lunedì, giugno 28, 2010

stacco


I sogni sono generalmente ricordati insieme ai desideri, anche se non è detto che tutti i sogni possano (o meritino di) essere ricordati. Mi viene quindi naturale pensare che anche alcuni desideri non meritino tanto di essere espressi quanto di essere esauditi.

Il desiderio è considerabile un atto di fede, in quanto si esprime generalmente nella solitudine del proprio pensiero, nella speranza che qualcosa di più potente e più attento di noi sia al momento in ascolto. L'unica ottica laica del desiderio mi sembra essere quella della formulazione (magica?) di un obiettivo, definendolo in modo preciso a sé stessi, in modo da renderselo personalmente più chiaro e conseguentemente più realizzabile.

La consultazione dell'oracolo di sé stessi non è altro che masturbazione e l'ipotesi di un desiderio con radici religiose mi sembra perlomeno un rapporto impari e meglio delineato.
Desideri espressi senza professionalità finiscono con l'avere caratteri più romantici e meno efficaci, che sfumano in un tempo tanto impreciso quanto lo era la loro formulazione.

Il tempo del desiderio non è tuttavia vincolato dalla natura di chi lo esprime o dalla sua volontà. Vive di vita propria, intervenendo là dove è richiesto se e quando lo desidera, rendendo tutto più complicato.

Tutti gli eventi, una volta avvenuti, modificano quelli futuri e la visione che se ne ha di essi. Esistono tuttavia avvenimenti che proiettano la loro influenza non solo nel futuro, ma anche nel passato. Episodi cosi' importanti da modificare la realtà che li porta a compimento, come preparando tutta l'esistenza al loro arrivo e alle modifiche che seguiranno.

I desideri, quelli più esaudibili almeno (pertanto i più rari), sono appunto eventi di questo tipo che possono arrivare a fermare il sole là dove c'è bisogno di più luce.

giovedì, giugno 17, 2010

Estati d'animo (quinta parte)

Si allontanò dalla festa per sedersi sulla spiaggia e valutare meglio l'idea di un bagno.
Un cane le venne incontro, seguito da una ragazza abbronzatissima che si sedette accanto a lei mentre il cane si lasciava accarezzare.

Sulla targhetta del collare c'era scritto "Tattva".
Questo restò a fissare il mare, ansimando con la lingua penzoloni mentre le due si presentavano.
La ragazza era una delle organizzatrici della festa. Dalla sua abbronzatura profonda ed uniforme e da alcune parole particolari che disse, si fece l'idea che si trattasse di una donna del Sole, una persona che aveva scelto di non viaggiare come tutti gli altri ma di rimanere sempre in un unico luogo della terra.

Indicando l'anello le disse:
"E' stupendo. Come vorrei averlo!"
Si guardò la mano, aperta davanti a sè. Era il regalo di suo padre per il diploma. Un anello costoso che aveva comprato a Mosca, quando viaggiare lontano aveva tutto un altro significato.
Scherzando rispose: "Cosa offri in cambio?"

Non poteva credere che l'avesse presa in parola eppure la ragazza cavò dalla borsa una tazzina da caffè, una conchiglia, un pacchetto di sigarette ed una pinzatrice, disponendoli sulla sabbia ai suoi piedi, accanto al cane. La guardò stupita, decidendo comunque di stare al gioco.
Era improbabile che non riconoscesse come il valore di quell'anello superasse sicuramente qualunque altro oggetto diverso dal denaro che potesse portare dentro quella borsa, eppure la sua proposta era sincera.

Si senti' spaventata al pensiero che se anche uno scambio come quello poteva essere giustificato nell'assurdo di un mondo immobile se per caso, il giorno dopo, tutto fosse ritornato alla normalità lei avrebbe perduto non solo un oggetto nuovamente di valore ma anche uno dei pochi elementi di contatto con quello che era il mondo "prima" e che comunque, anche al riprendere della rotazione della terra, non sarebbe mai ritornato ad essere tale.

Pensò che avrebbe potuto o forse dovuto, per rendere almeno lontanamente equo lo scambio, chiedere il cane, ma non se la senti' di esporlo alla vita sempre in movimento in cui l'avrebbe dovuta seguire. Inoltre le dispiaceva proporre di separarsi ad un cane ed al suo padrone per cui, sull'onda di un riconosciuto colpo di testa, decise di prendere la pinzatrice.

Pochi minuti dopo la ragazza se ne andò, senza intimare al cane di seguirla, senza degnarlo di un cenno o di un saluto. Restò li' sulla sabbia, contemplando con lei l'illogicità di quel baratto.
Arrivarono dei bambini, chiamandolo per nome: il cane era loro.

sabato, giugno 12, 2010

Sulle Vie

La teoria ha il pregio di spiegarci bene le cose, di cominciare dall' inizio, ma nasce dall' intuizione.
L' intuizione e' qualcosa di magico, un mostro che si alza (grondante) dal lago della mente. Quando iniziamo ad interrogarci sul luogo metafisico dal quale proviene l' intuizione possiamo incominciare senza macchia un percorso che si chiama: la via.

La via del Fandango, la Via della Seta, la route de Genes. Che da Nizza ci porta a Genova. Via Nizza.
La via dello Zen. La via di Pre'. Le vie della conoscenza. La ricerca del senso. L' esperienza, i sensi.
Infine le risposte.

La moltepricita' delle destinazioni e delle partenze e' spesso sconfortante; se si fa riferimento a luoghi non fisici la trama si infittisce. Si, era una notte buia e tempestosa, ma la Luce splende nelle tenebre e le tenebre non l' hanno vinta.

Confrontare le vie che ci sono proposte, per selezionare la piu' breve, la piu' tranquilla, la piu' ricca, la piu' adatta, richiederebbe di averle percorse tutte. Si deve cominciare con una scelta. E in questa scelta siamo aiutati da un bodhisattva: il piu' santo, colui che aiuta gli altri a raggiungere l' illuminazione, sacrificandosi. Se questo vi ricorda qualcosa o Qualcuno non penso che sia un caso.
Non parliamo soltanto di figure tipizzate: ma di veri santoni, profeti, di indicazioni stradali sbagliate.



Bust of an Attendant Bodhisattva (Mural fragment from south wall of Mogao Cave 320, Dunhuang, Gansu province), early 8th century
Mural painting
Chinese, 8th century
Tang dynasty, 618-907
Fragment of a wall painting mounted as panel; pigments on gesso ground over plastered clay walls. From the south wall of Mogao Cave 320 at Dunhuang, Gansu province.
painting proper (irregular): 37.8 x 29.2 cm (14 7/8 x 11 1/2 in.)
framed: 73.66 x 58.42 cm (29 x 23 in.)
Creation Place: Dunhuang, Gansu province, China
Harvard Art Museum/Arthur M. Sackler Museum, First Fogg Expedition to China (1923-1924), 1924.43



Una felice indicazione culturale: la figura di bodhisattva che strappo' dal muro qualche barbaro deficiente nelle grotte di Mogao ora è in Inghilterra. E' andato la' ad indicare la via.

Il ladro, storico dell' arte, ispirò il personaggio di indiana Jones, che a sua volta ispiro' indiana Pipps, che a sua volta ispiro' le pippets. Mangiava negritas. Ma come si suol dire, questa e' un' altra via.

giovedì, giugno 10, 2010

Estati d'animo (quarta parte)

Ancora una volta, la sua casa cambiava.
I ragazzi con cui condivideva lo scompartimento dovevano essere più giovani di lei, parlavano tra loro facendo dell'altro nel frattempo, annoiati dalle lunghe ore di viaggio.
"Ehi, non sembra il tramonto doppio di Tatooine?"

L'immensa palude nebbiosa su cui sfrecciavano levava dense nubi di vapore che in una sorta di miraggio facevano raddoppiare il sole, alto nel cielo.
"Senti che cosa ha scritto quel tizio che abbiamo incontrato ad Alexanderplatz il mese scorso: destinazione Samoa, i ragazzi fortunati si tatuano. Pensa te che culo, un tatuaggio samoano originale. Ho fatto bene ad aspettare, prima o poi ci manderanno là anche a noi."

"Pare ci sia un sacco da fare, però mi sembra difficile arrivarci da qui. Quasi sicuramente sarà per il prossimo giro."
Le palafitte su cui il treno si ergeva erano state una delle prime grandi opere costruite nel centro Europa da quando il giorno perenne aveva trasformato buona parte del Mediterraneo in un acquitrino fumoso.

Da ragazza o forse da bambina, comunque molti anni prima, aveva sognato altre catastrofi, alimentate dalla pubblicità e dalla narrativa. Erano sempre situazioni limite in cui i protagonisti del disastro erano pochi e ben definiti eletti, soli in un mondo dove tutto l'irraggiungibile diventava insieme accessibile ed inutile, come la macchina sportiva di Charlton Heston.

Nessuno, nè lei nè quei ragazzi erano diventati eroi, Adami, Eve o ultimi araldi dell'etica umana il giorno in cui il sole aveva deciso di non baciare più l'altra metà della Terra. Si erano tutti coscienziosamente dati da fare, organizzandosi nel modo più logico possibile, sostituendo i bisogni e le offerte ormai assurdi nel nuovo ordine delle cose.
Avevano agito come un sol uomo: adattandosi.

Era la fine del mondo ed il mondo non era finito.

domenica, giugno 06, 2010

Estati d'animo (terza parte)

L'ombrello l'avrebbe riparata ancora una volta dal sole e dalla cenere.
Era un lungo ombrello nero, appartenuto forse a sua nonna, un ricordo di quando la terra era ancora capace di girare su sè stessa.
I grandi incendi del nord avevano rialimentato le nuvole di polvere, che adesso comparivano alte sull'orizzonte.

La tempesta sarebbe cominciata e finita presto, senza danno.
Intanto la sala del consiglio cominciava a riempirsi e vicino a lei si vennero a sedere i suoi vicini, con cui aveva cenato la sera prima.
Erano slavi, genitori di due bambini, diretti verso il nord Africa entro la settimana seguente.

Le avevano fornito importanti dettagli sulla zona, elencato le cose da fare e da vedere. Erano per lei la logica incarnata della famiglia e dell'amicizia: la testimonianza continuamente ripetuta della propria esistenza, la vita riflessa in sè stessa, nel partner e nel frutto del reciproco amore.

Erano ridondanti, eccessivi richiami alla propria presenza nel mondo. Erano talmente vivi ed uniti e noiosi e sicuri di sè nell'incertezza solitaria dell'umanità in marcia da sembrare a sè stessi per primi incredibili. Ma erano anche brave persone, che amando sè stesse amavano anche gli altri, e che le avevano tenuto compagnia quando l' autostima e la cultura non avevano saputo rispondere della sua solitudine.

Li ascoltò esporre alla comunità le migliorie che stimavano necessarie, le loro proposte per la gestione delle risorse del campo. Li ascoltò con rispetto, ma senza interesse. Erano, forse, già partiti.

mercoledì, giugno 02, 2010

Estati d'animo (seconda parte)

Il bungalow aveva conosciuto tempi migliori ma almeno si trovava vicino al campo di pannelli solari che le era stato assegnato.
Trovò solo un flacone di shampoo vuoto in mezzo al bagno, forse caduto nella fretta del trasloco dell' inquilino precedente. Controllando il libro dell'appartamento realizzò che chiunque fosse non aveva trovato il tempo di scrivere una riga nell'arco di un mese.

In bagno ed in cucina, caratteri cubitali neri invitavano ad idratarsi ed a proteggersi dal sole in tre lingue. Indossò il costume da bagno che aveva preso aspettando l'aereo, quando l'idea che dopo quindici mesi sarebbe ritornata al sole era diventata tangibile nella sua mente.

Uscì dal bungalow sistemando la sdraio in piena luce ed una certa malinconia la attraversò prima che il sole cominciasse a scaldarla veramente. Le lunghe ore in palestra, le sedute di sole artificiale, i giorni passati aspettando quel momento nella notte dall'altra parte della terra assumevano ora toni di tristezza. Cominciò a sfogliare il libro della casa, cercando qualche proposta divertente per passare il tempo anche se il mare era troppo distante per sperare in feste sulla spiaggia o in sport acquatici.

Preferiva sicuramente quell'arida campagna all' opprimenza di una metropoli semi-deserta ma quell'atmosfera paesana senza un' ombra dove far riposare la sua solitudine la angustiava. I suoi vicini non sarebbero stati misteriosi festaioli come nella Notte, ma esseri dai contorni definiti. Illuminati da una luce monotona, tutti i suoi possibili vicini sembravano insipidi come amori passati, conosciuti troppo bene e troppo correttamente.

Per quanto le discoteche locali riuscissero a ricreare al loro interno una notte fittizia, all'uscita il sole avrebbe sempre ripulito dai visi le forme che le luci intermittenti e multicolore avevano fatto emergere. A cuor leggero invidiò persino coloro che erano nati fuori dalle città cento o duecento anni prima. Coloro che pur abitandone al di fuori, in piccoli ambienti rurali, potevano conoscere abbastanza la città da sperare un giorno di andarvi ma non ne avevano un 'idea sufficientemente chiara da capire che là nulla sarebbe cambiato.

Adesso che per necessità l'umanità intera, spostandosi mese dopo mese verso est, era un social network reale dove quasi ogni giorno si avevano nuovi vicini e si conoscevano nuovi luoghi, la sua mancanza d'euforia per il sole ritrovato era per lei stessa il segno che la sua voglia di scoprire qualcosa di nuovo nasceva da quanto le veniva celato.

Pensò quindi ai suoi amori passati, ai suoi peccati notturni, al suo sesso orgiastico nella parte spenta del mondo. Pensò a lungo, abbronzandosi.

domenica, maggio 30, 2010

sabato, maggio 29, 2010

Estati d'animo (prima parte)

Era una notte buia e tempestosa, o almeno lo era stata.
Si girò per osservare meglio i suoi compagni di sedile, fingendo di guardare qualcosa nel finestrino opposto.
Erano entrambi uomini: assonnati, rasati, imbarazzati. Nella macchina dominava una certa sensazione di inqietudine sin da quando erano entrati nel Giorno. L'instancabile illuminazione prometteva contemporaneamente un'abbronzatura perfetta ed allucinazioni da insonnia.

Il passeggero davanti portava ancora la mascherina ma doveva essere sveglio già da un pò, l'aveva sentito rovistare alla cieca nel portaoggetti della portiera. Si erano a malapena intravisti quando era salita in macchina, la sera prima. Difficile ricordarsi chi fosse, i viaggi erano diventati tanti da confondersi tra loro.

Il guidatore si rivolse a lei in un inglese stentato: sarebbe stata la prima a scendere.
Guardò fuori dal finestrino, questa volta il suo. Le cose apparivano finalmente nel loro colore, anche se la stessa luce che li rivelava aveva stinto ed arso i toni. La macchina rallentò, incuneandosi in quelli che prima dovevano essere stati pregiati vigneti.

Sorrise: sarebbe tornata ad indossare gli occhiali da sole.

sabato, maggio 22, 2010

Estati d'animo

Insomma: questa riflessione spocchiosa dai toni inquisitori non è in grado di portarmi da nessuna parte. La conoscenza delle vie della conoscenza e la conoscenza della conoscenza delle vie della conoscenza e seguenti è difficile da affrontare nel modo che ho usato finora senza una metodologia scientifica e l'utilizzo di una terminologia specifica. Il rischio è quello di ricadere continuamente in una tautologia sterile e noiosa.

Per rispetto di coloro che queste riflessioni le operano in seguito ad uno studio approfondito, studio che in genere richiede un certo silenzio, mi addentrerò ulteriormente in queste riflessioni avvalendomi di un silenzio rituale. Un silenzio nè reale, nè metaforico, nè semplice sotterfugio per sottolineare con maggior chiarezza i punti d'interesse.
Inutile cercare di dilungarmi nella natura di questo silenzio dopo essermi finalmente allontanato da un linguaggio troppo tecnico che non sono in grado di padroneggiare.

I metodi cambiano, ma la ricerca rimane la stessa: la neotenia sottolinea negli adulti di oggi caratteristiche morfologiche e fisiologiche tipiche delle forme giovanili degli antenati, la conoscenza è la consapevolezza della comprensione dei fatti ottenuti attraverso l'esperienza o l'introspezione, il tempo è ciò che collega gli adulti con gli antenati, il 'posteriori' con il 'priori', il prima con il dopo ed il dopo con il prima.
Con queste premesse, possiamo cominciare.

Era una notte buia e tempestosa...

giovedì, maggio 20, 2010

Lo Statuto dei Perdenti

Aveva ragione Cesare Lombroso? Aveva ragione Cesare Lombroso! Aveva ragione Cesare Lombroso ma.
Lo Spettatore Imparziale prende una sedia, la trascina in mezzo alla Via Pedonale, e ci posa sopra le chiappe pesanti. Come le vecchiarelle sull'uscio di casa nella Calabria più autentica, in silenzio spende il tempo nell'osservazione. Via Pedonale, bel nome.
Spettatore è di buona cultura, ha frequentato le scuole alte, conosce la storia, la filosofia, la musica classica, va matto per il Pop. Conosce Durkheim, Kant, Hegel, Benedetto Croce, Pufendorf, Lombroso. Si chiama Spettatore ma indossa panni da Narratore.
Anche l'inesperto sa discernere tra i folli e i sani, è capace di distinguere i briganti dai santi, le androcchie dai nani, i pederasti dai golosi. Mattoidi, Criminaloidi, Delinquenti per passione, per abitudine, per nascita, tutto giusto Cesare, ma, se permette, dimentica qualcosa.
Spettatore fa la voce grossa, con le mani finge goffamente di impugnare un microfono.
Pensa in terza persona ora : per poter afferrare il concetto occorre spostare l'occhio di Spettatore sull'altro lato della strada. Un fiume di gente mossa dallo sbattere delle sue ciglia.
La figura del barcaiolo gli ricorda un bambino dinoccolato che in treno leggeva Siddartha ad alta voce.
La Scissor Sister che non ti aspetti : la donna.
L'equivalente femminile degli atavismi maschili più del delitto è la prostituzione (Spettatore sobbalza sulla sedia per la forza del pensiero che ha formulato), parallelo femminile del furto dell'uomo. Segni di donna sono l'iracondia, l'intuizione, la propensione ciarliera; maggiore sopportazione delle disgrazie, maggiore irritabilità. Minori stigmate degenerative nel corpo femmineo hanno portato ad una minore frequenza di criminali-nate-donne, ma la preponderante emancipazione del genere femminile degli anni post-industriali, unita agli atavasmi appena descritti, hanno causato la formazione di una nuova amorfa forma maschile, che la società, onestamente, non può più ignorare.
Spettatore per un attimo dimentica di essere Imparziale e batte le mani forte.
Il Perdente, nè genio nè mattoide, nè brigante nè dannato.
Tira fuori un pennarello dalla tasca, e dall'altra un sasso piatto; non è grosso, ma può bastare : Spettatore scrive stretto, la classica scrittura imparziale. Il pennarello ha stampata sopra una donnina nuda. Spettatore c'è molto affezionato, ha scelto quel pennarello tra molti altri con molte altre donnine : ha scelto Lei.

Data : Oggi, giorno Qualsiasi, Breve Memoriale del Perdente

1 il Perdente non sa di essere tale fino a quando la Donna glielo ricorda, mascherando le sue intenzioni dietro ad un perbenismo sottile

2 il Perdente invece non si sente diverso dopo la rivelazione, sia ex ante che ex post si butterebbe nel fuoco per Lei

3 Lei, asfissiata, lo tradisce, il Perdente che assiste al tradimento della Donna reagisce in due modi : a) continua ad amare La Donna, b) cerca un'altra Lei, sperando lo tratti con più rispetto, ma ora si sente Perdente per davvero

4 il Perdente a) è Perdente Patentato : Lei lo lascia per l'Altro, Lui reagisce unicamente smettendo di guardare film a luci rosse, causa timore di disperdere il suo seme, ora improvvisamente diventato preziosissimo : serve per quando Lei ritornerà

5 Perdente b) è Perdente Tracotante : si crede un bello, un Perdente di Successo. Fa troppa selezione all'ingresso, si comporta da Gastone ma è Paperoga. Alcune Lei non se ne accorgono, ma Perdente le rifiuta, vuole il meglio : la Lei nuova, sconosciuta agli amici, mai vista bazzicare in giro, bella perchè misteriosa, così diversa dalla vecchia Lei, così perfetta per diventarne la nuova versione

6 Perdente a) sposa a 58 anni la vicina di casa, che gli abita a fianco da tutta la vita : Lei c'era quando la Prima Lei se ne è andata; è contento, ridimentica di essere Perdente

7 Perdente b) non si sposa, ridimentica di essere Perdente andando a prostitute : gli ricordano la Prima Lei. E' contento

8 Perdent

La sedia si rompe sotto il peso del sedere di Spettatore, il pennarello con la donnina provocante rotola dall'altro lato della Strada; un giovane virgulto lo raccoglie, lo sta per buttare via, ma vede Lei : lo infila nella tasca delle braghe, compiaciuto.
Spettatore Imparziale ora sa di essere Spettatore Perdente.

sabato, maggio 15, 2010

sineddoche

In Russia la spina si chiama rosetta.
Non sto parlando del fiore, ma della presa.
Insomma la spina elettrica, che poi di spine in Italia, ne ha tre.
Mi sembra più giusta la dizione russa: non c'è rosa senza spine.
Ma perchè rosetta?

Tutto questo farebbe pensare che conoscere molti dei nomi con cui vengono chiamate le cose ci permetta di conoscere meglio anche loro.
Ne dubito: avrà poi senso sentire il proprio nome trasposto in altre lingue?
Filippo, Philippe, Felipe hanno poco in comune, a meno di non metterli in riferimento all'amore per i cavalli o ad una persona in particolare.

L'esistenza di ipocrostici e soprannomi rafforza in qualche modo la mia tesi: la perdita del significato del nome non intacca il suo potere di riferirsi a quel Filippo che abbiamo nella nostra mente. Nel particolare quel Filippo sono io, che da piccolo mi chiedevo quanto segue.

A cosa pensa un'inglese quando pensa ad una farfalla? A 'butterfly' ? Quasi sicuramente non a 'farfalla'! Ed io, che l'italiano dovrei saperlo, penso forse alla parola con cui ci siamo accordati di chiamare quell'insetto (termine che a sua volta è frutto di una convenzione) o penso a lui attraverso i sensi con cui lo percepisco adesso? O all'idea che ho di lui? Ad una farfalla generica forse, ma particolare ed unicamente mia, nata nell'istante in cui ho avuto la coscienza che potesse esistere?

Difficile proseguire per questa via, di certo si può dire soltanto che è ben difficile, per descriverla a sè stessi, associare una farfalla a ciò di cui si nutre.
Per esempio del nettare di una rosa, o rosetta.

domenica, maggio 09, 2010

l'amore delle balene

L'amore visto da qualcosa che ha una lingua di più di trecento kili, chissà come si baciano.
E se non si baciano, il loro amore sarà poi vero come il nostro?
Chissà se invece il loro amore non è più sincero e più esteso, siccome sono costretti a nuotare anche nel sangue e negli umori di mille altre forme di vita. Se si può provare l'amore in quelle condizioni, deve essere necessariamente un sentimento più forte della vita stessa.
Mi sembrano ora illustri e rispettabili i loro richiami, persi nel buio delle profondità dell'idrosfera, gettati alla ricerca di orecchie che sappiano ascoltare.
Immagino sia difficile cercare l'amore in millequattrocento milioni di kilometri cubi d'acqua.

sabato, maggio 08, 2010

La sega

Una sega e' da non disprezzare,
anche il povero se la puo' fare.
Piace ai grandi ed ai piccini:
se le fanno anche i bambini.
Politici, impreditori,
ricchioni, dottori,
ristoratori!
Nessuno rinuncia alla pugnetta,
meglio di una sigaretta.
Preti, guru, baroni,
nessuno rinuncia a svuotare i coglioni.

Se ti dicono segaiolo?
Non ti curar di loro! (Guarda e passa)
con una mano in tasca
solletica il fagiolo.
Non dimenticare l' inseg(n)amento,
ti garantisce gran godimento.

Ma se un giorno delle brutte persone,
ci proibiranno la masturbazione?
Diremo no alla colazione,
no al pranzo, no alla merenda,
no alla cena:
ci lasceremo morire di fame.
Poco prima di spirare,
tireremo fuori il salame:
una bella sega.

venerdì, maggio 07, 2010

Drill, baby, drill!

Fontana dei Quattro Fiumi, Piazza Navona, Roma.

Dopo anni di riflessioni, sono convinto di essere uno snob. Spero sia una cosa passeggera: è seccante pensare che tutto diventa bello e meritevole solo se lo conosco e che di conseguenza mi entusiasmo per qualsiasi cosa. Esatto, come un deficiente.

Alcuni capisaldi di questa mia specie di sciovinismo sono: il considerare deplorevole l'utilizzo di o più semplicemente il riferimento ad opere altrui. Questo perchè credo troppo facile imbarcarsi sulle emozioni suscitate da qualcos'altro. Reputare meschino il riferimento esplicito alla politica e a fatti di attualità, peggio ancora quando il gossip entra negli affari di stato o di responsabilità sociale viceversa: mi crea il prurito e l'imbarazzo. Stimare infine un suicidio stilistico l'utilizzo di citazioni o di parole di lingue diverse da quella utilizzata. Linkare qualcosa, che schifo.

Come diceva Virginia Wolf: L'essenza dello snobismo è che vuoi far colpo sugli altri.
E' la notte dell'outing: credo che sia vero anche questo, lo so perchè l'ho provato sulla pelle.
Credi di essere un ispirato cantore, guardi la pulizia dei tuoi ragionamenti e credi che sia meglio concludere ora il tuo show, visto che sei all'apice. Poi ti ritrovi a scrivere una cosa cosi', ponendola all'interno di uno dei tuoi percorsi di riflessione di cui vai più fiero pur di sfatare tutti gli scheletri stilistici che ti rallenterebbero, negandoti ulteriori vie del pensiero.

Prima dell' anticatarsi finale, ossia citare me stesso, vorrei spiegare il titolo: "Trivella tesoro, trivella!" fu un espressione utilizzata durante la campagna elettorale dei Repubblicani Statunitensi del 2008 per indicare la volontà di incentivare l'estrazione di petrolio in alto mare. Ulteriori informazioni possono essere trovate qui.
In questo caso indica la volontà dell'autore di proseguire, di scegliere il sentiero difficile, in salita.

Le scale hanno gradini sempre più piccoli man mano che le si sale. L'ottima conoscenza dei primi, fondamentali gradini non è sufficiente, purtroppo. L'intarsio è secondario alla struttura. L'unica fonte di elevazione è l'accettazione di miglioramenti sempre più impercettibili e la fede che questi siano effettivamente, sommati tutti insieme, almeno un poco più in alto nella profondità del pensiero.

"Non siamo fatti per capire, tanto meno per conoscere. Quando capisci qualcosa ti fai una violenza, ti allontani dalla paradisiaca preistoria in cui l'uomo semplicemente c'era, forse ruminando poco elegantemente."

venerdì, aprile 30, 2010

L' età del consenso

Questa riflessione nasce dal pensiero che le prugne, anche se ti piacciono, prima o poi ti faranno cagare.

Il celebrato traguardo della maturità (sedici, diciotto o ventuno anni a seconda del luogo, tralasciando l' "a seconda del tempo") non mi si era mai posto prima d'ora nel suo significato letterale, ovvero in riferimento alla maturazione della frutta.
Lasciamo momentaneamente da parte, visto che tutti ne abbiamo la sommaria immagine data dal senso comune, i concetti di maturità sessuale e penale. Lasciamoli dunque nell'ombra ma senza allontanarli: pronti a trapelare là dove il ragionamento lascierà aperte chiare brecce.

Ritorniamo sui nostri passi: siamo alla frutta.
Il concetto di maturazione in quest'ottica prende il chiaro significato di fine della crescita e comporta una serie di importanti modifiche nel frutto, dovute in gran parte all'etilene (o etene) che nei vegetali svolge il ruolo di ormone. A questo punto è opportuno osservare come nell'uomo l'etiliene in gas fosse utilizzato come narcotico. Eppure il rilassamento dei muscoli, l'inflaccidimento, la marcescenza mentale imposta dagli anestetici sono tutti elementi che nell'uomo dovrebbero comparire molto tempo dopo la cosiddettà maturità.

E se anche la frutta aumenta i suoi aromi, si ammorbidisce, in un certo senso è qui che comincia a marcire e non soltanto dopo il picco di maturazione ma proprio alla fine della crescita. Non ci sono periodi di stasi, gradini in cui godere della propria forma di frutto sodo ma non troppo. La natura è matrigna e soprattutto è una grande imprenditrice: come tutti sa che il tempo è denaro e chi più ne ha più ne metta.
Ritengo a questo punto importante segnalare che l'etilene venne usato anche in campo bellico, per la produzione di armi chimiche e come combustibile per lanciafiamme. Per un attimo ho la tentazione di riportare i versi della Spigolatrice di Sapri, che avevo dovuto studiare a memoria alle medie, per rendere più chiara la mia immagine.

Ritorniamo alle persone, inutile dire che questo mio modo di scrivere (tedioso anche per me, credetemi, ma forma e contenitore necessario per i concetti che precariamente trasporta) avrà sicuramente annoiato il lettore meno affezionato, che come minimo si aspettava facili riferimenti ai meloni e alle pere. Chiedo scusa se non l'ho fatto, sarà perchè per tutto il tempo che sono stato a elaborare questo scritto ho pensato soprattutto alla mela del peccato originale e alla zucca trasformata in carrozza (per andare a cuccare, ovviamente) di Cenerentola. Ci ho pensato cosi tanto che alla fine la voglia di parlarne mi è passata, essendo per così dire "sfiorita".
E' questo il momento in cui è mio dovere ricordare, per coloro che non l'avessero fatto già da soli, che nella frutta al momento della maturazione l'atto sessuale è già stato compiuto, e da tempo. Se mi perdonate il gioco di parole: il frutto è il frutto di quel gesto.

Per tirare le somme, tutto ci dimostra ancora una volta come la comunicazione sia nata sopratutto nella speranza di (e non per evitare) un equivoco, vedendo anche come crescita l'incomprensione e la cattiva interpretazione delle cose. Se chiamiamo con il nome di maturità un singolo istante, basato su convenzioni totalmente umane di tempo e di età piuttosto che sulla chimica dell'individuo è perchè sarebbe ben difficile identificare con un termine chiaro e di durata finita (pensate alla brevità di parole come "spostati!" o "attento!" o "cretino!" che ogni giorno ci impediscono di farci del male) tutto quell' intimo sovrapporsi di stati di maturazione delle idee e delle conoscenze, che operano un' azione opposta allo sbucciamento sulla polpa del figlio dell'uomo.

sabato, aprile 24, 2010

Quo viados, baby?

la discoteca è uno dei luoghi dove si perdono le anime
e non intendo un luogo di perdizione
lo reputo piuttosto un luogo degno di eventi paranormali
come le navi dei pirati o le villette isolate in rovina
posti dove la gente abbandona parti di se
in guardaroba ectoplasmatici
senza malinconia
fotografati da luci stroboscopiche
danzano fantasmi lasciati al largo delle coscienze

Capitolo 4) De dodododadada

Come ogni lunedì esco di casa, impermeabile beige, cappello, lettore mp3 nelle orecchie.
Sono un tipo giovanile, tutto sommato.
Monto sulla mia bicicletta color verde bottiglia, Rivoli-Osoppo solo andata. Niente ritorno?
Pedala pedala. I Police scandiscono il ritmo e mi liberano la mente, quasi non sento la fatica.
Viale Mazzini. L'insegna gialla e blu di PosteItaliane mi guarda torva, e io ricambio senza farmi pregare.
Fermo la bici.

Ma solo per far passare un pedone.
Le poste di Osoppo scivolano via, il vento mi attraversa i capelli che ho deciso di tornare a portare lunghi, proprio come quando ero ragazzo.
Sono sei mesi che mi sono licenziato; la mia vita adesso è un'altra.
Ma non sono del tutto sicuro che possa considerarsi migliore di quella precedente.
Ad esempio il pesce : Mario non mi ha più visto.
I guadagni non sono più buoni (erano buoni?) come quando passavo la giornata a mettere timbri ed a bere caffè extrazuccherato che in bocca aveva lo stesso un forte sapore di rimpianti.

Sono arrivato. Lego la bici dopo esserne sceso con un saltello, e, nell'ordine : 1) mi accorgo che fa ancora troppo caldo per l'impermeabile, 2) mi innamoro, come ogni santo giorno, della figlia del mio barista, 3) ordino un caffè (senza zucchero) e un cornetto, desiderando che in realtà il barista, Cesare (romano, laziale, fascista), me lo farcisca con sua figlia, invece che con la marmellata, 4) prendo in prestito - rubo - la copia giornaliera del Messaggero Veneto, 5) salgo in studio, non senza trovare il tempo di sganciare un' occhiata da polipo a Manuela, la figlia del barista in questione, che ovviamente non ricambia, limitandosi a salutarmi : in fondo sono un cliente affezionato.

Giro la chiave nella toppa, e faccio i soliti tre giri : Oscar ancora non c'è, e per la verità, ne sono molto sollevato, così posso leggermi il giornale in pace; tanto alla mattina di gente da queste parti se ne vede ben poca.
Non che al pomeriggio invece ci sia la fila, intendiamoci.
Allungo le gambe sopra la mia scrivania, lancio il cappello sull'appendino, e miracolosamente vi rimane appeso (cosa che credevo potesse accadere solo nei film).
Una vera mattinata da investigatore privato, penso soddisfatto.

Sono sei mesi e due giorni che lavoro con Oscar, l'ex matto di Osoppo, e, quando a volte ne riparliamo, ancora ci fa molto ridere il fatto che io lo considerassi tale.
Sono diventato socio di questo piccolo e angusto studio : giochiamo a fare gli investigatori privati e per il momento riusciamo pure a campare con questa nostra attività ludica.
Clienti? Specialmente mariti insicuri che desiderano controllare le mogli, che reputano infedeli, e che, il più delle volte, lo sono davvero.
Sono felice? Forse. Fatto sta che da quel sabato fatidico in pescheria, alle poste non mi hanno più visto, se non in cartolina, giusto per sponsorizzarci un po' : "saluti da Corso Montale" con me e Oscar in giacca cravatta e occhiali scuri da Blues Brothers; tre isolati di distanza, studio investigativo Scalisi-Calippo (che cognome avvilente, non sapete quante volte ho cercato di convincere Oscar a cambiarlo).

Proprio quando ho trovato un articolo interessante, bussano alla porta.
Oscar.
Porca miseria, ora avrà pure la pretesa di lavorare?
"Entra miserabile, tra i due il socio che arriva sempre in orario in ufficio sono io".
"Miserabile? Beh, non mi aspettavo una festa in mio onore, ma nemmeno questa accoglienza Sebastiano!"
Questa non è il timbro vocale di Oscar, e quando mi sporgo a guardare, mi accorgo che alla voce diversa segue anche un corpo diverso, un corpo di donna.
E' Deborah, la donna responsabile della mia risalita d'Italia, dalla Puglia fino a quassù in Friuli.
Non la vedo da...non mi ricordo nemmeno più da quanto tempo.
Anni sicuramente, e tuttavia la mia mente riformula lo stesso pensiero della prima volta in cui la incontrai : Deborah, che nome da troia. Con quell'H aspirata poi.
Mi chiede se può sedersi, togliersi la giacca.
Certo, certo. Certamente.

Deborah si siede per davvero, e comincia a raccontare, a raccontarmi un mucchio di cose, probabilmente tutta la sua vita di questi anni in cui non ci siamo frequentati.
E io, mentre dovrei prestarle la dovuta attenzione, almeno dal punto di vista professionale, sento risuonarmi in testa solo le melodie dei Police; maledetto Sting.
Eppure tu, con le donne ci sai fare.

lunedì, aprile 19, 2010

Il trittico della storia; parte III.


Labirinto. Presso il Duomo di Lucca, pilastro a destra adiacente al campanile. Reca incisione (HIC QUEM CRETICUS EDIT DEDALIS EST LABERINT HUS DED-ONULLUS-S VADER- E QUIVIT QUI FUIT INTUS NI THESE-US GRAT-IS ADRIAN-E STAMI-NE IUTUS).


Dunque, siamo arrivati al termine di questo breve tragitto. Il signor Rossi oggi sembra più stupido del solito e quindi per suo beneficio traggo le somme, giacché egli ama, come tutti gli spiriti pragmatici, le somme (e disprezza divisioni, sottrazioni e moltiplicazioni; sebbene le ritenga, al pari della coda al supermercato, un male necessario).

Abbiamo cominciato dicendo come qualcosa possa rimanere tale o venir travisato.
In secondo luogo abbiamo rilevato come il travisare sia l’ unico modo per intendere e raccontare un‘ avvenimento.
Partendo da queste considerazioni abbiamo visto come la storia risulti dunque, nella sua pretesa di scientificità, più un’ ideale che altro, e come il ricercare sempre e comunque un significato per la storia porti all’ idea che esistano leggendarie cospirazioni ordite da un grande vecchio.
Dopo aver fatto gli sberleffi agli storici abbiamo inventato la poesia della storia, peraltro evidente imitazione dei racconti dei rapsodi.
Prima di inaugurare una nuova e felice ricerca sulla Parola però intendiamo appropriarci, o meglio riappropriarci, della teoria del complotto. Infatti abbiamo visto che talvolta la storia ne fa uso per giustificare determinati accadimenti storici, e abbiamo condannato questa visione come mendace; in realtà questa teoria del complotto, se appare criticabile dal punto di vista di una storia che si dichiari scientifica, è molto seducente, e anzi è fondamentale per la poesia della storia.
E' interessante quanto dice Karl Popper,

“[Omero] concepiva il potere degli dei in modo che ciò che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate dall’ Olimpo. La teoria sociale della cospirazione ne è una derivazione.”


La poesia della storia si deve impadronire di questo strumento, che gli è proprio.

Che ci si lasci immaginare Rennes le Chateaux, le cospirazioni del Priorato e tutto il resto. Poniamo fine al tormento della realtà pura, falsa realtà che continua ad esserci inculcata, tormento che dura dalla presa della Bastiglia.
Riapriamo cento Bastiglie e chiudiamoci dentro chi ci dà risposte non richieste, chi non ci lascia cercare: scriviamo all’ ingresso che il mito, anche se più lontano dalla realtà è più vicino alla Verità.
Consideriamo che il lume della ragione, così come ci è stato fornito dall’ illuminismo, illumina meno del fuoco fatuo del sentimento.

sabato, aprile 17, 2010

Petricor

venerdì, aprile 16, 2010

tautocronia

Nella sveglia prima della sveglia azzardo un'idea di vera condivisione, di profonda comprensione del prossimo, di spassionata solidarietà. Sogno di riunire in pochi gesti la compassione di un santo, la serenità di un buddha, la coscienza di appartenere alla vita di un profeta. Oltre l'ipotesi c'è il mistero: si nasce e si muore in solitudine, come l'amore.