Ieri sera vado su iPiroga e trovo i post natalizi di Baro e Irreprensibile, "Manca solo il mio" - mi dico, pavoneggiandomi da fica di legno.
E invece poi spengo il pc, gonfio come un gatto in amore.
Adesso che sono qui mi viene il dubbio di averlo riacceso per parlare d'amore. Bel titolo del belino per un post che parla di amore o troppo facile parlare di amore sotto le feste?
Forse sto scrivendo un post solo per non studiare, ma allora avrei potuto dire come un gatto gonfio per essersi ingoiato mezzo Roppo, invece che gonfio di amore.
Il problema non sono le feste, il pandoro, il vischio, Santa Lucia, ma i gatti del mio giardino : loro sono in amore a Natale, io non lo so.
Si può essere innamorati di una scatola viola con quattro controller attaccati ? Trovare l'amore a Natale : bello.
Ma forse quello non è amore. Quella consolle è solo la mia puttana, la tiro fuori dall'armadio quando ho voglia, la condivido con gli amici il giorno di Natale, la rimetto dentro quando ho finito. Buongiorno e buonasera. Vecchia ma ancora buona.
Va bene niente amore il 25 dicembre.
Ma si può essere innamorati il giorno di Santo Stefano ? I miei gatti non sono più innamorati come ieri, lo vedo, e in realtà non sono neanche miei, mi piace solo pensarlo.
Però si può scrivere un post a Santo Stefano e parlare di verità.
O mi sono innamorato o me la sono fatta nelle mutande.
venerdì, dicembre 26, 2008
mercoledì, dicembre 24, 2008
(instrumental)
era una notte buia e tempestosa,
era la notte dei post
(tuoni)
stava seduto in accappatoio, le orecchie appese agli auricolari,
il volto illuminato dal monitor: il ritratto della bellezza virile
suonò il campanello
(din don)
apri' la porta girando la maniglia con l'alluce, c'erano fogli sparsi per tutta la stanza,
suonò ancora il campanello
(din don)
fuori non c'era nessuno, la luce non dipendeva nè dagli interruttori nè da fonti di luce riconoscibili: si trattava di un sogno cosciente
suonò il campanello
(din don)
un cane entrò dalla finestra
(bau bau)
un pitone serpeggiò fuori da un water chimico
(sss sss)
era attonito: avrebbero disordinato tutti i suoi fogli, come il vento d'autunno sparpaglia le sue foglie: erano molti, come soldatini bianchi
cercò di fermarli: chuise il corpo del serpente nella morsa dell'asse del cesso (clack!) prese il cane tenendolo dolorosamente per le zampe di dietro, come un salame (cai! cai!)
l'accappatoio era di quelli economici, che grattano la pelle (scrat scrit)
un motorino smarmittò, giù in strada (vrommm vroooommm, vroooooooOOOOoooom!m!)
apri' il frigorifero, ma una bottiglia, sistemata male, cadde a terra (crash!)
il liquido che conteneva si sparse tutto per terra: componendo scritte misteriose
avrebbe detto addio per sempre ai bucatini cipolla e peperone
nella notte dei post le parole sarebbero state onomatopee di sè stesse
martedì, dicembre 23, 2008
Tira ciü in perun de mussa che ina cubia de böi
Noramidopirina metansolfonato sodico.
Nimesulide?
Anche i principi attivi festeggiano il Natale. Nessuno gli fa gli auguri, nessuno dedica loro poesie.
Sijmadicandhapajiee.
Nimesulide?
Anche i principi attivi festeggiano il Natale. Nessuno gli fa gli auguri, nessuno dedica loro poesie.
Sijmadicandhapajiee.
venerdì, dicembre 19, 2008
il tormento e l'ecstasy
Bussano alla porta, ma non ho un campanello
com'è possibile?
accosto l'orecchio all'uscio: origlio
non sono dentro ma fuori,
guardo nello spioncino, dove vedo me stesso, in abito da sera
prima che al significato spirituale penso a quello fisico: sono fuori e non dentro
ma fuori da cosa? sono nella tromba delle scale ma fuori da un'appartamento,
sono nel palazzo ma fuori dalla porta,
il gatto che abita nelle scale mi guarda: gli occhi come finestre di un abbaino,
esco di corsa, ma non sulla via principale,
passo prima in una cucina, poi per una porta di servizio: sbuco in un vicolo scuro,
un cane mi abbaia, o forse sono tanti, ma legati da robuste catene: abbaino pure.
Esco sul boulevard, il riverbero mi tinge le retine di rosso e di giallo: i taxi e gli autobus a due piani,
mentre ne passa uno, cerco di sbirciarvi dentro da distante, per capire che gente c'è sopra,
mi accorgo di guardare il vetro dell'autobus dall'interno: sul marciapiede cè una zebra in abito da sera, mi chiedo cosa faccia in giro a quest' ora
il gatto che abita nelle scale mi guarda: gli occhi come finestre di un abbaino,
esco di corsa, ma non sulla via principale,
passo prima in una cucina, poi per una porta di servizio: sbuco in un vicolo scuro,
un cane mi abbaia, o forse sono tanti, ma legati da robuste catene: abbaino pure.
Esco sul boulevard, il riverbero mi tinge le retine di rosso e di giallo: i taxi e gli autobus a due piani,
mentre ne passa uno, cerco di sbirciarvi dentro da distante, per capire che gente c'è sopra,
mi accorgo di guardare il vetro dell'autobus dall'interno: sul marciapiede cè una zebra in abito da sera, mi chiedo cosa faccia in giro a quest' ora
domenica, dicembre 14, 2008
sarebbe stato meglio imparare la salsa
E' inutile, quando non ti viene in mente niente da dire sarebbe meglio tacere.
Eppure non riesco. Cerco di uscire dalla pagina bianca, ma predico bene e razzolo male: le dita battono frenetiche.
Guardo come ho incominciato, lo leggo:
"E' inutile, quando non ti viene in mente niente da dire sarebbe meglio tacere."
Mi fa schifo, ma il resto posso farlo passare. Gli inizi sono sempre difficili, è la solita solfa sul transitorio. Ma non lo cancello, sono dell'idea che per poter iniziare ci si debba tappare il naso, sopportare lo sturo del lavandino intasato della creatività, e poi godersi lo scorrere ininterrotto che ne segue. Non sono un sadico, non voglio costringere millioni di persone a sopportare il dolore di sparare fuori il grumo più o meno denso che ne impedisce la volontà di espressione, però almeno una volta si dovrebbe provare.
Mi ricordo dei temi. Il tema è l'unico gesto gentile dell'apparato scolastico nei confronti della creazione: ti viene dato un foglio bianco, un'idea di partenza, il La. Allora non resta che creare, perchè che sia bella o brutta o giusta o sbagliata anche un'opinione superpartes è mille volte più vera e più tangibile e più vicina ad essere veramente creata da te di qualunque altra cosa tu veda o senta, perchè per viverla non viene usato un senso, come l'udito o la vista, ma viene usata la materia prima dell'esistenza: la volontà.
Il foglio bianco è un telefono che squilla, un gatto bagnato che miagola sul davanzale, una rimozione forzata, un colpo di pistola: il foglio bianco è una grana, un casino, un problema che stimola e costringe e punzecchia fino a quando finalmente non ti decidi a prendere la penna, il sasso o il microfono in mano pur di zittirlo, rendendo vera e tangibile un'esperienza, un commento o un'opinione.
E se ancora non mi credi, prendi in mano qualcosa che hai fatto: sia essa una foto, una firma, un tema, un piatto scheggiato per errore. Guardalo e credi, convinciti, accorgiti, che se ciò che tieni tra le mani è vero ed è cosi' come lo vedi, è perchè l'hai fatto tu.
domenica, dicembre 07, 2008
ho esagerato
Monolocale, bilocale, trilocale, reggia: la vita in metri quadri.
Paesaggi, nature morte, ritratti: la vita incorniciata ed appesa.
Anche se non studi una cosa, puoi ugualmente farti l'idea di come funzioni. La televisione la usi, ma non sai come funziona. La lampadina la accendi, la telefonata la fai, il libro lo leggi. Sai perchè vuoi accendere la luce, sai perchè vuoi fare una telefonata, sai cosa vuoi ottenere leggendo quelle pagine. Pensi di conoscere i responsabili di tutto questo benessere: la casa editrice, la compagnia telefonica, la società elettrica. Cazzate. Intermediari generici di alto livello, ma inconsistenti.
Quando ti dicono "centrale elettrica" a cosa pensi?
Quando ti dicono "libro" a cosa pensi? All'artista? Allo scrittore bohème bello e dannato e geniale? Pensa alla tipografia, alla produzione, alla compravendita e distribuzione di un foglio di carta.
Guardi un foglio satinato e spieghi a te stesso: "il motivo per cui è tutto bello scivoloso al tatto? è comunissima carta, opportunamente trattata"
Ma è quell' "opportunamente trattata" che ti frega, che nasconde e cela in sè tutto quello che è troppo complesso o noioso o inutile ai fini della comprensione del prodotto finito.
Sono i "semplici calcoli" che il libro evita ad essere veramente casini, sono gli "scritti giovanili" appena menzionati dal testo di filosofia che portano in sè tutta la complessa e compressa immaturità di un pensiero veramente brillante.
Per semplicità, per necessità, siamo imbottigliati in una vita da utilizzatori, con un buco per mangiare ed uno per cagare, ed arriviamo a credere che tutto nasca sugli alberi e ci sia dovuto, che tutto sia prima complesso e poi, finalmente: semplice, edibile, comprensibile, accettabile.
Io non studio questa roba, non so se qualcuno abbia esplicitato meglio di me quello che sto per dire, ma ci proverò lo stesso: c'è uno momento nella vita in cui credi di non poter capire niente, uno in cui credi di aver capito tutto, ed uno in cui ti accorgi di poter e di aver capito solamente la tua incomunicabile visione della realtà.
Paesaggi, nature morte, ritratti: la vita incorniciata ed appesa.
Anche se non studi una cosa, puoi ugualmente farti l'idea di come funzioni. La televisione la usi, ma non sai come funziona. La lampadina la accendi, la telefonata la fai, il libro lo leggi. Sai perchè vuoi accendere la luce, sai perchè vuoi fare una telefonata, sai cosa vuoi ottenere leggendo quelle pagine. Pensi di conoscere i responsabili di tutto questo benessere: la casa editrice, la compagnia telefonica, la società elettrica. Cazzate. Intermediari generici di alto livello, ma inconsistenti.
Quando ti dicono "centrale elettrica" a cosa pensi?
Quando ti dicono "libro" a cosa pensi? All'artista? Allo scrittore bohème bello e dannato e geniale? Pensa alla tipografia, alla produzione, alla compravendita e distribuzione di un foglio di carta.
Guardi un foglio satinato e spieghi a te stesso: "il motivo per cui è tutto bello scivoloso al tatto? è comunissima carta, opportunamente trattata"
Ma è quell' "opportunamente trattata" che ti frega, che nasconde e cela in sè tutto quello che è troppo complesso o noioso o inutile ai fini della comprensione del prodotto finito.
Sono i "semplici calcoli" che il libro evita ad essere veramente casini, sono gli "scritti giovanili" appena menzionati dal testo di filosofia che portano in sè tutta la complessa e compressa immaturità di un pensiero veramente brillante.
Per semplicità, per necessità, siamo imbottigliati in una vita da utilizzatori, con un buco per mangiare ed uno per cagare, ed arriviamo a credere che tutto nasca sugli alberi e ci sia dovuto, che tutto sia prima complesso e poi, finalmente: semplice, edibile, comprensibile, accettabile.
Io non studio questa roba, non so se qualcuno abbia esplicitato meglio di me quello che sto per dire, ma ci proverò lo stesso: c'è uno momento nella vita in cui credi di non poter capire niente, uno in cui credi di aver capito tutto, ed uno in cui ti accorgi di poter e di aver capito solamente la tua incomunicabile visione della realtà.
venerdì, dicembre 05, 2008
Etere, o non Etere? Doveva chiamarsi "Nessun Dorma"
Come da titolo, il titolo doveva chiamarsi "Nessun Dorma".
Non so perchè ho cambiato, la gente cambia sempre le cose senza sapere bene perchè: le abitudini, la macchina, il posto nell'aula, le mutande.
Ah, ecco! La sentite la vergogna che si prova nel dire "mutande"? Forse è ancora più difficile dirlo al singolare: "mutanda". Provate, provate: non importa che siate nell'affollata promisquità di un'aula computer o nell'intimità della vostra cameretta, sarà difficile ed imbarazzante dire ad alta voce "mutande", scandendo bene tutte le labiali, le vocali, queste sette lettere complesse con la stessa voce con cui fareste un intervento al lavoro, o in classe, o sull'autobus.
Esatto: provate a dirlo con lo stesso tono con cui sull'autobus chiedete impazientemente "Scende?" alla vecchietta rintronata dalla puzza d'ascella e kebab.
Ah, mutatis mutandis, non si finisce mai d'imparare.
martedì, dicembre 02, 2008
La scorsa settimana hanno ammazzato Batman

Ci mancava solo Batman.
Non bastavano quelli che la vecchia terribile ci aveva già strappato via in tutti questi anni?
Dopo Romeo e Giulietta, lo zio di Spider Man, il papà di Superman, William Wallace e sua moglie, Buba e Forrest Gump, e la moglie di Forrest, il nero del Miglio Verde, tutti i neri dei film horror o di guerra, che muoiono sempre tra i primi, o sicuramente non tra gli ultimi, Mufasa, Amleto, la mamma di Bambi, la mamma di Piedino, Thelma e Louise, Edvige la civetta troia di Harry Potter, Lucignolo di Pinocchio, Lucignolo di Italia Uno si spera presto, ecco Batman.
Circolano voci strane sul prestigioso City : si parla di un coinvolgimento di Robin.
Ho scritto questo post di denuncia esclusivamente per tranquillizzare i milioni di fan del pipistrello nel mondo, e i milioni di fan che avevano visto crollare cosi un' icona omosessuale forte come quella di Batman e Robin, molto più che colleghi nel combattere il crimine, molto più che amici fra le mura della Bat-Caverna.
State tranquilli ragazzi, Batman forse muore davvero, ma Robin in questa losca faccenda non c'entra proprio nulla.
In compenso...sarà Alfred a consolarlo?
venerdì, novembre 28, 2008
Senza titolo
La scuola dell'obbligo, o verità?
La ministra, la maestra, la minestra. Di ceci di fave, la fava: correggetemi se sbaglio.
Sarò sincero: non so di cosa scrivere. Una banbina che sposta i bicchieri col pensiero: non so cosa pensare. Si tratta anche questa volta di verità, oppure parliamo di un obbligo, e non lo sappiamo?
Mi viene in mente un giudice interno, il demone aristotelico: "Ti obbligo di dire la verità, soltanto la verità, nient'altro che la verità."
La verità è che ci sentiamo obbligati, si', ma a mentire. Ci teniamo di più a seguire l'immagine che abbiamo della realtà piuttosto che vedere noi stessi con i nostri occhi le differenze. E allora si' che le linee dritte in realtà sono tutte curve, perchè non c'è giustizia, o giudici aristotelici, o equilibrio o comunicabilità nella realtà. Non c'è pensiero che per quanto nascosto non produca in realtà e nella realtà un cambiamento palese agli occhi di tutti.
Non ci sono forze uguali e contrari nella fisica Vera e non c'è nulla se non un accordo, un magna-magna, una licenza presa tra amici che obblighi quel vettore a dirigersi in senso contrario.
No, non dipende da noi italiani, è una cosa di tutti, che riguarda non solo il genere umano ma perfino l'idea che esso ha di sè stesso. Perchè in definitiva ogni cosa si basa su cavilli, su vizi formali, su vuoti, che la natura per gusto, solo e solamente per il gusto del bello, nemmeno ha considerato.
E non si pensa mai al transitorio, ma solo alle risposte generalizzate, al comportamento a regime, al fatto che in fin dei conti poi tutto, come per magia o perchè minacciato, segue le regole generali.
Eppure mi viene da sperare che esistano delle forze partigiane, testarde, contrarie, che cerchino di fare le pecore nere, ma senza velleità, solo cosi', perchè è quello che gli dice il cuore.
E anzi non spero ma voglio, desidero queste forze casinare, pasticcione, che cerchino in tutti i modi di rompere la banalità e la linearità e l'unicità e l'esistenza delle risposte a cui il caro vecchio Arturo Doyle ci ha cosi ben abituato.
Leggendo le prime righe avete creduto d'intuire un post sulla riforma scolastica, e siete stati smentiti.
Avete percepito l'incipit di un post in rima e siete stati delusi nelle vostre aspettative.
Volevate qualcosa di bello, di comprensibile e breve e tutto ciò che desideravate o vi aspettavate o che trovavate logico è stato evitato e nullificato e perduto da un mattone di ribellione.
Si, questa è ribellione.
E' Rivoluzione.
lunedì, novembre 24, 2008
In memoria di Ilenia, la cocca della catechista
Ecco lo sapevo : non dovevo scrivere niente...e invece ormai l'ho fatta sporca
tutta colpa di Baro che non la vuol smettere di timonare...
"ti è mai successo di scrivere un messaggio ad uno e vederti rispondere dall'altro?"
si che mi è successo
"non so cosa leggere la sera visto che ho lasciato la Bibbia a Genova"
perchè mi perseguiti Irreprensibile
ebbene vediamo un attimo, una controllata giusto per scrupolo, per andare a letto tranquillo
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
e qui non dovrebbero esserci problemi
2. Non nominare il nome di Dio invano.
ah mia nonna lo dice che la buona educazione ti porta dritto in paradiso
3. Ricordati di santificare le feste.
questo è fin troppo facile
4. Onora il padre e la madre.
anche qui ci siamo...siamo già al quarto e sono in regola
5. Non uccidere.
tutto liscio, potrei anche andare a dormire, ma voglio continuare
6. Non commettere atti impuri.
qui mi gioco il jolly e salto al prossimo
7. Non rubare.
chiedo scusa a cavestri per quelle figurine in terza elementare, per il resto sono pulito
8. Non dire falsa testimonianza.
sono un uomo di legge, mi cala la palpebra, il libro del catechismo mi cade dalle mani
9. Non desiderare la roba d'altri.
non mi piace pensare alla roba, mi fa venire in mente Verga, questa notte avrò gli incubi
me ne manca soltanto uno per essere santo subito
10. Non desiderare la donna d'altri.
...
...
chiamate il prete
l'Irreprensibile me lo diceva sempre che ero un povero diavolo
presto Perpetua chiamate il prete che ho peccato
tutta colpa di Baro che non la vuol smettere di timonare...
"ti è mai successo di scrivere un messaggio ad uno e vederti rispondere dall'altro?"
si che mi è successo
"non so cosa leggere la sera visto che ho lasciato la Bibbia a Genova"
perchè mi perseguiti Irreprensibile
ebbene vediamo un attimo, una controllata giusto per scrupolo, per andare a letto tranquillo
1. Non avrai altro Dio fuori di me.
e qui non dovrebbero esserci problemi
2. Non nominare il nome di Dio invano.
ah mia nonna lo dice che la buona educazione ti porta dritto in paradiso
3. Ricordati di santificare le feste.
questo è fin troppo facile
4. Onora il padre e la madre.
anche qui ci siamo...siamo già al quarto e sono in regola
5. Non uccidere.
tutto liscio, potrei anche andare a dormire, ma voglio continuare
6. Non commettere atti impuri.
qui mi gioco il jolly e salto al prossimo
7. Non rubare.
chiedo scusa a cavestri per quelle figurine in terza elementare, per il resto sono pulito
8. Non dire falsa testimonianza.
sono un uomo di legge, mi cala la palpebra, il libro del catechismo mi cade dalle mani
9. Non desiderare la roba d'altri.
non mi piace pensare alla roba, mi fa venire in mente Verga, questa notte avrò gli incubi
me ne manca soltanto uno per essere santo subito
10. Non desiderare la donna d'altri.
...
...
chiamate il prete
l'Irreprensibile me lo diceva sempre che ero un povero diavolo
presto Perpetua chiamate il prete che ho peccato
domenica, novembre 23, 2008
Attention Chevaux
I cavalli sono un simbolo conclusivo, avrei dovuto capirlo subito.
Ma ormai il titolo l'avevo scritto, toccava andare avanti.
I cavalli sono un segno catartico, liberatorio, finale, me lo diceva la professoressa d'Inglese, parlando dei viaggi di Gulliver.
"Houyhnhnms!" mi diceva, con quell'accento straniero.
E io pensavo: "Houyhnhnms, Yahoos, Google, semo tutti amici, semo compari, fratelli, soci!"
Ma non pensavo al fatto che i cavalli sono un simbolo conclusivo, un monito, un Rubicone pericoloso, un Manzanarre o un Reno più evocativo persino dei velieri del deserto, anche se sicuramente meno odoroso.
La Nebulosa Testa di Cavallo si trova appena sotto Alnitak, la stella più ad est della cintura di Orione. E cosa c'è mitologicamente ad est, se non il male?
E' come nel Padrino: una testa di cavallo mozzata perchè si intuisca un limite, l'apice dell'evoluzione.
Varenne e Rennes-le-Château: vi sembrano ancora pochi gli indizi?
Non mi interessa se mi reputate alla stregua di Voyager: dovete capire!
Se continuiamo a giocare con la playstation perderemo i mignoli, poi gli anulari, i medi (e come faremo ad insultarci allora? diventeremo sicuramente esseri superiori, illuminati) poi gli indici ed infine l'agognato, il caro, vecchio pollice opponibile. E allora saranno zoccoli e zoccole, nitriti, froge e stridore di denti.
Sarà la calma della biada: dalle stelle alle stalle.
Ma ormai il titolo l'avevo scritto, toccava andare avanti.
I cavalli sono un segno catartico, liberatorio, finale, me lo diceva la professoressa d'Inglese, parlando dei viaggi di Gulliver.
"Houyhnhnms!" mi diceva, con quell'accento straniero.
E io pensavo: "Houyhnhnms, Yahoos, Google, semo tutti amici, semo compari, fratelli, soci!"
Ma non pensavo al fatto che i cavalli sono un simbolo conclusivo, un monito, un Rubicone pericoloso, un Manzanarre o un Reno più evocativo persino dei velieri del deserto, anche se sicuramente meno odoroso.
La Nebulosa Testa di Cavallo si trova appena sotto Alnitak, la stella più ad est della cintura di Orione. E cosa c'è mitologicamente ad est, se non il male?
E' come nel Padrino: una testa di cavallo mozzata perchè si intuisca un limite, l'apice dell'evoluzione.
Varenne e Rennes-le-Château: vi sembrano ancora pochi gli indizi?
Non mi interessa se mi reputate alla stregua di Voyager: dovete capire!
Se continuiamo a giocare con la playstation perderemo i mignoli, poi gli anulari, i medi (e come faremo ad insultarci allora? diventeremo sicuramente esseri superiori, illuminati) poi gli indici ed infine l'agognato, il caro, vecchio pollice opponibile. E allora saranno zoccoli e zoccole, nitriti, froge e stridore di denti.
Sarà la calma della biada: dalle stelle alle stalle.
venerdì, novembre 14, 2008
Bancarotta
La pioggia 24ore. Un pezzo di strawberry fields. Il nocchiero baro continua imperterrito a timonare l' ipiroga; ma che fatica. Perchè l' ipiroga da sola non va avanti? E tutti quei discorsi sulle opere che vivono indipendentemente dai propri autori...iPiroga perchè non parli.
domenica, novembre 09, 2008
venerdì, novembre 07, 2008
penne alla bodka
Di cosa vive la gente?
A volte, soltanto a volte, la protratta esposizione ai fumi dei pennarelli per lavagne bianche può causare delirium tremens, cleptomania, efferratezza, esacerbazione. Quando poi la lavagna viene pulita con alcool etilico posso solo lasciarvi immaginare. Ci sono cose che non ti spiegano sui libri.
Di cosa vive la gente?
A volte, soltanto a volte, puoi essere talmente convinto del potere di un'azienda solo perchè produce il mouse dell'aula informatica, da comprarne, diciamo, un migliaio di azioni.
Le stesse azioni un'ora dopo valevano meno della carta su cui, febbricitante, cercavi di prendere appunti.
Ci sono volte in cui ti chiedi: di cosa vive la gente?
Che cosa rende viva la vita di un fan di Raffaella Carrà? Che cosa rende tangibile l'esistenza di una vecchia libraia di via Cairoli di cui nessuno sospetta l'esistenza?
Ci sono volte in cui diventa più interessante chiedersi che cosa renda visibile la vita piuttosto di che cosa o chi sia a crearla.
Poi il treno ferma alla tua stazione, e scendi in fretta come tutti gli altri.
A volte, soltanto a volte, la protratta esposizione ai fumi dei pennarelli per lavagne bianche può causare delirium tremens, cleptomania, efferratezza, esacerbazione. Quando poi la lavagna viene pulita con alcool etilico posso solo lasciarvi immaginare. Ci sono cose che non ti spiegano sui libri.
Di cosa vive la gente?
A volte, soltanto a volte, puoi essere talmente convinto del potere di un'azienda solo perchè produce il mouse dell'aula informatica, da comprarne, diciamo, un migliaio di azioni.
Le stesse azioni un'ora dopo valevano meno della carta su cui, febbricitante, cercavi di prendere appunti.
Ci sono volte in cui ti chiedi: di cosa vive la gente?
Che cosa rende viva la vita di un fan di Raffaella Carrà? Che cosa rende tangibile l'esistenza di una vecchia libraia di via Cairoli di cui nessuno sospetta l'esistenza?
Ci sono volte in cui diventa più interessante chiedersi che cosa renda visibile la vita piuttosto di che cosa o chi sia a crearla.
Poi il treno ferma alla tua stazione, e scendi in fretta come tutti gli altri.
sabato, novembre 01, 2008
Una resistenza al regime
Interno borghese, sera, tremolanti luce al neon, rumore di playstation, odore di sugo: un'appartamento come tanti.
All'improvviso suona il citofono: un suono insolito, come quando nel locale di periferia ordini incautamente un black russian.
Marito si alza, chiude Repubblica con un colpo di mouse, è in piedi. Si avvia a passi misurati verso l'ingresso: è un uomo rispettato.
Alza la cornetta, preme un pulsante, dice: Pronto.
Anche Moglie dice: Pronto, là in cucina, scolando la pasta.
Marito assume un'espressione grave, aggrotta le sopracciglia mentre il pomo d'Adamo cerca una sistemazione migliore, poi si rischiara, le pupille si allargano, le rughe della fronte si distendono verso la pelata incipiente: è felice. Chissà cos'ha sentito, dall'altro capo del filo.
Quando arriva in cucina non è più felice, è euforico: la camicia magenta è vistosamente pezzata di sudore, le mani gesticolano frenetiche col telecomando del garage, quello col portachiavi di Italia 90.
Moglie, Bambino e Bambina sono seduti a tavola, lo guardano in piedi sulla soglia della cucina, il loro rispetto per lui è granitico.
Bambino è un cacasotto e teme tutto quello che non capisce, vedendo il padre paralizzato dalla gioia chiede:
"Papi, chi era al citoforo?"
Marito si desta come da un pensiero proibito, cerca le parole più volte, senza trovarle, Moglie lo esorta, adesso anche lei è preoccupata.
Finalmente Marito se la sente, è pronto a parlare:
"Cazzo ragazzi ci siamo! Era Giovanni Rana, che proprio adesso sta salendo le scale: stasera offre lui! Mamma, butta la pasta, per cena stavolta mangiamo qualcosa di buono!"
E la cucina esplode in grida di festa.
sabato, ottobre 25, 2008
sarà perfetto con le lenticchie
Vai dal macellaio, sono mesi che non ci vai.
La tua via è piena di questi commercianti, cè un abuso di macellai nella tua strada, nel tuo quartiere, in Italia. Un'orgia di carne, un corno bovino dell'abbondanza da cui sgorgano salamelle e salsiccie, lingue, mammelle, fegati, rognoni, petti, cosce, occhi di bue.
No, gli occhi mi fanno impressione.
Rileggi quello che hai appena scritto, ti piace?
E' inutile lagnarsi, sei nella tundra mentale d'ottobre, non serve a nulla fare lo schizzinoso e cercare dei temi interessanti di cui parlare, da cui spremere la morale posticcia che tanto nessuno coglierà, te compreso. L'unica speranza è quella con la S maiuscola: quella di mettere tutto quello che si ha nella pentola e di chiudervi sopra gli occhi, il coperchio e il cuore, e sperare che il risultato sia sufficiente a sfamarti.
E allora sarà lecito parlare di un elettricista improvvisato davvero sgarbato con la propria (futura) nuora, dei Gothamiti, dei pappagalli che popolano Albaro, dei libri di russo che non si trovano, dei fruscii del bosco, delle pietre che rotolano, delle foglie amaranto che cadono.
Si ripara una portiera e si chiude un portone, ma non è un portone qualunque, è un portone russo, che comprende le persone che vi abitano, i pettegolezzi da pianerottolo e i vecchietti seduti li' davanti con le sedie portate da casa.
Recito l'infinito di leopardi tre volte prima di alzare il coperchio, e guardo il risultato: sarà perfetto con le lenticchie.
sabato, ottobre 18, 2008
nel 1914 non fu assegnato
I giochi da viaggio sono misteriosi.
Di solito l'obiettivo è quello di partecipare a qualcosa di talmente più noioso rispetto allo stare mollemente seduto sul sedile dietro di una macchina da rendere quest'ultimo qualcosa di interessante.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Ford Dorotea del 1936.
I giochi sono sempre i soliti, con poche varianti: "da rana a pala", "contadino", "camera con vista", il gioco delle rime che puntualmente finisce con la parola "fegato" e tanti altri.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Citroen "le caddy" chapron cabriolet.
I giochi da macchina, da tavolo, di ruolo, l'importante è cercare di non far caso al panorama che cambia.
Quando dico macchina ovviamente intendo una Oldsmobile 88 di seconda generazione.
Invece bisogna fare attenzione, rimanere concentrati.
Mi sembra di aver parlato in modo sufficientemente chiaro: nel 1914 non fu assegnato; quel Nobel ci spetta di diritto.
domenica, ottobre 12, 2008
Passato accanto; cronaca di spallle
Io so. La musica indiana può risultare anche gradevole se non si tiene conto del fatto che è un po' di parte; sicuramente meglio di un paio di frittelle degustate in un banchetto a bordo autostrada. La cosa che più di tutte mi sconvolge è questa, tuttavia: autostrade d' altobordo, febbricitanti uomini del casello protettori, curve sinuose, tre corsie. Ma non è tutto. Un tappeto persiano. I rimedi per la diarrea più utilizzati dai gentiluomini, inglesi, dell' 800. Dicono che un quaderno monocromo sia diverso, e di qualità superiore, rispetto ad un quaderno one color. Ma non è questo il punto: i pini? Non hanno essi un diritto ad essere amati? E i pampini, non hanno un diritto alla vita, anche se sono ancora pinoli? E perchè un aquila non può, diventare aquilone?
venerdì, ottobre 10, 2008
Il fantasma dell' Opera Pia
Un anno e quattro giorni dopo i fatti accaduti ne "la fiera del male", Invisibile Baro torna per raccontarci nuove avventure. Molti misteri rimangono da risolvere in questo secondo appuntamento tra cui: "cosa faceva il marinaio Aio la sera del concerto di Vasco?" e "c'è vita oltre il valdostano?" e intanto altre domande attendono solo di essere formulate.
Che vi piaccia o no, la vendetta è un piatto che va servito; freddo o caldo non importa.
Prefazione a cura di E. Raspelli
La petizione per legalizzare i ghiaccioli era solo l'inizio, Baro lo sapeva. I vicoli erano sempre più lerci e le coscienze non volevano certo essere da meno: l'aria sapeva di fritto e di salmone mentre le piogge temporeggiavano sopra la città in attesa del Grande Monsone. Era acqua sporca: pioggia cicciosa.
Era vero quello che diceva il bambino sminchio nelle orecchie del suo cagnetto, scendendo le scale: "è rimasto, penso che non se ne andranno nemmeno quest'anno...".L'unica differenza tra lui e il cagnetto stava nel collare, ma Baro sospettava facessero dei turni.
Molte cose che sembravano essere cambiate si stavano in realtà solamente evolvendo: l' evanescente eminenza grigia della fiera si era svelata, ma si trattava di un investigatore privato: il mistero si infittiva passo dopo passo.
Che fare allora? L'unica cosa sicura sembrava andare avanti.
Tutto ciò che Baro sapeva, era che la semplicità non sarebbe mai stata la misura della sua grandezza.
venerdì, ottobre 03, 2008
Empi, spegnetela!
Barbieri! Che vita la vita dei barbieri! Una vita in testa, ma non necessariamente primi. Una vita vissuta sulle chiacchere, sulle storielle sconce, sui ricordi di gioventù tra le fila della Folgore.
Concedetemi una piccola dissertazione:
Esistono molte tipologie d' esercitanti di questa nobile arte, e se molte di queste si riuniscono in una sola persona, d'altro canto alcuni barbieri non appartengono proprio a nessuna di esse; ce ne sono di pazzi, d'infoiati, di succubi, di schiavi, di tenebrosi, di nobili, d'affaccendati, d'eterei, d'omosessuali, di quelli presi da furiosi attimi di ispirazione poetica davanti ad un calendario di Sabrina Ferilli, di compassati, di silenziosi, di precisini, di cagoni, di quelli che insistono fino allo sfinimento per metterti il gel le cremine le lacche le tinte i boccoli le mollette le extensions e le mèches, ce ne sono di quelli che in mano tengono soltanto le forbici ed il pettine, giorno e notte, ce ne sono di esosi, di umili, di quelli che reclamano agli assistenti gli attrezzi, come chirurghi, ce ne sono di quelli che adorano l'opera, di quelli che leggono libri e di quelli che ne scrivono, ce ne sono di alti, di bassi, di magri, di stronzi, di adulatori, di falsi, di quelli che ti chiamano sempre col nome sbagliato, di bugiardi, di ladri, di quelli che ti mettono in imbarazzo con gli altri clienti, di quelli che ogni tanto controllano, chissà cosa, aldilà della porta a vetri della bottega, di quelli che aprono quella porta ai vecchi clienti e di quelli che la porta la tengono soprattutto chiusa, ce ne sono di quelli più sbrigativi, di quelli più professionali, e di quelli che i capelli li fanno spazzare al garzone.
Di tutti i barbieri di questo mondo, ne ricordo soltanto due di famosi: quello di Siviglia ed il padre di Charlie Brown.
Mi sembra poco, troppo poco.
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