sabato, febbraio 26, 2011
domenica, febbraio 20, 2011
ricordare il futuro
lunedì, febbraio 14, 2011
Storia del latte che scadde a San Valentino

Ma voi lo sapevate a Savona ci sono delle reliquie del santo?
sabato, febbraio 12, 2011
Greatest tits

Quella di Erano Gestacci è stata una strada lunga e faticosa.
Tuttavia, grazie alla perseveranza e ad un grande lavoro di post produzione in un piccolo studio di registrazione altoatesino quello che oggi possiamo ascoltare è un disco maturo, costruito senza risultare ciclopico e leggero senza essere effimero. Una delicata miscela di glam-rock da camera dai toni introspettivi, che non mancherà di gasare anche i più giovani con il suo Tòtani.
venerdì, febbraio 11, 2011
mercoledì, febbraio 09, 2011
Uno Nettuno e centomila
Aprì la porta, chiusa a chiave con doppia mandata, e manescamente girò verso di lui la figlioletta, che gli dava la schiena seduta a gambe incrociate.
Qual spavento nel vedere che aveva la sua stessa faccia! Uguale spiccicata; gli stessi lineamenti da uomo, il pomo d'adamo pronunciato, gli stessi occhi gialli, la bocca screpolata, le stesse rughe sulla fronte, la pelle liscia per la rasatura recente.
In effetti, l'aveva plagiata a sua immagine e somiglianza fin da quando era nata.
"Ti capisco ti capisco" - diceva la madre, giunta per dare conforto, ma l'ansia del padre non si quietava, anzi aumentava, con il crescere parallelo dell'invidia nei confronti della donna, che poteva gioire di un volto diverso da quello della bambina.
Velocemente scese le scale e si diresse nella sala fumatori, credendo di trovare quiete.
Lì lo aspettava Fabrizio de Andrè, immerso nella poltrona liberty.
Cantava piano, quasi sussurrando : "e per tutti il dolore degli altri è dolore a metà."
domenica, febbraio 06, 2011
effetti desiderati anche gravi
domenica, gennaio 30, 2011
Totentanz
I grandi, per fortuna, sono esistiti: non ci dovremmo sorprendere che qualcuno ci parlasse anche e magari li considerasse degli stronzi.
domenica, gennaio 23, 2011
prolungamenti
lunedì, gennaio 17, 2011
I carotaggi (terza parte)
venerdì, gennaio 14, 2011
Capitolo 14) Perseveranza
Di fronte ho la pupilla nera di Oscar, e il mio amico mi sta parlando fitto; ha l'aria concitata di uno che non riprende fiato da un po', così mi rendo conto di essermi perso l'inizio del suo racconto, sprofondato in chissà quale limbo del pensiero.
Mi manca il coraggio di interromperlo.
Percepisco la paura nelle sue parole, ma la sua narrazione è avvincente come un finale di un libro giallo : mi parla della sveglia suonata in ritardo quella mattina - ma nemmeno l'Ispettore Manetta ci crederebbe - dell'omicidio di Manuela avvenuto mentre si fingeva ancora svenuto; del post-it con il suo nome sulla scena del crimine; della certezza che, una volta che si fosse ripreso dallo choc, sarebbe stato inchiodato indiscutibilmente da Cesare, il padre di Manuela, accorso nella stanza dopo un sms inviatogli dal cellulare della figlia, ma con vero mittente l'assassino; della sua ingenuità a fuggire senza riflettere, dopo aver visto il killer candidamente chiamare la polizia; dell'idea di lasciarmi quel messaggio segreto.
Oscar racconta come può farlo solo una persona innocente, e d'istinto lo abbraccio forte.
Solo in conclusione mi riferisce il nome del vero colpevole, che nello stesso istante compare nella stanza, come nei peggiori film.
Deborah si ferma alla fine del corridoio buio, pietrificata.
E allora capisco tutto : la visita nel mio studio, la macchina posteggiata in un luogo diverso, il cambio di vestiti, l'alibi di trovarsi sulla scena dell'altro omicidio, l'averlo eseguito con le stesse modalità, il passarmi il post-it per confondere impronte innocenti con impronte colpevoli, la duplice telefonata in commissariato, finta con Oscar presente, vera con me; i persistenti rifiuti di accompagnarmi qui, il saluto non casuale tra Manuela e Deborah nelle scale.
"Cesare ha visto solo me, e poi è stramazzato al suolo per il dolore; lei era nascosta dietro la porta, e poi è fuggita immediatamente" - conclude il ragionamento Oscar.
Rivolgo lo sguardo verso la mia ex-fidanzata, con un misto di incredulità e disgusto, ma senza paura. L'unica cosa che ancora ci accomuna è che anche lei, come me, non riesce a proferire parola in questi interminabili attimi.
Dell'immagine di Seb e Deb all'improvviso rimane solo una fotografia ingiallita dal tempo.
Mi resta oscuro il movente, ma un lungo viaggio in auto fino ad Osoppo aiuterà a chiarire tutto.
Il caso è chiuso; posso andarmene, quantomeno con il pensiero : ho un viaggio in sospeso, un viaggio che ho cominciato il giorno del ritrovamento del corpo di Manuela.
Non mi trovo più nel retro del Polpo di Genio, La California e la Toscana sono lontane; il Friuli ancora di più : è solo un ricordo, un brutto ricordo.
Sono sdraiato supino, in un posto caldo e pieno di sole; intorno dune di sabbia e ciuffi d'erba, il mare calmo mi culla.
Mi sembra di non essermene mai andato.
Apro gli occhi : mi manca la Puglia, il mio tempo ad Osoppo si è concluso.
In quel momento le enormi vetrate della stanza vanno in frantumi, e degli uomini in nero col volto coperto piombano in mezzo a noi, immobilizzandoci; Deborah è la prima.
Forse sono poliziotti, ecco da chi era pedinata la mia Toyota.
O forse non lo sono.
Annuso un panno intriso di qualcosa e perdo i sensi.
La mia terra è più lontana.
giovedì, gennaio 13, 2011
I carotaggi (seconda parte)
lunedì, gennaio 10, 2011
I carotaggi (prima parte)
domenica, gennaio 09, 2011
Amici Miei
Quella mattina in chiesa al funerale di Irreprensibile c’erano proprio tutti. Faceva impressione vederli uno vicino all’altro, abito scuro, sguardi tesi, occhi assenti. Prima di entrare si erano ritrovati in giardino a bruciare una sigaretta, e anche chi solitamente non fumava, quel giorno aveva deciso di usufruire.
Gabriele : “Ho sentito che a celebrare sarà Don Farris, almeno lo conosceva di persona” .
Eugenio: “Irreprensibile lo riteneva un vecchio pedofilo pederasta, si starà rivoltando nella tomba”.
“Nella bara vorrai dire!” –Rodrizio nemmeno quel giorno riusciva a non starnazzare.
Sergiomaria : “Ma cosa diavolo ti sei messo addosso, chiacchiera?”
Rodrizio sfoggiava un orribile papillon fantasia, a coronare la sua anonima giacca.
Rodrizio : “Lui avrebbe voluto così, amava i papillons”.
Andrea : “Il tuo lo avrebbe disgustato, come accadrebbe oggi a qualunque possidente di un paio di occhi”- sotto la giacca spuntava un maglione con il logo della Protezione Civile.
“Te l’hanno insegnato in Accademia a dire “possidente” così bene?” – Ora Sergiomaria aveva voglia di litigare.
Baro : “Vi devo ricordare come mai oggi siamo qui?” – un lungo e forzato tiro di sigaretta.
Davide, tirando fuori una scatolina dalla sua giacca da autista di autobus: “Io ho portato qualche Raudo, pensavo che avremmo potuto spararli in suo onore dopo la funzione”.
Eugenio, entusiasta : “Ho i nostri scacciapensieri, dovremmo suonarlo ancora una volta per lui, non credete?”
Michele, più zitto che mai, infliggeva il colpo di grazia alla sigaretta lanciando il mozzicone in un vaso di gerani.
Silenzio assordante.
Lo ruppe Edoardo : “Qualcuno aveva in mente di dire qualcosa, una volta dentro?”
Aveva parlato con un nonsochè di complice.
“Avrebbe voluto che nessuno parlasse” – all’unisono Andrea e Rodrizio
“E credo che anche quella cassa così vistosa non fosse la cassa dei suoi sogni; e Irreprensibile certamente aveva una cassa dei sogni” – aggiunse Eugenio.
Baro stava singhiozzando come una ragazzina, Gabriele gli passò di soppiatto un fazzoletto di stoffa, senza farsi vedere da Andrea.
Rodrizio : “Ripensandoci però, un giorno mi aveva confessato : “Dite solo Pazienza”. Potremmo fare così. Uno di noi si alza, dice questa breve frase sulla pazienza, e poi torna a sedersi”.
Vuk : “Pazienza? Ma ti rendi conto? Come lo spiegheremmo a suo cugino Marco? Sei matto”.
“Diciamo solo che era un bravo ragazzo” – Sergiomaria, tra una boccata di fumo e l’altra, pensava di poter risolvere la questione facilmente.
“Ragazzi, ma ve la ricordate quella Vigilia in cui mi aveva dato del ginecologo?” – Rodrizio sorrideva senza imbarazzo.
“Uno dei ragazzi del Bahrein ci ha lasciati ieri, ma almeno lo ha fatto nel suo letto, da uomo” – disse Andrea mentre la gente aveva ormai preso posto in chiesa.
Davide : “E’ arrivato il prete”.
Michele ripose nel pacchetto morbido la seconda sigaretta.
La messa fu breve, la predica anonima, e, almeno per quanto riguardava la seconda, Rodrizio pensò ancora che lui avrebbe voluto diversamente.
Dopo la funzione, in chiesa erano rimasti solo loro, seduti, in silenzio.
Eugenio aveva tirato fuori lo scacciapensieri.
Fu in quel momento che in tutto l’androne risuonò l’eco di una fragorosa risata.
La bara si scoperchiò e Irreprensibile drizzò in piedi; pantalone mimetico, capello lungo, il volto pallido ma ugualmente raggiante : “Siete stati uno spasso, un vero spasso amici; e poi, uno scherzo del genere non sapete quanto allunga la vita”.
martedì, gennaio 04, 2011
mi piace è un eufemismo
mercoledì, dicembre 29, 2010
L'Oroscopone tirolese di fine anno
Ventata di novità per il tradizionale Oroscopone di fine anno : illustriamo il segno zodiacale PADRONE del 2011!
2011 - anno del Brezel
(leggere accompagnati da una piacevole melodia tirolese)
Siete un tipo di pane molto popolare in Svizzera in Germania e tra le altre popolazioni di lingua teutonica compreso l'Alto Adige, ma quest'anno non avrete confini culinari, sarete l'esaltazione globalizzata e poliglotta di ogni palato. A seconda delle regioni, venite chiamato anche laugenbrezel, pretzel, pretzl, breze o brezn. A Monaco di Baviera i nati sotto il segno del Brezel, accompagnano i ricchi piatti di carne insieme alla senape; quelli della prima decade del segno, saranno soliti accompagnarsi con il Weibwurst...fortunelli!
Venite preparati ancora secondo il tradizionale metodo di panificazione detto Laugengeback. In Germania indica il pane che, prima della cottura, viene immerso per qualche secondo in una soluzione bollente di acqua e bicarbonato di sodio : tutta salute per voi, che da anni siete abituati. La situazione non cambierà, non temete, brontoloni abitudinari! L'entrata di Giove nella casa del Brezel comporterà solo dei bruschi appuntamenti al buio nel forno.
Anche nel 2011 manterrete la forma di un anello con le due estremità annodate...Gnum, siete deliziosi!
I vostri ingredienti sono e rimarranno farina di grano tenero, malto, lievito di birra e acqua, oltre al bicarbonato di sodio. In alcune regioni viene aggiunto al vostro già ben messo costrutto anche lo strutto (scusate il gioco di parole piccoli amici infarinati) o utilizzata farina integrale, di farro o di altri cereali. Sulla glassatura di uovo sbattuto viene spolverato del sale grosso oppure dei semi di sesamo. Già l'acquolina in bocca? Per il 2011 sono previste gustose novità! Brezel agli smarties, Brezel allo squaqquerone, Brezel alla merda (solo nella prestigiosa osteria di vico dietro il coro di san Cosimo), Brezel al Pikachu, Brezel agli ovuli sodi.I fornai esperti eseguono un movimento veloce per dare a voi brezel in meno di un secondo la vostra forma caratteristica. Generalmente ci vogliono anni di esercizio per accorciare i tempi di questo movimento, ma i risultati sono stupefacenti : i nati sotto il segno dell' omino di marzapane anche nel 2011 non potranno competere con voi.
Per i Kaiser nati sotto il segno del Brezel, conferma degli anni passati : acchiapperete ancora un mucchio di pagnotte, tartarughe, rosette, ciabatte, e nessun filone; siete veramente i must di ogni panetteria.
Per i nati sotto il segno dei Caballeros non rimane che un augurio : che tutte lE appartenenti alla costellazione del Brezel siano clementi con voi!
Hasta la iPiroga siempre...e Buon Anno!
ergonomia del verbo
venerdì, dicembre 17, 2010
NON SPERATE!
giovedì, dicembre 09, 2010
Capitolo 13) Pensieri e Parole
"P-però, bel placcaggio"
Ecco, di nuovo quella maledetta balbuzie.
Non so neanche come mi sia venuto in mente di rivolgere parola a questo simpatico ometto;una pescheria, tra l’altro, non è nemmeno un luogo adatto per le presentazioni.
E invece sì che lo sai, non mentire Oscar, lui ti ha salvato la vita. Nessuno ti ha mai salvato la vita prima d’ora. E’ una sensazione strana, devi ammetterlo.
"Piacere, io sono Oscar, p-piacere di conoscerti. Lo so cosa pensi, so cosa pensano tutti, giù in p-paese: no, io non sono uno fuori di testa, uno svitato, e la balbuzie mi viene solo quando sono emozionato; sei stato in gamba con quel p-polpo, mi piacerebbe lavorassimo insieme"
Il postino esita un attimo, forse è muto: ebbene sì, ho incontrato l’unico postino muto del mondo. Poi all’improvviso la sua smorfia si tramuta in un ampio sorriso alla Julia Roberts, e io già immagino la scritta Calippo sopra la porta d’ingresso che si tramuta in “Calippo e soci” o “Calippo and friends” come Pavarotti.
"Piacere, mi chiamo Sebastiano, e mi piacerebbe ascoltare quello che hai da dirmi, se davvero si tratta di lavoro".
Pausa, applausi, cambio scena.
*
“Piacere, io sono Oscar”
La prostituta mi guarda stupita, evidentemente nessun cliente le si era mai presentato. Quantomeno non la mattina dopo. Ma io ho deciso di fare le cose per bene.
“Senti schizzato – e già una prostituta che dice schizzato perde in credibilità – portami fuori da sto centro sociale, c’è puzza di bestie”.
La mia risposta indignata non si fa attendere : “la legge non disapprova che due persone si accordino per fare sesso, la legge disapprova che due persone si accordino per fare sesso in cambio di denaro” , recito agitando il dito indice nella sua direzione.
Ovviamente noi non avevamo fatto sesso, né in cambio di denaro né senza. L’avevo speso meglio, quel denaro; ho affittato Veronique per l’intera serata, e poi l’ho portata qui al Noir, uno dei pochi centri-giovani rimasti in Friuli, in modo che mi facesse fare bella figura con gli amici (quali amici?), e per conquistarla, come se non fosse una volgare battona, sempre seguendo il mio proposito di fare le cose per bene. C’è stata una grande festa ieri sera, pieno di gente, tutto bellissimo. Peccato soltanto che, una volta entrati, io abbia rivisto Veronique solo questa mattina.
“Hai dormito con un altro uomo, questa notte, non è vero?” – la predica è appena cominciata, ma Veronique, di cui il nome unico rimasuglio delle sue decantate origini parigine, non ci sta a farsele cantare.
“Sei il peggior cliente che io abbia mai avuto, e ti assicuro che di gente strana ne ho vista." - mentre parla si passa la lingua sulle labbra in continuazione, ma ormai io voglio solo moralizzarla, la sua magia nera non ha più nessun effetto su di me.
"Ma almeno quelli erano davvero clienti, e a una cert’ora si addormentavano, oppure fedifraghi tornavano dalle loro mogli strisciando" - è meglio che adesso lasci sfogare Veronique, in fondo ne ha passate tante : mi ha raccontato non senza un certo trasporto di essere orfana, e che appena nata una suora l'aveva trovata sul sagrato di Notre Dame avvolta in uno scialle.
"E invece tu? Hai denigrato la mia professionalità: almeno una bottarella, eddai, non si fa così. Io comunque so’ di Ostia, altro che Parigi. E mi chiamo Lorenza”.
Cinebrivido.
“Pentitiiiii” – urlo correndole dietro, svegliando tutti i reduci della sera prima, in parte anche sinceramente divertito per aver offeso la dignità della finta parigina, con la mia decisione di non abusare di lei.
Dieci minuti dopo sono già diretto verso l’ufficio, fischiettando Battisti e Cremonini; in un ritardo esagerato rispetto all’orario concordato con Sebastiano, ma notevolmente in anticipo rispetto al mio programma, che per stamattina prevedeva colazione in camera con Veronique-Lorenza. L’abitudine di farsi dei bei programmini dovrebbe essere abolita nel mondo occidentale.
Mentre salgo le scale, telefono al mio collega Scalise, per sondare il suo livello di malumore giornaliero, ma il cellulare squilla sorprendentemente a vuoto. E, poco dopo, trovando aperta la porta dello studio, mi rendo conto che per stamattina le soprese non sono ancora finite : la figlia del proprietario del bar all’angolo, Manuela, è seduta nel mio ufficio, e ha l’aria di aspettare proprio me.
Sorrido e le faccio un cenno di saluto : certo, non è Veronique-Lorenza, ma almeno non la prenderà a male se non mi calerò subito giù le braghe.
I suoi occhi verde smeraldo mi ricordano Sebastiano : davvero un peccato che io venga subito tramortito con un colpo alla nuca, prima di poter elaborare altre brillanti riflessioni.