martedì, gennaio 19, 2010

Je ne regrette rien

Pathetic!
Sarebbe patetico rispondere qui alle ridicole accuse mosse nei miei confronti : dunque intingo la piuma nel calamaio, non per difendere me stesso, ma per spezzare una lancia in favore di un caro amico, la cui buona reputazione mi sta molto a cuore.
Topolino.
Molto si è detto, anche su queste pagine web, contro di lui, e me ne dissocio ; cotanto odio, è per il suo stile asciutto e conciso? è per il suo fare all'antica? per la sua moralità vittoriana? per il senso dell'umorismo puerile? o forse si tratta di peggiori bassezze? è il suo aspetto fisico che vi fa storcere il naso? i suoi grandi padiglioni neri? la sua bassa statura? è l'invidia per le sue capacità investigative che vi muove? il fascino che riscuote nell'altro sesso che vi spinge a screditarlo?
Intellettuali parrucconi e dalla bocca storta, non siete altro voi che lo criticate ; avvezzi a scambiare la cioccolata per merda e la merda per cioccolata, a bere spremute di piscio la mattina, a leggere il giornale con gli occhi foderati di pancetta.
A mio parere, l'unico vero problema di Topolino sono le amicizie.
Amicizie sbagliate, si circonda di persone che lo mettono in cattiva luce; prendiamo quel Pippo, tutto yuk! e ahio!, così adorabilmente pasticcione, così stupidamente alla buona : una leggera che non ha mai combinato un cazzo nella vita, un tossicodipendente forse, un nullafacente, un disoccupato, una merda insomma.
Eppure la gente disprezza il topo con un lavoro onesto, che contribuisce ad abbassare i tassi di criminalità in città.
e quel Pluto? Ammiccante cagnone, sempre in cerca di belle cagnette : un amore! un randagio, con le pulci, forse la rabbia, in estate sicuramente le zecche, da castrare per evitare l'odore di piscio di cane in calore in tutto il quartiere, e gli stupri di animali ai giardinetti, quando viene sera. La museruola a Pluto, fonderò il partito della museruola a Pluto.
Meno sbirri, più musSeruola.

lunedì, gennaio 18, 2010

La Parola



Incipit

Spumeggiante. La nuova indagine.
Da quando gli uomini parlavano la stessa lingua a oggi.

domenica, gennaio 17, 2010

J' accuse

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Cicerone, Emile Zola, che cosa collega questi due personaggi storici? L'amore per la verità, per un' idea, per una causa, la forza eroica e il fervore mistico.

Baro, Rodrizio, Irreprensibile, che cosa collega queste tre penne maliziose? L'amore per la verità, per un' idea, per una causa, la forza eroica e il fervore mistico: in una parola, l' iPiroga. Poco importa se l' iPiroga non ha mai avuto un manifesto programmatico, il suo spirito si aggira comunque per la rete. O meglio, si aggirava.

Infatti l' iPiroga è in pericolo: e non si tratta di un pericolo glorioso, come le censure delle plutocrazie, ma si tratta di un pericolo interno, per questo piu' problematico, subdolo, difficile da attaccare.

Poichè conosco le tipiche argomentazioni di chi pecca- volte alla svalutazione e alla denigrazione di chi fa notare e denuncia il suo peccato- ben conscio che tutto ciò potrebbe minare la forza della mia denuncia, reputo necessaria una breve autocritica.

Io, Irreprensibile, per primo ho trascurato iPiroga e mi sono macchiato del crimine della disattenzione; ma la disattenzione è un comportamento passivo. E se vero che l' indolenza è un peccato, essa non ha mai ucciso nessuno, se non colui che ne è affetto.

Oggi io accuso Rodrizio di apostasia, per aver rinnegato iPiroga per un altro blog e di idolatria, per aver profuso le proprie energie nell' esclusiva cura di "bar sport"; accuso Baro di idolatria, per avere alcuni blog non rivelati e diversi da iPiroga, di simonia, per la sua attitudine a voler guadagnare coi blog. Indico in questi peccati le cause che stanno facendo l' iPiroga sempre più piccola, sempre più provinciale, sempre più abbandonata.

Formulando queste accuse, non ignoro che mi metto sotto il tiro degli articoli 30 e 31 della legge sulla stampa del 29 luglio 1881, che punisce le offese di diffamazione. Ed è volontariamente che mi espongo. Quanto alla gente che accuso, non li conosco, non li ho mai visti, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l'atto che io compio non è che un mezzo rivoluzionario per accelerare l'esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima. Che si osi dunque portarmi in assise e che l'indagine abbia luogo al più presto. Aspetto

venerdì, gennaio 15, 2010

Bavro, Irriducibile e Roderdizio

Eccolo che arriva.
Tutti quei riccioli. Da dove li tirerà fuori? In terza ero veramente convinto che se tagliasse i capelli un giorno si e l'altro pure. Di sicuro la permanente se la faceva. Ah, come se la faceva. Non posso provarlo, ma è sicuro.
Poi mi guarda e ride. Che cazzo ha da ridere? Devo fare finta di niente e alzare la voce come al solito, ridere di giazza e cercare di far pensare qualcos'altro a Sergiomaria. Se intorto Sergiomaria sono a posto: mi gioco la carta della Champions.
Ma questa volta non è come sempre, non è il vecchio scherzo di non parlarmi e nemmeno quello di darmi affettuosi nomignoli femminili.
Sta architettando qualcosa: mi mangio la bombetta se non sta architettando qualcosa.
Improvvisamente mi ricordo di Irreprensibile. E' la mia risposta a tutto, prima o poi dovrò rendergliene atto. Più poi che prima, deve guadagnarseli sti complimenti. Come minimo deve invitarmi spontaneamente a dormire da lui a Genova.
Cosa stavo dicendo? Mi ricordo delle parole di Irreprensibile: "Giuda, sei come Giuda" e se non le ha dette le dirà. Mi tratta sempre cosi' male. E più mi tratta male più mi piace.
Devo essere come Giuda. Mi complimento con lui: sei un grande. Lo abbraccio, affondo il mio nasino nel suo maglione sdrucito: il suo segreto è qui, da qualche parte, in mezzo agli strati deboli e malmessi di deodorante da ipermercato e dopobarba scaduti, qui sotto il sudore da partita di Magic indoor. Ad Agosto.
Che cos'ha da ridere? Il segreto non è qui.
Mi mangio una bombetta se non ha scritto qualcosa di male su di me su iPiroga.

lunedì, gennaio 04, 2010

La Palice

A volte mi capita di pensare a cosa farei a Topolino se ne avessi l'opportunità.
Ho questo vecchio pensiero che mi era venuto una volta che credevo di aver incrociato Fabio Fazio per strada, era poi tanto strano l'averlo visto?
Era sorprendente notare un personaggio noto? Non saprei.
Mi sembra più magico che lui potesse vedere me, visto che di solito era lui ad essere visto senza poter vedere dentro le case di noi, i generici "milioni di italiani".
A volte mi capita di pensare a cosa farei a Topolino se ne avessi l'opportunità e sapessi di poterla fare franca.

mercoledì, dicembre 30, 2009

L'oroscopone di fine anno

Segno per segno i mutamenti astrali di un 2010 che si preannuncia più balordo anche dell'anno passato. Bye bye 2009!

Pollastra : per le nate sotto questo segno si prevede un primo trimestre 2010 pieno zeppo di gallo, un secondo trimestre pieno zeppo di gallo, un terzo trimestre pieno zeppo di gallo, un quarto trimestre chicchiricchiii.

Cotechino : intramontabile segno iPiroga, ogni anno che passa per lui è sempre più dura. Tuttavia la crisi ha dato una boccata d'ossigeno quest'anno, ma il prossimo sarà tutta un'altro mangiare.

Bonfa : per i nati sotto il segno del Bonfa è tempo di prendere le proprie cose, metterle in una valigia e tornarsene a nuoto a nutrirsi di arancini alla Norma.

Palestrato : neanche nel 2010 vincerete Mister Olimpia.

Fotografo : neanche nel 2010 vincerete Mister Olympus.

Aquaria Negresco : nuovo anno da dimenticare, se confrontato alla chiusura del 2009, con quei due polli italiani che si sono fatti spennare vivi. "Bacc Bacc ci hanno rubato tutto"

Metal Slug ; per i nati sotto questo segno Venere propizia nel 2010, durante i titoli di coda, di nascosto, vi farete un elmetto di un soldato tedesco. E vi piacerà da morire.

Cicciolina : a Cicciolina non piace stare solo sotto il segno, ma gradisce anche sopra, davanti, dietro. E in questo momento gradisce anche salutare l'autore di questa rubrica.

Mario Tennis : per i nati sotto il segno di Mario Tennis un primo semestre da smash dal punto di vista lavorativo, mentre manrovescio sul fronte sentimentale. Waluigi meglio di Wario, ma in difficoltà contro Peach e Toad. Secondo semestre a metà fra dk junior e shy guy.

Song Bilong & Song : segno jolly del 2010, attenzione fra giugno e luglio a non distrarvi con le minorenni shemale, ci sono i mondiali di calcio.

Efrem : segno flop del 2010. Lavoro up, famiglia super, soldi a valanga, ma fica sempre la stessa carestia degli ultimi desolanti anni.

Psicbiatra : busserà alla vosta porta, ai primi di gennaio, appena rientrati dalle ferie, l'unico nato sotto il segno dell'Efrem, per iniziare una serie di sedute che vi renderanno millionari.

Caballero : segno simpatia del 2010. Sarebbe il sesto anno di iPiroga, siete degli eroi.

domenica, dicembre 27, 2009

Volo

Mi piacciono le montagne, ci voleva internet per farmelo capire.
E' una montagna con le gambe lunghe, cammina tenendosi pericolosamente in equilibrio su piccoli tacchi slanciati. I grandi laghi vogliono le grandi montagne, è una regola che non si deve scordare. La pioggia. Il ciclo dell'acqua.
Posso spiegarmi subito: un disegno su internet mi ha fatto perdere la ragione. Ho sentito il richiamo della foresta. Il disegno di una montagna con delle gambe da donna.
Come vorrei ritrovare quel disegno, mostrarlo a tutti e stamparlo, magari appendendolo incorninciato a genova, sopra alla scrivania.
Come un monito: ti piacciono le montagne.
Il punto è che se si vuole, essere ermetici, incomprensibili, è facile. Mi verrebbe da dire banale. Io è una vita che lo faccio: se non vuoi dire niente di te basta dire tutto con altre parole.
Oggi ho da fare.
Elvis ama Edu.
Ti rispetto.
Mi piacciono le montagne.
Stringendo, mi sento di poter dire che la comunicazione è di per sè incerta, effimera. Se la si vuole rendere incisiva va esagerata, gonfiata, distorta.
E' per questo che quando si mette a parlare la gente che gestisce i soldi, più spesso i tuoi, non si capisce più un cazzo.
E' per questo che...no, lasciamo stare.
Volo, o almeno mi sembra di volare.
Se leggi fra le righe, le righe non le leggi.

giovedì, dicembre 24, 2009

Il Natale dei caballeros


Caro Babbo Natale,
te lo dico così a freddo, senza mezzi termini, ma tu non pensare male :
portaci un po' di fica, te ne prego.
Non ne chiediamo tanta, giusto un po', giusto il giusto.
Lo sappiamo che tu sei generoso e capisci quando c'è bisogno, e qui vi è il bisogno, questa iPiroga è la casa del bisogno. Non troppo bella, solo che si possa guardare rimanendone soddisfatti.
Non troppo simpatica, solo che non si voglia tirarle il ferro da stiro nei denti. Oppure quello che hai in magazzino, quello che ti è rimasto, lo so che è tardi.
Almeno due caballeros su tre vorrebbero una bella pollastrella, non chiediamo troppo no?
Pensa che bello sarebbe svegliarsi domani mattina e trovare una bella patatina sotto l'albero, vestita da babbo natale magari. Pensa che bello Babbo, pensa che bello.
(P.S. : ti ho fatto anche un disegno su come ci piacerebbe tanto tanto tanto)

martedì, dicembre 22, 2009

martedì, dicembre 08, 2009

Il P. del Q.

Essere o non essere, pomposo post per il quinquennio.

Le carte dei Tarocchi, come le lame di un frenetico multiplayer di GoldenEye, si sono piantate nei miei occhi: sono la lente che Ermete T. Marra mi ha prestato per scrivere questo post.

Notte densa di spunti: pericolo di divagazione, speranza di non buttare via niente. Come l' ottimo macellaio quando scanna la bestia taglia in modo da non sprecare carne, così l' Irreprensibile quando si trova immerso nella nube densa dell' ispirazione. Ma il pensiero non è solido come la carne, è liquido come il sangue. E scaturisce dai monti della Luna con dolore, nel chiaroscuro della luce rubata. Due bestie che leccano il sangue, un oscuro presagio. Non è la luce adatta per cercare la Verità, è una luce rapita al Sole, che suo malgrado confonde. Laggiù si intravede un sentiero.

La verità è solo metaforicamente questione di illuminazione; le pagine di Diritto dell' Unione europea sono ben illuminate, ma questo ha poco a che fare con la chiarezza. Non scordiamo poi l' esempio illustre di cecità e saggezza, Omero: fra le altre cose ci ha raccontato che ha ragione chi vince. Virgilio che ha fortuna chi fugge: con questi precedenti vedo poche possibilità di redenzione della coscienza collettiva italiana.

Quando si parla di verità bisogna essere scettici. Ognuno ha la sua verità. E se è vero che la Verità è una sola, ognuno ha il suo modo per raccontarla e per giungervi. Nella sagra dell' Arte abbiamo scrutato con sospetto alcuni celebri esempi di nesso fra pornografia e arte. Abbiamo parlato di arte e di peccato. Abbiamo trascurato in larga misura la Verità, considerandola come espressione valutativa: il vero buono, il falso cattivo. Ciò non poteva durare a lungo, perchè a forza di calunniare, mentire, sbeffeggiare, inquisire, castrare, sminuire, mal interpretare, finisce sempre per scaturirne una verità. Di solito in effetti la Verità è ingombrante, e si mette di mezzo.

La sagra dell' Arte, capolinea:
La verità sul mito di Edipo, e altre storie. Macroscopiche analogie.


Il vitello d’ oro. Frankenstein.
L’ uomo che crea, e creando pecca. Crea un’ immagine e la adora:
idolatria.
Edipo! Tu non esisti, questo il Vero!
Tua madre! Donna antica! Artefice del peccato originale!

Ti ha creato, ti ha amato e con te ha procreato.

Ha creduto in una sua creatura. L' ha messa sopra di sè. Ecco l’ orrore.
Il caso del vitello. Il popolo che lo creava lo credeva dio, a lui si raccomandava. Frankenstein: l’ artefice del mostro lo pensò per il bene dell’ uomo.
Tutto può essere facilmente sintetizzato con l' espressione: la creazione come peccato; la creazione è peccato perchè solo il dio può creare. Ecco la spiegazione del perchè l' Arte, creazione allo stato puro, spesso è stata additata come peccato.

La pornografia non centra nulla, avevamo preso un abbaglio, è un incidente di percorso. La pornografia è la degenerazione dell' Arte, il germe che distrugge la tensione al sublime: non sfiorerà più i picchi dell' Olimpo ma si fermerà a descrivere l' uomo come bestia.
Ecco la triste verità, il vero peccato e la falsa arte.

L' ultima domanda, la Domanda: a torto o ragione, secondo quanto appenda detto, l' arte può essere considerata peccato?
A torto!
La censura della creazione individuale nasce da un fraintendimento, da un superstizioso eccesso di cautela: Il dio va inteso come il nostro se' più profondo: il creativo, il mago, il bagatto.
Appena in tempo: e pensare che stavo per fare di iPiroga una pira.

Auguri iPiroga, hai compiuto cinque anni, stai diventando Arte.

domenica, novembre 29, 2009

Il post del Quinquennio

Se pensate che scrivere un post sia il mestiere più difficile del mondo, non avete mai provato a scriverlo in una versione di prova, metterlo da parte, e non cambiarlo ad ogni rilettura.
Dieci giorni fa avrei voluto esordire così : "Salve a tutti, il mio nome è Rodrizio, ma in molti mi chiamano Rockerduck, per via del mio mangiare bombette quando le cose mi vanno storte".
Un post autobiografico, insomma : la storia della mia vita in pochi righi. A cosa servirebbe del resto celebrare il quinquennio di una creatura, senza sapere nulla dei suoi creatori?
Domenica scorsa però, mi sentivo un pallone gonfiato, alla sola idea di parlare di me ad un evento così importante : così divina e celestiale l'occasione, così terreno l'uomo?
Molto meglio fare dell'iPiroga un luogo di incontro fra sacro e profano, fra scienza e mistero ; avrei parlato dell'evoluzione della specie, di Darwin e delle Galapagos, di Nonna Lucy e i Beatles, dell'amore non è bello se non è litigarello.
Ma si sa che quando si è così convinti, qualcosa è destinato ad andare storto : Marianna Ucria si impossessa del mio gracile corpo, e, avvolto nella prospettiva di non parlare più con la mia tipica dizione sibilante, sei giorni fa mi convinco a stracciare tutto, violentando di nuovo la mia bozza di post.
Nelle mie condizioni, non avrei potuto non immolare il mio pezzo sull'altare della parola : una celebrazione della comunicazione orale fatta per iscritto. Senza senso e geniale allo stesso tempo. Finalmente fuori dai soliti clichè.
Ma quando alla fine è arrivato anche il giovedì, la lingua duole come a ricordarmi di aver sbagliato qualcosa. Come può Rockerduck compiere un elogio dell'oralità, se esiste anche una sola possibilità che sia stato punito proprio per le malefatte uscite dalla sua bocca? Poteva essere una specie di ravvedimento in punto di morte, ma suonava ugualmente più falso di un treno in orario.
E allora ripesco dal cestino un'idea vecchia, per rifarle la carrozzeria : non l'evoluzione della specie, ma l'origine. Si, si, si, la patata, la mamma di tutti noi, la gnocca, la sgnassera, la passera, la farfallina, la chitarrina, la mandolina.
Tutto inizia e continua da lei : esci da lì e passi tutta la vita a cercare di rientrarci (possibilmente non nella stessa).
Quale argomento migliore? Sono un turbine di idee, il foglio è pieno di abbozzi da sviluppare, la mente vomita pensieri.
L'unico ostacolo fra me e il post è il sabato, è arrivato il sabato. Il sabato non perdona, e la sua pretesa di vita sociale ti tira il lembo del cappotto, ogni volta che ti distrai.
Post rimandato a domenica, ma tanto ormai è già tutto deciso, bisogna solo ricamare e pubblicare. Giusto?
Sbagliato. E' domenica sera, il momento del cambio della guardia fra la settimana che si fuma una sigaretta, saluta e se ne va, e quella che arriva, incazzata nera. E, in questo momento, l'origine della vita non ha più il peso specifico che aveva ieri sera.
Del resto, ciò che conta davvero fra una vulva e l'altra, è l'intermezzo; la scelta, il perdersi fra le n possibilità. Di vulva e non vulva.
Il libero arbitrio è l'unica arma a nostra disposizione per non ritrovarci in balia degli eventi.
La preferenza nel segreto della cabina elettorale; la scelta di gola alla mensa della scuola; la leggera pressione del dito sull'ipod durante la riproduzione casuale; il non timbrare il biglietto sul bus, sperando che il controllore non salga proprio questa volta, che tanto non sale mai; posto finestrino o corridoio; tiro in porta o la passo; l'argomento da scegliere per un post.
In fondo, La Scelta, è alla base non solo di questo mio post, ma di tutto quello che scorre su questo pezzo di web da cinque anni, fin dall'inizio : coloro che salgono sulla stessa piroga hanno le stesse aspirazioni.
La iPiroga può apparire stretta e scomoda, soprattutto se si è in tre; ma è il mare aperto di possibilità, che ti ha portato a salire proprio su di lei, che la fa sembrare la barca adatta a te.
Prossima fermata?

venerdì, novembre 20, 2009

Il Post del Quinquennio

In camera mia ho uno specchio a muro, grande ma non grandissimo.
E' posizionato davanti alla sedia girevole dove mi siedo sempre per cui mi trovo spesso specchiato. Seduto o meno, quando giro la testa verso lo specchio riesco grosso modo a guardarmi a figura intera.
E' strano guardarsi senza un fine, non cercando di capire cos'è finito nell'occhio o se mi sta bene un paio di pantaloni. Guardarsi e basta, mentre si è vivi e non in foto: che strano.
Mi sento sempre un pò come se mi stessero presentando il bambino a cui si sono ispirati per creare cicciobello. Ed è una sensazione inconsueta perchè quel bambino non esiste e so benissimo che cicciobello è stato disegnato ispirandosi un pò a tutti i bambini.
Osservando le proporzioni delle dita con le mani, la mobilità degli occhi, l'accenno di teschio che spunta in varie parti del viso, è come se prendessi coscienza del "tu" che gli altri si immaginano nella loro testa per fare riferimento a me, che invece sono "io".
Mi fa senso questa storia del teschio, che sembra spingere per uscire in certi punti e che invece si lascia ricoprire morbidamente in altri, come una tenda montata di fretta.
Forse più precisamente mi sembra impossibile che la mia visione del mondo, che reputo infallibilmente giusta e che ogni giorno mi sembra costantemente permeare e commentare tutto ciò che esiste, sia in realtà unicamente mia, almeno fino a quando non decido di farla uscire. E mi stupisce che una cosa di cui ho cosi' tanta considerazione sia semplicemente racchiusa in un corpo di poca carne, specchiato in uno specchio a muro grande ma non grandissimo, visibile da piccoli occhi facentene parte.

giovedì, novembre 19, 2009

Il Post del Quinquennio - Bando di gara

601 post e 1825 giorni dopo, i Tre Caballeros sono ancora qui.
30 Novembre 2005 - 30 Novembre 2009.
Era un mercoledì, forse pioveva, forse c'era il sole, e tre pc erano accesi.
Lunedì 30 Novembre saranno cinque anni rigorosamente marchiati iPiroga.
Cinque anni ricchi, satolli, gonfi di immagini e parole : l'iPiroga è cresciuta con i Tre Caballeros, e i Tre Caballeros sono cresciuti insieme a lei.
Per celebrare insieme a voi fedeli lettori il Grande Quinquennio, Irreprensibile, Baro & Rodrizio si sfidano a colpi di rima baciata e postata, in una contesa che stabilirà il Basileus degli iPiroga.
Da oggi, 19 Novembre, fino al 30 Novembre i Caballeros avranno undici giorni di tempo per postare un loro lavoro a tema libero, che dovrà essere intitolato "Il Post del Quinquennio".
Una giuria formata da vires illustres voterà in seguito i lavori. E' stata insignito di tale onore l'interno 19 di Via Nizza 14 (GE). I 4 giurati di Via Nizza dovranno emettere un parere motivato e in seguito proclamare il Basileus degli iPiroga.
Si ricorda che Baro non ha diritto di voto.
La contesa degli iPiroga è ufficialmente aperta.

sabato, novembre 14, 2009

Bach, toccata e fuga in Re minore, organo

Piacere provato dalla sfortuna di un altro: schadenfreude.
Io non lo sapevo che esistesse, eppure l'ho provata. Non conosco ma so.
C'è qualcosa qui che prude e mi riporta alla mente il vecchio pensiero sulla differenza tra il fare ed il saper fare, oppure quella storia sul know-how, o più chiaramente sulle cose che si hanno, nel senso che le si possiede, ma che non si possono vendere nella forma in cui le abbiamo. Penso all'artigianato o all'essere superdotati. Alla fine si tratta di due cose non dissimili.
Nella vita mi è già capitato di trovare per caso delle cose note in maniera cosi' diretta e cosi' limpida da lasciarmi interdetto.
In coreano l'equivalente alla schadenfreude si riferisce al profumo dell'olio di sesamo, considerato molto piacevole, mentre in giappone il riferimento è rivolto al miele. Mi piace questo approccio orientale, l'idea che il piacere generato da una disgrazia sia qualcosa di veramente sensoriale, di tangibile, come se il miele e l'olio di sesamo sgorgassero davvero dalla ferita infetta che affligge quel poveraccio.
Tuttavia credo che il nostro "godo come un riccio" resti tra le migliori, anche se forse qui il concetto si allontana. Eppure si affina, si assottiglia, perchè i ricci pungono chi sta alle loro spalle, come a dire che alla fine puniscono sempre chi trama e ordisce contro di loro. Ma se l'atto sessuale animale si compie...diciamo "in fila" ed i ricci possono, stando in fila, causare molto, moltissimo dolore ciò significa che in realtà l'espressione "godo come un riccio" nasconde un piacere amaro. Una sorta di suicidio, di mossa finale alla Sirio il Dragone: un sacrificio accettabile per ottenere la vittoria.
Meglio cosi', il dolore ripartito tra le parti mi pare un concetto più accettabile. Ma anche questo è terribile: significa che preferisco che vada uniformemente male a tutti piuttosto che malissimo ad uno soltanto.
Allora i casi sono due: o sono depresso o sono un democratico.

giovedì, novembre 05, 2009

i titoli dei miei post non c'entrano mai niente con quello che scrivo dopo (dedicato a via nizza)

Stavamo aspettando che il sugo fosse pronto o che la pasta cuocesse, una delle due. Non ricordo battiti di mani ma se vi sentite coinvolti potete applaudire, e dire la vostra, e aggiungere altro cumino nel sugo, fa lo stesso...più o meno. Io sono logorroico e stavo cianciando qualcuna delle mie facezie quando una di quelle cose mi è uscita fuori dalla testa: un'idea.
I buoni vincono sempre. I cattivi mai, e se per caso questo dovesse succedere, si tratterebbe soltanto di un espediente narrativo escogitato per mostrare caratteri e situazioni altrimenti invisibili. Il mondo agognato dall'antagonista resterà sempre un luogo utopistico, un punto di fuga verso cui tendono le sue rapine in banca e le minacce all'ordine pubblico. Diventiamo supereroi e subito ci tocca fare la nostra scelta: eroe o cattivo? Siamo pragmatici: guardiamo le statistiche. Se saremo dei buoni, ci aspetta una lunga sequela di scontri, di pugnette mentali, di riflessioni sui nostri doveri e sulle nostre responsabilità. Sarà quel che sarà, soffriremo e soffriremo ancora, ma vinceremo, alla fine vinceremo sempre. Bello, ma non positivo, non felice e non consolante. Manterremo lo status quo, respingeremo le cosine maligne di chi, al contrario di noi, ha scelto di battersi per un' idea. Un idea megalomane, caotica, disorientante e catastrofica nei confronti di tutte quelle maggioranze che soffriranno per vedere soddisfatti i vari progetti tra cui ricordiamo governare il mondo, conquistare l'universo eccetera eccetera.
Ambizioni. Si tratta di ambizioni, di voglia di sbattere dolorosamente la faccia contro un muro di clichè secondo cui chi sta bene vuole continuare a stare bene e che per farlo istituisce dei canoni, delle filosofie di pensiero protezioniste volte alla difesa di un "più debole" già perfettamente integrato nella maggioranza e non bisognoso della protezione di nessuno. Gli eroi non migliorano il mondo purtroppo, lo mantengono cosi' com'è: vivo fino a data da destinarsi. Quelli dei fumetti, quelli della narrativa e del cinema non sono Antagonisti ma Cattivi, nati con idee cattive nel senso di inconcludenti, con parodie di idee. Sono pupazzi di antieroi lacunosi ma forti solo per mettere in crisi l'eroe e non il mondo che difende. Ci vorrebbero eroi con idee riformiste, sconvolgenti e malvagie nel senso di perverse rispetto al pensiero comune, di turpi in quanto rivolte a fare il bene per qualcuno di diverso dalla maggioranza. L'Antagonista a cui penso non vuole conquistare il mondo e restare cattivo, ma vuole diventarne a sua volta l'eroe. L'Antagonista che immagino non ha idee che semplicemente ledono al "bene comune" ma che ne sono diametralmente opposte, che appartengono ad una sfera di pensiero inaccessibile a chi si trova dall'altra parte della barricata. Ma sarebbe una lotta tra buoni, una storia verbosa, che non permetterebbe di identificarsi in nessuno, che non permetterebbe di estrarne dei modelli educativi validi come il rispetto per la vita eccetera eccetera. Mi pare lo dica anche Proust: il malvagio assume un comportamento tale mentre nel suo cuore immagina, facendo quello che sta facendo, di punire egli stesso un malvagio. Ma allora che cosa otterremmo, con questi sofismi? Dove andrebbero a finire le furie inconcludenti di un villain come si deve, dove potremmo leggere di scontri apocalittici, di regni spezzati dal tradimento, di grandi poteri e di grandi responsabilità? Non meritiamo una vita contemplativa: un uomo non vive di solo pane. C'è spazio per il divertimento, c'è spazio in abbondanza.

venerdì, ottobre 30, 2009

I'm the rubber, you're the glue

A volte mi capita di prendere l'autobus. Ultimamente pago anche il biglietto. Una cosa incredibile, credo sia diventata una specie di crociata personale, un piccolo dogma misterioso. Quando sento il campanello dell'obliteratrice scampanellare felice provo la stessa sensazione di quando infilo le chiavi nella toppa di casa. Percepisco l'abbandono di una tensione di cui prima non avevo avuto idea, una calma simile a quella che provo quando mi accorgo che qualcosa di noiosissimo è in procinto di finire. Però non è che mi senta bene, che sia contento: oggi non mi ha cuzzato di greco, e allora? Anche se è già qualcosa non credo la si possa chiamare gioia. Forse tutto sta in quel cazziatone che mi aveva fatto un controllore nervoso mentre mi attardavo nel timbrare il biglietto per vado. Forse si tratta dello stesso tipo di pensieri ansiogeni che avevo avuto quando avevo salutato calorosamente uno sconosciuto scambiandolo per qualcun altro, e poi me ne ero andato via senza dire niente. Oppure come quella volta che per scrollare via i capelli tagliati dal telo avevo toccato il ginocchio del barbiere ed ero rimasto terrorizzato da che cosa avesse potuto pensare, non di me ma del mondo e del genere umano intero e dall'idea che avrebbe potuto raccontare l'accaduto ad altri, e magari riderne. Ora mi viene in mente qualcosa di strano legato a Space Jam, ma è un pensiero che non riesco a elaborare.
Comunque sia chiaro che se timbro il biglietto e poi il controllore non sale ovviamente mi incazzo.

venerdì, ottobre 23, 2009

la logica della trilogia

Un anno e tredici giorni dopo "Il fantasma dell' Opera Pia" e due anni e diciannove giorni dopo "la fiera del male" ritorna per una terza, catartica, inevitabile volta Invisibile Baro, per raccontarci nuove avventure. I misteri, invece di risolversi, si sono moltiplicati e non sarà facile trovare una logica nella trilogia.

Prefazione a cura di Peter Dennis Blandford Townshend

Il farro era utilizzato dall'uomo come nutrimento sin dal neolitico. Gli piaceva pensare agli uomini primitivi di tanto in tanto, nelle pause scandite dal tè che personalmente gli veniva servito da quello stesso fantasma dell' Opera Pia. Nella sua cameretta, solitaria come un buco in una montagna, come una grotta, coltivava i suoi pensieri. Pochi, per dire la verità, e nemmeno buoni. Nè pochi nè buoni. Ma veri pensieri: cose che tengono accesa la testa. Guardava la pioggia: una pioggia in grado di sporcare, di fare casino, di cullare il sonno monolitico dell'uomo che aggiunge una coperta indiana sopra alle altre per avere più caldo. Gli uomini primitivi erano cacciatori o raccoglitori, o entrambi. Comunque onnivori. E' importante essere onnivori. Gli onnivori sono gli unici animali a cui rimane abbastanza tempo libero per poter socializzare, comunicare, imparare, studiare, andare in piscina. Pensando agli uomini primitivi, a quei capolavori involontari di essenzialità, finiva sempre per pensare all'orso. Sapeva che un orso può nuotare.

lunedì, ottobre 12, 2009

iPiroga, stasera ci racconti una storia?

E' provato : più cresci, più ti mancano i Classici Disney. Da un po' di tempo il tempo per pensare al tempo che passa non mi manca. Formulo teorie su tutto e tutti, sono un grande teorico della nostra epoca : un giorno farò un grande libro con quel bel situccio in rete; non so nemmeno se teorico sia una bella qualifica, forse sarebbe meglio pratico. Pratico, suona tutta un'altra cosa. Ehi, tu si che della vita sei pratico, sei uno che ci sta dentro. Scusa, hai detto Psicopratico? No, per forza di cose sono un teorico, l'esperienza di vita vissuta lo dimostra. E della mia teoria su Walt Disney vi ho mai parlato? Arrivo subito al sodo, per non rischiare di assomigliare ad un post di Baro : per me, tutte le sue storie, tutti i suoi personaggi, tutti i suoi cartoni, non se li è inventati mica, non sono mica solo cartoni. Sono veri, tutti veri. Non sono neanche frutto dell'immaginazione dei suoi disegnatori e sceneggiatori di fiducia. Sono veri. Simba è il micio dell'Irreprensibile, Red e Toby sono ancora amici-nemici nel bosco, Basil l'investigatopo è talmente vero da essere stato immischiato in una storiaccia di mazzette di Emmenthal. E poi c'è Peter. Alzi la mano chi di voi non crede in Peter Pan. Io lo so che la mia ombra avrebbe voglia di fare due passi senza che io la segua, io lo so che laggiù oltre l'orizzonte trovo l'isola che non c'è, io lo so che da qualche parte c'è una Wendy pronta a raccontare storie ad ognuno di noi. Perchè, in fondo, è proprio di questo che abbiamo bisogno, di qualcuno che ci prenda sulle ginocchia e ci racconti una bella storia. Non una favola, attenzione, una storia. La morale della favola la lasciamo ad altri, noi vogliamo solo il lieto fine che ci accompagni fino a domani mattina. Mattina dopo mattina, 17, 18, 19, 20, 21. Noi iPiroga siamo bambini sperduti, forse. E i bambini sperduti, in Peter Pan ci credono eccome. Quando il giorno se ne va, dopo aver studiato, faticato, cazzeggiato, torniamo qui alla tana, arrabbiati, stanchi, puzzolenti, tristi, felici. Speranzosi di trovare Wendy. E, ogni sera, lei è qui per noi.

venerdì, ottobre 09, 2009

implorava "picchiami!" perchè aveva schiacciato il mio piede

Mangio la semola.
Sento strofinare ancora sulle pupille l'immagine di Edu che fa la spesa, sono rimasto scioccato. Eccolo li' che compra lo zucchero, prima in zollette e poi di canna. Gli chiedo se vuole anche lui la semola, visto che io la mangio.
Mi guarda con l'occhio pazzo, come godo, ha proprio l'aria di quello che da vecchio il semolino lo rifiuterà sempre, con integerrima costanza.
La semola, che cosa strana.
E' difficile descrivere quello che provo quando la mangio, prima, prima che il boccone entri in bocca, lo so cosa provo: fame. E quando ruttando sancisco la fine del pasto lo so quello che sento: è appagazione. Ma nel mentre? Serenità? Leggerezza? Propedeuticità (all'appagazione intendo) ? Felicità?
Credo sia opinione comune pensare che la felicità sia candida, stia nelle cose semplici, si annidi comodamente in bianchi cuscini dai contorni definiti, in qualche recondito spazio della soddisfazione, accanto al pane fatto in casa ed ai piccoli, teneri, comunissimi gesti di ogni giorno. Ma perchè? Che cosa centra? Sembra una cosa semplice. Ma sembra perchè lo è, o perchè è favorevole pensare alla felicità come a qualcosa di semplice e alla tristezza come una cosa articolata? Complessa? Si dice no? "C'hai i complessi".
Mi dissocio, esistono felicità complesse e tristezze semplici e c'è di più: esistono felicità fatte di tristezze e viceversa. E se mentre mastichi la tua semola ci trovi dentro un seme di cumino, che ti fa schifo? E se quell' appagazione di fine pasto sarà invece gratitudine di essere scampato ad un piatto indigesto? O speranza che quest'ultimo non abbia ripercussioni sul tuo riposo? Esistono molte cose strane nel mondo, cose che non si svelano ad una prima, sommaria occhiata, una di queste è il fatto che il cus cus sia fatto di semola.

lunedì, ottobre 05, 2009