lunedì, gennaio 30, 2012

2 e 1/2

" - Vorrei che leggessi il mio romanzo ed esprimessi la tua opinione a riguardo.
- Lo odio.
- Ma non l'hai ancora letto!
- Se è
brutto, io lo odio. Se è buono, sarò invidioso per non averlo scritto io, e allora lo odierò ancora di più. Tu non vuoi il parere di un altro scrittore."

Scorrono i titoli di coda, il nome Woody Allen è scritto grosso, in giallo: s
tasera sono andato al cinema da solo. Recupero il cappotto, scivolato silenziosamente sotto il sedere della signora di fianco a me, e nel frattempo constato che il film mi è piaciuto molto.
Esco sempre prima che si accendano le luci in sala.
Indossato l'abito, mi assale un insolito tepore; la signora ha scaldato il suo sedile con estrema professionalità: il film deve essere piaciuto molto anche a lei.
Fuori sta cadendo un pioggia-misto neve, e, mentre apro l'ombrello, mi capita di pensare al giorno del mio matrimonio. E' uno di quei ricordi che potrei associare ad un colore caldo, come una tempesta di sole scoppiata dopo aver attraversato scalzo un deserto ghiacciato.

La sto aspettando ai piedi dell'altare, intrappolato in un vestito che non mi rende giustizia e in scarpe di due numeri e mezzo più piccole delle mie; ho voglia di tornarmene a casa.
Non fraintendetemi, non che io non l'ami abbastanza. E' soltanto paura.

"
- Non scrivi mai bene se hai paura di morire. Tu ce l'hai?
- Sì, direi che forse è la mia paura più grande.
- E hai mai fatto l'amore con una vera meraviglia di donna? ..."

Ho difficoltà ad ammettere a me stesso che qualcosa possa andare a finire bene. Ed è paradossale, lo riconosco, soprattutto adesso che sto per sposarmi. Sto finalmente vivendo sulla mia pelle un lieto fine e ho ancora paura di poter scardinare con le mie stesse mani questo collaudato meccanismo.
La ruota gira per tutti, non è così che si dice? E allora di certo non la fermeranno un prete, sette file di panche piene, i barattoli di latta attaccati al mio vecchio maggiolone fuori dalla chiesa.
Quando la vedo arrivare, gli istanti si assottigliano fino a diventare eternità e sono certo di aver trovato il mio posto nel mondo.

Giro le chiavi nella serratura, facendo ben attenzione a non produrre il minimo rumore. Stasera è la volta buona: l'insonnia, il maltempo, Parigi, la passeggiata. Sento di avere l'ispirazione giusta.
Mi raffiguro la stanza illuminata solamente dalla luce azzurra del mio portatile e mi pregusto un caldissimo caffè americano. L'immagine mi rilassa.
E invece Cecilia è ancora sveglia; lo stereo ronza musica classica a volume basso.
Mi viene incontro e mi prende per mano: azzardiamo due passi di danza.

"Vivo nella riposata consapevolezza di un vezzo autodistruttivo. Come se lo scrittore, non lo so, dovesse essere fatto di una sostanza differente. Un verbo distante non coniugabile al resto del mondo."

Il nostro è un valzer respirato; sfioro la fede nuziale che cinge il suo anulare sinistro.
Nel gioco di ombre che si proietta sul muro, stanotte non vedo uno scrittore, né un marito: c'è soltanto un ballerino improvvisato.

"... Io penso che l'amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte."

2 commenti:

il falso vero baro (non quello finto) ha detto...

da quando mi chiedo da quando abbiamo dimenticato di usare parole come cazzo e fica?!

e NON è la fica ha detto...

Da quando una delle due ha cominciato a piacerci un po di più.