I grandi, per fortuna, sono esistiti: non ci dovremmo sorprendere che qualcuno ci parlasse anche e magari li considerasse degli stronzi.
domenica, gennaio 30, 2011
Totentanz
I grandi, per fortuna, sono esistiti: non ci dovremmo sorprendere che qualcuno ci parlasse anche e magari li considerasse degli stronzi.
domenica, gennaio 23, 2011
prolungamenti
lunedì, gennaio 17, 2011
I carotaggi (terza parte)
venerdì, gennaio 14, 2011
Capitolo 14) Perseveranza
Di fronte ho la pupilla nera di Oscar, e il mio amico mi sta parlando fitto; ha l'aria concitata di uno che non riprende fiato da un po', così mi rendo conto di essermi perso l'inizio del suo racconto, sprofondato in chissà quale limbo del pensiero.
Mi manca il coraggio di interromperlo.
Percepisco la paura nelle sue parole, ma la sua narrazione è avvincente come un finale di un libro giallo : mi parla della sveglia suonata in ritardo quella mattina - ma nemmeno l'Ispettore Manetta ci crederebbe - dell'omicidio di Manuela avvenuto mentre si fingeva ancora svenuto; del post-it con il suo nome sulla scena del crimine; della certezza che, una volta che si fosse ripreso dallo choc, sarebbe stato inchiodato indiscutibilmente da Cesare, il padre di Manuela, accorso nella stanza dopo un sms inviatogli dal cellulare della figlia, ma con vero mittente l'assassino; della sua ingenuità a fuggire senza riflettere, dopo aver visto il killer candidamente chiamare la polizia; dell'idea di lasciarmi quel messaggio segreto.
Oscar racconta come può farlo solo una persona innocente, e d'istinto lo abbraccio forte.
Solo in conclusione mi riferisce il nome del vero colpevole, che nello stesso istante compare nella stanza, come nei peggiori film.
Deborah si ferma alla fine del corridoio buio, pietrificata.
E allora capisco tutto : la visita nel mio studio, la macchina posteggiata in un luogo diverso, il cambio di vestiti, l'alibi di trovarsi sulla scena dell'altro omicidio, l'averlo eseguito con le stesse modalità, il passarmi il post-it per confondere impronte innocenti con impronte colpevoli, la duplice telefonata in commissariato, finta con Oscar presente, vera con me; i persistenti rifiuti di accompagnarmi qui, il saluto non casuale tra Manuela e Deborah nelle scale.
"Cesare ha visto solo me, e poi è stramazzato al suolo per il dolore; lei era nascosta dietro la porta, e poi è fuggita immediatamente" - conclude il ragionamento Oscar.
Rivolgo lo sguardo verso la mia ex-fidanzata, con un misto di incredulità e disgusto, ma senza paura. L'unica cosa che ancora ci accomuna è che anche lei, come me, non riesce a proferire parola in questi interminabili attimi.
Dell'immagine di Seb e Deb all'improvviso rimane solo una fotografia ingiallita dal tempo.
Mi resta oscuro il movente, ma un lungo viaggio in auto fino ad Osoppo aiuterà a chiarire tutto.
Il caso è chiuso; posso andarmene, quantomeno con il pensiero : ho un viaggio in sospeso, un viaggio che ho cominciato il giorno del ritrovamento del corpo di Manuela.
Non mi trovo più nel retro del Polpo di Genio, La California e la Toscana sono lontane; il Friuli ancora di più : è solo un ricordo, un brutto ricordo.
Sono sdraiato supino, in un posto caldo e pieno di sole; intorno dune di sabbia e ciuffi d'erba, il mare calmo mi culla.
Mi sembra di non essermene mai andato.
Apro gli occhi : mi manca la Puglia, il mio tempo ad Osoppo si è concluso.
In quel momento le enormi vetrate della stanza vanno in frantumi, e degli uomini in nero col volto coperto piombano in mezzo a noi, immobilizzandoci; Deborah è la prima.
Forse sono poliziotti, ecco da chi era pedinata la mia Toyota.
O forse non lo sono.
Annuso un panno intriso di qualcosa e perdo i sensi.
La mia terra è più lontana.
giovedì, gennaio 13, 2011
I carotaggi (seconda parte)
lunedì, gennaio 10, 2011
I carotaggi (prima parte)
domenica, gennaio 09, 2011
Amici Miei
Quella mattina in chiesa al funerale di Irreprensibile c’erano proprio tutti. Faceva impressione vederli uno vicino all’altro, abito scuro, sguardi tesi, occhi assenti. Prima di entrare si erano ritrovati in giardino a bruciare una sigaretta, e anche chi solitamente non fumava, quel giorno aveva deciso di usufruire.
Gabriele : “Ho sentito che a celebrare sarà Don Farris, almeno lo conosceva di persona” .
Eugenio: “Irreprensibile lo riteneva un vecchio pedofilo pederasta, si starà rivoltando nella tomba”.
“Nella bara vorrai dire!” –Rodrizio nemmeno quel giorno riusciva a non starnazzare.
Sergiomaria : “Ma cosa diavolo ti sei messo addosso, chiacchiera?”
Rodrizio sfoggiava un orribile papillon fantasia, a coronare la sua anonima giacca.
Rodrizio : “Lui avrebbe voluto così, amava i papillons”.
Andrea : “Il tuo lo avrebbe disgustato, come accadrebbe oggi a qualunque possidente di un paio di occhi”- sotto la giacca spuntava un maglione con il logo della Protezione Civile.
“Te l’hanno insegnato in Accademia a dire “possidente” così bene?” – Ora Sergiomaria aveva voglia di litigare.
Baro : “Vi devo ricordare come mai oggi siamo qui?” – un lungo e forzato tiro di sigaretta.
Davide, tirando fuori una scatolina dalla sua giacca da autista di autobus: “Io ho portato qualche Raudo, pensavo che avremmo potuto spararli in suo onore dopo la funzione”.
Eugenio, entusiasta : “Ho i nostri scacciapensieri, dovremmo suonarlo ancora una volta per lui, non credete?”
Michele, più zitto che mai, infliggeva il colpo di grazia alla sigaretta lanciando il mozzicone in un vaso di gerani.
Silenzio assordante.
Lo ruppe Edoardo : “Qualcuno aveva in mente di dire qualcosa, una volta dentro?”
Aveva parlato con un nonsochè di complice.
“Avrebbe voluto che nessuno parlasse” – all’unisono Andrea e Rodrizio
“E credo che anche quella cassa così vistosa non fosse la cassa dei suoi sogni; e Irreprensibile certamente aveva una cassa dei sogni” – aggiunse Eugenio.
Baro stava singhiozzando come una ragazzina, Gabriele gli passò di soppiatto un fazzoletto di stoffa, senza farsi vedere da Andrea.
Rodrizio : “Ripensandoci però, un giorno mi aveva confessato : “Dite solo Pazienza”. Potremmo fare così. Uno di noi si alza, dice questa breve frase sulla pazienza, e poi torna a sedersi”.
Vuk : “Pazienza? Ma ti rendi conto? Come lo spiegheremmo a suo cugino Marco? Sei matto”.
“Diciamo solo che era un bravo ragazzo” – Sergiomaria, tra una boccata di fumo e l’altra, pensava di poter risolvere la questione facilmente.
“Ragazzi, ma ve la ricordate quella Vigilia in cui mi aveva dato del ginecologo?” – Rodrizio sorrideva senza imbarazzo.
“Uno dei ragazzi del Bahrein ci ha lasciati ieri, ma almeno lo ha fatto nel suo letto, da uomo” – disse Andrea mentre la gente aveva ormai preso posto in chiesa.
Davide : “E’ arrivato il prete”.
Michele ripose nel pacchetto morbido la seconda sigaretta.
La messa fu breve, la predica anonima, e, almeno per quanto riguardava la seconda, Rodrizio pensò ancora che lui avrebbe voluto diversamente.
Dopo la funzione, in chiesa erano rimasti solo loro, seduti, in silenzio.
Eugenio aveva tirato fuori lo scacciapensieri.
Fu in quel momento che in tutto l’androne risuonò l’eco di una fragorosa risata.
La bara si scoperchiò e Irreprensibile drizzò in piedi; pantalone mimetico, capello lungo, il volto pallido ma ugualmente raggiante : “Siete stati uno spasso, un vero spasso amici; e poi, uno scherzo del genere non sapete quanto allunga la vita”.
martedì, gennaio 04, 2011
mi piace è un eufemismo
mercoledì, dicembre 29, 2010
L'Oroscopone tirolese di fine anno
Ventata di novità per il tradizionale Oroscopone di fine anno : illustriamo il segno zodiacale PADRONE del 2011!
2011 - anno del Brezel
(leggere accompagnati da una piacevole melodia tirolese)
Siete un tipo di pane molto popolare in Svizzera in Germania e tra le altre popolazioni di lingua teutonica compreso l'Alto Adige, ma quest'anno non avrete confini culinari, sarete l'esaltazione globalizzata e poliglotta di ogni palato. A seconda delle regioni, venite chiamato anche laugenbrezel, pretzel, pretzl, breze o brezn. A Monaco di Baviera i nati sotto il segno del Brezel, accompagnano i ricchi piatti di carne insieme alla senape; quelli della prima decade del segno, saranno soliti accompagnarsi con il Weibwurst...fortunelli!
Venite preparati ancora secondo il tradizionale metodo di panificazione detto Laugengeback. In Germania indica il pane che, prima della cottura, viene immerso per qualche secondo in una soluzione bollente di acqua e bicarbonato di sodio : tutta salute per voi, che da anni siete abituati. La situazione non cambierà, non temete, brontoloni abitudinari! L'entrata di Giove nella casa del Brezel comporterà solo dei bruschi appuntamenti al buio nel forno.
Anche nel 2011 manterrete la forma di un anello con le due estremità annodate...Gnum, siete deliziosi!
I vostri ingredienti sono e rimarranno farina di grano tenero, malto, lievito di birra e acqua, oltre al bicarbonato di sodio. In alcune regioni viene aggiunto al vostro già ben messo costrutto anche lo strutto (scusate il gioco di parole piccoli amici infarinati) o utilizzata farina integrale, di farro o di altri cereali. Sulla glassatura di uovo sbattuto viene spolverato del sale grosso oppure dei semi di sesamo. Già l'acquolina in bocca? Per il 2011 sono previste gustose novità! Brezel agli smarties, Brezel allo squaqquerone, Brezel alla merda (solo nella prestigiosa osteria di vico dietro il coro di san Cosimo), Brezel al Pikachu, Brezel agli ovuli sodi.I fornai esperti eseguono un movimento veloce per dare a voi brezel in meno di un secondo la vostra forma caratteristica. Generalmente ci vogliono anni di esercizio per accorciare i tempi di questo movimento, ma i risultati sono stupefacenti : i nati sotto il segno dell' omino di marzapane anche nel 2011 non potranno competere con voi.
Per i Kaiser nati sotto il segno del Brezel, conferma degli anni passati : acchiapperete ancora un mucchio di pagnotte, tartarughe, rosette, ciabatte, e nessun filone; siete veramente i must di ogni panetteria.
Per i nati sotto il segno dei Caballeros non rimane che un augurio : che tutte lE appartenenti alla costellazione del Brezel siano clementi con voi!
Hasta la iPiroga siempre...e Buon Anno!
ergonomia del verbo
venerdì, dicembre 17, 2010
NON SPERATE!
giovedì, dicembre 09, 2010
Capitolo 13) Pensieri e Parole
"P-però, bel placcaggio"
Ecco, di nuovo quella maledetta balbuzie.
Non so neanche come mi sia venuto in mente di rivolgere parola a questo simpatico ometto;una pescheria, tra l’altro, non è nemmeno un luogo adatto per le presentazioni.
E invece sì che lo sai, non mentire Oscar, lui ti ha salvato la vita. Nessuno ti ha mai salvato la vita prima d’ora. E’ una sensazione strana, devi ammetterlo.
"Piacere, io sono Oscar, p-piacere di conoscerti. Lo so cosa pensi, so cosa pensano tutti, giù in p-paese: no, io non sono uno fuori di testa, uno svitato, e la balbuzie mi viene solo quando sono emozionato; sei stato in gamba con quel p-polpo, mi piacerebbe lavorassimo insieme"
Il postino esita un attimo, forse è muto: ebbene sì, ho incontrato l’unico postino muto del mondo. Poi all’improvviso la sua smorfia si tramuta in un ampio sorriso alla Julia Roberts, e io già immagino la scritta Calippo sopra la porta d’ingresso che si tramuta in “Calippo e soci” o “Calippo and friends” come Pavarotti.
"Piacere, mi chiamo Sebastiano, e mi piacerebbe ascoltare quello che hai da dirmi, se davvero si tratta di lavoro".
Pausa, applausi, cambio scena.
*
“Piacere, io sono Oscar”
La prostituta mi guarda stupita, evidentemente nessun cliente le si era mai presentato. Quantomeno non la mattina dopo. Ma io ho deciso di fare le cose per bene.
“Senti schizzato – e già una prostituta che dice schizzato perde in credibilità – portami fuori da sto centro sociale, c’è puzza di bestie”.
La mia risposta indignata non si fa attendere : “la legge non disapprova che due persone si accordino per fare sesso, la legge disapprova che due persone si accordino per fare sesso in cambio di denaro” , recito agitando il dito indice nella sua direzione.
Ovviamente noi non avevamo fatto sesso, né in cambio di denaro né senza. L’avevo speso meglio, quel denaro; ho affittato Veronique per l’intera serata, e poi l’ho portata qui al Noir, uno dei pochi centri-giovani rimasti in Friuli, in modo che mi facesse fare bella figura con gli amici (quali amici?), e per conquistarla, come se non fosse una volgare battona, sempre seguendo il mio proposito di fare le cose per bene. C’è stata una grande festa ieri sera, pieno di gente, tutto bellissimo. Peccato soltanto che, una volta entrati, io abbia rivisto Veronique solo questa mattina.
“Hai dormito con un altro uomo, questa notte, non è vero?” – la predica è appena cominciata, ma Veronique, di cui il nome unico rimasuglio delle sue decantate origini parigine, non ci sta a farsele cantare.
“Sei il peggior cliente che io abbia mai avuto, e ti assicuro che di gente strana ne ho vista." - mentre parla si passa la lingua sulle labbra in continuazione, ma ormai io voglio solo moralizzarla, la sua magia nera non ha più nessun effetto su di me.
"Ma almeno quelli erano davvero clienti, e a una cert’ora si addormentavano, oppure fedifraghi tornavano dalle loro mogli strisciando" - è meglio che adesso lasci sfogare Veronique, in fondo ne ha passate tante : mi ha raccontato non senza un certo trasporto di essere orfana, e che appena nata una suora l'aveva trovata sul sagrato di Notre Dame avvolta in uno scialle.
"E invece tu? Hai denigrato la mia professionalità: almeno una bottarella, eddai, non si fa così. Io comunque so’ di Ostia, altro che Parigi. E mi chiamo Lorenza”.
Cinebrivido.
“Pentitiiiii” – urlo correndole dietro, svegliando tutti i reduci della sera prima, in parte anche sinceramente divertito per aver offeso la dignità della finta parigina, con la mia decisione di non abusare di lei.
Dieci minuti dopo sono già diretto verso l’ufficio, fischiettando Battisti e Cremonini; in un ritardo esagerato rispetto all’orario concordato con Sebastiano, ma notevolmente in anticipo rispetto al mio programma, che per stamattina prevedeva colazione in camera con Veronique-Lorenza. L’abitudine di farsi dei bei programmini dovrebbe essere abolita nel mondo occidentale.
Mentre salgo le scale, telefono al mio collega Scalise, per sondare il suo livello di malumore giornaliero, ma il cellulare squilla sorprendentemente a vuoto. E, poco dopo, trovando aperta la porta dello studio, mi rendo conto che per stamattina le soprese non sono ancora finite : la figlia del proprietario del bar all’angolo, Manuela, è seduta nel mio ufficio, e ha l’aria di aspettare proprio me.
Sorrido e le faccio un cenno di saluto : certo, non è Veronique-Lorenza, ma almeno non la prenderà a male se non mi calerò subito giù le braghe.
I suoi occhi verde smeraldo mi ricordano Sebastiano : davvero un peccato che io venga subito tramortito con un colpo alla nuca, prima di poter elaborare altre brillanti riflessioni.mercoledì, dicembre 08, 2010
intimissimi
sabato, dicembre 04, 2010
il malato immaginato
Il suo diario: una vita che
volevo; vederlo, entrare nella sua vita e forse, poi, annegarvi.
Come un uomo che esce da un caffè e dice:
"Che bella nuotata!". Il completamento del proprio ruolo sociale è, come una barzellettà. La fine di un'iterazione, la calibrazione della propria immagine pubblica.
Un pò come tutti gli uomini sono affascinato dalla deduzione, anche se sostengo di averne fatto uso solo quando funziona. Nella categoria "interessi" non ho dubbi: Film Disney, Basil l'investigatopo, donne.
Sono un animale sociale.
Vivo in un condominio, sono un personaggio da una storia e via ma, inaspettatamente, sul pianerottolo lo trovo.
Un libricino, un moleskine forse, un diario dei cartoni animati col lucchetto di plastica, una risma di fogli pinzati un.
Il suo diario: dimenticato forse ma, gioia e gaudio, diario. Pensiero di carta e ancora la parola: diario.
Di chi? Non importa: lo apro.
Se abita in questo condominio capirò, saprò, mi troverò: sono un uomo, sono nato per essere in cerca di: donne. Ho scelto cacciatore ma sono raccoglitore di: diari.
Ed eccone uno. DI qualcuno, che sicuramente mi conosce. Che parla di me. AH! Diario.
Sono conosciuto, nel condominio come nel quartiere: figuro sicuramente tra queste pagine.
Da qualche parte sono sicuro di esserci nascosto anche io; io io io fondamentalmente, sonoramente, inconfutabilmente IO, in quel diario.
Nel pensiero di chi mi conosce ci sono: io.
Non sono un pazzo o un maniaco, un ritrovatore - sono io.
Siete nella mente di un uomo ma, questo, è molto, diverso da un diario.
La carta è molto più sincera: le parole non sempre conoscono il pensiero che le genera.
Il pensiero ha un'impaginazione. Tutta diversa da quella cui siamo abituati. Non ci si riferisce a sè stessi con la stessa sincerità con cui le mani battono la tastiera,
stringono il cappio o il calamaio. E come mai più, Pasolini diceva che; scrivere è inutile?
L'impaginazione delle mentalità è; diversa
La punteggiatura delle
profondità della mente: UN MISTERO;
venerdì, dicembre 03, 2010
Il mio nome è Merlo;
Conosco la vostra propensione per la leggerezza.
Quando saprete qualcosa di più sulla mia vita e sul mio lavoro vi renderete conto che è un nome che mi si addice; uno di quei rari casi in cui il nome scelto da bambino corrisponde alla persona che lo porta.
Gli antichi, saggiamente, usavano aggiungere qualcosa al nome, che descrivesse chi lo portava, come ad esempio Ludovico il Pio; altre volte il nome era completamente sostituito da un soprannome, come quel pittore, il Sodoma.
Oggi il soprannome è caduto in disuso, si preferisce usare i titoli, come quel politico, il cavaliere. Con una rassicurante perdita dei connotati più strettamente valutativi.
Sono convinto che sarebbe più opportuno decidere il nome al momento della morte; solo così la scelta potrebbe essere equilibrata.
Il giudizio complessivo non lo si può dare prima della nascita, a meno che tu non sia un determinista convinto con particolari doti di chiaroveggenza, né a metà della vita; questa è opinione universalmente riconosciuta. Non capisco perché il nome, che ha una portata così ampiamente descrittiva, non debba andare a vantaggio dei posteri che lo conosceranno. Ci vorrebbero due nomi, uno provvisorio, anche un numero, e uno da scegliere alla morte, anche poco rispettoso.
Però dove lavoro io la situazione è confusa, si ragiona essenzialmente per numeri e posti, a tutto vantaggio delle canaglie; e per praticità del personale amministrativo.
Io li chiamo per nome; quello che avevano da vivi, sempre meglio del numero; nessuno si è mai lamentato.
Quando al mattino respiro l' odore di terra bagnata, e si distingue ancora la luce tremolante dei lumini, rinnovo la mia promessa:
Good Morning, Vietnam.
Vi garantisco l' eterno riposo,
perseguo i reati contro la pietà dei defunti.
Voi che ancora vivete non disturbate
chi riposa in pace.
Il mio nome è Merlo
sono un agente della polizia mortuaria. A vostra completa disposizione.
Il mio lavoro mi piace. Non è un lavoro molto conosciuto, non è ben pagato, nessun moccioso lo vorrebbe fare da grande.
A volte percepisco qualche extra, quando mi scambiano per becchino; è importante per me avere delle gratificazioni: il lavoro è la mia vita.
Lavoro qui, il mio ufficio è circondato da alberi, marmi pregiati e ascolto il silenzio.
Il mio lavoro è la mia vita e sono contento di non stare dietro ad un computer.
Voi che vivete non avete idea di quanti problemi abbiano i morti.
Come Marzio, del campo F: l' amante che buttava via i fiori della moglie, la moglie quelli dell' amante. Le ho multate e mi sono tenuto i soldi.
Ah, il campo F. Proprio vicino alla parete dei loculi 1200-1300.
Lei riposa, nel suo cantuccio un po' defilato, sulla destra in basso. Non le faccio mai mancare un fiore al mattino e la buonanotte la sera.
Mi piace raccontarle che faccio questo lavoro per lei.
E' una balla.
mercoledì, dicembre 01, 2010
Capitolo 12) Sliding Doors
E’ uno di quei momenti in cui preferirei essere da un’altra parte; anche in una situazione oggettivamente peggiore, come portare fuori il cane per il suo bisognino durante il temporale, e senza ombrello. Ho paura di non essere all’altezza del momento, e ho tutto il tempo di convincermene : il corridoio che mi separa dal mio amico sembra non finire mai.
La critica che mi viene mossa più spesso è di non fermarmi ad analizzare la situazione, di non chiedermi mai : “c’è un modo migliore per affrontare il problema che ho davanti?"
Eppure la mia professoressa di matematica del liceo me lo ripeteva sempre : “Non passare dalla finestra, quando puoi usufruire della porta, Scalise”.
“Porta o finestra quello che mi attende all’interno è comunque un quattro in pagella signora, allora preferisco allontanare il momento”.
Meritavo anche oggi un votaccio? Mi ero fidato troppo del mio istinto. Se tutta questa storia del messaggio segreto fosse stata una trappola del vero assassino? Quella è gente che non scherza, e, mentre mi si formula il pensiero, sento già un accenno di tremolio alle gambe. L’aveva davvero nascosto Oscar quel messaggio o lo spietato killer del mistero poteva averlo costretto con la forza, con le minacce, con i ricatti?
Come potevo non essermelo chiesto prima, quando ero ancora al sicuro in Friuli, a girare per i boschi a piedi nudi.
All’improvviso il corridoio finisce : la stanza è molto grande e luminosa; tre grandi finestroni occupano la parete ovest, lasciando entrare una luce calda e surreale. Oscar è solo, ma circondato da decine di manichini, alcuni vestiti di tutto punto, altri completamente spogli; riconosco Capitan Uncino, e al suo fianco ci sono Marylin Monroe e Amleto, entrambi con le braccia aperte, in modo tale che sembri che stiano discutendo animatamente; più indietro ci sono Darth Fener - lo riconosco dal casco - e quattro soggetti che in un'altra vita devono aver impersonificato i quattro moschettieri : anche se il tempo passa per tutti, mi posso sentire al sicuro con loro. Alla destra di Oscar c'è un manichino vestito da principessa, e uno al naturale che sembra in procinto di abbracciare il primo. Riflettendoci, quel pervertito si è sicuramente divertito un mondo a metterli tutti in queste strambe posizioni.
Mentre incrocio lo sguardo del mio amico, penso che vorrei subito abbracciarlo, chiedergli in che razza di posto ci troviamo, e poi portarlo fuori; invece resto ipnotizzato dallo sfuggevole riflesso dei miei occhi verdi nei suoi. Dura un solo istante, ma è come se fosse un’eternità.
*
“Ciao signor cane, ciao b-bello, vuoi giocare eh? Dimmi, vuoi giocare?”
“Rolly, stai lontano dal barbone, non farmi pentire di averti portato a fare un giretto”.
In effetti, questo sabato mattina mi sono vestito un po’ raffazzonato, ma non c’è limite alla maleducazione della gente. Sarà questo maglione sgualcito? O è colpa dei miei blu jeans un po’ troppo strappati? Eppure vanno di moda così, di questi tempi.
Chi voglio prendere in giro? Il punto è che tutti in questo paese, oramai, mi conoscono per quello che non sono, o che sono solo in parte.
Entro in pescheria, confidando che almeno il pescivendolo non dica ai merluzzi di stare lontani dal barbone. C’è molta gente, e il dettaglio mi infastidisce. Perbacco! Mi gioco i pantaloni che quel tizio lì davanti che parla con Mario, il pescivendolo più chiacchierone di Osoppo, è un impiegato comunale, o magari delle poste : ha un’aria così infelice che non può occuparsi di altro, persino i becchini hanno una postura più dignitosa.
“FERMI TUTTI, QUESTA E’ UNA RAPINA”
Una rapina in una pescheria? Evidentemente in giro c’è gente più strana di me.
sabato, novembre 27, 2010
dove ci siamo già visti? bevi qualcosa? becciamo?
domenica, novembre 21, 2010
Capitolo 11) Spin Off
Deborah digrigna i denti ed emette un mugolio decisamente infastidito.
"E' la quinta volta che ne sei assolutamente certo, e poi puntualmente l'auto piena zeppa di cattivi in questione ci supera" - e, mentre mi sminuisce, ho la sensazione che parli solo perchè proprio non può esimersi dal farlo.
La portiera si apre e il mio piede sinistro tocca l'asfalto bollente : in quel contatto percepisco di essere già più vicino alla verità.
Io ho visto troppi film.
I miei pensieri viaggiano a ruota libera, e dal vortice esce un'immagine della mia vecchia vita : un uomo vecchissimo in doppiopetto e bombetta che, una mattina allo sportello delle poste, si era congedato da me in modo decisamente singolare : "E si ricordi giovine, più si sente puzza di sterco e più si è vicini alla verità".
Aveva appena pagato il canone Rai.
La California.
Deborah alterna momenti di profonda inquietudine ad altri di grande spensieratezza; in questo momento sta giocando a fare la diva del cinema, perchè "è il nome del posto che lo richiede", e rimane ferma in posa a fare smorfie, finchè io non fingo di farle una foto.
Non mi ha fatto altre domande durante il resto del tragitto, e questo mi è parso molto strano; se io venissi sequestrato dal mio ex-fidanzato, probabilmente mi sarei già buttato in corsa giù dalla Toyota Corolla. E avrei portato le sue sigarette con me.
Come se non bastasse, non sono folgorato da nessuna idea migliore di girare a vuoto nella piazza di questo assurdo paesino, e, proprio mentre credo che alla prossima finta foto potrei soffocare, vedo l'insegna che sto cercando.
Polpo di Genio - trattoria e wine bar (specialità marinare)
Entro marciando a passo deciso.
Il locale è piuttosto buio, sicchè i miei occhi impiegano qualche istante ad abituarsi alla nuova condizione; metto a fuoco gli avventori, e mi stupisco che ci sia qualcuno, considerando l'ora insolita per rinchiudersi in una trattoria sperduta nel mezzo della Toscana.
Ci sono solo il barista e un cliente, relegato nell'angolo più buio del locale, e solo parzialmente visibile; nessuno dei due mi rivolge parola, nonostante il mio ingresso affannato. Il barista è un ometto piccolo e insignificante, uno di quelli che nei film italiani di serie B farebbero i tassisti terroni trapiantati a Milano, che per sbarcare il lunario si improvvisano anche dog-sitter, o qualcosa di peggio. Ha i baffi, ma non la barba, ed è pelato come un melone lucente; ma, soprattutto, non ha affatto l'aria di sapere il fatto suo, caratteristica essenziale per essere un barista credibile.
Dell'altro uomo, invece, mi colpiscono gli occhi spenti, ed eppure visibili nella penombra causata da un grande tendone impolverato; il volto sembra severo ma sincero; è quello di un uomo che ha osservato svariate categorie di suoi simili mentire, e che dunque ha appreso alla perfezione questa nobile arte, ma che ha deliberatamente scelto di non usufruirne mai. Quasi mai.
La fermezza del braccio, indirizzato ma non disteso verso il bicchiere sul tavolo; la compostezza della mano, il controllo del proprio animo inquieto.
Forse, a giudicare dal mantello in cui pare avvolto e dalla diffidenza con cui lo osserva il barista, è lui stesso un forestiero.
"Le offro un altro giro, signor Merlo?" - il pelato sembrerebbe in giornata di buona, peccato dover essere proprio io a guastargli la festa.
Non mi faccio pregare.
"Servirà dopo da bere al signor Merlo; io sono qui per parlare con il signor Oscar, e se lei non lo conosce o se egli non si trova qui, le porgo le mie sincere scuse in anticipo".
Quello che accade dopo è una sequenza di eventi in rapida successione, ancora oggi poco lucidi nei miei ricordi, e tendenti a fondersi insieme, a causa dell'eccitazione da apprendista detective : il Melone Lucente che dapprima fissa impietrito il bancone e che poi scosta il tendone polveroso indicandomi un corridoio segreto - un corridoio segreto come nei film! - l'avventore che esce dal locale senza proferire parola, lasciando una scia di profumo di crisantemi; la mia totale noncuranza nei confronti di Deborah, non badando se fosse entrata anche lei nel locale o meno; la stralunata visione di Oscar, chiuso in una stanzetta in fondo al corridoio dei misteri.
Non ti fidare Sebastiano, possibile che per una volta una ciambella ti riesca con il buco?
Sta per accadere qualcosa di brutto.