martedì, luglio 20, 2010

Capitolo 7) Tra le nuvole

"Ora devi dirmi tutto quello che sai sulla tua amica e su chi l'ha minacciata".
Quando pronuncio la parola amica provo come una specie di sussulto, e provo a immaginarmi Deborah al posto di Belene.
"Se vuoi che io ti aiuti, devi raccontarmi tutto".

Mentre le parlo, con una scarpa cerco di pulire l'altra dai residui di brioches alla marmellata 2.0, e con la mano rivolgo un gesto di commiato all'ispettore, come se davvero lo meritasse, con tutto il tempo che mi ha fatto perdere in inutili domande.
Poi guardo Deborah, è tutta accaldata, come se avesse corso; le gote sono rosse, ha l'affanno, e ha addosso qualcosa di diverso da prima. Il mio intuito investigativo mi fa addirittuta accorgere come la macchina non sia posteggiata dove si trovava prima.
Sono stato là dentro a vomitare così a lungo?
Sul volto mi si formula un punto interrogativo così grande che le è impossibile ignorarlo.
"Avevo caldo, avevo sudato molto, credo si tratti della tensione, e visto che porto sempre abiti di ricambio in macchina..."
Abiti di ricambio.
Ecco perchè l'ho mollata, ora ricordo : Deborah è maniacale, ha bisogno di cure.
Ha tutto un senso finalmente, compresa questa terribile giornata con la mia ex-fidanzata prostituta.
Peccato che sia stata lei a scaricare me, e non il contrario, così decido di fare finta di niente.
"Ora andiamo in studio e mi racconti tutto, d'accordo?"

Dannazione a Oscar, arriva tardi in ufficio, mi telefona mentre sono in riunione con il mio primo cadavere, e poi sparisce : l'utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile.
Guido io, Deborah non dice una parola : meglio così, odio conversare quando sono al volante.
Mentre parcheggio mi ricordo di Manuela : chissà se è ancora lì che mi aspetta speranzosa.
Speriamo; il pensiero di una donna in mia attesa mi allieta le rampe di scale, che perciò faccio di corsa, anche troppo, e a metà mi ritrovo col fiato corto; Deborah mi segue a ruota.
Quando entro in studio, però, mi accorgo che forse l'ho fatta aspettare troppo.
Il corpo di Manuela è prono, la ragazza è nuda, distesa tra la scrivania e il muro, intenta in un ultimo penosissimo gesto : impugna un foglietto di carta.
Un orecchio è mozzato, e l'immagine di Manuela nella mia mente affaticata sfuma in quella di Belene.

La vista si annebbia, mi sento mancare le gambe : due cadaveri di donna in un solo giorno sono troppi, soprattutto per un ex-impiegato delle poste che gioca a fare l'investigatore.
Mi lascio cadere a terra, e in un angolo del pavimento scorgo Cesare, il padre di Manuela, seduto, la testa tra le mani, gli occhi bassi : non si è neanche accorto della mia presenza, il pancione gli si gonfia e sgonfia regolare, triste e regolare.

Deborah è dietro di me, è stata forte, ed è rimasta in piedi; in un'altra vita era una ragazza che sveniva al cinema alle prese con un film horror, e invece ora, al massimo, si cambierà un'altra camicia una volta usciti.
Mi porge il foglio dalle mani di Manuela.
Non ho la forza di dirle che non dovrebbe toccare nulla, leggo solamente il post-it giallo : "E' STATO IL MATTO DI OSOPPO".
Ecco il colpo di grazia. Oscar è il responsabile di questo incubo.

La testa mi vola via, leggera : non sono più nel mio studio, i problemi, le ragazze, il Friuli, l'Ispettore Manetta; tutto è lontano, opaco.
Attraverso una nuvola filtra un raggio di sole. Sorrido.
Mi risveglio tra le braccia di Deborah, china su di me; mi stringe forte mentre sento le sirene delle volanti : è stata lei a chiamare la polizia. Ben fatto.
Potrebbe essere un'ottima assistente, devo ricordarmi di proporglielo, una volta finito tutto questo.
Ho voglia di piangere, ma devo alzarmi in piedi.

lunedì, luglio 19, 2010

Capitolo 6) Pulp Paul Fiction

Ha anche l'odore da battona, a pensarci bene.
Ma non da battona da strada, sporca e lurida; Deborah profuma : profuma di incontri di lusso.
La sua amica Belene - e quando sento il nome, comincio a non essere più così tanto sicuro che Deborah sia un nomignolo da marciapiede - è stata minacciata, e non dal suo pappone : questa, nel magico mondo della prostituzione, è una novità che mi incuriosisce.
Si prospetta un caso interessante Sebastiano.

Mentre ci dirigiamo a casa della cara Belene, Deborah mi parla un po' del mestiere più antico del mondo, o meglio, della personalissima interpretazione sua e delle sue colleghe.
Mi spiega che alcune di loro lavorano in appartamento, e altre, le meno graziose, stanno in strada, e che alla direzione di tutti i traffici, a godersi lo spettacolo, c'è una vecchia megera veneta, nota a tutti con il nome di Gòto.
Questa è proprio bella.

Ma cosa diavolo ti ha fatto cadere così in basso? - glielo vorrei tanto chiedere, ma il mio pensiero successivo è che sia stata proprio la relazione avuta con me la causa scatenante, così mi tappo la bocca.
Per fortuna non ho avuto tante fidanzate, altrimenti sai che ressa sui marciapiedi.
Tutto d'un tratto ecco che il silenzio assume un suo perchè. Capisco che siamo arrivati sul posto, e altrettanto velocemente noto che non siamo i soli : le luci delle volanti della polizia, la folla di curiosi, un fotografo del Fatto di Osoppo.
Belene è morta, è così lampante che nè io nè Deborah abbiamo bisogno di dirlo ad alta voce.

Con fare spadroneggiante scendo dall'auto - la sua auto - mentre lei rimane a bordo. Con la coda dell'occhio, le rivolgo ancora uno sguardo mentre mi allontano : gelida, ha l'espressione di chi aveva capito in anticipo come sarebbe andata a finire, ma è arrivata troppo tardi.
"Sono un detective privato, lasciatemi passare"
Funziona solo nei film, nella vita vera i poliziotti ridono in faccia a chi fa il nostro mestiere.
E non hanno del tutto torto, Scalise tu vo' fa' l'americano?
Oggi sono fortunato, conosco l'Ispettore.
L'Ispettore Manetta.

Si, avete capito bene, come quello di Topolino, ma senza i caratteristici baffoni.
Però il sigaro lo fuma eccome.
Non ridete, è un vero duro, e se è stato scomodato un Ispettore, il caso deve essere uno di quelli che scottano davvero.
"Oh Scalise, non occorre che ti avvicini, in questo buco malfamato ci sono già abbastanza topi di fogna".
Cinebrivido. Questa la doveva proprio dire, non poteva esimersi.
Lo conosco, ma io e il vecchio Manetta non siamo esattamente buoni amici.
"E poi c'è anche il cadavere di una signorina, ovviamente".
Ovviamente.
"Ispettore, questo caso mi riguarda da vicino, se mi lasciasse..."
Manetta sbuffa di fronte al mio patetico tentativo, ed eppure svariati se e ma successivi riesco ad entrare nella casa, se così può essere chiamata.

E poi la vedo lì, stesa sul pavimento, nuda, le braccia larghe a Uomo di Vitruvio, il sangue dappertutto.
Ha un orecchio mozzato di netto.
Tutto questo mi ricorda Van Gogh, poi lascio definitivamente spazio al romanticismo : il primo cadavere non si scorda mai.

L'idillio è rovinato dalla suoneria del mio telefono cellulare : Maracaibo.
E' Oscar.
Non posso rispondere però : sono troppo impegnato a vomitarmi sui piedi nella stanza acccanto.
Riconosco con piacere il cornetto mangiato al bar poche ore prima.

domenica, luglio 18, 2010

il vasino di pandora

Ristorante con grandi speranze e personale educato.
Si deduce che siamo in Europa; lontani dal Mediterraneo, a giudicare dall'ora di cena.

Due coniugi siedono nel soppalco, sorbiscono un passato che manca di sale perché lo chef, in testa, ha solo la figa. Pasteggiano con vino rosso, allungato dal figlio del proprietario che spera, facendo la cresta sulle bevande, di comperarsi una moto. Sogna passeggiate notturne.

Il ristorante è stato consigliato alla coppia da un comune amico e ne sono, per ora, soddisfatti. Di lui si può dire che sia un puttaniere; di lei che sia stata una baldracca, da giovane.
Ci sono stati tempi difficili, ma la pazienza e la vergogna hanno cancellato le incomprensioni che in passato avevano rischiato di rendere la loro una casa desolata.

Ad esempio nessuno dei due ricorda del giorno in cui lui rincasando le aveva teso una pistola, chiedendole di sparare. Non ricordano più il fatto, tanto meno il motivo per cui si fosse giunti a quel punto. Il ricordo più vicino a quell'evento è di proprietà di un antiquario e della sua bottega, dove la pistola giocattolo era stata comprata.

Sentono le campane: è il cellulare di lei.
Inforca gli occhiali e risponde al figlio maggiore, che vive in un altra città.
La conversazione si avvolge intorno a tutto il dolce, così cattivo da far cambiare idea al marito circa il ristorante: si ripromette di ricordarsene e di non venirci mai più.

Quando escono, le luci dei lampioni tremano nel tramonto come patti con i fantasmi della memoria.

venerdì, luglio 16, 2010

Il viale alberato

Le foreste e le cattedrali.

Esiste un' attrazione fatale che da quaranta gradi Celsius porta alla dannunziana pioggia nel pineto: o per lo meno ad invocarla.
Dall' invocazione scaturisce sempre qualcosa: la fortuna di ricordare un sogno fatto in un pomeriggio d' estate, un angelo caduto.

Gli alberi, gli alberi sono angeli caduti.

La testa,
le radici: intelligenza potente. Non una spasmodica ricerca del nutrimento: la conoscenza dei punti cardinali, la consapevolezza del vero movimento.

Le foglie,
cio' che è visibile, l' ancestrale respiro della terra.

Il fiore, lo sposalizio delle linfe che scaturiscono dal suolo con il sole. Il farsi incontro, la prosecuzione delle specie, l' unione nel senso comune.

E soprattutto la tensione verso l' alto; la congiunzione fra la terra e il cielo.

Sta scritto nella tavola Smeraldina:
Egli sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.

Gli uomini sono alberi caduti.

Capitolo 5) Non esiste saggezza

Prima le signore.
Sembra incredibile, ma Deborah mi ha riferito molte cose interessanti, e senza nemmeno scocciarsi per averle dovute ripetere tre o quattro volte, a causa della mia scarsa concentrazione mattiniera.
E' ancora molto carina - penso mentre le apro la porta dello studio per farla uscire - chissà cosa aveva trovato in uno come me.

"Sei sempre il solito, fai parlare solo me, e non racconti niente! Di' un po', ti vedi con qualcuna?"
Domanda a bruciapelo. Dal panico dimentico che Deborah mi ha appena assegnato un caso, e quasi mi convinco del fatto che sia venuta a trovarmi in veste di mia ex-fidanzata.
"Beh, diciamo che vedersi proprio non è il termine giusto, però qualcuna, anzi più di una, c'è".
Fai schifo Sebastiano.
A mentire e nella scelta delle menzogne.
"Addirittura? Dai se sono tante allora non c'è termine migliore di vedersi, no?"
Sorride, io divento rosso paonazzo. Non ho nessuno che me lo confermerà mai, ma ne sono certo.
L'ho sparata grossa e male, per fortuna mi salva la campanella, come ai tempi della scuola : sulle scale incontriamo Manuela, e dallo stupore per il numero crescente di donne intorno a me, divento ancora più rosso.

Deborah e la figlia del barista si salutano, suppongo per educazione, e poi lei si rivolge a me :
"Stai fuori a lungo?"
Un Tu mai usato
"Perchè avrei bisogno di parlarti, ti aspetto in ufficio se stai via poco"
"Potrebbe trattarsi di una cosa un po' lunga, comunque dovrebbe arrivare Oscar a momenti, puoi parlarne con lui".
Mi allineo al suo bel Tu.
"Mhh..d'accordo, ma forse preferisco parlarne con te, valuterò, credo mi troverai ancora qua".

Le donne sono così : ci sono lunghi, lunghissimi, infiniti periodi in cui non vedi manco per sbaglio l'ombra di una di loro, e altri in cui ti piombano in ufficio tutte insieme.
Finisco di scendere le scale con Deborah, e mi sembra di essere tornato indietro nel tempo.
"Allora, dove mi hai detto che abita questa tua amica prostituta?" - le domando sorridendo.
Anche la vita di Deborah è cambiata parecchio in questi anni : adesso, oltre al nome, la puttana la fa per davvero.
E la cosa sconvolgente è che non sono affatto sorpreso.

lunedì, luglio 12, 2010

e il futuro?

L'ermetismo e la cripticità sono interessanti solo per chi ne conosce un significato, uno qualsiasi, purché non sia uno di quelli proposti da noi stessi. A questo, credo, serve la critica.


"Il morso che spezza" è il ventunesimo esagramma dell' I Ching, ottenuto in risposta alla domanda del titolo.
La conoscenza del futuro è una pratica tanto inutile quanto il chiedersi come mai il tempo non sia stato inventato "dopo" tutto il resto.
La preveggenza non è una forma di conoscenza, quanto di intrattenimento. La visione di una vita futura non può arricchire la vita odierna di quel tanto che basta per arrivare a vivere la vita che è stata l'oggetto della visione.

Comincio a temere che l'unico viaggio nel tempo possibile sia la partecipazione stessa all'esistenza e che la comprensione dei passati futuri non interessi nemmeno a chi si è interrogato a riguardo.
L'interruzione della misura del tempo appartiene a questo modo di pensare: pentola guardata non bolle mai.
Non ho tempo di pensare alle analogie con le barche contro la corrente di Fitzgerald adesso.

Cosa succederà quando il saggio, volendo indicare il dito, non riuscirà a distogliere lo stolto dalla luna?
La foto precedente l'abbiamo scattata io ed E. , in qualche prato sopra Mioglia.
La bellezza delle imperfezioni di forma attraverso cui deve passare la luna per raggiungere la sua pienezza è solamente meno chiara perchè la scala di grigi perde valore davanti alla singolarità del bianco e del nero, seppure ognuno degli infiniti colori che le compone sia altrettanto precisamente definito.

Il desiderio di essere eccitati o sensibilizzati da un'unica condizione, come da una precisa distinzione tra giorno e notte o la perfetta percezione dello scorrere del tempo sono desideri pericolosi, che finiscono col farci fissare sempre l'altra cosa, insicuri di quello che il saggio ci stia indicando.

Le leggi dell'universo si soffermano sui transitori e sul loro continuo ritorno.
Il sole sorge, compie la sua parabola nel cielo e tramonta.
Primavera estate autunno inverno e ancora primavera.
La neotenia sottolinea negli adulti di oggi caratteristiche morfologiche e fisiologiche tipiche delle forme giovanili degli antenati.
Il linguaggio tenta con i bianchi e con i neri di descrivere i grigi, di collegare le anime senza toccarle.

Si vive insieme e si muore soli, si vive insieme e si muore soli, si vive e si muore, insieme e soli.

domenica, luglio 11, 2010

il morso che spezza

sorrido, mi ammalo di luna piena

mercoledì, luglio 07, 2010

Estati d'animo (settima ed ultima parte)

Non so se sono viva o morta.
Per la verità credo ci sarebbero dei modi per capirlo come cercare di muovermi magari, per vedere se mi sono rotta qualcosa.
In realtà non mi interessa tanto.

Vedo solo una specie di disco davanti a me, illuminato da una luce debolissima, lontana.
Potrebbe essere qualsiasi cosa.
Forse è la terra vista dallo spazio, il lato di notte con l'alba che non arriva mai, immobile.
Oppure il rivelatore di fumo sul soffitto di quella camera d'albergo in cui ero il giorno in cui il sole si fermò.
Magari mi sono immaginata tutto, giustificando con un sogno particolarmente complesso quei cinque minuti di sonno in più prima di andare a lavorare.
Che cosa non si farebbe per un pò di riposo.

Più probabilmente si tratta del volante della mia auto, sommersa da tonnellate di terra, illuminato dall'unico spiraglio che mi collega alla superficie. Un faro al contrario, che guidi i soccorsi verso di me. L'occhio del sole è indiscreto, ti osserva anche nella tragedia.

Forse sono vere tutte le ipotesi: sto per morire, sepolta viva nel ventre della terra, ed intontita dal dolore sono rimbalzata dentro e fuori dalla coscienza, inventandomi una storia che giustificasse quella piccola luce che rimane sempre accesa, là in cima.
Forse sono i riflettori che usano i soccorritori, per poter scavare anche di notte.

Immagino che mi trovino, dopo essere stata all'ombra della luce tutto questo tempo e forse, forse succede davvero. Tutto avrebbe senso solo se servisse a far succedere qualcosa, a farmi trovare me stessa, o un tesoro.
Penso all' incontro con gli occhi di un mio soccorritore, di capire che tutto questo sole, il terremoto, questi anni intermittenti come sentieri nella foresta sono serviti a trovare un qualcosa o qualcuno che altrimenti, nella versione precedente del mondo, non avrei trovato mai. Esiste altro, oltre all'amore?

No, ecco che torna il dolore, fortissimo, al ventre. Crollo su me stessa, trattenuta solo dalla cintura di sicurezza. Tutto questo mi ricorda il dolore del parto. Venire alla luce: mi sembra un termine improprio.



Fine

domenica, luglio 04, 2010

Estati d'animo (sesta parte)

Era in ritardo, la verifica dell'impianto d'irrigazione sarebbe dovuta cominciare venti minuti prima.
Guidava ancora vestita come aveva dormito, sapendo che tanto metà del suo armadio si trovava già nella macchina.

Sarebbe stato un problema fare brutta figura alla serra, dopo appena due giorni che era lì. Cose del genere sarebbero venute fuori nella valutazione di fine mese e il rischio era di non essere più assegnata in un posto tranquillo come quello.

Schiacciò a fondo il piede nudo sull' acceleratore, sorpassando la polvere incandescente del deserto.
La sera prima si era accorta che l'impianto di condizionamento era difettoso, ma aveva pensato di poter trovare il tempo di andare a sostituire la macchina prima di andare al lavoro.

L'aria gelata andava e veniva irritandola, istigandola a correre sempre più veloce lungo l'asfalto della superstrada deserta.

Improvvisamente l'orizzonte tremò, scrollando alta la polvere tutto intorno a lei.
La macchina si buttò nella voragine appena creata dal terremoto come in un parcheggio, dritta e sicura di sé, in velocità.

Mentre veniva inghiottita, tutto quello che poteva pensare era che improvvisamente l'arrivare in ritardo non era più un problema.
Era scusata.

lunedì, giugno 28, 2010

stacco


I sogni sono generalmente ricordati insieme ai desideri, anche se non è detto che tutti i sogni possano (o meritino di) essere ricordati. Mi viene quindi naturale pensare che anche alcuni desideri non meritino tanto di essere espressi quanto di essere esauditi.

Il desiderio è considerabile un atto di fede, in quanto si esprime generalmente nella solitudine del proprio pensiero, nella speranza che qualcosa di più potente e più attento di noi sia al momento in ascolto. L'unica ottica laica del desiderio mi sembra essere quella della formulazione (magica?) di un obiettivo, definendolo in modo preciso a sé stessi, in modo da renderselo personalmente più chiaro e conseguentemente più realizzabile.

La consultazione dell'oracolo di sé stessi non è altro che masturbazione e l'ipotesi di un desiderio con radici religiose mi sembra perlomeno un rapporto impari e meglio delineato.
Desideri espressi senza professionalità finiscono con l'avere caratteri più romantici e meno efficaci, che sfumano in un tempo tanto impreciso quanto lo era la loro formulazione.

Il tempo del desiderio non è tuttavia vincolato dalla natura di chi lo esprime o dalla sua volontà. Vive di vita propria, intervenendo là dove è richiesto se e quando lo desidera, rendendo tutto più complicato.

Tutti gli eventi, una volta avvenuti, modificano quelli futuri e la visione che se ne ha di essi. Esistono tuttavia avvenimenti che proiettano la loro influenza non solo nel futuro, ma anche nel passato. Episodi cosi' importanti da modificare la realtà che li porta a compimento, come preparando tutta l'esistenza al loro arrivo e alle modifiche che seguiranno.

I desideri, quelli più esaudibili almeno (pertanto i più rari), sono appunto eventi di questo tipo che possono arrivare a fermare il sole là dove c'è bisogno di più luce.

giovedì, giugno 17, 2010

Estati d'animo (quinta parte)

Si allontanò dalla festa per sedersi sulla spiaggia e valutare meglio l'idea di un bagno.
Un cane le venne incontro, seguito da una ragazza abbronzatissima che si sedette accanto a lei mentre il cane si lasciava accarezzare.

Sulla targhetta del collare c'era scritto "Tattva".
Questo restò a fissare il mare, ansimando con la lingua penzoloni mentre le due si presentavano.
La ragazza era una delle organizzatrici della festa. Dalla sua abbronzatura profonda ed uniforme e da alcune parole particolari che disse, si fece l'idea che si trattasse di una donna del Sole, una persona che aveva scelto di non viaggiare come tutti gli altri ma di rimanere sempre in un unico luogo della terra.

Indicando l'anello le disse:
"E' stupendo. Come vorrei averlo!"
Si guardò la mano, aperta davanti a sè. Era il regalo di suo padre per il diploma. Un anello costoso che aveva comprato a Mosca, quando viaggiare lontano aveva tutto un altro significato.
Scherzando rispose: "Cosa offri in cambio?"

Non poteva credere che l'avesse presa in parola eppure la ragazza cavò dalla borsa una tazzina da caffè, una conchiglia, un pacchetto di sigarette ed una pinzatrice, disponendoli sulla sabbia ai suoi piedi, accanto al cane. La guardò stupita, decidendo comunque di stare al gioco.
Era improbabile che non riconoscesse come il valore di quell'anello superasse sicuramente qualunque altro oggetto diverso dal denaro che potesse portare dentro quella borsa, eppure la sua proposta era sincera.

Si senti' spaventata al pensiero che se anche uno scambio come quello poteva essere giustificato nell'assurdo di un mondo immobile se per caso, il giorno dopo, tutto fosse ritornato alla normalità lei avrebbe perduto non solo un oggetto nuovamente di valore ma anche uno dei pochi elementi di contatto con quello che era il mondo "prima" e che comunque, anche al riprendere della rotazione della terra, non sarebbe mai ritornato ad essere tale.

Pensò che avrebbe potuto o forse dovuto, per rendere almeno lontanamente equo lo scambio, chiedere il cane, ma non se la senti' di esporlo alla vita sempre in movimento in cui l'avrebbe dovuta seguire. Inoltre le dispiaceva proporre di separarsi ad un cane ed al suo padrone per cui, sull'onda di un riconosciuto colpo di testa, decise di prendere la pinzatrice.

Pochi minuti dopo la ragazza se ne andò, senza intimare al cane di seguirla, senza degnarlo di un cenno o di un saluto. Restò li' sulla sabbia, contemplando con lei l'illogicità di quel baratto.
Arrivarono dei bambini, chiamandolo per nome: il cane era loro.

sabato, giugno 12, 2010

Sulle Vie

La teoria ha il pregio di spiegarci bene le cose, di cominciare dall' inizio, ma nasce dall' intuizione.
L' intuizione e' qualcosa di magico, un mostro che si alza (grondante) dal lago della mente. Quando iniziamo ad interrogarci sul luogo metafisico dal quale proviene l' intuizione possiamo incominciare senza macchia un percorso che si chiama: la via.

La via del Fandango, la Via della Seta, la route de Genes. Che da Nizza ci porta a Genova. Via Nizza.
La via dello Zen. La via di Pre'. Le vie della conoscenza. La ricerca del senso. L' esperienza, i sensi.
Infine le risposte.

La moltepricita' delle destinazioni e delle partenze e' spesso sconfortante; se si fa riferimento a luoghi non fisici la trama si infittisce. Si, era una notte buia e tempestosa, ma la Luce splende nelle tenebre e le tenebre non l' hanno vinta.

Confrontare le vie che ci sono proposte, per selezionare la piu' breve, la piu' tranquilla, la piu' ricca, la piu' adatta, richiederebbe di averle percorse tutte. Si deve cominciare con una scelta. E in questa scelta siamo aiutati da un bodhisattva: il piu' santo, colui che aiuta gli altri a raggiungere l' illuminazione, sacrificandosi. Se questo vi ricorda qualcosa o Qualcuno non penso che sia un caso.
Non parliamo soltanto di figure tipizzate: ma di veri santoni, profeti, di indicazioni stradali sbagliate.



Bust of an Attendant Bodhisattva (Mural fragment from south wall of Mogao Cave 320, Dunhuang, Gansu province), early 8th century
Mural painting
Chinese, 8th century
Tang dynasty, 618-907
Fragment of a wall painting mounted as panel; pigments on gesso ground over plastered clay walls. From the south wall of Mogao Cave 320 at Dunhuang, Gansu province.
painting proper (irregular): 37.8 x 29.2 cm (14 7/8 x 11 1/2 in.)
framed: 73.66 x 58.42 cm (29 x 23 in.)
Creation Place: Dunhuang, Gansu province, China
Harvard Art Museum/Arthur M. Sackler Museum, First Fogg Expedition to China (1923-1924), 1924.43



Una felice indicazione culturale: la figura di bodhisattva che strappo' dal muro qualche barbaro deficiente nelle grotte di Mogao ora è in Inghilterra. E' andato la' ad indicare la via.

Il ladro, storico dell' arte, ispirò il personaggio di indiana Jones, che a sua volta ispiro' indiana Pipps, che a sua volta ispiro' le pippets. Mangiava negritas. Ma come si suol dire, questa e' un' altra via.

giovedì, giugno 10, 2010

Estati d'animo (quarta parte)

Ancora una volta, la sua casa cambiava.
I ragazzi con cui condivideva lo scompartimento dovevano essere più giovani di lei, parlavano tra loro facendo dell'altro nel frattempo, annoiati dalle lunghe ore di viaggio.
"Ehi, non sembra il tramonto doppio di Tatooine?"

L'immensa palude nebbiosa su cui sfrecciavano levava dense nubi di vapore che in una sorta di miraggio facevano raddoppiare il sole, alto nel cielo.
"Senti che cosa ha scritto quel tizio che abbiamo incontrato ad Alexanderplatz il mese scorso: destinazione Samoa, i ragazzi fortunati si tatuano. Pensa te che culo, un tatuaggio samoano originale. Ho fatto bene ad aspettare, prima o poi ci manderanno là anche a noi."

"Pare ci sia un sacco da fare, però mi sembra difficile arrivarci da qui. Quasi sicuramente sarà per il prossimo giro."
Le palafitte su cui il treno si ergeva erano state una delle prime grandi opere costruite nel centro Europa da quando il giorno perenne aveva trasformato buona parte del Mediterraneo in un acquitrino fumoso.

Da ragazza o forse da bambina, comunque molti anni prima, aveva sognato altre catastrofi, alimentate dalla pubblicità e dalla narrativa. Erano sempre situazioni limite in cui i protagonisti del disastro erano pochi e ben definiti eletti, soli in un mondo dove tutto l'irraggiungibile diventava insieme accessibile ed inutile, come la macchina sportiva di Charlton Heston.

Nessuno, nè lei nè quei ragazzi erano diventati eroi, Adami, Eve o ultimi araldi dell'etica umana il giorno in cui il sole aveva deciso di non baciare più l'altra metà della Terra. Si erano tutti coscienziosamente dati da fare, organizzandosi nel modo più logico possibile, sostituendo i bisogni e le offerte ormai assurdi nel nuovo ordine delle cose.
Avevano agito come un sol uomo: adattandosi.

Era la fine del mondo ed il mondo non era finito.

domenica, giugno 06, 2010

Estati d'animo (terza parte)

L'ombrello l'avrebbe riparata ancora una volta dal sole e dalla cenere.
Era un lungo ombrello nero, appartenuto forse a sua nonna, un ricordo di quando la terra era ancora capace di girare su sè stessa.
I grandi incendi del nord avevano rialimentato le nuvole di polvere, che adesso comparivano alte sull'orizzonte.

La tempesta sarebbe cominciata e finita presto, senza danno.
Intanto la sala del consiglio cominciava a riempirsi e vicino a lei si vennero a sedere i suoi vicini, con cui aveva cenato la sera prima.
Erano slavi, genitori di due bambini, diretti verso il nord Africa entro la settimana seguente.

Le avevano fornito importanti dettagli sulla zona, elencato le cose da fare e da vedere. Erano per lei la logica incarnata della famiglia e dell'amicizia: la testimonianza continuamente ripetuta della propria esistenza, la vita riflessa in sè stessa, nel partner e nel frutto del reciproco amore.

Erano ridondanti, eccessivi richiami alla propria presenza nel mondo. Erano talmente vivi ed uniti e noiosi e sicuri di sè nell'incertezza solitaria dell'umanità in marcia da sembrare a sè stessi per primi incredibili. Ma erano anche brave persone, che amando sè stesse amavano anche gli altri, e che le avevano tenuto compagnia quando l' autostima e la cultura non avevano saputo rispondere della sua solitudine.

Li ascoltò esporre alla comunità le migliorie che stimavano necessarie, le loro proposte per la gestione delle risorse del campo. Li ascoltò con rispetto, ma senza interesse. Erano, forse, già partiti.

mercoledì, giugno 02, 2010

Estati d'animo (seconda parte)

Il bungalow aveva conosciuto tempi migliori ma almeno si trovava vicino al campo di pannelli solari che le era stato assegnato.
Trovò solo un flacone di shampoo vuoto in mezzo al bagno, forse caduto nella fretta del trasloco dell' inquilino precedente. Controllando il libro dell'appartamento realizzò che chiunque fosse non aveva trovato il tempo di scrivere una riga nell'arco di un mese.

In bagno ed in cucina, caratteri cubitali neri invitavano ad idratarsi ed a proteggersi dal sole in tre lingue. Indossò il costume da bagno che aveva preso aspettando l'aereo, quando l'idea che dopo quindici mesi sarebbe ritornata al sole era diventata tangibile nella sua mente.

Uscì dal bungalow sistemando la sdraio in piena luce ed una certa malinconia la attraversò prima che il sole cominciasse a scaldarla veramente. Le lunghe ore in palestra, le sedute di sole artificiale, i giorni passati aspettando quel momento nella notte dall'altra parte della terra assumevano ora toni di tristezza. Cominciò a sfogliare il libro della casa, cercando qualche proposta divertente per passare il tempo anche se il mare era troppo distante per sperare in feste sulla spiaggia o in sport acquatici.

Preferiva sicuramente quell'arida campagna all' opprimenza di una metropoli semi-deserta ma quell'atmosfera paesana senza un' ombra dove far riposare la sua solitudine la angustiava. I suoi vicini non sarebbero stati misteriosi festaioli come nella Notte, ma esseri dai contorni definiti. Illuminati da una luce monotona, tutti i suoi possibili vicini sembravano insipidi come amori passati, conosciuti troppo bene e troppo correttamente.

Per quanto le discoteche locali riuscissero a ricreare al loro interno una notte fittizia, all'uscita il sole avrebbe sempre ripulito dai visi le forme che le luci intermittenti e multicolore avevano fatto emergere. A cuor leggero invidiò persino coloro che erano nati fuori dalle città cento o duecento anni prima. Coloro che pur abitandone al di fuori, in piccoli ambienti rurali, potevano conoscere abbastanza la città da sperare un giorno di andarvi ma non ne avevano un 'idea sufficientemente chiara da capire che là nulla sarebbe cambiato.

Adesso che per necessità l'umanità intera, spostandosi mese dopo mese verso est, era un social network reale dove quasi ogni giorno si avevano nuovi vicini e si conoscevano nuovi luoghi, la sua mancanza d'euforia per il sole ritrovato era per lei stessa il segno che la sua voglia di scoprire qualcosa di nuovo nasceva da quanto le veniva celato.

Pensò quindi ai suoi amori passati, ai suoi peccati notturni, al suo sesso orgiastico nella parte spenta del mondo. Pensò a lungo, abbronzandosi.

domenica, maggio 30, 2010

sabato, maggio 29, 2010

Estati d'animo (prima parte)

Era una notte buia e tempestosa, o almeno lo era stata.
Si girò per osservare meglio i suoi compagni di sedile, fingendo di guardare qualcosa nel finestrino opposto.
Erano entrambi uomini: assonnati, rasati, imbarazzati. Nella macchina dominava una certa sensazione di inqietudine sin da quando erano entrati nel Giorno. L'instancabile illuminazione prometteva contemporaneamente un'abbronzatura perfetta ed allucinazioni da insonnia.

Il passeggero davanti portava ancora la mascherina ma doveva essere sveglio già da un pò, l'aveva sentito rovistare alla cieca nel portaoggetti della portiera. Si erano a malapena intravisti quando era salita in macchina, la sera prima. Difficile ricordarsi chi fosse, i viaggi erano diventati tanti da confondersi tra loro.

Il guidatore si rivolse a lei in un inglese stentato: sarebbe stata la prima a scendere.
Guardò fuori dal finestrino, questa volta il suo. Le cose apparivano finalmente nel loro colore, anche se la stessa luce che li rivelava aveva stinto ed arso i toni. La macchina rallentò, incuneandosi in quelli che prima dovevano essere stati pregiati vigneti.

Sorrise: sarebbe tornata ad indossare gli occhiali da sole.

sabato, maggio 22, 2010

Estati d'animo

Insomma: questa riflessione spocchiosa dai toni inquisitori non è in grado di portarmi da nessuna parte. La conoscenza delle vie della conoscenza e la conoscenza della conoscenza delle vie della conoscenza e seguenti è difficile da affrontare nel modo che ho usato finora senza una metodologia scientifica e l'utilizzo di una terminologia specifica. Il rischio è quello di ricadere continuamente in una tautologia sterile e noiosa.

Per rispetto di coloro che queste riflessioni le operano in seguito ad uno studio approfondito, studio che in genere richiede un certo silenzio, mi addentrerò ulteriormente in queste riflessioni avvalendomi di un silenzio rituale. Un silenzio nè reale, nè metaforico, nè semplice sotterfugio per sottolineare con maggior chiarezza i punti d'interesse.
Inutile cercare di dilungarmi nella natura di questo silenzio dopo essermi finalmente allontanato da un linguaggio troppo tecnico che non sono in grado di padroneggiare.

I metodi cambiano, ma la ricerca rimane la stessa: la neotenia sottolinea negli adulti di oggi caratteristiche morfologiche e fisiologiche tipiche delle forme giovanili degli antenati, la conoscenza è la consapevolezza della comprensione dei fatti ottenuti attraverso l'esperienza o l'introspezione, il tempo è ciò che collega gli adulti con gli antenati, il 'posteriori' con il 'priori', il prima con il dopo ed il dopo con il prima.
Con queste premesse, possiamo cominciare.

Era una notte buia e tempestosa...

giovedì, maggio 20, 2010

Lo Statuto dei Perdenti

Aveva ragione Cesare Lombroso? Aveva ragione Cesare Lombroso! Aveva ragione Cesare Lombroso ma.
Lo Spettatore Imparziale prende una sedia, la trascina in mezzo alla Via Pedonale, e ci posa sopra le chiappe pesanti. Come le vecchiarelle sull'uscio di casa nella Calabria più autentica, in silenzio spende il tempo nell'osservazione. Via Pedonale, bel nome.
Spettatore è di buona cultura, ha frequentato le scuole alte, conosce la storia, la filosofia, la musica classica, va matto per il Pop. Conosce Durkheim, Kant, Hegel, Benedetto Croce, Pufendorf, Lombroso. Si chiama Spettatore ma indossa panni da Narratore.
Anche l'inesperto sa discernere tra i folli e i sani, è capace di distinguere i briganti dai santi, le androcchie dai nani, i pederasti dai golosi. Mattoidi, Criminaloidi, Delinquenti per passione, per abitudine, per nascita, tutto giusto Cesare, ma, se permette, dimentica qualcosa.
Spettatore fa la voce grossa, con le mani finge goffamente di impugnare un microfono.
Pensa in terza persona ora : per poter afferrare il concetto occorre spostare l'occhio di Spettatore sull'altro lato della strada. Un fiume di gente mossa dallo sbattere delle sue ciglia.
La figura del barcaiolo gli ricorda un bambino dinoccolato che in treno leggeva Siddartha ad alta voce.
La Scissor Sister che non ti aspetti : la donna.
L'equivalente femminile degli atavismi maschili più del delitto è la prostituzione (Spettatore sobbalza sulla sedia per la forza del pensiero che ha formulato), parallelo femminile del furto dell'uomo. Segni di donna sono l'iracondia, l'intuizione, la propensione ciarliera; maggiore sopportazione delle disgrazie, maggiore irritabilità. Minori stigmate degenerative nel corpo femmineo hanno portato ad una minore frequenza di criminali-nate-donne, ma la preponderante emancipazione del genere femminile degli anni post-industriali, unita agli atavasmi appena descritti, hanno causato la formazione di una nuova amorfa forma maschile, che la società, onestamente, non può più ignorare.
Spettatore per un attimo dimentica di essere Imparziale e batte le mani forte.
Il Perdente, nè genio nè mattoide, nè brigante nè dannato.
Tira fuori un pennarello dalla tasca, e dall'altra un sasso piatto; non è grosso, ma può bastare : Spettatore scrive stretto, la classica scrittura imparziale. Il pennarello ha stampata sopra una donnina nuda. Spettatore c'è molto affezionato, ha scelto quel pennarello tra molti altri con molte altre donnine : ha scelto Lei.

Data : Oggi, giorno Qualsiasi, Breve Memoriale del Perdente

1 il Perdente non sa di essere tale fino a quando la Donna glielo ricorda, mascherando le sue intenzioni dietro ad un perbenismo sottile

2 il Perdente invece non si sente diverso dopo la rivelazione, sia ex ante che ex post si butterebbe nel fuoco per Lei

3 Lei, asfissiata, lo tradisce, il Perdente che assiste al tradimento della Donna reagisce in due modi : a) continua ad amare La Donna, b) cerca un'altra Lei, sperando lo tratti con più rispetto, ma ora si sente Perdente per davvero

4 il Perdente a) è Perdente Patentato : Lei lo lascia per l'Altro, Lui reagisce unicamente smettendo di guardare film a luci rosse, causa timore di disperdere il suo seme, ora improvvisamente diventato preziosissimo : serve per quando Lei ritornerà

5 Perdente b) è Perdente Tracotante : si crede un bello, un Perdente di Successo. Fa troppa selezione all'ingresso, si comporta da Gastone ma è Paperoga. Alcune Lei non se ne accorgono, ma Perdente le rifiuta, vuole il meglio : la Lei nuova, sconosciuta agli amici, mai vista bazzicare in giro, bella perchè misteriosa, così diversa dalla vecchia Lei, così perfetta per diventarne la nuova versione

6 Perdente a) sposa a 58 anni la vicina di casa, che gli abita a fianco da tutta la vita : Lei c'era quando la Prima Lei se ne è andata; è contento, ridimentica di essere Perdente

7 Perdente b) non si sposa, ridimentica di essere Perdente andando a prostitute : gli ricordano la Prima Lei. E' contento

8 Perdent

La sedia si rompe sotto il peso del sedere di Spettatore, il pennarello con la donnina provocante rotola dall'altro lato della Strada; un giovane virgulto lo raccoglie, lo sta per buttare via, ma vede Lei : lo infila nella tasca delle braghe, compiaciuto.
Spettatore Imparziale ora sa di essere Spettatore Perdente.

sabato, maggio 15, 2010

sineddoche

In Russia la spina si chiama rosetta.
Non sto parlando del fiore, ma della presa.
Insomma la spina elettrica, che poi di spine in Italia, ne ha tre.
Mi sembra più giusta la dizione russa: non c'è rosa senza spine.
Ma perchè rosetta?

Tutto questo farebbe pensare che conoscere molti dei nomi con cui vengono chiamate le cose ci permetta di conoscere meglio anche loro.
Ne dubito: avrà poi senso sentire il proprio nome trasposto in altre lingue?
Filippo, Philippe, Felipe hanno poco in comune, a meno di non metterli in riferimento all'amore per i cavalli o ad una persona in particolare.

L'esistenza di ipocrostici e soprannomi rafforza in qualche modo la mia tesi: la perdita del significato del nome non intacca il suo potere di riferirsi a quel Filippo che abbiamo nella nostra mente. Nel particolare quel Filippo sono io, che da piccolo mi chiedevo quanto segue.

A cosa pensa un'inglese quando pensa ad una farfalla? A 'butterfly' ? Quasi sicuramente non a 'farfalla'! Ed io, che l'italiano dovrei saperlo, penso forse alla parola con cui ci siamo accordati di chiamare quell'insetto (termine che a sua volta è frutto di una convenzione) o penso a lui attraverso i sensi con cui lo percepisco adesso? O all'idea che ho di lui? Ad una farfalla generica forse, ma particolare ed unicamente mia, nata nell'istante in cui ho avuto la coscienza che potesse esistere?

Difficile proseguire per questa via, di certo si può dire soltanto che è ben difficile, per descriverla a sè stessi, associare una farfalla a ciò di cui si nutre.
Per esempio del nettare di una rosa, o rosetta.

domenica, maggio 09, 2010

l'amore delle balene

L'amore visto da qualcosa che ha una lingua di più di trecento kili, chissà come si baciano.
E se non si baciano, il loro amore sarà poi vero come il nostro?
Chissà se invece il loro amore non è più sincero e più esteso, siccome sono costretti a nuotare anche nel sangue e negli umori di mille altre forme di vita. Se si può provare l'amore in quelle condizioni, deve essere necessariamente un sentimento più forte della vita stessa.
Mi sembrano ora illustri e rispettabili i loro richiami, persi nel buio delle profondità dell'idrosfera, gettati alla ricerca di orecchie che sappiano ascoltare.
Immagino sia difficile cercare l'amore in millequattrocento milioni di kilometri cubi d'acqua.

sabato, maggio 08, 2010

La sega

Una sega e' da non disprezzare,
anche il povero se la puo' fare.
Piace ai grandi ed ai piccini:
se le fanno anche i bambini.
Politici, impreditori,
ricchioni, dottori,
ristoratori!
Nessuno rinuncia alla pugnetta,
meglio di una sigaretta.
Preti, guru, baroni,
nessuno rinuncia a svuotare i coglioni.

Se ti dicono segaiolo?
Non ti curar di loro! (Guarda e passa)
con una mano in tasca
solletica il fagiolo.
Non dimenticare l' inseg(n)amento,
ti garantisce gran godimento.

Ma se un giorno delle brutte persone,
ci proibiranno la masturbazione?
Diremo no alla colazione,
no al pranzo, no alla merenda,
no alla cena:
ci lasceremo morire di fame.
Poco prima di spirare,
tireremo fuori il salame:
una bella sega.

venerdì, maggio 07, 2010

Drill, baby, drill!

Fontana dei Quattro Fiumi, Piazza Navona, Roma.

Dopo anni di riflessioni, sono convinto di essere uno snob. Spero sia una cosa passeggera: è seccante pensare che tutto diventa bello e meritevole solo se lo conosco e che di conseguenza mi entusiasmo per qualsiasi cosa. Esatto, come un deficiente.

Alcuni capisaldi di questa mia specie di sciovinismo sono: il considerare deplorevole l'utilizzo di o più semplicemente il riferimento ad opere altrui. Questo perchè credo troppo facile imbarcarsi sulle emozioni suscitate da qualcos'altro. Reputare meschino il riferimento esplicito alla politica e a fatti di attualità, peggio ancora quando il gossip entra negli affari di stato o di responsabilità sociale viceversa: mi crea il prurito e l'imbarazzo. Stimare infine un suicidio stilistico l'utilizzo di citazioni o di parole di lingue diverse da quella utilizzata. Linkare qualcosa, che schifo.

Come diceva Virginia Wolf: L'essenza dello snobismo è che vuoi far colpo sugli altri.
E' la notte dell'outing: credo che sia vero anche questo, lo so perchè l'ho provato sulla pelle.
Credi di essere un ispirato cantore, guardi la pulizia dei tuoi ragionamenti e credi che sia meglio concludere ora il tuo show, visto che sei all'apice. Poi ti ritrovi a scrivere una cosa cosi', ponendola all'interno di uno dei tuoi percorsi di riflessione di cui vai più fiero pur di sfatare tutti gli scheletri stilistici che ti rallenterebbero, negandoti ulteriori vie del pensiero.

Prima dell' anticatarsi finale, ossia citare me stesso, vorrei spiegare il titolo: "Trivella tesoro, trivella!" fu un espressione utilizzata durante la campagna elettorale dei Repubblicani Statunitensi del 2008 per indicare la volontà di incentivare l'estrazione di petrolio in alto mare. Ulteriori informazioni possono essere trovate qui.
In questo caso indica la volontà dell'autore di proseguire, di scegliere il sentiero difficile, in salita.

Le scale hanno gradini sempre più piccoli man mano che le si sale. L'ottima conoscenza dei primi, fondamentali gradini non è sufficiente, purtroppo. L'intarsio è secondario alla struttura. L'unica fonte di elevazione è l'accettazione di miglioramenti sempre più impercettibili e la fede che questi siano effettivamente, sommati tutti insieme, almeno un poco più in alto nella profondità del pensiero.

"Non siamo fatti per capire, tanto meno per conoscere. Quando capisci qualcosa ti fai una violenza, ti allontani dalla paradisiaca preistoria in cui l'uomo semplicemente c'era, forse ruminando poco elegantemente."

venerdì, aprile 30, 2010

L' età del consenso

Questa riflessione nasce dal pensiero che le prugne, anche se ti piacciono, prima o poi ti faranno cagare.

Il celebrato traguardo della maturità (sedici, diciotto o ventuno anni a seconda del luogo, tralasciando l' "a seconda del tempo") non mi si era mai posto prima d'ora nel suo significato letterale, ovvero in riferimento alla maturazione della frutta.
Lasciamo momentaneamente da parte, visto che tutti ne abbiamo la sommaria immagine data dal senso comune, i concetti di maturità sessuale e penale. Lasciamoli dunque nell'ombra ma senza allontanarli: pronti a trapelare là dove il ragionamento lascierà aperte chiare brecce.

Ritorniamo sui nostri passi: siamo alla frutta.
Il concetto di maturazione in quest'ottica prende il chiaro significato di fine della crescita e comporta una serie di importanti modifiche nel frutto, dovute in gran parte all'etilene (o etene) che nei vegetali svolge il ruolo di ormone. A questo punto è opportuno osservare come nell'uomo l'etiliene in gas fosse utilizzato come narcotico. Eppure il rilassamento dei muscoli, l'inflaccidimento, la marcescenza mentale imposta dagli anestetici sono tutti elementi che nell'uomo dovrebbero comparire molto tempo dopo la cosiddettà maturità.

E se anche la frutta aumenta i suoi aromi, si ammorbidisce, in un certo senso è qui che comincia a marcire e non soltanto dopo il picco di maturazione ma proprio alla fine della crescita. Non ci sono periodi di stasi, gradini in cui godere della propria forma di frutto sodo ma non troppo. La natura è matrigna e soprattutto è una grande imprenditrice: come tutti sa che il tempo è denaro e chi più ne ha più ne metta.
Ritengo a questo punto importante segnalare che l'etilene venne usato anche in campo bellico, per la produzione di armi chimiche e come combustibile per lanciafiamme. Per un attimo ho la tentazione di riportare i versi della Spigolatrice di Sapri, che avevo dovuto studiare a memoria alle medie, per rendere più chiara la mia immagine.

Ritorniamo alle persone, inutile dire che questo mio modo di scrivere (tedioso anche per me, credetemi, ma forma e contenitore necessario per i concetti che precariamente trasporta) avrà sicuramente annoiato il lettore meno affezionato, che come minimo si aspettava facili riferimenti ai meloni e alle pere. Chiedo scusa se non l'ho fatto, sarà perchè per tutto il tempo che sono stato a elaborare questo scritto ho pensato soprattutto alla mela del peccato originale e alla zucca trasformata in carrozza (per andare a cuccare, ovviamente) di Cenerentola. Ci ho pensato cosi tanto che alla fine la voglia di parlarne mi è passata, essendo per così dire "sfiorita".
E' questo il momento in cui è mio dovere ricordare, per coloro che non l'avessero fatto già da soli, che nella frutta al momento della maturazione l'atto sessuale è già stato compiuto, e da tempo. Se mi perdonate il gioco di parole: il frutto è il frutto di quel gesto.

Per tirare le somme, tutto ci dimostra ancora una volta come la comunicazione sia nata sopratutto nella speranza di (e non per evitare) un equivoco, vedendo anche come crescita l'incomprensione e la cattiva interpretazione delle cose. Se chiamiamo con il nome di maturità un singolo istante, basato su convenzioni totalmente umane di tempo e di età piuttosto che sulla chimica dell'individuo è perchè sarebbe ben difficile identificare con un termine chiaro e di durata finita (pensate alla brevità di parole come "spostati!" o "attento!" o "cretino!" che ogni giorno ci impediscono di farci del male) tutto quell' intimo sovrapporsi di stati di maturazione delle idee e delle conoscenze, che operano un' azione opposta allo sbucciamento sulla polpa del figlio dell'uomo.

sabato, aprile 24, 2010

Quo viados, baby?

la discoteca è uno dei luoghi dove si perdono le anime
e non intendo un luogo di perdizione
lo reputo piuttosto un luogo degno di eventi paranormali
come le navi dei pirati o le villette isolate in rovina
posti dove la gente abbandona parti di se
in guardaroba ectoplasmatici
senza malinconia
fotografati da luci stroboscopiche
danzano fantasmi lasciati al largo delle coscienze

Capitolo 4) De dodododadada

Come ogni lunedì esco di casa, impermeabile beige, cappello, lettore mp3 nelle orecchie.
Sono un tipo giovanile, tutto sommato.
Monto sulla mia bicicletta color verde bottiglia, Rivoli-Osoppo solo andata. Niente ritorno?
Pedala pedala. I Police scandiscono il ritmo e mi liberano la mente, quasi non sento la fatica.
Viale Mazzini. L'insegna gialla e blu di PosteItaliane mi guarda torva, e io ricambio senza farmi pregare.
Fermo la bici.

Ma solo per far passare un pedone.
Le poste di Osoppo scivolano via, il vento mi attraversa i capelli che ho deciso di tornare a portare lunghi, proprio come quando ero ragazzo.
Sono sei mesi che mi sono licenziato; la mia vita adesso è un'altra.
Ma non sono del tutto sicuro che possa considerarsi migliore di quella precedente.
Ad esempio il pesce : Mario non mi ha più visto.
I guadagni non sono più buoni (erano buoni?) come quando passavo la giornata a mettere timbri ed a bere caffè extrazuccherato che in bocca aveva lo stesso un forte sapore di rimpianti.

Sono arrivato. Lego la bici dopo esserne sceso con un saltello, e, nell'ordine : 1) mi accorgo che fa ancora troppo caldo per l'impermeabile, 2) mi innamoro, come ogni santo giorno, della figlia del mio barista, 3) ordino un caffè (senza zucchero) e un cornetto, desiderando che in realtà il barista, Cesare (romano, laziale, fascista), me lo farcisca con sua figlia, invece che con la marmellata, 4) prendo in prestito - rubo - la copia giornaliera del Messaggero Veneto, 5) salgo in studio, non senza trovare il tempo di sganciare un' occhiata da polipo a Manuela, la figlia del barista in questione, che ovviamente non ricambia, limitandosi a salutarmi : in fondo sono un cliente affezionato.

Giro la chiave nella toppa, e faccio i soliti tre giri : Oscar ancora non c'è, e per la verità, ne sono molto sollevato, così posso leggermi il giornale in pace; tanto alla mattina di gente da queste parti se ne vede ben poca.
Non che al pomeriggio invece ci sia la fila, intendiamoci.
Allungo le gambe sopra la mia scrivania, lancio il cappello sull'appendino, e miracolosamente vi rimane appeso (cosa che credevo potesse accadere solo nei film).
Una vera mattinata da investigatore privato, penso soddisfatto.

Sono sei mesi e due giorni che lavoro con Oscar, l'ex matto di Osoppo, e, quando a volte ne riparliamo, ancora ci fa molto ridere il fatto che io lo considerassi tale.
Sono diventato socio di questo piccolo e angusto studio : giochiamo a fare gli investigatori privati e per il momento riusciamo pure a campare con questa nostra attività ludica.
Clienti? Specialmente mariti insicuri che desiderano controllare le mogli, che reputano infedeli, e che, il più delle volte, lo sono davvero.
Sono felice? Forse. Fatto sta che da quel sabato fatidico in pescheria, alle poste non mi hanno più visto, se non in cartolina, giusto per sponsorizzarci un po' : "saluti da Corso Montale" con me e Oscar in giacca cravatta e occhiali scuri da Blues Brothers; tre isolati di distanza, studio investigativo Scalisi-Calippo (che cognome avvilente, non sapete quante volte ho cercato di convincere Oscar a cambiarlo).

Proprio quando ho trovato un articolo interessante, bussano alla porta.
Oscar.
Porca miseria, ora avrà pure la pretesa di lavorare?
"Entra miserabile, tra i due il socio che arriva sempre in orario in ufficio sono io".
"Miserabile? Beh, non mi aspettavo una festa in mio onore, ma nemmeno questa accoglienza Sebastiano!"
Questa non è il timbro vocale di Oscar, e quando mi sporgo a guardare, mi accorgo che alla voce diversa segue anche un corpo diverso, un corpo di donna.
E' Deborah, la donna responsabile della mia risalita d'Italia, dalla Puglia fino a quassù in Friuli.
Non la vedo da...non mi ricordo nemmeno più da quanto tempo.
Anni sicuramente, e tuttavia la mia mente riformula lo stesso pensiero della prima volta in cui la incontrai : Deborah, che nome da troia. Con quell'H aspirata poi.
Mi chiede se può sedersi, togliersi la giacca.
Certo, certo. Certamente.

Deborah si siede per davvero, e comincia a raccontare, a raccontarmi un mucchio di cose, probabilmente tutta la sua vita di questi anni in cui non ci siamo frequentati.
E io, mentre dovrei prestarle la dovuta attenzione, almeno dal punto di vista professionale, sento risuonarmi in testa solo le melodie dei Police; maledetto Sting.
Eppure tu, con le donne ci sai fare.

lunedì, aprile 19, 2010

Il trittico della storia; parte III.


Labirinto. Presso il Duomo di Lucca, pilastro a destra adiacente al campanile. Reca incisione (HIC QUEM CRETICUS EDIT DEDALIS EST LABERINT HUS DED-ONULLUS-S VADER- E QUIVIT QUI FUIT INTUS NI THESE-US GRAT-IS ADRIAN-E STAMI-NE IUTUS).


Dunque, siamo arrivati al termine di questo breve tragitto. Il signor Rossi oggi sembra più stupido del solito e quindi per suo beneficio traggo le somme, giacché egli ama, come tutti gli spiriti pragmatici, le somme (e disprezza divisioni, sottrazioni e moltiplicazioni; sebbene le ritenga, al pari della coda al supermercato, un male necessario).

Abbiamo cominciato dicendo come qualcosa possa rimanere tale o venir travisato.
In secondo luogo abbiamo rilevato come il travisare sia l’ unico modo per intendere e raccontare un‘ avvenimento.
Partendo da queste considerazioni abbiamo visto come la storia risulti dunque, nella sua pretesa di scientificità, più un’ ideale che altro, e come il ricercare sempre e comunque un significato per la storia porti all’ idea che esistano leggendarie cospirazioni ordite da un grande vecchio.
Dopo aver fatto gli sberleffi agli storici abbiamo inventato la poesia della storia, peraltro evidente imitazione dei racconti dei rapsodi.
Prima di inaugurare una nuova e felice ricerca sulla Parola però intendiamo appropriarci, o meglio riappropriarci, della teoria del complotto. Infatti abbiamo visto che talvolta la storia ne fa uso per giustificare determinati accadimenti storici, e abbiamo condannato questa visione come mendace; in realtà questa teoria del complotto, se appare criticabile dal punto di vista di una storia che si dichiari scientifica, è molto seducente, e anzi è fondamentale per la poesia della storia.
E' interessante quanto dice Karl Popper,

“[Omero] concepiva il potere degli dei in modo che ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate dall’ Olimpo. La teoria sociale della cospirazione ne è una derivazione.”


La poesia della storia si deve impadronire di questo strumento, che gli è proprio.

Che ci si lasci immaginare Rennes le Chateaux, le cospirazioni del Priorato e tutto il resto. Poniamo fine al tormento della realtà pura, falsa realtà che continua ad esserci inculcata, tormento che dura dalla presa della Bastiglia.
Riapriamo cento Bastiglie e chiudiamoci dentro chi ci dà risposte non richieste, chi non ci lascia cercare: scriviamo all’ ingresso che il mito, anche se più lontano dalla realtà è più vicino alla Verità.
Consideriamo che il lume della ragione, così come ci è stato fornito dall’ illuminismo, illumina meno del fuoco fatuo del sentimento.

sabato, aprile 17, 2010

Petricor

venerdì, aprile 16, 2010

tautocronia

Nella sveglia prima della sveglia azzardo un'idea di vera condivisione, di profonda comprensione del prossimo, di spassionata solidarietà. Sogno di riunire in pochi gesti la compassione di un santo, la serenità di un buddha, la coscienza di appartenere alla vita di un profeta. Oltre l'ipotesi c'è il mistero: si nasce e si muore in solitudine, come l'amore.

domenica, aprile 11, 2010

prolessi


Quando scopro qualcosa di nuovo sono proprio contento. Sarà una mania, un anticipo di demenza senile. Non siamo fatti per capire, tanto meno per conoscere. Quando capisci qualcosa ti fai una violenza, ti allontani dalla paradisiaca preistoria in cui l'uomo semplicemente c'era, forse ruminando poco elegantemente.
Ma scoprire qualcosa non è facile per niente. Trovare qualcosa da regalare a te stesso perché ancora non lo conosci. Allora devi essere tu a scoprirti, chiedere per piacere a qualcun altro di mostrarti le cose che sa, che sono diverse da quelle che sai tu.
Ora come ora sono convinto che la ricerca della conoscenza sia in primo luogo un atto d'umiltà ed in seguito un gesto di Carità.

sabato, aprile 10, 2010

Il trittico della storia; parte II.


Pythòkritos della Scuola di Rodi. Nike di Samotracia. II secolo a.C. Marmo di Paros, nave in marmo scuro. Museo del Louvre, Parigi.

Ora adottiamo la prospettiva dello scrittore di romanzi d’ appendice, del lettore di romanzi d’ appendice, dell’ annoiato, del visionario, del metronotte o dello scemo del villaggio, categorie che, per quanto possano sembrare lontane, spesso coincidono in quella simpatica figura che è lo storico.
Si parte sempre da dati di fatto, dati di realtà. Secoli di metodo scientifico ci hanno abituati a questa forma mentis, che non è un pessimo punto di partenza per la nostra analisi. Va da subito rilevato che questo metodo non soddisfa il desiderio di improbabili fandonie insito nell’ uomo, e che quello che noi consideriamo un punto di partenza, uno sfondo, è ritenuto dai più il punto di arrivo. Noi diciamo si parte da dati di fatto, lo storico invece pretende di scoprire i dati di fatto.

Un soggetto si aggira nei vicoli, in una notte piovosa e senza luna (era una notte buia e tempestosa), privilegiando quelli più bui; e reca in mano delle sporte bianche. Perché?
E’ un naturalista evoluzionista che studia il comportamento della popolazione dei ratti di Genova e che presto riuscirà a dimostrare che la ligustica stirpe discende dagli abitanti di Topolinia? E’ il membro di quella snobistica elite che aveva e ha il nome di Coricanti e che contende ai professori di matematica la creme della popolazione liceale savonese? E’ un profeta di sventura? Un soldato di ventura? Un prete, un mistico, un suonatore di liuto? Un superdotato? Una donna, un’ ermafrodito, uno poco pulito? Un giovane che ha appena affettato la fidanzata come un prestigioso prosciutto dop?

Forse un ebreo…
Ecco che la scintilla della fantasia si accende, e che iniziamo a costruire leggendarie cospirazioni.

Partendo dalla realtà creiamo la storia. Creare la storia: quello che fa lo storico! Il mitico cantore di eroi dell’ antica Grecia era migliore dei moderni storici; se non migliore era sicuramente più coerente: poeta.
Se siamo tutti storici quando raccontiamo un fatto, tanto meglio essere poeti. La più grande farsa o la più eminente tragedia, il riso, il pianto: sentimenti. L’ illuminista che scuote la testa e dice: uomini… Appunto uomini: la follia della storia moderna è il relegare i sentimenti ad una dimensione secondaria, nella migliore delle ipotesi. Oggi invento la poesia della storia, una non storia dal lieto fine non scontato. Una storia dove Rockerduck vince sul serio e zio Paperino diventerà finalmente papà, senza che si parli di revisionismo.

martedì, aprile 06, 2010

Il Nientodromo

C'è un posto accessibile a tutti fuorchè a me.
E' cosa comune tra i bambini sviluppare delle amicizie, in alcuni casi immaginarie. Meno comune invece, seppur noto grazie ad alcuni esempi celebri (l'albero azzurro, il paese delle creature selvagge, il mondo della luna, ecc...) è lo sviluppare un luogo di fantasia, importante in quanto tale e non per via delle creature che lo popolano.
Il Nientodromo è il luogo dove si ritrovano le persone che conosco quando io non ci sono.
Magari mentre dormo, o mentre mangiando un gelato mi allontano con la mente.
In origine doveva essere il luogo dove la gente andava se mi pensava, il luogo dove cercarmi (inutilmente) quando non mi si riusciva a trovare nella realtà. Poi la cosa è degenerata: mi sono venduto i diritti, ho speculato su alcune gare d'appalto e al terzo casinò il Nientodromo non era nemmeno il pallido riflesso dello schizzetto d'egoismo che avevo lanciato in orbita al di fuori di me. Ora è semplicemente un posto dove si ascolta buona musica, si sorseggiano ricercati drink analcolici, si guidano muscle car cromate. Ci si diverte senza tutta la faticosa introspettività dei sogni.
E' l'Ibiza delle isole che non ci sono, Fantasia senza cani drago e senza Nulla, il pianeta del piccolo principe sotto steroidi.
E' il luogo al di là di me, dove vanno i miei amici quando io non ci sono.
Benvenuti al Nientodromo.

lunedì, aprile 05, 2010

NON POSTATE

Allo scopo di mettere offline il sito chiedo agli iPiroga di astenersi da post e da commenti. Rimuoverò temporaneamente alcuni link. Ciao amici :)

martedì 6 aprile 2010

L' iPiroga è finalmente disponibile offline in versione ridotta (1,20 GB) e senza commenti. Prima di passare alla versione definitiva chiedo agli amici iPiroga di ricontrollare i loro antiqui post per quanto riguarda immagini e altri link. Inoltre chiedo agli amici iPiroga di impegnarsi per ritrovare i pezzi di altriMenti, che sono andati perduti.

nel frattempo: POSTATE

domenica, aprile 04, 2010

deriva dall'arabo e significa dito

Satiricon


analessi

La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti attraverso l'esperienza o l'apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l'introspezione (a priori). La conoscenza è l'autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un'utilità inferiori.
Tempo, conoscenza.
Mi inquieta il fatto che ci siano cose che possono mostrarsi in modi diversi a seconda non solo del tempo, inteso come durata, per cui le si osserva ma anche in base al tempo IN cui le si osserva.
La realtà come cinema in cui tutti entrano a film sempre più iniziato.
A questo serve la storia? O la storiografia? (non sono molto rigoroso, confondo le cose) A spifferare ai vicini quello che è successo mentre non c'erano, magari in cambio di pochi popcorn?
Eppure ci sono spettacoli che non solo possono essere capiti anche da iniziati ma che sono stati specificatamente pensati con questo scopo.
Perché tanto la Storia si ripete e perché i concetti che sono veramente necessari non hanno nemmeno bisogno di essere esplicitati.
In pratica: ma se la vita, la nostra vita, fosse uno di questi spettacoli?
Non c'è niente di divertente nelle Cause perché li' si' che ci sarebbe qualcosa da capire.
Il divertimento, l'intrattenimento, La Dolce Vita forse non hanno niente a che fare con le ragioni che le muovono proprio perché queste ragioni sono legate ad un tempo che è visibile solo a posteriori.
The show must go on? Non credo, però vorrei pascolare tranquillo e godere del viaggio. Ma ho anche un pò paura che se non faccio attenzione alle Cause prima o poi queste faranno attenzione a me.
Molte sono le tentazioni: devo seguir virtute e canoscenza oppure non curarmi di loro, guardare e passare?
E poi scusatemi, ma altrimenti come si spiega che i Primi tre film di Star Wars siano stati fatti Dopo?

Il trittico della storia; parte I.

Edvard Munch. Jurisprudence. 1887. Oil on canvas. 81.5 x 125.5 cm. Nasjonalgalleriet, Oslo, Norway.

Sul perché un’ ombra esca di casa nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010 non penso che sia stato scritto molto; se qualcosa è stato scritto, probabilmente è stato letto poco, e - da parte di chi l’ ha letto - letto con poco interesse. Infatti, di per sé, la cosa non è affatto interessante, ancorché non banale.
E’ curioso notare la coincidenza, in uno stesso fatto, di due attributi considerati comunemente agli antipodi, cioè la non banalità e lo scarso interesse suscitato in un’ ipotetico fruitore secondario: di solito sono scarsamente interessanti i fatti banali, interessanti quelli non banali. Qui invece il conflitto ipotizzato si risolve, almeno per il momento.
Non è banale che qualcuno passeggi, nei vicoli bui, con delle sporte bianche e un ombrello semirotto nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010. Non è banale, né interessante. Non lo racconteremmo a nessuno dei nostri amici (ammesso di averne); l’ amico, colui che chiamammo fruitore secondario, il vicino di casa, il popolo romano, l’ opinione pubblica. Chi vogliamo compiacere, nel primo caso, manipolare, in tutti gli altri.

Un’ ombra furtiva, si stacca dal muro, nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010; ovvero “quando la realtà non basta più all’ uomo, materiali per un’ ipotetica critica della teoria sociale della cospirazione (se inserita nell’ orizzonte della scienza storia)”. Il potere creativo della parola e la vera natura della storia: siamo tutti storici.

Molto probabilmente, chi di voi incontrasse la suddetta ombra si interrogherebbe sul perché questa si aggiri nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010. Molto probabilmente la risposta, qualcosa di fugace e di superficiale, avrà il sapore di una sommaria giustificazione per un ritardo, e il fascicolo aperto nella vostra mente sarà presto accantonato in un polveroso scaffale in attesa del macero. Comunque sia ci sarà stata una minima elaborazione: la vostra mente sarà stata probabilmente appagata da una giustificazione dozzinale, del tenore: sarà uscito a buttare la spazzatura, o ancora: avrà fatto la spesa (peraltro una risposta del genere rende l’ idea di come la mente, pur di avere risposte, si accontenti di quelle più improbabili).
Questa la prospettiva del normale inquilino del mondo, che non si fa troppe domande e non perde troppo tempo a cercare delle risposte. Egli racconterà all’ amico (ammesso che ne abbia) il risultato delle sue speculazioni a proposito della vicina di casa, piuttosto che di quell’ ombra che si appresta a diventare il personaggio principale di questo nostro vano e difficilmente godibile trittico.

giovedì, aprile 01, 2010

Innuendo

Fondente.
A me il cioccolato piace cosi'.
Amaro: un bijou.
Croccante ai denti e poi avvolto dai suoi stessi liquidi rollando e beccheggiando per il palato.
Come una nave in tempesta, come un gommone di scafisti.
Oppure, intinto nel caffè: senza latte, senza zucchero senza passione.
Prostituendolo al calore lo vedo allentare la presa sul suo burro mentre i flutti fumosi lo inghiottono.
Achille! Tu sei Achille, il quadretto di cioccolato. Ed io, lenone degli Dei, tenendoti per un tallone di cioccolata godo della tua passione e della mia passione per te.
Non voglio essere esagerato nella mia ricerca della sinestesia ma ti prego: fondi ancora sulle mie pupille, come una canzone dei Queen.

martedì, marzo 30, 2010

Capitolo 3) Il primo giorno di primavera

Ah, oggi è il primo giorno di primavera.
Non ve l'avevo detto?
I due rapinatori mascherati da Prodi e D'alema salgono sulla volante dei carabinieri, di nuovo le maschere addosso, ma stavolta per la vergogna; o forse per lanciare un segnale, che mai verrà recepito, ai poteri forti : anche i politici rubano.
Ma i politici soprattutto fuggono.
Il furfante travestito da Oscar Luigi Scalfaro era infatti riuscito a svignarsela, mentre i suoi goffi complici venivano messi al tappeto dallo squilibrato del paese.
E, cosa ancora più incredibile, aiutato da me; a dir la verità a lavoro quasi ultimato, rigurgitato in un moto di virilità solitamente a me sconosciuto.

La pescheria ritorna alla vita normale, e mezz'ora dopo nessuno si ricorda già più dell'accaduto; Mario sta mettendo sul banco dei bellissimi gamberoni.
Proprio quando comincio a riassaporare il sapore del sabato libero, ecco arrivare nella mia direzione lui, il salvatore dei pescivendoli.
"P-però, bel placcaggio"
Pure balbuziente.
"Piacere, io sono Oscar"
Come Oscar Luigi Scalfaro? Toh, guarda il caso.
Comunque no, le presentazioni no.
Al massimo un sorriso, un ammiccamento intrigante.
Ma siamo sicuri che stia proprio parlando con me?
Mi volto all'indietro : ovviamente nessuno.
Ok, lo ammetto sono un tipo solitario, forse anche stravagante, ma non sono matto.
Osoppo ha già il suo pazzo, non ne serve un altro; due pazzi farebbero ridere : nessun paese che si rispetti possiede due pazzi di paese.
Ecco, ora me ne vado strisciando, e non ti accorgi nemmeno che, oltre a non ringraziati, non ti ho nemmeno salutato: non ti accorgerai di nulla, caro il mio matto. E invece :
"Hai fatto tutto tu, io ho solo bloccato quell'altro mentre voleva lanciarti il polpo in faccia".
Gli ho dato pure del tu, non solo gli ho risposto, sono fritto.

"P-piacere di conoscerti"
Allora insisti, non te lo dico-o-o il mio nome-e-e, pazzo che non sei altro.
Anzi, sai cosa ti dico? Me ne sto zitto, l'hai voluto tu.
"Lo so cosa pensi, so cosa pensano tutti, giù in p-paese: no, io non sono uno fuori di testa, uno svitato, e la balbuzie mi viene solo quando sono emozionato".
Non ha nessun amico, si vede subito, e il primo rischio di essere io, sto rischiando seriamente di essere io; e sono anche un po' emozionato, a dir la verità.
Da un momento all'altro me lo chiederà, come un bambino : vuoi essermi amico?
Non ha neanche una brutta voce, dopotutto, non una voce da matto almeno.
Ecco, il mio silenzio prolungato fa più rumore delle sue parole : gli tocca replicare.
"Sei stato in gamba con quel p-polpo, mi piacerebbe lavorassimo insieme".

Da quando in qua i pazzi di paese hanno anche un lavoro?
Magari anche una famiglia, degli amici; forse sono io il pazzo, e tu, prossimamente-amico, sei normalissimo.
Per scoprirlo, non mi resta che risponderti : "Piacere, mi chiamo Sebastiano, e sì, mi piacerebbe ascoltare quello che hai da dirmi, se davvero si tratta di lavoro"
Un ampio sorriso affiora sul volto di Oscar.
Forse, per una volta, la primavera sarà davvero la stagione della rinascita.

giovedì, marzo 25, 2010

diversamente premuroso (stalker)

Come scriverei se non fossi io a scrivere?

Ho le palme delle mani sudate, lo sguardo vacuo-tonto-stanco.
Tiro di siga/sudamericano con bottiglia di coca sotto l'ascella.olio su tela.ca 2010.collezione privata.
Bomber / acconciatura/ occhio e kajal riflessi in un monitor.
Guardare occasionali videogiocatori non professionisti è un ottimo modo per aspettare che si faccia l'ora, per far asciugare le palme delle mani.
Dimenticare il puzzolente ambiente di chiuso.Sudore su moquette con collage di poster pubblicitario cartonato di noto personaggio fittizio/avatar di molteplici avventure/eroe.ca 2010.collezione privata.
Si trovano video nella rete: walkthrough (in italiano: procedure dettagliate/soluzioni). Video di videogiochi. Video di output di realtà virtuali pilotate mediante input (periferica/controller) a scopo ludico.
Crimini organizzati per il divertimento, uccisioni catartiche per la distensione, teatri partecipativi, piccole persone parlanti prigioniere, persecuzione di obiettivi chiari tramite movimento compulsivo. Approfondimento: ballo di San Vito.
Memo: ricerca contrario di "approfondimento".
All'improvviso, come limpido il sorriso affiora nell'innocente durante il gioco: fosco pensiero sulla necessità di fede. Dell'atavica necessità umana di fare squadra, di schierarsi più contro che con.
Seguono intorpidimento, associazioni di idee tra il calcio e la politica.
La fede, la fede politica, la fede calcistica. La tifoseria. La fede, la fede che credo possibile solo nella religione. Lo schieramento tecnico-tattico: la libertà della leggerezza d'opinione.
La facoltà di cambiare idea, di rivedere le proprie posizioni. Correggersi.
Incupimento. Mestizia.
Seguono numerose (poche) vasche a stile libero per rinfrescare le riarse labbra del pensiero.
Inutile: altrove variano le nostre prose. (oratoria)
Memo: possibile endecasillabo, controlla.

martedì, marzo 16, 2010

Capitolo 2) Le balle del toro

Massimo D'alema è di Gallipoli.
Lo sanno tutti, ed è uno dei pochi motivi per cui la città è nota anche più in su del Lazio.
Non l'avevo mai conosciuto, nè incontrato per caso in città durante tutta la mia vita - forse speravate in un autografo? - ma del resto era parecchio più vecchio di me, non avevamo di certo bazzicato negli stessi posti da ragazzi.
E oggi finalmente me lo trovo di fronte, così vicino che potrei stringergli la mano, ringraziarlo per la bicamerale : certo, forse, non sono proprio le circostanze ideali per una bella conversazione.
E' venuto con i suoi amici : c'è l'ex Presidente Scalfaro, un po' più alto di come me lo ricordassi, ed al suo fianco ecco Il Mortadella Romano Prodi, che, a giudicare dalla lunga chioma cadente sulle spalle, dopo essersi ritirato dalla vita politica, deve aver smesso di frequentare il barbiere.
In questi ultimi anni ho visto talmente tanti polizieschi da capire subito che le pistole sono riproduzioni, o forse addirittura armi-giocattolo; mi sembra che quella impugnata dal Mortadella abbia ancora il bollino rosso sulla punta.
Del resto cosa ci si può aspettare da tre rapinatori mascherati da politici che al sabato mattina assaltano una pescheria?

"Tu dietro al banco, dimmi una cosa, quel pesce spada è fresco come sembra?"
Il Presidente Scalfaro, rivolgendosi ad un collega di Mario, dà l'idea di essere molto interessato alla genuinità del prodotto.
Le poche persone che hanno avuto la sfortuna di trovarsi in pescheria questa mattina sono immobilizzate dalla paura; eppure la vicenda sarebbe di sicuro finita sui telegiornali nazionali delle venti e trenta, come nuova barzelletta dello stivale.
Paura? No Sebastiano non era davvero il caso di avere paura; neanche se quei tre avessero avuto addosso le maschere di Marcello Dell'Utri o Cesare Previti, e allora sì che i presenti avrebbero dovuto pensare al peggio.

Potrei disarmare Massimo da Gallipoli - penso - tanto le pistole sono fasulle, lo vedrebbe anche un bambino.
E se poi tirano fuori da sotto il cappotto quelle vere?
Meglio non fare gli eroi : mangiare pesce è importante, ma non così tanto.
Anche perchè, mentre sono immerso nei miei pensieri molto vili, a fare l'eroe ci ha già pensato qualcun altro.
Non avevo notato la sua presenza prima : era il Matto di Osoppo.
Era conosciuto così nella zona, e si era appena scagliato come un toro contro Romano Prodi.
E la mortadella, contro il toro, si sa, ha sempre vita difficile.

venerdì, marzo 12, 2010

ballando sotto le stelle marine

Non divagare Shultz, mi stavi parlando del Portogallo.

Stavo appunto per arrivarci: quella notte salimmo su quella vecchia Cadillac Ambulance e partimmo in fretta e furia. Una cattiva partenza, mi sarei dovuto aspettare il peggio.

Un attimo. Interrompe la registrazione. Ehi, guarda che cosi' non và. Prima avevi parlato di una Aston Martin. Hai detto, e cito testualmente: una stramaledetta Aston Martin DB4 serie Vantage stile Goldfinger. Non di una Cadillac Ambulance stile Ghostbuster. Non puoi mischiare le carte in tavola cosi'. Rischi di farla venire una merda. Questa è l'ultima volta che ti sbagli. Deve filare, lo sai.

Non mi sono sbagliato.

Come?

Andiamo, non saremmo mai potuti stare tutti e cinque in una DB4. Sei tu che l'hai detto: deve essere credibile.

Non deve essere credibile, deve solo filare. Chi vuoi che sappia quante persone possono salire sulla macchina di Goldfinger? Non lo noterà, lo sai che gli piace solo il...il suono delle parole. Continuiamo. Bob, ricordati di far partire la pioggia non appena Shultz dice... sfoglia il copione ...finchè non dice: "eravamo belli cotti".

Spike Due si mise al volante, io stavo dietro con Linda e Jerry.

Credo di sapere cosa successe dopo, avrò sentito questa storia un migliaio di volte.

Devi credermi, fu fantastico. Eravamo tutti distrutti, ma ci eravamo assicurati di portare alla Salamandra uno di quei bocadillos, perchè ci facesse entrare senza pagare ride, si aggiusta la cravatta, beve grandi sorsi d'acqua, ride era tutto sistemato e Jerry? Jerry prese il panino!

Un' ora dopo, esterno notte. Shultz e Numero Uno evitano un mendicante fastidioso.

Perché credi che lo faccia?

Shultz ti prego, non chiedermelo. Cosa ti sembro, Waiting for Godot? Ho i cazzi miei, anche se sono un'ispirazione costretta a crearne di altre.

Mi chiedevo soltanto chi glielo faccia fare, di farcelo fare intendo. Magari non dice a nessuno quello che tiriamo su. Tutte queste storie, queste ambientazioni, questi dannati piani sequenza.

Cosa vuoi che me ne importi Shultz, sarà nella nostra stessa situazione: lo fa perché lo fa.

martedì, marzo 09, 2010

La commedia degli iPiroga, atto II.

Irreprensibile è seduto in poltrona. La voce fuori campo di lord Baro è il sogno che Irreprensibile sta facendo.

Lord Baro: Che fare dunque? Avvertire Irreprensibile di ciò che mi è stato proposto? Rendere edotta la giuria? Indubbiamente ora ho un vantaggio, chissà che io non possa in qualche modo...
Studiare la situazione! Con metodo scientifico! Sondare il terreno: con un invito a cena per Irreprensibile. Infondo una cosa giusta sir Rodrizio l' ha detta: esistono diverse strade per diventare basileus.

Suona il campanello. Irreprensibile si sveglia e reagisce con disappunto.

Irreprensibile: Chi osa interromprere le mie speculazioni? Chi insiste sul campanello in questa maniera?

Irr. Guarda dallo spioncino. Il suo disappunto cresce. Apre la porta di casa.

Postino: Salve, posta.
Irreprensibile: (a bassa voce) Il postino, bah. Mi sembra di aver sognato qualcosa a questo proposito.
Postino: Cosa ha detto signore?
Irreprensibile: Grazie.

Irr. chiude la porta sbattendola. Torna a sedersi con la busta in mano.

Irreprensibile: Maledetto sempliciotto.
Ora vediamo cosa c' è qui: un invito a cena da via Nizza, lord Baro.
Sospetto che questa sia l' ultima trovata di quei due per ridere alle mie spalle. Lo so, non dovrei andare. Pero' sono curioso di vedere con quale astuzia troveranno modo di dileggiarmi, questa volta. Prima o poi mi riuscirà di beffarli, in barba alle loro trame.

Esce.

domenica, marzo 07, 2010

Acceglio

Non mi immagino più a vent'anni.
Era una cosa a cui pensavo spesso i miei vent'anni, prima che li avessi.
Poi improvvisamente non c'è stato più niente di interessante a riguardo, semplicemente li avevo.
A D. cercavo di spiegare come mai mi sarebbe piaciuto vivere un'allucinazione cosciente, uno stato inalterato di alterazione.
Adesso mi farebbe paura, vedere qualcosa che non c'è. Sentire le voci. Essere matto o anzi, impazzire.
E mi immaginavo a vent'anni, l'idea che avevo di me era in viaggio, in un altro paese, distante ma mai dimenticato, come l'Ulisse omerico, fierissimo, idolatrato ma modesto, potente ma misericordioso.
Oggi che ho più di vent'anni faccio cose inaspettate, come c'era da aspettarsi: trovo il tempo per leggere le indicazioni per il corretto utilizzo di una compostiera, mi metto le magliette di sempre, scrivo su questo blog, studio, vado in piscina, passo lunghe ore a farmi i fatti degli altri su facebook.
Insomma c'è di meglio, c'è di peggio. Cosi' è la vita dai, e anche se non fosse cosi' nel dubbio non sbaglio pensando il contrario.
Quella sera, la sera di Acceglio, la tizia che poi avrebbe parlato per tutta la sera di santa Caterina da Siena mi prendeva in giro perchè credeva che tenessi la sciarpa per darmi un tono, per fare colpo sulle tipe della mensa con un'aria da eroe vagabondo. Non perchè avevo freddo. Ho sempre pensato il contrario ma ora, adesso, penso che avesse ragione lei. Un giorno cambierò idea, di nuovo.
Sarebbe dovuto chiamarsi Villaro, ma cammini cammini e non possono accettarti dove lo chiedi. Cammini cammini fino a quando c'è un posto dove invece, si dai, ci stai anche te. La casa dei Fossanesi, incredibile.

venerdì, marzo 05, 2010

minestra della voce

Cammino nella chiocciola di un giro di basso, sulla strada di casa.
Incontro un ragazzo con la sindrome di Down, uno sguardo nemico, due ragazze annoiate alla fermata dell'autobus che fumano mangiando il gelato.
Proseguo, sono quasi al portone.

Pastiglia, caramella, bon-bon. Piccoli eventi di zucchero. Botte di energia: interruttori. Forse devi mangiare una caramella per ricordarti veramente qualcosa. Sia per recuperare il ricordo che per inciderlo, immagino che costi. Per lo stesso motivo per cui ci sono persone che usano il caffè come una pozione magica, non usandolo mai.

Non credo nemmeno io in questa mia teoria sul legame caramelle-ricordi. Lo zucchero e i viaggi nel tempo. Eppure mi sembra di percepire ogni pomeletto, come se li tenessi appiccicosi e dolci nel palmo della mano. Vuoto la scatola spigolosa di pastiglie del Re Sole sul marmo: guarda come sono piccole le mie memorie, non si sentiranno sole?

sabato, febbraio 27, 2010

Capitolo 1) Zuppa di pesce

Stomp!
La mia vita è scandita dal rumore sordo dei timbri postali. Uno dopo l'altro, senza tregua, cliente dopo cliente, vecchietta dopo vecchietta.
Le poste di Osoppo sono casa mia, e non è proprio un prototipo di casa dolce casa.
E la casa vera, a Rivoli, non è meglio di quella lavorativa.
Faccio questo mestiere da dodici anni, e non è difficile immaginare come il mio presente non sia il futuro che un tempo sognavo.
Vita spericolata, proprio come quelle dei film.
Eppure, qui a Osoppo, nessuno la conosce quella vita spericolata.
E' già tanto se qualcuno sa chi è Steve McQueen.

A ben vedere, io cosa ci faccio qui?
In effetti, un giorno, la signora Pasqualini, utente affezionata di quelle che la mattina vengono in posta anche se non ne hanno nessun motivo, me lo aveva domandato, dopo aver scoperto, in una delle nostre, piacevoli solo per lei, conversazioni, che ero originario di Gallipoli.
"Ma signor Sebastiano, quale diavolo l'ha condotta quassù?"
Un diavolo chiamato amore signora.
No, non sono sposato.
Esattamente, non è durata molto.
E poi basta, nessuna no.
(Mi sento un po' Battisti, oggi)
Quindi, perchè sono ancora qui dice lei.
Mi piace la gente, signora Pasqualini.
In realtà vi odio tutti, inospitali e gelidi friulani.
Ah, l'aveva intuito che mi trovo bene?
Com'è perspicace lei, signora.

Mi chiamo Sebastiano Scalise, e questo è il primo capitolo del mio libro, o almeno lo scheletro di quello che un giornò sarà un primo grandioso capitolo.
Sono un impiegato delle poste, volevo fare il poliziotto, e invece faccio un mestiere che odio, per di più in un paese che odio.
Recentemente ho preso il porto d'armi, nel caso mi venisse voglia di divertirmi con due caprioli, o di impallinare qualche bipede umano, nel caso una di queste mattine mi svegliassi un po' più triste del solito.
Per fortuna oggi è sabato, e posso farmi gli affari miei.
La cosa che mi manca di più della Puglia è il pesce.
Qui non sanno manco cosa sia il pesce fresco, conoscono solo la freschezza in differita.
C'è una bella pescheria, in via Trilussa, è aperta tutta la settimana, tranne la domenica, quando qui sono tutti a guardare l'Udinese alla televisione : cinque giorni di pesce congelato, e uno di pesce spacciato per fresco, arrivato - dicono - il giorno stesso da Udine.
Eppure lo compro spesso, quasi ogni sabato; soprattutto da quando sono diventato amico, se così si può dire, di uno dei pescivendoli, Mario, pugliese come me, ma di Bari: divisi da un secolo di profonda rivalità calcistica, ma cultori entrambi del buon pesce.
"Dottò, che piacere vederti, che cosa ti posso consigliare oggi?"
Dottò ad un impiegato delle poste.
Non lo correggo mai, usurpando ogni volta un pezzettino di vita che non mi appartiene.
Oggi sarei andato subito al punto, senza convenevoli.
"Mario carissimo, oggi avrei proprio voglia di..."
Odio essere interrotto, anche solo da uno sguardo di paura mista a stupore, come in questo caso.
"FERMI TUTTI, QUESTA E' UNA RAPINA"
Una rapina in una pescheria?
Avevo voglia di triglie, prima.

martedì, febbraio 23, 2010

La commedia degli iPiroga, Atto I

Scena: La stanza di soggiorno nella casa di Sir Rodrizio in Curzon Street.
Personaggi: Sir Rodrizio, baronetto; Lord Baro.


Sir Rodrizio: Non trovate che ci sia qualcosa che non va, a proposito del nostro giornale, signor Baro?

Lord Baro: No, nulla, signor Rodrizio. Certo, siamo sempre meno letti, ma non siamo mai stati letti molto. Siamo sempre più pedanti e criptici, ma non ricordo nessuno che ci abbia fatto i complimenti per la nostra leggibilità.

Non mi riferisco allo stile, in verità...

In verità?

In verità mi sembra che ci sia qualcosa di distorto e di pericoloso all' orizzonte... Avete letto gli ultimi post di Lord Irreprensibile?

Certo, li trovo geniali.

Si... Appunto... Geniali. Che cos' è il genio se non la più vile forma di prevaricazione? Si comincia col dire di uno che è un genio. Così, come se fosse una malattia; e poi si continua con l' incensarlo e sminuire chi gli è intorno. E si finisce con l' attribuirgli troppi poteri. Capite che il suo successo ci danneggia... Lo vedete, si comporta come se fosse lui il padrone... Noi iPiroga dobbiamo essere uguali... Omogeneità di stile, standardizzazione ad uno stesso livello... Per non deludere i lettori, si capisce... Per il valore dell' uguaglianza, valore che ahimè è stato così ingenuamente speso al di là della Manica...

Colgo una vena di insofferenza nelle sue parole, Sir Rodrizio, e non mi sembra giustificata: non è affatto vero che lord Irreprensibile si da delle arie (viene interrotto)

Forse a cogliermi è la stessa insofferenza che colse Cicerone quando difese la Repubblica, forse è la stessa insofferenza che faceva odiare ai romani il titolo di Rex! L' insofferenza si, mio caro lord Baro, è qualcosa che non può essere considerata sbagliata a priori. Spesso e volentieri è un valore, un baluardo erto contro la tirannide. Diciotto secoli di monarchia costituzionale dovrebbero avervi insegnato qualcosa. Ecco uno di quei mali che affligge il popolo inglese: la mancanza di memoria storica! Lord Baro, voi siete come un fanciullo mal istruito.

Ah! L' istruzione! Venite a parlarmi di istruzione? Non c' è nulla di più noioso, insignificante, inutile e sterile dell' istruzione obbligatoria. Non a caso (viene nuovamente interrotto)

Non vi ho invitato qui da me per abbandonarci a speculazioni filosofiche, caro lord Baro. Arriverò al punto della questione. Questa storia del Basileus degli iPiroga, vedete, mi desta alcune preoccupazioni... non poche preoccupazioni... Se cadesse nelle mani sbagliate...

Sir Rodrizio! Credo di avere intuito dove volete arrivare, e la mia risposta è no nel modo più assoluto.

Ma ascoltate prima di giudicare, il titolo deve andare a una persona equilibrata, che sappia gestire con umiltà ipiroga, la stessa umiltà che ha fatto grande la nostra Inghilterra. Questa giuria si attarda a decidere? Bene approfittiamone. Ci deve pur essere un modo...

Ora state esagerando. Cercherò di dimenticare quanto mi avete detto. (Esce)

Questo lord Baro sembra più onesto di quanto mi aspettassi, accidenti a lui e a alla sua dabbenaggine! Ci porterà alla rovina.
Comunque ormai il dado è tratto. Molte volte gli eventi mi hanno dato modo di vedere come gli uomini non siano superiori alle mie stime. Staremo a vedere.