martedì, luglio 15, 2025
Augurio
martedì, maggio 27, 2025
Cenere umano
Non dite che la parola scritta è morta.
La parola era già morta da tempo, abbiamo persino dovuto bruciare Alessandria per ritrovare qualcosa da dire: non dite cose non vere.
Giace. Questo è vero. Come crine dimenticato sulla neve.
Mi appisolo guardando l'interno delle mie palpebre. Caldo sole che non c'è, immaginato sulla pelle. Il cubismo dei sensi come vero senso del cubismo. Rappresentare per non dover più rappresentare: che fare? Distruggere. Distruggere per non vedere mai più i volti dei santi, degli antichi, il volto di dio. Distruggere per rivivere le rivelazioni.
Dimenticare è umano. Umanizzare è umano. Ho sempre pensato che i pensieri più belli fossero quelli di cui si sono perse le tracce ed immagino sia lo stesso anche per i pensieri delle civiltà. E mi sovviene l'ira del faraone: probabilmente gli antichi egizi avevano un'ottima memoria. Di fronte a chi abbia vissuto sufficientemente a lungo, il presente deve essere estremamente frustrante: quante cose sono già successe uguali a loro stesse nel corso della storia, producendo risultati infinitamente diversi. Meetic sembrava una barzelletta, Tinder è leggenda. Quanti popoli verranno eletti da dio prima che qualcuno lo sia davvero?
Il passato indietreggia, mentre noi cerchiamo di risolvere un futuro già avvenuto.
I fiori sono ciechi. Va bene, avranno altri cazzo di sensi per cui percepiscono lo spazio intorno a loro, ma nella concezione umana i fiori sono ciechi. Se immaginano qualcosa, non immaginano certo che il resto degli attori del reale veda o possa vedere. Ciechi ma non invisibili, come i bambini quando non hanno ancora imparato a nascondersi. Chissà quante parti del nostro essere splendono di una luce che non possiamo vedere.
Chissà se la nostra generazione farà mai niente di nuovo. Distruggere per ricostruire, costruire per sparire sempre di più, crescere per diventare sempre più lievi.
Sono le ultime luci dell'alba, è mercoledì. Il caffè cade nella tazzina e lui se lo porta alle labbra. Lo beve così: incandescente. Pessima idea. Lo beve come una medicina e a ben pensarci nemmeno sa perché lo beva. Fare cose di cui non conosciamo la ragione è una pessima idea.
Chissà che anno è, che mese è, su cosa affaccia la finestra che studia mentre i tessuti del suo esofago si contorcono di dolore cocente.
Forse affaccia sul nulla. O forse su un cortile interno pieno di biciclette arrugginite e piante grasse. Magari piove, ma lui non se ne accorge: non sente il rumore, non vede i vetri, non c'è vento. Ogni finestra che non apri si trasforma in specchio. Ed è difficile guardarsi in uno specchio che non riflette nulla se non la tua abitudine a ignorare il mondo. Anche il dolore si abitua, come un animale da compagnia troppo silenzioso: smette di chiedere attenzione, ma non per questo smette di esserci. Almeno finché non decide di andarsene.
Un peto squarcia il silenzio.
Ma non è un peto: è uno sparo.
Fausto il ciccione alza lo sguardo, cercando di trovare con gli occhi il rumore che ha sentito.
Le lenzuola del quarto piano dirimpetto si tingono di gocce di pioggia rosse, che cadono irregolari dal balcone di sopra. C'è una figura accasciata sul davanzale, che rovescia sangue sulle lenzuola come sul cortile, con i capelli lunghi e grigi accrocchiati come un mazzo di erbe aromatiche secche.
- e quella che cazzo fa...?
Mormora Fausto il ciccione, posando la tazzina senza accorgersi che sia in bilico sul bordo del tavolo, così che questa cade rovinosamente, inondando la cucina di cocci e fondi di caffè.
Sviro salta miagolando furioso, deciso una volta per tutte a lasciare quella casa e Fausto il ciccione al loro lurido destino. Scivola tra le inferriate, salta sull'insegna del ferramenta e sparisce in via della cenere: non tornerà mai più.
martedì, aprile 15, 2025
Mille e non mille e non più mille
Mi sono accorto che il futuro è una roba che ti fa due palle così. È tutta un'inutile attesa. Come una sega fatta coi piedi da Achab. Scusate se sono scurrile ma è l'unico modo che ho per distinguermi da ChatGPT.
Si capiva che il futuro sarebbe stato una merda sin da quando i correttori automatici hanno cominciato a segnare i congiuntivi come errori. Dico io: e se fosse così che uno volesse esprimersi? No, il dubbio non piace agli azionisti. Via tutte le incertezze e avanti con le carezze, caro Achab.
Non intendo nemmeno continuare con questa metafora del Moby Dick. È il tipo di cose che lo fa rizzare all'IA. Bisogna cambiare tutto, affermare che ci attende un luminoso futuro. Che il futuro è quella cosa che più mi arrapa. Quando penso a domani, non so dove mettere le mani.
Ogni tanto sarebbe opportuno anche buttarci dentro un'emoji. È la classica cosa che una IA non farebbe mai, per paura di essere scoperta. Sono convinto che durante le prime demo, quando il giocattolo era ancora in via di perfezionamento, a rispondere ci fosse qualche smanettone dall'altra parte della tastiera. Questo significherebbe che ci sono persone al mondo che non passano il test di Turing.
Turing era un frocio. Bisogna dirlo, perché nominarlo ti mette a rischio di essere una IA, ma dire che era un frocio ti mette dalla parte dei cattivi. Che per definizione sono organici. Intelligenti, da vedere.
Piove. Mentre piove penso che ormai non piove più. Come la guerra, il crollo del mercato azionario, la febbre in età scolare, i treni in ritardo e le donne promiscue. C'è una cosa che vorrei dire sulla cultura calvinista ma non ne ho la forza. Non conosco abbastanza il tema.
"Blood in the streets!". Mi ripete, ma l'enfasi del punto esclamativo è tutta nella citazione e non nella sua voce. Guarda il corso pieno di gente a passeggio: bambini che giocano, gente che mangia il gelato, qualcuno - del tutto occasionalmente - lavora. Lui il sangue nelle strade lo ha visto, certo non era il suo o quello dei suoi cari, era sangue figurato, ma lo ha visto. Adesso forse vorrebbe ritornare a quel fiume rosso, avere più coraggio - magari giusto un poco di più - e mettere un'altra posta sul nero. Soldi, libbra di carne, il proprio futuro. Cosa cambia? Il trillo di Duolinguo mi distrae, ricordandomi della morte del gufo Duo. Pace all'anima sua. In futuro andremo ai funerali delle mode. Sarà l'unico modo di conciliare i nostri rimuginamenti da vecchi europei col turbocapitalconfucianesimo che verrà. Brucia l'incenso per le app che sono state ed accendi una candela verde per il pacchetto azionario. Cheti Perri andrà nello spazio, che strazio.
"Blood in the streets!". Mi ripete, ma l'enfasi del punto esclamativo è tutta nella citazione e non nella sua voce. Sono diventato ciò che avevo giurato di distruggere: adesso anche io mi ripeto per rimarcare i concetti. La versione Ghibli di me stesso? Mi butto nel cesso 😩.
giovedì, gennaio 16, 2025
mercoledì, settembre 11, 2024
Il singhiozzo delle montagne
venerdì, agosto 16, 2024
Du haut de son canapé, il contemple le monde,
Rempli d'envie, la colère l'inonde.Dépression et rancœur sont ses alliées,
Appris dans les années, moqueries et tromperies mêlées.
Il se plaît à penser comment tout berner,
Le monde entier, pour enfin triompher.
Puis il se blesse, vexé et confus,
Cherche un appui, son cœur l’a déchu,
Et sa dignité,
Mon ami, quelle fatalité !
giovedì, dicembre 21, 2023
Un'ora di oroscopo
Sono anni che non accendo più un fuoco e sappiamo tutti che le grigliate non contano. Non contano i caminetti, i fiammiferi e gli zampironi.
Questa melanconia per le onnivore fiamme risiede in una parte di me che curo meticolosamente, in cui mi ritrovo spesso, una delle poche parti dell'anima che riordino e sistemo come uno di quegli uccelli che compone nidi meravigliosi, bacchetto dopo bacchetto. Stupendi manufatti realizzati con strumenti imprecisi e poco efficienti.
La osservo come un giardino segreto, la contemplo come un quadro ricco di mimetici significati. Forse lo guardo semplicemente come un fuoco, beandomi del calore del suo ricordo-desiderio. Mi abbronzo con questo piccolo sole di plasma che si scuote e balla bruciando di immaginazione. Poi giro su me stesso, cercando nell'oscurità il prossimo pezzo di legna da dargli in pasto.
Mentre la luce va e viene, penso a cosa mi conviene. Il suono delle stelle mi riporta a guardare il cielo: è ora di comporre gli ennesimi dodici segni.
Per i nati sotto al segno del cipollotto, tra il porro maggiore e lo scalogno minore, sarà un anno al dettaglio. Attenti solo a non tagliarvi o farete piangere tutti con voi.
Per coloro cui sorride la costellazione della spugna abrasiva, sarà un'esperienza eversiva. Preparate una manovra evasiva, possibilmente tempestiva: il tempo fugge come una moto Cagiva.
Se siete nati sotto alle stelle del ritornello, sappiate che siete un artefatto ancora da comprendere. I ritornelli sono spariti dalle canzoni prima che gli si fosse trovata una definizione adeguata. Come disse il mio maestro di canto: "meglio se lasci perdere con il canto".
Per i nati sotto il segno del mercoledì, da distinguersi dai nati di mercoledì, sappiate c'è stato un periodo in cui anche Ligabue era cool, perché erano cool le sue canzoni. La cosa bella delle canzoni, a differenza degli artisti e proprio come certi mercoledì assolati e sfolgoranti, è che possono essere cool per sempre.
Per chi è nato sotto i buoni auspici dell'apparato riproduttivo, raccomandiamo di non sentirsi migliori degli altri: in fondo in fondo siamo tutti un po' di questo segno, che si parli di cazzetti o vulvette. Che segno buffo, che buonumore: vorremmo tutti un po' essere il vostro guilty pleasure a cui pensate prima di addormentarvi. Vedete quindi di non mangiare troppo pesante.
Triste parentesi per i nati sotto al segno dell'oroscopone di fine anno. Siete out, superati, desueti, obsoleti ma, soprattutto, non siete mai riusciti a farci ridere. Eppure, con il vostro caratterisco modo da guasconi, ci fate sempre tornare da voi. Sarà che ci dovete dei soldi? Ormai non ricordo più un cazzo.
Buon notizie per gli amici e le amiche del segno del cotechino, segno storico del nostro oroscopo: quest'anno finalmente Venere vi è prepuzio. No, non propizia, avete capito bene. Dai, siete già un segno storico, non potevamo anche portarvi dei buoni pronostici. Ci avrebbero accusato di favoritismi.
Per i nati sotto al segno del fosfato, un altro anno è passato.
Agli ultimi nati sotto al segno del T9, i migliori auguri da parte di tutta la redazione: non ne fanno più come voi. Oggi vi chiameremmo intelligenze artificiali ma ai vostri tempi vi incolpavamo dei peggiori delitti testuali, dai refusi ai lapsus freddolosi. Freddolosi? Volevo scrivere freudiani! E questa sarebbe l'innovazione, bella roba.
I segni dei colletti e dei maglioni sono stati fusi insieme nel segno dei coglioni per ragioni di budget. Se la cosa vi indispettisce siete proprio nati sotto alle stelle giuste.
Prospettive ambigue anche per i nati sotto al segno dei giochi da tavolo di tipo rompicapo in cui bisogna incastrare dei pezzi sagomati nella posizione corretta in modo da ricostruire un'immagine complessiva: non sempre vi verranno in mente le parole giuste, per cui dovrete sforzarvi un po' per comporre diversamente il significato che cercate, tipo un puzzle. Per fortuna l'italiano è la lingua delle perifrasi, quindi non avrete problemi.
Per i nati sotto al segno del quacquario, vi sentirete un po' ballo di gruppo e un po' vasca dei pesci. Ma state pure tranquilli: ogni papero lo sa, quindi basterà chiedere a loro.