domenica, aprile 11, 2010

prolessi


Quando scopro qualcosa di nuovo sono proprio contento. Sarà una mania, un anticipo di demenza senile. Non siamo fatti per capire, tanto meno per conoscere. Quando capisci qualcosa ti fai una violenza, ti allontani dalla paradisiaca preistoria in cui l'uomo semplicemente c'era, forse ruminando poco elegantemente.
Ma scoprire qualcosa non è facile per niente. Trovare qualcosa da regalare a te stesso perché ancora non lo conosci. Allora devi essere tu a scoprirti, chiedere per piacere a qualcun altro di mostrarti le cose che sa, che sono diverse da quelle che sai tu.
Ora come ora sono convinto che la ricerca della conoscenza sia in primo luogo un atto d'umiltà ed in seguito un gesto di Carità.

sabato, aprile 10, 2010

Il trittico della storia; parte II.


Pythòkritos della Scuola di Rodi. Nike di Samotracia. II secolo a.C. Marmo di Paros, nave in marmo scuro. Museo del Louvre, Parigi.

Ora adottiamo la prospettiva dello scrittore di romanzi d’ appendice, del lettore di romanzi d’ appendice, dell’ annoiato, del visionario, del metronotte o dello scemo del villaggio, categorie che, per quanto possano sembrare lontane, spesso coincidono in quella simpatica figura che è lo storico.
Si parte sempre da dati di fatto, dati di realtà. Secoli di metodo scientifico ci hanno abituati a questa forma mentis, che non è un pessimo punto di partenza per la nostra analisi. Va da subito rilevato che questo metodo non soddisfa il desiderio di improbabili fandonie insito nell’ uomo, e che quello che noi consideriamo un punto di partenza, uno sfondo, è ritenuto dai più il punto di arrivo. Noi diciamo si parte da dati di fatto, lo storico invece pretende di scoprire i dati di fatto.

Un soggetto si aggira nei vicoli, in una notte piovosa e senza luna (era una notte buia e tempestosa), privilegiando quelli più bui; e reca in mano delle sporte bianche. Perché?
E’ un naturalista evoluzionista che studia il comportamento della popolazione dei ratti di Genova e che presto riuscirà a dimostrare che la ligustica stirpe discende dagli abitanti di Topolinia? E’ il membro di quella snobistica elite che aveva e ha il nome di Coricanti e che contende ai professori di matematica la creme della popolazione liceale savonese? E’ un profeta di sventura? Un soldato di ventura? Un prete, un mistico, un suonatore di liuto? Un superdotato? Una donna, un’ ermafrodito, uno poco pulito? Un giovane che ha appena affettato la fidanzata come un prestigioso prosciutto dop?

Forse un ebreo…
Ecco che la scintilla della fantasia si accende, e che iniziamo a costruire leggendarie cospirazioni.

Partendo dalla realtà creiamo la storia. Creare la storia: quello che fa lo storico! Il mitico cantore di eroi dell’ antica Grecia era migliore dei moderni storici; se non migliore era sicuramente più coerente: poeta.
Se siamo tutti storici quando raccontiamo un fatto, tanto meglio essere poeti. La più grande farsa o la più eminente tragedia, il riso, il pianto: sentimenti. L’ illuminista che scuote la testa e dice: uomini… Appunto uomini: la follia della storia moderna è il relegare i sentimenti ad una dimensione secondaria, nella migliore delle ipotesi. Oggi invento la poesia della storia, una non storia dal lieto fine non scontato. Una storia dove Rockerduck vince sul serio e zio Paperino diventerà finalmente papà, senza che si parli di revisionismo.

martedì, aprile 06, 2010

Il Nientodromo

C'è un posto accessibile a tutti fuorchè a me.
E' cosa comune tra i bambini sviluppare delle amicizie, in alcuni casi immaginarie. Meno comune invece, seppur noto grazie ad alcuni esempi celebri (l'albero azzurro, il paese delle creature selvagge, il mondo della luna, ecc...) è lo sviluppare un luogo di fantasia, importante in quanto tale e non per via delle creature che lo popolano.
Il Nientodromo è il luogo dove si ritrovano le persone che conosco quando io non ci sono.
Magari mentre dormo, o mentre mangiando un gelato mi allontano con la mente.
In origine doveva essere il luogo dove la gente andava se mi pensava, il luogo dove cercarmi (inutilmente) quando non mi si riusciva a trovare nella realtà. Poi la cosa è degenerata: mi sono venduto i diritti, ho speculato su alcune gare d'appalto e al terzo casinò il Nientodromo non era nemmeno il pallido riflesso dello schizzetto d'egoismo che avevo lanciato in orbita al di fuori di me. Ora è semplicemente un posto dove si ascolta buona musica, si sorseggiano ricercati drink analcolici, si guidano muscle car cromate. Ci si diverte senza tutta la faticosa introspettività dei sogni.
E' l'Ibiza delle isole che non ci sono, Fantasia senza cani drago e senza Nulla, il pianeta del piccolo principe sotto steroidi.
E' il luogo al di là di me, dove vanno i miei amici quando io non ci sono.
Benvenuti al Nientodromo.

lunedì, aprile 05, 2010

NON POSTATE

Allo scopo di mettere offline il sito chiedo agli iPiroga di astenersi da post e da commenti. Rimuoverò temporaneamente alcuni link. Ciao amici :)

martedì 6 aprile 2010

L' iPiroga è finalmente disponibile offline in versione ridotta (1,20 GB) e senza commenti. Prima di passare alla versione definitiva chiedo agli amici iPiroga di ricontrollare i loro antiqui post per quanto riguarda immagini e altri link. Inoltre chiedo agli amici iPiroga di impegnarsi per ritrovare i pezzi di altriMenti, che sono andati perduti.

nel frattempo: POSTATE

domenica, aprile 04, 2010

deriva dall'arabo e significa dito

Satiricon


analessi

La conoscenza è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti attraverso l'esperienza o l'apprendimento (a posteriori), ovvero tramite l'introspezione (a priori). La conoscenza è l'autocoscienza del possesso di informazioni connesse tra di loro, le quali, prese singolarmente, hanno un valore e un'utilità inferiori.
Tempo, conoscenza.
Mi inquieta il fatto che ci siano cose che possono mostrarsi in modi diversi a seconda non solo del tempo, inteso come durata, per cui le si osserva ma anche in base al tempo IN cui le si osserva.
La realtà come cinema in cui tutti entrano a film sempre più iniziato.
A questo serve la storia? O la storiografia? (non sono molto rigoroso, confondo le cose) A spifferare ai vicini quello che è successo mentre non c'erano, magari in cambio di pochi popcorn?
Eppure ci sono spettacoli che non solo possono essere capiti anche da iniziati ma che sono stati specificatamente pensati con questo scopo.
Perché tanto la Storia si ripete e perché i concetti che sono veramente necessari non hanno nemmeno bisogno di essere esplicitati.
In pratica: ma se la vita, la nostra vita, fosse uno di questi spettacoli?
Non c'è niente di divertente nelle Cause perché li' si' che ci sarebbe qualcosa da capire.
Il divertimento, l'intrattenimento, La Dolce Vita forse non hanno niente a che fare con le ragioni che le muovono proprio perché queste ragioni sono legate ad un tempo che è visibile solo a posteriori.
The show must go on? Non credo, però vorrei pascolare tranquillo e godere del viaggio. Ma ho anche un pò paura che se non faccio attenzione alle Cause prima o poi queste faranno attenzione a me.
Molte sono le tentazioni: devo seguir virtute e canoscenza oppure non curarmi di loro, guardare e passare?
E poi scusatemi, ma altrimenti come si spiega che i Primi tre film di Star Wars siano stati fatti Dopo?

Il trittico della storia; parte I.

Edvard Munch. Jurisprudence. 1887. Oil on canvas. 81.5 x 125.5 cm. Nasjonalgalleriet, Oslo, Norway.

Sul perché un’ ombra esca di casa nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010 non penso che sia stato scritto molto; se qualcosa è stato scritto, probabilmente è stato letto poco, e - da parte di chi l’ ha letto - letto con poco interesse. Infatti, di per sé, la cosa non è affatto interessante, ancorché non banale.
E’ curioso notare la coincidenza, in uno stesso fatto, di due attributi considerati comunemente agli antipodi, cioè la non banalità e lo scarso interesse suscitato in un’ ipotetico fruitore secondario: di solito sono scarsamente interessanti i fatti banali, interessanti quelli non banali. Qui invece il conflitto ipotizzato si risolve, almeno per il momento.
Non è banale che qualcuno passeggi, nei vicoli bui, con delle sporte bianche e un ombrello semirotto nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010. Non è banale, né interessante. Non lo racconteremmo a nessuno dei nostri amici (ammesso di averne); l’ amico, colui che chiamammo fruitore secondario, il vicino di casa, il popolo romano, l’ opinione pubblica. Chi vogliamo compiacere, nel primo caso, manipolare, in tutti gli altri.

Un’ ombra furtiva, si stacca dal muro, nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010; ovvero “quando la realtà non basta più all’ uomo, materiali per un’ ipotetica critica della teoria sociale della cospirazione (se inserita nell’ orizzonte della scienza storia)”. Il potere creativo della parola e la vera natura della storia: siamo tutti storici.

Molto probabilmente, chi di voi incontrasse la suddetta ombra si interrogherebbe sul perché questa si aggiri nella notte piovosa di un venerdì 5 febbraio 2010. Molto probabilmente la risposta, qualcosa di fugace e di superficiale, avrà il sapore di una sommaria giustificazione per un ritardo, e il fascicolo aperto nella vostra mente sarà presto accantonato in un polveroso scaffale in attesa del macero. Comunque sia ci sarà stata una minima elaborazione: la vostra mente sarà stata probabilmente appagata da una giustificazione dozzinale, del tenore: sarà uscito a buttare la spazzatura, o ancora: avrà fatto la spesa (peraltro una risposta del genere rende l’ idea di come la mente, pur di avere risposte, si accontenti di quelle più improbabili).
Questa la prospettiva del normale inquilino del mondo, che non si fa troppe domande e non perde troppo tempo a cercare delle risposte. Egli racconterà all’ amico (ammesso che ne abbia) il risultato delle sue speculazioni a proposito della vicina di casa, piuttosto che di quell’ ombra che si appresta a diventare il personaggio principale di questo nostro vano e difficilmente godibile trittico.

giovedì, aprile 01, 2010

Innuendo

Fondente.
A me il cioccolato piace cosi'.
Amaro: un bijou.
Croccante ai denti e poi avvolto dai suoi stessi liquidi rollando e beccheggiando per il palato.
Come una nave in tempesta, come un gommone di scafisti.
Oppure, intinto nel caffè: senza latte, senza zucchero senza passione.
Prostituendolo al calore lo vedo allentare la presa sul suo burro mentre i flutti fumosi lo inghiottono.
Achille! Tu sei Achille, il quadretto di cioccolato. Ed io, lenone degli Dei, tenendoti per un tallone di cioccolata godo della tua passione e della mia passione per te.
Non voglio essere esagerato nella mia ricerca della sinestesia ma ti prego: fondi ancora sulle mie pupille, come una canzone dei Queen.

martedì, marzo 30, 2010

Capitolo 3) Il primo giorno di primavera

Ah, oggi è il primo giorno di primavera.
Non ve l'avevo detto?
I due rapinatori mascherati da Prodi e D'alema salgono sulla volante dei carabinieri, di nuovo le maschere addosso, ma stavolta per la vergogna; o forse per lanciare un segnale, che mai verrà recepito, ai poteri forti : anche i politici rubano.
Ma i politici soprattutto fuggono.
Il furfante travestito da Oscar Luigi Scalfaro era infatti riuscito a svignarsela, mentre i suoi goffi complici venivano messi al tappeto dallo squilibrato del paese.
E, cosa ancora più incredibile, aiutato da me; a dir la verità a lavoro quasi ultimato, rigurgitato in un moto di virilità solitamente a me sconosciuto.

La pescheria ritorna alla vita normale, e mezz'ora dopo nessuno si ricorda già più dell'accaduto; Mario sta mettendo sul banco dei bellissimi gamberoni.
Proprio quando comincio a riassaporare il sapore del sabato libero, ecco arrivare nella mia direzione lui, il salvatore dei pescivendoli.
"P-però, bel placcaggio"
Pure balbuziente.
"Piacere, io sono Oscar"
Come Oscar Luigi Scalfaro? Toh, guarda il caso.
Comunque no, le presentazioni no.
Al massimo un sorriso, un ammiccamento intrigante.
Ma siamo sicuri che stia proprio parlando con me?
Mi volto all'indietro : ovviamente nessuno.
Ok, lo ammetto sono un tipo solitario, forse anche stravagante, ma non sono matto.
Osoppo ha già il suo pazzo, non ne serve un altro; due pazzi farebbero ridere : nessun paese che si rispetti possiede due pazzi di paese.
Ecco, ora me ne vado strisciando, e non ti accorgi nemmeno che, oltre a non ringraziati, non ti ho nemmeno salutato: non ti accorgerai di nulla, caro il mio matto. E invece :
"Hai fatto tutto tu, io ho solo bloccato quell'altro mentre voleva lanciarti il polpo in faccia".
Gli ho dato pure del tu, non solo gli ho risposto, sono fritto.

"P-piacere di conoscerti"
Allora insisti, non te lo dico-o-o il mio nome-e-e, pazzo che non sei altro.
Anzi, sai cosa ti dico? Me ne sto zitto, l'hai voluto tu.
"Lo so cosa pensi, so cosa pensano tutti, giù in p-paese: no, io non sono uno fuori di testa, uno svitato, e la balbuzie mi viene solo quando sono emozionato".
Non ha nessun amico, si vede subito, e il primo rischio di essere io, sto rischiando seriamente di essere io; e sono anche un po' emozionato, a dir la verità.
Da un momento all'altro me lo chiederà, come un bambino : vuoi essermi amico?
Non ha neanche una brutta voce, dopotutto, non una voce da matto almeno.
Ecco, il mio silenzio prolungato fa più rumore delle sue parole : gli tocca replicare.
"Sei stato in gamba con quel p-polpo, mi piacerebbe lavorassimo insieme".

Da quando in qua i pazzi di paese hanno anche un lavoro?
Magari anche una famiglia, degli amici; forse sono io il pazzo, e tu, prossimamente-amico, sei normalissimo.
Per scoprirlo, non mi resta che risponderti : "Piacere, mi chiamo Sebastiano, e sì, mi piacerebbe ascoltare quello che hai da dirmi, se davvero si tratta di lavoro"
Un ampio sorriso affiora sul volto di Oscar.
Forse, per una volta, la primavera sarà davvero la stagione della rinascita.

giovedì, marzo 25, 2010

diversamente premuroso (stalker)

Come scriverei se non fossi io a scrivere?

Ho le palme delle mani sudate, lo sguardo vacuo-tonto-stanco.
Tiro di siga/sudamericano con bottiglia di coca sotto l'ascella.olio su tela.ca 2010.collezione privata.
Bomber / acconciatura/ occhio e kajal riflessi in un monitor.
Guardare occasionali videogiocatori non professionisti è un ottimo modo per aspettare che si faccia l'ora, per far asciugare le palme delle mani.
Dimenticare il puzzolente ambiente di chiuso.Sudore su moquette con collage di poster pubblicitario cartonato di noto personaggio fittizio/avatar di molteplici avventure/eroe.ca 2010.collezione privata.
Si trovano video nella rete: walkthrough (in italiano: procedure dettagliate/soluzioni). Video di videogiochi. Video di output di realtà virtuali pilotate mediante input (periferica/controller) a scopo ludico.
Crimini organizzati per il divertimento, uccisioni catartiche per la distensione, teatri partecipativi, piccole persone parlanti prigioniere, persecuzione di obiettivi chiari tramite movimento compulsivo. Approfondimento: ballo di San Vito.
Memo: ricerca contrario di "approfondimento".
All'improvviso, come limpido il sorriso affiora nell'innocente durante il gioco: fosco pensiero sulla necessità di fede. Dell'atavica necessità umana di fare squadra, di schierarsi più contro che con.
Seguono intorpidimento, associazioni di idee tra il calcio e la politica.
La fede, la fede politica, la fede calcistica. La tifoseria. La fede, la fede che credo possibile solo nella religione. Lo schieramento tecnico-tattico: la libertà della leggerezza d'opinione.
La facoltà di cambiare idea, di rivedere le proprie posizioni. Correggersi.
Incupimento. Mestizia.
Seguono numerose (poche) vasche a stile libero per rinfrescare le riarse labbra del pensiero.
Inutile: altrove variano le nostre prose. (oratoria)
Memo: possibile endecasillabo, controlla.

martedì, marzo 16, 2010

Capitolo 2) Le balle del toro

Massimo D'alema è di Gallipoli.
Lo sanno tutti, ed è uno dei pochi motivi per cui la città è nota anche più in su del Lazio.
Non l'avevo mai conosciuto, nè incontrato per caso in città durante tutta la mia vita - forse speravate in un autografo? - ma del resto era parecchio più vecchio di me, non avevamo di certo bazzicato negli stessi posti da ragazzi.
E oggi finalmente me lo trovo di fronte, così vicino che potrei stringergli la mano, ringraziarlo per la bicamerale : certo, forse, non sono proprio le circostanze ideali per una bella conversazione.
E' venuto con i suoi amici : c'è l'ex Presidente Scalfaro, un po' più alto di come me lo ricordassi, ed al suo fianco ecco Il Mortadella Romano Prodi, che, a giudicare dalla lunga chioma cadente sulle spalle, dopo essersi ritirato dalla vita politica, deve aver smesso di frequentare il barbiere.
In questi ultimi anni ho visto talmente tanti polizieschi da capire subito che le pistole sono riproduzioni, o forse addirittura armi-giocattolo; mi sembra che quella impugnata dal Mortadella abbia ancora il bollino rosso sulla punta.
Del resto cosa ci si può aspettare da tre rapinatori mascherati da politici che al sabato mattina assaltano una pescheria?

"Tu dietro al banco, dimmi una cosa, quel pesce spada è fresco come sembra?"
Il Presidente Scalfaro, rivolgendosi ad un collega di Mario, dà l'idea di essere molto interessato alla genuinità del prodotto.
Le poche persone che hanno avuto la sfortuna di trovarsi in pescheria questa mattina sono immobilizzate dalla paura; eppure la vicenda sarebbe di sicuro finita sui telegiornali nazionali delle venti e trenta, come nuova barzelletta dello stivale.
Paura? No Sebastiano non era davvero il caso di avere paura; neanche se quei tre avessero avuto addosso le maschere di Marcello Dell'Utri o Cesare Previti, e allora sì che i presenti avrebbero dovuto pensare al peggio.

Potrei disarmare Massimo da Gallipoli - penso - tanto le pistole sono fasulle, lo vedrebbe anche un bambino.
E se poi tirano fuori da sotto il cappotto quelle vere?
Meglio non fare gli eroi : mangiare pesce è importante, ma non così tanto.
Anche perchè, mentre sono immerso nei miei pensieri molto vili, a fare l'eroe ci ha già pensato qualcun altro.
Non avevo notato la sua presenza prima : era il Matto di Osoppo.
Era conosciuto così nella zona, e si era appena scagliato come un toro contro Romano Prodi.
E la mortadella, contro il toro, si sa, ha sempre vita difficile.

venerdì, marzo 12, 2010

ballando sotto le stelle marine

Non divagare Shultz, mi stavi parlando del Portogallo.

Stavo appunto per arrivarci: quella notte salimmo su quella vecchia Cadillac Ambulance e partimmo in fretta e furia. Una cattiva partenza, mi sarei dovuto aspettare il peggio.

Un attimo. Interrompe la registrazione. Ehi, guarda che cosi' non và. Prima avevi parlato di una Aston Martin. Hai detto, e cito testualmente: una stramaledetta Aston Martin DB4 serie Vantage stile Goldfinger. Non di una Cadillac Ambulance stile Ghostbuster. Non puoi mischiare le carte in tavola cosi'. Rischi di farla venire una merda. Questa è l'ultima volta che ti sbagli. Deve filare, lo sai.

Non mi sono sbagliato.

Come?

Andiamo, non saremmo mai potuti stare tutti e cinque in una DB4. Sei tu che l'hai detto: deve essere credibile.

Non deve essere credibile, deve solo filare. Chi vuoi che sappia quante persone possono salire sulla macchina di Goldfinger? Non lo noterà, lo sai che gli piace solo il...il suono delle parole. Continuiamo. Bob, ricordati di far partire la pioggia non appena Shultz dice... sfoglia il copione ...finchè non dice: "eravamo belli cotti".

Spike Due si mise al volante, io stavo dietro con Linda e Jerry.

Credo di sapere cosa successe dopo, avrò sentito questa storia un migliaio di volte.

Devi credermi, fu fantastico. Eravamo tutti distrutti, ma ci eravamo assicurati di portare alla Salamandra uno di quei bocadillos, perchè ci facesse entrare senza pagare ride, si aggiusta la cravatta, beve grandi sorsi d'acqua, ride era tutto sistemato e Jerry? Jerry prese il panino!

Un' ora dopo, esterno notte. Shultz e Numero Uno evitano un mendicante fastidioso.

Perché credi che lo faccia?

Shultz ti prego, non chiedermelo. Cosa ti sembro, Waiting for Godot? Ho i cazzi miei, anche se sono un'ispirazione costretta a crearne di altre.

Mi chiedevo soltanto chi glielo faccia fare, di farcelo fare intendo. Magari non dice a nessuno quello che tiriamo su. Tutte queste storie, queste ambientazioni, questi dannati piani sequenza.

Cosa vuoi che me ne importi Shultz, sarà nella nostra stessa situazione: lo fa perché lo fa.

martedì, marzo 09, 2010

La commedia degli iPiroga, atto II.

Irreprensibile è seduto in poltrona. La voce fuori campo di lord Baro è il sogno che Irreprensibile sta facendo.

Lord Baro: Che fare dunque? Avvertire Irreprensibile di ciò che mi è stato proposto? Rendere edotta la giuria? Indubbiamente ora ho un vantaggio, chissà che io non possa in qualche modo...
Studiare la situazione! Con metodo scientifico! Sondare il terreno: con un invito a cena per Irreprensibile. Infondo una cosa giusta sir Rodrizio l' ha detta: esistono diverse strade per diventare basileus.

Suona il campanello. Irreprensibile si sveglia e reagisce con disappunto.

Irreprensibile: Chi osa interromprere le mie speculazioni? Chi insiste sul campanello in questa maniera?

Irr. Guarda dallo spioncino. Il suo disappunto cresce. Apre la porta di casa.

Postino: Salve, posta.
Irreprensibile: (a bassa voce) Il postino, bah. Mi sembra di aver sognato qualcosa a questo proposito.
Postino: Cosa ha detto signore?
Irreprensibile: Grazie.

Irr. chiude la porta sbattendola. Torna a sedersi con la busta in mano.

Irreprensibile: Maledetto sempliciotto.
Ora vediamo cosa c' è qui: un invito a cena da via Nizza, lord Baro.
Sospetto che questa sia l' ultima trovata di quei due per ridere alle mie spalle. Lo so, non dovrei andare. Pero' sono curioso di vedere con quale astuzia troveranno modo di dileggiarmi, questa volta. Prima o poi mi riuscirà di beffarli, in barba alle loro trame.

Esce.

domenica, marzo 07, 2010

Acceglio

Non mi immagino più a vent'anni.
Era una cosa a cui pensavo spesso i miei vent'anni, prima che li avessi.
Poi improvvisamente non c'è stato più niente di interessante a riguardo, semplicemente li avevo.
A D. cercavo di spiegare come mai mi sarebbe piaciuto vivere un'allucinazione cosciente, uno stato inalterato di alterazione.
Adesso mi farebbe paura, vedere qualcosa che non c'è. Sentire le voci. Essere matto o anzi, impazzire.
E mi immaginavo a vent'anni, l'idea che avevo di me era in viaggio, in un altro paese, distante ma mai dimenticato, come l'Ulisse omerico, fierissimo, idolatrato ma modesto, potente ma misericordioso.
Oggi che ho più di vent'anni faccio cose inaspettate, come c'era da aspettarsi: trovo il tempo per leggere le indicazioni per il corretto utilizzo di una compostiera, mi metto le magliette di sempre, scrivo su questo blog, studio, vado in piscina, passo lunghe ore a farmi i fatti degli altri su facebook.
Insomma c'è di meglio, c'è di peggio. Cosi' è la vita dai, e anche se non fosse cosi' nel dubbio non sbaglio pensando il contrario.
Quella sera, la sera di Acceglio, la tizia che poi avrebbe parlato per tutta la sera di santa Caterina da Siena mi prendeva in giro perchè credeva che tenessi la sciarpa per darmi un tono, per fare colpo sulle tipe della mensa con un'aria da eroe vagabondo. Non perchè avevo freddo. Ho sempre pensato il contrario ma ora, adesso, penso che avesse ragione lei. Un giorno cambierò idea, di nuovo.
Sarebbe dovuto chiamarsi Villaro, ma cammini cammini e non possono accettarti dove lo chiedi. Cammini cammini fino a quando c'è un posto dove invece, si dai, ci stai anche te. La casa dei Fossanesi, incredibile.

venerdì, marzo 05, 2010

minestra della voce

Cammino nella chiocciola di un giro di basso, sulla strada di casa.
Incontro un ragazzo con la sindrome di Down, uno sguardo nemico, due ragazze annoiate alla fermata dell'autobus che fumano mangiando il gelato.
Proseguo, sono quasi al portone.

Pastiglia, caramella, bon-bon. Piccoli eventi di zucchero. Botte di energia: interruttori. Forse devi mangiare una caramella per ricordarti veramente qualcosa. Sia per recuperare il ricordo che per inciderlo, immagino che costi. Per lo stesso motivo per cui ci sono persone che usano il caffè come una pozione magica, non usandolo mai.

Non credo nemmeno io in questa mia teoria sul legame caramelle-ricordi. Lo zucchero e i viaggi nel tempo. Eppure mi sembra di percepire ogni pomeletto, come se li tenessi appiccicosi e dolci nel palmo della mano. Vuoto la scatola spigolosa di pastiglie del Re Sole sul marmo: guarda come sono piccole le mie memorie, non si sentiranno sole?

sabato, febbraio 27, 2010

Capitolo 1) Zuppa di pesce

Stomp!
La mia vita è scandita dal rumore sordo dei timbri postali. Uno dopo l'altro, senza tregua, cliente dopo cliente, vecchietta dopo vecchietta.
Le poste di Osoppo sono casa mia, e non è proprio un prototipo di casa dolce casa.
E la casa vera, a Rivoli, non è meglio di quella lavorativa.
Faccio questo mestiere da dodici anni, e non è difficile immaginare come il mio presente non sia il futuro che un tempo sognavo.
Vita spericolata, proprio come quelle dei film.
Eppure, qui a Osoppo, nessuno la conosce quella vita spericolata.
E' già tanto se qualcuno sa chi è Steve McQueen.

A ben vedere, io cosa ci faccio qui?
In effetti, un giorno, la signora Pasqualini, utente affezionata di quelle che la mattina vengono in posta anche se non ne hanno nessun motivo, me lo aveva domandato, dopo aver scoperto, in una delle nostre, piacevoli solo per lei, conversazioni, che ero originario di Gallipoli.
"Ma signor Sebastiano, quale diavolo l'ha condotta quassù?"
Un diavolo chiamato amore signora.
No, non sono sposato.
Esattamente, non è durata molto.
E poi basta, nessuna no.
(Mi sento un po' Battisti, oggi)
Quindi, perchè sono ancora qui dice lei.
Mi piace la gente, signora Pasqualini.
In realtà vi odio tutti, inospitali e gelidi friulani.
Ah, l'aveva intuito che mi trovo bene?
Com'è perspicace lei, signora.

Mi chiamo Sebastiano Scalise, e questo è il primo capitolo del mio libro, o almeno lo scheletro di quello che un giornò sarà un primo grandioso capitolo.
Sono un impiegato delle poste, volevo fare il poliziotto, e invece faccio un mestiere che odio, per di più in un paese che odio.
Recentemente ho preso il porto d'armi, nel caso mi venisse voglia di divertirmi con due caprioli, o di impallinare qualche bipede umano, nel caso una di queste mattine mi svegliassi un po' più triste del solito.
Per fortuna oggi è sabato, e posso farmi gli affari miei.
La cosa che mi manca di più della Puglia è il pesce.
Qui non sanno manco cosa sia il pesce fresco, conoscono solo la freschezza in differita.
C'è una bella pescheria, in via Trilussa, è aperta tutta la settimana, tranne la domenica, quando qui sono tutti a guardare l'Udinese alla televisione : cinque giorni di pesce congelato, e uno di pesce spacciato per fresco, arrivato - dicono - il giorno stesso da Udine.
Eppure lo compro spesso, quasi ogni sabato; soprattutto da quando sono diventato amico, se così si può dire, di uno dei pescivendoli, Mario, pugliese come me, ma di Bari: divisi da un secolo di profonda rivalità calcistica, ma cultori entrambi del buon pesce.
"Dottò, che piacere vederti, che cosa ti posso consigliare oggi?"
Dottò ad un impiegato delle poste.
Non lo correggo mai, usurpando ogni volta un pezzettino di vita che non mi appartiene.
Oggi sarei andato subito al punto, senza convenevoli.
"Mario carissimo, oggi avrei proprio voglia di..."
Odio essere interrotto, anche solo da uno sguardo di paura mista a stupore, come in questo caso.
"FERMI TUTTI, QUESTA E' UNA RAPINA"
Una rapina in una pescheria?
Avevo voglia di triglie, prima.

martedì, febbraio 23, 2010

La commedia degli iPiroga, Atto I

Scena: La stanza di soggiorno nella casa di Sir Rodrizio in Curzon Street.
Personaggi: Sir Rodrizio, baronetto; Lord Baro.


Sir Rodrizio: Non trovate che ci sia qualcosa che non va, a proposito del nostro giornale, signor Baro?

Lord Baro: No, nulla, signor Rodrizio. Certo, siamo sempre meno letti, ma non siamo mai stati letti molto. Siamo sempre più pedanti e criptici, ma non ricordo nessuno che ci abbia fatto i complimenti per la nostra leggibilità.

Non mi riferisco allo stile, in verità...

In verità?

In verità mi sembra che ci sia qualcosa di distorto e di pericoloso all' orizzonte... Avete letto gli ultimi post di Lord Irreprensibile?

Certo, li trovo geniali.

Si... Appunto... Geniali. Che cos' è il genio se non la più vile forma di prevaricazione? Si comincia col dire di uno che è un genio. Così, come se fosse una malattia; e poi si continua con l' incensarlo e sminuire chi gli è intorno. E si finisce con l' attribuirgli troppi poteri. Capite che il suo successo ci danneggia... Lo vedete, si comporta come se fosse lui il padrone... Noi iPiroga dobbiamo essere uguali... Omogeneità di stile, standardizzazione ad uno stesso livello... Per non deludere i lettori, si capisce... Per il valore dell' uguaglianza, valore che ahimè è stato così ingenuamente speso al di là della Manica...

Colgo una vena di insofferenza nelle sue parole, Sir Rodrizio, e non mi sembra giustificata: non è affatto vero che lord Irreprensibile si da delle arie (viene interrotto)

Forse a cogliermi è la stessa insofferenza che colse Cicerone quando difese la Repubblica, forse è la stessa insofferenza che faceva odiare ai romani il titolo di Rex! L' insofferenza si, mio caro lord Baro, è qualcosa che non può essere considerata sbagliata a priori. Spesso e volentieri è un valore, un baluardo erto contro la tirannide. Diciotto secoli di monarchia costituzionale dovrebbero avervi insegnato qualcosa. Ecco uno di quei mali che affligge il popolo inglese: la mancanza di memoria storica! Lord Baro, voi siete come un fanciullo mal istruito.

Ah! L' istruzione! Venite a parlarmi di istruzione? Non c' è nulla di più noioso, insignificante, inutile e sterile dell' istruzione obbligatoria. Non a caso (viene nuovamente interrotto)

Non vi ho invitato qui da me per abbandonarci a speculazioni filosofiche, caro lord Baro. Arriverò al punto della questione. Questa storia del Basileus degli iPiroga, vedete, mi desta alcune preoccupazioni... non poche preoccupazioni... Se cadesse nelle mani sbagliate...

Sir Rodrizio! Credo di avere intuito dove volete arrivare, e la mia risposta è no nel modo più assoluto.

Ma ascoltate prima di giudicare, il titolo deve andare a una persona equilibrata, che sappia gestire con umiltà ipiroga, la stessa umiltà che ha fatto grande la nostra Inghilterra. Questa giuria si attarda a decidere? Bene approfittiamone. Ci deve pur essere un modo...

Ora state esagerando. Cercherò di dimenticare quanto mi avete detto. (Esce)

Questo lord Baro sembra più onesto di quanto mi aspettassi, accidenti a lui e a alla sua dabbenaggine! Ci porterà alla rovina.
Comunque ormai il dado è tratto. Molte volte gli eventi mi hanno dato modo di vedere come gli uomini non siano superiori alle mie stime. Staremo a vedere.

conte grigio

Se rido, se piango, mi sento un cretino.
Mi sento male, al pensiero che questo è tutto quello che posso fare.
Puoi migliorare tutto di te ma ci sono cose a cui non si comanda.
Il cuore per esempio.
Oppure le ghiandole, quelle della saliva per esempio.
Credo sia questo il motivo per cui i maestri di arti marziali fanno tutte quelle cose fighe tipo smettere di respirare per ore o spaccare i mattoni con le mani senza sentire dolore.
Controllo del Te che rappresenti senza esserlo.
Non puoi cambiare il ritmo con cui ti crescono i capelli o le unghie, scegliere se percepire o no un gusto, un odore.
Se piango, se rido.
Saturo facilmente, o tutto o niente.
Non c'è intensità, una manetta o una valvola da regolare: il corpo è sincero, la carne parla come mangia.

venerdì, febbraio 12, 2010