mercoledì, febbraio 08, 2012

Lettera Ventidue

Inizia così.
Mi piace: l'odore che si sente nei distributori di benzina, le palafitte, i vinili, la colazione con le patatine fritte, portare a spasso cani non miei, le gocce di pioggia sul vetro, rimandare la sveglia, la musica dal vivo, sprecare interi rotoli di carta igienica, gli alberi che perdono le foglie, gli elenchi.
Non mi piace: addormentarmi in treno, la ciniglia, la puzza di fumo impregnata nei vestiti, l'origano sulla pizza, il sacerdote che in chiesa fa la predica, lo spremiagrumi elettrico, la pelle ruvida dopo il bagno di notte, il senso di colpa che ti assale dopo una pubblicità-progresso, il frigo vuoto, il bungee-jumping bendato, la grande bugia dei desideri e le stelle cadenti.

Mi correggo: avrei voluto iniziare così, ma il mio brillante incipit ricordava troppo un libro letto di recente.
E, soprattutto, non avevo ancora deciso chi fosse a parlare. Il mio protagonista è un bambino o un uomo adulto? Dai suoi gusti non riesco a farmi un'idea di che tipo sia: l'ho appena inventato e già mi è sfuggito di mano.

Mentre cestino senza rimpianti la mia storia, suonano alla porta; non distolgo lo sguardo dalla mia schermata, augurandomi che un altro componente del nucleo familiare si dimostri più diligente di me. Considerando che siamo solo in tre, e che Mattia non è abbastanza alto per arrivare al citofono, il cerchio si stringe prepotentemente intorno a Cecilia, che infatti poco dopo compare puntuale.
Ho deciso: sarà un bambino delle elementari.
Si trova sulla spiaggia insieme a Filippo, il suo migliore amico. I jeans arrotolati al polpaccio, camminano a piedi nudi in riva al mare alla ricerca di pezzi di bottiglia colorati: li chiamano vetrini. In cielo c'è il sole timido e piacevole di inizio settembre.

"Rosario, al citofono c'è Armando; è giù nel portone e chiede se per caso avessi voglia di scendere a fare due passi."

Ogni volta che trova una pietra, Filippo non esita a infilarla in bocca per sentire il sapore tagliente del salino sulle labbra. Agli occhi dell'amico però, finge che sia un modo per testarne la purezza: proprio come succede nei film con la cocaina.
C'è così differenza tra una passeggiata nel quartiere il mercoledì sera ed una caccia ai vetrini in riva al mare a settembre?
"Digli che scendo subito" - borbotto, contenendo a forza uno sbadiglio e spegnendo il pc; ammetto di essermi piegato alla tecnologia, ma non riesco ad abbandonare la convinzione che il computer abbia distorto in modo irrimediabile il rapporto tra l'uomo e la scrittura.
Ho la sensazione di aver ambientato al mare la mia storia soltanto per colpa di quel cartomante.

Il tempo di allacciarmi le scarpe e nella mia testa quel bambino è già cresciuto.
Non è più giorno, non c'è più il mare; ci sono le stelle e la luna piena, e un campo da tennis nella penombra. Cinque ragazzi si sono dati appuntamento in gran segreto: Camilla ha rubato un pacchetto di Marlboro Rosse a sua madre; le offre agli amici in modo appariscente. Edoardo sa di piacerle, ma, pur protetto dall'oscurità, non osa fare il primo passo. Piombo ha in testa le idee neo-fasciste di suo padre ed è il fumatore più accanito; in vacanza in Sardegna non ci voleva proprio venire e, se potesse, stanotte aspirerebbe anche l'erba sintetica del campo. Un vero peccato per lui che la superficie sia in terra battuta.
William è nato in Somalia e balla la break dance; è convinto che, a differenza dei suoi compagni occasionali, presto diventerà qualcuno.
E poi c'è lui, l'unico che ancora non è cresciuto; nel gruppo è il più basso di tutti, e quando fa troppo freddo o troppo caldo le gote gli diventano rosse come due pomodori. Gli altri lo chiamano Padreterno per colpa di quell'aria immancabile da bravo ragazzo.
Una sigaretta? Sempre no grazie.

Armando è un uomo baffuto di mezza età dall'aria simpatica e ruspante. Abita nel condominio davanti al nostro. Ha un negozio di ferramenta in un vicoletto del centro città e non è sposato; così ha molto tempo libero, soprattutto la sera.
"Come va il lavoro Rosario? Ti ho portato un regalo" - ai suoi piedi vedo un grosso scatolone avvolto in una carta beige. "L'ho trovata al mercatino la scorsa domenica e ho pensato a te; mi hanno assicurato sia ancora funzionante."

Come un bambino la mattina di Natale, non mi faccio pregare e apro il pacco con bramosia.
Al suo interno c'è una vera rarità: una Lettera 22, la leggendaria macchina per scrivere della Olivetti.

"Filippo guarda! Ne ho trovato uno rosso, rarissimo! Senti subito se è buono."
La risacca scandisce lentamente il loro presente denso di speranze.

2 commenti:

coca ha detto...

e pietre e mignotte

benetton ha detto...

united color vi invita al torneo delle minoranze: oggi neri contro ebrei, domani comunisti contro gay