giovedì, agosto 26, 2010

Benvenuti a Rallentare

Benvenuti a Rallentare, una rubrica di storie vere.
Intendo storie veramente vere, non storie ispirate ad altre probabilmente vere.
Cose che sono successe a me.
Potremmo chiamarla una cronaca.

Comincio.

Abbiamo smesso di suonare il didgeridoo, ma l'Irreprensibile non voleva saperne di mangiare il gelato.
Così ci siamo alzati, io e Rodrizio, pronti ad andarcene per quella porta finestra dove un gatto magro (una volta grasso) aveva atteso curioso il nostro arrivo.
Una voglia di succo di frutta stava arrivando velocemente, la potevo indistintamente percepire come una nuvola bluastra che si strusciasse struccata e sorniona contro i container e gli automezzi del porto.
Ho chiuso la portiera e Rodrizio ha messo la sicura sapendo che comunque, vedendo che andavamo via veramente, sarebbe voluto venire.

Dieci minuti dopo siamo all'autogrill. Dietro di me Irreprensibile sfoglia ridendo "come diventare avvocato di se stesso". Ha una maglietta bianca che lo fa somigliare a James Dean, anche se prima di entrare si è sistemato la cintura. Secondo me così slacciata gli dava un' aria da tossicodipendente poeta.

Rodrizio ha guidato piano verso le nostre case, abbassando la radio ogni volta che io l'alzavo.
Sono stato depositato all'angolo e poi sono andato a dormire.

Il giorno dopo ho letto:
"Mi ricordavo di mio padre che diceva sempre che la ragione per cui si viveva era per prepararsi a restare morti tanto tempo."

venerdì, agosto 20, 2010

todos caballeros

Guardati, sei presso l'oracolo di Dodona. Il tuo ruolo è quello di sacerdote. Niente male davvero, hai faticato parecchio per raggiungere questa posizione. Sei anche un sacerdote discreto e un bell'uomo.
Non puoi lavarti i piedi, ma queste sono le regole dell'oracolo: stattene.

L'invasione degli Etoli, che bruceranno il tempio fino alle fondamenta, è lontana.
Gli alberi sono alti e forti; spargono con angelica munificenza la loro ombra su di te.
E su un pellegrino.

Osservi il suo avvicinarsi con l'attenzione un pò magica dei sacerdoti di un oracolo degno di tale nome.
Le foglie nelle tue mani cominciano a frusciare.
Ha un nome greco, sussurrano le dita della quercia.
Cammina fra noi, ma non è uno di noi, rispondono le lingue del faggio.

Porta una tunica che non è una tunica ma una giacca gialla, e ti sorprendi a sapere che è di nylon.
Tu non sai cos'è il nylon: cerca di rimanere nella parte.
"Mi scusi, con chi ho parlato di orecchini?"

Todos caballeros: qui anche le comparse sono protagonisti.
Che eri parte di un sogno avrei dovuto dirtelo prima, amico dell'oracolo.

martedì, agosto 17, 2010

risoluzioni standard

Nelle foto si vede male, oppure semplicemente non si capisce: abbiamo trovato una tartaruga morta sulla strada.
Sinceramente non credevo che lì dentro ci fosse tanta carne, ho continuato a camminare.

Dopo, mi è venuto da pensare che se la tartaruga non fosse stata così proverbialmente lenta non sarebbe morta, almeno non lì. Purtroppo è un pensiero che non ha senso, magari sarebbe sopravvissuta anche se fosse stata ancora più lenta.
Nessuno li investe, gli alberi, al massimo andiamo a sbatterci contro.

Sul momento invece mi sono venuti in mente Franklin, le tartarughe ninja e le avventure di bosco piccolo. Tutto il mio snobismo non è bastato a impedirmi di capire che sono cresciuto con la televisione, con lo spettacolo e la spettacolarizzazione.
La morte è una cosa da niente, dal vivo manca soprattutto la colonna sonora.

lunedì, agosto 09, 2010

io sto con gli astronauti

Sono in orbita: io sono la tuta, il casco è il mio nuovo cielo.
Stacco la radio e accendo le voci di Mina e Alberto Lupo. Sono la più grande crisi gravitazionale nella storia della conquista spaziale. L'unico cosmonauta più irresponsabile di Laika.
Ogni secondo del mio volo sprecato ballando col mondo è una cascata di denaro, terroso e terrestre denaro dei contribuenti. Ho superato test attitudinali durissimi, prove fisiche e mentali. Il mio non è un lucido delirio, sto solo esaudendo il sogno di una vita.
Che cosa stupida elogiarsi tra mortali, celebrare con parole parole questo lento a tu per tu con la terra. E' una compagna magnifica, mi accompagna e mi respinge lentamente col suo peso: il nostro è un gioco di seduzione.
Chiamami passione, dai.
Spero cadendo di farlo anche io, un buco nell'acqua.

sabato, luglio 24, 2010

condizioni di tangenza

Da molto tempo non ripensavo al paradiso dei piloti.
Trattasi di luogo appena sopra le nuvole, in cui non serve volontà per volare.
Si incolonnano in una scia luminosa gli aerei, che volano ancora proprio perché sono caduti.
Sciamano nella mia immaginazione l'F22 che avevo ricevuto in regalo, il Fokker del Barone Rosso, gli aerei dell'11 settembre, l' Enola Gay, l' F14 di Maverick e Goose e poi lo shuttle, gli aeroplani di carta.

Quest'immagine brulicante di figure mi riporta alla terra, in particolare alle formiche.
Il loro metodo di scambiare informazioni ed operare è stato chiamato stigmergia.
La definiscono così J. Kennedy ed R.C. Eberhart:
"...è una forma di comunicazione che avviene alterando lo stato dell'ambiente in un modo che influenzerà il comportamento degli altri individui per i quali l'ambiente stesso è uno stimolo."
Mi domando quale sia l'ambiente che la mia generazione vuole colonizzare.

Non il denaro non l'amore né il cielo. Forse siamo il popolo dell'amicizia: generazione <3.
Per troppo tempo l'unico intrattenimento di lunghi viaggi in treno è stato il pensiero (rassicurante) che gli sconosciuti con cui avremmo incontrato lo sguardo sarebbero rimasti tali.
Io credo che ora non si stia tanto cercando di approfondire la conoscenza di coloro in cui siamo incappati, per caso o per destino, quanto di aumentare il numero delle incidenze con le vite altrui.

Per concludere il suo Sandman, Neil Gaiman ha pensato bene di ri-chiamare in scena William Shakespeare, cui mette in bocca queste parole:
"Bene, per quante parole sublimi possa aver usato,la vita non è una commedia. Incontriamo le persone una volta sola per poi non rivederle mai più. Non c'è una logica nelle cose che succedono, non c'è il momento in cui ci voltiamo verso il pubblico per ricevere gli applausi. Non c'è possibilità di infilarci dietro al palco per vedere gli attori mentre si cambiano parrucca e si dipingono il viso mormorando le rispettive battute."
Non ho purtroppo più tempo di pensare all'amicizia, alla difficoltà di conoscere l'altro di entità progettate a malapena per conoscere sé stesse. Sono a Parigi, è il 1916: sopra di me si librano gli Zeppelin. Che siano amici o nemici non importa: noi siamo le formiche degli eventi.

martedì, luglio 20, 2010

Capitolo 7) Tra le nuvole

"Ora devi dirmi tutto quello che sai sulla tua amica e su chi l'ha minacciata".
Quando pronuncio la parola amica provo come una specie di sussulto, e provo a immaginarmi Deborah al posto di Belene.
"Se vuoi che io ti aiuti, devi raccontarmi tutto".

Mentre le parlo, con una scarpa cerco di pulire l'altra dai residui di brioches alla marmellata 2.0, e con la mano rivolgo un gesto di commiato all'ispettore, come se davvero lo meritasse, con tutto il tempo che mi ha fatto perdere in inutili domande.
Poi guardo Deborah, è tutta accaldata, come se avesse corso; le gote sono rosse, ha l'affanno, e ha addosso qualcosa di diverso da prima. Il mio intuito investigativo mi fa addirittuta accorgere come la macchina non sia posteggiata dove si trovava prima.
Sono stato là dentro a vomitare così a lungo?
Sul volto mi si formula un punto interrogativo così grande che le è impossibile ignorarlo.
"Avevo caldo, avevo sudato molto, credo si tratti della tensione, e visto che porto sempre abiti di ricambio in macchina..."
Abiti di ricambio.
Ecco perchè l'ho mollata, ora ricordo : Deborah è maniacale, ha bisogno di cure.
Ha tutto un senso finalmente, compresa questa terribile giornata con la mia ex-fidanzata prostituta.
Peccato che sia stata lei a scaricare me, e non il contrario, così decido di fare finta di niente.
"Ora andiamo in studio e mi racconti tutto, d'accordo?"

Dannazione a Oscar, arriva tardi in ufficio, mi telefona mentre sono in riunione con il mio primo cadavere, e poi sparisce : l'utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile.
Guido io, Deborah non dice una parola : meglio così, odio conversare quando sono al volante.
Mentre parcheggio mi ricordo di Manuela : chissà se è ancora lì che mi aspetta speranzosa.
Speriamo; il pensiero di una donna in mia attesa mi allieta le rampe di scale, che perciò faccio di corsa, anche troppo, e a metà mi ritrovo col fiato corto; Deborah mi segue a ruota.
Quando entro in studio, però, mi accorgo che forse l'ho fatta aspettare troppo.
Il corpo di Manuela è prono, la ragazza è nuda, distesa tra la scrivania e il muro, intenta in un ultimo penosissimo gesto : impugna un foglietto di carta.
Un orecchio è mozzato, e l'immagine di Manuela nella mia mente affaticata sfuma in quella di Belene.

La vista si annebbia, mi sento mancare le gambe : due cadaveri di donna in un solo giorno sono troppi, soprattutto per un ex-impiegato delle poste che gioca a fare l'investigatore.
Mi lascio cadere a terra, e in un angolo del pavimento scorgo Cesare, il padre di Manuela, seduto, la testa tra le mani, gli occhi bassi : non si è neanche accorto della mia presenza, il pancione gli si gonfia e sgonfia regolare, triste e regolare.

Deborah è dietro di me, è stata forte, ed è rimasta in piedi; in un'altra vita era una ragazza che sveniva al cinema alle prese con un film horror, e invece ora, al massimo, si cambierà un'altra camicia una volta usciti.
Mi porge il foglio dalle mani di Manuela.
Non ho la forza di dirle che non dovrebbe toccare nulla, leggo solamente il post-it giallo : "E' STATO IL MATTO DI OSOPPO".
Ecco il colpo di grazia. Oscar è il responsabile di questo incubo.

La testa mi vola via, leggera : non sono più nel mio studio, i problemi, le ragazze, il Friuli, l'Ispettore Manetta; tutto è lontano, opaco.
Attraverso una nuvola filtra un raggio di sole. Sorrido.
Mi risveglio tra le braccia di Deborah, china su di me; mi stringe forte mentre sento le sirene delle volanti : è stata lei a chiamare la polizia. Ben fatto.
Potrebbe essere un'ottima assistente, devo ricordarmi di proporglielo, una volta finito tutto questo.
Ho voglia di piangere, ma devo alzarmi in piedi.

lunedì, luglio 19, 2010

Capitolo 6) Pulp Paul Fiction

Ha anche l'odore da battona, a pensarci bene.
Ma non da battona da strada, sporca e lurida; Deborah profuma : profuma di incontri di lusso.
La sua amica Belene - e quando sento il nome, comincio a non essere più così tanto sicuro che Deborah sia un nomignolo da marciapiede - è stata minacciata, e non dal suo pappone : questa, nel magico mondo della prostituzione, è una novità che mi incuriosisce.
Si prospetta un caso interessante Sebastiano.

Mentre ci dirigiamo a casa della cara Belene, Deborah mi parla un po' del mestiere più antico del mondo, o meglio, della personalissima interpretazione sua e delle sue colleghe.
Mi spiega che alcune di loro lavorano in appartamento, e altre, le meno graziose, stanno in strada, e che alla direzione di tutti i traffici, a godersi lo spettacolo, c'è una vecchia megera veneta, nota a tutti con il nome di Gòto.
Questa è proprio bella.

Ma cosa diavolo ti ha fatto cadere così in basso? - glielo vorrei tanto chiedere, ma il mio pensiero successivo è che sia stata proprio la relazione avuta con me la causa scatenante, così mi tappo la bocca.
Per fortuna non ho avuto tante fidanzate, altrimenti sai che ressa sui marciapiedi.
Tutto d'un tratto ecco che il silenzio assume un suo perchè. Capisco che siamo arrivati sul posto, e altrettanto velocemente noto che non siamo i soli : le luci delle volanti della polizia, la folla di curiosi, un fotografo del Fatto di Osoppo.
Belene è morta, è così lampante che nè io nè Deborah abbiamo bisogno di dirlo ad alta voce.

Con fare spadroneggiante scendo dall'auto - la sua auto - mentre lei rimane a bordo. Con la coda dell'occhio, le rivolgo ancora uno sguardo mentre mi allontano : gelida, ha l'espressione di chi aveva capito in anticipo come sarebbe andata a finire, ma è arrivata troppo tardi.
"Sono un detective privato, lasciatemi passare"
Funziona solo nei film, nella vita vera i poliziotti ridono in faccia a chi fa il nostro mestiere.
E non hanno del tutto torto, Scalise tu vo' fa' l'americano?
Oggi sono fortunato, conosco l'Ispettore.
L'Ispettore Manetta.

Si, avete capito bene, come quello di Topolino, ma senza i caratteristici baffoni.
Però il sigaro lo fuma eccome.
Non ridete, è un vero duro, e se è stato scomodato un Ispettore, il caso deve essere uno di quelli che scottano davvero.
"Oh Scalise, non occorre che ti avvicini, in questo buco malfamato ci sono già abbastanza topi di fogna".
Cinebrivido. Questa la doveva proprio dire, non poteva esimersi.
Lo conosco, ma io e il vecchio Manetta non siamo esattamente buoni amici.
"E poi c'è anche il cadavere di una signorina, ovviamente".
Ovviamente.
"Ispettore, questo caso mi riguarda da vicino, se mi lasciasse..."
Manetta sbuffa di fronte al mio patetico tentativo, ed eppure svariati se e ma successivi riesco ad entrare nella casa, se così può essere chiamata.

E poi la vedo lì, stesa sul pavimento, nuda, le braccia larghe a Uomo di Vitruvio, il sangue dappertutto.
Ha un orecchio mozzato di netto.
Tutto questo mi ricorda Van Gogh, poi lascio definitivamente spazio al romanticismo : il primo cadavere non si scorda mai.

L'idillio è rovinato dalla suoneria del mio telefono cellulare : Maracaibo.
E' Oscar.
Non posso rispondere però : sono troppo impegnato a vomitarmi sui piedi nella stanza acccanto.
Riconosco con piacere il cornetto mangiato al bar poche ore prima.

domenica, luglio 18, 2010

il vasino di pandora

Ristorante con grandi speranze e personale educato.
Si deduce che siamo in Europa; lontani dal Mediterraneo, a giudicare dall'ora di cena.

Due coniugi siedono nel soppalco, sorbiscono un passato che manca di sale perché lo chef, in testa, ha solo la figa. Pasteggiano con vino rosso, allungato dal figlio del proprietario che spera, facendo la cresta sulle bevande, di comperarsi una moto. Sogna passeggiate notturne.

Il ristorante è stato consigliato alla coppia da un comune amico e ne sono, per ora, soddisfatti. Di lui si può dire che sia un puttaniere; di lei che sia stata una baldracca, da giovane.
Ci sono stati tempi difficili, ma la pazienza e la vergogna hanno cancellato le incomprensioni che in passato avevano rischiato di rendere la loro una casa desolata.

Ad esempio nessuno dei due ricorda del giorno in cui lui rincasando le aveva teso una pistola, chiedendole di sparare. Non ricordano più il fatto, tanto meno il motivo per cui si fosse giunti a quel punto. Il ricordo più vicino a quell'evento è di proprietà di un antiquario e della sua bottega, dove la pistola giocattolo era stata comprata.

Sentono le campane: è il cellulare di lei.
Inforca gli occhiali e risponde al figlio maggiore, che vive in un altra città.
La conversazione si avvolge intorno a tutto il dolce, così cattivo da far cambiare idea al marito circa il ristorante: si ripromette di ricordarsene e di non venirci mai più.

Quando escono, le luci dei lampioni tremano nel tramonto come patti con i fantasmi della memoria.

venerdì, luglio 16, 2010

Il viale alberato

Le foreste e le cattedrali.

Esiste un' attrazione fatale che da quaranta gradi Celsius porta alla dannunziana pioggia nel pineto: o per lo meno ad invocarla.
Dall' invocazione scaturisce sempre qualcosa: la fortuna di ricordare un sogno fatto in un pomeriggio d' estate, un angelo caduto.

Gli alberi, gli alberi sono angeli caduti.

La testa,
le radici: intelligenza potente. Non una spasmodica ricerca del nutrimento: la conoscenza dei punti cardinali, la consapevolezza del vero movimento.

Le foglie,
cio' che è visibile, l' ancestrale respiro della terra.

Il fiore, lo sposalizio delle linfe che scaturiscono dal suolo con il sole. Il farsi incontro, la prosecuzione delle specie, l' unione nel senso comune.

E soprattutto la tensione verso l' alto; la congiunzione fra la terra e il cielo.

Sta scritto nella tavola Smeraldina:
Egli sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.

Gli uomini sono alberi caduti.

Capitolo 5) Non esiste saggezza

Prima le signore.
Sembra incredibile, ma Deborah mi ha riferito molte cose interessanti, e senza nemmeno scocciarsi per averle dovute ripetere tre o quattro volte, a causa della mia scarsa concentrazione mattiniera.
E' ancora molto carina - penso mentre le apro la porta dello studio per farla uscire - chissà cosa aveva trovato in uno come me.

"Sei sempre il solito, fai parlare solo me, e non racconti niente! Di' un po', ti vedi con qualcuna?"
Domanda a bruciapelo. Dal panico dimentico che Deborah mi ha appena assegnato un caso, e quasi mi convinco del fatto che sia venuta a trovarmi in veste di mia ex-fidanzata.
"Beh, diciamo che vedersi proprio non è il termine giusto, però qualcuna, anzi più di una, c'è".
Fai schifo Sebastiano.
A mentire e nella scelta delle menzogne.
"Addirittura? Dai se sono tante allora non c'è termine migliore di vedersi, no?"
Sorride, io divento rosso paonazzo. Non ho nessuno che me lo confermerà mai, ma ne sono certo.
L'ho sparata grossa e male, per fortuna mi salva la campanella, come ai tempi della scuola : sulle scale incontriamo Manuela, e dallo stupore per il numero crescente di donne intorno a me, divento ancora più rosso.

Deborah e la figlia del barista si salutano, suppongo per educazione, e poi lei si rivolge a me :
"Stai fuori a lungo?"
Un Tu mai usato
"Perchè avrei bisogno di parlarti, ti aspetto in ufficio se stai via poco"
"Potrebbe trattarsi di una cosa un po' lunga, comunque dovrebbe arrivare Oscar a momenti, puoi parlarne con lui".
Mi allineo al suo bel Tu.
"Mhh..d'accordo, ma forse preferisco parlarne con te, valuterò, credo mi troverai ancora qua".

Le donne sono così : ci sono lunghi, lunghissimi, infiniti periodi in cui non vedi manco per sbaglio l'ombra di una di loro, e altri in cui ti piombano in ufficio tutte insieme.
Finisco di scendere le scale con Deborah, e mi sembra di essere tornato indietro nel tempo.
"Allora, dove mi hai detto che abita questa tua amica prostituta?" - le domando sorridendo.
Anche la vita di Deborah è cambiata parecchio in questi anni : adesso, oltre al nome, la puttana la fa per davvero.
E la cosa sconvolgente è che non sono affatto sorpreso.

lunedì, luglio 12, 2010

e il futuro?

L'ermetismo e la cripticità sono interessanti solo per chi ne conosce un significato, uno qualsiasi, purché non sia uno di quelli proposti da noi stessi. A questo, credo, serve la critica.


"Il morso che spezza" è il ventunesimo esagramma dell' I Ching, ottenuto in risposta alla domanda del titolo.
La conoscenza del futuro è una pratica tanto inutile quanto il chiedersi come mai il tempo non sia stato inventato "dopo" tutto il resto.
La preveggenza non è una forma di conoscenza, quanto di intrattenimento. La visione di una vita futura non può arricchire la vita odierna di quel tanto che basta per arrivare a vivere la vita che è stata l'oggetto della visione.

Comincio a temere che l'unico viaggio nel tempo possibile sia la partecipazione stessa all'esistenza e che la comprensione dei passati futuri non interessi nemmeno a chi si è interrogato a riguardo.
L'interruzione della misura del tempo appartiene a questo modo di pensare: pentola guardata non bolle mai.
Non ho tempo di pensare alle analogie con le barche contro la corrente di Fitzgerald adesso.

Cosa succederà quando il saggio, volendo indicare il dito, non riuscirà a distogliere lo stolto dalla luna?
La foto precedente l'abbiamo scattata io ed E. , in qualche prato sopra Mioglia.
La bellezza delle imperfezioni di forma attraverso cui deve passare la luna per raggiungere la sua pienezza è solamente meno chiara perchè la scala di grigi perde valore davanti alla singolarità del bianco e del nero, seppure ognuno degli infiniti colori che le compone sia altrettanto precisamente definito.

Il desiderio di essere eccitati o sensibilizzati da un'unica condizione, come da una precisa distinzione tra giorno e notte o la perfetta percezione dello scorrere del tempo sono desideri pericolosi, che finiscono col farci fissare sempre l'altra cosa, insicuri di quello che il saggio ci stia indicando.

Le leggi dell'universo si soffermano sui transitori e sul loro continuo ritorno.
Il sole sorge, compie la sua parabola nel cielo e tramonta.
Primavera estate autunno inverno e ancora primavera.
La neotenia sottolinea negli adulti di oggi caratteristiche morfologiche e fisiologiche tipiche delle forme giovanili degli antenati.
Il linguaggio tenta con i bianchi e con i neri di descrivere i grigi, di collegare le anime senza toccarle.

Si vive insieme e si muore soli, si vive insieme e si muore soli, si vive e si muore, insieme e soli.

domenica, luglio 11, 2010

il morso che spezza

sorrido, mi ammalo di luna piena

mercoledì, luglio 07, 2010

Estati d'animo (settima ed ultima parte)

Non so se sono viva o morta.
Per la verità credo ci sarebbero dei modi per capirlo come cercare di muovermi magari, per vedere se mi sono rotta qualcosa.
In realtà non mi interessa tanto.

Vedo solo una specie di disco davanti a me, illuminato da una luce debolissima, lontana.
Potrebbe essere qualsiasi cosa.
Forse è la terra vista dallo spazio, il lato di notte con l'alba che non arriva mai, immobile.
Oppure il rivelatore di fumo sul soffitto di quella camera d'albergo in cui ero il giorno in cui il sole si fermò.
Magari mi sono immaginata tutto, giustificando con un sogno particolarmente complesso quei cinque minuti di sonno in più prima di andare a lavorare.
Che cosa non si farebbe per un pò di riposo.

Più probabilmente si tratta del volante della mia auto, sommersa da tonnellate di terra, illuminato dall'unico spiraglio che mi collega alla superficie. Un faro al contrario, che guidi i soccorsi verso di me. L'occhio del sole è indiscreto, ti osserva anche nella tragedia.

Forse sono vere tutte le ipotesi: sto per morire, sepolta viva nel ventre della terra, ed intontita dal dolore sono rimbalzata dentro e fuori dalla coscienza, inventandomi una storia che giustificasse quella piccola luce che rimane sempre accesa, là in cima.
Forse sono i riflettori che usano i soccorritori, per poter scavare anche di notte.

Immagino che mi trovino, dopo essere stata all'ombra della luce tutto questo tempo e forse, forse succede davvero. Tutto avrebbe senso solo se servisse a far succedere qualcosa, a farmi trovare me stessa, o un tesoro.
Penso all' incontro con gli occhi di un mio soccorritore, di capire che tutto questo sole, il terremoto, questi anni intermittenti come sentieri nella foresta sono serviti a trovare un qualcosa o qualcuno che altrimenti, nella versione precedente del mondo, non avrei trovato mai. Esiste altro, oltre all'amore?

No, ecco che torna il dolore, fortissimo, al ventre. Crollo su me stessa, trattenuta solo dalla cintura di sicurezza. Tutto questo mi ricorda il dolore del parto. Venire alla luce: mi sembra un termine improprio.



Fine

domenica, luglio 04, 2010

Estati d'animo (sesta parte)

Era in ritardo, la verifica dell'impianto d'irrigazione sarebbe dovuta cominciare venti minuti prima.
Guidava ancora vestita come aveva dormito, sapendo che tanto metà del suo armadio si trovava già nella macchina.

Sarebbe stato un problema fare brutta figura alla serra, dopo appena due giorni che era lì. Cose del genere sarebbero venute fuori nella valutazione di fine mese e il rischio era di non essere più assegnata in un posto tranquillo come quello.

Schiacciò a fondo il piede nudo sull' acceleratore, sorpassando la polvere incandescente del deserto.
La sera prima si era accorta che l'impianto di condizionamento era difettoso, ma aveva pensato di poter trovare il tempo di andare a sostituire la macchina prima di andare al lavoro.

L'aria gelata andava e veniva irritandola, istigandola a correre sempre più veloce lungo l'asfalto della superstrada deserta.

Improvvisamente l'orizzonte tremò, scrollando alta la polvere tutto intorno a lei.
La macchina si buttò nella voragine appena creata dal terremoto come in un parcheggio, dritta e sicura di sé, in velocità.

Mentre veniva inghiottita, tutto quello che poteva pensare era che improvvisamente l'arrivare in ritardo non era più un problema.
Era scusata.

lunedì, giugno 28, 2010

stacco


I sogni sono generalmente ricordati insieme ai desideri, anche se non è detto che tutti i sogni possano (o meritino di) essere ricordati. Mi viene quindi naturale pensare che anche alcuni desideri non meritino tanto di essere espressi quanto di essere esauditi.

Il desiderio è considerabile un atto di fede, in quanto si esprime generalmente nella solitudine del proprio pensiero, nella speranza che qualcosa di più potente e più attento di noi sia al momento in ascolto. L'unica ottica laica del desiderio mi sembra essere quella della formulazione (magica?) di un obiettivo, definendolo in modo preciso a sé stessi, in modo da renderselo personalmente più chiaro e conseguentemente più realizzabile.

La consultazione dell'oracolo di sé stessi non è altro che masturbazione e l'ipotesi di un desiderio con radici religiose mi sembra perlomeno un rapporto impari e meglio delineato.
Desideri espressi senza professionalità finiscono con l'avere caratteri più romantici e meno efficaci, che sfumano in un tempo tanto impreciso quanto lo era la loro formulazione.

Il tempo del desiderio non è tuttavia vincolato dalla natura di chi lo esprime o dalla sua volontà. Vive di vita propria, intervenendo là dove è richiesto se e quando lo desidera, rendendo tutto più complicato.

Tutti gli eventi, una volta avvenuti, modificano quelli futuri e la visione che se ne ha di essi. Esistono tuttavia avvenimenti che proiettano la loro influenza non solo nel futuro, ma anche nel passato. Episodi cosi' importanti da modificare la realtà che li porta a compimento, come preparando tutta l'esistenza al loro arrivo e alle modifiche che seguiranno.

I desideri, quelli più esaudibili almeno (pertanto i più rari), sono appunto eventi di questo tipo che possono arrivare a fermare il sole là dove c'è bisogno di più luce.

giovedì, giugno 17, 2010

Estati d'animo (quinta parte)

Si allontanò dalla festa per sedersi sulla spiaggia e valutare meglio l'idea di un bagno.
Un cane le venne incontro, seguito da una ragazza abbronzatissima che si sedette accanto a lei mentre il cane si lasciava accarezzare.

Sulla targhetta del collare c'era scritto "Tattva".
Questo restò a fissare il mare, ansimando con la lingua penzoloni mentre le due si presentavano.
La ragazza era una delle organizzatrici della festa. Dalla sua abbronzatura profonda ed uniforme e da alcune parole particolari che disse, si fece l'idea che si trattasse di una donna del Sole, una persona che aveva scelto di non viaggiare come tutti gli altri ma di rimanere sempre in un unico luogo della terra.

Indicando l'anello le disse:
"E' stupendo. Come vorrei averlo!"
Si guardò la mano, aperta davanti a sè. Era il regalo di suo padre per il diploma. Un anello costoso che aveva comprato a Mosca, quando viaggiare lontano aveva tutto un altro significato.
Scherzando rispose: "Cosa offri in cambio?"

Non poteva credere che l'avesse presa in parola eppure la ragazza cavò dalla borsa una tazzina da caffè, una conchiglia, un pacchetto di sigarette ed una pinzatrice, disponendoli sulla sabbia ai suoi piedi, accanto al cane. La guardò stupita, decidendo comunque di stare al gioco.
Era improbabile che non riconoscesse come il valore di quell'anello superasse sicuramente qualunque altro oggetto diverso dal denaro che potesse portare dentro quella borsa, eppure la sua proposta era sincera.

Si senti' spaventata al pensiero che se anche uno scambio come quello poteva essere giustificato nell'assurdo di un mondo immobile se per caso, il giorno dopo, tutto fosse ritornato alla normalità lei avrebbe perduto non solo un oggetto nuovamente di valore ma anche uno dei pochi elementi di contatto con quello che era il mondo "prima" e che comunque, anche al riprendere della rotazione della terra, non sarebbe mai ritornato ad essere tale.

Pensò che avrebbe potuto o forse dovuto, per rendere almeno lontanamente equo lo scambio, chiedere il cane, ma non se la senti' di esporlo alla vita sempre in movimento in cui l'avrebbe dovuta seguire. Inoltre le dispiaceva proporre di separarsi ad un cane ed al suo padrone per cui, sull'onda di un riconosciuto colpo di testa, decise di prendere la pinzatrice.

Pochi minuti dopo la ragazza se ne andò, senza intimare al cane di seguirla, senza degnarlo di un cenno o di un saluto. Restò li' sulla sabbia, contemplando con lei l'illogicità di quel baratto.
Arrivarono dei bambini, chiamandolo per nome: il cane era loro.

sabato, giugno 12, 2010

Sulle Vie

La teoria ha il pregio di spiegarci bene le cose, di cominciare dall' inizio, ma nasce dall' intuizione.
L' intuizione e' qualcosa di magico, un mostro che si alza (grondante) dal lago della mente. Quando iniziamo ad interrogarci sul luogo metafisico dal quale proviene l' intuizione possiamo incominciare senza macchia un percorso che si chiama: la via.

La via del Fandango, la Via della Seta, la route de Genes. Che da Nizza ci porta a Genova. Via Nizza.
La via dello Zen. La via di Pre'. Le vie della conoscenza. La ricerca del senso. L' esperienza, i sensi.
Infine le risposte.

La moltepricita' delle destinazioni e delle partenze e' spesso sconfortante; se si fa riferimento a luoghi non fisici la trama si infittisce. Si, era una notte buia e tempestosa, ma la Luce splende nelle tenebre e le tenebre non l' hanno vinta.

Confrontare le vie che ci sono proposte, per selezionare la piu' breve, la piu' tranquilla, la piu' ricca, la piu' adatta, richiederebbe di averle percorse tutte. Si deve cominciare con una scelta. E in questa scelta siamo aiutati da un bodhisattva: il piu' santo, colui che aiuta gli altri a raggiungere l' illuminazione, sacrificandosi. Se questo vi ricorda qualcosa o Qualcuno non penso che sia un caso.
Non parliamo soltanto di figure tipizzate: ma di veri santoni, profeti, di indicazioni stradali sbagliate.



Bust of an Attendant Bodhisattva (Mural fragment from south wall of Mogao Cave 320, Dunhuang, Gansu province), early 8th century
Mural painting
Chinese, 8th century
Tang dynasty, 618-907
Fragment of a wall painting mounted as panel; pigments on gesso ground over plastered clay walls. From the south wall of Mogao Cave 320 at Dunhuang, Gansu province.
painting proper (irregular): 37.8 x 29.2 cm (14 7/8 x 11 1/2 in.)
framed: 73.66 x 58.42 cm (29 x 23 in.)
Creation Place: Dunhuang, Gansu province, China
Harvard Art Museum/Arthur M. Sackler Museum, First Fogg Expedition to China (1923-1924), 1924.43



Una felice indicazione culturale: la figura di bodhisattva che strappo' dal muro qualche barbaro deficiente nelle grotte di Mogao ora è in Inghilterra. E' andato la' ad indicare la via.

Il ladro, storico dell' arte, ispirò il personaggio di indiana Jones, che a sua volta ispiro' indiana Pipps, che a sua volta ispiro' le pippets. Mangiava negritas. Ma come si suol dire, questa e' un' altra via.

giovedì, giugno 10, 2010

Estati d'animo (quarta parte)

Ancora una volta, la sua casa cambiava.
I ragazzi con cui condivideva lo scompartimento dovevano essere più giovani di lei, parlavano tra loro facendo dell'altro nel frattempo, annoiati dalle lunghe ore di viaggio.
"Ehi, non sembra il tramonto doppio di Tatooine?"

L'immensa palude nebbiosa su cui sfrecciavano levava dense nubi di vapore che in una sorta di miraggio facevano raddoppiare il sole, alto nel cielo.
"Senti che cosa ha scritto quel tizio che abbiamo incontrato ad Alexanderplatz il mese scorso: destinazione Samoa, i ragazzi fortunati si tatuano. Pensa te che culo, un tatuaggio samoano originale. Ho fatto bene ad aspettare, prima o poi ci manderanno là anche a noi."

"Pare ci sia un sacco da fare, però mi sembra difficile arrivarci da qui. Quasi sicuramente sarà per il prossimo giro."
Le palafitte su cui il treno si ergeva erano state una delle prime grandi opere costruite nel centro Europa da quando il giorno perenne aveva trasformato buona parte del Mediterraneo in un acquitrino fumoso.

Da ragazza o forse da bambina, comunque molti anni prima, aveva sognato altre catastrofi, alimentate dalla pubblicità e dalla narrativa. Erano sempre situazioni limite in cui i protagonisti del disastro erano pochi e ben definiti eletti, soli in un mondo dove tutto l'irraggiungibile diventava insieme accessibile ed inutile, come la macchina sportiva di Charlton Heston.

Nessuno, nè lei nè quei ragazzi erano diventati eroi, Adami, Eve o ultimi araldi dell'etica umana il giorno in cui il sole aveva deciso di non baciare più l'altra metà della Terra. Si erano tutti coscienziosamente dati da fare, organizzandosi nel modo più logico possibile, sostituendo i bisogni e le offerte ormai assurdi nel nuovo ordine delle cose.
Avevano agito come un sol uomo: adattandosi.

Era la fine del mondo ed il mondo non era finito.

domenica, giugno 06, 2010

Estati d'animo (terza parte)

L'ombrello l'avrebbe riparata ancora una volta dal sole e dalla cenere.
Era un lungo ombrello nero, appartenuto forse a sua nonna, un ricordo di quando la terra era ancora capace di girare su sè stessa.
I grandi incendi del nord avevano rialimentato le nuvole di polvere, che adesso comparivano alte sull'orizzonte.

La tempesta sarebbe cominciata e finita presto, senza danno.
Intanto la sala del consiglio cominciava a riempirsi e vicino a lei si vennero a sedere i suoi vicini, con cui aveva cenato la sera prima.
Erano slavi, genitori di due bambini, diretti verso il nord Africa entro la settimana seguente.

Le avevano fornito importanti dettagli sulla zona, elencato le cose da fare e da vedere. Erano per lei la logica incarnata della famiglia e dell'amicizia: la testimonianza continuamente ripetuta della propria esistenza, la vita riflessa in sè stessa, nel partner e nel frutto del reciproco amore.

Erano ridondanti, eccessivi richiami alla propria presenza nel mondo. Erano talmente vivi ed uniti e noiosi e sicuri di sè nell'incertezza solitaria dell'umanità in marcia da sembrare a sè stessi per primi incredibili. Ma erano anche brave persone, che amando sè stesse amavano anche gli altri, e che le avevano tenuto compagnia quando l' autostima e la cultura non avevano saputo rispondere della sua solitudine.

Li ascoltò esporre alla comunità le migliorie che stimavano necessarie, le loro proposte per la gestione delle risorse del campo. Li ascoltò con rispetto, ma senza interesse. Erano, forse, già partiti.

mercoledì, giugno 02, 2010

Estati d'animo (seconda parte)

Il bungalow aveva conosciuto tempi migliori ma almeno si trovava vicino al campo di pannelli solari che le era stato assegnato.
Trovò solo un flacone di shampoo vuoto in mezzo al bagno, forse caduto nella fretta del trasloco dell' inquilino precedente. Controllando il libro dell'appartamento realizzò che chiunque fosse non aveva trovato il tempo di scrivere una riga nell'arco di un mese.

In bagno ed in cucina, caratteri cubitali neri invitavano ad idratarsi ed a proteggersi dal sole in tre lingue. Indossò il costume da bagno che aveva preso aspettando l'aereo, quando l'idea che dopo quindici mesi sarebbe ritornata al sole era diventata tangibile nella sua mente.

Uscì dal bungalow sistemando la sdraio in piena luce ed una certa malinconia la attraversò prima che il sole cominciasse a scaldarla veramente. Le lunghe ore in palestra, le sedute di sole artificiale, i giorni passati aspettando quel momento nella notte dall'altra parte della terra assumevano ora toni di tristezza. Cominciò a sfogliare il libro della casa, cercando qualche proposta divertente per passare il tempo anche se il mare era troppo distante per sperare in feste sulla spiaggia o in sport acquatici.

Preferiva sicuramente quell'arida campagna all' opprimenza di una metropoli semi-deserta ma quell'atmosfera paesana senza un' ombra dove far riposare la sua solitudine la angustiava. I suoi vicini non sarebbero stati misteriosi festaioli come nella Notte, ma esseri dai contorni definiti. Illuminati da una luce monotona, tutti i suoi possibili vicini sembravano insipidi come amori passati, conosciuti troppo bene e troppo correttamente.

Per quanto le discoteche locali riuscissero a ricreare al loro interno una notte fittizia, all'uscita il sole avrebbe sempre ripulito dai visi le forme che le luci intermittenti e multicolore avevano fatto emergere. A cuor leggero invidiò persino coloro che erano nati fuori dalle città cento o duecento anni prima. Coloro che pur abitandone al di fuori, in piccoli ambienti rurali, potevano conoscere abbastanza la città da sperare un giorno di andarvi ma non ne avevano un 'idea sufficientemente chiara da capire che là nulla sarebbe cambiato.

Adesso che per necessità l'umanità intera, spostandosi mese dopo mese verso est, era un social network reale dove quasi ogni giorno si avevano nuovi vicini e si conoscevano nuovi luoghi, la sua mancanza d'euforia per il sole ritrovato era per lei stessa il segno che la sua voglia di scoprire qualcosa di nuovo nasceva da quanto le veniva celato.

Pensò quindi ai suoi amori passati, ai suoi peccati notturni, al suo sesso orgiastico nella parte spenta del mondo. Pensò a lungo, abbronzandosi.