolo "portami un semolino!"
Cibo da pirati, pensa ad alta voce l'ostessa.

martedì, febbraio 05, 2008

Momenti d'inerzia

Intro
Il treno è fatto in un modo cosi strano che correndo dall'ultimo vagone al primo riuscirei a rallentarlo, anche se di poco.

Svolgimento
Due vecchie siedono accanto a me, la più distante guarda fuori dal finestrino, lo sguardo è vacuo ma pieno d'amore.L'altra sfoglia distrattamente Men's Health, tenendo la linea della bocca piatta come una portaerei.Pochi posti più avanti, un ragazzino emo canta a bassa voce Battiato, in inglese, per darsi un tono.Dietro di noi alcuni studenti di un istituto alberghiero, mi pare intitolato ad Ilona Staller, ridono dei rimbrotti che un vecchio controllore omofobo rivolge ad alcuni punk-a-bestia.

Questo è il viaggio in treno che stasera ho sovrapposto alla realtà quando il vero viaggio stava diventando decisamente troppo noioso. Non è che cerchi di negare la realtà: la insaporisco.

La vecchia accanto a me gira pagina e l'occhio le cade sulla foto d'un gigantesco cavallo imbizzarrito.Al che, perdendo tutta la sua compostezza, accarezza la foto e sussurra: "...stallone....stallone...". A questo punto l'altra, sentendo l'amica si alza ed urla: "Sylvester?Dove?!Dove?!!"

Non temete per me: passerà.
E' solo un momento d'inerzia.

venerdì, febbraio 01, 2008

quel fottuto venerdì del mese

(temo di avere già scritto un post uguale)

Sarebbe stato oggi. Quel fottutissimo giorno sarebbe stato oggi. Quel giorno dove gli schiavi sarebbero diventati re, e i re sarebbero rimasti re; il giorno dell' emancipazione, della dignità anche per te.
Pablo Picazzo sarebbe entrato nella latteria, come tutti i venerdì, e avrebbe detto alla lattaia che no, non lo voleva il cappuccio, voleva l' espresso perchè ormai era diventato grande, e i grandi, com' è noto, bevono l'espresso. L' avrebbe fatto, perchè adesso era anche membro dell' associazione Te Diegum, e non aveva più paura.
"allora, Pablo, il solito cappuccino con tanta schiuma?"
"si, grazie"
Merda, la scena si ripeteva da quando faceva le elementari e ormai, era prossimo alla pensione, quasi. Però gli piaceva, gli sembrava ogni volta di tornare indietro, nel tempo, a quando andava a scuola e con la merendina nel paniere continuava a pensare "io non lo pago il pizzo".
E poi lo pagava. Merda.

Salsiccia e cime di rapa

Intro
Me lo paghi il panino?
Questa frase mi entra e mi esce dalla testa come un boomerang.
A proposito: chi pagherà il panino agli aborigeni?

Svolgimento
Se vuoi davvero qualcosa dalla vita, datti da fare e prendila: basta solo raggiungere il marciapiede opposto. Basta solo entrare e chiedere educatamente una pizza.
Eva la impasta con mani sapienti: super margherita con mozzarella extra, la radio, la foto di giornale del cane sommerso dai funghi, gli scherzetti del ragazzo delle pizze, che però non capisco, che forse nessuno capisce. Eva impasta con mani sapenti e non faccio in tempo a chiedere anche una cocacola che la mia pizza è già pronta, impacchettata in una scatola che augura buone feste: mi do da fare e la prendo.
A fine giornata infilandomi nel letto ripenso alla pizza e mi dico: "avrai una sete bestiale, stanotte" e lieto mi addomento.