giovedì, agosto 14, 2008

Su come Galgano trovo' la via

Basso Medioevo, Toscana.

Infimo cavaliere, dedito alle armi e alla lussuria,
tagliateste e stupratore: Galgano!

La tua spada, nefanda, diabolica possessione. La lama, che aveva minacciato, penetrato, violentato: non tu, la lama! La lama doveva essere bloccata, nella pietra, cosi' hai fatto tu: Galgano!

Nobile cavaliere, piantando la spada formasti una croce per pregare, cacciando giù il diavolo nella roccia. Cos' ì hai attraversato il grande fiume, per lasciarti alle spalle le cose del mondo: Galgano!

E una chiesa rotonda crebbe intorno alla spada, avamposto templare. E poi un' Abbazia, senza tetto e senza pavimento: con le sue mura eleva la terra verso il cielo, il nobile fugge la mondanità.

Ch' ien, il Creativo, è il cielo
K' un, il ricettivo, è la terra

mercoledì, agosto 13, 2008

Fringe



lunedì, agosto 11, 2008

Notturno con theremin

Il suono di una batteria, una battuta spiritosa, la batteria a terra, la messa a terra, la messa in piega, la ducati che piega, il visconte il barone il re, la bella e la bestia, un'altalena nascosta dalle fronde di un salice, una gondola in America, il canto paludoso delle rane nudiste, l'evoluzione della specie, Articuno, i primi organismi eucarioti, le carote, cosi' arancioni, cosa se ne farà poi la natura di qualcosa di cosa cosi' arancione? C'è da chiederselo.
Non mascheriamoci dietro a un dito, mentre emettiamo il nostro grido barbarico sopra i tetti del mondo. Non si scaccia una zanzara con un cannone, o un ippopotamo con un vaso di peonie: si fanno le cose meglio che si può, con quello che si ha.
E soprattutto non si chiede all' I Ching se Elvis è morto per davvero.

martedì, agosto 05, 2008

mercoledì, luglio 30, 2008

Bartolo da Sassoferrato, Irnerio, Cino da Pistoia, Rolandino dei Passaggeri; e ancora Pepone, Giason del maino, Andrea Alciato, Jacopo Bottrigari e Jacopo bottrigari jr.; e ancora, Ugo (mens legum), Papa Vigilio, Giustiniano, Costantino, Rotari, Liutprando, e l' autore della Lombarda, e l' autore del Liber Papiensis, e dell' expositio e poi ancora l' autore di una "Lex Romana", il Decretum, il liber Extra, il liber Sextus, le Clementinae, le Extravagantes, sant' Isidoro, san Benedetto, san Colombano, il monachesimo bizantino; e ancora la percussio armorum, il regnum, Paolo di Castro, Pierre de Belleperches, Jaques de Revigny, e per finire il card., Ch.mo, comm., dev.mo, dr, Em., Ecc. , rav., Ill.mo, S.S., M. cavaliere Von Caster Shopenauer Silvio Berlusconi

lunedì, luglio 28, 2008

fiera paesana

Viene un momento in cui non si ha più voglia di scrivere, ma viene soprattuto un momento in cui non si ha voglia di ascoltare sè stessi.
Sono momenti in cui ci vuole proprio una bella fiera paesana. Coi giochi.
Con tanti giochi.
Lo zucchero filato e gli zarri con gli autoscontri no, perchè non possiamo permetterci le forze dell'ordine.
Ma torniamo ai giochi, si, arriviamo al sodo, visto che già mi sto stufando con le mie lungaggini.
Come nasce una saga, un'epica saga?
Due amici, una lotta, una lite. E subito si viene alle mani.

Nei panni di Camillo Benso, conte di Cavour, fate sentire le vostre piemontesi ragioni al vecchio Giubba rossa!


Giuseppe: Marrano, villano! Io sono il padre della patria!
Camillo: Zitto tu! Io a soli ventinove anni, venni nominato sindaco di Grinzane, dove la mia famiglia aveva già dei possedimenti!
Giuseppe: Raccomandato!
Camillo: Obbedisci, disgraziato!

Aiuta Garibaldi a ritrovare i mille!

Nei panni di Garibaldi, comanda l'ultimo assalto al conte di Cavour che, nel frattempo, ha convocato per la pugna alcuni tra i più grandi eroi dell'umanità e dell'Italia.


Il lieto fine prevede che infine Camillo e Giuseppe, riconciliatisi, augurino un futuro prospero e luminoso all'Italia e al suo simpatico popolo.

martedì, luglio 22, 2008

lunedì, luglio 21, 2008

ammiravo Tacito

Semestralmente appare, come un monito divino, la luce oscura della passione per i giochi da tavolo.
Risiko! Battaglia navale, l'Allegro chirurgo, Gira la ruota, Mettimi le scarpe, Imperativi casuali, A caccia con la dinamite ed Animali palindromi della savana.
Mi mancano i giochi da tavolo, sulla tavola imbandita dopo il pranzo gargantuesco, mi mancano come le mosche sul miele.

mercoledì, luglio 16, 2008

Epitaffio

"Questa iPiroga è come la Merda.
La devi fare,ma non la devi guardare."



Ciao Gianfranco.E mo c'è vo l'applauso

sabato, luglio 05, 2008

la parabola della bomba atomica

Riccio, riccio riccione.
Ricco e povero, ricchione e ricci pasticci.
Ogni riccio un capriccio, capri caprese e calabria.
Nome di panino, nome di città.
Ti tiro il belino, mi butti la rumenta?
Le alpenlibe e quel buon sapore di videoregistratore, che tanto non sentiremo mai più.
No, non prendetemi per un sentimentale solo per le cose che dico adesso: la pasta con le sarde, una cena etinca intervallata tra tre mani a tressette, per primi i numeri primi.
Per ultimi, i deliri logopedici di un uomo felice.

Avere avuto un'avvenire non era un vero affare: ero irato.

lunedì, giugno 30, 2008

El ritual

Mi bevo una coca, mi gratto la schiena contro un pino silvestre. Mi: a me.
Il post di stagione è un classico ormai, come la pizza texana o il fomaggio coi buchi.
E' il tipo di cose che uno si aspetta nell'assolata calura dello zenith di domenica, e invece è lunedi'. Il post di stagione è un classico ormai, come la peste o come un Rembrandt.
Chissà perchè scrivo. Perchè perchè? Ci abbiamo la testa piena di queste paroline che non servono a niente, come i braccialetti dei vucumprà. Però sono belli, come sono ed erano belli quei braccialetti...verde speranza, si', io lo prendevo sempre il verde speranza, ma lo allacciavo solo intorno al polso, ai caviglioni no però, perchè faceva brutto vedere.
E poi dove andavo io a spiaggia da piccolo il campo da beach non c'era, e facevo il bagno anche durante il pranzo, che consisteva di alcuni panini. Poi, ritornando a fine pomeriggio mi sdraiavo sui sedili di dietro della regale seat ibiza bianca, e guardavo i palazzi dal basso in alto.
La prospettiva non me l'avevano ancora insegnata.
La scuola era chiusa.

martedì, giugno 03, 2008

Memorie di un vetraio

Fino ad ora, ho sempre creduto che le cose inversosimili che ho vissuto fossero due.
La prima cosa accadde nel 1979 quando un cane Terranova, di nome Bandiera, mi palrò per due ore di donne, sigari e insalate di mare.
La seconda fu il 3 giugno del 1988 quando un albero, precisamente un tiglio del lungofiume di Xxxxxx, mi chiamò per nome e disse sette semplici parole.
Ora che sono sul letto di morte, mio cugino Tolomeo mi ha confidato piangendo di aver architettato lui stesso lo scherzo del Terranova. L'ho perdonato, ma ancora non posso morire tranquillo.
Un ultimo dubbio mi assale, l'ultimo di una lunga, lunghissima serie: che cosa voleva dire con quelle parole quell'albero, che tra l'altro mori', il 3 giugno di sei anni or sono, vecchio e malato, in favore di alcune aiuole fiorite, senza dubbio più colorate?
Che cosa volevano dire quelle sette parole?
Ai posteri l'ardua sentenza, a me spetti solo il compito di tramandarle a chi di dovere:
"La religione è il pioppo dei popoli"

domenica, giugno 01, 2008

Homais, il farmacista

Scosta le tende e lo vede: il curato.
Il farmacista oggi non lavora, anche se non è che sia proprio un giorno di festa.
Arsenico e vecchi merletti, ninnoli e medaglieri pieni di medaglie: la sua è una vita di stenti, a stento mal vissuta.
Eppure, mentre spegnendo la playstation scosta le tendine nuove, lo vede: il curato.
E gli rivengono in mente tutti i litigi, pensiero che, in fondo in fondo, ha il solo effetto di fargli dimenticare di non aver salvato.
Saranno amare le sue lacrime, quando premerà ancora quel bottone.
"La sa una cosa signor curato?"
Il suo passo è veloce, la lingua tinta nell'acido cloridrico.
"I romani, pagani che lei tanto disprezza, ebbene essi furono i primi ad avere un vero e funzionante acquedotto, nella gloriosa Roma."
L'effetto sperato dal farmacista non si mostra: il curato nemmeno trasale, ma aperta la bocca in un ghigno risponde:
"E non per niente si beccarono il saturnismo"

Il farmacista cosi' si spiega le piaghe d'Egitto, si spiega perchè Goya leccava i pennelli.

lunedì, maggio 26, 2008

La sindrome di Numero Unico

C'era una volta la goliardia.
Cosi' comincia questa storia, cosi' sono cominciate un po' tutte le storie.
C'erano degli amici goliardi che non sapevano che fare delle loro giornate, se non passarle a fare delle goliardate. Ma, un giorno, al più dotato venne un' idea : passiamo alla storia - disse solleticandosi le basette. E la storia come la si fa, se non scrivendola?
Mesi dopo nasce il primo sudato Numero Unico, giornaletto per intenditori.
A pagamento. Per rifarsi delle spese di copisteria. Dieci copie vendute record mai eguagliato.
Il risultato alla fine è proprio quello sperato : articoli oscuri, testi enigmatici, foto capovolte, frasi spezzate, ballate, abbozzi di folgoranti imprese acustiche, disegni di feluche.
Nessuno dei pochi acquirenti capisce una sega.
Tranne loro : i fondatori-autori-inventori-fedeli lettori di Numero Unico.
Ma sono felici lo stesso : hanno fatto la storia. Al primo Numero seguono altri pezzi da collezione, sempre più di nicchia, sempre più evitati da critica e pubblico.
Tornare sui loro passi? Sono tutti d'accordo : neanche per idea.

sabato, maggio 24, 2008

Il tanto atteso

Cosa ti aspettavi?
Il tanto atteso: Babbo Natale.
E pensi a cosa faccia, il resto dell'anno, quel vecchio panzone.
Avrà un blog
avrà un isola nei mari del sud
poi qualcuno ti chiama
"arrivo, arrivo!"
...

...
Quando torni, leggi quello che hai scritto.
No, è inutile negare l'evidenza: hai scritto una porcata.
Hai scritto una porcata tale che potrebbe accorgersene persino
Babbo Natale.
La madre degli idioti è sempre incinta e questo,
credo,
vale persino per le idee.
E' cosi' che è nata Ipiroga.
Il tanto atteso:
timeo danaos e dona ferentes

venerdì, maggio 23, 2008

mercoledì, maggio 21, 2008

I TRE CABALLEROS CHIUDONO

Basta, basta, chiudiamo l' iPiroga,
i tre caballeros non sono più in voga

Perchè? Perchè continuare a tenere a galla questa iPiroga? Anche per lei è venuto il momento di ritirarsi. Assistiamo a questo tramonto, non c' è più nulla da fare, guardatela! Sembra una carretta del mare, oltretutto con le nuove norme sull' immigrazione io non scherzerei: chiudiamo.
Senza troppi rimpianti, io mi metto in salvo,

addio

l'Irreprensibile

domenica, maggio 18, 2008

venerdì, maggio 16, 2008

Se non incontri babbuini sulla tua strada, non avrai problemi

Faccio merenda.
Mi mangio un biscottino della fortuna.
Mi mangio il biscottino e leggo.
Dice: " ...e questo per te sarebbe fare merenda?"


Dopo i doverosi ringraziamenti a Charles M. Schulz, vi presento il vero post con il tuo vero titolo.

Più spendi meno, meno spendi di meno
ovvero di come, un tentativo dopo l'altro, riuscii finalmente a dimostrare il teorema della marmellata. (e non è vero)

Vivere, dopo tutto, presenta i suoi vantaggi. A parte la possibilità di sperare che dopo verrà qualcosa di meglio (cosa che non tutti i piani esistenziali permettono), credo che uno dei tanti sottovalutati vantaggi sia la possibilità di inventarsi le cose.
Per esempio pensa se nessuno avesse mai inventato la marmellata. Potresti sempre farlo tu no?
A questo punto, mi sembra evidente che sono un bel pò fuori allenamento, ed è palese che sono secoli che non scrivo un post.
Come come?
Chiedete se lo voglio il pane integrale?
Lo vorrei, ah se lo vorrei.
Lo vorrei tanto quanto tu vorresti che qualcuno si inventasse qualcosa che tu non inventi soltanto perchè, se fossi tu a scoprirla, perderebbe tutte le sue attrattive.
Non ci rimane che passare al lato oscuro. Ma per che porta si deve passare? Per questo chiedo consiglio a mio fratello, e dico:
"Che cosa fa il lato oscuro?"
"Perde; ci mette sei film, ma alla fine perde"
e prima che finisca di parlare, sono già dall'altra parte


martedì, maggio 06, 2008

C' erano tutti. Robison Crusoe, il cardinal De Luca e i suoi adepti, Cesare Beccaria e Muratori. E anche il vecchio professore: insomma, quei bravi ragazzi. Che non beccavano, a parte il cardinale. In un' atmosfera raffinata Beccaria cominciava a raccontare una rinomata storiella goliardica dei tempi dell' università...
...nell' antico paesello di Montalto Ligure un giorno accadde che il curato, don Matteo, dovesse andare a compiere certi affari giù in Ventimiglia; si mormora che lasciò il compito di confessare al sagrestano, non per particolare malizia ma per non alimentare le nevrosi delle antiche zitelle del paese (perentoriamente convinte di morire l'indomani con la coscienza macchiata). Nel segreto del confessionale nessuna si sarebbe accorta dell' illecita sostituzione, peccati grossi non si prevedevano per l' indomani, e il prete disse al sagrestano di assolverle tutte (certo lui avrebbe fatto lo stesso), e di prima mattina partì. E il lavoro del sacrestano cominciò, assolse una vecchia, due vecchie, tre vecchie; insomma ordinaria amministrazione. Ma l'imprevisto, l'imprevisto aveva curve particolari, era la fanciulla più bella del paese.
Padre mio se voi lo sapeste,
ho commesso un grave peccato,
spero vio me lo perdonerete laiola, laiola, laiolalalà
l'altra sera soli soli, soli soli col mio diletto,
me la mise una mano sul petto laiola, laiola, laiolalalà
con quell'altro impertinente,
mentre io non volevo mica,
si permise toccarmi la fi..laiola, laiola, laiolalalà
dopo un giorno di lavoro,
l'era stanco come un mulo,
gielo miser tre volte nel cu..laiola, laiola, laiolalalà
e laiola, laiola, laiolalalà....

Il sagrestano non se la senti' di assolverla, così, su due piedi, sapeva che in certe circostanze c' erano degli andempimenti particolari, alcune preghiere, non voleva di certo lasciare che quello splendore se ne andasse nel peccato; allora la pregò di aspettarlo un attimo e corse in sacrestia. In preda allo scoramento più totale gli venne l' idea: consultarsi coi bambini, che giocavano proprio lì fuori. Li chiamo'. Quanto da' Don Matteo per un' inculata?
(in coro)- un ovetto chinder e una fetta di panettone.