martedì, ottobre 23, 2012

A monte del mare

Non scrivo perchè la sera - ogni sera - porto il cane a fare un giro.
La brezza ancora tiepida, che stavolta sembra non volersene più andare, mi mette allegria.
Mi slaccio i pantaloni e comincio a fare la pipì in mezzo al prato, proprio accanto al mio compare, che, in risposta, mi fissa con aria complice e stranita.

Cecilia mi fa il nodo alla cravatta e tira fuori dall'armadio la mia giacca migliore.
"Sei bellissimo": il profumo di naftalina è così intenso che sembra che io abbia dormito in un armadio per gli ultimi cinque mesi.
"Vedrai, andrà tutto bene: è la volta buona."
Mia moglie vuole incoraggiarmi, ma in un colpo solo evoca tutti i miei fallimenti precedenti, che ora mi fissano, stretti intorno a me nella mia camera da letto.

Non scrivo perchè c'è quel vecchio film di 007...
Non scrivo perchè per scrivere ho bisogno di leggere.
Non scrivo perchè domani mi alzo presto.
Ormai ho inventato qualsiasi stratagemma: la verità è che non scrivo e basta.
Ho tagliato la foresta di liane in cui ero rimasto intrappolato, piegato la gabbia di alluminio in cui mi ero nascosto.
Se accendo il computer, è per guardare su Youtube un episodio di un qualche cartone animato con Mattia.
Ieri ho sostenuto un colloquio di lavoro per un posto da consulente di un'azienda, la Protolux S.p.a., specializzata in lampadine.
Mi faranno sapere. Circa l'andamento del colloquio, non circa la bontà del lavoro.
E' la frase tipo, lo so, e solitamente non promette nulla di buono, ma la cosa divertente è che io ho il terrore che stavolta mi assumano.

Perché oggi il romanzo-saggio sulla clausura delle suore nei tempi moderni dovrebbe avere maggior fortuna degli altri? Forse l'editore piccolo, sconosciuto, pressoché inesistente, mi darà una mano.
In fondo, non è nemmeno il mio rottame preferito; tra tutte le cozze che avevo prodotto recentemente, il mitile che io stesso preferivo era il romanzo del figlio dei fiori bolognese.
Il Mitile Ignoto.
Una battuta più vecchia del protagonista ex-sessantottino.
Forse il minuscolo editore mi proporrà un'edizione economica, un bell'inserto insieme con Donna Moderna.

E' mercoledì ed è ora di cena; Cecilia e Mattia sono al cinema a vedere "Piovono Polpette".
Squilla il telefono: è la Protolux, ne sono sicuro.
Accettare questo lavoro è la pietra tombale sopra i sogni di una vita, ma in qualche modo devo garantire a mio figlio un'intera adolescenza dal dentista.
"I veri grandi scrittori sono quelli il cui pensiero occupa tutti gli angoli e le pieghe del loro stile".
"Pronto? Victor Hugo?"

"Non presentarti all'appuntamento è come bocciarti da solo."
Cecilia sospira sconsolata mentre riappendo la giacca nell'armadio.
Un ultimo alito aspro di naftalina riesce ad uscire fuori.
"Dimmi la verità, è così brutto questo romanzo?" - mia moglie nasconde negli occhi un'aria di supplica.
"No. Ma forse la storia americana della barista innamorata e del provetto suicida è migliore. Cosa mi prepari per pranzo?"
Cecilia gira su sé stessa ed alza i tacchi; il resto è solo rumore di porte che sbattono e luce che mette a nudo la polvere alzatasi, filtrando dalla finestra.

"No Rosario, la sintesi è che tu pensi troppo. Lo hai sempre fatto."
Al sentire la vecchia voce del mio professore di sociologia dell'Università, resto appeso all'altro lato della cornetta, in silenzio.
"Ho fatto una pazzia, buttando via i risparmi di una vita intera. Se tu venissi oggi stesso a casa mia, ne potremmo parlare e te ne sarei molto grato; abito sempre allo stesso indirizzo."
Sibilo un sì poco convinto. Talmente poco convinto che il mio interlocutore mi fa ancora una domanda, prima di riagganciare: "Rosario, fai sempre lo scrittore, vero?"
Non so cosa rispondere. Sono ancora uno scrittore?
"L'anima è piena di stelle cadenti."
"Rosario...ho fatto una cazzata, oggi è già tardi. Facciamo che ti passo a prendere io domattina, d'accordo?"

"Uno scrittore, a volte, conosce tutti i viottoli del cuore umano, ma non sa la strada maestra."

1 commento:

zark muckenberg ha detto...

mi piace quando scrivi perché capisco cos'è che non mi piace