giovedì, dicembre 22, 2011

Capitolo 19) Senza Titoli

Riassunto delle puntate precedenti :

Sebastiano Scalise, ruspante giovanotto di origini pugliesi, poco più che ventenne lascia Gallipoli per seguire in Friuli Venezia Giulia la ragazza dei suoi sogni, Deborah. Ma, come tipicamente accade in queste storie, dopo un idillio iniziale, la loro relazione si interrompe. E per Sebastiano è già l'ora di fare i conti con la realtà : triste e solitario, strappato dalla Puglia e catapultato ad Osoppo, un piccolo paese della fredda provincia di Udine, lontano dagli affetti e dalle sue radici. Come è lecito aspettarsi, non riesce a superare il trauma dell'abbandono; ed eppure decide di non fare ritorno a Gallipoli, anche se più per pigrizia ed inerzia, che per coraggio. Nello sconforto dei primi mesi, rinuncia anche alla sua aspirazione di entrare in polizia, aggiungendo così alla delusione amorosa la frustrazione di un lavoro privo di soddisfazioni : al primo colloquio viene subito assunto alle Poste Italiane.

Passano gli anni : Sebastiano è invecchiato, nel fisico ma soprattutto nello spirito. Lavora ancora in Posta, ed il suo unico sfizio è rappresentato dalla giornata del Sabato, in cui non lavora e può dilettarsi ad immaginare una vita diversa, più gratificante. Ed è proprio un Sabato a cambiargli nuovamente l'esistenza : per una serie di contingenze bizzarre, gli accade di aiutare lo svitato del paese, Oscar Calippo, a sventare una rapina surreale in una pescheria. I due uomini diventano inspiegabilmente amici. Ma soprattutto complici di una fuga dalla realtà avara e scontata : con i risparmi di due vite intere decidono di aprire un'agenzia investigativa.

Una mattina, il nuovo Sebastiano, ora provetto investigatore privato, riceve in ufficio una visita inaspettata: è Deborah. Seb & Deb non si frequentano da molti anni, e svariate cose sono cambiate nelle loro vite, in particolare in quella di Deborah : ora è una prostituta, e vuole affidare un caso a Sebastiano; una sua collega, Belene, è stata minacciata, e Deborah vuole scoprire da chi e perchè, temendo per la sicurezza dell'amica. Ma è troppo tardi : Belene è morta, ed è proprio la strana coppia a farne la scoperta il giorno stesso. La giornata nefasta però si corona al ritorno in agenzia, dove i due si imbattono nel cadavere di un'altra donna : si tratta di Manuela, la figlia del proprietario del bar sotto l'ufficio, a cui Sebastiano fa con discrezione la corte da settimane.

La situazione precipita quando dei due omicidi viene accusato Oscar, di cui si sono perse le tracce da quel giorno. Sebastiano, superando l'iniziale riluttanza, decide di intraprendere insieme a Deborah le ricerche dell'amico. E incredibilmente il viaggio va a buon fine : Oscar e Sebastiano si ricongiungono in Toscana, località La California. Ma, quando Oscar nota la presenza di Deborah affianco a Sebastiano, ne rimane sconvolto : colpo di scena! L'ex matto di Osoppo rivela di aver visto Deborah uccidere Manuela, per poi incolparlo tramite una serie di stratagemmi; e la ritiene colpevole anche della morte di Belene. Seppur nello sconforto generale, molte incongruenze e molti misteri trovano soluzione sulla base del racconto di Oscar, e il caso sembra chiuso. Sembra, perchè in quel momento fanno irruzione nella stanza degli uomini in nero, che sequestrano Sebastiano, Deborah e Oscar.

Il mandante del sequestro è Goto, capo di un'organizzazione criminiale che gestisce un grosso traffico di prostituzione in Friuli, ed ha convocato Sebastiano, che grazie alle informazioni scottanti di cui è venuto a conoscenza si è costruito una buona fama di detective privato. Vuole convincerlo, con le buone o con le cattive maniere, a lavorare per lei. Tuttavia, l'anziana meretrice non fa in tempo a formulare la sua proposta, perchè Merlo, il tirapiedi che ha condotto il sequestro in Toscana, le regala l'opportunità di essere la terza donna a morire in questa sporca storia; poi, senza esplicitare le ragioni del suo folle gesto, si dà alla fuga portando con sè Sebastiano; egli, travolto dagli eventi e temendo per la propria vita, abbandona al loro destino Deborah e Sebastiano, ma poi ha un ripensamento...

*
Alla fine ho scelto il treno; niente Toyota Corolla.
Per tornare a casa ho scelto il treno, in modo tale che il viaggio fino a Gallipoli possa sembrarmi lungo un'eternità. Un'eternità bellissima e spensierata; un'eternità che contenga tutto il tempo necessario per raccontare questa storia : la mia storia.
Nick Hornby ha ragione, quando scrive che nell'infelicità, tutto nel mondo - leggere, mangiare, dormire - ha chiuso dentro qualcosa, da qualche parte, che serve a renderti ancora più infelice. Ma per i periodi felici il ragionamento vale lo stesso, seppure all'inverso : anche il silenzioso scorrere di immagini sempre uguali dietro il finestrino di un treno, può nascondere la sua piccola fetta di felicità.


*Merlo*

Non so bene il perchè, ma dal momento in cui quella notte gli chiesi di fermare la macchina e riportarmi indietro, è stato come se fossimo diventati amici. Amici per sempre, senza mai più rivederci.

Prima di rimettere in moto il Pick Up, Merlo è sceso e mi ha offerto una delle sue Pall Mall.
"Questa è la penultima che fumo sai?" - senza mostrare particolare soddisfazione.
E io, facendo schioccare l'accendino : "Ma solitamente non si dice 'questa è la mia ultima sigaretta'? Perchè proprio la penultima?"
"E' semplice, l'ultima la fumerò dopo che avrò sotterrato la mia bambina".

In quel sacco adagiato sul sedile del guidatore c'era sua figlia. Sua figlia. Per questo mi aveva sistemato nel vano posteriore del furgone, all'aperto, dove solitamente stanno gli oggetti; le casse e i sacchi.
"Mi dispiace sai? C'ero io al Polpo di Genio, ma immagino ricorderai; ed ero io in cella con te, quando hanno ammazzato a freddo Alfred; ma tanto era solo questione di tempo, se non si fossero presi la briga loro, l'avrebbe fatto tra non molto l'epatite" - Merlo sembrava indifferente rispetto al mio silenzio glaciale. Chissà quante doveva averne già passate.
"Mi facevano lavorare per loro sotto ricatto. Avevano preso mia figlia; Sebastiano, secondo te a sette anni si può provare un qualche tipo di istinto sessuale?" - e qui, una tirata molto profonda.
L'immagine surreal-sexy della settantenne Gòto va in frantumi in una frazione di secondo, la vetrata in frantumi pure; il mare di tempera inonda la stanza : un mare di vomito.

"Avrei fatto qualsiasi cosa, qualsiasi cosa, purchè la lasciassero stare. E loro avevano accettato : l'avevano mandata a scuola, viveva in collegio, aveva delle amiche, una vita normale insomma; e la vedevo spesso : non le avevano mai torto un solo capello. In cambio, però, io ero diventato il loro schiavo; la persona giusta per i lavori sporchi, i più sporchi. Come uccidere quella prostituta : trucidata in casa sua, in quel modo barbaro, simulando un omicidio seriale."
"Belene!" - ho esclamato io.
Come investigatore non valevo nulla, ormai era acclarato. Fosse stato per me, avrei spedito diretta in prigione Deborah per un duplice omicidio.
E invece ne aveva commesso solo uno; certo, non che fosse cosa da niente.

"Non ce l'ho fatta più quando mi hanno chiesto di ucciderne un'altra; la Francese, stavolta toccava alla Francese" - praticamente Merlo parlava da solo.
"Sapevo che con il mio gesto l'avrei condannata" - e nella mia mente si accendono flash ripetuti di Gòto. Gòto che commissiona a Lurch la soluzione finale, Gòto che con gli occhi mi chiede aiuto disperata, Gotò che stramazza all'indietro.
"Oggi, o forse dovrei dire ieri, l'avevano messa in catene perchè mi ero rifiutato di occuparmi della tua amica. Ieri era il suo compleanno."
Era lei che avevo intravisto imprigionata, scambiandola per Deborah : la figlia di Merlo.

Il bicchiere di Gòto rotea in aria e cade a terra, ma non si rompe; si vena soltanto.

"Ma allora Deborah è ancora viva?" - ancora oggi mi vergogno profondamente di non avergli detto altro.


*Oscar*

Non avevo mai visto un uomo piangere.
Tranne Richard Gere al cinema, si intende.
"Coraggio, non fare così Oscar; ti chiamerò tutti i giorni."

Alla stazione di Udine, il mio treno era ormai in partenza, e Oscar non si decideva ad andarsene; mi ero quasi convinto che volesse fare come nei film, correndo nella direzione del treno e sventolando un qualche fazzoletto bianco.
"Ma sei p-proprio sicuro che non p-possa venire anch'io con te?" - del resto era solo la dodicesima volta che me lo domandava.
E per festeggiare la dozzina, decisi che un ampio sorriso consolatore fosse sufficiente come risposta.

Oscar doveva ritenersi più che fortunato per non essere finito in prigione, altrochè voler venire in Puglia insieme a me.
"E così quella mattina eri a letto con la Francese, vecchio mandrillo! Raccontamelo ancora una volta" - in qualche modo dovevo rompere il silenzio che io stesso avevo creato.
"Te l'ho già detto, non credevo che Veronique fosse una p-prostituta."
Convincente. "Le hai salvato la vita, e manco era venuta a letto a con te. Metti caso ci fosse venuta, che facevi? A parte pigliarti l'HIV intendo; te la sposavi quella Lorenza? Già me la immaginavo la cerimonia solenne - rito francese o latino? - nella parrocchia di Osoppo."

Deborah aveva confessato l'omicidio di Manuela, scagionando Oscar da tutte le accuse.
Tuttavia il movente non era ancora chiaro : in un'intervista rilasciata ai cronisti del Fatto di Osoppo, il formidabile ispettore Manetta aveva dichiarato che le indagini avevano portato la polizia a ritenere che le due ragazze fossero diventate amiche sul "posto di lavoro"; e che Manuela avesse confessato all'assassino i suoi sentimenti, peraltro mai dichiarati, per l'investigatore imbranato che tutte le mattine faceva colazione nel suo bar.
Gelosia, semplice gelosia.
"Siamo di fronte al classico delitto passionale" - aveva concluso Manetta.
Seb & Deb : insieme per sempre.

"Mi mancherai stronzo" - Oscar aveva gli occhi rossi.
Neanche un'esitazione, non un balbettio. Non ce n'era il tempo, era rimasto solo quello per un ultimo abbraccio. Tutti in carrozza.
Come in Vita Spericolata, ognuno di noi ora sarebbe tornato a casa, per sempre perso dentro i fatti suoi.


*Deborah*

Quando sono tornato indietro, ho visto lampeggianti dappertutto.
Oscar si era ricordato di essere un pericoloso ricercato, ed aveva fatto una telefonata ad un qualche pezzo grosso di sua conoscenza al distretto.
Il Genio di Osoppo. Altrochè matto.

Il circo di Gòto aveva chiuso i battenti : Oscar, Deborah, Lurch, nani e troie; erano finiti tutti in manette. Ero scampato ad una vera retata, ad una maxi-operazione di polizia in grande stile.

Sul blindato dei Carabinieri vedo Oscar ammanettato; sembra tranquillo.
Ho giusto il tempo di fargli un occhiolino : Oscar sorride.

Seduta a gambe incrociate vicino al furgone, per terra, Deborah sta piangendo.
"Ero tornato indietro a salvarvi, ma, come sempre, ho trovato traffico e sono arrivato in ritardo" - Deb emette una flebile risata tra i singhiozzi.
Poi mi rivolge parola, ed in quel momento mi pervade la certezza che non vi saranno altre occasioni.
"Non potrai mai capire, lo so" - e mentre dice questo, mi ricorda la Deborah che mi aveva spinto a scalare l'Italia intera, pur di stare insieme a lei.
"Volevo solo salutarti per un'ultima volta...

L'organizzazione criminale di Gòto, invece di mandarle in pensione, faceva sparire le ragazze che si ammalavano, o che diventano troppo vecchie per il mestiere. Così il problema non si poneva più. Niente rischi di soffiate alla polizia, o che le ragazze si mettessero in proprio, iniziando a battere il marciapiede per conto loro. Sai che concorrenza?
Belene aveva compiuto 39 anni : il limite di anzianità era stato ampiamente superato. Veronique-Lorenza era sieropositiva. Forse nei giorni seguenti sarei andato a cercarla, per rivelarle che ciò che le rimaneva da vivere le era stato donato da un uomo generoso di nome Merlo.

...Volevo salutarti perchè stanotte ho deciso di tornare padrone della mia vita.
Ho passato troppo tempo prigioniero dei giorni che furono, dei giorni felici passati con te, e anche dei giorni senza di te, che sono appassiti lentamente e tutti uguali; come tante candele la cui cera cola senza tregua, e che alla sera si spengono casualmente, per un colpo di vento isolato, nel bel mezzo del nulla. Ero aggrappato con le unghie e con i denti ad una certa idea di felicità, e stanotte, non il giorno in cui mi hai lasciato, non il giorno in cui mi sono licenziato, non quel giorno in pescheria, ma stanotte, sono finalmente scivolato giù. Avevo paura che fossi morta, che quegli uomini ti avessero ucciso, e di non potertelo più dire; non poterti più rivelare quello che mi ha aiutato a capire, e che credo possa aiutare anche te, visto quello che è successo con Manuela.
Il segreto è estorcere la felicità a noi stessi : ciò che ci accade conta relativamente, l'importante è quello che noi facciamo con ciò che ci accade."

*
E' sabato mattina, a Gallipoli il sole è alto nel cielo. Alla fine della mia passeggiata, quando entro in pescheria, non ho ancora deciso cosa comprerò.
Nel momento in cui il pescivendolo mi saluta e mi domanda come può essermi utile, non riesco a trattenermi dal guardarmi intorno con sospetto : tutto tranquillo.

Improvvisamente ho voglia di triglie, e, stavolta, nessuno potrà fermarmi.


Fine


*
Cecilia distoglie lo sguardo dal monitor : ha appena letto l'ultimo capitolo del mio racconto.
"Beh non dici niente?" - mia moglie mi sorride.
"Non me l'aspettavo, è un finale pieno di speranza, anche se a modo tuo."
Ora sono io che le sorrido.
"Hai ragione, ma ero stanco di inventare personaggi infelici".

4 commenti:

truman capote ha detto...

ero stanco di rivedere la vita in quello che scrivo

truman show ha detto...

rivedere CHE COSA?

BOLT, il cane fantastico ha detto...

Bau bau?!

blotter ha detto...

cazzo ce ne frega della vita vera?