domenica, febbraio 19, 2012

Stucco

Appena rientrato in casa, non resisto alla tentazione di provarla.
In quel flusso notturno e inaspettato di pensieri, le idee volano libere e l'inchiostro nero Lexmark, che Armando mi ha regalato insieme alla Poderosa (nell'ottusa esaltazione, ho attinto a piene mani da Diari della motocicletta), sembra l'unico mezzo per metterle in gabbia, imprigionandole sulla carta giallognola; le dita scorrono come un fiume in piena sopra i vecchi tasti polverosi della Olivetti.

Soltanto di una cosa era sicuro: le conseguenze negative della sua adorazione per I Ragazzi della Via Pal prima o poi si sarebbero manifestate.
La prima volta fu di luglio: lo divorò in poche ore; in seguito, ebbe modo di dare esecuzione ad una cosiddetta "lettura critica", che si rivelò presto noiosa e inutile, nonché principale responsabile dell'ossessione degli anni successivi: preso e ripreso, interrotto e ricominciato infinite volte; dimenticato tra le pieghe del divano, quel libro spuntava sempre nei momenti meno indicati: all'inizio di un film avvincente, nel bel mezzo di un gradito rapporto sessuale occasionale, poco prima di una riunione di lavoro.

Accecato dalla frenesia, per un attimo mi rendo conto che il bambino senza nome ha lasciato spazio ad altre storie; il personaggio creato solo poche ore fa era come fosse già vecchio: intrappolato in un freddo file word, perduto nel labirinto di un grigio personal computer.
Invece la Poderosa era nera, come il carbone e come il suo inchiostro: tutta un'altra storia.

La sua coinquilina era una tipa in gamba e non gli aveva mai dato problemi: capelli rasati a zero da un lato, cresta bionda ondeggiante sugli occhi, che doveva ripetutamente spostare per vedere chi avesse di fronte - ma, credetemi, la movenza le faceva guadagnare parecchio in sex appeal - dall'altro. Lavorava in un vecchio negozio di dischi, che il proprietario si ostinava a tenere aperto, ingaggiata una guerra di ideali, senza speranze di vittoria, con il mercato musicale online. Erano perennemente sull'orlo del fallimento.
Il loro rapporto non era granché: semplicemente, leggendo il manuale del perfetto coinquilino, ognuno evitava di creare grattacapi di qualunque sorta all'altro.
Perciò la sorpresa fu grande la sera in cui lei gli chiese di sposarla, mentre stava ardentemente sfogliando il capitolo in cui Nemecsek, in un moto di eroismo, fugge di casa in preda alle febbri per aiutare i suoi amici nella battaglia finale; qualche pagina dopo muore di polmonite nel suo letto.
In un semplice letto e senza il ringraziamento di nessuno, ma da eroe.

2 commenti:

camicia ròsa ha detto...

Latinoamericana

Anonimo ha detto...

Il tuo personal non e' grigio. Solo il case in magnesio del vaio lo e'. Ma questa e' un' altra storia, per chi gioca ad immaginare la fine del mondo 2012. Non la fine pomposa delle grandi metropoli, la fine sommessa di una provincia. Qualcuno cerchera' rifugio nel treno blindato, il treno della salvezza inventato per i figli dei ricchi. Tanto non si puo' resistere alla fine dell' illusione. L' oscurita', al suo centro una sfera bianca, compressa, la possibilita', un nuovo inizio.