domenica, febbraio 26, 2012

Quarta

Da quando aveva ricevuto la proposta di matrimonio, niente era stato più come prima.

L'autobus a mezzogiorno è sempre stracolmo: ho la netta sensazione che le anziane signore alle mie spalle, ottant'anni per gamba e dritte in piedi come lunghe canne di bambù, stiano facendo dell'ironia spicciola sull'uomo davanti a loro che sta scrivendo sullo scontrino della spesa la continuazione del suo improbabile non-ancora-romanzo.
Cioè su di me.

Si era messo in testa l'idea malsana di ingannarla. Per un tipo navigato come lui, sarebbe stato un gioco da ragazzi convincerla che la sua vita fosse ben diversa da quella che lei aveva conosciuto tra le quattro mura dell'appartamento che dividevano; era importante sembrare una persona interessante, a prescindere dalle motivazioni che l'avevano spinta a formulargli la proposta.
Non bello magari, ma interessante sì; pieno di inviti ad eventi à la pàge, di interessi chic da cyberpunk in gioielleria, di cose stimolanti da fare. Da fare insieme.
Doveva farla prigioniera di quel modo maturo di apprezzare una cosa che in realtà non piace per niente.

Mi piacciono i libri che parlano di altri libri: teatro nel teatro, rottura della quarta parete; devo aver letto decine di noiosissimi saggi in argomento. Romanzo nel romanzo.
Mentre scendo alla mia fermata, ripenso a Tricarico come ad un cantautore sottovalutato.

Il mattino dopo si era messo in malattia e si era subito fiondato al negozio di dischi: aveva voglia di guardarla. Dopo mesi in cui solamente la tavoletta del cesso abbassata gli ricordava ogni mattina di possedere una coinquilina, adesso aveva voglia di posarle gli occhi addosso.
Avrebbe acquistato un disco dei Radiohead, tanto per andare sul sicuro e non compiere un passo falso proprio nel campo in cui lei godeva già di un vantaggio difficilmente colmabile.

"Tesoro, sono a casa" - frase da film. Dov'è la mia macchina da scrivere?
Una piacevole sensazione di aria fresca mi accarezza il viso.
Le immagini che seguono sono confuse: mi paralizzo, sento il vento improvvisamente fischiare forte, un pomodoro ancora acerbo scivola silenzioso fuori dal sacchetto della spesa, rotolando sul pavimento; ho fatto male ad abbassare la guardia.
Ho fatto male ad abbassare la guardia e faccio male a pensare alla mia amata macchina da scrivere in questo momento.

"Mio padre è un uomo all'antica e ha paura che io non mi sposi" - mentre gli parlava in quel modo, appoggiata allo stipite della porta, violentava con le labbra una sigaretta artigianale troppo carica di tabacco.
"E' armato di serie intenzioni: non mi darà più un soldo se non mi sposo entro i trent'anni" - il fumo era avvolgente e i suoi occhi iniziavano a lacrimare. Lei neanche se ne era accorta.
Non era ancora riuscito a cogliere il senso del suo discorso farneticante, ma si sentiva sollevato per lei, ritenendola ancora molto giovane.

Per la prima volta in tredici anni di matrimonio non so come comportarmi.
Cecilia è in piedi sul terrazzo e solleva Mattia in aria, tenendolo a fatica con due mani, oltre la ringhiera. I suoi occhi vuoti ora sono rivolti verso di me.
La mia spietata macchina da scrivere.

"Tra due settimane è il mio compleanno, e le candeline saranno trenta."

La quarta parete è infranta: due uomini accomunati da un'unica citazione letteraria.
"E' una moneta come un'altra il valore personale. Passi anni e anni a risparmiare, e, se ti decidi, puoi bruciarlo tutto in una sola giornata."

1 commento:

claudio bisio ha detto...

sotto non è vero amore